L’AVVELENATA

«Cara, carissima BB,

 come ti ho accennato ho letto e riletto l’articolo di ieri. Stampato, sottolineato. Preso tempo per risponderti, per trovare il tempo giusto per farlo. Non ho mai letto “alla leggera” i tuoi articoli, quindi non volevo certo iniziare ora. Né intendo farlo mai.

Allora…. Che dire. Prima di tutto: hai trovato il modo di capovolgere al meglio una delle situazioni più misere che il cv di una donna possa contenere: ne hai scritto, hai tirato fuori quel sasso che nella scarpa (tacco 12, soprattutto…) proprio non si può tenere, se si vuole continuare a camminare e andare verso qualcosa. E farlo sorridendo.

Ho provato le stesse sensazioni di quando lessi alcune pagine del tuo libro. Un misto di ammirazione per il coraggio che hai di metterti in gioco davanti un foglio bianco, di soddisfazione nel leggere un testo così intensamente ricercato (nel senso dell’uso delle parole) in cui ogni vocabolo è frutto di una scelta attenta e consapevole. Tu arrivi decisa a chi legge. Ogni parola è quella. Cercata, voluta. E ciò nel complesso si capisce… eccome se si capisce. Infine, un po’ di rabbia nel leggere che proprio a te capitino queste cose e che pur se molto diverse da quelle che può vivere un uomo, lasciano poi di base la stessa eredità psico-emozionale. 

Il pezzo è più che un articolo e, a chi legge, risulta una vera e propria pagina di diario. Essendo la tua non una rubrica nel senso tradizionale o convenzionale del termine, bensì uno spazio “tuo” (nel senso di “proprio”) il pezzo ci sta molto bene. Se Barbie Bastarda è in forma e ha voglia di prendere in giro il mondo che lo faccia. Se Barbie Bastarda è triste e ha il coraggio di scriverlo è giusto che lo faccia! (soprattutto se questo la fa stare meglio!). Inoltre credo che il pezzo sia molto “emozionale”, molto femminile e che il suo pubblico lo troverebbe proprio. Credo che il metro per pubblicare un articolo in realtà debba essere sempre uno e uno soltanto: se ciò che hai scritto ti ha fatto stare meglio, allora va pubblicato. Perché molto probabilmente farà star bene anche gli altri. E questo a te, credimi, riesce benissimo.

 “Non permetterò più a nessuno di farmi sentire sbagliata. Non permettete a nessuno di farvi sentire sbagliati”. I.Santacroce. Ieri, status Facebook».

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Non sono le quattro del mattino, non c’è né angoscia né un po’ di vino, sono sobria, libera, sveglia e lucidamente incazzata. Barbie Bastarda è triste, ha il coraggio di ammetterlo e di scriverne ed è giusto che lo faccia, come hai detto tu. In questi ultimi mesi ho letto e riletto questa mail, l’ho analizzata, consumata e, mentre lo facevo, sempre le solite domande nella testa: «Ma perché?» E, soprattutto: «Ma come si fa?»

Ti ricordi quante volte lo abbiamo detto? «Ma come si fa?» Di fronte alle meschinità gratuite, a comportamenti vigliacchi e perfidi, ce lo chiedevamo sempre: «Ma come si fa ad essere così? A comportarsi così?» Era sempre la nostra domanda. Non ci arrivi, sai. Se non sei geneticamente bastardo, infame e stronzo, non ci arrivi a capire certe azioni “umane”, è questo il problema. Devi incassare, accettare e basta. Ti torturi, certo, ti torturerai sempre. «Ho fatto qualcosa di sbagliato? Capita sempre così! Che cos’ho che non va?» Ma, alla fine, capirai che non sei stato tu a generare certe condotte schifose.  Quelli come noi – scusa – quelli come ME, con queste torture ci convivono da sempre. Tu lo sai bene. Conosci gran parte degli episodi indegni che ho dovuto subire, molti dei loschi personaggi che hanno attraversato la mia vita e tutte le risate dissacranti che mi facevo mentre ti raccontavo le mie disavventure. Lì sì c’era un po’ di vino, innumerevoli calici che accompagnavano le nostre confidenze. Barbie Bastarda nasce da qui: dalla vita vera, dall’ironia usata per esorcizzare la dura realtà, dalla perenne sensazione di essere“vasi di coccio tra vasi di ferro” e dalla voglia di non mollare mai, comunque e nonostante tutto.

Alla fine concludevamo sempre le nostre torture con un’amara consolazione: «Per fortuna noi non siamo così!» Già. Per fortuna noi siamo brave persone. Limpide, vere, oneste e trasparenti. Scusa, SONO.

«… un po’ di rabbia nel leggere che proprio a te capitino queste cose». Non sai le risate bagnate che mi sono fatta leggendo questa tua frase, alla luce dei fatti recenti. Ho riso davvero fino alle lacrime…

È impensabile per tutti quello che hai fatto, lo sai? È inconcepibile per tutti che tu l’abbia fatto soprattutto a ME e per me. Se dovessi descrivere come mi sento, potrei solo dire che mi vergogno per te. E non riesco ancora a credere che sia successo davvero, che tu viva la tua vita senza problemi, che non abbia la necessità di sentirci, né di dare spiegazioni, coltivando solo indifferenza nei nostri confronti. Ma chi sei? Chi eri? Chi era quello che conoscevo?

Chiudo e sigillo porte, sono brava in questo, lo sai. Non ho più voluto parlare di te e mi irrita quando qualcuno ti nomina.

Sai che adoro i soprannomi, quindi ora, se devo menzionarti, per me sei solo il “TDC”, il “PDM”, a volte “quella cara persona”, o semplicemente “Lo Stronzo”. Non voglio sentire neanche più il tuo nome.

Questo non è uno dei “momenti TILT di BB” che ben conosci. Li ho avuti, certo, ma non ho agito. Avrei voluto venire sotto casa tua e dare sfogo a tutta la mia rabbia. Sarebbe stato davvero un’azione perfettamente nel mio stile e, forse, conoscendomi, sei anche rimasto stupito che non l’abbia fatto. Credimi, lo sono anch’io.

Penso che in ognuno di noi – e Barbie Bastarda lo rappresenta in pieno – alberghino due anime ben distinte: una più istintiva, passionale, governata dai sentimenti e dalle pulsioni. L’altra più fredda, distaccata, che applica il raziocinio per tenere a bada il cuore e, molto spesso, sopravvivere. La maggior parte delle volte io faccio vincere la seconda e il motivo è semplicissimo: mi chiedo «Perché? Tanto è inutile…» Ci dovrebbe far sentire meglio urlare, sbraitare contro chi ci fa del male, vendicarci, ma non sempre è così. E serve a molto poco. Perché urlare contro una persona che dimostra, con i fatti, di non tenere a te? A cosa servirebbe farlo? È semplice: chi ti vuole davvero bene, non compie ai tuoi danni azioni meschine, né ti lascia appeso ad aspettare. È semplice. E, quando questo succede, io ormai, semplicemente, prendo atto. E prendo le distanze. Chiudo e sigillo porte, sono brava in questo, lo sai e faccio sempre quello che dico: non ti cercherò mai più. Non è per arroganza, né per superbia, presunzione ed orgoglio, ma c’è una la linea sottile tra orgoglio e Amor proprio e se il primo è deleterio, il secondo è necessario.

Non ho avuto problemi di orgoglio a cercarti, invano, ripetutamente. Non li ho mai, se ci tengo. E, più ci tengo, più ti cerco. Viviamo nell’era dell’ipercomunicazione: abbiamo smartphone, svariate mail, Facebook, Whatsapp, chiunque può ricercarti, se lo vuole. SE LO VUOLE. Alcune volte mi mancano certe persone, allora scrivo loro, anche con una scusa banale. Ma poi aspetto… Se non ricevo mai un «Come stai?» Vuol dire che io non manco a loro, che loro non sentono la necessità di avere mie notizie. È semplice.  Sposo la vecchia filosofia secondo la quale non bisogna mai supplicare le persone di accoglierti e tenerti nella loro vita. Me lo dicevi anche tu, quando cercavi invano di instillarmi un briciolo di autostima e Amor proprio. «BB tu sei fantastica, chiunque dovrebbe ritenersi fortunatissimo di averti nella sua vita». Lo sai? Ora lo penso anch’io…

In teoria, questo discorso fila liscio e perfetto, nella pratica è stata dura, durissima e lo è ancora. Mi sono preoccupata, tanto. Ti ho giustificato finché ho potuto, perché non riuscivo ad accettare che tutte quelle azioni provenissero da te.

E, sopra ogni altra cosa, non accetto il tuo maledetto silenzio e che tu non senta il desiderio di parlare con me. Forse è il mio amor proprio ferito, perché credo debba nascerti spontaneamente la voglia di sentirmi.

La mia bimba interiore perennemente insicura, crede che, in tutti questi anni, non ti abbia lasciato niente, visto che in un attimo hai fatto a meno di noi due come se nulla fosse. Questo pensiero mi devasta. Come si fa, se vuoi bene a una persona? Come si fa? È questo che mi ferisce di più: ormai non credo che il tuo affetto per me fosse sincero. Non posso proprio più crederlo tale. E fa male, tanto.

Ogni volta che vedo quella maledetta schermata – che hai avuto anche cura di reimpostare, il che dimostra che sei vivo, vegeto e coscientemente meschino – provo un dolore indescrivibile.

Dalla tua ultima “bassezza” – ultima di una lunga serie – non ho più scritto. Come ben sai, non mi va di scrivere nei momenti down: «No, evitiamo, che poi divento troppo “Barbie triste” e non mi piace!!». Ero troppo amareggiata per farlo. Ho pensato lungamente ai miei infiniti articoli in “bozza” che non avrebbero mai visto la luce della pubblicazione. A uno in particolare, lungo VENTICINQUE pagine, che mi aveva assorbito ogni energia e pensiero e fatta ancor più innamorare della meraviglia della scrittura. Il mio articolo perfetto, ricercato, curato, nutrito e adorato, che non ho più voluto aprire, tanta era la mia amarezza. Più di ogni altra cosa, era questo che non riuscivo a sopportare. Tutti i miei lavori, i nostri lavori, andati persi. La mia passione distrutta dalla tristezza, i “cattivi” che, ancora una volta vincono e restano impuniti. Non potevo sopportarlo.  Allora mi sono rialzata e ho costruito una nuova strada, “Per ogni fine c’è un nuovo inizio…” come dice il nostro amato Principe.

Ma, per ricominciare davvero, avevo bisogno di mettere un punto, per me stessa. Questo è il primo pezzo che scrivo dopo tutto lo schifo che ci hai fatto subire.

Lo sai, alla fine, ho sempre bisogno di sfogarmi, di liberarmi. La razionalità mi abbandona e poi avevi ragione: certi sassolini non riesco a tenerli nel mio tacco dodici, mi impediscono di rialzarmi e di camminare spedita.

Poi mi dà fastidio covare rancore, mi intristisce, mi abbrutisce e mi inquina. È davvero un veleno e non voglio portarlo con me. Riverso tutto il mio astio in queste parole, così mi libero. E le regalo a te. In fondo sono  state generate da te, quindi è giusto che sia tu a conservarle e custodirle. Lascio tutto scritto qui. Ora mi sono liberata e posso continuare il mio cammino. Ti sarò sempre grata per avermi dato l’opportunità di conoscere persone stupende e per aver creduto in me, anche se non fino in fondo.

Non ti odio, l’odio è un sentimento impegnativo come l’Amore e non mi sento di provarlo per nessuno.

Non ti auguro il bene perché non sono un’ascetica  santa, ma non ti auguro neanche il male. Primo perché non ne sono capace in assoluto e con nessuno e poi perché sei TU. Nonostante tutto. Ti riservo solo indifferenza. La stessa che tu hai usato con noi, con ME. E forse capirai quanto faccia male. Anche se ormai non so più chi sei e cosa sei ancora in grado di provare. E, quando tornerai – perché tu sai che da me tornano sempre tutti e tu non farai eccezione – non so quale anima troverai ad accoglierti. Sono curiosa anche io di scoprirlo.

Ho chiuso un’altra porta, ho una nuova crepa nel cuore. Mi ripeto costantemente: «Passerà, passa tutto…» e lo credo davvero. Sono acciaccata, ma la mia Luce stavolta non mi ha abbandonata.  Devo dire che, alla fine, hai fatto un buon lavoro: ormai sono conscia del mio valore e non consento al giudizio e al comportamento altrui di offuscare la mia neoconosciuta autostima. Grazie, per avermelo fatto capire.

Continuo ad essere un vaso di coccio tra vasi di ferro, continuo a torturarmi per i comportamenti altrui, a piangere per ogni sciocchezza e a riderne un secondo dopo, continuo a tenermi per me dei «Mi manchi», perché vorrei sentirli, ma sono anche quella che chiude e sigilla porte senza guardarsi indietro.

Sai? Non mi vergogno più di essere così. Sono questa: qualche pregio, innumerevoli difetti, ma mi sento PULITA. Non mi interessa più il «Ma come si fa?» Mi interessa solo che, ogni volta che mi guardo allo specchio, mi sorrido pensando: «Per fortuna io non sono così…»

Ciò che ho scritto mi ha fatto stare meglio, quindi è giusto pubblicarlo, come hai detto tu.

Con affetto andato a male e stima scaduta,

Non più Tua, non più avvelenata e rinata, Barbie Bastarda.

«…Non permetterò più a nessuno di farmi sentire sbagliata…»

  

«…parlavano di stile, di impegno e di valori,ma non appena hai smesso di essere utile per loro eran già lontani, la lingua avvicinata a un altro culo. E allora avanti un altro, almeno chiedi scusa del disturbo…»

Ligabue

 

«Ho messo campanelli alle porte
caso mai dovessi tornare mentre dormo.
Ho messo campanelli alle finestre
caso mai da lì tu dovessi entrare
– potrei non accorgermene.
Ho messo tagliole negli angoli
nel caso tu volessi tornare
ma con cattive intenzioni,
nel caso tu volessi dirmi
che non è più tempo di sogni.
Ho messo tagliole,
e campanelli su tutte le porte… »

D. D’Angelo.

 A Katya, Tony, Marianna, Marty, Manu, Lidia, Cristina, Dalila e Giovanni.

Noi sì che siamo “La grande Famiggghia”…

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