LA PRIMA LEGGE DELLO SHOPPING

La “Prima Legge dello Shopping” enuncia che se ti piace un capo tanto, tanto, tanto, questo, non solo sarà l’unico, ma sarà anche di una taglia minuscolerrima.

Conscia di tutto ciò, quando ho trovato la giacca che cercavo, come la volevo, del colore che bramavo e scontata del 50%, ero abbastanza certa che non mi sarebbe mai entrata.

Infatti, l’etichetta annunciava con malignità: 38.

Eccchecccazzo!

Potevo sopportare di leggere un 42, ma la 38, no! La 38 non è una taglia da femmine sapiens! La 38 non è una taglia per femmine che mangiano!

Ho iniziato ad imprecare mentalmente e mi sono ripromessa di digiunare per i prossimi sei anni, per cercare di entrarci.

La solerte commessa che – evidentemente – aveva letto sulla mia faccia tutto il mio leggerissimo disappunto, mi si è affiancata come un diavolo tentatore e mi ha sussurrato sorridendo:

«Sono taglie europee…»barbie bastarda shopping

«Ah…» ho replicato io un po’ disorientata.

Era una bella notizia, perché le taglie europee non corrispondono alle nostre, ma, mediante un’equazione algebrica di primo grado della scala Cavalli, calcolando il seno delle grandezza, ovviamente, delle tette e dividendo per le calorie che hai ingerito nelle ultime ventiquattrore, ottieni la conversione nella nostra taglia.

E, mentre le Vocine nella mia testa cercavano di fare i conti per scoprire il valore di quella cifra, in termini comprensibili a noantri, confuse dal miraggio che, forse, una prima delusione stava per tramutarsi in un’immensa e mai auspicabile botta di culo, l’efficientissima commessa, dopo avermi scansionata, mi ha suggerito:

«…quindi è una 44. È proprio la tua taglia!»

«Ah… Ah! Aaahhh!!! Allora me la posso provare!! Allora mi entraaa!!» Ho iniziato a gridare.

«Certo, certo…» mi esortava lei. Con un risolino beffardo che, solo dopo, sono riuscita a decifrare.

Che gran culo! E non parlo solo del mio.

Concedendomi risate di libidine, ho iniziato ad infilare le braccia, aiutata dalla gentile fanciulla. Spalla un po’ strettina, ma va be’. È più figa stretta, poi se è troppo larga perde la forma, lo sanno tutti! (ma quante stronzate ci raccontiamo?)

Ho preso i due lembi della chiusura cercando di ricongiungerli ed eccola lì! La stranezza!

Corollario alla Prima Legge dello Shopping: i capi che ci piacciono, tendenzialmente offrono dei discreti elementi di stranezza che ce li fanno amare (e odiare) ancora di più. In questo caso, questa graziosa giacca possedeva una chiusura sbieca. Ovvio. Dritta era troppo semplice, dritta si sarebbe chiusa con eccessiva destrezza. No, no, a noi ce piace complicarci la vita.

Con mooolta fatica, sono riuscita a chiuderla e ho iniziato a maledire la pizza ingurgitata, con soddisfazione, la sera prima, la birra che la accompagnava e uno, ad uno, ogni centimetro della mia pelle imbottita, troppo abbondante.

È stretta! Mi va stretta! Porca pupazza lurida! Sono una culona! Una culona, panzona, fiancona, tettona!

La 44 è la mia taglia da decenni, ora l’ho persa di nuovo?? Ma non mi pare di essere ingrassata, anzi!! Stasera vado a correre! Da domai mi metto a frutta e liquidi! Però questa giacca la devo avere! Per forza! E poi comunque si chiude! E – come dico sempre – finché si chiude, va strabene! Se si chiude, si compra! Anche se non respiri!!

Deve essere mia. E anche lei, avrebbe fatto parte della favolosa collezione, che tutte noi possediamo, chiamata “Capi che acquistiamo sperando che un giorno ci vadano perfino larghi”. Noi donne siamo delle inguaribili ottimiste.

Ero così felice stringendo la mia bustina contenente un sogno realizzato! E fanculo se non avrei respirato e fatto la fame per indossarla, ne valeva la pena.

Appena varcata l’uscita del negozio e scorgendo la fanciulla che mi faceva “Ciao” con la manina, col medesimo ghigno godente, ho udito una delle Vocine nella mia testa:

«Certo che ti sei fatta fregare per bene… Tutti questi anni passati a fare compere non ti hanno insegnato niente?»

E lì, un barlume di lucidità ha fatto capolino nella me stessa strafatta di shopping.

«+4!! +4!! Ma come ho fatto a non ricordarmelo?? Eppure è semplice!!»

Eh sì, mie care, per ottenere la nostra taglia, da quella europea, basta aggiungere un “4”. Semplice.

Così la mia adorata giacca era, in realtà, una 42. Ed io avevo passato l’ultima mezzora ad insultare me stessa, senza motivo, anzi! Avrei dovuto elogiarmi!

Tutto per colpa di quella subdola lavoratrice sottopagata…

Tu, mia cara commessa, per il fatto di avermi raggirata così per bene ti sarai sentita mooolto soddisfatta. Sarai stata contenta di avermi fregata, chissà quanto hai riso, dopo, tacendo pur vedendo che stavo soffrendo, brutta stronza! Sarai stata entusiasta, immagino.

…Ma mai quanto me per essere entrata in una 42. Tié.

MONELLA VS MODELLA

Donne fieramente imperfette!

10 - anorexia02

Una notizia tanto importante da meritare di essere detta al TG…

Giuro l’ho sentita io: mesi fa una nota showgirl italiana moglie, guarda caso, di un calciatore (uno dei mie sogni erotici ricorrenti…) stanca di essere continuamente tacciata di perfezione, ha pensato bene di comunicare al mondo , via Twitter – rassicurando così le comuni donne mortali – la triste verità: ebbene sì… Anche lei che è alta un paio di metri e un barattolo, che pesa circa 30 kg da bagnata, anche lei, possiede almeno due smagliature post-partum…!

Sicché quando la “comun donzella”, svegliandosi al mattino, rimirandosi allo specchio struccata, con le occhiaie, i capelli sfranti, quei tre o quattro chili in più che proprio non se ne vogliono andare, senza uno stuolo di parrucchieri ed estetisti, tate e senza un calciatore figo a scaldarle il letto, sicuramente.. Quando costei si troverà di fronte a questa scena, senza dubbio, troverà estremo sollievo e consolazione nel pensare: «Però pure quella c’ha le smagliature…»

…………….. A showgirl… MAVVAFF***VAAAAAAAAA!!!

Ma perché, le varie bellocce delle pubblicità? Tutti i giorni, più volte al giorno:

«Io? Io per i miei capelli uso questo shampoo e sono F-A-V-O-L-O-S-I!»  Davvero? Io pure lo uso, perché i miei non lo sono??? E io che pensavo che i tuoi capelli fossero favolosi primo perché non sudi mai e poi perché appena ti scompigli parte la “spedizione punitiva” del capello ribelle di almeno quattro parrucchieri.

«Questo rossetto mi dura dodici ore ed è sempre perfetto!» Ah sì? A me finisce sempre sui denti e puntualmente me ne accorgo dopo che ho sorriso a pois a mezzo mondo. Mi spieghi perché?

«Questo mascara rende le mie ciglia più lunghe, folte e bellissime!» Il mio è uguale, giuro. Ma se non sto attenta mi fa diventare le ciglia monoblocco e poi mi fa quei fastidiosissimi puntini sulle palpebre!

Ma quelle sono pubblicità e va bene. Quello che sul serio mi dà sui nervi, sono le dichiarazioni che rilasciano quando vengono intervistate…

Io, che sono una donna comune, cerco di stare attenta a quello che mangio, per evitare di pagare l’IMU pure sulle cosce… Mi faccio pure un discreto culo in palestra giusto per mantenerlo ad un’adeguata altezza e consistenza e poi devo pure sentire:

«Iooooo?!? Ma io mangio come un camionista. Non saaaiii… La palestra?!? Ma non ci vado maaaiii…»
Soubrettina del cà… ma davvero?
Mi chiedo: perché tu mangi come un camionista e pesi 40 chili e invece se io, donna comune, mangio una sola misera e rinsecchita patatina questa non solo prende la residenza sulle mie chiappe sotto forma di adipe e cellulite, ma si moltiplica e figlia?
Credetemi, io capisco che fate queste dichiarazioni a mo’ di “Campagne anti-anoressia”. Lo capisco e l’argomento mi sta pure molto a cuore. Quello che non capisco è perché ve ne freghiate, invece, delle “Campagne anti-mortificazione personale” delle donne comuni!
Madre Natura è stata con voi stra-super generosa e vi ha concesso un fisico perfetto o un metabolismo di una molazza? Oppure fate tutto il giorno la fame ma è meglio se non si dica? Oppure passate le giornate in palestra, ma non volete farlo sapere? Non lo so e non mi interessa! Sono fatti vostri. Ma appunto per questo…
…Almeno abbiate la decenza di tacere! GRAZIE!!!

Prima pubblicazione: 12.04.2013