Pensieri sparsi…

28.03.17

Più una persona non vuoi vederla, più te la trovi ovunque (e viceversa). È una verità assoluta, con la quale convivo da decenni.

Ora, io vorrei tanto essere una di quelle fanciulle “Volemose Bene”, che perdonano, dimenticano e mantengono ottimi rapporti anche con chi non si dovrebbe proprio, ma non lo sono.

Non sono una santa, sono più umana, più umanamente stronza. E, se mi stai sulle palle, gradirei non vederti.

Comunque il posto d’onore sulle mie palle uno se lo deve guadagnare, eh! Non è che lo elargisco così! Quindi, se l’hai ottenuto, i motivi sicuramente li conosci. E dovrebbe esserti anche abbastanza chiaro il perché io non ci tenga nemmeno a dirti “Ciao”.

A un palmo dal culo, grazie.

Conscia di tutto ciò, ieri mattina mi beavo in un supermercato, alla ricerca dei sacchetti per l’aspirapolvere. Non avrei mai pensato che, tra gli scaffali di ammorbidenti e pezzuole, avrei trovato ben altro.

Mentre il mio sguardo scrutava detersivi e moci, ho incrociato quello di un mio ex. Di sguardo, non di mocio…

D’istinto mi sono voltata altrove, neanche tanto sconvolta – mi è venuto naturale – ho accelerato il passo e mi sono persa tra i rotoloni che non finiscono mai, come la mia sfiga. Mentre il mio cervello cercava di registrare quel che era appena successo. Considerando solo di sfuggita che lui, il Maschio Denim-Che-Non-Deve-Chiedere-Mai, vedendomi, aveva abbassato lo sguardo. Invece di goderne parecchio.

Rimproverando il “Caso” che ci aveva voluti entrambi nel medesimo posto, nello stesso momento e che ora se la rideva alle nostre spalle. Maledicendo lo spirito pulitore di Mastro Lindo, che mi aveva posseduta.

Rimproverando me stessa, per aver distolto lo sguardo e non aver fatto la faccia cattiva da “Ohbruttostronzomachecazzochaidaguarda’”?

Come – forse – avrete intuito, costui presiede il podio, sulle mie palle.

Ora, sarebbe già stato tutto abbastanza degradante così, ma ho voluto strafare.

Uscita da lì, mi sono imbattuta in un amico e ho incarnato l’apoteosi della follia.

«Tu, adesso, ti metti lì e mi guardi!!»

«Che??»

«Fermati dove stai, non ti muovere. Io mi metto qui e tu mi guardi».

«…??»

Ho fedelmente riprodotto la scena appena accaduta, stessa distanza, stesse posizioni – certo – la luce non era la medesima, ma bisogna sapersi accontentare.

«Tu, adesso, da lì, da quella angolazione, mi guardi e poi mi dici se MI TROVI FIGA!»

«Cooosaaa??»

«Mi devi dire, se vedendomi da lì, dove sei e, guardando d’improvviso verso di me, mi trovi figa! Se passo inosservata, o se – invece – ti viene da esclamare “Ammazza che gnocca!”. Aho, è semplice!! Che c’è che non capisci??»

«Certo che sei gnocca!»

«Non me lo devi dire perché mi vuoi bene, devi essere obiettivo!! Cavolo, oh! Ma che ci vuole?? Non ti chiedo più niente!!»

«Sei obiettivamente gnocca…»

«Davvero?»

«Sì…»

«Non me lo dici solo perché mi vuoi bene?»

«Certo che no…»

«Quindi tu credi che sia possibile che un ‘fantasma’, vedendomi ora, abbia potuto pensare “È sempre stupenda, sono stato davvero un coglione a lasciarmela scappare”?»

«È sicuro che l’abbia pensato…»

«Davvero?»

«Sì»

«Non me lo devi dire perch…»

«Non te lo dico perché ti voglio bene, hai rotto!! Se facevi schifo, te lo dicevo!!»

«Sicuro?»

«Sììì»

«…Ok»

E me ne sono andata, per niente tranquillizzata.

Solo dopo, mi sono accorta di tutto quel che avevo fatto.

Uno dei classici momenti “Tilt” di BB, quando le paturnie obnubilano quella poca lucidità psichica che in me risiede, dando libero sfogo alle azioni, figlie delle seghe mentali e delle insicurezze, che tanto mi contraddistinguono.

Ma che ne sanno i sani di mente. E gli uomini.

Sono andata a scusarmi col mio amico.

Ma, ripensandoci, è stata una gran scena.

Per la cronaca, non sono un patetico caso isolato: siamo TUTTE psicopatiche così.

Ma, se mi permettete, siete più matti voi che ci lasciate andare, per poi pentirvi.

Per poi rincontrarci dopo anni ed esclamare con gli occhi parlanti: «Che coglione che sono stato!»

Magari non è vero, ma a noi pazze piace molto pensarlo.

 

01.02.17

Possiedo un dannato talento. Quello di ricordare le date, tutte le date. Così, ad ogni insipido e anonimo numerino sul calendario, associo un ricordo o una ricorrenza. Che possono accendermi il sorriso o massacrarmi lo stomaco.
Questo giorno, due anni fa, cadeva di domenica. E aveva nevicato.
Una lieve spolverata, che però era bastata a mutare il paesaggio e a renderlo suggestivo.
A Roma vediamo poco la neve, per questo ne siamo totalmente affascinati. E rincretiniti.
Due anni fa, avevo deciso che sarei venuta a trovarti, da sola. Nonostante l’imbiancata e il probabile disagio che avrei riscontrato per strada. Il sole che uscì da lì a poco, che iniziò a dissolvere il bianco, mi confermò che sarei dovuta venire da te, ad ogni costo.
Prima di avviarmi, avevo inviato dei messaggi e attendevo le risposte.
Quando viaggio da sola, in macchina, mi piace sentire il rumore dei messaggi in arrivo. Mi fa sentire meno sola. Come se queste persone mi facciano compagnia durante il tragitto, seppur inconsapevolmente.
Poi lo uso per distrarmi. Oh, sono bravissima anche in questo! Tenere la testa impegnata in futilità, per non focalizzarmi su ciò che mi addolora, è un altro dei miei talenti del quale vado poco fiera.
Ma si deve sopravvivere.
Quindi quel giorno, la mia attenzione era incentrata su scemenze, emoticon, battute, auguri, mentre il mio cuore era con te. A breve, anche fisicamente.
Lo ricordo bene quel giorno.
Quando ancora ignoravamo tutto quel che sarebbe accaduto dopo…
E, da quel giorno, sono passati ben due anni e molteplici avvenimenti.
Oggi ne ho ripercorsi un bel po’. Ovviamente corredati di date ben precise, risate e gastrite.
Come dico spesso, forse non è salutare ricordare proprio TUTTO. Forse fa bene la nostra mente che, per difesa, col tempo, tende ad annebbiare i ricordi spiacevoli, a mitigarli e a tenersi solo quelli felici. Un po’ come faccio io, col mio talento della distrazione.
Forse dovremmo dimenticare sempre il passato e lasciare andare.
Ma ci sono date, persone, accadimenti, che ci tengo molto a custodire e ripercorrere.
Perché poi, in fondo, anche alla peggiore persona incontrata, possiamo ricondurre uno o più momenti carini, vissuti insieme.
E allora è giusto tenerli e ricordare, magari solo quelli.
Perciò, che tu sia ancora o meno nella mia vita, Grazie per i bei ricordi.

12.01.17

Ieri sera, tornando verso casa, ero al telefono con un amico. Visto che la telefonata si protraeva e che, a un certo punto, sapevo che non avrei avuto più campo, ho accostato con la macchina in una semi-piazzola buia.
“Sei arrivata a casa?”
“No, mi sono fermata perché se no non mi prendeva…”
“Per strada? Al buio? Ma che sei matta?”
Ecco. In quel “sei matta” erano racchiusi un bel po’ di sentimenti:
innanzitutto affetto; viva preoccupazione; empatia di chi, pur non essendo donna, riconosce i pericoli nei quali possiamo incorrere; cura.
Tutti sentimenti riconducibili al principale: l’Amore. A qualsiasi livello.
Poi ne abbiamo anche parlato, dei rischi che corriamo noi donne, degli psicopatici che ci sono in giro, del fatto che, purtroppo – al giorno d’oggi – fidarsi non è così semplice.
E a me sono venuti in mente, in un attimo, molti episodi – vissuti o uditi – in cui l’Amore non era per niente Amore. Ma qualcosa di contorto e morboso, insano, pericolosa e dannosa dipendenza, paura. Niente Amore.
“Comunque stai attenta, quando esci con qualcuno o vai in giro da sola…”
Questo, sì. Ancora Amore.
Ora, i fatti di cronaca, recentissimi e i successivi sviluppi, mi lasciano basita e preoccupata su un’evidente distorsione, spero non molto diffusa, a proposito del concetto di Amore…
Io non so davvero se ci troviamo di fronte a tutti casi di Sindrome di Stoccolma, o se – ancora una volta – l’Amore acceca a tal punto, da non farci riconoscere ciò che Amore non è per niente. E che viene anche drammaticamente definito ‘Troppo Amore’.
Io non so, se la strenua difesa sia alimentata dalla paura di ritorsione, o della solitudine, o da qualcosa che non possiamo proprio comprendere.
E quindi mi piacerebbe poter chiedere, allora, cosa sia, per queste donne, l’Amore.
Vorrei poter sentire la risposta, per provare a capire come si arrivi a giustificare l’indifendibile.
Poi vorrei riportarla a Melania, Roberta, Sara e tutte le altre che, purtroppo, non potranno mai più rispondere. E che, a questo punto, non vi hanno insegnato niente.

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11.01.17

Oggi sono incazzata col mondo. Con me stessa, in primis, e poi col mondo.
Dopo aver passato circa due ore ad assistere inerme e impotente al tentativo di ripristino del mio amato e prezioso portatile, dopo aver pianto ed interpretato scene del tipo:
“Ma ce la farà? Ti prego, dimmi che ce la farà!!” Che Grey’s Anatomy, al confronto, è una commedia spassosa. Dopo essermi separata da lui, per un ultimo, estremo tentativo di salvarlo, sono sola, triste e incazzata nera.
Innanzitutto ce l’ho con lui. Mio fidato compagno. Colui che ha presenziato molteplici successi e altrettante cazzate. Colui che mi ha sempre accolto, quando avevo bisogno di sfogarmi, nel quale ho riversato parole su parole, tristi e amene, dure e ridanciane, profonde e comiche. Colui al quale non è mai importato che io fossi vestita di tutto punto, pettinata e truccata, ma che mi ha vista col pigiama di pile, le occhiaie, i capelli unti…
Perché tanto a lui andavo bene anche così.
E poi lui decide di abbandonarmi senza preavviso.
Benché io l’abbia sempre trattato con cura, pulito, messo la copertina e la borsetta, ha deciso di fare i capricci. Che è un modo estremamente carino per dire che – forse – ho perso tutti i miei file e allora sono azzi moltissimo amarissimi, ma parecchio proprio.
Come hai potuto farmi questo?
Anche oggi ho capito che trattare con cura gli altri, non ci mette al riparo dalle fregature, non ci garantisce assolutamente il medesimo trattamento.
In un fantastico parallelismo che lega la vita e l’informatica, capisci che va tutto bene, finché qualche meccanismo non si inceppa. Che non riceviamo avvisi e ne rimaniamo spiazzati a chiederci: Perché?
Avrei potuto prevenire facendo un backup quotidiano, ma mi sono fidata. Di lui e delle sue capacità.
Tanto va tutto bene, tanto non mi abbandona, perché premunirsi? Sarebbe da malfidati, ma io ho fiducia in lui.
Invece nella vita vera, nelle relazioni umane, come si previene una fregatura?
Forse fidarsi è affidarsi completamente non è da furbi.
Forse dobbiamo mantenere un certo distacco che funga da paracadute o parafregature.
Un backup di sentimenti da tenere per scorta, che non si sa mai.
Forse la manina sul fuoco, adesso, non la metterei per nessuno.
O forse è giusto scottarsi, ogni tanto, per impermiabilizzarci un pochino al dolore, per crearci una corazza, da deporre solo per qualcuno. O nessuno.
Forse dobbiamo smetterla di trattare bene tutti, a beneficio del karma.
Perché tanto, alla fine, tutti ti trattano come cazzo pare a loro.
O forse sono troppo sconvolta e sto delirando…
Ma sul “Tratta come ti trattano” stavo scrivendo un meraviglioso e sofferto articolo, che forse è andato perso per sempre. Ma i suoi insegnamenti, oggi più che mai, decisamente no.
Quindi tu, non mi lasciare… Giuro che non mi fiderò più!

 

02.01.17

Ho iniziato il nuovo anno, esattamente come ho concluso il vecchio: stando male. Ora, per il mio Ego da Super-Femmina-Bionica-che-non-si-ammala-MAI, questo rappresenta un’immensa batosta. Capisco, finalmente, come si sentono gli uomini con 36.8 di febbre. Vi ho nel cuore…
Non riesco, però, a comprendere se il messaggio che l’Universo mi sta inviando, sia un amorevole: “Ti devi riposare!” O in più pragmatico: “Guarda che ormai c’hai ‘na certa, fai poco la Splendida…”
In entrambi i casi, non c’è per niente da stare allegri.
Ad aggravare ulteriormente questo quadretto pietoso, la costante conversazione con le Voci nella mia testa che non mi lasciano in pace.
Ho risparmiato un bel po’ di soldi di analisi, edulcorando svariati episodi della mia vita, pensieri, parole, opere ed omissioni. Fomentata, anche, da questo nuovo inizio, carico di aspettative e speranza, ora mi è tutto chiaro.
Quindi, adesso, so esattamente come dovrò viverla al meglio, da oggi in poi.
…se mai, un giorno, dovessi riuscire ad alzarmi dal letto.

 

29.12.16

Caro Universo,
quando ho espresso il desiderio di riposarmi, fermarmi un po’ e – magari – per la fine dell’anno, trovare qualcuno che mi stendesse, devi aver frainteso…
Infatti, questo non significava per niente farmi finire a letto per due giorni con la febbre a 39, in preda a deliri e visioni mistiche che manco Fantozzi. Alternando il sonno a una veglia pregna di interrogativi sul senso della vita (che pare pure abbia trovato), buoni propositi rivoluzionari della stessa, fantasmi di tutti i tipi, pianto isterico, il tutto con in testa canzoni deprimentissime, tipo “Poster” che non so nemmeno dove sia andata a ripescare. No, Caro Universo, non era affatto quel che intendessi. Nonostante ciò, devo ringraziarti perché questo inconveniente mi dà una splendida scusa per il mio proposito di nonfancazzismo Capodannesco, senza il rischio di essere guardata male: “Non posso, c’ho la febbre” (ché il mio corpo, rifiuta proprio l’idea… 😁)

 

20.12.16

Finalmente è accaduto. A qualche giorno da Natale, proprio come capita nei film mielosi che non guardo più.
Ho incontrato l’uomo della mia vita.
Eppure oggi era un giorno normale, iniziato come tantissimi altri. La sveglia, il sonno, il caffè, gli orari, lo stress, tutta routine banale. Finché non è comparso Lui.
Io l’ho visto da lontano, proprio come nelle sequenze al rallentatore, con il sottofondo di una canzone romantica.
Ho sperato tanto che lui si accorgesse di me. E per fortuna, lo ha fatto. È venuto verso di me per parlarmi… Del tempo, capite? Del tempo! Che banalità e che tenerezza!
Non so se avete presente quei discorsi impacciati d’approccio, per stabilire un contatto, scoprire il suono della voce, o per avere una scusa per guardarsi negli occhi con complicità.
Ma NOI stavamo comunque parlando, sorridendoci.
Non so dirvi cosa ci siamo detti. Non capivo più nulla… Gli occhi a cuore fanno questo effetto.
Ma potrei descrivervi, per ore, la sua barba, quel grandioso sorriso con fossette e come mi sono sentita, quando ha puntato i suoi occhioni azzurri dentro ai miei.
«Prendimi qui! Ti prego, adesso!»
Fossette e occhi azzurri, quando ci sono, non ho scampo.
Ricordo pure che dal mio lettore, i Beatles suonavano “Come together” e io avrei voluto tanto dirgli: «No, guarda, in realtà io preferisco i Rolling Stones! E non guardarmi i capelli, non sono sempre così! Stasera me li lavo, giuro! Pure le occhiaie, normalmente non le ho (bugiarda!) ma in questi giorni sono taaanto stanca…» E ancora giustificazioni, tutte quelle paranoie miste a senso di inadeguatezza che ti escono fuori quando uno ti piace per sul serio.
Perché lui mi è piaciuto “per sul serio”, da subito.
E…
E poi l’ho vista. Che ammiccava scintillante e mi diceva: «Ciaooo…»
Il mio cuoricino negava, mentre le Vocine della Testa hanno iniziato ad imprecare:
«Eh nooo!!»
«Ecccheccaaa’!!»
«Ma non è giustooo!!»
«Questo ci piaceva…»
«C’ha la fedeee!!»
«Ma porca @&%!!! »
Aveva la fede. Quindi Lui era l’uomo della vita… di qualcun’altra. SBEM! Torna a terra, BB!! Niente film dolcioso di Natale per te!
Mentre continuavamo a parlare, io – che avevo smesso di sorridere – riuscivo solo a pensare che senso avesse quell’ennesimo incontro illusorio. Perché cercarmi, perché parlarmi, perché flirtare? O forse era tutto solo nella mia testa? No, dai. Sono rinco, ma queste cose ancora le distinguo.
Poi mi è venuta in mente, la notizia che avevo letto stamattina, a proposito dell’abolizione dell’obbligo di fedeltà. Proprio oggi. Forse questo avrebbe risolto tutto. Un bel rapporto a tre ufficiale, nel quale io non sarei più stata la zoccola rovina-famiglie e lui lo stronzo fedifrago.
Forse questo avrebbe risolto tutto.
…o forse no.
Mentre ci salutavamo, era già calato il sipario sulla nostra storia d’amore e sulla drittata a tre. Peccato.
Nella mia testa, le Vocine cantavano un pezzo della canzone “Ironic”: …meeting the man of my dream and then meeting his beautiful wife. And isn’t ironic?
No, non lo è per niente. Ma tanto lo so che la mia vita mi prende per il capitone da un bel po’.
In mezza giornata, lo avevo anche scordato. Ma lui ha avuto il cattivo gusto di tornare…con la moglie!
E allora sei stronzo forte!!
Ironia dell’ironia, la moglie non era neanche “Beautiful”, molto scialba, ‘na bionda sciacquetta da niente, insomma.
E io ho cominciato ad elencare un’infinita quantità di difetti che sicuramente ho, se no, continuo a non spiegarmi perché le sciacquette siano mogli e io resti zitella.
Tutto questo per colpa tua, brutto stronzo! Che ci sta sempre bene.
Che prima mi illudi, ti interessi, fai finta di essere l’uomo della mia vita, nascondi la fede e poi ti presenti con la lei. Sei proprio uno stronzo!
Perché, non ci conosciamo, ma tu oggi mi hai fatto proprio incazzare. Stronzo!
No, non sono pazza! Sono zitella! Zitella a Natale! Che è pure peggio!

12.12.16

Stamattina dovevo recarmi all’ufficio postale. Tra tutti gli edifici pubblici, credo sia quello che odio di più.
A questo luogo, ho legato ricordi terribili fatti di ore interminabili di attesa, prepotenze; neanche posti in piedi; spazio vitale costretto; aria irrespirabile; gente che litiga; che si lamenta dell’ufficio e del governo. Insomma un bel po’ di retorica stantia, mista a maleducazione e cattivi odori.
Per questo evito sempre di andarci. Ma la Raccomandata giaceva lì da quasi un mese e rischiavo che la mandassero via. Evitati i primissimi giorni del mese – durante i quali, signore e signori che devono riscuotere la pensione, arrivano per prendere il posto che è ancora buio, instaurano il racket dei biglietti elimina code e sono incazzati col mondo perché prendono troppo poco – mi ero imposta che stamattina, con tanta pazienza, sarei andata.
Avevo sentito parlare di questa App con la quale puoi prenotare il biglietto, arrivare comodamente e attendere il tuo turno da privilegiato. L’ho scaricata e così ho fatto.
Appena arrivata, l’ufficio era – ovviamente – ipergremito , puzzolente e trasudante lamentele, ma io sorridevo comunque.
Ho poggiato lo smartphone col Qr code sulla macchinetta, che mi ha dato il buongiorno annunciandomi che sarei stata chiamata prestissimo. Cosa che è avvenuta, dopo neanche cinque minuti.
Mi sono diretta tronfia e sorridente allo sportello, mentre – dietro di me – è partito l’intuibile brusio.
«Ma come? Ma forse… Il computer… La carta…» e svariate altre ipotesi.
Non ho potuto fare a meno di sghignazzare…
Questo fatto, pareggia con anni e anni di soprusi subiti in quel luogo – e altri – mentre attendevo, paziente, composta e muta, il mio turno.
Anni di signorotte che si intrufolavano, per poi guardarmi con aria di sfida e strafottenza che, un’educazione davvero troppo reverenziale verso gli anziani, mi impediva di rimproverare.
O che lo facevano spudoratamente dicendomi:
«Passo io che so’ più grande. Tanto tu pòi aspetta’, regazzi’…»
O che sbraitavano un falso: «Guarda che io stavo prima de teee!!»
Non ho potuto fare a meno di pensare a quella ragazzina troppo timida e cortese, in pasto a signore indurite dalla vita o semplicemente cafone.
Lei ed io abbiamo sorriso dall’alto del nostro posto privilegiato allo sportello e abbiamo mentalmente mostrato loro il dito medio.
Anche in questo caso, il Karma si è dimostrato micidiale. Pur nonostante i tempi delle Poste Italiane

05.10.16

Quasi una settimana in giro, ore di viaggio e un ritardo dell’aereo, che mi separava da casa, che proprio non ci voleva. Ma finalmente arrivo. Mi dirigo verso l’uscita divertendomi, come sempre, a rimirare diversi autisti coi cartelli in mano, intenti ad aspettare qualcuno del quale ignorano l’aspetto: “Sarà lui? Sarà lei?” Durante il tragitto, vengo avvicinata da molti tassisti che propongono un: “Taxi, Madame?” Sorrido e scuoto la testa, senza proferire parola alcuna in italiano. Per non togliere loro l’illusione della mia provenienza da chissà quale luogo esotico. Appena supero l’ultimo, questi fa al collega ” ‘sta signora c’ha un sorriso che te stenne!” Mi giro, glielo mostro e ringrazio.
Gli condono pure il “Signora”, perché a quell’ora, in quelle condizioni, e con quell’umore, non poteva darmi miglior “Bentornata a Roma, BB!” Si sta bene ovunque, ma casa è casa… 😍

 

14.09.16

Qualche anno fa, il mondo virtuale e non solo, impazzì per il video hot che aveva come protagonista Belen.
Postato da un suo ex fidanzato in cerca di fama e soldi. Di lui – dopo aver compreso che era un eroico gentiluomo – non abbiamo saputo più nulla, lei continuiamo a conoscerla tutti.
Fu così tanto il clamore che decisi che dovevo assolutamente visionarlo anche io. E lo feci, in dolce compagnia.
Avevo sentito dei giudizi da parte maschile, uno sfottimento generale sull’inesperienza della giovane Belù, che però, oh, comunque ci dava, eh! E quel culo! E quelle tette! E se vede che je piace! Questo il livello, facilmente intuibile, delle valutazioni.
Io lo guardai “da donna”, curiosa, abbastanza scafata, ma sicuramente non preparata a quel che avrei provato…
Il filmato offriva uno scenario abbastanza comune: una camera da letto semplice, un gatto, luci soffuse, l’intimità della propria casa che abbiamo TUTTI sperimentato, in compagnia di qualcuno con il quale ti senti talmente a tuo agio, da permettergli di riprendere le vostre performance.
Piccolo dettaglio: questo qualcuno ti amava, in quel momento. O diceva di farlo. Giusto per tenerlo a mente.
Ora, un filmino hard – amatoriale o meno – dovrebbe procurare eccitazione, coinvolgimento, quel che provai io, fu un’immensa pena.
Vedere questa giovane donna bellissima, in intimità, impacciata e imbarazzata, e di certo ignara della quantità di occhi che l’avrebbero scrutata, mi intristì moltissimo. Come se qualcuno ci spiasse di nascosto dalla serratura, solo che quel qualcuno erano milioni di utenti in tutto il mondo che potevano darsi di gomito, gongolando di averti vista, per BENE e all’opera.
Da allora, checché se ne dica, ha la mia solidarietà.
Qualcuno ha anche sostenuto che ne fosse complice, che avesse partecipato alla diffusione per pubblicità, io questo non lo so. Ma mi rimane difficile credere che qualsiasi donna, a meno che non lo faccia di mestiere, possa acconsentire alla divulgazione dei primi piani delle proprie parti intime. Ho visto meglio la sua che la mia.
E poi ce ne siamo dimenticati. Perché c’è stata qualche altra gossippata più succulenta. Mi sono sempre chiesta se lei lo abbia dimenticato.
E, soprattutto, chissà se accadesse a qualsiasi donna comune come reagirebbe. Questo purtroppo abbiamo avuto modo di capirlo.
Premetto che credo di essere una delle pochissime persone a non aver guardato il (o “i”) video di Tiziana, ma – in queste ore – ne sto conoscendo l’eco e, ovviamente, il tragico epilogo.
Ora, i soliti moralisti e troppo perbene che hanno commentato con incommentabili «Se l’è cercata, ‘sta troia! Le sta bene! Se fai determinate cose, che vuoi aspettarti?» mi fanno sorridere. (non dico vomitare, perché poi si capisce che li disprezzo…)
Tutte queste candide e impressionabili persone, me le figuro nel proprio talamo, alle prese con l’amplesso rigoroso ed educato:
«Le dispiace se la penetro?»
«Gradirebbe un cunnilingus?»
«Le andrebbe di ricambiare?»
Perché, se si sono scandalizzati tanto e possono ergersi a giudici etici e puntare il ditino santo, questo credo che facciano, quando sono arrapati, e solo dopo il matrimonio. E senza precauzioni, perché non si fa per mero piacere, ma per procreare.
Giusto?
Beati voi!
Sappiate che a noialtri sporcaccioni, le cosacce piacciono un sacco. Le facciamo spesso e volentieri, con criterio, certo, ma anche lasciandoci andare.
Noi zozzoni amiamo, scopiamo, e – se ci aggrada – ci riprendiamo. Ma questo NON vuol dire che vorremmo che l’intero mondo visionasse i nostri rapporti, le nostre nudità, la nostra intimità. Intimità, ecco. Questo lo facciamo per conto nostro e se ci sta bene, e non nuociamo a nessuno, siamo liberi di fare quel che vogliamo. Non vi pare?
Come al solito vi invidio, perché – Cari Moralisti – voi non sbagliate mai, mentre noi siamo, appunto, sudici peccatori e meritiamo di bruciare all’inferno e nella gogna mediatica.
Gli uomini che divulgano foto e video privati, no, quelli non li invidio.
Sono parecchio insicura, ma non fino al loro livello. Distruggere qualcuno, per affermare la propria forza da macho e il quanto so’ fico! Non credo che lo farei. Demolire la dignità di una persona che si fidava di me, non lo farei mai. Tutto questo per cosa? Risate con gli amici? Pacche sulla spalla? Stima? Rispetto? Chi potrebbe rispettarvi se compite queste azioni? Giusto qualche vostro affine, ah, vero! Pure i moralisti! Così individuate le sozze meretrici e svolgete un’epurazione sociale, grazie.
Per questi uomini qui, ho finito le parolacce.
E mi rincresce davvero che continuino ad infangare la categoria maschile, che ogni tanto, ci offre qualche elemento meritevole. Ecco. Voi e le vostre condotte, questo l’avete fatto divenire un’eccezione e, se fossi uomo, mi incazzerei pure di avere gente come voi, come simile. Chissà se lo pensano anche loro.
Ma non posso capirlo, perché sono donna e noi donne siamo fatte così. Continuiamo a sbagliare. Ad amare, a fidarci, a tentare, a scopare, a piangere, a pentirci. A pagare. Noi donne paghiamo sempre, purtroppo.
Ma poi ci dimentichiamo quanto l’umano essere possa essere infimo e ricominciamo tutto da capo. Ci fidiamo, amiamo, tentiamo… Forse, è giusto che sia così. Anche se oggi non so più cosa sia meglio credere…
Comunque i miei video li custodisco io. Così, per sicurezza.

21.07.2015

Interessantissimo inizio di giornata:
«Quanti anni hai adesso, 23?»
Eccola qui, la ruffianeria maschile! Ma no, forse sono io che penso sempre male… Ma 23 anni non li dimostravo neanche quando ce li avevo davvero. O forse quei quintali di creme che mi sto generosamente spalmando in questo periodo – in vista del Giorno X – funzionano davvero! Sì, per forza! (parecchi) soldi spesi benissimo!
«Ehm no. Tra una settimana esatta ne compio 29 (per l’ennesima volta!!)» Oh ha cominciato lui a prendermi in giro, scusate! «Non so come fai, ma più passa il tempo, più diventi bella… » «Grazie, grazie davvero… » Ricca profusione di complimenti, ci stanno sempre bene e le donne ne sono costantemente affamate.
«Sei sempre fidanzata, no?»
«Sì, sì, fidanzatissima!» Avoja! Io e l’Uomo Invisibile andiamo d’accordissimo. Certo, gradirei un po’ più di presenza e fisicità, ma non si può avere tutto! Il rapporto (platonico) migliore che abbia mai avuto…
«È normale che sei fidanzata, “Una come te”…»
Ecco, non si capisce perché la gente lo dia così per scontato. “Una come te” e via. Che vuol dire?? Boh! Se, malauguratamente, apprendono che non è proprio così, subito lì a scrutarmi cercando di capire cos’ho che non va. Tante cose, davvero. L’elenco sarebbe infinito. Poi peggioro ogni giorno, ve lo garantisco. Comunque la storia del Fidanzato Immaginario me la tengo buona per scoraggiare i pretendenti: c’è LUI, non si può proprio!
«Va bè, ma a cena con me ci puoi venire lo stesso…»
Ecco. Uomo Invisibile qui ti si sta mancando di rispetto alla grande proprio! Ma come?? Questo ignora la tua presenza sul territorio e ci prova uguale!! Ma come si fa? Se esistessi davvero, ti dovresti incazzare di brutto!
«Tu tanto sei come me, sei una “Moderna”…» Qui forse mi dovrei incazzare io, ma forse ho capito male…
«…anche tu pensi che “Ogni lasciata è persa”, no?» Ho capito bene!! «No guarda, a me piace perdere facile. E sono all’antica, tanto, ma tanto!» Pure qui mi chiedo in base a cosa abbia dato per scontata la mia “Modernità”. Mah!
«Sei proprio di coccio…» «Veramente tutti mi dicono “di travertino”, è ancora più duro, però l’aspetto è più carino, più nobile…»
«Ho fatto male a provarci, no?»
Classico momento in cui qualsiasi risposta dai, è sbagliata! Che ti devo dire?? Hai fatto bene, hai fatto male?? Hai fatto, punto. Basta.
«No, va bè… »
«Allora devo continuare?» Chi era di coccio, scusa??
«No, grazie» Capirà adesso? Perché gli uomini dicono che siamo noi, ma in realtà sono loro quelli che capiscono (e non capiscono) solo quello che gli fa comodo!! Che cavolo!!
«Mi hai proprio ucciso , questa mattina…» Estremo tentativo: stimolare il senso di colpa e far leva sul femmineo istinto da crocerossina. Peccato che io ne sia totalmente priva…
«Mi dispiace tantissimo…»
Annuisce a stento, abbassa la testa, sguardo triste, boccuccia rovesciata. Avvio verso l’uscita e titoli di coda… No! Colpo di scena! Si volta nuovamente e sforna – infine – un’ultima perla, prima di congedarsi:
«Comunque… Va bè che sei bella, ma non farlo tribolare troppo quel POVER’UOMO…»
Così, regalata. Dando, ancora una volta, per scontato – sulle basi di non si sa cosa – che io sono una che fa tribolare e rende un uomo normale un “pover’uomo”… Grazie davvero. (chi gliel’ha detto?? Chi ha fatto la spia??)
E tu, mio caro Uomo Invisibile, non ti ho mai visto, non ti conosco, nessuno ti conosce, ma già tutti ti compatiscono. Chissà perché… 😉

01.05.2015

Il 1° Maggio del 1994 era una domenica. Il giorno di festa era trascorso in modo classico: con i parenti a mangiare e divertirsi. Dopo pranzo “i maschi” si erano radunati per la visione del Gran Premio di Formula Uno, funestato – il giorno prima – dalla morte di un giovane pilota del quale non si ricorda quasi nessuno, perché non molto famoso: Roland Ratzenberger che, se gli va bene, viene ricordato come “Quello che è morto quando è morto Senna”.
Perché, appunto, durante quella gara morì il ben più noto Ayrton Senna. Ho fotografato nella mente la schermata del televideo che lo annunciava mestamente. Stessa età, stesso destino, diversissima risonanza. Eppure – come dice Totò nella sua “Livella” – la morte rende tutti uguali. O non è così?
Partendo da questi tristi episodi, quella sera mi ritrovai a pensare molto sulla vita e sulla morte. Sul fatto che l’una sia separata dall’altra da una frazione di secondo e non importa quanto tu sia famoso, ricco o potente, abbiamo tutti un destino comune dal quale non si può sfuggire.
Mi chiesi come fosse possibile che nell’aldilà ci fosse posto per tutte le persone trapassate nel corso dei secoli e se ci fosse la stessa divisione in paesi e città che c’è sulla Terra, per aiutarci a ritrovarci. O se questa storia del Paradiso fosse tutta un’invenzione per farci vivere più sereni… Quella notte, neanche a dirlo, non riuscii a dormire.
Il giorno seguente, a scuola, per il compito in classe di italiano, la scelta dei temi contemplava anche i fatti del giorno precedente. Scelsi quello e riversai nelle colonne di un foglio protocollo rigato, tutte le disquisizioni formulate durante una notte insonne. Magari il Prof, in quanto insegnante e in quanto adulto, avrebbe saputo darmi delle risposte, rassicurarmi, dirmi quale fosse la verità.
Ventuno anni fa a quest’ora, ero tornata a casa felice di essere riuscita, finalmente, ad esternare i troppi pensieri che spesso si formavano nella mia mente. E, forse, avrei ottenute anche le tanto agognate risposte.
Il Prof mi fissava da dietro gli occhiali. I miei occhi grandi sgranati in cerca di un segno di biasimo o di soddisfazione che non riuscivo a scorgere. Finché scosse la testa due, tre volte e poi mi disse:
«BB – lungo sospiro – come al solito sei “partita”, sei andata fuori tema… Hai fatto una dissertazione filosofica che non c’entrava niente, ma non posso metterti meno di 7 perché è scritto molto bene». Tornai al mio posto confusa. Dovevo essere contenta perché, pur essendo andata fuori tema, avevo comunque spuntato un voto decente, o dovevo infuriarmi perché un compito “scritto molto bene” meritava un punteggio migliore? E soprattutto… perché non mi aveva risposto, delucidato, confortato? Perché neanche il benché minimo commento su ragionamenti così intensi e profondi?! E in quale altra maniera poteva essere svolto un tema su un argomento del genere? Limitandosi ad esporre i fatti? Riempiendo pagine di «Oh poverini»?!
Alla fine conclusi che ero comunque soddisfatta del mio lavoro. Avevo esternato al mondo i miei interrogativi e i miei tormenti, anche se non avevo ricevuto risposta.
Anni dopo, una Prof molto meno clemente, riservò un 3 all’esposizione dei miei pensieri. Immeritato e ingiustificato, visto che, in quell’occasione, il mio “fuori tema” era stato anche molto contenuto e che un voto tale si riservava, in genere, a un compito non svolto.
Sono passati ventuno anni. I miei tormenti e le notti insonni sono sempre lì, purtroppo non c’è più nessuno che dia loro dei voti, i miei interrogativi si sono moltiplicati, il numero delle persone alle quali li espongo è molto, molto esiguo e non c’è, tuttora, nessuno che vi risponda.
Molto (troppo) spesso sgrano gli occhi grandi , mi fisso e penso. “Parto”… Sento una vocina nella testa che mi dice: «Stai andando completamente fuori tema…» e sorrido. Penso che forse meriterei un sette o forse un tre. Ma non mi importa. Mi sento bene. Andare fuori tema a me piace davvero troppo… 😉

 

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