UFFICIO PSICOSI, PATURNIE & PIP*E MENTALI

Gli uomini li invidio, lo dico sempre. Vivono in maniera mooolto più serena di noi.

Ed è abbastanza inutile che ci incaponiamo coi vari “Non mi capisce!”.

No, non capiscono perché, semplicemente, sono fatti in maniera diversa. Più semplice, appunto.

Viceversa, è anche abbastanza complicato tentare di far comprendere loro quante e quali paturnie possano aggirarsi mediamente nella testa di una donna sapiens.

Ci tengo a dire che non tutte sono paranoiche, però di donne ne conosco parecchie e so di quali elucubrazioni mentali siamo capaci, di quanto sia copiosa la produzione di pugnette immaginarie che tanto ci contraddistingue e che a loro è totalmente sconosciuta.

Tutte quel che a noi appare montagna, per loro è insignificante.

Quindi è altresì difficile spiegare ai maschietti il perché di scenate leggendarie per (ad esempio) una chiamata mancata o un messaggio rimasto inascoltato.

Non lo sanno, loro, che durante quell’attesa nella nostra mente c’è stata una creazione monumentale di pip*e mentali a carattere catastrofico.

Io donna sono e con le donne parlo e, a volte, rimango pur’io stupita di come e quanto riusciamo a partorire l’inimmaginabile, la prospettiva più catastrofica, il rintorcinamento meningeo che più può portare al peggiore scenario possibile.

E ci crediamo.

E ce ne convinciamo.

(spesso ci prendiamo pure. Ma forse questo non è il caso di dirlo…)

E agiamo di conseguenza.

Ed è un’operazione estremamente complessa dissuaderci che i nostri pensieri sono solo quello: pensieri. Non la realtà.

Prendiamo come esempio un’abitudine maschile, ahimè, abbastanza diffusa che ormai viene chiamata col termine raffinato di ghosting, mentre l’azione che sottintende non lo è affatto, ovvero sparire. Sparire vigliaccamente e – quasi sempre – il giorno dopo.

Analizziamo i fatti:

Lui è una profusione di galanteria e carinerie fino al momento clou.  Poi “Chi l’ha visto?” e contattiamo la Sciarelli.

(e non mi venite a dire che gli uomini non lo fanno, per favore. Ci sono uomini che lo fanno tutti i giorni. Oggi ci assumiamo tutte le nostre responsabilità di genere: le donne sono psicotiche e gli uomini sono bastardi. Non tutte/i, ma buona parte. Amen)

È sparito.

La logica, questa sconosciuta, imporrebbe un’evidente conclusione:

È sparito perché è uno stronzo! Chi altri compie un’azione così meschina, da codardi, viscidi, manipolatori?

Uno STRONZO!! No?

È lampante!

Manco per niente.

Nella mente della femmina paranoica e paturniosa si forma un unico e nitido convincimento:

No, è sparito perché sicuramente gli ho fatto schifo.

Non avete idea di quante volte abbia udito questa “logica” conclusione. Di quanto spesso abbia rimbrottato alcune mie amiche con frasi cariche di ironia e biasimo.

Mentre commentavo mentalmente con un:

«Cazzo, ma siamo proprio tutte psicopatiche uguali

Perché io, anni fa, ho fatto pure di peggio.

Non solo ho pensato che il bastardo in questione mi avesse trovata talmente rivoltante da dileguarsi, ma ho cercato pure le prove a favore della mia tesi.

Sono andata a chiedere a un amico se fosse possibile un’erezione con una che ti fa schifo (l’ho fatto davvero, giuro).

Lui, naturalmente e con semplicità, mi ha dapprima chiesto l’ovvio:

«Perché dovrei andare con una che mi fa schifo, scusa?»

Giusta osservazione.

Sarebbe finita lì e non sarebbe nemmeno cominciata, se io fossi stata un tantinello più equilibrata e razionale.

Ma non era questo il caso.

«Che ne so?? Perché magari “pare brutto”. Ti ci trovi e ci devi andare!»

Lui, sempre più perplesso, ci ha iniziato a ragionare:

«Boh… Magari facendo un miscuglio di Edwige Fenech, Charlize Theron, tette, culi e lesbicate nella testa… Chiudendo gli occhi, forse, potrei riuscire a eccitarmi»

«Ah!»

«Eh…»

«Quindi ce la potresti fare?»

«Volendo, penso di sì. Ma mi chiedo sempre perché dovrei»

«Quindi, praticamente, mi stai dicendo che io, da oggi in poi, dovrò convivere con un’altra paturnia, ovvero che – forse – a tutti quelli che sono stati con me, c’è la possibilità che facessi schifo ma sono comunque riusciti nell’impresa grazie a film mentali ben più benefici dei nostri??»

«Certo. È proprio esattamente quello che ho detto. Testuale…»

«Ho capito! Però è possibile, no??»

«Tu ci andresti con uno che non ti piace?»

«Certo che no!»

«Perché allora pensi che dovrebbe farlo un uomo, scusa?»

«Ah…»

«Eh!»

Ecco.

Immaginatevi una cosa del genere.

Nella nostra testa.

Tutti i giorni.

Sempre.

…capito?

Magari siamo davvero tutte psicopatiche, tutte uguali, tutte paranoiche e paturniose.

Magari è il motore dell’insicurezza a muovere le nostre azioni oppure la voglia di cercare una spiegazione a quello che non riteniamo possibile, né accettabile.

Magari siamo talmente abituate ad affidarci al nostro sesto senso da crederlo infallibile.

Quell’istinto, quasi una garanzia, che ci danno di corredo assieme alle tette e che ci aiuta sempre.

O magari siamo solo pazze.

Decisamente, siamo pazze.

Purtroppo, a volte siamo pure pazze di voi.

E questo peggiora di molto le cose.

 

Se vuoi liberarti dalle paturnie, finisci di leggere qui.

Non andare oltre.

Sul serio.

Se prosegui, lo fai a tuo rischio, psicosi e pericolo.

Ok?

Smetti qui.

Stai continuando a leggere?

Ti ho detto di smettere!!

Vabbè, fai come ti pare, io ti ho avvisata

 

Siamo pazze, l’ho premesso. O magari ci piace definirci così,

La verità vera che avvalora la nostra produzione di pugnette, che ci fa osannare il nostro sesto senso e la nostra lungimiranza è che difficilmente sbagliamo.

Sì, l’ho detto.

Se ci si insinua un piccolo pensiero nel punto più profondo dell’amigdala e lì stanzia e si attiva in determinate circostanze e ci dà un segnale, un motivo c’è. Poco da fare.

Non so dirvi le volte che, a posteriori, mi sono detta: «Avevo ragione io!» quando tutti mi additavano come una paranoica.

E sempre, giuro SEMPRE, avrei preferito sbagliarmi.

Avrei preferito essere smentita e accusarmi di essere una visionaria furiosa sceneggiatrice di catastrofi.

Invece, molto spesso, i disegni che avevo creato nella mia testa sulla base di pochissime e apparentemente insignificanti sfumature, che sembravano tratti da Beautiful, non solo risultavano veritieri, ma erano anche esattamente come li avevo concepiti.

È una dote, o una maledizione, fate voi.

Quel nostro percepire e registrare ogni minuscolerrimo cambiamento, un’inflessione della voce, un piccolo accenno e tutto il linguaggio non verbale e riuscire a cogliere uno stato d’animo perfino da come è scritto un sms.

E poi immagazzinare, ricordare, collegare il tutto e ottenere un risultato, una spiegazione. Che stanno lì, in attesa della verifica. O della smentita.

Vorrei cullarmi nella tranquillità del “non sapere e non capire” essere meno empatica, sensibile e recettiva.

Ma ho una maledizione e difficilmente sbaglio.

E quando si affannano a mentirmi?

Rido molto.

 

«Io vado pazza per Tiffany: specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie».
«Vuol dire quando è triste?»
«No… Uno è triste perché si accorge che sta ingrassando, o perché piove. Ma è diverso. No, le paturnie sono orribili: è come un’improvvisa paura di non si sa che. È mai capitato a Lei? In questi casi mi resta solo una cosa da fare: prendere un taxi e correre da Tiffany. È un posto che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria solenne: lì non può accaderti niente di brutto. Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany…
Comprerei i mobili e darei al gatto un nome».

Colazione da Tiffany

 

 

«La lupa, la anziana, quella che sa, è dentro di noi. Fiorisce nella psiche più profonda dell’anima delle donne, l’antica e vitale Donna Selvaggia. Lei descrive la sua casa come quel luogo nel tempo dove lo spirito delle donne e lo spirito dei lupi entrano in contatto. È il punto nel quale l’Io e il Tu si baciano, il luogo nel quale le donne corrono coi lupi (…)»

Clarissa Pinkola Estés

 

I PROFESSIONISTI DELLA CAZZATA & IL FATTORE “PRESA PER IL CULO”

Molti anni or sono, quando ero una ragazza semplice e ingenua, mi imbattei nel mio primo esemplare di Professionista. “Professionista della cazzata”, per la precisione. (PDC, d’ora in poi).

Per quante ne aveva inventate – che mi ci volle molto tempo per decifrare e smaltire – lo soprannominai “Il Genio del Male”. Genio perché – per mentire – occorre davvero una gran mente e una gran memoria; Male perché tutti i comportamenti lesivi della mia persona che attuò, furono del tutto gratuiti.

Mi aprì un mondo che, fino ad allora, ignoravo. Mi insegnò a dubitare, a non credere a tutto quello che mi veniva detto, ad ascoltare le parole, ma – sopra ogni altra cosa – a verificare che a queste seguissero fatti concreti. A osservare le azioni e attenzioni che mi venissero rivolte e mancanza di esse.

E scoprì un nervo nella mia pelle che – tuttora – se toccato, mi irrita come poche altre cose al mondo: tira fuori il mio lato peggiore e tutta la mia ienaggine e bestialità, mi fa tagliare ponti, strade e gallerie con chiunque lo stuzzichi.

Ovvero tutte quelle sensazioni che certe azioni e frasi mi provocano, e che si possono sintetizzare nel “Fattore presa per il culo”(FPPIC).

Ho già spiegato che esistono innumerevoli componenti dell’Esercito degli SS: Scopa & Scappa.

La differenza fondamentale tra i membri dell’SS e i PDC risiede senz’altro nel protrarsi nel Lungo Periodo del FPPIC. Infatti, mentre i primi fuggono all’alba del primo amplesso, i secondi risultano parecchio più subdoli, perché perpetrano il comportamento ingannevole finché più gli aggrada o – più verosimile – finché non vengono smascherati.

Un PDC è per sempre, non ti lascerà mai! E chi glielo fa fare? Spesso ha la botte piena e sette/otto mogli ubriache.

Infatti, pregevoli esempi di uomini dabbene, fieri PDC sono, ad esempio, quelli che conducono due o più vite parallele con compagne ignari.

Ma vi immaginate che fatica?

Recentemente, una mia cara amica ha conosciuto l’uomo perfetto.

Lui ha fatto tutte le mosse giuste, le promesse giuste, le parole giuste, al momento giusto.

Si è presentato come un novello Terence da compatire perché – benché lui e la sua compagna vivessero come fratello e sorella già da tanto – non se la sentiva di lasciarla. Ma lo stava facendo, eh! Mancava poco…

A dire il vero, si erano poi – di fatto – già lasciati, però lei non aveva un posto dove andare e lui, Gran Cuore, non se la sentiva di sfrattarla e consegnarla a un destino da Piccola Fiammiferaia ai bordi delle strade. Porella, che devo fa’?? Solo chi ha un quore, capirà!1!

[Già vista, già sentita. Vi omologate anche le cazzate??]

A parte questo piccolo inconveniente, lui non si scordava mai di ripeterle e dimostrarle quanto fosse importante, quanto si sentisse felice – ora – insieme a lei, e di quanto volesse continuare a renderla felice nei secoli dei secoli, amen. Quanto fosse l’unica donna per lui. Allora dammi il tuo amore e non chiedermi niente e te lo do, sì!

L’uomo perfetto palesava anche un’avversione verso i social network, che lo portava ad essere sprovvisto di account, mentre l’ultimo accesso avveniva sempre e solo con lei. Bravo ragazzo!

Bastava aspettare. Per l’uomo perfetto si aspetta, eccome.

Giuro, sistemo tutto e poi saremo tu ed io. Solo noi due…

Peccato che…

L’account lo avesse eccome (fake chiaramente) e, appena terminato di whatsappare con lei, iniziasse a messengerare con almeno un’altra. Mentre quella “ufficiale”, la quasi-sfrattata, non si sa se fosse consapevole del tutto o meno.

Il colpo di scena vero e proprio, è avvenuto quando la mia amica ha avuto il (dis)piacere di conoscere, per caso (che non è mai a “caso”), una delle altre concubine del PDC-Terence-Poligamo-GranFiglDiPutt.

Immaginate la conversazione:

«Sai, io sto con Gino!»

«Madddaaaiii!! Pure iooo!! Che figataaa!!»

Ecco.

Da lì, hanno iniziato una meticolosa ricostruzione tramite incrocio di date, dati, dettagli, messaggi e telefonate che solo due donne e la CIA possono riuscire a compiere. Ma sulla CIA non sono così sicura.

Ne è uscito che questo Gran Signore, questo Professionista della presa per il culo plurima e continuata, questo moderno Enrico VIII con le mogli tutte vive e tutte con la testa – sebbene infarcita di monnezza – oltre la già citata genialata del mezzo di comunicazione disgiunto, inviava loro gli stessi messaggi, dedicava le stesse canzoni, riciclava le stesse frasette e poesie copia-incolla e gli stessi messaggi vocali, per evitare di sbagliarsi.

[È capitato anche a me. Ragazzi, io ve lo dico: quando inoltrate un messaggio vocale, si vede, è diverso. Così, giusto per farvi capire che forse non siete così tanto furbi come credete.]

Cos’è il genio?

Insomma una sceneggiatura così intricata e contorta che Beautiful scansate proprio.

Quando me l’ha raccontato, credo di essere rimasta a bocca aperta per almeno un paio d’ore. Successivamente, l’unica frase che sono riuscita a proferire in loop è stata: «Nooo… Che schifo! Ma davvero??»

Sì, queste “persone” esistono DAVVERO.

In genere succede così: ci si conosce, ci si frequenta, la cosa può andare o meno, fa parte del gioco. A volte sta bene a entrambi mantenere un profilo “basso”, poco impegno, scialla e easy, come si dice tra i ciovani. Ci sta. È accettabile.

Quello che è inaccettabile, quel che ci tramuta in Cerberi sanguinari assetati di vendetta è, appunto, il FPPIC: promettere, pompare la storia, millantare sentimenti, sciorinare paroloni.

Ingannare, per il solo gusto di farlo.

Allo stesso modo, può capitare che l’interesse scemi, capita, non serve negarlo, è palpabile, è palese.

Perché continuare a oltranza la PPIC?

Per vigliaccheria?

Per non arrecare dispiacere?

E quindi mi state dicendo che arreca meno dispiacere prendere per il culo qualcuno che con voi è sincero?

Mentre i pochi uomini decenti che sono rimasti sono lì a chiedersi perché siamo così prevenute, noi abbiamo dovuto ascoltare gente che paventava trasferimenti e convivenze, gente che – dopo una settimana – voleva presentarci alla madre, gente che “Ci sei solo tu” e lo diceva a una decina, gente che “Ti giuro”…

Noi donne lo sappiamo, il nostro famoso sesto senso è sempre attivo, non servirebbe ingannare, se iniziamo a sentire puzza di bruciato, il nostro uccello è già bello che arrostito.

Tutto questo, fa parte di quella che chiamiamo “Esperienza” che ci educa, ci fa capire e che fa sviluppare in noi un senso critico che ci permette di individuare da subito “Cosa ci farà” l’uomo che abbiamo di fronte.

In teoria.

In pratica è tutt’altra faccenda.

Nonostante la nostra destrezza e l’imperativo di diffidare sempre in attesa di smentita, nonostante l’addestramento atto ad evitare le pallottole e pugnalate dei PDC, spesso, ci caschiamo ancora.

Ci crediamo, ci vogliamo credere.

Ma senza questo bisogno di promettere mari e monti e colline e praterie, dove corrono dolcissime le mie malinconie.

No, non c’è proprio questa necessità.

Il mondo sarebbe un posto migliore se tutti dicessimo la verità.

Invece, ogni giorno ne sento di nuove. Ogni giorno ne capitano di diverse e disgustose, a me, a chi mi è accanto, o di terza e quarta mano, all’amica della cugina, della sorella, della parente…

Se aprissi un contest chiedendo di raccontare episodi simili di degrado umano, sono sicura che sarebbe difficile assegnare il premio del peggiore.

Dopo il “Genio del Male”, ho avuto la fortuna di conoscere innumerevoli PDC.

All’ultimo, in ordine di tempo, esasperata dal protrarsi della PPIC, ho fatto una cosa che non avevo mai fatto nella mia vita: l’ho bloccato. Dal mio profilo personale, dalla pagina, dalle chiamate.

Per poi ricontattarlo, circa un mese dopo, perché dispiaciuta di quella situazione. (non infierite, per favore).

Mi ero detta che, se avesse voluto davvero contattarmi, avrebbe potuto farlo in altra maniera, nonostante i blocchi. In effetti, oggigiorno, esiste un’ampissima offerta comunicativa, che non ci permette mai di sparire del tutto. Aveva a disposizione i vecchi sms, le mail (LE), il blog, perfino l’indirizzo.

Chi lo vuole davvero, sa come trovarti.

C-H-I  L-O  V-U-O-L-E  D-A-V-V-E-R-O.

E invece Puff!

Sparito lui e il suo immenso interesse, così decantato.

Quando gliel’ho chiesto, ha provato a giustificarsi:

«Ma io ti ho chiamato diverse volte! »

«Davvero?»

«Sì, però tu mi avevi bloccato!»

«Il telefono me lo segna se hai provato a chiamarmi, anche se sei bloccato, e di chiamate tue non ce n’è nessuna…»

«…ma ti ho chiamato con l’anonimo

«Ah, ecco. Certo! Però di chiamate perse sconosciute, non mi pare di averne…»

«Eh perché una volta era occupato e altre volte non ti prendeva!»

«Ma guarda caso! »

«Sì, giuro!»

«Davvero?»

«Ma certo!»

«Allora perché non mi mandi lo screeshot delle chiamate che mi avresti fatto? »

«Eh perché… Perché tre settimane fa ho dovuto formattare il telefono e si è cancellato tutto!»

«Ma ari-guarda caso, eh!»

Non me la sono sentita nemmeno di continuare. Non mi andava neanche di ribattere che, secondo una consecutio temporum semplicissima, quelle presunte chiamate sarebbero dovuto risultare in un periodo di tempo inferiore alle famigerate tre settimane. Quindi quelle chiamate sarebbero state presenti, se solo fossero esistite…

Non mi andava di sentire altre cazzate.

Non mi va più di sentire sempre cazzate. Sono stanca.

Se esistesse un cazzatometro, il mio starebbe straripando.

Non c’era bisogno di umiliare ulteriormente me stessa e la mia intelligenza, chiedendo spiegazioni che poi, fondamentalmente, non mi interessava neanche avere. Perché non avrebbero cambiato la bassissima considerazione che ora ho di questo “uomo”. Non lo avrebbero mai riabilitato ai miei occhi e – soprattutto – non avrei più creduto a una sua sola parola e agli spergiuri di un Professionista della cazzata doc.

Non avevo voglia neanche di ascoltare le accuse di risposta sul mio “eccessivo pensare male”.

Sarebbe stato molto più semplice raccontare la verità, quella che ho richiesto più volte, quella che non necessita di una memoria e di una capacità di improvvisazione formidabili.

Ora, io di conversazioni di questo genere ve ne potrei riportare a iosa. Di frasi che sono costretta a udire per tentare miseramente di camuffare una montagna di cazzate, ci potrei scrivere un altro libro.

Se avessi assecondato l’istinto omicida che mi pervade ogni qualvolta le odo, ora vi scriverei dalla mia cella in quel di Rebibbia. E magari sarei mooolto più serena. (che poi, se a giudicarmi fosse stata una donna, mi avrebbe assolto sicuramente!)

Ammetto di aver sviluppato un’idiosincrasia violenta verso i bugiardi, che mi ha resa intollerante alla menzogna, tanto da allontanare chiunque manifesti i sintomi, anche solo una volta.

Perché chi mente, probabilmente lo farà sempre e la bugia non può coesistere con un rapporto civile, a qualsiasi livello.

Allo stesso modo, detesto profondamente chi non fa quello che dice.

Chi si scorda di me. Chi sparisce.

Quando poi questi si ricordano di scrivere (perché tanto tornano TUTTI) inizio io a scordarmi di rispondere.

Nessun condono, non più.

Non mi interessa se, fino al minuto prima ci siamo promessi mari e monti, chi si scorda di me, può continuare a farlo.

Chi si scorda di te, non tiene a te. Così semplice e così doloroso.

Tutto quel che ha detto, tutto quello che probabilmente non ha fatto, determina il fattore presa per il culo di un professionista.

Dopo, resta da smaltire la delusione che ogni maledetta volta ci fa smontare quel bel ritrattino che avevamo costruito di costui. Quel sorriso che ci ballava sulla faccia da ebete a ogni messaggio e a ogni chiamata. E che ora, solo a pensarlo, ha lasciato il posto a un senso di nausea e disgusto, e un’altra bella fila di mattoni su quel muro che interponiamo tra noi e gli altri.

Peccato.

Quando da sole – di notte – ripercorriamo tutte le tappe della storia, le frasi, i gesti, i discorsi, le discussioni, le risate e tutto l’avvicendarsi di emozioni che l’hanno accompagnata, quel che ne rimane, è solo la domanda che sempre, sempre, mi pongo e alla quale non riesco mai a dare una risposta:

«Ma perché? Ma che bisogno c’è di tutto questo?»

Questa la giro a voi, perché proprio non lo so…

Per il finale, ho lasciato uno che – per me – si è guadagnato il primo posto sul podio, nel famoso contest.

Quello che mi ha fatto capire fino a dove si può spingere un Professionista.

Quello che ha superato un limite che non credevo valicabile.

Quello che mi viene in mente, ogni qualvolta qualcuno mi accusa di essere troppo diffidente e pessimista.

Quello che, forse, mi ha tolto definitivamente la fiducia verso un altro essere umano.

No, scusate.

Ho sbagliato, mi sono espressa male.

Mi rimane difficile definire “essere umano” uno che, per giustificare le proprie nefandezze, si è addirittura inventato una patologia invalidante per il figlio (smascherata con una banalissima sessione di stalking virtuale incrociato, neanche tanto complessa…).

Preferisco non dedicargli più parole.

Solo una considerazione: forse sono troppo pervasa dalla superstizione, o dal mero buonsenso, ma – miei cari Professionisti – non mi capacito e non so davvero con quale cazzo di coraggio, voi riusciate a giurare su parenti, su voi stessi, le vostre minuscole palle, senza avere paura che – prima o poi – paghiate le conseguenze delle vostre spregevoli azioni e spergiuri. Oltre a chiedermi come riusciate a specchiarvi senza sputarvi, ovvio.

Non so davvero come possiate pensare di essere immuni alla legge del Contrappasso e al glorioso Karma.

Al vecchio adagio che ci ricorda che “Si raccoglie ciò che si semina”. Sempre.

Quando seminate montagne di cazzate, mortificazioni, prese per il culo e umiliazioni, dovete essere consapevoli che ve ne arriveranno tutti i frutti.

E noi saremo lì, a ridere della vostra poraccitudine.

Perché, come ho già detto, la nostra delusione svanisce. Invece se sei una merda, no quello non cambierà MAI.

 

“Puoi dire quello che vuoi,

ma sei quello che fai…”

Cit.

 

 

NDBB: Comportamento assolutamente girabile alla sfera femminile: esistono svariate Professioniste e lo sappiamo bene. Ma – al solito – io, in quanto possidente di ovaie, parlo dal mio squisito punto di vista.

 

PS: Mi ha detto un Professionista di aggiungere nell’articolo che, nonostante io l’abbia descritto come uno stronzo, lui mi vuole bene. Ok, l’ho scritto. Ma, per completezza, devo aggiungere anche la mia risposta: “Per fortuna mi vuoi bene, pensa se mi volevi male!” 😉