SIAMO TUTTI SCRITTORI!

Faccio parte di diversi gruppi facebookiani di pseudo-scrittori (e scrittori molto, molto convinti). Quando mi sono iscritta pensavo che mi sarebbe stato utile per spammare un po’ i miei lavori, ma non lo faccio mai. Credevo che fosse un mondo in cui poter condividere le proprie idee, dubbi e per scambiarsi dritte e suggerimenti. Teoricamente è così. In pratica sono tutti post personali di “Questo è il mio libro, questo è il mio lavoro, compra qui, ecc…” Abbastanza noioso, a dire il vero. Avevo pensato di abbandonarli (o di nasconderli dalla mia home), ma l’unico motivo per il quale resisto è che ogni giorno si può godere della lettura di notevoli perle, come questa:
Senza titolo 1
Notare la profusione di metafore, l’arricchimento di aggettivi, la mancanza delle maiuscole e le virgole messe a caso, come elemento decorativo. Frasi prive di significato ma ricche di costrutti prolissi. Non so davvero cosa preferire in tutta questa opera estemporanea, ma nemmeno tanto, visto che l’ha pure modificato – indi perfezionato – e giuro che non ho avuto il coraggio di andare a sbirciare gli strafalcioni corretti. Mi verrebbe da dire: pensa prima che era!! Ho pensato che fosse tutta una costruzione ironica affinché cozzasse meglio col “merda” finale, ma sospetto che, invece, sia proprio convinto. Come, purtroppo, capita alla maggior parte degli autori che affollano questi gruppi. Ribadisco che, tra tutti gli artisti, gli scrittori sono la razza peggiore e sono fiera di non essermi mai considerata tale… 😉 
Ah, a ‘sto punto al confronto io, che faccio pena, mi sento la Fallaci. Che si sappia!!
Cari Scrittori seri, la mia autostima vi sarà per sempre riconoscente… 😉

SE L’AVESSI FATTO IO…

Qualche sera fa, c’è stato l’ennesimo passaggio televisivo di “Dirty Dancing” e noi, povere romantiche derelitte composte di adipe e ‘Lieto Fine’ – manco a dirlo – per l’ennesima volta ce lo siamo visto, sognando e singhiozzando. dirty-dancing2Non è un fenomeno isolato, guardiamo a ripetizione “Pretty Woman”, “Love Actually” e ogni filmetto adolescenziale anni ’80 che ci lasci con un sorrisino ebete e una lacrimuccia all’arrivo del “The End”.

Perché lo facciamo? Perché sogniamo! Perché (in)consciamente pensiamo: «Se capita alla protagonista brutta e sfigata, perché non dovrebbe capitare anche a me, scusa?» E questa frase di danni ne ha creati non pochi.

È cosa nota e risaputa, ritengo che le favole e i film abbiamo rovinato la vita a tutte le donne.

A tal riguardo ho già scritto molto, ma oggi vorrei provare scientificamente e razionalmente quello che sostengo. Mi sono immaginata cosa sarebbe successo se mi fossi trovata io, donna comune, al posto delle eroine dei film o delle fiabe. Cosa succederebbe nella vita reale, a parità di condizioni, se fosse una qualunque a pronunciare determinate frasi o compiere gesti disperati.

Chiedo umilmente scusa a tutti i lettori fuori da GRA, ma ritengo che certe risposte date in romanesco rendano molto di più l’idea di ciò che intendo.

Partiamo, in generale, dai film:

lui torna sempre, oppure lei va da lui e lui non la lascia più andar via. Loro si rincontrano “per caso” e non si lasciano più. E bla, bla, bla… Quante ne abbiamo viste e sentite? Troppe. A quante di noi è successa una “scena di un film”? Se state alzando la mano non vi vedo…

Bene.

Innanzitutto, se lo facessi io, di farmi trovare sotto casa di uno, verrei presa per una molestatrice oltre che, chiaramente, per una patetica stupida. E dubito, dubito fortemente che un “Lui” che se ne va, possa cambiare idea di fronte a una simile scena pietosa. Ma alle protagoniste dei film accade, eccome.

Prendiamo “The wedding date”: una povera sfigata è costretta a noleggiarsi uno stallone figo da pauuura per andare al matrimonio della sorella e far rosicare l’ex (che, nel frattempo, con la sorella ci è andato. Non al matrimonio, ma ben oltre). Ovviamente si innamorano, in due giorni – DUE – lui, oltre che figo da pauuura,  si dimostra pure una personcina più che decente e tutto va bene fino a quando litigano e lui se ne va. Però poi lui si rende conto e torna da lei, ovviamente, affermando quanto segue:The-Wedding-Date-Lamore-ha-il-suo-prezzo

«…Ma poi mi sono accorto che è meglio litigare con te che fare l’amore con chiunque altra». Non so a voi, ma a me non l’hanno mai detto. Anzi, tendenzialmente se litighi sei una che ha un cervello, rompe, quindi vai eliminata e lui preferisce non avere discussioni con “chiunque altra”. Tu stai lì che pensi «Però io sono speciale, lui lo sa e si pentirà». Forse… Ma intanto si consola con “chiunque altra” respiri e, sinceramente, non mi pare così rammaricato.

Ma analizziamo il filmetto che l’altra sera ci ha tenute incollate alla tv per la milionesima volta:

«Era l’estate del ’63 tutti mi chiamavano ancora Baby, ma a me non dispiaceva…»

A Baby, anzi che qualcuno te chiamava, perché, insomma, diciamo che non è che brilli in bellezza e simpatia!! Tanto tutte ce lo siamo chiesto: ma perché hanno scelto una protagonista così cessa?? E non fate le buoniste: «Dai, però è carina» l’abbiamo pensato tutte! Tutte!! Comunque per me, l’hanno fatto proprio per farci sognare, vedi discorso precedente, “se è successo perfino a lei”…

Lei si innamora di questo fighissimo maestro di ballo e, appena rimangono soli, gli dice:

«Ho paura ddirty_dancing edi tutto, di quello che sono, di quello che faccio, di quello che dico e, soprattutto, ho paura che se me ne vado da questa stanza non proverò mai più quello che sto provando adesso… adesso che sono qui con te». 

A lui basta, si avvinghiamo e il resto è storia. Ecco. Probabilmente se mi fossi trovata io al posto suo, donna vera nella vita vera, cessa che tenta di abbordare un bell’insegnante di “movimento di colita”, probabilmente mi sarei sentita rispondere più o meno così:

«A Baby… A parte che te chiami come il maialino coraggioso, ma secondo te? Ma m’hai visto? Lo vedi quanto sò figo? Ma secondo te uno come me va appresso a ‘na cozza come te?! Te credo che c’hai paura, che te sei specchiata?! Ma dai su! Va be’ esse ottimisti, ma tu esageri!»

Ma questo è nulla in confronto a “Pretty Woman”, perché lì lei è sì bellissima, ma è una zoccola! Una zoccola vera! Di Rodeo Drive ma sempre prostituta! Non so perché, ma tendiamo sempre a dimenticarcene…Pretty_Woman

Lui, oltre che figo, è multimiliardario e la affitta! «Ti prego, fai questo sforzo e stai con me una settimana, ti pago!!» Ci rendiamo conto a cosa crediamo?! Stanno benissimo, lei si innamora e va tutto alla grande finché lui non pronuncia quella frase che tutti gli uomini, a un certo punto, pronunciano:

«Cosa vuoi da me?» lei, che già avrebbe dovuto ringraziare il fato per tutto quello che le era capitato, rilancia senza vergogna:

«Voglio la favola…»

E lui la va a prendere con la limusine, in luogo del cavallo bianco, e vissero felici e contenti. Ci rendiamo conto? Se quella frase l’avessi detta io – anzi, io non l’avrei mai detta perché mi sarei sentita davvero troppo, troppo, patetica e sfigata – mi figuro questa schietta replica:

«A come-te-chiami… Siamo seri! Ma la favola de che? Che m’hai preso pe’ Walt Disney? Che famo? “Il miliardario e la strappona”? Daje su, essi seria!»

(Ehm… visti i film e recenti fatti di cronaca, non so voi, ma io ci sto facendo più di un pensierino sull’intraprendere l’antico mestiere: sarei ricca, non pagherei più le tasse e inizierei ad essere rispettata. Potrei perfino fare carriera in politica! E considerate che non ci sarebbe più neanche nessuno ad additarmi come “Zoccola” perché ora si dice “Escort”, volete mettere?)

Nei vari episodi di “Love Actually”, assistiamo alla commovente storia del Primo Ministro inglese che si innamora dell’assistente sempliciotta, volgare e culona. Non per mio giudizio, ma per sceneggiatura. Gli approcci sono stentati e impacciati da ambo le parti, viene quasi sfiorato perfino l’incidente diplomatico con gli USA, per salvaguardare l’onore di lei e poi il destino li separa. Tempo dopo, lei ci prova, gli manda un biglietto d’auguri per Natale, firmandolo con un «Sono davvero tua» Ha rischiato. A Natale, compleanni e feste comandate, queste mosse sono accettabili, perché tutti si scrivono ed è un’ottima scusa per manifestarsi, per avere il coraggio di farlo.love_actually

Come quando noi prendiamo coraggio e mandiamo QUEL messaggio. Ma perché non capita mai che qualcuno ci venga a cercare?! Ormai al massimo speriamo che quel qualcuno ci risponda, perché non è neanche garantito!!

Lui allora parte alla sua ricerca, si ricorda in che via abita, ma non sa precisamente dove. E allora io Primo Ministro, la vigilia di Natale, citofono ad ogni casa, ambo i lati, per trovarti.

Sì lo so, già solo questo basterebbe, senza ulteriori commenti. Perché una cosa del genere, nella vita vera, non credo sia mai accaduta. Neanche di quinta mano. Neanche all’amica, dell’amica, della cugina, della zia, della sorella, di un’amica di un’amica. Mai. Ma voglio esagerare.

«A culona, te chiamano tutti culona, un motivo ci sarà, non pensi?? Io so’ er Primo Ministro a Chicca!! Er Primo Ministro!! Non so se rendo! N’è che faccio er portiere!! Tu calcola che a livello mondiale – mondiale! – dopo Obama ce sto io! IO!! E secondo te io me metto a batteme tutte le porte de ‘na via pè trovatte a te? ‘na sciacquetta culona? Sei mia? No, guarda, recicla er regalo pe’ qualcun altro, grazie!»

Concluderei con la mia preferita, l’eroina del mio cuore alla quale ho dedicato perfino un libro: Cenerentola, cenerentola5ovvero il riscatto di tutte le povere sfigate! Perché solo in una favola, se sei buona vieni ripagata, la ruota gira, ti ricompensa da tutte le angherie subite e raggiungi il lieto fine.

Se l’avessi fatto io, di imbucarmi a un ballo, perdermi il tacco dodici e incontrare un vero Principe, probabilmente  questi mi avrebbe salutata con un:

«A lercia-de-cenere… Io che? Sposare che? Scarpetta che? ‘a scarpetta taa sarai persa perché se sarà suicidata a sta’ addosso a li piedi zozzi tui, no che io te la dovevo raccoje e venitte a cercà. Cioè: ma che davero? Io so er Principe abbbellla. Me sbavano tutte dietro, c’ho i sordi, il castello e me vengo a pijà a te?? Ma de che te fai, oh?  Ma che te sei sniffata ‘a cenere??»

Rendo pubblicamente grazie all’unico che riscatta un pochino noi donne comuni e che, una volta su un milione, ridimensiona e fa crollare i sogni della protagonista di un film.

Lei gli dice:via-col-vento

«Se te ne vai, che sarà di me? Che farò?»

E il Sig. Rhett Butler risponde:

«Francamente, me ne infischio!»

Aho… e mica sempre e solo a noi!!

PS: non ci posso fare niente… Io credo SEMPRE nel Lieto Fine, quindi vi racconto una favola accaduta: lui è tornato quando sembrava impossibile, dopo mesi di silenzio. Però che lui poi se n’è andato di nuovo non ve lo dico che sennò vi rovino la favola, ecco.

50 SPUNTATURE DI MAIALE

Era l’estate del 2012, tutti mi chiamavano ancora BaBy e a me non dispiaceva. Era l’estate del 2012 quando, scartando un regalo di compleanno, mi ritrovai tra le mani un libro intitolato “Cinquanta sfumature di grigio”. Non ne avevo mai sentito parlare prima d’allora, ma sembra che fossi l’unica al mondo.

Ho un grosso problema con i bestseller e quando un libro “l’hanno letto tutti”, generalmente io non lo leggo mai. Per curiosità lo iniziai, partii per le vacanze e lo lasciai a casa, perché mi aveva davvero appassionato troppo… Sulle spiagge, manco a dirlo, accanto ad ogni lettino delle signore, una copia fiammante del grigio. Terminai la lettura quasi come “dovere” e, sicuramente, per riuscire a capire il motivo di tale successo. Sorprendentemente, a differenza sempre del resto del mondo, i miei ormoni non ne furono intaccati: o stavano già a posto, o ero immune al fascino del Signor Grey. Vi lascio con questo interrogativo…2015-02-22 12.15.49

A quelle di “grigio”, l’autrice ha fatto seguire le sfumature “di nero” e “di rosso”. L’intera serie ha venduto, nel mondo, oltre cento milioni di copie, CENTO MILIONI. Ne è stato tratto un film che è da pochissimo uscito in Italia e, nei primi tre giorni di programmazione, ha incassato oltre cinque milioni di euro. Non c’è da stupirsi, visto che le lettrici attendevano da tre anni questo momento.

Sempre per regalo (sì, mi regalano solo libri, chissà perché…) aveva già ricevuto e letto “Le prime luci del mattino” di Fabio Volo. Quest’anno, per completare la mia personale trilogia, ho ricevuto “Adulterio” del mio amato Paulo Coelho che, però, mi rifiuto tuttora di leggere. Mi è bastato dare un’occhiata alla quarta di copertina:

«Linda ha 31 anni e, agli occhi di tutti, la sua vita è perfetta: vive in Svizzera, uno dei paesi più sicuri del mondo, ha un matrimonio solido e stabile, un marito molto affettuoso, figli dolci e educati, e un lavoro da giornalista di cui non si può lamentare. Ma d’un tratto inizia a mettere in dubbio questa sua quotidianità, la prevedibilità dei suoi giorni. Non riesce più a sopportare lo sforzo che le richiede fingere di essere felice. Tutto questo cambia quando incontra per caso un suo innamorato degli anni dell’adolescenza: Jacob. È diventato un politico di successo e, durante un’intervista, finisce per risvegliare un sentimento che la donna non provava da ormai troppo tempo: la passione. Ora Linda sarà disposta a tutto per conquistare quell’amore impossibile, e dovrà esplorare fino in fondo tutte le emozioni umane per poter poi trovare la redenzione».

Se questi libri presentano dei tòpoi triti quali le donne insoddisfatte, la facciata di felicità, la ragazzina da educare, l’amore impossibile che tiene le lettrici a singhiozzare fino all’ultima sillaba, che fanno storcere il naso ai lettori più esigenti, è innegabile che vendano. E noi addetti ai lavori e “lettori impegnati” dobbiamo farcene una ragione. Non saranno di qualità, ma ogni donna ne ha letto almeno uno – se non tutti – ed è capirne il motivo che ci interessa.

Tre libri, tre autori, tre titoli e un solo comun denominatore: il SESSO. Il successo di questi libri è stato decretato dal fatto che parlassero di sesso. Non parlerò di “Adulterio” perché, come detto, non l’ho letto quindi non posso permettermi di giudicarlo, qui forse c’è sesso e amore, ma, trattandosi di Coelho e, soprattutto, di donne, il nesso è quasi implicito.

Partirei dal buon Volo: primo romanzo imperniato su una protagonista femminile, appannaggio del godimento delle sue “Volette”, ovvero le sue lettrici adoranti, così come definite dal grande Pippo Russo.

Lei intrappolata da anni in un matrimonio infelice, piatto e, ovviamente, casto dal quale non riesce a uscire finche non incontra Mister P – lo chiamerò sempre così e lascio alla vostra fantasia e formidabile intuito per cosa stia la “P” – che le fa riscoprire le gioie tra le lenzuola e lei si sente rinata e si innamora di lui e lascia il marito e però lui non la vuole e però trova subito un altro (come facciano a trovarli così facilmente, non si sa…) e quindi la vita continua e basta avere coraggio e bisogna ricominciare e bla, bla, bla. Chiaro no? Non c’è Mister P, la vita è piatta; arriva Mister P, la vita è bella. Ok? Ok. Il Fabio nazionale non lesina minuziose descrizioni degli amplessi e della fervente fantasia erotica del Mister P in questione, con tanto di esperienza saffica della protagonista che si trova, così, ad esserne totalmente assuefatta e dipendente. «Questo Mister P non lo lascio più… lo amo, lo amo, lo amo…» (Quello non si chiama propriamente Amore, tesoro…) E se poi, come da copione, lui si rivela un immenso testa di P, lei si consolerà tra le braccia di un altro cui, presumibilmente, insegnerà tutti i giochini appresi. Finalmente libera e felice!

Da donna devo dire che trovo a dir poco avvilente il pensiero che la salvezza debba sempre e per forza provenire dal passaggio e, soprattutto, dalla permanenza, di un qualsiasi Mister P, ma – a quanto pare – questo è quello che ci viene propinato e, più di ogni altra cosa, questo è quello che le donne amano leggere.

Andiamo alle cinquanta sfumature. Qui c’è una sottile differenza, perché la protagonista neanche l’aveva mai visto un Mister P, quindi immaginate!! (Che poi, vi verrebbe da dire, neanche hai termini di paragone, come fai a sapere che è il Migliore Mister P?? Va be’, è come l’amata Cenerentola…)In più il suddetto coltiva una smodata passione per il sadismo e la poverina, per due coccole è costretta pure a farsi frustare, dopo aver sottoscritto un regolare contratto: per acconsentire alla flagellazione firmare qui; per la sodomizzazione qui; per l’ammanettamento qui. Io Anastasia, nel pieno posSESSO delle mie facoltà mentali, autorizzo il Signor Grey a fustigarmi pesantemente ogni qualvolta lo desideri e zitta.

2015-02-22 15.58.17Per dare un tocco di “Pretty Woman” che non guasta mai, il frustatore folle è multimiliardario e fighissimo, chiaramente.

Potrei dedicarmi ala demolizione letterale del libro, retto da una storia poco consistente, un lessico scontato, le due palle che ci ha fatto la signora James su come “cascassero così bene questi benedetti pantaloni sui fianchi di Mister Grey”, creando notevoli complessi ai nostri ometti ai quali cadono in maniera egregia, ma non così tanto da occupare pagine e pagine di un libro. Le altrettante due palle su Anastasia che si mordeva le labbra, facendo impazzire il bel Christian. Avevo questa abitudine, lo ammetto. Ora l’ho persa perché temevo di essere flagellata da qualche infoiato. E perché «…piegando la testa di lato» e «…aggrottando la fronte»??  Credo siano stati scritti oltre trecento volte, tanto che pure il copia-incolla si sarà nauseato!  Potrei infliggermi la lettura degli altri due componenti della trilogia o, addirittura, la visione del film, ma non sono così masochista. (Io no…) Però vorrei tanto capire.

Le signore che lo adorano si difendono adducendo che: «È una storia d’amore bellissima…». Perché? Perché lui e ricco e la porta in elicottero?? O perché è disturbato e, quindi, risveglia l’istinto femmineo da crocerossina?? O perché ci dà, che ci dà, che ci dà…?

Quello che, appunto, mi chiedo è se la recensione del “The Guardian” riportata fieramente sulla quarta del grigio: «Quello che ogni donna vuole. Ovviamente» sia riferito alle pene corporali o… a Pene e basta. A giudicare dai 2015-02-22 12.16.58successi in libreria, e non solo, direi senz’altro la seconda, non disdegnando, però, la prima… Infatti, anche il mercato dei sex toys ha subìto un incremento considerevole dovuto proprio all’effetto grigio: vibratori, maschere, necessaire per il bondage e quant’altro. Tanto da indurre alla creazione di un merchandising brandizzato “cinquanta sfumature” per far sentire tutte le nostre seguaci del grigio delle piccole Anastasia. «Oggi compro pane, latte e pinze per capezzoli». Le nostre casaLINGUE sono, così, passate da “frustrate” a “frustate”.

Un fenomeno mondiale che ha trasformato tranquille fanciulle in assatanate macchine da sesso sempre pronte, totalmente prive di mal di testa e pudori. Scevre da ogni repressione e disinibite oltre ogni più rosea aspettativa dei compagni. Tutto questo per un testo che non è neanche un granché. Notate del biasimo? Sbagliate, perché  – stupore, stupore – voglio elogiarlo!

Se un libro è servito ad alcune donne per risvegliare la passione sopita, per scaldare un rapporto piatto, per avere il coraggio di chiedere e sperimentare, ma BEN VENGA! E applaudite il glorioso doppio senso!! Vi ci voleva Christian Grey per ricordarvi di avere degli ormoni??

Però, mie care finte ex puritane, almeno ammettetelo, cavolo! E ditelo che tutto ciò che vi piace di questi tomi impegnati è la protagonista, con la quale vi identificate, che copula come un riccio-coniglio! E non nascondetevi dietro la latente “storia d’amore”, perché a ‘sto punto, come fiaba, è meglio Cenerentola sul serio! Sì lo so che comunque auspicate a un commosso lieto fine, ma un orgasmo, in fondo, lo è già…

Giusto un consiglio: la letteratura erotica non è nata dalle cinquanta sfumature, esistono testi molto belli e, per fortuna della mia pigrizia, ci ha già pensato ad elencarne qualcuno  la mia collega Marianna e li trovate qui.

Quindi adepte grigiette, pregne di passione e libido fate outing, porgete fieramente l’altra chiappa e affermate con godimento: «Straziami! E di badilate saziami!»

PS: A tutti quelli che mi regalano libri: prima di donarmi testi per casalinghe disperate, datemi – magari – prima il tempo di diventarci una casalinga disperata, grazie!

NdBB: Mi accorgo solo ora dell’incredibile “coincidenza”: Anastasia, oltre che essere la protagonista del grigio, è ben più nota come una delle sorellastre di Cenerentola. Ma vuoi vedere che il riferimento all’ex sguattera era proprio voluto?? (perché mettere solo quello a Pretty Woman era poco…) Signora James, sei tremenda…! 😉

Le foto sono di Barbie Bastarda, le manette pure. A Chrì, ’nte sei inventato niente… 😉

 Prima pubblicazione: 24.02.2015