SE AVREBBI

Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovai una lingua oscura che la strada originale avea smarrita…

Mi figuro il sommo padre Dante, svegliatosi ai dì d’oggi nella sua Firenze, culla dell’italica lingua, alle prese con un idioma che di volgare mantiene solo le parolacce.27 - SCRITTE-MURI

«Maremma commedia, oh che l’è successo all’italiano??»

Ormai viviamo in un mondo cosmopolita e multietnico, adeguarsi prego. Noi italiani lo stiamo facendo da anni.

Forse siamo troppo pigri per coniare nuovi termini, o forse in lingua straniera ci sembrano più fighi ma questo ci ha portato a un abbandono graduale e quasi completo della nostra bella, quanto complicata, lingua italiana. Non ci avevate mai fatto caso?

Ormai va di moda uno slang che è cool e à la page.

Facciamo jogging, spinning, boxe, shopping e diversi stage e tanti non si preoccupano nemmeno di scoprire se nell’accezione inglese o francese di diversissimo significato, nonché pronuncia.

Siamo trendy, curiamo make up e nail art, ci facciamo lo shatush, assumiamo wedding planner o party planner per i nostri parties, abbiamo un blog, siamo social e ci affidiamo ai life coach.

Ricerchiamo i brand che rappresentano un must, temiamo lo spoiler, ci facciamo i selfie, preferiamo il wireless e attendiamo con ansia il week-end.

Riempiamo privè e lounge bar, adoriamo open bar e free download, free Wi-Fi e, ultimamente, lovviamo parecchio.

Seguiamo reality o talent show, assumiamo baby e dog-sitter, esibiamo fidelity card,  leggiamo e inviamo mail e siamo perennemente attaccati ai nostri smartphone.

Usiamo il car e bike sharing, beviamo cockatailslinkiamo a più non posso, settiamo impostazioni di default e fa sicuramente più figo dire “single” piuttosto che “solo”.

Il linguaggio informatico è un ulteriore esempio perfetto. Quasi tutte le parole sono di provenienza anglofila e noi non ci siamo mai minimamente preoccupati di trovarne qualche traduzione o neologismi nel nostro idioma.

In questo i francesi dimostrano un attaccamento morboso alla propria lingua. Se si pensa che il personal computer si chiama così in tutto il mondo, tranne che in Francia dove ci tengono a chiamarlo “l’ordinateur”, avrete un’idea della loro morbosità o semplice attaccamento?

A volte, quando scrivo sul calcolatore o elaboratore (versione italiana di PC, #sapevatelo!), mi diverto a fare la “correzione ortografica e revisione”. La maggior parte delle parole mi viene detto che sono pleonastiche o ridondanti.

Sicché, per il cervellone elettronico, userei un linguaggio arcaico e desueto e io, per dirla come voi, questo lo trovo parecchio cool.

A contribuire alla decadenza della nostra beneamata lingua, accanto ai termini stranieri di cui ci siamo appropriati, ci sono gli orrori di vario genere.

Tutti noi abbiamo riso leggendo scritte sui muri (o murales, appunto…) sgrammaticate eerrori-grammatica-scritte-sui-muri inverosimili. No, piangete con me, chi l’ha scritto reputa che sia il modo corretto di scriverle.

Mentre ci sono adulti ancora presi dall’annosa questione:

«Ma l’acca ci vuole o no?»

Congiuntivi abbandonati e passati remoti creativi, tipo “leggetti”, “corretti”, “riconoscetti”….

Generose regalie di “facete”, “dicete” ecc.

La “d” eufonica usata in produzioni fantasiose del tipo “ed ho”.

Utilizzo perentorio di “gli” in luogo di “le”, uso a casaccio di “un” e “un’ ”, uso erroneo costante di “qual’è” e “pò”. Parole perennemente storpiate, per citarne alcune, tipo “aereoporto”, “sopratutto”, “inteliggenza”. Infine ci sono le mie preferite: “a posta” (e “a banca”, no??)  “avvolte” non nel senso di avviluppate ma per intendere ”talune volte”

Ogni giorno il nostro bell’italiano agonizza singhiozzando…

I social network (appunto …) rappresentano una meravigliosa fucina di strafalcioni vari, esternati al virtuale mondo, ma scritti con talmente tanta convinzione che, a volte, mi fanno venire il dubbio che sia davvero il modo corretto. 

Un commento che vorrei sempre fare ma che, in genere tengo per me, è: «Se vuoi fare filosofia su Facebook, magari sarebbe appropriato imparare a scrivere prima in italiano, che dici?» Per non parlare dell’incauto, quanto glorioso, avventurarsi verso lingue straniere, quando non si conosce nemmeno la propria ma questo è un altro discorso…

Accademia cruscaLa nobile Accademia della Crusca, deputata alla conservazione della nostra amata lingua italiana, bontà sua, quest’anno ha decretato ammissibile, quindi non è più un colossale errore, l’uso de “il zucchero” anziché “lo zucchero”, perché ormai “entrato nell’uso comune”. Ecco. La notizia drammatica è questa. Se un comune errore viene reiterato così spesso fino a diventare regola generale, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Che venga accettato perfino un “Se avrei” o, disgusto, “Se avrebbi”??

Dante ha appena compreso cosa sia il vero Inferno…

E anche io.

Forse è la natura stessa dell’evoluzione che porta a un’evoluzione anche lessicale, forse ha ragione l’elaboratore e il mio linguaggio e io siamo troppo desueti, forse l’italiano come lo conoscevamo, non sarà mai più lo stesso ma non riesco a gioirne.

Forse perché non sono mai riuscita a scacciare lo spirito della “Maestrina dalla penna rossa” che si è perennemente impossessato di me e che mi ha, da sempre, creato problemi.

Ricordo la prima, primissima volta in cui tale spirito mi rovinò un momento di pura felicità…

Cercavo di allontanarlo per non scorgere quel terribile Orrore ortografico e concentrarmi solo su quello che era: un suo messaggio, un SUO messaggio carino.

Il mio sorriso era però costretto in una morsa di disgusto che non mi fece assaporare del tutto quell’attimo di gaudio.

Lui lo ricordo sempre come quello che mi-piaceva-da-morireee, che mi faceva tremare quando lo vedevo e che un bel giorno mi mandò un sms che conservai comunque in tre telefoni diversi. Lui è il figo che un bel giorno spiazzò me e spezzò la mia giornata scrivendomi.

Purtroppo non riconobbi in lui potenzialità da neologista folle e la mia anima da correttrice lessico-grammaticale non mi fece apprezzare del tutto quel suo accorato, quanto accorevole: «Ti PenZo…».

NdBB: Questo articolo è stato scritto con una cura esagerata lessico-grammaticale-ortografica. Eventuali errori sono stati disseminati appositamente per allenare l’occhio del lettore. O no? Magari è “licenza poetica”. Comunque tra qualche anno entreranno nell’uso comune, quindi sono una neologista…

Prima pubblicazione: 30.04.2014

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