O BEVI O GUIDI O TELEFONI

Stanotte è successo un fatto abbastanza curioso.
Me ne stavo beatamente dormendo (e già questo era molto inusuale) quando un suono ha disturbato il mio sonno.
Dapprima ho faticato a capirne la provenienza. Poi mi sono resa conto che era il mio telefono a fare quel casino.
È la sveglia!
Ho fatto appena in tempo a considerare che mi sembrava che la notte fosse passata troppo velocemente per poi capire che no, non stavo ascoltando “L’amour toujours” come ogni mattina, quando mi annuncia che è ora di alzarci.
Mi stanno chiamando.
Cazzo.
Ricevere telefonate di notte, credo sia una di quelle esperienze che facciano infartare chiunque, anche chi ha nervi saldi ed è sano di mente.
Ricevere telefonate di notte quando sei ansiosa e fobica a livelli patologici – come me – rappresenta la manifestazione suprema di tutti gli incubi e le paure che ci portiamo dietro.
In un nanosecondo ho partorito una sequela inimmaginabile di scenari apocalittici che erano accaduti a qualcuno a me caro, tanto da indurlo a chiamarmi nel cuore della notte, conscio che avrei potuto non sopravvivere a questo.
Cazzo, no.
Che è successo?
Ho paura…
Poi un piccolo barlume di lucidità che ancora risiedeva nella mia testa, mi ha fatto notare che non era la canzone che mi comunica che qualcuno mi sta chiamando. Non era la mia storica suoneria “Sweet child o’ mine” (sì, sono coatta e tamarra inside e ne vado anche abbastanza fiera). No.
Ma che cazzo di musica è che non l’ho mai sentita??
Ecco, questo è stato il limpido pensiero successivo.
Avrei potuto scoprirlo solo prendendo in mano quel telefono che – intanto – continuava a strombazzare quel motivetto inconsueto.
Così ho fatto. Con gli occhietti appiccicati, una tachicardia furiosa che mi ballava in petto e madida di sudore.
Ci ho messo un po’ a realizzare, non mi sembrava possibile. Ho creduto anche che stessi sognando perché era molto…strano. Ma la musica era reale, il rincoglionimento da sonno interrotto pure, la mia vescica che stava scoppiando anche. Ma era davvero troppo… strano.
Mentre lo osservavo, tenevo in mano quel telefono con distacco e accortezza, come qualcosa con la quale non ci si vuole sporcare, per paura di rispondere o fare casini.
Finalmente ha cessato di squillare.
Era una videochiamata.
Una cazzo di videochiamata da Messenger.
Una fottuta videochiamata da Messenger da uno che conosco appena e che troverei strano perfino se mi inviasse un messaggio normale.
Vi lascio intuire il mio sobrissimo commento.
…mavvafanculova’m’haifattoperdedieciannidevitaaa!!
Manco a dirlo, non ho più dormito.
Ripresa coscienza e conoscenza, ho iniziato ad analizzare quel che era appena accaduto, cercando di entrare nella testa di costui.
Era ubriaco, la prima considerazione.
Non voglio pensare che da sobrio uno possa compiere un tale gesto, no. Dovresti essere deficiente e pure un bel po’.
Sì, era per forza ubriaco.
Be’, da ubriaco chiama me?? Anzi, videochiama??
Oddio non è che pensa che sono una sempre disponibile?? E poi perché la videochiamata?? Che voleva fare?? Oddio non è che pensa che sono una che fa le cosacce per video e a qualsiasi ora?? Ma perché lo pensa?? Oddio ma chi altro lo penserà?? E poi perché?? Oddioddioddiooo…
Vabbè le paranoie è preferibile lasciarle per un altro momento, ora pensiamo solo al resto.
Il tizio in questione – come detto – lo conosco, so chi è, ciao come stai e convenevoli standard quando ci vediamo (una volta per secolo) e finisce lì. Punto.
Recentemente gli ho accettato la richiesta di amicizia e non mi ha nemmeno scritto un saluto, però gli è sembrato più che lecito disturbarmi di notte con una videochiamata. Logico, molto logico.
Ora mettiamoci nei suoi panni: cosa abbia scatenato questa voglia di me non lo so e non voglio saperlo.
Ribadisco che una chiamata di notte (perlopiù a qualcuno con il quale non hai tutta ‘sta confidenza) è figlia dell’alcool. È una di quelle genialate che ti sembrano tali quando hai in circolo più gradi che sangue.
Una videochiamata, poi, richiede una pregressa approvazione per iscritto. Un “Ok, ora puoi farlo”. Che significa che mi sono resa presentabile, truccata, pettinata e pronta per affrontarla. Non si fanno le videochiamate a sorpresa! (se vuoi che venga accettata…)
Se invece fosse stato sobrio?
Se avesse lucidamente deciso che poteva disturbarmi a tutte le ore, anche quelle piccole?? È possibile?
Le opzioni sarebbero state due: o dormivo o ero a spasso.
La prima ipotesi: sto dormendo. Essendo notte, oltretutto di un giorno feriale, è contemplato che io abbia questa bizzarra abitudine di riposare, no? Tu te ne fotti e mi chiami. Quindi mi vai irrimediabilmente sulle palle per le motivazioni sopra descritte, perché sei inopportuno, maleducato e quant’altro.
Seconda ipotesi: sto a spasso. Se sto a spasso è presumibile che sia in compagnia, altrettanto desumibile che mi stia divertendo (altrimenti sarei a casa) quindi come puoi pensare che mi vada di videochiamare con te??
Se fossi con un uomo, come potrei spiegare a costui che mi è oscuro il motivo per cui tu ti senta in diritto di farmi una conferenza notturna?? Sarebbe stato davvero imbarazzante e difficile da giustificare (cazzarola, che illuminazione! A volte effettivamente, le cose NON sono come sembrano!!)
Quindi preferisco pensare che fosse ubriaco.
E per questo non me la sento di biasimarlo e infierire ulteriormente.
È capitato a tutti.
Magari lui non si è formato un’esperienza preventiva tale da impedirgli certe scelleratezze. Una cautela postuma forgiata a suon di figure di merda epocali, da smaltire insieme agli altri postumi, quelli da sbornia.
Magari non ha avuto dei risvegli tragici urlando dei:
«Fammi subito controllare il telefono che mi sa che stanotte ho fatto qualche cazzata!»
Non ha visto gente intorno rendersi ridicola e regalarti dei “Ti amo”, mentre tu rispondevi:
«Certo che mi ami! Poi domattina, quando pubblicherò gli screenshot, mi amerai ancora di più!!»
Non ha avuto amici accanto pronti a sequestrargli il telefono per metterlo al riparo da colossali catastrofi.
Non ha dovuto, né ricevuto, messaggi di scuse nel day after.
Forse non ha ancora superato quel limite che ci ricorda cosa sia la “dignità”.
Magari è successo stanotte.
O magari no.
Rimane il mistero del perché abbia scelto proprio me da importunare, ma penso che continuerò a vivere ignorando queste risposte, perché ho deciso che io non ne darò alcuna a questo suo gesto.
Credo sia più dignitoso per entrambi.
Magari stamattina non gli sembra più quell’ideona di stanotte, magari si sta già mortificando da qualche parte, o magari mi reputa un’immensa cafona per non aver risposto (io, eh??). Tutto ciò non mi interessa.
Mi interessa ricordarvi l’assioma basilare che:
O bevi, o guidi, o telefoni.
Ricordatevi questo.
Ricordatelo sempre.
E io mi ricorderò di riprendere la mia sanissima abitudine di staccare la connessione, nottetempo.

FROM RED SEA WITH LOVE

Qualcuno diceva che “Nessun uomo è un’isola”, qualcun altro che è molto dura affrontare un viaggio in barca, poiché non se ne può scappare, e la convivenza potrebbe diventare insopportabile.

Ho cercato di esperire la veridicità di entrambe queste affermazioni…

La mia spiccata necessità di fuga e il mio onnipresente senso di costrizione sono stati sottoposti a dura prova, per la mancanza di vie di evasione.

Per poi scoprire che, volendo, si riesce a scappare anche in uno spazio delimitato… Ma ne avevo ancora voglia?

Perché io, al contrario, mi sono sempre considerata un’isola: sola, solitaria, scissa dal resto, strana, selvaggia, silenziosa e, per molti versi, inesplorata.

Non sarei dovuta neanche essere lì…

Ho una fobia per i progetti a lungo termine che mi aveva portato – come sempre – a non avere un piano ben definito su dove trascorrere i giorni di ferie.

Non riesco a prenotare a gennaio una vacanza da fare ad agosto. Non ce la faccio proprio, e non l’avevo fatto.

Quando mi sono finalmente decisa, non c’era posto, non era possibile. Ovviamente.

«Se qualcuno rinuncia, ti chiamo»

Sì, come no. E quando capita? A me, poi? Figuriamoci!

Invece quella chiamata è arrivata e, con essa, la mia crociera neanche lontanamente preventivata. Qualcuno aveva rinunciato.

…BB, c’è posto per te!

Quindi è vero che il destino, l’Universo o quel che volete, muovono le fila della nostra vita per riuscire a collocarci esattamente dove dovremmo essere, in un dato momento.

In un grandioso intreccio di esistenze dove, qualunque cosa ci accada, può avere ripercussioni dirette e indirette nelle vite altrui, che ne siamo consapevoli o no.

Che ne siamo coscienti o no.

Che lo vogliamo o no.

Come era successo a me.

Qualcuno non poteva partire e, perciò, io guadagnavo il mio posto.

E allora…

Metti una Barbie sul Mar Rosso.

Metti una lussuosa barca di 40 metri.

Metti una crociera alla scoperta dei fondali e della popolazione marina di tre isole incastonate nel meraviglioso Red Sea: Brothers, Daedalus ed Elphinstone.

Metti 20 Sub insieme.

Totalmente scollegati dal mondo, reale e virtuale. Lontani dalla terraferma e dalla comunicazione telefonica.

Isolati.

Esattamente come mi sentivo io in quei giorni: priva di legami, priva di fantasmi, di pensieri su personaggi impossibili. Libera, pulita, serena, come non mi capitava da tempo, forse mai.

E lontana…

In questo scenario si era stagliato un pensiero fisso verso un maschio sapiens. Prima appena percettibile, poi sempre più invadente.

“Signori, c’è una piccolissima attività cardiaca, questo cuore ancora funziona!”.

Nei giorni precedenti, c’era stata un leggero aumento del mio battito cardiaco, quel tanto che bastava per tranquillizzarmi sul funzionamento del mio cuoricino affaticato. Quel lieve pensiero che mi occupava la mente, tanto da insinuarsi nella regolarità del mio ritmo circadiano.

Quel pizzico di euforia che mi faceva canticchiare durante la giornata su “Quello che potremmo fare io e te non l’ho mai detto a nessuno, però ne sono sicuro…” e farmi ritrovare a sorridere senza un motivo apparente.

Evento comune e insignificante per chiunque altro, entusiasmante per me.

Mi piace. Cavolo, questo mi piace.

Tutti i giudici (amici comuni, gente super partes, persone fermate a caso, per strada) chiamati a rapporto per deliberare sull’intricata questione, avevano sentenziato che, sì, anche lui manifestava interesse.

Quindi questo mi assolveva dall’auto-accusa di essere una fantasiosa ottimista e regista dei miei film mentali a sfondo romantico.

Eppure…

Il tizio in questione aveva notizie della mia esistenza già da parecchio. Ma sembrava non aver mai manifestato l’intenzione di approfondirla, né allora, né ora. E non importava che quello stesso destino ci avesse posto vicino più e più volte, che ci mangiassimo con gli occhi e stuzzicassimo non poco.

Lui ci dà le carte, ma poi ce le giochiamo noi, e io mi sono stancata dei solitari.

In tutti i sensi.

“… No, aspettate. Si è fermato tutto di nuovo. Questo cuore non batte più”.

Mi piace sognare, ma vorrei vivere quel che desidero. E l’incertezza è uno stato che evito accuratamente. Quindi se ho di fronte un qualcosa di indefinito, lo definisco io, nel modo che più mi fa stare meglio.

Anche le isole hanno bisogno di compagnia, ma concreta, reale, vera e non illusoria.

Il tutto era avvenuto senza drammi, senza ferite all’ego, senza lacrime versate, spirato così come si era generato.

Come… come un’abitudine.

Ora sembrava tutto così lontano…

Forse è stato l’isolamento terreno e psicologico, o forse il fatto che avessi davvero bisogno di una vacanza, dopo un anno estremamente duro, sotto molti aspetti. Un anno fatto di un ostracismo autoimposto, e poi difeso, preservato.

Una  settimana ha spazzato via questo e tutto il brutto dell’ultimo periodo.

Mi sembrano episodi accaduti secoli fa, quando è passato appena un mese.

Piccoli problemi di salute, risolti, che mi hanno lasciato solo i chili persi, per via di quelli. E poi “A Settembre ci penseremo…” Sì, settembre è lontano…

E l’ultima – in ordine di tempo – fregatura da parte di chi consideravo amico che aveva speso per me delle parole tanto orribili, da tenermi sveglia la notte a pensarvi. Un AMICO.

Mi ero detta che non importava, che ormai alla merda e alle fregature ero abituata, realizzando – un secondo dopo averlo pensato – che non va bene, non va bene per niente abituarsi a questo.

Non va bene neanche sentirsi dire:

«Tanto dovevi fare da sola, no? Come sempre. Senza farti aiutare…»

Senza essere capace di rispondere che, sì, è vero. Faccio da sola come sempre. Perché, anche se non mi piace, sono avvezza a prendermi cura di me stessa. A non appoggiarmi a nessuno, a non chiedere. Che poi tanto mi deludono e abbandonano tutti, visto? Allora meglio non rischiare. Non mi piace farlo, ma ho dovuto imparare, capite?

Ma tutto questo non va bene.

Mi sono sentita dire concetti che non credevo nemmeno di essere arrivata a pensare, dissertazioni elogiative dello status di eremita sociale, formulare un entusiasta panegirico della solitudine con una convinzione che non ritenevo di provare.

Davvero mi sto beando in questa esistenza solitaria, convincendomi che sia preferibile, più sicura, più felice, senza possibilità di incorrere in delusioni?

Davvero ho messo di scherzare sul concetto e sono diventata un’individualista convinta? Io??

Ma QUANDO è successo?

Quando ho lasciato vincere la paura, a discapito della mia socialità?

La PAURA, origine e motivazione di ogni azione umana. Pensateci, è così…

Sono dovuta andare su tre isole, per capire che non va bene considerami un’isola, in una moltitudine di umanità conosciuta o da scovare.

Non andava bene per niente.

Vorrei abituarmi ad altro, DEVO e pretendo di abituarmi ad altro.

Siamo tutti isole che si barcamenano tra la salvaguardia della propria individualità, il perseguimento del proprio benessere, e l’esigenza di condividere la vita con altri esseri viventi, altre isole, altre autonome entità.

Ci destreggiamo tra il desiderio e la paura di oltrepassare la salvifica zona di comfort che abbiamo delimitato coi nostri bei paletti, in perenne contrasto tra “Quel che temo che accada” e “Quel che vorrei accadesse”.

Scegliendo quasi sempre la strada più sicura dell’inerzia.

Che fatica, gente.

Interagire, capire, sopportare, supportare, giustificarsi, aiutarsi, amarsi.

Ne vale la pena?

La vale davvero.

Per cui, mi ero ritrovata a osservare le stelle prima totalmente in solitudine, poi in compagnia, infine in gruppo.

E ne sono stata felice.

A cantare e ballare in massa, e ridere, ridere, ridere…

Benedicendo quel destino, per avermi fatto essere lì, in quel momento.

Un’isola tra le isole, ma non più isolata.

A sentirmi dare un affettuoso bacio sulla guancia e al mio «Perché?» sentirmi rispondere: «Così!»

Grata e appagata da quell’affetto gratuito, o forse meritato.

Quei gesti di gentilezza riscoperta che mi sono stati riservati, mi rimandavano a un’altra frase a me cara:

“Mi hanno piantato dentro così tanti coltelli che quando mi regalano un fiore,

all’inizio non capisco neanche cos’è. Ci vuole tempo”.

Tempo ce ne vuole sul serio, perché un’isola impari – innanzitutto – a considerarsi almeno un arcipelago. Una parte di un qualcosa. Ci vuole tempo.

Mentre qualcuno continuava a ripetermi che non ne avevamo abbastanza. Invece io penso che tempo ce ne sia, ma lo impieghiamo molto male, e del significato vero di Carpe Diem ce ne ricordiamo solo quando c’è da sciorinare locuzioni latine per fare i fighi.

Non andava bene che io mi fossi disabituata alla gentilezza, ma è ottimo che sappia ancora riconoscerla quando c’è e apprezzarla ancora di più, poiché inusuale.

Ma tutte queste sono cose che non si possono dire, che è difficile ammettere, che è meglio che gli altri ci considerino isole, strane, solitarie, che bastano a se stesse. Fa mooolto più figo.

Fa parte delle maschere che indossiamo.

Oltre quelle per aiutarci a vedere sott’acqua che – come vi ho già detto – ingrandiscono gli oggetti e non ci permettono una visione reale di quello in cui siamo immersi, ci sono quelle che indossiamo per evitare che gli altri vedano come realmente siamo.

Calziamo mute per preservarci dal freddo, computer per salvaguardare la nostra salute, e quando ci spogliamo di questi, manteniamo su le nostre maschere per proteggere il nostro Io più profondo e corazze invisibili ma palpabili. Un rivestimento a guisa di una muta.

Come c’è chi preferisce restare nelle acque basse, più sicure e superficiali, così, c’è chi ama scendere in profondità, inabissarsi sempre più giù, al limite delle proprie capacità.

Accade esattamente lo stesso con le conoscenze: c’è chi si ferma all’involucro e decreta, e chi – invece – riesce a scoprire quel che si cela dietro l’apparenza, dietro le maschere.

Una delle maschere più famose di tutti – per antonomasia – è quella di Pulcinella. Pulcinella che scherza sempre, ma scherzando dice la verità. 

Un po’ perché è più semplice, un po’ perché è l’alibi vigliacco che possiamo usare quando si mette male. La scusa del “Guarda che scherzavo, hai frainteso”.

E io lo faccio Pulcinella e ne vedo pure tanti. Mediocri attori dell’ilarità, protezione buffa di una sostanza ben più seria.

Oppure, si può apprendere ad esempio che – spesso – l’arroganza è la copertura della profonda insicurezza, che si può manifestare con la spavalderia, con il cercare di mettere in cattiva luce gli altri, per risultare migliori.

La paura, ve l’ho detto, è il motore di ogni azione.

Io la mia insicurezza la proteggo attraverso silenzi e discrezione, che mi porta a balbettare se parlo di fronte a una platea nutrita. Dove, per essere imbarazzante, mi basta che sia composta da circa tre persone.

Ma questo può essere percepito come una che “Non prende mai posizione” cito testualmente.

Ho sorriso.

Tu non sai chi sono io.

Ho sorriso di nuovo.

Perché poi c’è pure il perenne sorriso-spot, accompagnato dal “Va tutto bene!” che basta agli sguardi effimeri, per credere che sia davvero così. Ma sotto, chissà cosa cela…

Penso a chi, anni fa, mi aveva detto che con il mio sorriso (reale o sforzato che fosse) avevo il mondo ai miei piedi e io quel sorriso in giro per il mondo ce l’ho portato, non potendo fare a meno di notare, ogni volta, come la Me Vacanziera venisse più apprezzata della Me Quotidiana.

«Perché, quando viaggi, sei più rilassata» mi aveva detto una volta qualcuno.

Non credo c’entri questo.

Credo, piuttosto, che c’entrino gli squali

La memoria collettiva comune, formatasi coi film, ci ha sempre fatto pensare che gli squali siano creature pericolose, benché non avessimo mai avuto modo di verificarlo personalmente.

È un po’ come quando qualcuno ci parla di tizio/a che non conosciamo, e di quanto sia stronzo/a.

Il nostro giudizio è vergine di esperienza diretta, influenzabile. Con noi non lo è stato, ma automaticamente ai nostri occhi diventa stronzo per osmosi.

Poi, magari, ti ritrovi personalmente a parlarci con tizio/a e tutta questa stronzaggine non la percepisci, capendo quanto sia importante formarsi una propria opinione su fatti e persone e non “per sentito dire”, di quanto sia indispensabile ragionare con la propria testa e il proprio cuore, sempre e in ogni situazione.

In quanto agli squali, sono loro quelli con più timore: ne mandano uno in avanscoperta a controllare la situazione, se è tranquilla, il branco lo segue e si fanno la passeggiatina.

Io ho immaginato la scena più o meno così:

«Tutto a posto rega’. Ci sono i soliti quattro sub che si sono alzati alle cinque per venirci a vedere. Dài, famoli contenti e facciamogli ‘sta passerella!»

E così hanno fatto. Più volte. Si sono lasciati scrutare da noi che li abbiamo osservati con timore reverenziale e ossequioso di cotanta maestosità.

Forse se non avessero fatto film sanguinolenti che li vedevano protagonisti, ci saremmo tutti avvicinati di più, e avremmo raccontato di quanto siano coccolosi i re del mare.

Coi pesci pagliaccio avviene il contrario. Perché i pesci pagliaccio sono tanto piccoli e teneri d’aspetto, quanto bulli dentro. Si sentono grandi, forti e arroganti a dispetto della loro esigua mole.

Da grande voglio diventare un pesce pagliaccio e sentirmi coraggiosa e prepotente sempre, alla faccia di tutto e tutti.

Forse se non avessimo una memoria interna che registra e ci ricorda del dolore, vivremmo con più leggerezza.

Come quando nessuno ti conosce.

Perché magari in giro per il mondo, nessuno sa chi sono: non ci sono pregiudizi, non ho un passato, un presente ingombrante, una testa molto pensante ben nota ai più e che può incutere soggezione, come mi viene spesso detto.

Magari risiede in questo la differenza.

O magari, basta solo incontrare chi con uno sguardo e una chiacchierata riesce a capirti. Riesce a vederti dentro.

Capita.

Perché c’è speranza, Signori.

C’è sempre speranza.

Mentre tu sei lì a chiederti dove e se sbagli, a cercare di capire cosa tu trasmetta o no e se ti corrisponda, se il percepito sia abbastanza simile alla tua intima essenza, o ci siano degli errori di comunicazioni da correggere.

Mentre vorresti solo spiegare chi sei e fare domande, qualcuno in un attimo ti coglie appieno. Con due parole.

Qualcun altro, in un inglese sgangherato mi dice che io ero “kindly” e “respect”.

E poi c’è stato anche chi, non conoscendo nemmeno il mio nome, ha cercato il profilo Facebook di un mio amico, ha passato pazientemente in rassegna tutte le foto profilo dei sui contatti per scovarmi. E infine c’è riuscito.

Non so bene perché io abbia meritato una tale dedizione, ma mi ha ricordato l’ovvietà del “Chi vuole davvero trovarti, fa di tutto”. TUTTO.

Quindi, come potevo ancora incaponirmi col maschio sapiens che possedeva pure il mio numero di telefono, ma che non utilizzava? Non potevo proprio!

Le isole, effettivamente, sanno bastare a se stesse. Perciò si scelgono la compagnia.

Mentre scrivevo la bozza di questo articolo il mio telefono ha scelto dal lettore “Someone like you” come l’anno scorso, quando l’avevo cantata con due amiche ed era stato decisamente più divertente.

Stavolta, me l’ero cavata anche da sola, ma loro mi erano mancate.

Dormendo con un donnone ungherese che parlava solo francese e che aveva fatto della nudità il suo pigiama. Sicché quando di notte rientravo o mi giravo, mi ritrovavo in faccia il suo nobile deretano desnudo.  Che culo! (appunto)

Ma me la sono cavata, me la cavo sempre.

Ora sto cercando di imparare a cavarmela non più da sola, non bastando a me stessa.

Disabituandomi alle aspettative negative, ai paletti, al salvifico egoriferitismo nel quale ci rifugiamo.

Magari imparo davvero.

Quel che ho appreso è che non c’è bisogno di spiegarsi, non serve presentarsi. La volontà è un motore ben più potente della paura e più efficace, più immediato, con meno sforzi.

C’è speranza Signori.

C’è sempre speranza.

Dietro le maschere, dietro i pagliacci, i pregiudizi, la paura, dietro i “sentito dire”, dietro i difetti o i gusti differenti, c’è ancora chi intravede qualcosa in noi che valga la pena di scoprire.

Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ma accade.

Certe isole vanno scoperte. Il mondo che conosciamo sarebbe diverso se qualcuno non avesse avuto l’ardire e il coraggio di oltrepassare i confini della Terra conosciuta, per vedere cosa celassero.

Ci vuole coraggio per interagire, capire, sopportare, supportare, giustificarsi, aiutarsi, amarsi, conoscersi.

Ma ne vale la pena.

Perché, sapete, le isole hanno creato piattaforme per far atterrare gli aerei; levigato la costa per far attraccare le navi; smussato la spiaggia per accogliere i bagnanti. Messo in funzione il faro per farsi trovare. Abbassato le mura di protezione che le cingono per la piena interezza per far entrare qualcuno. Installato un telefono per farsi rintracciare.

Quindi, volendo, le isole sono raggiungibili: con il telefono, con la barca, con l’aereo, perfino a nuoto. Volendo.

VOLENDO.

 

 “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, la Terra ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te”.

John Donne

 

Ai miei compagni di questo viaggio,

alle picchiate a cinquanta metri,

le canzoni cantate, le tante risate e i balletti.

Grazie 😉

 

 

NdBB: Stavolta, non solo non ho portato con me nemmeno un paio di scarpe col tacco (neanche uno per compagnia!!) ma sono stata anche scalza per una settimana intera. Le cose cambiano, le persone pure.

 

 

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste…”

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.

“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

“Che cosa vuol dire <addomesticare>?”

[…]

“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”

“Creare dei legami?”

“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

[…]

E quando l’ora della partenza fu vicina:

“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.

“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”

“È vero”, disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“È certo”, disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe.

[…]

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe.

“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.

Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”

“Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

Il Piccolo Principe

Antoine de Saint-Exupéry

 

Se volete scoprire le meraviglie del Mar Rosso, vi consiglio http://cassiopeiasafari.com/

ERASE AND REWIND

«BB, azzera tutto. Lascia andare qualsiasi cosa non ti occorra più e ricomincia da capo».barbie bastarda cancellare

Il mio telefonino ha più di tre anni e mezzo e, probabilmente, era già “vecchio” quando l’ho comprato io. Ma non mi importa, non sto dietro alla tecnologia e quel che conta è che asserva  al suo scopo: telefonare, navigare e messaggiare. Non me ne frega niente se il filippino che vende le cover tarocche, mi guardi sempre con disprezzo e mi dica con stizza: «No ho niente pe’ “quello”…».

Ha entrambe le memorie sature di qualsiasi cosa e di quasi cinquanta mesi di chiamate, messaggi, foto, note vocali…

È stremato. E il mio trucco ha reso il suo display perennemente unto e opaco.

Non ha filtri nella fotocamera (dell’esistenza dei quali sono venuta a conoscenza da pochissimo…) il che mi spiega perché tutte le altre nelle foto vengano figherrime e io appaia sempre come la Signora Pina che va a fare la spesa, sciatta.

Le applicazioni che modificano le foto non le scarico perché, come ho detto, le memorie straripano e, cosa più importante, non le so usare.

Avrò al massimo cinque app e ne uso sempre un paio.

Poiché anticuccio, non ha la tastierina con le emoticon nuove e carucce, per cui, quando ricevo messaggi che le contengono, vedo solo quadratini e, per quanto mi riguarda, potrebbero esprimere anche insulti, tanto non me ne accorgo.

Ma il mio telefonino è, da sempre, intelligentissimo.

L’altro giorno è successo un fatto abbastanza strano e curioso: quando la mattina sono andata a prenderlo, mi sono accorta che aveva cancellato tutti i dati memorizzati fino a quel momento: niente credenziali di accesso a siti e applicazioni, nessuna stazione radio, niente ricerche effettuate in Google, SoundHound o Youtube, delle quali ricordavo dove fossi quando le avevo fatte e soprattutto con CHI.

Niente di niente, tutto andato.

Mi è dispiaciuto immensamente, ma non ho potuto farci nulla. Ho commentato col mio solito: «Pazienza!» e, da brava, ho reimpostato tutto.

Whatsapp risultava intonso, come se l’avessi appena installato.

Fortunatamente ha recuperato le vecchie conversazioni, dall’ultimo backup automatico eseguito, risalente, però, a più di un giorno prima.

Quindi le più recenti disquisizioni altamente filosofiche e i miei famosi rebus, sono andati persi per sempre.

Pazienza.

Ma oggi mi sono resa conto che ha cancellato anche tutti gli “stati”. barbie bastarda

Non so come, ha mantenuto solo l’ultimo, che avevo impostato il 9 marzo 2015 (data a me cara…): “Tutto è possibile…

Per il resto solo quelli di default. Tutti gli altri, che avevo creato nel corso degli anni e che avevo lasciato per ricordarmi di periodi particolari o come monito per non dimenticare alcuni avvenimenti, cancellati per sempre.

Il mio telefonino – che ha più di tre anni e mezzo e, ogni giorno, sembra mi supplichi: «Pietà!» – da sempre si è dimostrato intelligentissimo. Si spegne, si impalla o perde la copertura quando sto per comporre numeri che non dovrei proprio comporre, o quando ricevo telefonate e messaggi che sarebbe mooolto meglio che non ricevessi. A volte non mi invia i messaggi. Giuro, succede.

In questa occasione si è dimostrato tale ancora una volta e con un tempismo eccellente. Poiché successo in un periodo in cui sto mettendo in discussione e rivoluzionando (di nuovo) tutta la mia vita.

È come se mi avesse voluto dire: «BB, azzera tutto. Lascia andare qualsiasi cosa non ti occorra più e ricomincia da capo».

Ci vuole coraggio per mollare, ci vuole più coraggio a mollare che a perseverare.

A volte ci fa comodo permanere nei nostri stati preimpostati e conosciuti. Purtroppo, spesso, lo facciamo anche con le persone: non le lasciamo andare. Le teniamo legate a noi attraverso i ricordi, la rabbia, il pensiero, piuttosto che liberarcene e continuare la nostra vita.

È tutto più semplice, quando riceviamo una spintarella che ci aiuta:

«BB, azzera tutto…»

Ed è esattamente quello che sto facendo.

Grazie my Phone, sei veramente SMART… 😉

«Coraggio, lasciare tutto indietro e andare

partire per ricominciare…»

C. Cremonini

Erase and rewind

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI: FASE AFFOLLATA

«Come va col tipo?»

«Quale?»

«Ah giusto, con te bisogna specificare…»

Sghignazzo e trangugio il mio Campari, al nostro solito tavolo del bar, mentre i quattro occhi davanti a me, mi fissano tra il divertito e il preoccupato.

È vero, con me bisogna specificare di quale “tipo” si parli…

Circa una volta l’anno – se sono fortunata anche di più – arriva quella che io chiamo la “Fase Pallottoliere”, denominata così perché è un periodo in cui, per tenere il conto degli uomini che mi ronzano intorno, occorre un pallottoliere.Barbie Bastarda (22)

L’apice l’ho raggiunto – non lo scorderò mai – nella primavera/estate del 2013, avevo a che fare con più di una ventina di uomini contemporaneamente. Ora, devo precisare che “l’avere a che fare” non comprende necessariamente uno scambio di fluidi corporei, anzi, per niente! Significa solo che questi gentiluomini orbitano dalle mie parti mentre io cerco di capire chi e se mi interessa davvero.

È divertente perché, appunto, quando le amiche mi chiedono «Come va col tipo?» devono puntualizzare quale sia il maschio in questione.

In questo momento sono in una Fase Pallottoliere composita, in quanto – oltre ai normali casini –  si è aggiunta la ricomparsa un bel po’ di fantasmi che davvero non volevo rivedere. Definizione di “Fantasmi”: persone che hanno fatto parte, a vario titolo, tempo fa della mia vita, con le quali ho interrotto qualsiasi tipo di rapporto civile e incivile (e ci sarà un motivo… ) che proprio non ci tengo a ristabilire (e ci sarà un motivo!!).

C’è uno spettro che non mi abbandona mai, a fasi alterne, ma comunque riesce ad essere una presenza costante e fastidiosa nella mia vita. Quando esco dalla routine, quando tardo o anticipo quei cinque minuti, lo vedo! È come un’enorme congiunzione cosmica che mi dice: «Appena sgarri, ti punisco!» Però mi chiedo sempre per quale caspita di motivo quello frequenti i “miei luoghi”, decisamente fuori mano rispetto a lui. Sa che potrebbe incontrarmi, perché farlo?? Sarà un “caso”?! Comunque è un cafone! Oltre che – chiaramente – un immenso PDM (= Pezzo Di…).

Mi vergogno tanto di provare un tale (ri)sentimento, ma non posso farci niente. Credo sia una delle persone che detesto di più al mondo, solo perché non me la sento di assegnare il primato. Ma, se dovessi farlo, forse lui sarebbe sul gradino più alto del podio.

La colpa non è totalmente sua, io sono stata una cretina ad avergli dato fiducia, due volte. Ok, la prima ci poteva stare, ma la seconda no! Lui è stato bravissimo a illudermi che non era più lo stronzo che avevo conosciuto due anni prima. È stato bravo per mesi, capite? Ci sarebbe cascata chiunque, forse.

Non riesco a perdonarmi e non perdonerò mai lui. Una meschinità così gratuita non è condonabile. Quasi un accanimento e quel che ho subìto l’ultima volta, non lo auguro nemmeno alla mia peggior nemica. Probabilmente in un’altra vita gli ho fatto qualcosa di veramente grave e ora si è vendicato. In questa non voglio rivederlo mai più.

Ma continuo a imbattermi in lui, “per caso”, lui continua a fissarmi e proprio non lo sopporto.

La prima volta che ci eravamo rivisti, lui mi sorprese con un caloroso:

«Ciao!»

Io l’ho fulminato col mio sguardo da SCUSA-COME-CAZZO-TI-PERMETTI-DI-RIVOLGERMI-LA-PAROLA-BRUTTO-STRONZO?!

Da allora, si limita a guardarmi. Comunque, ogni qualvolta lo incrocio, mi manda di traverso la giornata e anche quelle successive e, sì, detesto anche questo. È un gran cafone, no? Ma perché mi fissa??

Qualche giorno fa ha raggiunto l’apice della sua cafonaggine:

l’ho visto nel negozio di fronte al mio, trastullare un passeggino, mentre la compagna (cessissima, ovviamente!) curiosava in giro.

Cafoneee!!!

Cafone per essersi presentato sul mio posto di lavoro, cafonissimo per essersi presentato sul mio posto di lavoro con donna e prole al seguito e, soprattutto, ipercafone per aver procreato, sul serio! L’ultima cosa al mondo che l’umanità necessitasse, era che lui perpetuasse i sui geni! Era troppo! Fanculo al ti-ignoro-non-ti-ho-proprio-visto, dovevo dirgli che era davvero un megasupercafone!! Per tutti i motivi di cui sopra.

Mi sono avventata verso di lui come una furia, pronta a riversargli tutto l’astio accumulato, felice di sfogare finalmente la mia ira e, quando si è voltato a guardarmi – o, meglio, a guardare una pazza furiosa con la bocca aperta dalla quale stava per uscire un «TU! TU SEI UN…» – ho visto che lui… non era lui!!!

Cazzo di miopia! Cazzo di allucinazioni! E adesso che faccio?? A quell’ignaro maschio che stava per subire tutta la mia foga e che mi guardava costernato, ho posto l’unica domanda che – forse – mi avrebbe salvata da un’immane figura di cacca:

«Scusi, sa dirmi dov’è il bagno?»

Mica mi ha risposto, ha scosso la testa guardandomi perplesso e con gli occhi sgranati. Io gli ho mostrato i canini e ho fatto finta di andare via.

Sono totalmente pazza. Un giorno ci penserò e riderò, un giorno ci penserò e riderò …

Fortunatamente, l’Universo mi ha ricompensata facendomi rincontrare uno che, alla fine, mi sta pure simpatico.

Barbie Bastarda (42)È passato qualche anno e, come quando ci eravamo conosciuti, lui mantiene un aspetto che fa ballare l’hully gully ai miei ormoni. Ma, purtroppo, ora, finisce lì.

È che non mi diverte più, non trovo più interessante quel che dice e se uno non mi stimola intellettualmente, se la mia mente non si attiva, gli estrogeni poi smettono di danzare.

L’ormone sbava, ma il neurone asciuga.

Quella sera si è guadagnato – da parte delle mie amiche – il soprannome de “Il Fissatore” perché, niente, non riusciva proprio a staccarmi gli occhi di dosso… E io? Per buona parte del tempo, neanche me ne sono accorta. In effetti, ogni volta che mi voltavo verso la sua direzione, lo trovavo a rimirarmi, gli sorridevo per cortesia, ma finiva lì. Niente danza dell’accoppiamento, niente desiderio di rivederlo da soli, niente di niente. In una parola: “Intrombabile”!

Allora a cosa sarà servito rincontrarlo? Forse proprio a ricordarmi di quelle parole che mi aveva detto – anni fa – che avevo scordato e, magari, a reputarle vere, a credere un pochino di più in me stessa e nelle mie capacità. Forse…

Una delle frasi più belle della mia vita:

«Quando sorridi a qualcuno, lo hai già fregato. Con quella faccia hai il mondo ai tuoi piedi…»

«Sul serio lo pensi??»

«Perché non sai l’effetto che fai quando guardi qualcuno? Non fare la furba con me!»

La gente sopravvaluta di brutto la mia furbizia, la mia autostima e la percezione che ho di me stessa. Meglio così.

Tanto perché il destino infame vuole sempre essere in vantaggio su di me, dopo questo bel pareggio, doveva per forza riservarmi un gran colpo basso.

Grazie a Facebook e le dannatissime amicizie in comune, ho l’occasione di vedere non di rado un altro PDM con la “S” gigantesca. Ogni volta che lo intravedo cerco di ignorarlo, ma – in certi casi – la curiosità ha il sopravvento. Così mi sono ritrovata a contemplare una foto che lo ritraeva in dolce compagnia. Lui che sorrideva. Non dovrebbe essergli concesso sorridere, è un immenso bastardo e non dovrebbe ridere! Ancor di più, sono stata annientata dal commento che aveva avuto cura di lasciare, sotto quel bel quadretto:

«Sono fiero della MIA donna».

Ammetto che mi ha fatto effetto, sia la frase che il saperlo finalmente felice e libero dai demoni che lo infestavano.

Ora non dico che sono felice per lui, perché non sono né falsa, né così nobile d’animo, però… Però, però…

La verità vera è che, leggendolo, ho pensato che è proprio quel che desidero mi dica un uomo. Che sono la SUA donna, che è fiero di me e che lo proclami al mondo intero, senza pudore!

È questo quello che voglio. E quel grandissimo PDM me lo ha fatto capire. Stai a vedere che mi tocca pure ringraziarlo!

Naturalmente, nei giorni successivi, sono stata colta dalla “Sindrome della Cattiva Fidanzata” che si impossessa di te ogni qualvolta vedi un tuo ex con un’altra. Specialmente se invece tu resti zitella. Tale patologia ti fa partorire le più turpi paranoie e congetture che dimostrano in maniera inconfutabile quanto tu sia immeritevole e inadeguata. Perché se lui – lo stronzo manco-tanto-bello di cui fino al secondo prima non te ne fregava più una benemerita cippa lippa – ora è felice e accoppiato, mentre tu sei rimasta sola, è solo perché non sei abbastanza. Svariate varianti sul tema: abbastanza bella, intelligente, simpatica, alta, magra e via dicendo, arrivando ad una totale mortificazione personale che solo una donna come si deve riesce ad attuare.

Col tempo si guarisce. Io devo ancora guarire, ma fa niente. Col tempo si va avanti.

Sempre dalla medesima fonte del (a)social network, un’altra visione “casuale” di un altro Ex in vesti Carnascialesche.

Ora, se posso biasimare me stessa, non ne perdo mai occasione e, a quella vista, il commento delle Voci nella mia testa è stato: «BB, ma tu ti rendi conto che sei stata male per un Minion obeso??»

Esattamente. E pure tanto.

Devo anche sottolineare, che se lo stato di zitellaggine, ops! “Nubiliare” istighi le fanciulle a stare costantemente “in tiro” e curate, agli uomini, quello celibatario prolungato, viceversa, generi uno svaccamento smoderato. Ed era esattamente quel che era accaduto al tipo in questione, perché in effetti più che Minion, visto anche il colore, somigliava maggiormente a Homer Simpson.

E va be’, lo so, sono una stronza. Ma tanto lo sapevate già. E comunque ho detto – come al solito – la verità! (e poi lui se lo merita, ecco).

Ogni tanto mi viene in mente di organizzare una festa a sorpresa alla quale invitare tutti i miei Ex. Vorrei trovarmeli davanti e rivederli uno ad uno. Non so neanche bene perché e a quale scopo, però questa immagine mi diverte.

Io scenderei da una scalinata con un abito lungo con strascico e spacco, di una figaggine indefinibile – ovviamente – sorriderei e li saluterei con un affettuoso:

«Ciao, stronzi!»

Va be’, mica a tutti. A qualcuno «Ciao @€#¥£ğň!!!!»

Magari prima o poi lo faccio…

Ridiamo di cuore. Le mie amiche si divertono un mondo a sentire i miei racconti quasi surreali ed io, si sa, più a riferirli a loro che a viverli.Barbie Bastarda (29)

Sono talmente concentrata nel narrare le mie disavventure, al nostro solito tavolo del bar, che quasi non mi accorgo del segnale di pericolo che mi sta inviando il cervello, con la complicità della coda dell’occhio. La figura appena entrata mi ricorda qualcuno che una volta mi era molto familiare, un viso che ho accarezzato tante volte, ma, no. Non è possibile… Il mio cuore accelerato.

I dubbi me li devo togliere sempre e, con la vaghezza di cui solo le femminucce ben addestrate sono capaci, guardo di sfuggita per sincerarmi dell’identità dell’avventore appena entrato nel bar. Non ci posso credere: lui qui?? Ovviamente è l’ultimo “fantasma” che mi mancava all’appello. Dai non ci credo, è “Scherzi a parte!” Ma non lo è, nemmeno stavolta.

Universo, un giorno io e te dobbiamo fare un bel discorsetto…

«Oddio…»

«Che hai fatto??»

«Non potete neanche immaginare CHI è appena entrato…»

«Chi??»

Replicano la mia medesima mossa vaga e svelta e poi si voltano a bocca aperta verso di me:

«Che ci fa qui??»

«Beve, a quanto pare»

Proprio qui. A cinquanta chilometri da casa sua, nello stesso posto dove io l’ho portato diverse volte.

“Caso”, mi hai rotto abbastanza il caso…

«Visto?? Quando vi dico che l’Universo mi prende per il culo, mi dovete dare retta!! Che ci fa qui?? Perché mi capitano sempre queste cose?? Meno male che stavolta siete presenti, sennò non ci avreste creduto!!»

Annuiscono e mi guardano sbigottite, incapaci di replicare né di confortarmi. Nelle loro facce si legge un enorme: «Eccchecccazzo, però!»

«Mi porti un altro Campari, per favore?? Grazie!»

Devo continuare a parlare, altrimenti mi immobilizzo. So che mi ha vista, lo so. Siamo seduti rivolti l’uno verso l’altra e siamo consapevoli della nostra reciproca presenza disturbante, ma facciamo finta di niente.

Va bene così. Siamo entrambi consci che ci conosciamo,che abbiamo passato del tempo insieme, che ci siamo rivisti oggi “per caso” e che abbiamo scelto di ignorarci, per non guastarci la sacra bevuta. È perfetto.

Forse si è intuito, ma non sono una fan del “Rimaniamo amici”. Chiaramente solo verso coloro che hanno demeritato perfino il mio saluto. Magari non c’è un modo giusto per lasciare qualcuno, ma un comportamento sincero è sempre preferibile e, a posteriori, ci farà essere apprezzati per la nostra onestà.

Sparizioni, bugie, tradimenti & affini, non rientrano nei comportamenti apprezzabili.

A questo proposito mi viene in mente una risposta che diedi a uno anni fa:

«Dai… Rimaniamo amici…»

«Non credo che succederà…»

«Perché no?»

«Quando ci siamo conosciuti tu aspiravi a diventare un mio amico fraterno??»

«Be’ decisamente no!»

«Ci sentiremo, usciremo insieme, se avrò problemi ti chiamerò?»

«Be’… Magari… Non so… Poi vediamo…»

«Non succederà mai. Lo so io e lo sai tu. Quindi non mi dire “rimaniamo amici”, perché io un amico lo vedo, lo sento, ci

parlo. Che vuol dire “rimaniamo amici”? Che quando ci vediamo ci salutiamo? Ma se non ti vedo, non ti sento, non ti parlo, sai che cazzo me ne frega di salutarti quando ti vedo??»

«Lo vedi? Tu sei proprio una stronza!»

«No sono solo sincera!!! Io!!!»

E me ne andai a testa alta dalla sua vita. Adesso però ci salutiamo pure, visto che ho ragione?

Dov’ero rimasta? Quello mi ha fatto perdere il filo!! Ah sì, fantasmi e pallottoliere…

Fantasmi e presenze attuali. Uomini che a vario titolo si affacciano nella mia vita, alcuni ne diventano protagonisti, altri semplici meteore che magari, però, ricordo con affetto.

Quando sono sola e cerco di essere onesta con me stessa, provo a capire se nutro un sincero interesse per qualcuno o se, magari, è solo un apprezzamento e una sorta di “gratitudine” per le carinerie che mi riservano o, peggio, un modo per distrarmi per non vedere il vuoto che c’è.

Non è una prerogativa maschile, anche le donzelle hanno bisogno di un amico che le “intrattenga”. In maniera fin troppo semplicistica, qualcuno potrebbe chiamarlo “Trombamico”, troppo facile, appunto. C’è chi dice che le donne non sappiano scindere il sesso dall’amore, per cui –  una relazione meramente sessuale – sia impensabile; c’è chi lo smentisce categoricamente e poi ci sono le situazioni che non è possibile incasellare in una o nell’altra casistica. Io mi sento di appartenere a quest’ultima.

Che ne sa la gente di quanto ci si possa sentire soli? Che ne sanno di quanto si possa percepire una profonda solitudine anche accanto o sotto qualcuno?

È normale che ogni tanto si desideri un po’ di compagnia… Ma solo finché il dolore lenito non sia maggiore di quello procurato… Perché, sì, stai bene una sera, ma poi? E il giorno dopo? Nessuno lo sa come stai il giorno dopo. Tu sì.

Forse sono arrivata ad un’età che mi impone di ricercare altro e non il solo piacere fisico. È come quando vai per locali e discoteche per una vita, alla fine ti stufi, cerchi altro.

Ci sono, e tanti, quelli che molto delicatamente mi illustrano tutto ciò che vorrebbero farmi. Non mi eccitano né mi colpiscono. Molti pensano che sia frigida. Se per frigidità intendono che il mio corpo ormai reagisce solo ad uno stimolo intellettivo, completo e non solo alla vista, sì, lo sono eccome.

C’è chi, come “Il Dolce” mi ha ricordato come si comporta un maschietto per bene. O c’è altro? C’è chi, come “L’indeciso”, ha forse distratto il mio cuore per un po’. O c’era altro?

C’è chi mi ha detto una delle frasi più stupende e terribili che abbia mai udito:

«Se fossi mia, ti chiuderei in casa perché sarei troppo geloso…»

E chi continua riempirmi di complimenti per ammorbidire il mio cuore:

«Bellissima ragazza mora con uno splendido sorriso…»

Ma io cosa voglio? Chi è importante? Chi fa la differenza nella mia vita?

Quando resto sola e DEVO essere onesta con me stessa, mi accorgo che tutto questo, tutti questi, mi danno un effetto…tiepido. “Tiepido”. Detesto il tiepido in tutto. Sono un’istintiva, un’assolutista, passionale, selvaggia e incontrollata folle e il tiepido non mi appartiene. Rido di cuore, anche in maniera sguaiata, mangio e bevo di gusto, abbraccio con vigore, una tiepida stretta di mano, un tiepido abbraccio, un tiepido sorriso, un tiepido interesse, un tiepido bacio, no. Non fanno per me. Un tiepido sentimento mi ucciderebbe. I sentimenti, come le emozioni  – per definizione – sono scevri dalla razionalità, indi smodati, ridicoli, devastanti. La passionalità non può essere “con moderazione”. Tutto ciò che trascende la ragione, deve essere dotato di slancio, privo di controllo, senno, condizione. Il tiepido non ha nulla a che fare con tutto questo.

Ogni volta che mi sono accontentata del tiepido, mi sono sentita intrappolata e soffocata.

Perciò, ho attuato il comportamento, agli occhi di molti, più insano di tutti: preferire SEMPRE la solitudine, a tutto ciò che sia “tiepido”.

Quindi, alla fine, azzero il pallottoliere e chiudo i giochi. Game over. E resto sola – di nuovo – piuttosto che farmi bastare una tiepida presenza.

Sempre per questo motivo, posso affermare con assoluta certezza di essere follemente, incondizionatamente e totalmente innamorata di LUI. Perché il mio sentimento è privo di basi e raziocinio, fuori da ogni logica, da ogni ragionamento sensato, smodato ed estremamente ridicolo. Esattamente come mi sento quando mi trovo di fronte a LUI: ridicola.

LUI. Niente soprannomi, LUI è semplicemente LUI.

Guardo il telefono, rileggo il SUO messaggio: «Ciao, settimana prossima sono a Roma…»

La settimana è passata, ed io purtroppo non sono riuscita a perdere dieci chili come speravo. Cavolo!

LUI che vedrò domani. Sorrido e sorseggio assaporando il liquore corposo, ma pregustando il suo di sapore. Riesco anche a sentire il suo profumo e a vedere il suo splendido sorriso.

Sono così assorta, che, ancora una volta, percepisco in ritardo quello che sta accadendo. La figura che avanza verso di me. Forse non sta succedendo veramente… Sì, invece.

Sento un: «Ciao… Come stai?» ma non riesco a voltarmi e non voglio farlo. Sono paralizzata.

Lo ignoro. Magari funziona come con gli omini delle rose che, se non gli rispondi, poi se ne vanno.

Lui no, lui insiste.

«Come stai?» e mi sfiora il braccio. Mi volto e lo guardo, lui mi sfodera un sorriso dolce, io perdo il mio. Ciao, Fantasma!

Come sto? Ora ti interessa sapere come sto? Sono due anni che non sai come sto! Puoi solo immaginare come sono stata e ora diventi premuroso? Ma che cazzo vuoi?? Ti aspetti che ti saluti con slancio? Che ti getti le braccia al collo, in memoria dei bei tempi andati? Non riesco a rispondere e continuo a fissarlo… Lui mi incalza con un: «Ti ho vista adesso…» Bugiardo! Mi hai vista non appena sei entrato! Esattamente come è successo a me! Sei rimasto seduto con una finta paresi sul lato sinistro del corpo per evitare di incrociare il mio sguardo. Potevi pure guardarmi, sai? Non ti avrei detto nulla. Non ho più nulla da dirti. Tu ormai sei solo uno che una volta conoscevo…

Mi hai baciata e abbracciata, non so quante volte. Ho pianto per te e con te e ho visto i tuoi occhi lucidi. Hai ancora la collana che ho scordato a casa tua. Ho conservato per molto tempo la ricevuta di quella cena e mi hai detto tante di quelle bugie che non ti perdonerò mai. Poi mi hai cancellata in un attimo e neanche questo riesco a dimenticare.

Perché sei venuto qui? Non potevi continuare a ignorarmi? Perché hai voluto per forza parlarmi?

È una violenza, è egoismo. Avevi bisogno di affrontarmi, senza curarti del fatto che io non avessi il minimo interesse a farlo. È una violenza, è egoismo.

Ci fissiamo muti, ma con gli occhi parlanti, per degli interminabili istanti. Poi, finalmente, riesco a rispondere un secco e asciutto:

«Bene, sto bene. Grazie»

Sono strane le emozioni, comandano loro e tu non puoi farci davvero niente. Ti trovi “per caso” davanti a qualcuno e, in un attimo, ne provi talmente tante tutte insieme che aspetti solo che ne prevalga una per decidere come comportarti. È difficile quando ti imbatti in qualcuno a cui hai voluto bene, quello vero. Il primo istinto sarebbe quello di abbracciare questa persona, iniziare a ricordare quello che avete fatto insieme, ridere e magari dirle che le hai voluto bene con tutto il cuore e che una parte di te gliene vorrà per sempre. Ma poi… Senti un’altra emozione, soffocante, che ti ricorda che hai messo un muro, alto, invalicabile, costruito con mattoni fatti di fiducia mal riposta, svariate delusioni, lacrime, consapevolezza che forse quel bene profondo lo provavi solo tu… E in quel lunghissimo secondo capisci che non dirai null’altro che una parola di circostanza, veloce, squallida e detta senza sorriso, né sentimento. È la cosa giusta, non potevi dire altro, non meritava che dicessi altro. Lo sa molto bene perché ora ti comporti così. È giusto.
…Ma allora perché mi sento così di schifo?

Mi guarda con affetto, con una dolcezza che sa che merito, probabilmente in cerca di un cenno di assoluzione che, forse, non sono ancora pronta a concedergli.

«Mi fa piacere che stai bene…»

Annuisco. Esattamente come era accaduto con “l’Indeciso”, il galateo avrebbe imposto la contro domanda: «E tu come stai?» Ma non vedo l’ora di chiudere lì la conversazione.

Mi sorride un’ultima volta e si congeda con un: «Ciao…» non sono ben sicura di avergli risposto…

Come un’ulteriore, assurda coincidenza, sento distintamente alla radio:

«…now you’re just somebody what I used to know… »

Cerco di riprendermi.

«Che stavo dicendo?» avevo dimenticato di non essere seduta da sola. Loro mi guardano mute, incredule quasi più di me. Deve essere stata una gran scena, vista dal di fuori. Peccato che me la sono persa!

Mi assicuro di non essere più alla portata della sua vista e mi accascio sul tavolo.Barbie Bastarda (38)

«Oddio, mi manca il fiato!»

Ansimo. Il mio cuore accelerato.

«Cioè, hai visto il modo in cui ti guardava??»

«Allora non era una mia impressione…»

Loro parlano, io non riesco nemmeno a respirare…

«Comunque non si è regolato, come si è permesso di venire a salutarti?»

«Ma che dici?? Era il minimo che potesse fare! La incontra, dopo quello che le ha fatto e oltretutto non la saluta nemmeno??»

«Ha finto finora di non averla vista, poteva continuare!»

«Sarà stato anche imbarazzato! Gli ci è voluto un gran coraggio per venire qui!»

Loro continuano, io mi chiedo quale sia davvero il comportamento “giusto” e non riesco a rispondermi. Ero sconvolta per il solo fatto di averlo visto, ma ora… Non si può descrivere come mi sento.

Qualcuno mi diceva: «Il passato è bello perché è passato!» ma è difficile quando continua a riproporsi. O si ripeterà finché non imparerò qualcosa? Una lezione? Di una sono certamente consapevole: tornano TUTTI.

Poi, inevitabilmente, considero quanto sia terribilmente triste che, una persona alla quale hai voluto bene, ora ti crei un incredibile disagio. Che, piuttosto, desideri non vederla né parlarle mai più. “Mai più”. Due parole che insieme mi fanno davvero paura. A quanto, il rancore che ti porti dentro, sia nocivo e tossico e ti distrugga lentamente.

È giusto così? O si deve subito perdonare e dimenticare? Ma tu ci riesci sul serio…? E perché mi capitano tutti stronzi patentati? È colpa mia? È colpa mia. È colpa mia…

Balbetto un:

«C’è qualcosa che non va in me…»

«In teee??? Sei mattaaa??»

«Tesoro, sei solo sfortunata!»

«No… Io non… No… Non ce la faccio…»

Forse non sono così folle a preferire la solitudine. Forse siamo completamente folli se decidiamo di rivivere tutto questo.

Devo vomitare.

E domani vedrò LUI. LUI che amo e che mi fa sentire ridicola.

LUI.

No. Non ce la posso fare…

 

 

«I’ve kissed your lips and held your hand

Shared your dreams and shared your bed

I know you well, I know your smeel

I’ve been addicted to you…

Goodbye my lover, goodbye my friend…»

J. Blunt

«Restare aggrappati alla rabbia è come tenere in pugno un tizzone ardente per lanciarlo contro qualcuno.

Chi si brucia sei tu».

Buddha

 

Ai miei “fantasmi”,

io vi lascio andare, fatelo anche voi. Grazie…

I “Preliminari dei Preliminari” I Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” II Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” III Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari”Saga Completa QUI

 

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI: FASE AVARIATA

«Che cosa hai fattooo??»

Ecco, poi si lamentano quando non racconto loro le cose! Ma è normale che lo faccia, subito parte un terzo grado che mi fa rimpiangere la maturità e ho detto tutto!

«No, non urliamole contro sennò si blocca e non ci dice più niente»Barbie Bastarda (34)

Mi conoscono proprio bene, non c’è che dire.

«Ci dici per favore cosa è successo? Cosa TI è successo?? Come sia possibile che TU abbia fatto tutto quello che hai fattooo?? Non è da te!»

«Mi porti un altro Campari, per favore?»

«Brava, bevi così poi ci racconti…»

Uff… “Non è da me”, in questi giorni sto riflettendo su questa frase, in effetti l‘ho usata anche io su me stessa. Ma poi chi lo dice quello che è “da me” e quello che non lo è?? Però, in verità, comportarmi non in maniera abituale mi è piaciuto, parecchio pure. Mi sono sentita viva, mi ha risvegliata. Forse è questo il famoso “cambiare strada per vedere nuovi paesaggi”. Già. “Non è da me”. Eppure lo rifarei, eccome se lo rifarei e ha scatenato una serie di eventi che non avevo proprio previsto, ma dei quali avevo bisogno. Perché…

Oh ecco il bicchiere della mia salvezza,

«Ci dici cosa è successo? E non uscirtene con il tuo solito “Io non ho fatto niente”!»

«Ma io non ho fatto niente, davvero! Io sono vittima degli eventi!!»

È la mia battuta preferita, adoro pronunciarla. Ma niente, vogliono sapere tutto. Eppure, parzialmente, ho già confessato. Nella nostra chattina di WhatsApp, appena commesso il fatto, ho mandato loro dei maialini abbastanza esplicativi. Loro giù domande e qualcosa ho dovuto scrivere, sennò me le trovavo sotto casa.

Ah ovviamente hanno provato anche a chiamarmi, ma non ho mai risposto e mi sono data latitante per giorni interi.

Oggi mi tocca, devo confessare per bene.

Iniziamo…

Avete presente quando siete in vacanza, conoscete qualcuno di zona, instaurate il classico filarino estivo e poi decidete – una volta rientrati – di rivedervi? Capita che ci si incontri una o due volte, tanto per illudersi di essere ancora in ferie e poi tendenzialmente si torni alle proprie vite.

Io? Ma scherzate?? Sono troppo asociale e stronza per fare queste cose. Anche per questo, quello che sto per dire, è stato giudicato “Non da me”… È successo a una mia amica. Per la prima uscita post vacanze, hanno preferito non essere soli. Lui ha detto che avrebbe portato due compari, giusto per non farla sembrare proprio un’uscita a quattro e lei ha deciso di portare me, l’unica che poteva tener testa a due uomini, mentre lei si spupazzava l’amore estivo.

Questo è esattamente quello che è accaduto. I due piccioncini tubavano, mentre io cercavo di destreggiarmi tra due ometti parecchio diversi tra loro. Uno notevolmente figo, ma che non ero riuscita ad inquadrare bene e l’altro brutto e antipatico. Ecco. Magari non sei bellissimo, ma è piacevole parlarti, capita spesso. Prediligo di gran lunga questa compagnia a quella dei figoni mononeuronici. Invece no, questo oltre ad essere cesso era anche irritante e fastidioso.

Ero riuscita a non rispondergli parecchio male per tutta la sera – per evitare di presentarmi subito – mentre l’amico interveniva poco, ma senza mai dire una parola fuori posto, finché il cesso non ha deciso che doveva proprio dirmi quel che pensava di me. Ammiro le persone che hanno la supponenza di giudicare tutti dopo pochi minuti, la presunzione di sapere esattamente, e senza appello, chi sei, quali siano i tuoi problemi e le tue mancanze. Se non mi stessero così sulle palle, li ammirerei tantissimo.

«Quelle come te sono odiose!! Se la tirano, sono altezzose, acide e non te la danno mai! Le detesto quelle come te!» L’ho lasciato continuare, per vedere quante riuscisse a tirarne fuori. Quando mi sono scocciata, neanche la soddisfazione e il tempo di replicare con un: «Dubito che ci sia qualcuna disposta a dartela, non necessariamente “come me”» e, soprattutto con un: «Quelle come me, quelli come te li mandano affanculo!» che il figo ha bloccato il vomito di improperi da parte dell’amico che gli sedeva a fianco. Prima mettendogli una mano sul braccio, poi con un’occhiataccia e poi con un perentorio: «Basta! Smettila!» Giuro che ho pensato che lo picchiasse e credo di aver sperato che lo facesse. Poi ha risposto a quel che diceva lui guardando fisso me negli occhi.

«No, non è così. Lei è dolcissima…» E con quel solo gesto e quelle parole mi ha conquistata.
Non so come riescano certe persone a guardarti così bene dentro e a scorgere la tua intima essenza. Lui ci è riuscito subito. A poco sono valse le mie deboli proteste:

«Dolce io?? Tsè… Ti sbagli non lo sono affatto. Non farti ingannare dagli occhioni da cerbiatta… »

Mi guardava sorridendo con quell’aria insopportabile da «Sì, sì, come no» odio quando lo fanno!

In quel preciso istante ero pure consapevole di tutto quello che sarebbe successo dopo. Anche se non era “da me”.

Per il resto della serata, abbiamo scordato che ci fossero anche gli altri tre. Eravamo lui ed io, le nostre parole e i nostri sguardi.

A fine uscita, si è concretizzato quello che sapevo sarebbe successo:

«Ti va di farci un giro?»

«Ehm…»

Le voci nella mia testa – ovviamente – avevano aperto una conferenza:

«Scusa, ma dove vaiii??? Neanche lo conosciiii!!»

«Sììì!! Andiamo! Andiamo! Che mi sta così simpatico!»

«Uhm non mi convince molto…»

«A me sì! È figo, dolce e simpatico! Ma che vuoi di più?!»    

«Sì, certo che mi va… »

Ammetto che provavo un discreto disagio. In effetti non era comportamento “da me” andarmene in giro di notte con un tizio appena conosciuto e anche lucidamente consapevole di dove mi avrebbe condotta e perché, ma mi sentivo così bene…

«Perché hai detto che sono dolce? Io non sono dolce!»Barbie Bastarda (14)

«Ma piantala!»

«Ero dolce, una volta, ora ho solo un sacco di dolcezza andata a male… »

«Ma qualcuno ci crede davvero quando lo dici?»

«Certo, perché è vero! Non capis…»

Mi ha chiuso dolcemente la bocca con un bacio.

«E se stasera non ti riporto a casa?»

Di nuovo, l’assemblea nella mia testa:

«Che cosaaa??? Ma che diceee?? Ma non sarai così folle da andarci, vero?? Neanche lo conosciiii!!»

«Sììì!! Andiamo! Andiamooo!!»

«Ma poi contravvieni alla regola aurea del non concederti subito!!»

«Ma che ci fregaaa!! Per una voltaaa!! Si vive una volta sola, ecco!! E poi abbiamo visto dove ci ha portato fare sempre le brave ragazze!!»

Mi aveva smascherata, tanto valeva mostrare la mia vera natura e farmi coccolare:

«…Però se dormiamo insieme mi devi abbracciare tutta la notte… »

«Che cosaaa?? Tu gli hai detto una cosa del genereee?? TUUU??»

Uffa! O racconto o mi interrompete! Senti che commento del cavolo, poi! Come se io fossi un’algida, insensibile, fredda, stronza! Lo sono, ma mica sempre!

«…certo che ti abbraccio. Era mia intenzione stringerti tutta la notte…»

Ed è esattamente quello che ha fatto.

Ecco, ho confessato, ora sapete tutto. Che “Non è da me” fare certe cose l’ho già detto??

Che mi è strapiaciuto tutto, anche??

Niente “Preliminari dei Preliminari”, niente studio, niente congetture, niente paranoie. Possibile sia così semplice e senza stress? Sì, fantastico!

E poi cosa è successo? Vi chiederete voi…

Quel che era abbastanza prevedibile…

A volte esiste un tacito accordo secondo il quale due vite sono destinate ad incrociarsi per un brevissimo e intenso istante, poi ognuno riprende la propria come se nulla fosse e come se non fosse mai successo.
Un tacito accordo secondo il quale è meglio non sentirsi è meglio tornare sconosciuti. È sicuramente più semplice.

Col cazzo.

La logica, l’esperienza, i precedenti pessimi incontri, mi avevano fatto pensare che non ci saremmo visti, né sentiti, mai più, perché è così che vanno queste cose. Perché lui aveva già ottenuto il risultato, io ero una sgualdrina che si era concessa subito, quindi che motivo c’era di mantenere un rapporto? Questo è quello che mi aspettavo.

Quello che assolutamente non mi sarei mai aspettata, è stato quello che, effettivamente, è successo dopo.

DOLCEZZA. Questa sconosciuta.

L’aver raggiunto l’obiettivo, non gli è bastato per sparire ed evitarmi, per niente.

Ci tiene a scrivermi, a chiamarmi, a darmi il buongiorno, a vezzeggiarmi, tutti gesti ai quali non sono affatto abituata.

Mentre io mi chiedo: «Che succede?» cercando di capirci qualcosa. Possibile che non sia il solito stronzo che sparisce il giorno dopo? Possibile che sia realmente interessato a me?? Possibile che avverta l’esigenza di sentirmi, che non si scordi di me nonostante non ci siamo più visti?? Possibile che gli manchi davvero?? Possibile, sennò non avrebbe senso continuare a mantenere un contatto, no? Boh!

Ma è davvero possibile?

DOLCEZZA. Questa sconosciuta.

Triste verità: siamo diventati talmente cinici e disincantati, da guardare con diffidenza spontanei gesti di dolcezza. Cercando ad ogni costo la fregatura, ponendo resistenza a oltranza e scoraggiando i portatori sani di gentilezza. Per fortuna c’è ancora chi non si arrende e cerca in ogni modo di scavalcare il nostro muro…
Vorrei… Ehm… Potrei quasi abituarmi alla dolcezza… Quasi… Ma non so se lo ammetterò mai…

Forse avevo bisogno di questo, di capire che uomini carini e gentili ne esistono ancora. Perché non dargli una possibilità?

Mentre io mi nascondo dietro il mio bel muro, lui si sporge dall’alto per tirarmi fuori a suon di gesti amorevoli che non contraccambio per intero. Non che lo tratti male, intendiamoci, anzi! Però se lui è a livello dolcezza dieci, io mi assesto sul sei, appena sufficiente. Non ce la faccio, capite? Ho pau… no, che dico? Sono diffidente, sì. Poi quando mi sciolgo rimango sempre fregata, quindi è difficile farlo. Nonostante questo, lui continua…

E, lo ammetto, anche se fingo di non accorgermene, ogni tanto mi chiama “Amore”…

«Io non mi stupisco tanto del fatto che lui ti chiami “Amore”, rimango basita che TU glielo permetta senza ribellarti! Ma non è che glielo dici pure tu??»

«No, va be’! Adesso non esageriamo!»

«Ah ecco, ora ti riconosciamo…»

Ecco, senti che altro commento del cavolo! Come se io fossi una specie di aliena incapace di “Amoare” qualcuno.

Amore. Io ho molto rispetto della parola “Amore”. In realtà ho un assoluto rispetto (timore) dell’Amore in generale.

Per questo credo che il termine “Amore” sia troppo abusato. Ci si chiama “Amore” tra amici, amiche, si dice “Ti Amo” con estrema leggerezza. Non chiamo i miei amici “Amore” e non dico loro che li amo, anche se in realtà amo più loro di qualsiasi uomo. Perché penso che se un giorno riuscirò a chiamare qualcuno “Amore” lo sarà veramente, Il mio “Amore”. E quindi avrà maggior significato visto che ne ho fatto un uso così parco.

Eppure una volta c’è stato un Lui che chiamavo Amore, tempo fa. Così intenso, ma così breve, da non aver avuto neanche il (dis)piacere di presentarlo alle amichette. A dimostrazione della mia devozione, un episodio del quale non vado per niente fiera, ma che prova che anche le migliori possono sbagliare. Ricordo perfettamente il giorno in cui arrivai al bar con un tremendo nuntio vobis:

«Ragazze ho fatto una cosa per la quale potrete prendermi in giro per il resto della vita…»

Loro hanno sgranato gli occhi, incuriosite e ansiose:

«Che hai fattooo??»

«Ehm… ho fatto quella cosa… quella… ehm… quella, dai! Quella cosa del telefono… due… chiamate… gratis… Ehm… Dai, quella lì!»

Continuavano a fissarmi come se non avessero proprio idea di cosa stessi parlando. Stronze. Avevano già capito, ma – niente – dovevamo proprio sentirmelo dire!

«You & Me!! Ho fatto You & Me con LUI! Questa cosa da “coppia” così facciamo pucci pucci gratis per telefono!!  Ooohhh, l’ho detto!!»

Ero totalmente presa da uno, tanto da fare questa cosuccia da fidanzatini adolescenti  e pure alla Tim lo sapevano. Che vergogna.

Ero proprio innam… va be’ quella cosa lì. Cotta e stracotta, ridotta a fare «Attacca tu, no attacco io» per telefono, tanto è gratis.

L’atroce beffa è che ho ancora quel numero come “preferito”. Il motivo? Ti chiedono cinque euro per cambiare la scelta del candidato, capito? Quanto costa un’umiliazione? Cinque euro. E poi non ho aspiranti “You” da inserire, quindi – per il momento – mi tocca tenermelo.  Gli amori passano, le tariffe restano, che mestizia!

Comunque è stata l’ultima volta che mi hanno sentito chiamare “Ammmoooreee” qualcuno.

Un anno e mezzo di aridità sentimentale, passato a dire sistematicamente «No!» a qualsiasi tipo d invito.

«Ti andrebbe un…»

«No!»

«Posso offrirti un… »

«No!»

«Ti va se qualche volta ci…»

«No!»

Un anno e mezzo di rassegnazione: «Ho chiuso coi sentimenti, basta. Tanto va sempre tutto male e io sto bene così… Da sola…»

Finchè un giorno, dopo svariati mesi passati così, una delle voci che abitano la mia testa si era fatta portavoce di tutte le altre per affrontarmi:

«Senti, noi ti dobbiamo dire una cosa… E, dopo che te l’avrò detta, tu negherai e protesterai, però non possiamo più fare finta di niente. Senti… Mi sa che questo ci piace…»

«Ma nooooooo…»

«Tanto sapevamo già la risposta, sei prevedibile e noi ti conosciamo bene, ma tranquilla non lo diciamo a nessuno».

“Questo”, l’ultimo, ve lo ricordate? Lui mi piaceva tanto, ma tanto. Generalmente la quantità di interesse che provo nei confronti di una persona è direttamente proporzionale al numero dei MAVVVAFFA che mi fa pronunciare. Lui… Lo adoravo!! Finché non ho pronunciato quello definitivo e per me il caso si è chiuso.

Lui ha continuato a mandarmi qualche messaggio saltuario. Capito?? Che me ne faccio di qualche messaggino ogni tanto?? Ma non sa chi sono io?? Io sono l’inventrice della “Teoria della Pagotta” checccazzo! Basta briciole, vogliamo la PAGNOTTA!! Continuava a propinarvi bocconcini e io ho detto basta. Sono stata brava, no?

Potrei fare l’elenco di tutte le cose carine, e sono tante, che ha fatto per me. Le ricordo tutte. Però non mi bastavano, voglio sicuramente di più e lui non poteva o non voleva darmelo. Pazienza. Nonostante questo, sento di volergli bene, tanto, non potrebbe essere altrimenti. Ma bene e basta. Sul film romantico che ci vedeva protagonisti, sono definitivamente scesi i titoli di coda. E forse non saprò mai se l’avevo interpretato solo io o anche lui.

Ok, ok, non li posso chiamare tutti “Lui”, questo è “Un-passo-avanti-cento-indietro”AKA “Non-lo-so-manco-io-quello-che-voglio”AKA “Oggi-ti-amo-domani-scusa-chi-sei”  o, per semplicità, “L’Indeciso”.

L’altro lo chiameremo “Il Dolce”, ok? Perfetto! In fondo i soprannomi sono il mio forte.

Hanno ascoltato con attenzione tutto il racconto, ora arrivo il momento in cui mi dicono la loro. Sono pronta.

«Comunque è bellissimo quello che ti è successo, lui è carinissimo, io gli darei una possibilità!»

«Non era previsto… Non è… Non lo so!»

«Scusa, cos’hai da perdere?»

Eccola qua, la domanda più insidiosa e stronza del mondo. La risposta non è “Niente”, la risposta esatta è: ho da perdere quei quattro, cinque grammi di fiducia in me stessa e nel genere umano che mi sono rimasti; ho da perdere, per l’ennesima volta, l’illusione che certe volte le cose non sono complicate, ma funzionano da sole; ho da perdere nuovamente il sorriso ritrovato; ho da perdere quelle tre, quattro file di mattoni che ho tolto dal mio muro al “Dolce”, con il timore che, se va male, stavolta non lo abbasserò davvero più per nessuno. Ecco cos’ho da perdere.

«…Tanto c’è da perdere…»

«Sì, ma per una volta potresti anche guadagnare un briciolo di felicità, non ci hai pensato?»

Cazzo, mi danno sempre queste risposte ad effetto che mi destabilizzano.

Stritolo con i denti la cannuccia e alzo gli occhi.

Agrodolce

Al nostro tavolo del bar, una mia amica fissa il vuoto pensierosa:

«Cos’hai?» le chiedo «Ti ho annoiata, vero?? Lo so che poi vi ammorbo, stilo paranoie, congetture e vi sfinisco!»

«No, non è quello…»

«Allora cos’hai?»

È pensierosa e un po’ imbronciata, mentre si gira con le dita la fedina che campeggia sull’anulare sinistro.

«Pensavo solo che… la tua vita è così eccitante, la mia ormai… abbastanza monotona…»

Sorrido e, senza neanche fermarmi a pensarci, replico:

«Eccitante?! Io mi diverto più a raccontarle a voi queste cose che a viverle. La tua vita non è affatto monotona, tu hai la felicità vera, vuoi mettere?»

Mi guarda e mi sorride. Deve essersi ricordata che è vero, è felice e appagata e il mondo qua fori è tutto fuorché eccitante.

Missione compiuta: ho soddisfatto la loro curiosità e fatto tornare il sorriso ad un’amica. Ora posso anche congedarmi.

«Ragazze io vado via…»

Ho bisogno di schiarirmi le idee e stramene un po’ da sola. Inforco gli occhiali da sole e la strada verso casa, a testa bassa, mirandomi il tacco dodici. Inizia a fare freddino, se fossi una di quelle donnine melense, direi che vorrei essere scaldata da un suo abbraccio, come è già successo:

«Ho tanto freddo…»

«Ti scaldo io…»

Cavolo non riesco a smettere di pensarci, ma…

«Ciao!»

Alzo la testa. No, non è possibile!!

Gli uomini hanno un talento incredibile nel ricomparire nella tua vita quando sanno che non li pensi più. Come ci riescono?? Hanno un radar?? Qualche neurone fa la spia?? Ma come è possibile??

Colui che occupava i miei pensieri in maniera costante, che mi ha fatto passare ore intere a rimuginare sui suoi comportamenti, mi si palesa davanti e io quasi non me ne accorgo. Signori, “L’Indeciso” è qui!

«Ciao…»

«Come stai?»

«Bene…»

Si aspettava un «E tu?» Lo so che se lo aspettava. E a me non va di chiederglielo, ok??

«Si vede… Ti trovo bene…»

«Grazie… Ehm… Scusa, devo proprio andare…»

Abbozzo un sorriso, abbasso la testa e riprendo la mia strada. Niente, non ho più niente da dirti, avrei voluto, avrei sperato, avrei pensato, ma i condizionali non fanno proprio per me…

«Mi manchi…»

Mi volto a guardarlo, ho capito male, ho sognato sicuramente. Lui mi fissa serio. Ho immaginato tutto, non c’è dubbio, ma lui continua a scrutarmi aspettando un mio gesto. L’avrà detto davvero? Come se leggesse il mio pensiero lui risponde:

«Davvero, mi manchi tanto BB…»

Quanto dura un secondo? Ovvio, un secondo. Ma, a volte, può sembrare interminabile e in quel solo secondo una miriade di pensieri mi scorrono nella testa.

Ti rendi conto di quanto tempo ho passato sperando in una frase del genere?? In un qualcosa che mi facesse capire che il tuo interesse verso di me era reale e non solo una creazione della mia testa?? Quanto ho aspettato che ti esponessi di più?? Poi dico “Basta!” e tu mi dici che ti manco?? Poiché ora mi hai persa e non ci sono più?? MA PERCHÉ CAPITA SEMPRE COSÌ???

Lo fisso incapace di replicare, non so neanche cosa dire, alla fine un flebile mugolio balbetta un:

«…grazie…»

Che risposta è “Grazie”?? Va be’, mi è uscita questa, mi volto e me ne vado quasi correndo.

Quando lo racconterò alle mie amiche, non ci crederanno.

Arrivo fino a casa completamente confusa, ma sicura della scelta che ho fatto. Caso chiuso, cuore anche. Non posso tornare ad essere una bambolina in preda delle emozioni, manovrata da lui e i suoi umori. Non posso più permetterlo.

Tante immagini sono comparse nella mia mente, “L’indeciso”, contrapposto al “Dolce”, ricordi, speranze, delusioni, tutto insieme, tutto e troppo. Ho pensato troppo. Ho ignorato perfino lo squillo ripetuto del telefono.

Prendo coraggio e lo guardo. TRE messaggi.Barbie Bastarda (35)

“Il Dolce” dice: «Mi manchi, ti voglio vedere, domani sono da te» Che carino!!

“L’Indeciso” risponde: «Spero di rivederti presto…» Ovviamente non prende mai posizione e si affida al “Caso”!!

E poi LUI: «Ciao, settimana prossima sono a Roma…» …Oh Cazzo!!

Devo vomitare…

 

 

A TE: ho poche certezze nella vita,

ma una di queste sei tu SISTER! Ti lovvo!!

I “Preliminari dei Preliminari” I Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” II Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari”Saga Completa QUI

PRENDI UN UOMO, TRATTALO MALE!

In questi giorni (per non dire anni…) sto assistendo – da spettatrice, ovviamente – alla verifica empirica della sempiterna teoria del “Trattali Male”: gli uomini? Bisogna trattarli male, bisogna farli soffrire! Ci hanno scritto su pure svariati libri.Barbie Bastarda (6)

Allora…

C’è questa fanciulla che si sta divertendo a massacrare un uomo di mia conoscenza. Le scene pietose che devo vedere, concernono lei che gli dà GRATUITAMENTE delle risposte sgarbate, ma così sgarbate che io, al confronto, sono uno zuccherino e le accompagna con atteggiamenti da checca isterica con mestruo, davvero insopportabili. Giuro fa venire voglia a me di reagire. Invece lui, niente. È sempre lì pronto a scodinzolare come un cagnolino.

Dato che non è proprio la prima volta che vedo tali melodrammi, dato il proliferare e la diffusione della gattamortaggine & affini che risultano sempre vincenti, tutto questo mi fa scaturire una serie di considerazioni che voglio esternarvi, partendo dal caso in esame:

  • Lui è masochista. Ok, allora caso chiuso. Se sono felici così, buon per loro!
  • Lui la vuole avere ad ogni costo (non Lei, altro…). Mi ricordo un vecchio sketch del comico Migone – del quale, purtroppo, non trovo più traccia – in cui rappresentava un uomo infoiato alla prese con le prime uscite con una nuova ragazza. Con la manina protesa in avanti mimando la questua e ripetendo «Dammela, dammela, dammela», sottostava a tutte le richieste della nuova fiamma, con la speranza che assecondandola in tutto – finalmente – lei gliela desse. E come asserisce pure il buon G. G. Giacobbe, a un uomo arrapato si può chiedere di tutto. Ecco. Forse lui è in fase ormone “Attizzamento On”, la femminuccia in questione è perfettamente conscia di questa massima e sfrutta il momento. Alcune donne lo scordano, altre ne sono sempre consapevoli e, con la promessa di darla, riescono a far fare ai maschietti qualsiasi cosa. Ma non è mica detto che poi la diano, anzi… Comunque anche questa teoria presuppone che gli uomini siano dei totali coglioni in balìa del testosterone che è un po’ il pensiero comune, ma molti non accettano tale definizione. In questo caso specifico, però, i fatti confermano senza dubbio il postulato.
  • Lui è un buono. Non è detto che gli uomini siano tutti stronzi, alcuni sono davvero di buon cuore, anche se ci tengono a non farlo sapere in giro. Ma questo spiegherebbe l’incessante abbozzare di lui. Sopporta. Magari non vuole litigare. C’è una cosa che molti non sanno a proposito dei buoni: a un certo punto si rompono il cazzo. Eh sì, ma sul serio. Un fanculo di un buono è per sempre. Perché, avendo tollerato fino allo stremo, se chiude lo fa senza rimpianti. Quindi c’è da aspettarsi che, prima o poi, anche il lui in questione si rompa. Questo è il finale che auspico e quel giorno io sarò lì, a godermi la scena.
  • Lui se l’è meritato. Questo, onestamente, non lo so. In genere un uomo che si comporta male, sparisce come un lampo, quindi tenderei ad escluderlo. In più se incassasse per espiare la sua colpa, visti gli insulti reiterati, e che le avrà fatto per meritarsi tutto questo?? Mangiato il canarino?? Mah, mi sembra strano, ma magari mi sbaglio…
  • Ora veniamo a te, donna acida. Forse sei molto furba e, come sopra, approfitti della mancanza di lucidità maschile data dal fomento ormonale. Forse non gliela darai mai per paura che lui dopo scopra che, oltre quella, non hai null’altro da offrire. Forse neanche una massiccia dose di Vitamina C ti farebbe addolcire. Non lo so, non so davvero quale sia il tuo problema, ma pare che – ahimè – funzioni…

 

Per aggravare ulteriormente il quadro generale, devo aggiungere che, nove volte su dieci, la iena scassamembri è decisamente poco attraente (e sono gentile…) e qui la questione si fa ancora più complessa.

Barbie Bastarda (1)A  tal uopo, mi sovvengono le parole di uno dei miei mentori preferiti, il quale asseriva che: “Le brutte hanno l’acidità preventiva”. Che vuol dire? «Se ci sono una ragazza bella e una brutta e tu ti avvicini loro per approcciare, la brutta sarà sempre quella più sgarbata, perché prevenuta. Penserà che tanto non sei interessato a lei, ma alla bella, e sarà preventivamente acida…»

Quindi se gli uomini amano farsi trattare male, la torturatrice sarà per forza brutta!

Ma allora è vero che gli uomini preferiscono le stronze??

Se tutto questo fosse vero – come sembra – sarebbe finalmente palese il perché, allora, con gli uomini io non abbia mai capito nulla! Mai stata una rompipalle.

Mi ferisce molto quando qualcuno mi dice: «Tu odi gli uomini…» in realtà non è per niente così, anzi!

Uno dei miei motti è “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” e siccome detesto chi rompe, sono la prima a non farlo.

Vuoi uscire da solo? Esci, così esco pure io. Non vuoi che ti stia addosso? Va benissimo, pure io odio i cerotti. Coltivi i tuoi interessi? Perfetto, io ho i miei… e così via.

Ho sbagliato tutto.

Vedo la vita di coppia un’oasi di pace nella quale rifugiarsi a dispetto del mondo infame, un nido d’Amore tranquillo e libero, un punto di incontro di due anime che si scelgono in armonia.

Invece no, gli uomini si aspettano che tu rompa le palle costantemente, perché, se non lo fai, forse pensano che tu non sia abbastanza interessata. Ho sbagliato tutto.

Se non sei cronicamente incazzata, forse credono che ci sia qualcosa che non vada in te.

Ho sbagliato tutto.

Non solo gli uomini credono nell’equazione “più urla, più ci tiene”, ma sono portati a pensare che visto che sono accomodante, sia concesso farmi/dirmi tutto. Pensiero sbagliato.

Avete presente quel che ho detto più sopra a proposito del VAFFA dei buoni tolleranti? Ecco. Precisamente quello.

Ho sempre pensato che un legame dovesse essere sereno, felice, senza stress. Ho sbagliato tutto.

E, visto che questo finora non è stato apprezzato, ho deciso che cambierà tutto.

Quindi sappiate che, al prossimo che mi capita, propinerò tutte le rotture di maroni che ho sempre lesinato.

Ho fatto una piccola lista come promemoria – tanto per cominciare – ma accetto suggerimenti da stronze patentate per migliorarla e arrivare, finalmente, ad una completa mortificazione del maschio alfa.

 

  • Non uscirai con nessuno all’infuori di me;
  • In qualsiasi posto tu debba andare, io ti seguirò;
  • Se mentirai, saranno guai;
  • Se rimani a casa, mi devi mandare la posizione gps in modo che abbia la certezza che non stai mentendo;
  • Scordati calcetto, palestra, squash e lo stadio. Non li vedrai mai più!
  • Su Facebook dobbiamo assolutamente creare un profilo in comune che gestirò solo IO!
  • Per strada, sguardo fisso a terra e guai a guardare un’altra!
  • A parte tua madre, tua sorella ed eventuali figlie, non ti è concesso frequentare alcun esponente del sesso femminile. No, neanche le parenti. Le cugine sono le più pericolose…
  • Io, invece, posso uscire con chi voglio. Se non lo accetti vuol dire che non ti fidi di me e non mi ami abbastanza.
  • Preparati a ricevere sistematicamente rispostacce, perché – in qualche modo – te le meriti;
  • Non mi puoi mai lasciare da sola perché non sono in grado di affrontare il mondo, quindi preparati a tour di Ikea, H&M e Kiko. Non ti dovrai MAI lamentare;
  • Se sono stanca, non usciamo. Se tu sei stanco, usciamo perché io lo voglio!
  • I tuoi amici sono degli idioti, è bene non frequentarli;
  • Se ami me, devi amare e frequentare anche le mie amiche;
  • Scordati dei tuoi, ma ogni sera saremo a cena dai miei;
  • Ah, lo so che sei abituato a vedermi sempre curata, truccata, in perenne tacco dodici, ma ormai ti ho accalappiato, quindi, benvenute felpone antistupro in pile! E non voglio sentire lamentele, perché sennò vuol dire che guardi solo il mio aspetto fisico!!Barbie Bastarda (11)

Aaahhh! – Sospiro commosso – Quanto saremo felici io e te insieme!!

Porello, già mi fa pena… Ma sicuramente a lui piacerà!

 

PS: Gli elementi della lista sono drammaticamente REALI, ovvero ripresi da scene quotidiane che vedo in giro. Solo per il fatto di non essere così, penso che mi sarei dovuta meritare svariate candidature a diventare il Signor BB. Ma ormai è troppo tardi, avete perso il treno, da oggi sarò ancora più Bastarda. Amen.

L’ESERCITO DEGLI SS: SCOPA & SCAPPA!

Siamo nel 2015, c’è stata l’evoluzione sessuale, quella culturale, dello stile, quella lessicale, ma certi uomini non si sono ancora evoluti, praticano ancora il grazioso gioco dello “Scopa & Scappa”, ovvero scomparire con la stessa velocità con la quale sono venuti (sì, il doppio senso è voluto).2 (1)

Le donne si sono emancipate e – a volte – sono loro stesse a proporlo, ma di sicuro possono accettare di sentirsi dire: «Voglio solo una cosa e una volta sola».  Anzi lo sentono pure spesso e, dopotutto, questi uomini sono anche da ammirare per la loro onestà, sul serio! Certo, non è detto che le fanciulle accettino, ma di disponibili ad una amichevole “botta-e-via” ne trovate parecchie, ve lo garantisco!

E allora perché esistono ancora fieri arruolati dell’esercito degli SS??

Perché non manifestare apertamente i propri intenti, piuttosto che prodursi nello squallido numero della sparizione post-coitale? Non sarebbe più pulito e trasparente e senza feriti lasciati sul campo?

No, troppo semplice e poco divertente, perché i membri dell’SS sono un’altra storia.

Sono quelli che ordiscono tutto un bel piano ben preciso per raggiungere il loro unico obiettivo: l’accoppiamento.

Ti dicono quello che vuoi sentire, assumono comportamenti impeccabili, sono pazienti, possono aspettare anche mesi, esattamente come un predatore attende il momento preciso per cacciare senza errori fatali. Sono astuti e implacabili.

Di fronte a tutta questa messinscena molto ben congeniata, qualsiasi donna, anche la più disincantata, anche la più diffidente, anche la più prevenuta, inevitabilmente capitola.

Anziché dirsi: «No, non farlo» dice: «Be’ perché no? In fondo mi ha detto un sacco di cose! Mi sembra pure esagerato. Cioè se sta facendo la parte mi sembra pure troppo! No, non mi sta prendendo in giro. È seriamente interessato. Ma ti pare che ha architettato tutto questo solo per riuscire a portarmi a letto? In fondo sarebbe più corretto chiederlo! Tutti quei discorsi, tutte quelle telefonate, no, sicuramente è sincero… » Perché ogni fanciulla non vede l’ora di trovare qualcuno che la faccia ricominciare a credere alle favole…

Gli SS lo sanno molto bene e sfruttano la nostra ingenuità di bimbe cresciute per raggiungere l’agognato amplesso. Credo di schifare poche cose al mondo più di questa…

Ma vi specchiate? Sul serio??

Potrei riempire pagine e pagine con esempi dati dalle mie esperienze personali e da quelle vissute come spalla di supporto, a dimostrazione che, purtroppo, il fenomeno SS è molto diffuso quanto frequente. Potrei riempire piscine intere con le lacrime versate dalle loro vittime e, se si potessero misurare i livelli di delusione e rabbia, forse sarebbero pari al numero di volte che sono state pronunciate le frasi:

«Come ha potuto farmi questo?» ma, sopra ogni altra cosa: «Come ho fatto ad essere così stupida?»La_verità_è_che_non_gli_piaci_abbastanza

Noi donne non ci arriviamo. Per quanto macchinose, ossessive, paranoiche, non ce la facciamo a congegnare piani del genere. Rimango sconcertata pensando che un uomo riesca a fingere per giorni, sentimenti, progetti, sorrisi, parole.

È la presa in giro quella che proprio non tolleriamo. Ci sentiamo cretine, ci sentiamo ancora più insicure, ci sentiamo usate.

Se una storia finisce, è un discorso e – seppur doloroso – è accettabile, ma se tu sparisci subito dopo aver marcato il territorio, vuol dire che quello era il tuo traguardo e altresì quello era l’epilogo programmato.

Perché la logica imporrebbe che, se hai voluto fare sesso con una persona, ti piacerebbe rifarlo, e rifarlo, e rifarlo…

Invece no, ai membri dell’SS basta un obiettivo raggiunto: una bella “X” e si passa oltre. “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca!” Ecco la prossima preda…. E, in questa battaglia, vengono usati TUTTI i mezzi messi a disposizione.

Ho davvero, davvero, davvero, sentito e visto l’impossibile: gente che ti chiama “Amore” dopo trenta secondi, che ti tempesta di messaggi per farti sapere quanto ti pensa, che ti presenta gli amici, che ti aspetta.

Signore mie, di fronte a tutto questo teatrino non c’è scampo, ahimè!

La domanda principe rimane sempre quella: ma possibile che un uomo possa fare tutto ciò solo per una tacca sulla spalliera del letto??

Perché se scappi subito dopo, tutto questo era una squallida messinscena. Perché se davvero hai interesse, se tutto quello che hai detto e fatto era vero, se ci tenevi come dicevi, rimani. Avoja se rimani.

Tutto questo piano solo per un orgasmo che dura quanto? Cinque secondi?

Ma perché?

Forse, inconsciamente, pure voi vi fate talmente schifo da essere consapevoli che –  per conquistare qualcuna – dovete per forza fingere di essere altro. Vi fate schifo? Bravi, avete ragione, perché fate schifo!

Mi dicono che alcuni scappano perché temono di ritrovarsi troppo stretti da queste donne piovra che poi si attaccano come koala in calore. Mi viene da sorridere per due motivi: non pensate che dopo una notte una vada di corsa a scegliere l’abito nuziale, non ci sperate, perché bisogna vedere quanto vogliamo tenervi. A volte una sera e basta è più che sufficiente. Nelle donne pare che si liberi l’ossitocina, l’ormone dell’amore, che fa sì che una donna si senta legata alla persona con la quale ha condiviso il letto. A parte che non è detto per niente, ve lo garantisco, ma, anche se fosse, deve essere davvero terribile per voi sapere che c’è qualcuna che desidera starvi accanto e vivervi. Vi compatisco tanto.

Mirate a un amplesso senza nessun tipo di conseguenze e responsabilità? La soluzione è semplice…

Perché non vi pagate una mignotta? Sul serio, risparmiate tempo e denaro! Perché tra telefonate, messaggi, cene per convincerci che siete bravi ragazzi, ma non vi costa di meno andare direttamente sulla Salaria?

Ah no, giusto. Non ci sarebbe gusto. Volete mettere la soddisfazione di veder cedere una, dopo averla riempita di bugie e falsità, per poi sparire con la stessa velocità della vostra ridicola prestazione?

Avete ragione. Immagino debba essere un’immensa ricompensa per il vostro minuscolo ego. Bravi, ci siete riusciti. E giù a riderne con gli amici.

Questo porta le donne – sempre campionesse olimpiche del famoso gioco “Come posso riuscire a incolparmi anche di questo?” – a pensare «Se è scappato vuol dire che gli ho fatto schifo, non gli è piaciuto, sono terribile…»

phone-callFortunatamente la natura ci aiuta a rispondere, perché è tangibile se l’uomo ha gradito o meno. Inoltre, già se il rapporto è stato possibile, vuol dire che la donna piaceva – perché mi insegnano che sennò, viceversa, il fratellino neanche collabora .

Forse siamo circondate da un manipolo di insicuri che hanno bisogno di distruggere qualcuno per sentirsi forti.

Mi scoccia dare soddisfazione al vostro patetico orgoglio virile, ma questo fate quando vi comportate in questo modo con una donna, la distruggete.

Quando vi ritrovate a ridacchiare di quella povera cretina che ha creduto alle vostre fandonie ricordatevi questo.

Pensate se qualcuno lo facesse a vostra sorella, vostra cugina, vostra FIGLIA. Non vi sentite neanche un po’ delle merde? Sbagliate, perché lo siete. Eccome.

Provo pena per voi. Ovviamente il disprezzo è sottinteso.

Se non vi fa effetto neanche questo, ricordatevi sempre che c’è il Karma che è micidiale e anche noi siamo molto pazienti. Vi aspettiamo su quella riva del fiume, vi garantisco che – prima o poi – passerete…

Nel frattempo ringraziateci comunque perché faremo girare l’economia affidandoci agli amici Cioccolata & Alcol, conditi con lacrime amare…

Uhm… Forse esiste un patto commerciale segreto tra le Associazioni dei maschi stronzi e le multinazionali produttrici di alcol e cioccolata, che sostengono la resistenza dell’Esercito degli SS. Se fossi una complottista, avrei risolto un bel quesito!

Va be’, ridiamoci su che è meglio…

Rimane l’infinita questione: lo chiamo per insultarlo o no?

Apparentemente chiamare per sfogare il proprio rancore, per dire esattamente quel che pensi di lui, per riversargli tutto l’astio e la delusione addosso, potrebbe sembrare l’unica via percorribile e non sapete quante volte lo abbia fatto io stessa.

Ora non la penso più così. Sono convinta che i membri dell’SS sappiano esattamente di essersi comportanti in maniera inqualificabile. Sono stronzi, non stupidi, né sbadati.

Far sapere loro pure QUANTO sono riusciti a fare grande il danno, mi sembra un po’ troppo. E comunque lo immaginano, purtroppo. Perciò consiglierei di smettere di pensare a loro, con la stessa rapidità che ci hanno messo a fuggire. Non meritano di più.

E soprattutto smettetela di incolparvi, di pensare di essere sbagliate, cretine a cadere per l’ennesima volta in trappole del genere. Vi dirò di più, avete fatto bene! Perché ogni tanto credere ancora in qualcosa non fa male, anzi!

A quei tre, quattro uomini decenti che sono rimasti:

perdonateci se siamo diventate troppo prevenute, se ce l’abbiamo con voi a prescindere, se vi scoraggiamo e allontaniamo, ringraziate i vostri colleghi per questo e magari anche voi stessi se mai avete praticato l’abile piano.

E voi Sorelline, tranquille che passa. Passa tutto. Il sorriso tornerà e la delusione svanirà. A noi alla fine va pure bene. A loro decisamente meno, perché invece se sei una merda, no quello non cambierà mai.

«Gli uomini che nascono sono figli delle donne,

ma non sono come noi…»

Mia Martini

A TE, meravigliosa donna miope,

sempre dalla stessa parte mi troverai…

…A parole l’ho insultato, adesso gli posso menare???

LA “TEORIA DELLA PAGNOTTA”

Qualche mese fa, fomentata da eventi e qualche lettura tosta – e distaccandomi dalle influenze dannose degli “occhietti a cuoricino” – mi sono ritrovata a partorire una delle perle filosofiche più complete e strabilianti della mia vita.

Ringrazio di averla pronunciata – e quindi incisa – tramite messaggio vocale non solo perché me la risento quando mi sento giù, ma pure perché esistono prove di maternità e genialità estemporanea della stessa.

Pochi giorni fa mi sono ritrovata a ripeterla a una me stessa, nuovamente, disorientata e ad un’amica semidistrutta da un gentiluomo.

Oggi voglio elargirla al mondo intero…

Signore e Signori, con emozione, orgoglio  e commozione, vi presento “La teoria della Pagnotta”!

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Ho provato a dirvelo (dirmelo) con dolcezza, quando ho parlato della “Miopia Femminile” (leggi QUIvi ho detto praticamente le stesse cose, ma tenendovi la mano e accarezzandovi i capelli. Non è servito.

Mi vedo costretta ad usare un pizzico di cafonaggine e brutalità in più che mi sono tanto congeniali. Ma almeno si spera che stavolta capiate!! (capisco…)

Tutte noi abbiamo letto “La verità è che non gli piaci abbastanza” e iniziato a vedere gli uomini con occhi diversi, per almeno una decina di minuti. Poi niente, poi ci scordiamo, poi capita sempre quello che ti piace particolarmente e dimentichi tutti i buoni propositi. La base quindi l’abbiamo, ma bisogna rafforzare i concetti. Vi garantisco che, apprendendo e applicando questa teoria, la vostra vita sarà più semplice. È molto facile e si basa sul motto:

Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Notare che parlo di pagnotta, non di sfilatino. Sì, lo so, i doppi sensi sono il mio forte, ma – in questo caso – non solo è fuori luogo, ma invaliderebbe la bella differenza che, invece, voglio sottolineare.

Parliamoci chiaro: di sfilatini ne troviamo quanti vogliamo, ma è ben altro quello che cerchiamo: la Pagnotta, appunto.

La pagnotta grossa, piena, corposa e completa. Ecco, vogliamo l’intero pacchetto: imponenza, scorza, morbidezza e sostanza.

E ora vi spiego che intendo…

Siamo donne e solo noi, e i nostri provati neuroni, sappiamo di quante elucubrazioni mentali riusciamo a creare per analizzare i comportamenti maschili. Un lavoro che, non solo è sfibrante e ci distoglie dalla nostra vita, ma che NESSUNO dovrebbe mai fare. Gli uomini spesso sono bravi a non farci capire bene quello che sentono, noi – purtroppo – siamo altrettanto eccellenti nella nobile arte di comprendere solo quel che vorremmo. Ora basta. O, se continuate, poi almeno non lamentatevi. Se volete accogliere le briciole, fatti vostri, ma non sperate mai che un mucchio di molliche faccia una bella Pagnotta.

Impariamo a distinguere un Briciolaio da un Portatore sano di Pagnotta, per evitare di passare giorni, sere e notti a scervellarvi, bisogna capire in fretta CHI avete davanti  e smetterla di fargli incarnare per forza il ruolo del buono nella vostra favola, solamente perché ci volete credere. Tante volte lo vorrei anch’io, ma non tutti sono buoni o magari non hanno il nostro stesso tipo di interesse. A volte, semplicemente, tra noi e queste persone, c’è una disparità di intenti e di sentimenti, ma occorre rendersene conto.

Se vi si presentasse uno dicendovi:

«Sai non è che mi interessi poi tanto, però qualche volta mi piace stuzzicarti, o mandarti un messaggio, spesso perché non ho niente da fare, poi lo vedi pure tu che mi scordo di te. Comunque una botta te la darei pure, ma non è che ti penso, ecco, non sei sicuramente in cima alla lista dei miei desideri… »

Che cosa fareste? Suppongo che rispondereste: «No, grazie». Io lo direi sicuramente. (a meno che non sia esattamente quello che cercate…)

Il problema invece è che troppo spesso rispondiamo «Sì, ancora» a palesi azioni che sottintendono esattamente questa frase tremenda!

Un lunedì sera raccontavo a un mio amico che stavo – finalmente –  per uscire col fantastico ragazzo che – in quel periodo – mi faceva battere il cuore.  Subito lui mi disse:

«BB posso darti un consiglio? Non accettare mai di uscire con uno che ti invita di lunedì…»

«Perché?»

«Perché è… brutto… »

Ovviamente lo ignorai e mi piccai pure abbastanza per l’ennesimo consiglio non richiesto.

Mi ci volle un bel po’ per capire esattamente quello che intendesse…

Il week-end inizia il venerdì sera e termina la domenica sera. Siamo tutti più liberi e rilassati in quei giorni. Tre giorni.

Il mio cavaliere dell’epoca se l’era spassata per fatti propri in quei tre giorni e aveva riservato a me il lunedì.

Io, talmente felice di incontrarlo, non avevo voluto vedere l’evidenza di quel che mi stava offrendo: un bel piatto di briciole riscaldate.

Avrei dovuto lasciar tacere gli occhietti a cuoricino e dare retta all’amico che, solo attraverso quell’ informazione, aveva ben inquadrato il soggetto che – infatti – si rivelò solo un piccolo briciolaio abbastanza comune, quanto squallido. Ovviamente parlo in generale. L’invito di lunedì da uno che ha solo quella sera libera e decide di passarla con me, lo accetterei di corsa… E questa è un evidente esempio di differenza tra Pagnottaro e Briciolaio.Pagnotta (1)

È che siamo sempre pronte a sfornare un bel po’ di “però”

Però mi ha invitata…

Però mi piace tanto…

Però ci esco, poi vedo…

Ti ha invitata e allora? Dici che bisognerebbe pure ringraziarlo per questo immane sforzo??

Ti piace?? E tu dovresti piacerti molto di più e non accettare mai NULLA che sia al di sotto di quello che desideri!!

La verità che cerchiamo di non vedere, di giustificare, è che, di fronte a certi comportamenti, non occorre sapere nient’altro…! Inutile cercare di capire, interpretare, spiegare, certe azioni urlano più di qualsiasi parola.

Altro esempio: Lui è carino, gentile, affettuoso, ma a tempo determinato. Perché a un certo punto – senza motivo – scompare, per svariato tempo, per poi ricomparire – come se nulla fosse – con messaggio o chiamata carinissimi.

Cosa traduce la donna: «Sì, va be’, è sparito un mese eh… Però poi mi ha mandato quel bel messaggio… Che dolce!»

Lo sai cos’è quel bel messaggio?? Una dannata briciola! Infiocchettata, ma sempre briciola!

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Il messaggio della ritrovata via di casa? Briciola!

Chiaro?

Altra pratica nella quale noi donne siamo campionesse mondiali è quella di addossarsi colpe che non abbiamo. Infatti, di fronte ad una sparizione, generalmente iniziamo ad elencare tutti i nostri comportamenti sbagliati, anche inesistenti, che hanno portato all’allontanamento dell’ometto. E giù di: «Sono sbagliata io, ho fatto/detto qualcosa, cos’ho che non va?» Probabilmente nulla, forse hai solo scambiato uno Spacciatore di Molliche per un Panettiere.

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Ed è perfettamente inutile continuare a cercarlo, sperando in una redenzione sulla via verso casa.

Anche io ero così e un tempo mi sarei fatta viva io, a oltranza, perché quando ci tieni è così che si fa. Ma evidentemente se rimane un contatto  univoco, l’affetto non è ugualmente distribuito.  Quindi ora mi adeguo.

Se una persona si dimentica di me, non mi occorre sapere nient’altro.

Se una persona non avverte la necessità di vedermi o sentirmi, non mi occorre sapere nient’altro.

Magari ho frainteso, magari mi sono sbagliata, magari non sempre qualcuno tiene a te come tu tieni a lui. E parlo di qualsiasi tipo di rapporto, amore, amicizia, a volte ci rendiamo conto che avevamo investito, e ci eravamo affidati, tanto su persone che non avevano fatto lo stesso con noi. Fa male, ma bisogna in primis capirlo e poi accettarlo. Perché chi ti vuole davvero bene, non si scorda mai di te… È così semplice quanto doloroso…

Ma meglio un dolore rapido ed efficace che consumarsi in un’agonia alimentata da croccantini per cani che – ogni tanto – qualcuno si ricorda di darti. No tesoro, meriti ben altro.

Ci sono rapporti che vanno bene così, ci sono persone che sentiamo una volta al mese, entrambi ne siamo consapevoli e non chiediamo di più. I problemi nascono quando c’è una discrepanza tra quel che vorremmo e quel che ci viene dato e, soprattutto, quando cerchiamo di farcelo bastare.

Quando lo usiamo per alimentare speranze:

È finita, eppure continua a scrivere, ad essere presente, ad interessarsi della sua vita. Nella mente della donna un uragano che a confronto Katrina era una leggera brezza estiva.

«Però mi scrive, però mi cerca, però mi ha detto così, fatto così… »

Però, però, però… Però, niente. State insieme? No. Allora tutti quei però sono fantastiche briciole. Punto.

E cosa vogliamo noi? La Pagnotta! Brave.

images (1)O, ancora, cercando di dare immane importanza a cose fin troppo banali. Scelgo per esempio una frase che ormai sento davvero troppo spesso:

«Però mi mette sempre i “Mi piace” su Facebook…  Quindi mi “controlla”, si interessa…»

Ma ci rendiamo conto che ci siamo ridotte a dare importanza ai “Mi piace” di Facebook?? A misurare la nostra felicità in base alle polliciate ricevute?? Mi pollicia=Buono!=Ha interesse. Non mi pollicia=Non gli interesso=Potrei morire! Ci rediamo conto che ci attacchiamo a un mezzo virtuale, che con la socialità vera, il contatto autentico e un rapporto sincero – a qualsiasi livello – non ha NIENTE a che vedere?? Queste sono ancora meno delle briciole!!

Le persone davvero importanti nella mia vita, neanche le seguo su Facebook! Perché non mi serve un calderone virtuale per mantenermi in contatto con loro. Non so dirvi né cosa pubblichino, né quanto tempo ci passino. Non lo so sul serio!! E vi dirò di più: certe volte non faccio neanche caso a CHI ha pubblicato l’elemento che apprezzo, perché magari scorro così velocemente che non mi soffermo nemmeno più di tanto a guardare.

E invece dite che i “Mi piace” valgono tanti punti nel conteggio della felicità? Dai su… Le Pagnotte sono ben altro…

Finora ho parlato come se noi donne fossimo tutte delle povere pazze che capiscono o interpretano male e che fanno film romantici sulla base del nulla. In realtà non è del tutto così…

È finita? Allora perché cavolo mi continui a scrivere??

Non mi vuoi?? Idem. Ovvio, no?

Per motivi sconosciuti, gli uomini spesso attuano dei comportamenti ambigui (se lo si chiede loro, lo negheranno fino alla morte…) e sono esattamente quelli a destabilizzarci. Parole che contraddicono fatti e viceversa, premure che vanno oltre il semplice affetto, semplici sguardi parlanti… E poi? E poi un bel po’ di nulla. Briciole alla griglia.

Io li chiamo gli “Uomini Gambero”: un passo avanti e dieci indietro. Anche se dicono di no, lo fanno, lo fanno…

Appunto per questo, mie care, dobbiamo farci doppiamente furbe se vogliamo salvaguardarci e imparare a distinguere le pietanze. Non vi sto dicendo che sia semplice, che sia indolore, tutt’altro.

Ma, per evitare di passare la vita ad analizzare, ad essere alimentate da molliche fritte, occorre concentrarci sulla concretezza, sulle azioni, sulla Pagnotta!

Pagnotte sono: uno che fa di tutto pur di vederti cinque minuti e non quando non ha di meglio da fare; uno che ci tiene a sentirti sempre e non solo quando si ricorda; uno che si scorda di avere Facebook e non che lo controlla quando sta con te; uno che è presente effettivamente, non che promette solo di farlo. Chiaro?

Di fronte alle azioni di cui sopra, non occorre sapere nient’altro.

Ah ok… Ora devo elencare anche le attenuanti per sparizioni e indecisioni:

  • Magari ha perso il telefono (sì certo…)
  • Magari è partito (Sì come no…)
  • Magari è stato colto da Alzheimer precoce (sicuramente…)
  • Magari ha paura (questa lo sapete che non la reggo più…)

E, se qualcuno obiettasse che – certe volte – ci possono essere degli impedimenti tangibili e giustificabili, ricordo a tutti che esiste il Signor “Uso della Parola”, perché noi, purtroppo, il pensiero ancora non lo leggiamo. Quindi magari ditecele le cose, grazie. (se è così, ma indovinate quanto ci credo? Bravi! )

Rimane l’annoso dilemma: Perché lo fanno? Perché sono stronzi? Perché sono insicuri? Perché sono superficiali? Perché sono seriali? Perché non si rendono conto? Perché dicono le stesse cose a tutte?

Non lo so, non lo so davvero…

Quello che sicuramente so, è che non si può sprecare del proprio tempo a cercare di capirlo. Non si può e non si deve. E, anche qui, occorre sapere solo questo.

Ricordate: Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Tutto il discorso vale anche per gli uomini, perché mica solo noi siamo vittime dei briciolai folli, esistono delle graziosissime venditrici di sbocconcelli davvero niente male. State in guardia pure voi!

Con tutto questo non vi sto dicendo di analizzare per bene chiunque  si presenti al vostro cospetto… e invece ve lo sto dicendo, eccome!! Ve lo sto inculcando e gridando!! Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Liberiamoci di questi novelli Pollicino che ci tengono legate attraverso un percorso zeppo di miserrime briciole e ricerchiamo dei portatori sani di Pagnotta.

Cosa siamo? DONNE!pagnotta

Cosa non vogliamo? LE BRICIOLE!

Cosa vogliamo? LA PAGNOTTA!!!

Nuove adepte del Pagnottaresimo, ricordatevi di predicare e soprattutto razzolare, non concedetevi più miseri spuntini bricioleschi ma pretendete sempre una bella Pagnotta sostanziosa. In mancanza di essa, digiunate. Per quanto si possa essere affamate, le briciole non ci appagheranno mai. Potranno spegnere momentaneamente il languore, portando fastidiosi effetti collaterali, ma un pasto decente è ben altro.  Ripeto, il digiuno è preferibile.

Io ho sviluppato una curiosa intolleranza ai cibi minuti, forse sono diventata Piccoliaca

State meglio? Be’ ve l’avevo promesso…

Qual è il motto??

Grandi! Siete diventate proprio brave…  Sono fiera di voi… 😉

RICETTA PER DUE:

Prendere un bel Pagnottone e una Patata di egual misura. La patata ce l’abbiamo in casa,

il Pagnottone va scelto con cura.

Aggiungere sale, peperoncino e taaanto pepe. È sempre preferibile accompagnarli con taaanto riso e, facoltativo, un buon vino. Aggiungere poca zucca ma tanto cuore, sia del Pagnottone che della Patata.

Oliare sempre e non distogliere mai lo sguardo dalla fiamma. Cuocere finché entrambi  non saranno cotti a puntino.

Ma non troppo, che si bruciano.

Assaggiare e saggiare.

Aggiustare secondo necessità, a volte c’è troppo sale, altre poco pepe e così via. Dovremmo

raggiungere un giusto equilibrio di tutti gli elementi: q.b.

Unire gli ingredienti.

Mangiare a volontà.

Buon appetito!

NdBB: Se sei uomo, rileggi tutto sostituendo “Patata” con “Zucchina”…

Sì questa è piena di doppi sensi… Fantastici, vero? 😉

A TE e A TE, affinché non perdiate più né la vista né la PAGNOTTA… 😉

…E a TE, “Padrino” della Pagnotta… 😉

“Chi ti ama c’è sempre,

c’è prima di te, prima di conoscerti…”

M. Mazzantini

PS: Altra storia sono gli uomini che si fingono eccelsi Pagnottari per raggiungere il loro scopo e poi si rivelano enormi PDM. Ma ve ne parlerò prossimamente. Contro questi non c’è scampo mie care, solo il Karma. Ma tranquille che quello è micidiale e non scorda nessuno.

Ridiamoci su

MIOPIA FEMMINILE

Tempo fa lessi su un libro una frase che recitava più o meno così:

«La donna sviluppa un punto di vista MIOPE, secondo il quale quello che viene dato dall’uomo è di vitale importanza, tanto che se l’uomo non le dà ciò che vuole, lei si sente inutile e svuotata e si attacca, ancora di più, a lui (o all’idea di lui) attuando un circolo vizioso».

(Azz c’ha preso in pieno! No! Nego, nego, assolutamente nego!)

Che vuol dire? Che quando ci batte il cuore, la nostra vista e il nostro giudizio obiettivo si annebbiano. Facciamo dipendere la nostra felicità dai comportamenti altrui e tendiamo a vederci con gli occhi di lui. Perciò se costui disattende le nostre aspettative, ci convinciamo che sia per un problema o una carenza nostri. Non solo… Tante volte questo non ci permette nemmeno di vedere bene CHI abbiamo davanti, perché, signore mie, gli uomini di qualità sono un’altra cosa…24 - autostima-e-dieta ed

I pensieri che si formano nella nostra mente sono più o meno gli stessi: «Ma mi ha detto questo, mi ha detto quello, come è possibile? Se non mi vuole, significa che io non sono abbastanza, non sono speciale e non sono neanche bella. E se dovessi vederlo con un’altra, potrei impazzire. Perché allora quando mi ha detto (e lo dicono…) “non sono pronto, ho paura, andiamo con calma…”, erano tutte bugie. Era perché non voleva me. Perché io non sono abbastanza…»

Signore, vi presento, ma la conoscete già, la miopia femminile!

Potrei scrivere un altro libro, se non una trilogia, su aneddoti a dimostrazione di questo, su storie vissute o raccontate di come ognuna di noi, almeno una volta nella vita, si sia totalmente annullata per stare dietro a un Tutt’altro-che-Principe-Azzurro. Che abbia perso amicizie, parenti, chili, capelli, quintali di autostima, perché non si sentiva abbastanza.

Potrei scriverne tante. Ne scriverò una che basta per tre…

Lui e Lei si conoscevano già, per questo lei pensava che lui non l’avrebbe mai trattata male e che, tra milioni di donne da prendere in giro, non l’avrebbe mai fatto con lei. Per questo lei gli credeva.

Lui le aveva detto che a lei ci teneva parecchio, per questo voleva fare le cose per bene e che non avrebbe mai voluto mettersi in condizione di litigare con lei. Lui ci teneva parecchio, per questo – per mesi – appariva e scompariva a suo piacimento. Puntualmente, appena lei iniziava a scordarsi di lui e rinsavire, lui tornava più “tenente” e convincente che mai. Da una parte, evidentemente, non la voleva, ma dall’altra non la lasciava andare.

C’è da dire poi che aveva attuato anche la regola d’oro del “Corteggiamento educato” ovvero: non ti salto addosso subito perché con te faccio sul serio. (Il corollario inverso è alla base del “Corteggiamento mirato” = mirato a ottenere…).

Per questo lui, che ci teneva, non l’aveva ancora nemmeno mai baciata.

Finché una sera, mesi dopo, si coronò il loro sogno d’Amore.

Il galantuomo in questione credo che abbia visto più volte il film “Pretty Woman” e ne abbia preso insegnamento. Ma non per la parte bella, romantica, rosa, infiocchettata e stucchevole, in cui lei gli dice, sincera e pura come una bimba: «Voglio la Favola…» e lui corre a salvarla e vissero felici e contenti… Credo che lui abbia preso spunto, piuttosto, dalla frase pragmatica, da lavoratrice di strada: «Io faccio tutto, tranne baciare sulla bocca. Troppo intimo».

Perché “L’Uomo-che-ci-tiene”, proprio perché ci tiene, ti scopa senza baciarti. Niente brivido, occhi negli occhi, niente bacio con carezza sulla guancia, tocco leggero, poi più profondo, agitazione ed eccitazione che salgono, niente di niente. Girati e andiamo. Grazie e arrivederci. Anzi, addio.

Lui, tempo dopo, le aveva anche detto che si era tanto pentito di quello che aveva fatto. Di averla trattata come una sgualdrina di strada? No, di essere stato con lei, definendola una “cazzata fatta”.

La fanciulla si vergognava così tanto (LEI!) di un tale comportamento/trattamento che aveva mentito anche alle sue amiche più care «Ho passato una bellissima serata…» Ma, visto che “L’Uomo-che-ci-tiene” fa le cose per bene, era subito sparito e fu così che la verità venne fuori.

“L’Uomo-che-ci-tiene”: Parole tante, fatti pochini. Uno solo da registrare: distruzione totale dei sogni e dell’autostima della fanciulla. Ma ci teneva, eccome! A distruggerla.

Cosa c’è di peggio di fare l’amore, perché per lei era Amore, con uno che neanche ti bacia? Me lo sono chiesta tanto e non son riuscita a darmi una risposta. Ho solo concluso che penso che non ci sia nulla di più squallido e di più umiliante per una donna. La cosa davvero triste è che lei, anche dopo questo, lo voleva e continuava a credergli. Davvero deleteria la miopia.

barbie bastarda miopiaEvidentemente, tutti sapevano che a lui, di lei, non fregava una beata mazza. Tranne lei. E lei lo capì quando il migliore amico di lui si sentì in diritto di provarci con lei. Tu ci proveresti mai con uno/a che sai che piace tanto al/alla tuo/a migliore amico/a? (E in quanto amico/a certe cose le SAI…) La risposta la conosciamo tutti.

Lei l’ho vista piangere incredula, spenta per mesi, durante i quali però le ripetevo, perché lo era sul serio: «Comunque ‘sti giorni sei di un bello spaventoso». E lei mi rispondeva senza gioia:

«Saranno gli occhi lucidi…» E se ne andava in giro come un mucchietto d’ossa spaventato, annientata, ancora una volta, per cinque minuti di felicità.

L’ho sentita dire «Sono terrorizzata» ogni volta che le si avvicinava un uomo.

Perché se ti tratta così uno che dice di tenerci, cosa aspettarsi da chi non lo fa?

È assurdo, infantile e anche se ormai siamo addestrate a non credere più alle parole, purtroppo, quando ne sentiamo alcune, quando ci sfiorano il cuore e lo sentiamo battere più forte, e, soprattutto, quando uno ci piace da matti, tendiamo a crederci ciecamente. Appunto.

Fu significativo anche il comportamento a posteriori. Lei, una come noi, come tante, disillusa e amareggiata a tal punto che un giorno l’avevo sentita dire due frasi terribili:

«Ormai ho capito che le persone vanno maltrattate, perché più le tratti bene, più se ne approfittano».

«Non voglio innamorarmi mai più. Gli uomini vanno solo sfruttati, senza sentimento…»

Erano terribili perché, purtroppo, avevo capito che aveva iniziato a pensarla davvero così.

L’aveva pure fatto di, come credeva lei, “usare gli uomini senza sentimento”. Solo che dopo aveva pianto. E questo non faceva parte del piano.

Ma, per fortuna, significava che non si era totalmente inaridita e che in lei c’era ancora un, seppur piccolissimo, barlume di speranza, sopravvissuto comunque a quintali di lacrime e schifo.

Un bel giorno arrivò la Favola vera e propria, che narra della bella Principessa triste che un bel giorno incontrò un bel Principe Azzurro che le disse le belle parole che erano tutto ciò che ogni donna avrebbe voluto sentire… che da tempo la desiderava, che con lei era tornato felice e solo con lei era tornato a sorridere… La Principessa triste gliel’aveva detto di essere terrorizzata e disillusa e gli aveva chiesto di dirle sempre e solo la verità, ma lui voleva solo renderla felice. E anche la Principessa triste tornò a sorridere.

E vissero felici e contenti…

…per dieci minuti buoni…

La Bella Principessa e tutti i suoi «Ma perché?» erano tornati tristi e lei non riusciva a pensare altro che a lui. Uno che, per certe cose rappresentava quello che lei non aveva mai voluto, uno che non si era neanche preso il disturbo di guardarla negli occhi per scaricarla, ma l’aveva fatto con un misero messaggio su WhatsApp, ovvero neanche la decenza di spenderci 15 miseri centesimi! E lei? Lei lo voleva ancora! Lei non poteva capire né accettare una tale crudeltà. Un cambiamento così repentino. Dal paradiso all’inferno in un nanosecondo e senza spiegazioni plausibili. E… ancora una volta… Allora c’è davvero qualcosa che non va in me…

Ah! Anche lui aveva detto di tenerci… Ma parecchio, eh? Aveva usato anche la parola che inizia per “A”… A lei sembrava anche esagerato, ma chi è che non si sognerebbe una cosa del genere? Poi lui le aveva detto che le sentiva davvero quelle cose, ma poi non le sentiva più, ma forse non le aveva mai davvero sentite, ma forse… Ma perché vi comportate così?

Quando mi vengono raccontate certe cose, riesco a fare un’analisi precisa e distaccata, «I FATTI sono questi…» e mi chiedo come sia possibile non riuscire a vedere le cose per quelle che, semplicemente, sono. Come sia possibile continuare ad arrovellarsi o a sperare in qualcuno che, di fatto, dimostra tutt’altro che Amore. Poi mi ricordo di tutte le volte che è successo a me… ‘sta cazzo di miopia!!!

Forse è il fatto che siamo tutte potenzialmente madri, geneticamente disposte al perdono e alla comprensione, o forse perché crediamo sempre e comunque nel dannato Lieto Fine, o forse perché quando si tratta di sentimenti, vediamo, appunto, davvero solo quello che vogliamo vedere.

Basterebbe pensare una cosa semplice: quando ci tieni a una persona, non te lo sogni neanche lontanamente di farle coscientemente del male. Perché se ti comporti così, ne sei consapevole, eccome, di farle del male. Basterebbe ricordarsi questo. Pensare che quelle dette erano pure e semplici parole senza un vero significato, comunemente dette sporche bugie ingannevoli. Sì, le dicono eccome.

A volte, se sei davvero, davvero fortunata, potrai avere il piacere di sentirne altre del tipo “scaricamento di coscienza”: «Non sapevo di ferirti, non volevo, non pensavo che se fossi sparito saresti stata male, non l’avevo mai fatto, scusami, ero lobotomizzato, ero posseduto, non ero io…» Varie ed eventuali. Che alla fine riescono quasi a farti pena. Loro!

Io concedo sempre il beneficio del dubbio, perché uso come parametro il mio comportamento, ma soprattutto perché mi rimane mooolto difficile accettare la dura realtà. Ma purtroppo alla fine devo farlo e ricordarmi che non dipende da me, né è un mio problema. È un dato di fatto: certa gente fa SCHIFO. PUNTO.24 - autostima

Accettare e andare avanti. Semplice, no? A parole, parecchio.

Statisticamente devo dare un dato: tornano. Tornano sempre, tornano tutti. Perché? Non lo so… Certe volte perché davvero si rendono conto di quel che hanno perso (Aho ma sempre DOPO???) Certe volte perché non sono del tutto soddisfatti del lavoro precedente e tornano per annientarti ancora di più, con lo scopo di non farti rialzare (non ci riuscirai MAI, baby!). Altre volte tornano e a te non frega davvero più niente. E ti sembra quasi impossibile che quello che, un tempo, consideravi il tuo TUTTO, ora non sia più niente. E ti sembra impossibile di aver superato tutto quel dolore, quella morsa perenne nello stomaco, i tremila pensieri, le notti in bianco, e di essere sopravvissuta ed essere comunque qui. Più bella, più forte e più serena. Perché alla fine la vista torna, la miopia temporanea svanisce e riesci di nuovo a vedere bene.

Sorellina mia, più volte al giorno ti (mi) consiglio di combattere la miopia con una grossa lente d’ingrandimento. Guarda che bel pezzo di ragazza sei, pensa a quelli che ti hanno fatto convincere del contrario, pensa che è passata e che il sole è tornato a splendere. Pensa che loro, una come te, non la troveranno mai più. Perché quello sguardo, quel carattere, quel sorriso, quella battuta pronta, quella dolcezza e quella fragilità ce li hai solo tu… Pensa che, da qualche parte in questo bellissimo mondo, quegli stessi uomini stanno torturando qualche altra donzella e sentiti fortunata per non essere più lì. Pensa anche che, in virtù del karma, qualche sorella sta torturando loro e che loro ora stanno come te, qualche tempo fa. Se non peggio, perché l’uomo vero non può mostrarsi debole, quindi starà male e starà solo, per non lasciare testimoni.

Pensa tutto questo…

Sì, ora puoi sorridere.

«Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe, ci sapeva fare. Chi ti ha dato tutta la dolcezza, ti voleva bene».  

Ligabue

Dedicato A TE. Tu hai capito e sai e ora ci vedi bene. 😉

Prima pubblicazione: 05.03.2014