LA “TEORIA DELLA PAGNOTTA”

Qualche mese fa, fomentata da eventi e qualche lettura tosta – e distaccandomi dalle influenze dannose degli “occhietti a cuoricino” – mi sono ritrovata a partorire una delle perle filosofiche più complete e strabilianti della mia vita.

Ringrazio di averla pronunciata – e quindi incisa – tramite messaggio vocale non solo perché me la risento quando mi sento giù, ma pure perché esistono prove di maternità e genialità estemporanea della stessa.

Pochi giorni fa mi sono ritrovata a ripeterla a una me stessa, nuovamente, disorientata e ad un’amica semidistrutta da un gentiluomo.

Oggi voglio elargirla al mondo intero…

Signore e Signori, con emozione, orgoglio  e commozione, vi presento “La teoria della Pagnotta”!

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Ho provato a dirvelo (dirmelo) con dolcezza, quando ho parlato della “Miopia Femminile” (leggi QUIvi ho detto praticamente le stesse cose, ma tenendovi la mano e accarezzandovi i capelli. Non è servito.

Mi vedo costretta ad usare un pizzico di cafonaggine e brutalità in più che mi sono tanto congeniali. Ma almeno si spera che stavolta capiate!! (capisco…)

Tutte noi abbiamo letto “La verità è che non gli piaci abbastanza” e iniziato a vedere gli uomini con occhi diversi, per almeno una decina di minuti. Poi niente, poi ci scordiamo, poi capita sempre quello che ti piace particolarmente e dimentichi tutti i buoni propositi. La base quindi l’abbiamo, ma bisogna rafforzare i concetti. Vi garantisco che, apprendendo e applicando questa teoria, la vostra vita sarà più semplice. È molto facile e si basa sul motto:

Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Notare che parlo di pagnotta, non di sfilatino. Sì, lo so, i doppi sensi sono il mio forte, ma – in questo caso – non solo è fuori luogo, ma invaliderebbe la bella differenza che, invece, voglio sottolineare.

Parliamoci chiaro: di sfilatini ne troviamo quanti vogliamo, ma è ben altro quello che cerchiamo: la Pagnotta, appunto.

La pagnotta grossa, piena, corposa e completa. Ecco, vogliamo l’intero pacchetto: imponenza, scorza, morbidezza e sostanza.

E ora vi spiego che intendo…

Siamo donne e solo noi, e i nostri provati neuroni, sappiamo di quante elucubrazioni mentali riusciamo a creare per analizzare i comportamenti maschili. Un lavoro che, non solo è sfibrante e ci distoglie dalla nostra vita, ma che NESSUNO dovrebbe mai fare. Gli uomini spesso sono bravi a non farci capire bene quello che sentono, noi – purtroppo – siamo altrettanto eccellenti nella nobile arte di comprendere solo quel che vorremmo. Ora basta. O, se continuate, poi almeno non lamentatevi. Se volete accogliere le briciole, fatti vostri, ma non sperate mai che un mucchio di molliche faccia una bella Pagnotta.

Impariamo a distinguere un Briciolaio da un Portatore sano di Pagnotta, per evitare di passare giorni, sere e notti a scervellarvi, bisogna capire in fretta CHI avete davanti  e smetterla di fargli incarnare per forza il ruolo del buono nella vostra favola, solamente perché ci volete credere. Tante volte lo vorrei anch’io, ma non tutti sono buoni o magari non hanno il nostro stesso tipo di interesse. A volte, semplicemente, tra noi e queste persone, c’è una disparità di intenti e di sentimenti, ma occorre rendersene conto.

Se vi si presentasse uno dicendovi:

«Sai non è che mi interessi poi tanto, però qualche volta mi piace stuzzicarti, o mandarti un messaggio, spesso perché non ho niente da fare, poi lo vedi pure tu che mi scordo di te. Comunque una botta te la darei pure, ma non è che ti penso, ecco, non sei sicuramente in cima alla lista dei miei desideri… »

Che cosa fareste? Suppongo che rispondereste: «No, grazie». Io lo direi sicuramente. (a meno che non sia esattamente quello che cercate…)

Il problema invece è che troppo spesso rispondiamo «Sì, ancora» a palesi azioni che sottintendono esattamente questa frase tremenda!

Un lunedì sera raccontavo a un mio amico che stavo – finalmente –  per uscire col fantastico ragazzo che – in quel periodo – mi faceva battere il cuore.  Subito lui mi disse:

«BB posso darti un consiglio? Non accettare mai di uscire con uno che ti invita di lunedì…»

«Perché?»

«Perché è… brutto… »

Ovviamente lo ignorai e mi piccai pure abbastanza per l’ennesimo consiglio non richiesto.

Mi ci volle un bel po’ per capire esattamente quello che intendesse…

Il week-end inizia il venerdì sera e termina la domenica sera. Siamo tutti più liberi e rilassati in quei giorni. Tre giorni.

Il mio cavaliere dell’epoca se l’era spassata per fatti propri in quei tre giorni e aveva riservato a me il lunedì.

Io, talmente felice di incontrarlo, non avevo voluto vedere l’evidenza di quel che mi stava offrendo: un bel piatto di briciole riscaldate.

Avrei dovuto lasciar tacere gli occhietti a cuoricino e dare retta all’amico che, solo attraverso quell’ informazione, aveva ben inquadrato il soggetto che – infatti – si rivelò solo un piccolo briciolaio abbastanza comune, quanto squallido. Ovviamente parlo in generale. L’invito di lunedì da uno che ha solo quella sera libera e decide di passarla con me, lo accetterei di corsa… E questa è un evidente esempio di differenza tra Pagnottaro e Briciolaio.Pagnotta (1)

È che siamo sempre pronte a sfornare un bel po’ di “però”

Però mi ha invitata…

Però mi piace tanto…

Però ci esco, poi vedo…

Ti ha invitata e allora? Dici che bisognerebbe pure ringraziarlo per questo immane sforzo??

Ti piace?? E tu dovresti piacerti molto di più e non accettare mai NULLA che sia al di sotto di quello che desideri!!

La verità che cerchiamo di non vedere, di giustificare, è che, di fronte a certi comportamenti, non occorre sapere nient’altro…! Inutile cercare di capire, interpretare, spiegare, certe azioni urlano più di qualsiasi parola.

Altro esempio: Lui è carino, gentile, affettuoso, ma a tempo determinato. Perché a un certo punto – senza motivo – scompare, per svariato tempo, per poi ricomparire – come se nulla fosse – con messaggio o chiamata carinissimi.

Cosa traduce la donna: «Sì, va be’, è sparito un mese eh… Però poi mi ha mandato quel bel messaggio… Che dolce!»

Lo sai cos’è quel bel messaggio?? Una dannata briciola! Infiocchettata, ma sempre briciola!

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Il messaggio della ritrovata via di casa? Briciola!

Chiaro?

Altra pratica nella quale noi donne siamo campionesse mondiali è quella di addossarsi colpe che non abbiamo. Infatti, di fronte ad una sparizione, generalmente iniziamo ad elencare tutti i nostri comportamenti sbagliati, anche inesistenti, che hanno portato all’allontanamento dell’ometto. E giù di: «Sono sbagliata io, ho fatto/detto qualcosa, cos’ho che non va?» Probabilmente nulla, forse hai solo scambiato uno Spacciatore di Molliche per un Panettiere.

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Ed è perfettamente inutile continuare a cercarlo, sperando in una redenzione sulla via verso casa.

Anche io ero così e un tempo mi sarei fatta viva io, a oltranza, perché quando ci tieni è così che si fa. Ma evidentemente se rimane un contatto  univoco, l’affetto non è ugualmente distribuito.  Quindi ora mi adeguo.

Se una persona si dimentica di me, non mi occorre sapere nient’altro.

Se una persona non avverte la necessità di vedermi o sentirmi, non mi occorre sapere nient’altro.

Magari ho frainteso, magari mi sono sbagliata, magari non sempre qualcuno tiene a te come tu tieni a lui. E parlo di qualsiasi tipo di rapporto, amore, amicizia, a volte ci rendiamo conto che avevamo investito, e ci eravamo affidati, tanto su persone che non avevano fatto lo stesso con noi. Fa male, ma bisogna in primis capirlo e poi accettarlo. Perché chi ti vuole davvero bene, non si scorda mai di te… È così semplice quanto doloroso…

Ma meglio un dolore rapido ed efficace che consumarsi in un’agonia alimentata da croccantini per cani che – ogni tanto – qualcuno si ricorda di darti. No tesoro, meriti ben altro.

Ci sono rapporti che vanno bene così, ci sono persone che sentiamo una volta al mese, entrambi ne siamo consapevoli e non chiediamo di più. I problemi nascono quando c’è una discrepanza tra quel che vorremmo e quel che ci viene dato e, soprattutto, quando cerchiamo di farcelo bastare.

Quando lo usiamo per alimentare speranze:

È finita, eppure continua a scrivere, ad essere presente, ad interessarsi della sua vita. Nella mente della donna un uragano che a confronto Katrina era una leggera brezza estiva.

«Però mi scrive, però mi cerca, però mi ha detto così, fatto così… »

Però, però, però… Però, niente. State insieme? No. Allora tutti quei però sono fantastiche briciole. Punto.

E cosa vogliamo noi? La Pagnotta! Brave.

images (1)O, ancora, cercando di dare immane importanza a cose fin troppo banali. Scelgo per esempio una frase che ormai sento davvero troppo spesso:

«Però mi mette sempre i “Mi piace” su Facebook…  Quindi mi “controlla”, si interessa…»

Ma ci rendiamo conto che ci siamo ridotte a dare importanza ai “Mi piace” di Facebook?? A misurare la nostra felicità in base alle polliciate ricevute?? Mi pollicia=Buono!=Ha interesse. Non mi pollicia=Non gli interesso=Potrei morire! Ci rediamo conto che ci attacchiamo a un mezzo virtuale, che con la socialità vera, il contatto autentico e un rapporto sincero – a qualsiasi livello – non ha NIENTE a che vedere?? Queste sono ancora meno delle briciole!!

Le persone davvero importanti nella mia vita, neanche le seguo su Facebook! Perché non mi serve un calderone virtuale per mantenermi in contatto con loro. Non so dirvi né cosa pubblichino, né quanto tempo ci passino. Non lo so sul serio!! E vi dirò di più: certe volte non faccio neanche caso a CHI ha pubblicato l’elemento che apprezzo, perché magari scorro così velocemente che non mi soffermo nemmeno più di tanto a guardare.

E invece dite che i “Mi piace” valgono tanti punti nel conteggio della felicità? Dai su… Le Pagnotte sono ben altro…

Finora ho parlato come se noi donne fossimo tutte delle povere pazze che capiscono o interpretano male e che fanno film romantici sulla base del nulla. In realtà non è del tutto così…

È finita? Allora perché cavolo mi continui a scrivere??

Non mi vuoi?? Idem. Ovvio, no?

Per motivi sconosciuti, gli uomini spesso attuano dei comportamenti ambigui (se lo si chiede loro, lo negheranno fino alla morte…) e sono esattamente quelli a destabilizzarci. Parole che contraddicono fatti e viceversa, premure che vanno oltre il semplice affetto, semplici sguardi parlanti… E poi? E poi un bel po’ di nulla. Briciole alla griglia.

Io li chiamo gli “Uomini Gambero”: un passo avanti e dieci indietro. Anche se dicono di no, lo fanno, lo fanno…

Appunto per questo, mie care, dobbiamo farci doppiamente furbe se vogliamo salvaguardarci e imparare a distinguere le pietanze. Non vi sto dicendo che sia semplice, che sia indolore, tutt’altro.

Ma, per evitare di passare la vita ad analizzare, ad essere alimentate da molliche fritte, occorre concentrarci sulla concretezza, sulle azioni, sulla Pagnotta!

Pagnotte sono: uno che fa di tutto pur di vederti cinque minuti e non quando non ha di meglio da fare; uno che ci tiene a sentirti sempre e non solo quando si ricorda; uno che si scorda di avere Facebook e non che lo controlla quando sta con te; uno che è presente effettivamente, non che promette solo di farlo. Chiaro?

Di fronte alle azioni di cui sopra, non occorre sapere nient’altro.

Ah ok… Ora devo elencare anche le attenuanti per sparizioni e indecisioni:

  • Magari ha perso il telefono (sì certo…)
  • Magari è partito (Sì come no…)
  • Magari è stato colto da Alzheimer precoce (sicuramente…)
  • Magari ha paura (questa lo sapete che non la reggo più…)

E, se qualcuno obiettasse che – certe volte – ci possono essere degli impedimenti tangibili e giustificabili, ricordo a tutti che esiste il Signor “Uso della Parola”, perché noi, purtroppo, il pensiero ancora non lo leggiamo. Quindi magari ditecele le cose, grazie. (se è così, ma indovinate quanto ci credo? Bravi! )

Rimane l’annoso dilemma: Perché lo fanno? Perché sono stronzi? Perché sono insicuri? Perché sono superficiali? Perché sono seriali? Perché non si rendono conto? Perché dicono le stesse cose a tutte?

Non lo so, non lo so davvero…

Quello che sicuramente so, è che non si può sprecare del proprio tempo a cercare di capirlo. Non si può e non si deve. E, anche qui, occorre sapere solo questo.

Ricordate: Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Tutto il discorso vale anche per gli uomini, perché mica solo noi siamo vittime dei briciolai folli, esistono delle graziosissime venditrici di sbocconcelli davvero niente male. State in guardia pure voi!

Con tutto questo non vi sto dicendo di analizzare per bene chiunque  si presenti al vostro cospetto… e invece ve lo sto dicendo, eccome!! Ve lo sto inculcando e gridando!! Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Liberiamoci di questi novelli Pollicino che ci tengono legate attraverso un percorso zeppo di miserrime briciole e ricerchiamo dei portatori sani di Pagnotta.

Cosa siamo? DONNE!pagnotta

Cosa non vogliamo? LE BRICIOLE!

Cosa vogliamo? LA PAGNOTTA!!!

Nuove adepte del Pagnottaresimo, ricordatevi di predicare e soprattutto razzolare, non concedetevi più miseri spuntini bricioleschi ma pretendete sempre una bella Pagnotta sostanziosa. In mancanza di essa, digiunate. Per quanto si possa essere affamate, le briciole non ci appagheranno mai. Potranno spegnere momentaneamente il languore, portando fastidiosi effetti collaterali, ma un pasto decente è ben altro.  Ripeto, il digiuno è preferibile.

Io ho sviluppato una curiosa intolleranza ai cibi minuti, forse sono diventata Piccoliaca

State meglio? Be’ ve l’avevo promesso…

Qual è il motto??

Grandi! Siete diventate proprio brave…  Sono fiera di voi… 😉

RICETTA PER DUE:

Prendere un bel Pagnottone e una Patata di egual misura. La patata ce l’abbiamo in casa,

il Pagnottone va scelto con cura.

Aggiungere sale, peperoncino e taaanto pepe. È sempre preferibile accompagnarli con taaanto riso e, facoltativo, un buon vino. Aggiungere poca zucca ma tanto cuore, sia del Pagnottone che della Patata.

Oliare sempre e non distogliere mai lo sguardo dalla fiamma. Cuocere finché entrambi  non saranno cotti a puntino.

Ma non troppo, che si bruciano.

Assaggiare e saggiare.

Aggiustare secondo necessità, a volte c’è troppo sale, altre poco pepe e così via. Dovremmo

raggiungere un giusto equilibrio di tutti gli elementi: q.b.

Unire gli ingredienti.

Mangiare a volontà.

Buon appetito!

NdBB: Se sei uomo, rileggi tutto sostituendo “Patata” con “Zucchina”…

Sì questa è piena di doppi sensi… Fantastici, vero? 😉

A TE e A TE, affinché non perdiate più né la vista né la PAGNOTTA… 😉

…E a TE, “Padrino” della Pagnotta… 😉

“Chi ti ama c’è sempre,

c’è prima di te, prima di conoscerti…”

M. Mazzantini

PS: Altra storia sono gli uomini che si fingono eccelsi Pagnottari per raggiungere il loro scopo e poi si rivelano enormi PDM. Ma ve ne parlerò prossimamente. Contro questi non c’è scampo mie care, solo il Karma. Ma tranquille che quello è micidiale e non scorda nessuno.

Ridiamoci su

LA GUERRA DELLE GATTE MORTE

Siamo circondati! È ora di fare qualcosa. Vi annuncio la nascita di un movimento che vede Presidentessa me medesima sottoscritta, il movimento AGM: AMMAZZA GATTE MORTE! E non se ne può piùùù!!!keep-calm-and-ammazza-la-gatta-morta

Una volta erano rare, adesso si sono riprodotte in maniera preoccupante! Dobbiamo assolutamente agire…

Sono perfida? No, credetemi. Le perfide sono loro. È ora di smascherare una volta per tutte queste nauseanti pantomime di donne che celano un’anima da spietate strateghe.

Non mi credete? Ok allora leggete…

Già Chiara Moscardelli aveva portato alla luce il problema con il libro “Volevo essere una gatta morta”:

“La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non fa battute divertenti, sta in disparte, non esprime opinioni. Ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il suo ragazzo con gli amici, non si concede mai al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio”.

(Questa cosa delle mestruazioni dolorose e invalidanti mi ha sempre fatto ridere, ma tant’è… Quante volte lo avete sentito? «Non posso, ho il ciclo… » E allora?? In questo preciso istante almeno un miliardo di persone ce l’avranno e quindi?? Le GM non lo possono sopportare, scherziamo??)

Invece io, che sono molto meno diplomatica, nel mio libro le ho definite “ Fregnette Mosce AKA Femmine gne-gne” :

“Queste donne sono le classiche bamboline tutte mascara, lucidalabbra e sorrisetti. Se vedi una donna che non sa parcheggiare a spina nel deserto, questa sarà sicuramente una FREGNETTA MOSCIA. Il termine gnegne infatti deriva proprio dal fatto che, oltre che ridacchiare, non sa fare nulla. Non sa cucinare, non stira, non sa cosa sia un forno, non sa parlare di nulla oltre che del tempo, è la fonte di ricchezza di parrucchieri ed estetisti. E, ahimè, è il prototipo più amato dal genere maschile. Infatti tale donna, avendo una personalità decisamente latitante, non dà nessun tipo di problemi perché l’unica preoccupazione che ha è solamente quella di riuscire ad abbinare il rossetto con la mutanda. Lungi dalla FREGNETTA MOSCIA intavolare qualsivoglia tipo di discussione col suo uomo. Anche perché arrabbiarsi fa venire le rughe e non sia mai!”

Ma non ci importa la definizione, ciò che conta è che – mentre leggete – vi sono venute in mente almeno un paio di esponenti di questa categoria, quindi sapete bene di cosa sto parlando.

L’unica cosa che mi chiedo da sempre e alla quale non ho mai avuto risposta è: ma loro, le GM, sono consapevoli di esserlo o no?! Questo vorrei proprio saperlo…

Per un periodo della mia vita, ho provato anche simpatia per tali soggette, ora no. Ora mi hanno davvero rotto.

Non fatevi ingannare dai sorrisetti, da questa presunta debolezza, dal loro sapiente fare da finte tonte, da questa dolcezza sciapa come la loro personalità, queste sono macchine diaboliche che non lasciano MAI nulla al caso.

Sbagliando, molti ritengono che l’opposto di una GM, sia una donna aggressiva. Non è così. L’antitesi è quella che io chiamo una Donna-Donna (DD): intelligente, capace, indipendente, sveglia, cazzuta quanto basta, una donna con le palle, signori! Il tipo di donna che può tener testa e affiancare un Uomo (la maiuscola non è a caso…)

Ora qualcuno obietterà che gli uomini adorano sentirsi utili, quindi per questo preferiscano le GM, perfetto. Ma non è proprio così. Avete presente il detto “Non sai mai quanto puoi essere forte finché essere forte è l’unica scelta che hai”? Le DD lo conoscono molto bene. La GM si aspetta che qualcuno le risolva i problemi, la DD agisce. Se qualcuno la aiuta è meglio, ma non può rimanere ferma ad aspettare. «In qualche modo ce la farò» chiosa la DD. «Qualcuno lo farà» risponde la GM.  Capito la differenza?

«Lei da sola non ce la farebbe…» Non so voi, ma io mi sono stancata di sentire questa frase. Questa difesa di questa presunta vulnerabilità di questi animi puri. Ma de che?? Queste hanno capito tutto!! Si celano dietro una fragilità d’animo e fisica per farsi servire come regine.

Conoscevo delle GM che si facevano venire a prendere a casa da qualche poveretto cotto di loro, così lo illudevano e attuavano uno ”Sfruttamento dell’infatuazione”. Sfruttare, sì, è il termine giusto. Perché se tu sei certa che a uno non gliela darai mai, ma fai leva sul suo debole per te per farti scarrozzare, quello fai. Lo sfrutti. E le state ancora a difendere??

Le GM si circondano di un bell’harem al maschile perché tutti possono tornare utili. E poi… puntano le loro prede e gli si dedicano con una cura minuziosa e dettagliata.

Una GM che stava circuendo un ometto, mi ha confessato:

«Io gli faccio la Goccia Cinese… »

«In che senso??»

«Lo martello, piano, piano… giorno per giorno, finché non cede. Capitolano tutti…»10914572_588677167930047_1226531644_n

Nooo… va be’… E io non gioco più!! Queste sono delle sicarie del corteggiamento, delle professioniste della conquista, delle tattiche implacabili, non posso competere! Io al massimo metto in atto il vecchio gioco di sguardi-sorrisi. Che, poi, quando ti giri per cercarlo con gli occhi e vedi che pure lui ti sta guardando e entrambi sorridete, per me non ha paragoni… Posso vestirmi carina e lasciare sottointendere che sotto i vestiti mi piace agghindarmi anche meglio, posso sfiorarlo per avere un contatto fisico garbato. E poi gli faccio fare l’Uomo, mi piace l’Uomo che fa l’Uomo, mi farei portare in capo al mondo da un Maschio deciso. Ma queste sono imbattibili! Queste giocano in maniera scorretta, dai! Io ho sempre paura di disturbare, queste hanno l’invadenza del prezzemolo! E il loro amor proprio viene sacrificato in nome dell’accalappiamento. E giuro che l’ho visto tante, tante, tantissime volte!! Un’onnipresenza che manco un gps!! Neanche un’ombra! ‘Sti poveretti non hanno né scampo, né tregua! Se le trovano così addosso che davvero arrivano ad un punto in cui, poi, non riescono a farne a meno!! Sarà abitudine?? Sarà l’essere lusingati da questa geisha smorta che li riverisce con una devozione ossequiosa?? Sarà un sentirsi così importanti da volerne tutti i giorni?? Io non lo so, ma non sapete quante volte succeda… Io la vedo più semplice: se uno non mi vuole, non insisto. Perché dovrei?

Dovrei prenderlo per sfinimento? Non funziona così… E non c’entrano principi, favole e illusioni, un uomo vero fa di tutto per averti, o no? E, soprattutto, dovrebbe essere un piacere la mia presenza, non un’imposizione coatta. Un uomo che alla fine si prende quello che passa e permane con insistenza, come lo dobbiamo considerare? Oppure è il contrario? Un uomo interessato ad un tipo di donna come la GM, non potrebbe essere mai attratto da una come me e viceversa.

Qui ci sono uomini che, se ti vogliono, ti vengono a citofonare a casa! Lo giuro! È successo due giorni fa! (non a me, ovviamente…) Invece queste qua attuano una politica di stalkeraggio fine allo sfiancamento! Questa è una guerra impari, signore mie!

Ma, se glielo chiedi, tutti i maschi ti dicono che le GM non valgono niente. Allora perché poi finiscono sempre con loro?? Quindi… Visto che sono stanca di vedere Uomini che cercano Donne (e le maiuscole ancora una volta, non sono a caso…) e poi si buttano tra le fragili braccia di fregnette mosce, visto che mi sono rotta di sentirmi ripetere che sono bellissima, taaanto simpatica, troppo intelligente, veramente SPECIALE, che con me si sta benissimo e poi… tutti prendono un biglietto solo andata per la Culonia o comunque per qualche posto abbastanza lontano da me… Ci tenevo a dire che: in realtà non sono poi ‘sta gran strafica, di sicuro non così simpatica, veramente stupida, direi decisamente, ultra normale se non, oserei, banale e con me non si sta poi così bene, è difficile sopportarmi cinque minuti di fila, sul serio! Ecco. Lo volevo dire. Non sia mai cambi qualcosa… Ma siccome dubito che cambi qualcosa, vi annuncio che io non gioco più! Ci vediamo in un’altra vita, perché – in questa – mi avete rotto il cazzo tutti, voi e le GM!!!!!!!!!!!!!

…Ecco. E io avrei finito qui. Avevo finito qui… se non fosse che…

Signori, nulla capita per caso! Mentre lavoravo alla stesura di questo articolo ed ero impegnata nello sbircio di Facebook, la mia attenzione è stata catturata da un testo di una canzone di Califano, riportato integralmente. Ancor di più mi ha colpito CHI avesse riportato tale testo: noto tombeur de femmes che, ultimamente soffriva le pene per colpa del pene, o – meglio – per una che prima aveva piantato e che ora lo stava facendo penare, appunto. Quando vi dico che il Karma è micidiale, mi dovete credere!!!

Tutti noi conosciamo il Califfo-pensiero, un mio ex lo usava come mentore e io lo redarguivo sempre con un: «Sì, ma ti ricordo che è morto solo…» (e pure lui è rimasto solo, senza di me sicuro…) Califfo: sciupa femmine, la mia libertà, svariate canzoni a testimonianza di ciò. Questa no, questa canta l’amore verso una sola donna, nonostante tutte le altre. (Se volete, la trovate QUI )

Neanche il tempo di “polliciare” il mio apprezzamento, che il playboy denoartri mi scrive in privato (niente, la gente non lo capisce che ogni cosa che mi viene detta verrà poi scritta! Continuate comunque, io sono contenta!!!)

E da lì è partito il lamento del latin lover, su quanto fosse pentito di aver lasciato la donzella e, disposto a tutto per riconquistarla:

«È lei BB… Stronza, egoista, acida. Sono anni che ci scorniamo forte ore e ore. Poi troviamo la pace e ci lasciamo col sorriso. C’è voglia di affrontare le situazioni, i problemi e risolverli… Hai visto cosa c’è in giro? Un puttanaio… Sì, ti ci diverti una sera, ma poi? Questa è una Donna vera…»

E un sicuro, quanto mozzafiato:

«Io me la sposerò…»

Bum! Colpita e affondata… (Io, non lei…)

Per me è stato illuminante!

Innanzitutto, lasciatemelo dire, vi prego: ma sempre dopo?? Vi rendete conto sempre dopo di quello che avete perso?? Ce dovevate pensa’ prima! Ora attaccateve a una gatta morta, grazie!!!

Però… bisogna anche riconoscere il merito di quelli che hanno il coraggio di tornare indietro e ammettere i propri errori. Perché mica lo fanno tutti…

Forse è vero che tutti gli uomini, nessuno escluso, ambiscono a una Donna-Donna, ma – spesso – finiscono con una gatta morta perché più gestibile. Forse è vero che non tutti gli uomini hanno la forza di affrontare una donna forte. Forse è vero che alcuni uomini si scelgono le GM per essere sicuri di avere il controllo.

«…Perché quando vedi una cosa così bella, le altre non possono reggere il confronto…»
Così mi ha detto l’uomo che stavo aiutando a scegliere un regalo per la compagna. Sul tavolo tre borse: due belle ma abbastanza comuni, poco impegnative, una botta sicura, diciamo. E poi c’era LEI: la più diversa, complessa, non paragonabile a nessun’altra, lui non riusciva a staccarle gli occhi di dosso…
«Quando vedi una cosa così bella le altre non reggono il confronto. Sì, puoi trovarne altre che ti piacciono, ma non saranno mai come lei. È sicuramente la migliore… Però… Non lo so…»
Ho sorriso, abbassato il viso, scosso la testa e bisbigliato:
«È come con le persone…»
«Cosa?»
«È come con le persone… A volte ne incontri qualcuna così dannatamente diversa dalle altre da spiazzarti. E lì che fai? Come la gestisci? Pensi davvero di riuscirci? Meglio lasciar perdere…»
Avrei voluto tanto dirglielo, ma invece gli ho risposto:
«Nulla… Allora ha scelto?»
«Non lo so…»
E l’ha lasciata lì, non l’ha presa. Proprio come con le persone. Forse era troppo bella, sicuramente era la più impegnativa, ma particolare, differente e lui l’ha comunque lasciata lì.
«Ci penso…» mi ha detto.
Magari non tornerà, magari tornerà e scoprirà che qualcun altro, con più coraggio, l’ha portata via e si racconterà che non era poi così speciale, magari andrà sul sicuro e ne prenderà un’altra più “comune”… Ma, in cuor suo, saprà per sempre che lei è la migliore di tutte quante!

fare-la-gatta-morta-testoQuindi, scusatemi, ritiro tutto. Niente Movimento AGM, perché le GM ci servono vive. Ci servono nella grande catena alimentare della riproduzione perché sono le donne minuscole adatte agli uomini minuscoli. Quindi è giusto e sacrosanto che copulino tra di loro.

Sono stronza? No, sono una fiera DD, una leonessa, una Pantera viva, almeno non fingo di essere una mansueta femminuccia e sarò sempre orgogliosa di questo. Nonostante tutto. E sapete anche voi che siamo le migliori.

E lo sanno pure quelli che, mentre stanno con voi a coccolarvi perché siete stanche, vi si sono spezzate le unghie e avete addirittura guidato, sognano di spassarsela con noi che siamo sempre sveglie.

È una magra consolazione? Forse… ma pensando questo, mi sento già molto meglio. 😉

PS: Anche questo me lo chiedo da una vita: ma le GM si stancheranno pure a fare sesso?? Perché si suda e fatica, eh!!

“Questo mio apparire forte e che supero tutto, è come se m’avesse marchiata.

È un po’ come se avessi scritto in fronte: “Passatemi sopra, schiacciatemi a dovere,

tanto mi rialzo comunque…”
Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

 

 

«Ok, non ero riuscita a domare Big,

ma il vero problema era che lui non era riuscito a domare me…

Forse certe donne non sono fatte per essere domate,

forse hanno bisogno di restare libere…

Finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre…»

Sex and The City 2×18

UN COMPLEANNO DA RICORDARE…

Ebbene sì, il tempo passa! Per voi, chiaramente, perché io ho compiuto sempre 29 anni… per l’ennesima volta!!

Ma quest’anno è diverso. Questo è stato un compleanno da ricordare! Il film lo avete visto? Dai è un cult! Una mia amica ed io ci telefoniamo ogni volta che lo danno per guardarlo, tornare adolescenti e sognare ancora.

Comunque non ho compiuto sedici anni e il più figo della scuola non mi è venuto a cercare portandomi la torta e mai accadrà. In primis perché non vado più a scuola già da un po’ e soprattutto perché – come ben sapete – la vita è tutt’altro che un film!hero_EB19840101REVIEWS401010384AR

Il mio è stato un compleanno da ricordare per altri motivi…

Non so voi, ma a Capodanno e ad ogni genetliaco mi viene naturale stilare un bilancio: dove mi trovo, quali obiettivi ho raggiunto, sono felice? Stavolta voglio esternarlo al mondo…

Faccio parte della schiera di persone “che non si lasciano stare”, quelle che chiamano sensibili, empatiche, o – semplicemente – profonde, qualcuno anche“pesanti” e devo dire che hanno ragione. Io mi sento solo una con tanti pensieri e poche parole e il già noto “vaso di coccio tra vasi di ferro”.

Da piccola – come tutti – avevo dei sogni e dei progetti ed ero davvero una bambina favolosa! Un esserino impertinente e così sicuro di sé, che guardava al mondo con aria di sfida e l’incoscienza che possono avere solo i bimbi.

Non so in che momento questa bimbetta mi abbia lasciata, ma mi manca.

Forse è successo quando ho iniziato a scontrarmi con la realtà e ho permesso che la vita mi cambiasse. Questa stronza, non solo non ci dà sempre quello che vogliamo, ma – troppo spesso – prende il sopravvento e noi riusciamo ad esserne solo spettatori disarmati. Così tutti i nostri bei progetti si fottono, lo sguardo si abbassa e la sicurezza svanisce.

Gli ultimi anni, poi, mi hanno tolto e dato tutto, condotto all’Inferno e riportato.

Ho conosciuto la disperazione pura, la depressione più totale, un abisso così nero e profondo dal quale, tuttora, non riesco a capire come abbia fatto ad uscirne indenne. Forse la bimba impertinente ha preso di nuovo il comando e ci ha salvate entrambe…

Ho smesso di prendermi cura di me stessa e delle persone che mi erano davvero vicine, perché pensavo – avevo deciso – che non ne valesse più la pena. Per questo, non riesco ancora a perdonarmi. Ma sicuramente tutto ciò mi ha trasformata e ho finalmente trovato un mio equilibrio.

Si dice che chi abbia avuto problemi seri, subìto un lutto grave, visto la morte da vicino, poi cambi, affronti la vita in maniera totalmente diversa e apprenda appieno il significato di essa.8416518286_311d46f669

Queste persone le riconosci, io ho imparato a distinguerle a chilometri di distanza. Forse è questo che è capitato a me e che doveva accadermi perché capissi molte cose.

Una delle parole chiavi che ormai uso costantemente è: “ridimensionare”. Guardare tutto nella giusta prospettiva.

Quante volte ci siamo trovati in circostanze che sembravano disastrose, poi col tempo le abbiamo superate, il dolore è svanito e ci siamo resi conto che erano solo sciocchezze. Quanto tempo perso dietro a persone immeritevoli, situazioni malsane, sofferenze gratuite. Troppo.

Gli avvenimenti molto gravi sono pochi, per fortuna. E possiamo immaginarli… Si trova un rimedio per tutto. Non vedo più i problemi come montagne insormontabili. C´è sempre una soluzione e, anzi, molto spesso le cose si sistemano da sole e molto più facilmente di quel che crediamo.

Non mi lascio sconvolgere dagli accadimenti esterni.

Non mi affanno… Né nel cercare di cambiare le situazioni, né per piacere a tutti.

Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, sempre, ma non farti neanche mettere i piedi in testa. Le persone tendono a prevaricarsi, rispetto tutti ma, sopra ogni altra cosa – finalmente –  rispetto me stessa e mi faccio rispettare. Anche se a volte con certa gente non vale neanche la pena discutere. Non lo vedo come un segno di debolezza, tutt´altro. Il mio tempo e i miei pensieri sono preziosi, quindi cerco di non sprecarli in discussioni sterili. Sono arrogante? Forse. Più che altro penso che le persone scelgano come vederti indipendentemente da quello che tu faccia o dica. Se decidono che piaci loro, potrai fare qualsiasi cosa, ma lo penseranno sempre. E vale anche il contrario. Perciò non mi lascio sfiorare dalle opinioni altrui. Faccio i conti solo con me stessa, il resto lo lascio andare….

Non sono mai riuscita a fare i finti sorrisi e, per questo, ora non mi colpevolizzo più. Anzi sono fiera della mia onestà comportamentale e consapevole che non possono piacermi tutti, né io posso piacere loro. E lo accetto.

Non mi va più di giustificarmi, di far capire o spiegare chi sono – anche se lo sto facendo proprio adesso – la massa sceglie di fermare il proprio sguardo ad altezza tette, alcuni sul trucco sempre perfetto, altri sul tacco dodici e decidono l’etichetta da darmi. Spesso rimangono delusi che io non corrisponda per niente all’idea che si erano creati e non mi interessa più. Non fingerò mai di essere quella che non sono.

Non mi piace stare in mezzo alla folla, se c’è troppa gente, in genere è sicuro che non ci sono io. Alcuni penseranno che sia per superbia, in realtà non ho la scioltezza necessaria per fronteggiare una ressa e non amo sgomitare, in nessun ambito. E poi, lo ammetto, spero anche che qualcuno noti la mia assenza. Sono patetica? Sì, e non me ne vergogno affatto… Non più. Ci faccio sicuramente una figura migliore se pensano che sia per alterigia e non mi va più di chiarirmi sempre con un: «Guarda che io non sono per niente così…». Tutti possono dire la loro, puntarmi contro il dito o parlarmi alle spalle. Io rimango imperturbabile. E, ancora una volta, qualcuno lo prenderà come freddezza, ma come ho già ampiamente esposto, non mi tange il pensiero altrui. Non mi interessa più l’opinione di chi ha fretta di giudicare, il mio equilibrio deve essere preservato.

Non posso farmi scalfire da chi preferisce pensare che io sia un’algida stronza, piuttosto che andare oltre l’apparenza e scovare un’anima impaurita che si difende. Io so chi sono, voi pensate ciò che volete e non posso farmi ferire da questo, il mio equilibrio deve essere preservato.

Ho una cerchia di persone insostituibili che mi coltivo con tutto l’amore di cui sono capace e che ci saranno sempre. Del loro giudizio mi interessa, eccome, del loro amore anche. Mi prendo cura di loro sempre, costantemente e dimostro loro quanto siano importanti per me. A chi lo merita, il cuore, l’anima e anche di più, agli altri auguro semplicemente una “Buona Vita” lontano da me.

Ce ne sono tanti che mi mancheranno per sempre. La vostra assenza, la mancanza dei vostri auguri, anche quest’anno, mi devasta.

Per un momento sono rimasta completamente da sola per scelta e circostanze varie. Probabilmente, in altri periodi della mia vita, non sarei riuscita a sopportarlo. Ora ho imparato a convivere con la mia solitudine che reputo un’alleata insostituibile e irrinunciabile dalla quale rifugiarsi e non più una nemica da rimpiazzare con chiunque. Mi cullo in lei ogni volta che ne avverto la necessità e, chi mi conosce davvero, sa e comprende questi miei momenti e che dopo ne esco rinata. Esco dal mio guscio solo se la compagnia mi aggrada, non ho più l’ansia delle uscite, né dell’onnipresenza alla mondanità e non mi fanno più paura quattro mura.

Preservo il mio ritrovato equilibrio, anche a costo di un’esistenza solitaria.

Sixteen_Candles_272Non gioco coi sentimenti degli altri e non tollero minimamente chi lo fa coi miei. Perciò rifuggo tutte le situazioni poco chiare, ambigue, disturbanti, anche se mi costa dolore, ma non posso più accanirmi, non posso inseguire, non posso aspettare. Il mio equilibrio ne uscirebbe devastato.

È che non me lo posso più permettere, capite? Non posso più piangere, rimuginare, fantasticare, di tempo ne ho sprecato già abbastanza e tutti noi sappiamo che non è infinito. Ho fatto dipendere troppo il mio umore da comportamenti e azioni altrui e ora non permetto più a nessuno di turbare la mia ritrovata pace interiore.

Sconvolgermi la vita positivamente, quello lo concedo a tutti.

Se mi trovo qui, adesso, in questo momento, con determinate persone piuttosto che altre, vuol dire che mi dovevo trovare qui. C’è sempre un motivo. Potrebbe sembrare assistere inermi alla propria vita, non viverla e lasciarsi trasportare da essa. In realtà è un adattarsi agli imprevisti pensando che non sempre quello che accade di negativo è negativo, anzi, certe volte è la nostra salvezza o è qualcosa che ci catapulta verso l’inimmaginabile.

Come dice qualcuno:“A volte il destino ha più fantasia di noi” a volte poniamo limiti alla Provvidenza e ciò che immaginiamo la delimita di molto. A volte ci convinciamo che quello che ci manca, sia il solo responsabile della nostra felicità o causa della mancanza della stessa. Ma siamo solo noi a scegliere se essere felici o meno e non possiamo davvero, davvero, immaginare cosa ci aspetti domani.

Lascio che la vita mi sorprenda…

Mi ha condotto in posti che non avrei mai immaginato, con persone sconosciute poi divenute pilastri, colonne poi sbriciolate, ma sono sopravvissuta.

Anche questo blog rappresenta un inaspettato portone aperto su una porta che mi è stata chiusa in faccia, con immenso dolore. Non so dove mi condurrà, ve lo dirò, ma – per ora – il viaggio mi sta piacendo molto e sta andando ben oltre ogni mia aspettativa. Grazie.

Mi guardo costantemente allo specchio in cerca di rughe inesistenti, mi muovo milioni di critiche ma in fondo, in fondo, molto in fondo, mi accetto così come sono. Non sarò mai una taglia quaranta, combatterò sempre contro cellulite e occhiaie e i capelli non staranno mai come dico io, ma va bene così.

Ho deciso di essere più indulgente con me stessa…un_compleanno_da_ricordare

Mantengo degli atteggiamenti da bambina e ne sono fiera. Ho imparato a ridere sempre e di tutto, a cominciare da me stessa. La mia Bimba Interiore ha finalmente smesso di urlare e ora canta, in macchina, sotto la doccia, fa scherzi ogni volta che ne ha occasione e non si prende MAI sul serio. E sono felice che la mia parte puerile, irrazionale, incontrollata, sia rimasta intatta, nonostante tutto.

Siamo il frutto delle nostre scelte: sbagliate, azzeccate, ridicole, ottime, pessime, va bene così! Tutti sbagliano. Siamo essere fallibili per fortuna! E sono i fallimenti che portano al miglioramento. E adesso ho scelto di essere felice. Ascolto il mio cuore, SEMPRE. Ci parla molto più di quel che percepiamo, basta spogliarsi del giudizio e saper ascoltare. Sbaglierò, ma almeno so che ogni gesto che compio o ometto, proviene direttamente dal mio cuore e questo mi fa stare bene.

Prima il mio compleanno doveva essere un giorno grandioso, avevo un motivo per sentirmi speciale, amata e festeggiare, in grande chiaramente. Ora tutto questo non m’interessa più… Poche persone, cose semplici, affetto autentico. Questo conta. Ho ricevuto tantissimi auguri. Il pensiero che tutte queste persone abbiano voluto trovare – perché si sceglie di trovarlo – del tempo da dedicarmi, mi ha riempita di gioia. Questo conta. E forse vuol dire, forse, che alla fine, non sono una così brutta persona…

Sono qui e sono viva.

Anche se le cose non sono andate esattamente come volevo, se quasi mai vanno come vorremmo, ho imparato ad accettarlo e oggi, nonostante tutto, nonostante tutto ciò o chi mi manca, nonostante una lista dei “nonostante” pressoché infinta, oggi, nonostante tutto, io mi sento felice e sono grata di questo.

E questa è tutta la teoria…

..La pratica è che – ve lo confesso – ogni tanto mi dispero ancora per cose stupide. Mentre scrivo queste righe, anche il mio viso è rigato e non so dirvi se siano lacrime di tristezza o commozione. Ma va bene così. Accetto anche i miei tanti limiti e i momenti di debolezza e fragilità. Vuol dire che sono ancora in grado di emozionarmi, di provare sentimenti profondi e di non vergognarmi mai di essi.

Comunque uso trucchi waterproof perché pure da commossa devo rimanere gnocca e poi così non c’è traccia, perché – si sa – le gnocche mica ce l’hanno un’anima!

Per i compleanni si augura la fortuna, la felicità, l’amore, d’ora in poi io augurerò tutto questo.

Per i vostri compleanni, vi auguro di arrivare dove sono io ora. Di trovare questa pace, felicità, serenità e consapevolezza che inseguiamo, a volte, per tutta la vita. Vi sembrerà banale, vi sembrerà poco, per me non lo è affatto.

Ve lo auguro di cuore.

…E Buon Compleanno da ricordare a me… 😉

«… E adesso dimmi com’è andata?

Com’è stato? II viaggio di una vita lì con te…

Io spero solo tutto bene, tutto come…

Progettavate voi da piccole…»

Liga

«Tutto questo tempo a chiedermi cos’è che non mi lascia in pace…

Tutti questi anni a chiedermi se vado veramente bene

così come sono

Così un giorno ho scritto..

Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è,

invece di guardare il sole sorgere…

 E miracolosamente non ho smesso di sognare

E miracolosamente non riesco a non sperare

E se c’è un segreto è fare tutto come

se vedessi solo il sole e non qualcosa che non c’è…»

Elisa

A chi c’è Sempre e a chi mi mancherà SEMPRE

CIO’ CHE HANNO FATTO DI NOI…

cuore_dolore_Non so se vi è mai capitato di osservare voi stessi dall’esterno, rivedere azioni o parole e analizzarle come se appartenessero ad un’altra persona. E, spesso, meravigliarsi di quanto poco c’entrino con le persone che siete o credete di essere o – purtroppo – che eravate

A me, ultimamente, capita spesso. Ero diversa, ero totalmente diversa… soul

Mi sono sempre chiesta perché al mondo esistano persone oggettivamente crudeli e rabbiose, quale sia la genesi del male, se siano nate così o se lo siano diventate col tempo. Disillusione, delusioni, cattiverie ricevute, tutti elementi che hanno contribuito a renderle tali.

«Ero così, ma mi hanno cambiato…»

Lo sentiamo e lo diciamo fin troppo spesso:

«Ero buono, però poi… Ero felice ma poi… Mi fidavo finchè… »

E noi abbiamo scelto semplicemente di abbandonarci, abbiamo accettato di essere plasmati dagli avvenimenti, snaturando noi stessi e divenendo solamente il risultato delle nostre esperienze.

Lasciamo che gli accadimenti negativi ci cambino e ci induriscano, adattiamo ad essi il nostro atteggiamento discolpando noi stessi, per la scelta consapevole di farci mutare, e incolpando tutti i fattori esterni.

«Quello che non potevo cambiare ha cambiato me…» come se non avessimo – anche in questo caso – potere decisionale, come se non fossimo proprio noi a permettere questo cambiamento, a porre deliberatamente barriere e scudi.

Mi è venuta in mente la favola del leone cattivo che invece aveva solo una spina sotto la zampa, una volta tolta, era tornato docile e mansueto.

Ma chi si avvicinerebbe a un leone inferocito?  Tutti avremmo paura di essere sbranati.

Possiamo aspettare che qualcuno trovi il coraggio di avvicinarsi a noi – nonostante tutto – di toglierci le spine una ad una e di farci capire che bastava davvero poco per liberarsi dal dolore.

Oppure… possiamo scegliere da soli di strappar via loro e tutto ciò che rappresentano e tornare ad essere noi stessi e non ciò che hanno fatto di noi. Malgrado tutto, noi stessi, prima delle tempeste: sognatori, buoni, creduloni, entusiasti, puri e fiduciosi.

257993Sto guardando le mie spine: ognuna è un “Ero” che ora è un “Sono”, sto cercando di decidere se preferisco la me stessa di adesso o quella di allora ed è davvero una scelta difficile e pericolosa.

Mi chiedo se sotto tutti gli strati di scorza qualcuno riesca ancora a intravedere quella che ero e non quella cha hanno fatto di me. Mi chiedo se sia possibile… Se io stessa riesca a farlo con gli altri… Mi domando se la nostra vera natura, la nostra profonda essenza, il nostro autentico Io non resista comunque alle mutazioni, tradendo le barriere e mostrando la nostra indole più intima.

Ma poi mi rendo conto che per quanti sforzi facciamo, per quante armature indossiamo, per quante azioni omettiamo o sorrisi celiamo, di fronte a certe persone, rimaniamo semplicemente disarmati… Un po’ per merito loro, perché riescono con incredibile facilità a penetrare la schermatura e un po’ perché, ogni tanto, adoriamo riposarci, abbassare la guardia e mostrarci per quel che realmente siamo.

Quando questo accade, diventiamo consapevoli che è bello tornare noi stessi e non ciò che hanno fatto di noi. E che si sta davvero più leggeri senza scudo…

getmedia-php«L’importante non è ciò che hanno fatto di noi,

ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi… »

J.P. Sartre  

«Lui bacia le mie ferite con la dolcezza di chi non mi farebbe mai del male.
Lui bacia le mie ferite come se fosse il primo ad averle viste nonostante tutti guardassero…» Cit.

A Te e alla tua fantastica armatura di cartone… 😉

SONO UNA VIGLIACCA…

È inevitabile che, avvicinandosi la fine dell’anno, si tenda a fare un’analisi dell’andamento degli ultimi dodici mesi. Mi sento sempre in credito nei confronti dell’Universo, ma quest’anno ho una certezza da affrontare: sono una vigliacca.filosofo-tuttacronaca

Se analizzo i miei comportamenti, pensieri, parole, opere e omissioni, la conclusione è sempre questa: sono una vigliacca.

Ho mollato. Sono sprofondata in un abisso nero nel quale mi sono cullata per mesi perché sono una vigliacca e ho smesso di lottare. Tanti hanno preferito non vedere, altri troppo egocentrici o superficiali per farlo.

Mani tese verso di me per afferrarmi, due, forse tre, non di più. Mani che ho provato perfino a cacciare, perché sono una vigliacca, volevo crogiolarmi nelle mie debolezze e non volevo essere salvata. Mani protese a chiedere, sempre molte… Sono stanca. Davvero. Ho eliminato altre persone dalla mia vita, tante.

Molte pensano che io sia la più stronza del mondo e mi va benissimo così. Perdonatemi,  non lo ero, mi ci hanno fatto diventare e ora mi adagio in questo mio nuovo ruolo, perché sono una vigliacca e ho smesso di chiedere e dare spiegazioni. Ho imparato che chi mi vuole davvero bene mi ama anche così, degli altri non me ne frega proprio più niente. Non ho più la voglia di comprendere sempre e ascoltare chi mai lo fa. Non mi interessa sentire lamentele continue. Non è gradito chi c’è “perché o finché non trova di meglio”. Chi porta solo nevrosi perché ho già le mie e vi assicuro che bastano. Chi parla solo e di fatti ne fa pochi. Chi cambia comportamento a seconda dell’interlocutore, chi si dimentica di te se non gli servi più.

Chi vuole esserci è ben accetto. La porta è sempre aperta, sia per entrare che per uscire. Ma non si richiedono né si fanno preghiere di nessun tipo. Così è. Amen. La mia vigliaccheria si esplica, così, nell’intolleranza. Non tollero più, elimino e basta. È più facile e, ormai, scelgo la via in discesa, perché sono una vigliacca.

Resto fedele alle etichette che mi sono affibbiata, piuttosto di provare a vedere se posso diventare altro. «Sono così». Punto.  Ho posto barriere, paletti, costruito un recinto di convinzioni nel quale pascolo insieme ai miei pensieri che non confido a nessuno.

Fingo indifferenza invece di puntare i piedi e alzare la voce. Nascondo i miei sentimenti, invece di provare a esternarli. Sono una vigliacca, perché ho scelto di tacere invece di parlare.

«Certe parole, a pronunciarle, suonano male, per questo non le diciamo» non ricordo dove l’ho sentito, ma sono assolutamente d’accordo. Certe cose non si possono proprio dire. Se sei una vigliacca, poi, non le pronuncerai mai.95561 ed

Le frasi composte da tre parole sono le più difficili. Tre parole, tremila paranoie…  “Tu mi piaci, Ti voglio bene, Io Ti Amo, A me dispiace,  Tu mi manchi, Io sono felice, Tu sei speciale…” La più difficile, perché si ammette la propria debolezza, è: Io ho paura. Ho paura di tutto, ho paura di essere giudicata, additata, non compresa, di non essere perfetta, all’altezza, ho paura di essere felice, ho paura di TE… Come si fa a dire una cosa simile? A investire una persona di una tale responsabilità e, allo stesso tempo, soddisfazione? Tu sei importante. Io sono ferita. E ho talmente tanti mostri nella testa, che ho paura di mostrare a chiunque, che, ormai, ho preferito nutrire loro piuttosto che le mie speranza perché sono una vigliacca che ha paura.

“Io ti ringrazio”. Mi sono tenuta per me anche questo. Avrei dovuto e avrei voluto dirlo a un’anima gentile che è arrivata inaspettatamente nella mia vita, donandomi delle risposte a delle domande che, ovviamente, non le avevo mai posto.

Ma non ho detto niente e l’ho lasciata andare perché “sono una vigliacca” e un giorno magari mi pentirò di tutto quello che non ho detto, ma, ora, ho paura e ho deciso di coltivare lei, piuttosto che vivere.

Penso che, se fossi stata un pochino più coraggiosa, non sarei ora qui a scrivere.

Sono sprofondata in un abisso nero e mi sono detta che, ormai, era l’unico posto in cui potevo rimanere. Perché sono una vigliacca e non avevo più voglia di combattere. Sono stanca. A volte bisogna capire quando è giusto mollare. Ho mollato. La mia vigliaccheria mi ha coccolata e custodita nel buio, raccontandomi che era inevitabile e che sarei stata finalmente al sicuro. Le ho creduto. Lottare, per cosa? Sperare, ancora? Basta, sono stanca. Sono rimasta in un abisso nero, circondata da muri di certezze, spettri e incubi tutti costruiti e alimentati da me. Sono una vigliacca, ho preferito smettere di sognare e ho spento la Luce. Sono rimasta nel buio per mesi, ma non riuscivo più a tollerare l’oscurità e non avevo più la forza di anelare alla Luce.311210_savanna_-lvica_-oxota_1920x1200_(www.GdeFon.ru) ed

Penso che, se fossi stata un pochino più coraggiosa, non sarei ora qui a scrivere.

Ma sono una vigliacca. Per fortuna…

 

“Tanto più resistente è la corazza, 

tanto più fragile è l’anima che la indossa”.

Edvania Paes

 

Dedicato a chi mi ha detto «Ho paura di essere felice,

perché ho smesso di credere alla felicità…»

E al coraggio di essere felici tutti i giorni…

Prima pubblicazione: 30.12.2014

MIOPIA FEMMINILE

Tempo fa lessi su un libro una frase che recitava più o meno così:

«La donna sviluppa un punto di vista MIOPE, secondo il quale quello che viene dato dall’uomo è di vitale importanza, tanto che se l’uomo non le dà ciò che vuole, lei si sente inutile e svuotata e si attacca, ancora di più, a lui (o all’idea di lui) attuando un circolo vizioso».

(Azz c’ha preso in pieno! No! Nego, nego, assolutamente nego!)

Che vuol dire? Che quando ci batte il cuore, la nostra vista e il nostro giudizio obiettivo si annebbiano. Facciamo dipendere la nostra felicità dai comportamenti altrui e tendiamo a vederci con gli occhi di lui. Perciò se costui disattende le nostre aspettative, ci convinciamo che sia per un problema o una carenza nostri. Non solo… Tante volte questo non ci permette nemmeno di vedere bene CHI abbiamo davanti, perché, signore mie, gli uomini di qualità sono un’altra cosa…24 - autostima-e-dieta ed

I pensieri che si formano nella nostra mente sono più o meno gli stessi: «Ma mi ha detto questo, mi ha detto quello, come è possibile? Se non mi vuole, significa che io non sono abbastanza, non sono speciale e non sono neanche bella. E se dovessi vederlo con un’altra, potrei impazzire. Perché allora quando mi ha detto (e lo dicono…) “non sono pronto, ho paura, andiamo con calma…”, erano tutte bugie. Era perché non voleva me. Perché io non sono abbastanza…»

Signore, vi presento, ma la conoscete già, la miopia femminile!

Potrei scrivere un altro libro, se non una trilogia, su aneddoti a dimostrazione di questo, su storie vissute o raccontate di come ognuna di noi, almeno una volta nella vita, si sia totalmente annullata per stare dietro a un Tutt’altro-che-Principe-Azzurro. Che abbia perso amicizie, parenti, chili, capelli, quintali di autostima, perché non si sentiva abbastanza.

Potrei scriverne tante. Ne scriverò una che basta per tre…

Lui e Lei si conoscevano già, per questo lei pensava che lui non l’avrebbe mai trattata male e che, tra milioni di donne da prendere in giro, non l’avrebbe mai fatto con lei. Per questo lei gli credeva.

Lui le aveva detto che a lei ci teneva parecchio, per questo voleva fare le cose per bene e che non avrebbe mai voluto mettersi in condizione di litigare con lei. Lui ci teneva parecchio, per questo – per mesi – appariva e scompariva a suo piacimento. Puntualmente, appena lei iniziava a scordarsi di lui e rinsavire, lui tornava più “tenente” e convincente che mai. Da una parte, evidentemente, non la voleva, ma dall’altra non la lasciava andare.

C’è da dire poi che aveva attuato anche la regola d’oro del “Corteggiamento educato” ovvero: non ti salto addosso subito perché con te faccio sul serio. (Il corollario inverso è alla base del “Corteggiamento mirato” = mirato a ottenere…).

Per questo lui, che ci teneva, non l’aveva ancora nemmeno mai baciata.

Finché una sera, mesi dopo, si coronò il loro sogno d’Amore.

Il galantuomo in questione credo che abbia visto più volte il film “Pretty Woman” e ne abbia preso insegnamento. Ma non per la parte bella, romantica, rosa, infiocchettata e stucchevole, in cui lei gli dice, sincera e pura come una bimba: «Voglio la Favola…» e lui corre a salvarla e vissero felici e contenti… Credo che lui abbia preso spunto, piuttosto, dalla frase pragmatica, da lavoratrice di strada: «Io faccio tutto, tranne baciare sulla bocca. Troppo intimo».

Perché “L’Uomo-che-ci-tiene”, proprio perché ci tiene, ti scopa senza baciarti. Niente brivido, occhi negli occhi, niente bacio con carezza sulla guancia, tocco leggero, poi più profondo, agitazione ed eccitazione che salgono, niente di niente. Girati e andiamo. Grazie e arrivederci. Anzi, addio.

Lui, tempo dopo, le aveva anche detto che si era tanto pentito di quello che aveva fatto. Di averla trattata come una sgualdrina di strada? No, di essere stato con lei, definendola una “cazzata fatta”.

La fanciulla si vergognava così tanto (LEI!) di un tale comportamento/trattamento che aveva mentito anche alle sue amiche più care «Ho passato una bellissima serata…» Ma, visto che “L’Uomo-che-ci-tiene” fa le cose per bene, era subito sparito e fu così che la verità venne fuori.

“L’Uomo-che-ci-tiene”: Parole tante, fatti pochini. Uno solo da registrare: distruzione totale dei sogni e dell’autostima della fanciulla. Ma ci teneva, eccome! A distruggerla.

Cosa c’è di peggio di fare l’amore, perché per lei era Amore, con uno che neanche ti bacia? Me lo sono chiesta tanto e non son riuscita a darmi una risposta. Ho solo concluso che penso che non ci sia nulla di più squallido e di più umiliante per una donna. La cosa davvero triste è che lei, anche dopo questo, lo voleva e continuava a credergli. Davvero deleteria la miopia.

barbie bastarda miopiaEvidentemente, tutti sapevano che a lui, di lei, non fregava una beata mazza. Tranne lei. E lei lo capì quando il migliore amico di lui si sentì in diritto di provarci con lei. Tu ci proveresti mai con uno/a che sai che piace tanto al/alla tuo/a migliore amico/a? (E in quanto amico/a certe cose le SAI…) La risposta la conosciamo tutti.

Lei l’ho vista piangere incredula, spenta per mesi, durante i quali però le ripetevo, perché lo era sul serio: «Comunque ‘sti giorni sei di un bello spaventoso». E lei mi rispondeva senza gioia:

«Saranno gli occhi lucidi…» E se ne andava in giro come un mucchietto d’ossa spaventato, annientata, ancora una volta, per cinque minuti di felicità.

L’ho sentita dire «Sono terrorizzata» ogni volta che le si avvicinava un uomo.

Perché se ti tratta così uno che dice di tenerci, cosa aspettarsi da chi non lo fa?

È assurdo, infantile e anche se ormai siamo addestrate a non credere più alle parole, purtroppo, quando ne sentiamo alcune, quando ci sfiorano il cuore e lo sentiamo battere più forte, e, soprattutto, quando uno ci piace da matti, tendiamo a crederci ciecamente. Appunto.

Fu significativo anche il comportamento a posteriori. Lei, una come noi, come tante, disillusa e amareggiata a tal punto che un giorno l’avevo sentita dire due frasi terribili:

«Ormai ho capito che le persone vanno maltrattate, perché più le tratti bene, più se ne approfittano».

«Non voglio innamorarmi mai più. Gli uomini vanno solo sfruttati, senza sentimento…»

Erano terribili perché, purtroppo, avevo capito che aveva iniziato a pensarla davvero così.

L’aveva pure fatto di, come credeva lei, “usare gli uomini senza sentimento”. Solo che dopo aveva pianto. E questo non faceva parte del piano.

Ma, per fortuna, significava che non si era totalmente inaridita e che in lei c’era ancora un, seppur piccolissimo, barlume di speranza, sopravvissuto comunque a quintali di lacrime e schifo.

Un bel giorno arrivò la Favola vera e propria, che narra della bella Principessa triste che un bel giorno incontrò un bel Principe Azzurro che le disse le belle parole che erano tutto ciò che ogni donna avrebbe voluto sentire… che da tempo la desiderava, che con lei era tornato felice e solo con lei era tornato a sorridere… La Principessa triste gliel’aveva detto di essere terrorizzata e disillusa e gli aveva chiesto di dirle sempre e solo la verità, ma lui voleva solo renderla felice. E anche la Principessa triste tornò a sorridere.

E vissero felici e contenti…

…per dieci minuti buoni…

La Bella Principessa e tutti i suoi «Ma perché?» erano tornati tristi e lei non riusciva a pensare altro che a lui. Uno che, per certe cose rappresentava quello che lei non aveva mai voluto, uno che non si era neanche preso il disturbo di guardarla negli occhi per scaricarla, ma l’aveva fatto con un misero messaggio su WhatsApp, ovvero neanche la decenza di spenderci 15 miseri centesimi! E lei? Lei lo voleva ancora! Lei non poteva capire né accettare una tale crudeltà. Un cambiamento così repentino. Dal paradiso all’inferno in un nanosecondo e senza spiegazioni plausibili. E… ancora una volta… Allora c’è davvero qualcosa che non va in me…

Ah! Anche lui aveva detto di tenerci… Ma parecchio, eh? Aveva usato anche la parola che inizia per “A”… A lei sembrava anche esagerato, ma chi è che non si sognerebbe una cosa del genere? Poi lui le aveva detto che le sentiva davvero quelle cose, ma poi non le sentiva più, ma forse non le aveva mai davvero sentite, ma forse… Ma perché vi comportate così?

Quando mi vengono raccontate certe cose, riesco a fare un’analisi precisa e distaccata, «I FATTI sono questi…» e mi chiedo come sia possibile non riuscire a vedere le cose per quelle che, semplicemente, sono. Come sia possibile continuare ad arrovellarsi o a sperare in qualcuno che, di fatto, dimostra tutt’altro che Amore. Poi mi ricordo di tutte le volte che è successo a me… ‘sta cazzo di miopia!!!

Forse è il fatto che siamo tutte potenzialmente madri, geneticamente disposte al perdono e alla comprensione, o forse perché crediamo sempre e comunque nel dannato Lieto Fine, o forse perché quando si tratta di sentimenti, vediamo, appunto, davvero solo quello che vogliamo vedere.

Basterebbe pensare una cosa semplice: quando ci tieni a una persona, non te lo sogni neanche lontanamente di farle coscientemente del male. Perché se ti comporti così, ne sei consapevole, eccome, di farle del male. Basterebbe ricordarsi questo. Pensare che quelle dette erano pure e semplici parole senza un vero significato, comunemente dette sporche bugie ingannevoli. Sì, le dicono eccome.

A volte, se sei davvero, davvero fortunata, potrai avere il piacere di sentirne altre del tipo “scaricamento di coscienza”: «Non sapevo di ferirti, non volevo, non pensavo che se fossi sparito saresti stata male, non l’avevo mai fatto, scusami, ero lobotomizzato, ero posseduto, non ero io…» Varie ed eventuali. Che alla fine riescono quasi a farti pena. Loro!

Io concedo sempre il beneficio del dubbio, perché uso come parametro il mio comportamento, ma soprattutto perché mi rimane mooolto difficile accettare la dura realtà. Ma purtroppo alla fine devo farlo e ricordarmi che non dipende da me, né è un mio problema. È un dato di fatto: certa gente fa SCHIFO. PUNTO.24 - autostima

Accettare e andare avanti. Semplice, no? A parole, parecchio.

Statisticamente devo dare un dato: tornano. Tornano sempre, tornano tutti. Perché? Non lo so… Certe volte perché davvero si rendono conto di quel che hanno perso (Aho ma sempre DOPO???) Certe volte perché non sono del tutto soddisfatti del lavoro precedente e tornano per annientarti ancora di più, con lo scopo di non farti rialzare (non ci riuscirai MAI, baby!). Altre volte tornano e a te non frega davvero più niente. E ti sembra quasi impossibile che quello che, un tempo, consideravi il tuo TUTTO, ora non sia più niente. E ti sembra impossibile di aver superato tutto quel dolore, quella morsa perenne nello stomaco, i tremila pensieri, le notti in bianco, e di essere sopravvissuta ed essere comunque qui. Più bella, più forte e più serena. Perché alla fine la vista torna, la miopia temporanea svanisce e riesci di nuovo a vedere bene.

Sorellina mia, più volte al giorno ti (mi) consiglio di combattere la miopia con una grossa lente d’ingrandimento. Guarda che bel pezzo di ragazza sei, pensa a quelli che ti hanno fatto convincere del contrario, pensa che è passata e che il sole è tornato a splendere. Pensa che loro, una come te, non la troveranno mai più. Perché quello sguardo, quel carattere, quel sorriso, quella battuta pronta, quella dolcezza e quella fragilità ce li hai solo tu… Pensa che, da qualche parte in questo bellissimo mondo, quegli stessi uomini stanno torturando qualche altra donzella e sentiti fortunata per non essere più lì. Pensa anche che, in virtù del karma, qualche sorella sta torturando loro e che loro ora stanno come te, qualche tempo fa. Se non peggio, perché l’uomo vero non può mostrarsi debole, quindi starà male e starà solo, per non lasciare testimoni.

Pensa tutto questo…

Sì, ora puoi sorridere.

«Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe, ci sapeva fare. Chi ti ha dato tutta la dolcezza, ti voleva bene».  

Ligabue

Dedicato A TE. Tu hai capito e sai e ora ci vedi bene. 😉

Prima pubblicazione: 05.03.2014

INDAGINE SCIENTIFICA: L’ABITO FA LA MONACA?!

Il dilemma ancestrale è questo: L’abito fa o no la monaca?!

Per rispondervi ho personalmente, seppur involontariamente, condotto le seguenti indagini per valutare le reazioni maschili di fronte all’abbigliamento del gentil sesso.15 - uomo-che-fischia-passare-donna-19853212_edited ED

 

INDAGINE NUMERO UNO: Ovvero L’abito fa la monaca (ma non fa di un uomo un monaco).

Domenica pomeriggio estiva, la vostra BB si appropinquava ad andare a depositare buste contenti panni dismessi negli appositi raccoglitori.

Essendo pigra come pochi, non si preoccupava, nel dì di festa e di riposo, di cambiarsi appositamente per l’occasione e usciva di casa sfoggiando nell’ordine:

Capelli da “domenica mattina”, ulteriormente peggiorati da oltre tre ore di “accipollamento”;

Viso struccato (ma rigorosamente “incremato”) corredato da occhiaie post serata-brava;

Vestitino succinto da casa, non per vanità, semplicemente per contrastare la calura;

Zoccolo con rigoroso tacco 12, solo perché senza tacchi non so nemmeno guidare…

Parcheggiata la macchina in prossimità dei raccoglitori, si apprestava a compiere i circa tre/quattro andirivieni necessari per completare il lavoro. Lasso di tempo stimato: al massimo un minuto.

Nel suddetto lasso di tempo la vostra beniamina ha rilevato quanto segue:

la totalità dei veicoli condotti da uomini (anche se involontariamente) ha partecipato all’indagine.

Le reazioni degli uomini di fronte a una donna intravista per un nanosecondo che compiva un atto sicuramente non intrigante sono state le seguenti:

Rallentamento semplice;

Rallentamento con clacsonata;

Rallentamento e compresenza di stato di ipnosi temporanea;

Rallentamento, stato di ipnosi, clacsonata furiosa e frontale sventato all’ultimo secondo;

Rallentamento corredato da fischio;

Rallentamento con proclamazione fiera di un «Abbbbbeeelllaaa».

Ricapitolando: non ero curata, non ero truccata, non ero pettinata, non ero profumata, ma i maschi alfa hanno comunque notato e apprezzato la mia presenza.

Risultato: se vuoi attirare l’attenzione di un uomo, non servono grandi cose, basta che ti “scosci”. (ora mi spiego taaante cose…)

INDAGINE NUMERO DUE: Ovvero L’abito non fa la monaca (Ma la monaca si fa uno Strafico…)

Nella migliore congiuntura della sfiga atavica impastata alla iella e per la serie “Quando esci che sei un cesso incontri TUTTI” (non è vero??) quel giorno si presentò al cospetto della BB non un omuncolo qualsiasi, ma l’esemplare maschile più arrapante e più apprezzato sul globo terrestre dalla vostra BB e per questo appositamente denominato LO STRAFICO.

In precedenza LO STRAFICO, bontà sua, aveva già avuto modo di manifestare svariate volte, il suo apprezzamento nei confronti della BB. Ma in quei giorni la stessa aveva il solito aspetto curato, truccato, agghindato, profumato.

Ma quel giorno no. Perché quel giorno la poverina era stata posseduta dalla “voglia-di-imbiancare-il-bagno” che mal si concilia con la “voglia-di-agghindarmi-e-mettermi-in-tiro”.

Abbigliamento di BB:

Jeans di due taglie più grandi;

Maglietta della ditta bianca, di due taglie più grandi;

Anfibi, rigorosamente cambiati in loco, perché nessun tacco 12 merita di sporcarsi di vernice!

Perché, appunto, Il TUTTO risultava sporco di vernice bianca…

Capelli accipollati e, ovviamente, sporchi di vernice;

Trucco minimo indispensabile;

Possibili reazioni alla vista dello STRAFICO: ok mi butto sotto la scrivania, magari non mi ha visto… Ah no? Allora perché starebbe bussando?

Ok gli dico che sono mia sorella gemella sciatta, anche se sa che non ho sorelle;

Ok lo affronto. È stato bello finché è durato STRAFICO mio, ma se tu oggi mi vedi così, è sicuro che io non ti vedrò mai più.

Ricapitolando: non ci posso credere di essermi fatta vedere in giro conciata così!! Ma che ero lobotomizzata?? Non succederà più… Mea Culpa, Mea Culpa, Mea Maxima Culpa!!!

Inaspettatamente, vedendo la BB, lo STRAFICO disse l’ultima frase al mondo che si sarebbe aspettata:

«Sei davvero molto sexy… »

E lei rispose nell’unico modo che riteneva possibile:

«Mi stai sfottendo??? Sono un cesso!!!»

«No… Sei proprio sexy… »

(Allora mi sa che tutti i giorni quando esco non ci capisco niente… Ma senza tacco 12 non posso stare!!!)

Risultato: se piaci davvero a uno, gli piaci anche in tuta… (per fortuna…! ;- )

Conclusioni: se vuoi attirare l’attenzione di un uomo, basta che ti scosci o ti scolli. Ma sarà questo quello che guarderà di te, sarà questo ad attrarlo di te: le cosce e il decolletè. È meglio attrarre un uomo con e per tutto il resto, poi magari dopo inizi a fargli dei “regali” e ti scosci solo per lui. 😉

Prima pubblicazione: 12.07.2013

Lei (oltre le apparenze…)

Lei è una come tante, ma nessuna è come lei.8 - Gustav-Klimt-1862-1918.....

Lei è una che con lo specchio è sempre una guerra.

Lei è splendida. Ma l’unica che non se ne rende conto è Lei.

Lei è una che ha una paura terribile che qualcuno entri nella sua vita, ma ancora di più che non voglia farlo.

Lei è una che si fa un milione di problemi solo per dire una parola e, dopo che l’ha fatto, su come poteva dirla meglio o diversamente o affatto. Per questo è una che parla poco, perché ha sempre il terrore di sbagliare, ma questo viene scambiato per “asocialità”.

Lei è molto timida e difficilmente riesce ad attaccare bottone. Ma questo viene scambiato per “tirarsela”.

Lei è una che ci mette il cuore, anche se si fa sempre male.

Lei è una che preferisce farsi vedere sempre sorridente, piuttosto che farsi compatire.

Lei è una che incassa i colpi pensando «Io non lo avrei mai fatto, io non mi sarei mai comportata così».

Lei è una che non si sente mai “abbastanza” perché considera gli altri sempre “troppo”.

Lei è una che non chiede mai Aiuto perché ha paura di disturbare e perché non vuole annoiare gli altri con i suoi casini… Ma questo viene visto come “altezzosità” e “chiusura”.

Lei è una che se deve mandare un messaggio sceglie ogni singola parola perché l’insicurezza le fa sempre temere di sbagliare e molto spesso le impedisce anche di mandarlo, ma questo viene visto come “indifferenza”.

Lei è una che si dispiace che molto spesso con Lei non si vada oltre l’apparenza e che non si voglia scoprire se l’etichetta messa corrisponda o meno a quella che è davvero Lei.

Lei è una che non si vergogna di dire due delle parole più temute al mondo e che forse ne abusa anche: «Scusa» e «Grazie».

Lei è una che giustifica sempre gli altri e mai se stessa.

Lei è piena…

È piena di «Però tu sei speciale» detti da persone che non l’hanno voluta vedere più.
È piena di chiamate non ricevute, sms senza risposta, consigli non richiesti, convinzioni altrui su come debba comportarsi, cosa dire… È piena di doveri. Di “Si fa” e “Non si fa”, di regole, troppo spesso non scritte da Lei. È piena di «Mi manchi»  non detti e non sentiti…  È piena di porte chiuse con gioia. È piena di bugiardi «Non importa».  È piena di paure. Ma è anche piena di entusiasmo, di abbracci dati e ricevuti, emozioni inaspettate, fragilità e forza, ripartenze…

Lei è una che va in pezzi in un momento, incolla tutti i pezzi con le sue lacrime, tira su con il naso, asciuga il mascara colato e si sorride allo specchio, perché si vuole ancora bene.

Lei è una che quando sorride illumina il mondo…

Lei è una che crede: crede nei sogni, spesso vuole credere ancora nelle favole, crede in quello che raccontano i suoi libri, i suoi film e le sue canzoni preferite, crede nelle sue amiche, crede nei suoi “pezzi di vita” che custodisce e non dimenticherà mai, fatti di volti, di sguardi, di posti, di date, di risate, di parole, di emozioni… Crede che se continua a credere forse diventerà tutto realtà, che poi credere non le costa nulla… E soprattutto e nonostante tutto continua a credere in se stessa.

Lei è una che aspetta di sentirsi dire «Mi prenderò cura di te» e intanto Lei si prende cura di tutti.

Lei è una che non finge e non mente, anche se sa che questo non a tutti piace, ma Lei è una che di questi se ne frega.

Lei è una che se ti cancella dal suo cuore lo fa per davvero, perché sa che ti ci ha tenuto anche troppo.

Lei è “buona”: buona figlia, buona amica, buona fidanzata, buona moglie, buona amante, buona madre… E si chiede se gli altri si preoccupino di essere abbastanza “buoni” per Lei.

Lei è Ogni Volta…

Ogni volta che ha voltato le spalle sperando in un «Resta». Ogni volta che è rimasta, consapevole che non era nel posto giusto. Ogni volta che ha anteposto qualcuno a Lei, sbagliando. Ogni volta che si è buttata via dimenticandosi del suo valore o pensando che c’era sempre qualcuno che valesse molto più di Lei, sbagliando. Ogni volta che si è sentita al culmine della felicità, tanto da avere paura che la favola finisse. E ogni volta che il dolore si è impadronito di Lei spegnendole gli occhi. Ogni volta che ha riso fino alle lacrime, che ha ed è stata supportata, consolata, ascoltata o è stata cattiva come solo una donna può esserlo.

Ogni volta che ha parlato, sparlato, chiesto, indagato, pianto, urlato, bevuto, cantato, ballato, creduto, sperato, Amato… È stata lei. Perché Lei è tutto questo e molto di più.

Lei è proprio come me e proprio come te.

E quelle come te e me di chi non va oltre l’apparenza se ne fregano, perché noi sappiamo di essere Stelle e nessuno può offuscare la nostra luce, non solo l’otto marzo ma tutti i giorni!

 Prima pubblicazione: 08.03.2013