WHAT GOES AROUND COMES AROUND

Stamattina ho avuto ulteriore conferma che “Tornano tutti”. Spessissimo, tornano quando non ce ne frega proprio più niente, e che il Karma è implacabile.

Ma andiamo con ordine…

Diversi anni fa, in una giornata di fine Agosto – come ora – in una mattina pre-partenza impiegata a effettuare gli acquisti dell’ultimo minuto, conobbi un tizio. 

Chiacchierammo un po’ e, infine, ci scambiammo i numeri di telefono. 

Mi disse che gli avrebbe fatto piacere vedermi quella settimana, a cena, ma non era possibile perché io stavo per partire e sarei tornata solo il sabato successivo.

“Allora ci sentiamo quando torni” mi rispose.

Io annuii, senza troppa convinzione.

Trascorsi la mia splendida settimana in Salento, scordandomi completamente di quell’incontro. 

Fino a quel famoso sabato di rientro in cui, mentre ero ancora in viaggio, in macchina, lui mi chiamò per accordarci su quando vederci.

Cavolo, questo è stato una settimana intera a pensare a me!

È interessato. È molto interessato… Fico!

Uscimmo.

Ricordo perfino come ero vestita quella sera: 

un paio di jeans chiari, larghi in fondo, come piacciono a me, che mi stavano da Dio;

un top nero di pizzo che metteva ben in evidenza le gemelle, senza risultare volgare, e che lasciava giusto intravedere il piercing all’ombelico. 

Una zeppa nera con dei fiori bianchi.

I capelli molto lunghi lasciati selvaggi, ricci, 

il mio solito profumo alla vaniglia.

Era stata una serata molto piacevole, all’Isola Tiberina, a bere, rimirar le stelle e raccontarsi.

Una serata di fine Agosto, come adesso.

Alla quale avevano fatto seguito svariati baci della buonanotte, anch’essi belli, con lui che insisteva perché lo seguissi a casa sua. 

Avevo saggiamente declinato.

Dopo questo primo incontro, ci fu circa una settimana di nulla più assoluto, durante la quale io mi ero torturata a dovere e avevo stilato una lunga lista di errori che avevo commesso e svariati difetti che possiedo, a causa dei quali è più che naturale che uno non mi voglia più né vedere, né sentire. 

Avevo sbagliato a non starci, ma no. Questo mi dimostrava solo chiaramente che tipo fosse lui e non mi interessava. O forse sì? 

Paturnie, signori. 

Femminee paturnie a noi purtroppo ben note.

Finché decisi che dovevo dipanare ogni dubbio e sapere la verità, sapere se quella sbagliata fossi io o lui, quindi gli scrissi. 

Lui mi rispose che era mooolto incasinato col lavoro, gli alieni, le partite di calcetto, ecc, ecc… 

Scuse che, negli anni a seguire, ebbi modo di udire più e più volte.

Asserendo che tutti quegli impegni, gli lasciavano libero solo il sabato, e non poteva sciuparsi il sabato sera per uscire con me.

Questo disse.

Lo disse davvero.

Sorrisi e incassai, ma non lo scordai mai.

Aggiunse, inoltre, che quella sera si sentiva particolarmente stanco, dolorante e che avrebbe molto gradito se “qualcuno” fosse andato a casa sua per fargli un bel massaggio.

“Conosci chi potrebbe farlo?” Mi chiese.

Io iniziai ad essere allusiva, stuzzicante, gli dissi che, sì, conoscevo qualcuno molto ben disposto a soddisfare questa sua esigenza.

“Davvero?”

“Ma certo…”

Mi figuro ancora il suo sorrisetto compiaciuto, spento dal mio invito a cercarsi una massaggiatrice tra gli svariati annunci ad uopo presenti ne ‘Il Messaggero’.

Non lo sentii più.

Nel corso di questi anni, ebbi modo di vederlo altre volte, di sfuggita, in diverse circostanze.

Entrambi ci guardammo bene dal rivolgerci la parola.

“Chissà se si ricorda di me?”

Mi sono domandata, in queste occasioni.

Stamani, ho avuto la mia risposta.

All’inizio credevo che scherzasse, che giocasse agli “sconosciuti”, poi ho capito che non aveva la benché minima idea di chi fossi.

Non ricordava di avermi già conosciuta, già baciata, già trattata di merda. 

Non ricordava nulla.

Ma io sì.

Ho riassaporato lo stesso modo di abbordare, neanche affinato dal tempo trascorso, le medesime frasi, battute e complimenti.

Gli anni non lo avevano cambiato, ma a me sì.

Solo per un attimo sono stata tentata di rivelargli chi fossi, ma ho concluso che fosse molto più divertente non farlo. 

O forse sarebbe stato troppo umiliante da sopportare un “Non ricordo” di risposta e non volevo rischiare. 

Gli ho dato giusto un indizio, quando mi ha chiesto che lavoro facessi:

“La massaggiatrice” ho sghignazzato.

Ma lui non ha colto. Ha solo fomentato il suo interesse.

Ho fatto finta di non capire, quando mi ha chiesto – nuovamente-  il numero e ho continuato a farlo parlare, a fargli dare il meglio di sé, in questa complicata jungla dei rapporti umani, in cui un giorno sei cacciatore e l’altro preda.

Mentre aspettavo solo il momento più opportuno per colpire… 

Ha, quindi, dichiarato che gli avrebbe fatto piacere vedermi questa settimana, a cena.

“Ho solo il sabato sera libero…”ho risposto.

“Perfetto. Allora ci vediamo sabato!”

Ho sorriso. 

L’ho scansionato dalla testa ai piedi, lentamente, passandomi la lingua sulle labbra, come una fiera che pregusta il proprio pasto.

Ho puntato i miei occhi dentro i suoi, senza smettere di sorridere. 

Infine gli ho detto: 

“Ma ti pare che spreco il mio sabato sera, per uscire con te??” 😉

ALL-IN OR FOLD?

Andare “All-In”, per i pochi che non hanno dimestichezza col poker, significa giocarsi tutto. Al contrario “Fold” vuol dire rinunciare a giocare.1610003_10152240713240549_1836993947_n

Ho sempre pensato ci fosse una grandiosa similitudine tra la vita e una partita di poker…

Anche nella vita bisogna avere le carte, ma soprattutto bisogna saperle giocare.

La mano che pensavi sicuramente vincente, sulla quale hai investito tutto quel che avevi e che invece alla fine quel tutto te l’ha fatto perdere, insieme alla voglia di giocare.

Oppure la mano iniziata male, su cui non avresti puntato niente, che hai giocato così dicendo «Ma sì, ci provo. Vediamo come va, anche se non è partita bene…» che poi invece, inaspettatamente, risulta essere la mano della tua vita.

O la partita perfetta, quella che ti sognavi la notte, quelle carte, quella fortuna, quei rilanci, quell’abilità, apparente frutto dell’esperienza, quella matematica favorevole, quell’istinto, e poi quell’autocontrollo, cercando di non tiltare. È perfetta. È lì e ce l’hai in pugno, è talmente bella da non sembrare neanche reale. Appunto. E se non lo fosse? Se alla fine si rivelasse solo un’illusione? Meglio rilanciare o lasciar perdere prima che si concretizzi la delusione? «Tanto ne verrà una migliore…»

Quante volte l’hai visto? Pensaci.fold-equity ed

A me è capitato di lasciare. Poi, anche per convincere me stessa, mi sono ripetuta che, in fondo, non era poi una partita così speciale e non mi interessava poi tanto.

Sul tavolo da gioco, come nella vita, mi sono ritrovata a pensare se mai incontrerò qualcuno per cui valga la pena andare All-In e poi mi sono subito chiesta, o è il contrario? O il segreto è giocarsi tutto sempre e a prescindere?

Come si raggiungono i risultati grandiosi?

Quelli che vincono sempre, hanno semplicemente in sorte carte migliori, o sono più bravi a sapersele giocare?

Se punti tutto e perdi c’è la possibilità che tu rimanga senza niente e se invece vinci? Se non giochi non lo scoprirai mai…

Il rischio è alto. Se hai perso tanto le cose sono due: o continui sempre a giocare e a investire, per cercare di coprire la perdita e ricostruire una fortuna, o ti ritiri con i tuoi pochi averi per mantenere intatti almeno quelli.

All-In or Fold?

Non so voi, ma io, quando è possibile, lo faccio sempre: se rinuncio a giocare controllo le carte che la sorte mi avrebbe fatto arrivare. Mi capita di dire «Ho fatto bene a lasciare…» però con un po’ di amarezza. Perché comunque è l’adrenalina del gioco, del tentare la fortuna, dell’ignoto che ci fa sentire vivi… Invece nove volte su dieci, mi mordo le mani: «Cavolo, avrei dovuto puntare tutto!».

Facile dopo, vero? Se avessimo la certezza del risultato sarebbe tutto più semplice! E se la vita ci donasse un’anteprima del “Cosa accadrà” non avremmo mai esitazioni!

“Se”… Ma nella vita, non c’è spazio per i “Se”. O giochi, o non lo fai.

Per il calcolo delle probabilità pensi che la fortuna arrivi solo una volta e chi lo dice che sia quella giusta? E invece chi lo dice che sia solo una volta?

Se lasci non lo scoprirai, se giochi rischi tanto, rischi perfino di vincere!Best Holdem Poker Cards

Ma bisogna comunque giocare.

E rischiare.

Ma giocare.

Gioca con moderazione, Ama e vivi smodatamente, incondizionatamente e con passione…

…All-In!

 

 

“Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
e rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
e  perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita. (…)

Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
e – quel che più conta –  sarai un Uomo, figlio mio!”

R. Kipling.