LA SINDROME DI TERENCE

Non so voi, ma io la frase: «Non la posso lasciare perché lei è troppo debole, insicura, ecc…» l’ho sentita fin troppe volte, direttamente e indirettamente.

Il primo sentore di questa circostanza, lo ebbi sin dalla tenerissima età, guardando Candy Candy. Per una serie incredibile di eventi, questa sfigata piagnucolosa (e manco bella, dai!) era riuscita a conquistare Terence, altresì detto IL FIGONE.

E, mentre eravamo tutte lì a singhiozzare che allora è vero, il Lieto Fine arriva, se patisci sufficientemente, l’universo ti ricompensa e, come Cenerentola prima e Candy poi, pure se sei una patetica sfigata, alla fine un figo te lo accaparri sicuro. Eddaje! Capimmo che, invece, manco per niente…

Perché Terence la amava, sì, ma non poteva stare con lei, perché Susanna – la donnuccia-uccia-uccia-deboluccia – per salvarlo ci aveva rimesso le gambe e allora “Ti amo ma non posso, DEVO stare con lei”. Per riconoscenza mista a senso di colpa, intrisa di dovere, ottenendo, così, la relazione di “circostanza”, in cui sono entrambi infelici, ma stanno comunque insieme.  Allora Candy scappa per le scale e lui la rincorre e le si avvinghia da dietro e piangono tutti e due e però, niente, non se po’ fa!Barbie Bastarda Candy ev2

Bel quadretto.

E già lì, già da ragazzine, abbiamo capito che ‘sta cosa dell’Amore celava un sacco di fregature e che se poco, poco eri una in gamba (appunto) eri fottuta!

Anni dopo, proprio a ME, toccò fare la Candy Candy della situazione. Quando le mie orecchiucce delicate dovettero sentire le testuali parole:

«Sì, tu sei tu, non c’è paragone, ma io proprio non posso. DEVO rimanere con lei. Lei da sola non ce la farebbe mai…»

Da lì in poi, attraverso incontri o racconti, di donne ritrovatesi novelle Candy, e uomini filantropi, ho imparato che il mondo è pieno di Susanne che gna fanno, minacciano suicidi, e sono davvero troppo, troppo fragili, povere! [e lo sapete che ne penso delle Gatte Morte, vero? Se non lo sapete, leggete QUI]

E il mondo è altresì generoso di Uomini affetti dalla “Sindrome di Terence”, ovvero quella patologia che li spinge a vivere una vita di merda, di supplizi, sacrificati in nome dell’inerzia e del senso di colpa, a fianco di una donna che non amano.

Che poi le donne lo sanno pure di non essere amate e – giuro, giuro, giuro! – viviamo come fratello e sorella e non ci tocchiamo mai, mai, mai e – quelle poche volte che succede – è ginnastica, è timbrare il cartellino, ammazza che schifo.

Però, oh, DEVO!

Ovviamente te lo chiedi: cosa sei, un crocerossino? Chi te lo fa fare di immolare la tua vita e la tua felicità per qualcun altro?

Certe volte, ahimè, le fanciulle attuano dei ricatti morali e materiali davvero difficili da ignorare. Sono sicura che, se ci pensate, vi vengono in mente svariati esempi. Certe volte è davvero difficoltoso per uomini perbene e con un briciolo di cuore, mollarle.

E mi sono sempre chiesta come possa una donna sensata (posto che lo sia), adulta, e con un filo di amor proprio, accettare un compagno di facciata.

Perché tu, donna, se uno vuole o no stare con te, lo sai, lo capisci. Non raccontiamoci il contrario. Piuttosto che stare sola, preferisci una relazione di copertura?

Non pensi di meritare di essere amata, ma amata davvero, e non per convenienza o supplica?

Mi chiedo pure, se dietro questa condanna e abbraccio all’eterna infelicità, esista un tacito, reciproco accordo secondo il quale io resto la “lei” ufficiale, non starò mai da sola, ma devo chiudere un occhio sulle infinite corna che popolano la mia testa. (Non disdegnando, magari, di pareggiare i conti… )

La domanda è, allora, lecita: ma che rapporto è?

Altro fatto che mi ha sempre molto colpito, è la distinzione immediata che riescono a fare gli uomini tra quelle che “non ce la possono fare” e le “donne cazzute che je la fanno, eccome”.

Forse perché non frigniamo, forse perché non supplichiamo e non minacciamo di porre fine alla nostra vita, ma loro sono certi che, va be’, tanto a te passerà, ce la farai, tu sei TOSTA.

A noi, figurati, ‘ste cose non ci sfiorano nemmeno!

Noi siamo forti, a noi “cazzomene”, abbiamo il cuore e la vagina rivestiti di materiale impermeabile e ininfiammabile, a noi che ce frega!

Siamo fredde e insensibili stronze che tanto se la caveranno, ovvio.Barbie Bastarda Susanna

Loro no, le Susanne del mondo gna farebbero mai, scherziamo? Affrontare addirittura una rottura e la vita, completamente sole, chi ci riuscirebbe? Ah, giusto! NOI. Va be’ ma noi possiamo e dobbiamo. Scusa, abbiamo giocato, pacchetta sulla spalla e vattene affanculo. Dai su, che tanto tu non crolli.

Va detto che, ovviamente, noi conosciamo solo una versione della storia, quella del lui altruista. Sarebbe interessantissimo appurare se queste donne siano consapevoli che i loro uomini stanno loro accanto, per mera carità cristiana. Se, effettivamente, siano loro ad aver mendicato attenzioni e presenza, e non viceversa, se questa non sia tutta una favoletta per non impersonare la parte del cattivo, il traditore seriale, ma, piuttosto, quello che vorrebbe pure, ma è talmente buono e riconoscente da non sentirsela di abbandonare la lei che gli è stata vicino per anni.

Ci fanno decisamente una figura migliore, non trovate?

Infine una risposta alla domanda che, sono certa, in molti stanno formulando. I soliti, quelli che non sbagliano mai e hanno sempre quella tremenda voglia di puntare il ditino accusatore contro qualcuno:

«Perché mettersi proprio con uno sposato/fidanzato?».

Ecco.

Sicuramente a voi non sarà MAI successo, ma – nel resto del mondo – capita tutti i giorni.

Certe volte, certe cose, accadono e basta. Anche se ti eri giurata che tu no l’avresti fatto mai.

Non si programmano, né progettano, ma si verificano. E i motivi possono essere i più disparati: la solitudine; il gusto del proibito; l’illusione di riuscire a non legarsi troppo; la vigliaccheria che impedisce di non assumersi un impegno serio e da ultimo, ma più importante, succede anche – e soprattutto – perché l’infelicità spinge la gente a cercarsi altro.

Non è piacevole essere “l’altra”, la cattiva, la zoccola, non è il sogno di nessuna donna essere etichettata come tale. Ma, a volte, accade.

Infatti, nove volte su dieci, sono proprio queste “rovina famiglie” a troncare la liason, poiché stufe di un ruolo che non gli appartiene. Confermando, in effetti, loro sì, di essere così forti da preferire la solitudine a un legame fittizio e infelice.

E finché ci saranno rapporti di apparenza, vi si affiancheranno quelli clandestini.

Ma, onestamente, mi chiedo quali siano quelli davvero“sbagliati”.

 

 

PS: Comunque, se io fossi stata Candy, penso che avrei riposto al Sig. Terence:

«Ti capisco, figurati, che problema c’è? Io tanto me la cavo, sono forte! Sono orfana, amica solo di un procione, perché la mia ex migliore amica si è rivelata una grandissima stronza. Le famiglie adottive mi hanno trattata di schifo, l’amore della mia vita è morto, tu mi stai piantando, però, oh, sto in piedi! In tutti i sensi. Quindi è giusto che tu stia con lei, perché lei c’ha bisogno. Magari di due, ne fate uno sano. Prenditela a braccetto e andatevene affanculo insieme!»

 

Con Amore,

alle mie donne cazzute.

Sempre più fiera di voi.

 

 

BB & I SEGRETI DEL SESSO

In questi giorni, ehm… mesi… ehm… anni… va be’, COME SEMPRE, sto avendo interessantissime discussioni con altri esseri umani, riguardo preferenze sessuali, fantasie, perversioni, feticismi e quant’altro.

Non poteva capitare più a proposito la visione del film Kiki & i segreti del sesso decantato come provocatorio, politicamente scorretto, libero e trasgressivo. Ovviamente sono andata a vederlo per amore di sapere antropologico, assolutamente non per soddisfare le mie di perversioni e la ben nota curiosità.

Il mio commento alla fine del film è stato: «Ok, mi vado a cercare un cactus…» Tenetelo a mente.

Di seguito si farà un bel po’ di spoiler, quindi, se non volete rovinarvi la visione, NON LEGGETE.Barbie Bastarda (4)

Se dovessi definirlo, lo definirei innanzitutto “spagnoleggiante”, non mi viene altro termine. Se avete passato in rassegna, come me, tutta la filmografia di Pedro Almodóvar sapete esattamente cosa intendo, nel bene e nel male.

Riguardo ai contenuti, devo dire che mi consideravo una abbastanza avanti, sapiente in materia, relativamente esperta e poco meravigliabile. Da oggi, mi sento una santarellina, una novellina che ha tutto da imparare e Alice nel paese della vastità delle meraviglie sessuali, coi miei gusti e fantasie abbastanza comuni e banali.

O no…?

Perché questo film va a sdoganare passioni delle quali, io personalmente, ero del tutto all’oscuro, parafilie poco conosciute, per arrivare ad altre già note, tipo il piacere di farsi mingere addosso, il Pissing.

Non a caso le ho chiamate “Passioni” e non perversioni, perché penso, come sempre, che finché non si sfoci nella pedofilia o necrofilia, o in qualche altra pratica oggettivamente condannabile – per il resto – in camera da letto, ognuno sia libero di fare ciò che vuole, se si è entrambi adulti e consenzienti, ovvio. Potrò non capire certi gusti, potrò perfino riderne, ma – ripeto – ognuno fa quel che più gli aggrada. Se pensate che la perversione (nell’accezione più dispregiativa possibile) o il feticismo (idem) non abbiano a che fare con voi, ma siano appannaggio di una piccola cerchia di zozzoni deviati, sbagliate di grosso!

È fondamentale imparare che “pervertiti” lo siamo tutti e che, forse, vivere appieno le nostre fantasie e dare sfogo a tutti gli istinti, senza tabù, ci renderebbe meno frustrati, oltre che frustati, e che il vizio è proprio accanto a noi…per fortuna!

Quindi, la prossima volta che vedrete delle adepte Crudelia De Mon, ovvero, tutte le stronze patentate che conoscete, provate a pensare che siano affette da Dacrifilia, cioè si eccitano guardando il loro partner piangere. Se costui dovesse risultare un masochista – signore e signori – avremmo la coppia perfetta! E sicuramente felice e libera.

A proposito di felicità, da bambina, come Linus, non mi separavo proprio mai da un cuscinetto di raso, perché mi rilassava e dava piacere toccarlo. Avevo già capito tutto. Questa pulsione mi si è tramutata nel toccarmi ossessivamente i capelli in generale e quando sono appena lavati, in particolare. Li trovo “smooth” (non riesco a trovare un aggettivo completo equivalente in italiano, perdono) e non riesco proprio a trattenermi dal farlo.

Oggi apprendo che potrei essere una praticante dell’Efefilia, termine che indica chi riesce a godere, toccando determinate stoffe. Ecco fatto. Fin da piccola, quindi, avevo la chiave della felicità e poi mi sono lasciata distrarre. Perché crescendo vogliamo infarcire la vita coi sentimenti quando, invece, la gioia te la potrebbe dare un guanciale di raso?

Vado a riesumarlo e vi racconterò come va tra di noi…

Un’altra inclinazione illustrata nel film, viene incarnata dal marito infelice, di un’altrettanta moglie infelice – e pure un pochetto stronza –  che la riempie di sonniferi per poterla amare, una volta addormentata, attuando così la Sonnofilia.

Qualsiasi uomo medio avrebbe reagito alla di lei acidità e al divieto di farsi toccare, con un «Fanculo a te e la tua stronzaggine, vado a scoparmi qualsiasi altra cosa!» Invece lui no, ci tiene ad abbracciare e amare la moglie. La SUA donna. Non una qualsiasi. La donna che ha sposato e alla quale ha giurato eterno amore.

Perché io l’ho vista così.

Qui si potrebbe obiettare che compie queste azioni su una donna incosciente, vero. Ma io mi sono soffermata di più sull’altro aspetto: il desiderio di intimità che si prova nei confronti dell’oggetto del nostro amore. Non so voi, ma io in questo momento ho in mente qualcuno e, se potessi accarezzarlo mentre dorme, lo farei. Zitto, fermo e amami! Vedrai che ti piacerà.

Infatti, alla fine, pure la moglie stronza si addolcisce. Alimentando ancor di più il vecchio adagio che vuole le donne acide rese tali dalla carenza di Vitamina C. Mi sa che è vero.

Un’altra coppia interessante, vede lei che sta con uno figo monumentale aspettando che la chieda in moglie… Costei è corredata da ben due pulsioni particolari. La prima è la Arpaxofilia che fa provare piacere nell’essere aggrediti; la seconda è la Dendrofilia, ovvero l’eccitazione sessuale provocata dalle piante. E, niente, lì ho cominciato a ridere perché ho immaginato come ci si debba sentire rimirando un cactus di quelli alti, con sembianze falliche. Tin, tin, tin, jackpot!!

Ma il figo, che la ama, mette su pure una messinscena, una finta aggressione, per farla eccitare. Capito? Spesso ci vergogniamo di confessare i nostri difetti o debolezze, dimenticando la regola base che chi ci ama davvero, ama tutto il pacchetto, stranezze comprese.

Non solo, ma questo dimostra pure che gusti particolari potrebbero rivelarsi anche utili all’interno di una relazione, per attizzare costantemente la fiamma. Basta dirselo!

Certe volte, quello che manca in una coppia è…un’altra persona! Nel film un connubio poco soddisfacente, viene risolto con un ménage à trois su richiesta di lei e l’accondiscendenza più che entusiasta di lui. Ascoltando pure racconti di coppie che praticano con costanza lo scambismo, mi sono chiesta se questa non sia la nuova frontiera dei rapporti 3.0, l’antidoto alla routine, la ricetta per la felicità. O se vale sempre e comunque il credo monoteista che esclude l’infedeltà.

Se due persone, in accordo, hanno “bisogno” di esperire questo tipo di situazioni e, soprattutto, il coraggio di confessarselo e di affrontarlo insieme, credo che, piuttosto che un rapporto malato, vivano un rapporto libero. Libero dagli schemi prefissati, dai limiti, dai tabù imposti o autolimitanti, quindi, beati loro!

Onestamente, non so se io riuscirei a farlo, ma è pur vero che non vivo un rapporto decennale, un po’ spento.

Quello che potrei fare sicuramente è vendere perizomi indossati, per procurare piacere a qualcuno…

Qualche giorno fa, mi hanno rivelato che in Giappone esistono dei distributori automatici di mutande usate.

Premetto che non mi sono presa il disturbo di verificare se sia vero o meno, ma – visto che scene simili sono presenti nel film e che, ormai, non mi stupisco più di niente – a questo punto, mi sembra plausibile.

Quindi, sto pensando di mettere su anch’io il mio bel business di perizomi usati, risolverei un sacco di problemi. Il mio lavoro consisterebbe solamente nell’indossare biancheria pulita ogni giorno, quindi ciò che già faccio, e – in più – eliminerei lo sbattimento di lavarmi le mutande a mano perché, si sa, in lavatrice si sciattano. Vuoi per caso andare in giro con la biancheria sciatta? Se poi ti succede qualcosa e ti vedono le mutande consunte che figura ci fai? Passeresti per una barbona e per la figlia di nessuno, siamo mica matti?

Quindi utilizzerei capi nuovi ogni giorno, coi proventi di quella usata, comprerei sempre lingerie intonsa e questo appagherebbe sicuramente il mio di piacere. Perché se c’è un nome che indica il feticismo per quelli che amano la biancheria intima, io ce l’ho di sicuro.

Perciò, abbiamo appurato che – nonostante le premesse – sono potenzialmente, e in atto, una pervertita, che conservo un discreto numero di pulsioni nascoste nel cassetto delle mutande, altre che non vi sto qui a dire e altre ancora nelle quali mi sono imbattuta durante il viaggio nel paese degli interessi altrui, raccontati o incontrati.

Svariati sono stati, ad esempio, i feticisti di piedi e scarpe e io, da brava shoes addicted quale sono (aggiungere alla lista), non potevo che compiacermene.

Diversi racconti anche sul godimento dato dalle docce di pipì:

«BB lo devi per forza provare…»

«Ma non mi attira… »

«Se non l’hai mai provato, come fai a saperlo??»

«Allora, per lo stesso ragionamento, dovrei provare anche la coprofilia!!»

«Cioè??»

«La stessa cosa, solo con la cacca…»

«Ah no! Quello proprio no!»

Ecco. C’è un limite anche nelle deviazioni.

Moltissimi, quelli che amavano farsi frustare. Ora non so se sia vera la leggenda che vuole che gli uomini pubblicamente “potenti” amino la sottomissione in privato ma, di sicuro, posso garantirvi che la maggior parte di loro erano imponenti. E vedere un omone grande e grosso implorare la sculacciata e la punizione, be’, un po’ di effetto ne fa…

Uno su tutti mi chiese se potessi colpirlo ferocemente proprio “lì”. Guardai l’emblema della virilità mascula che sonnecchiava ignaro di quel che gli stava per succedere. Che mi si offriva, gratuitamente, come capro espiatorio di tutte le angherie subite da me e dalle donne in generale. Ed io, novella Lorena Bobbit nel paese del contrappasso sessuale, avevo la grandiosa opportunità di pareggiare i conti a colpi di frustino e non vedevo l’ora di vendicarmi e vendicarVi degli uomini e allora, sì, cazzo, che ti frusto! Così impari te e quelli come te!

In teoria…

Perché in pratica, un po’ la pena (è proprio il caso di dirlo) per il divin gingillo, un po’ l’egoismo che mi montò dentro, mi fece rispondere:

«No, porello, poi si fa male…» considerando – infatti – che un pene che dà pene, è un pene che non può dare gioie (a me), declinai l’invito. E mica so’ scema e neanche masochista (io no!). Tu ci godrai pure a distruggerti l’attrezzatura di piacere, ma poi io che faccio??

Se, da quella esperienza, imparai che non sempre otteniamo l’agognato Happy End, fortunatamente questo non accade in Kiki.

Noi romantiche fanciulle smielose che guardiamo il film porno auspicando al lieto fine, sperando che, in ultimo, sia finalmente lui quello che si inginocchia per chiedere la mano alla solerte donzella, possiamo essere contente, perché anche in Kiki, ci sono vari “Lieto Fine”. Anche per tutti questi zozzi e viziosi.

Allora capisci che, forse, davvero viviamo in un mondo perverso e fatto di pervertiti, o, più semplicemente, sorridi  e continui a sperare.

Perché se la stronzaggine si cura con botte di Vitamina C; se pure le corna non sono più corna, ma atti d’Amore condiviso; se fai piangere tuo marito per diletto personale, ma, alla fine, lui riesce finalmente a fecondarti; capisci che, a volte, non puoi proprio sapere da dove provenga la felicità, ma arriva. E, per quanto possiamo biasimare noi stessi, le nostre stranezze e impulsi, e vergognarcene, potremmo perfino trovare qualcuno che le accetti e accolga, anche più di noi.

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Cactus erectus. Non vi ricorda qualcosa??

Perché, se l’anello se l’è meritato una che si bagna guardando un cactus, be’, cazzo, allora ce lo meritiamo proprio tutte!