(DI)SPERARE…

28 - disperazioneÈ tutto qui: dentro e fuori… Sento di essere completamente fuori di testa, fuori tempo, fuori luogo. Dentro troppe voci, troppi volti, troppi ricordi, troppi pensieri, ridicoli, inopportuni, contrastanti.

Mi interrogo, mi rispondo, analizzo, accuso, mi accuso e cerco di sconfiggere quella morsa soffocante sul petto, quella tristezza opprimente che giunge a farmi visita non appena rimango da sola. Mi sento come una falena, creatura del buio ma irrimediabilmente attratta dalla luce. Una luce però, troppo spesso, artificiale, ingannevole, fatua.

Qualcuno dice che «La speranza è l’ultima a morire» altri che «Chi di speranza vive, disperato muore». Ok, che si fa?

(Lo sai che devi fare…)

Sono sola con i miei pensieri, come sempre. Sono sola con pensieri che non si possono esternare. Certe frasi dette a voce alta fanno paura, creano imbarazzo, preoccupazione e vergogna, quindi spesso le teniamo per noi. Come sempre, pensieri terribili a farmi compagnia e nessuno con cui condividerli.

Tutto il giorno siamo impegnati a dare il meglio di noi stessi, siamo circondati da persone disposte a ridere e sollazzarsi con noi, nessuno disposto ad ascoltare lamentele. Realizzo che avrei bisogno di qualcuno con cui piangere. Vorrei avere una persona che mi stia accanto mentre piango, mentre mi sfogo e mi dispero. Mentre libero la parte puerile della bimba bisognosa di cure e attenzioni. Vorrei potermi sentire libera di farlo senza essere giudicata, senza paura di mostrarmi debole, senza temere che questo mi venga rinfacciato o venga usato contro di me.

(ci sono io…)

Ed ecco che qualcuno ascolta e risponde alle mie lacrime silenziose…

Eccomi.

Hai provato a ignorarmi per tutta la vita ma finalmente sono qui.

Fingevi di non vedere me e continuavi ad anelare al buono, al bello, alla luce.

Hai sempre creduto che un giorno sarebbe andato tutto come volevi tu, ti ripetevi che il meglio doveva ancora venire, sì? Dov’è adesso?

Patetici esseri umani attaccati ai sogni, non vi stancate di essere continuamente delusi?

Quante lotte… Vi vedo stringere sempre i denti e andare avanti, ma perché?3461952752

Ci hai provato, arrenditi a me e basta, non ti deluderà più niente e nessuno, perché non avrai più aspettative.

La speranza ti ha rovinato la vita, il tuo credere sempre ti ha distrutto. Basta. Non soffrirai più se ti lasci andare…

Vuoi che ti ricordi un po’ di cose che sono successe?

Sai chi ha lottato per te? Nessuno. Sai chi si sveglia e si addormenta pensando a te? Nessuno. Sai chi ti ha supplicato di tornare o urlato che gli mancavi? Nessuno.

Vuoi che ti ripeta tutte le menzogne che hai ascoltato? Vuoi che ti ricordi una a una delle lacrime che hai versato?

Ma tu, niente, continuavi ad avere fiducia, a illuderti. Io ero lì che ti chiedevo di abbandonarti a me, ma nulla.

Ti ho sentito chiedere tante volte «Perché?».

Pensavi a quando stringi la mano a una persona e la senti così tua. Quando percepisci quella stretta potente, un’appartenenza istantanea, quando poi tutto questo si dissolve e ti chiedi come ci si possa sbagliare così tanto, come, sensazioni così belle, possano risultare alla fine fatue.

Hai passato giornate intere a chiederti come sia possibile, come ci si possa sbagliare così tanto nel giudicare qualcuno. Perché la gente mente! Non è mai sincera! Come puoi fidarti ancora?

Vogliamo parlare degli amici? Ci sono sempre, quando sono loro ad avere bisogno. Poi? Puff! Spariti! Quando non servi più, scompaiono tutti. Persone che dicevano di volerti bene, che ci sarebbero sempre state, che proclamavano amicizia assoluta, volate via appena trovavano di meglio da fare. La chiami amicizia questa?

Quando hai provato a parlare cosa ti è stato detto? Superficialità malcelata da parole spicciole, la faciloneria fastidiosa con cui TUTTI si sentono in diritto di giudicarti e ripeterti frasi fatte e trite del tipo «La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta».

E tu? Hai cercato di comportarti sempre correttamente con tutti! Ahahah! Patetica! La lealtà, la sincerità, il bene, il perdono,l’aiutare il prossimo, il porgere l’altra guancia! Mi fai pena…

E infatti dopo cosa hai fatto? In entrambi i casi hai incassato e guardato avanti. Col dispiacere soffocato dall’imperitura fiducia nelle persone.

Quanto hai aspettato? Tanto! Quanto hai perdonato?Tantissimo! A cosa è servito? A nulla.

L’abbiamo visto tutti, hai sperato, ci hai provato e ora è normale che tu non ci riesca più. La tua vita non è mai andata come volevi e non puoi continuare ad essere ulteriormente delusa. Non sei stanca di soffrire?

Dai abbandonati completamente a me, non sentirai più nulla. Lasciati andare e chiudi gli occhi…

Io sono la Disperazione.

È vero, sono stanca. Stanca di sperare, di aspettare, di essere delusa. Di guardare sempre avanti col sorriso, stanca di essere forte. Voglio fermarmi, voglio essere debole e abbandonare il gioco. Per una volta, voglio mollare.

(per favore, non farlo…)

Mi sembra che niente abbia più un senso, che tutti i miei sforzi siano stati vani, che ogni giorno sia uguale all’altro, che senso ha continuare?

Non darle ascolto, io sono la Speranza, resta con me, non cercare di oscurarmi.

È vero, la vita può essere dura ma non devi concentrarti su quello. Devi guardare a ciò che ti rende felice, sempre. Anche quando non ti sembra possibile, motivi di gioia ne hai tanti. Tu come qualsiasi altra persona.

«La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta» è così!

Ci sono molte persone che ti vogliono bene, anche se non ti sembra, anche se, ormai, lo dai quasi per scontato, prova a immaginare come sarebbe stata o sarebbe la tua vita senza tutte le belle anime che hai incontrato. Con loro hai riso, hai pianto, hai giocato, mangiato, dormito, lavorato, loro ti hanno aiutato ad essere quello che sei. Ognuno ti ha donato una piccola parte di sé. Certo, molti ti hanno deluso ma fa parte del gioco. Non è un motivo sufficiente per smettere di giocare.

Tu hai mai ferito qualcuno? Sarà sicuramente successo… A volte è quasi inevitabile.

Vuoi che ti ricordi di tutte le volte che hai riso fino alle lacrime? Chi c’era con te lo ricordi, vero?

Non è meraviglioso pensare che potrai ridere fino alle lacrime tanto e tanto ancora? Pensa, è gratis. E possono farlo TUTTI.

Vuoi che ti ricordi di tutti gli “sconosciuti” improvvisamente piombati nella tua vita che poi sono diventati pilastri di essa?tutto è possibile e tutto può cambiare in un attimo…

amore_solitarioNon ti basta? Allora pensa…

C’è il sole, la musica, una carezza, un bacio, una risata. Le chiacchiere tra amiche. Il caffè con la sigaretta la mattina, una telefonata. Il mare, un abbraccio sincero, ballare, i tacchi alti!

Lo shopping, una cena fuori, lavarsi i capelli e il tepore del fon. Andare a letto sotto il piumone mentre fuori piove. Leggere un bel libro, piangere per un film.

Fare l´amore, mangiare, la luna piena, il vento tra i capelli, guidare, annusare un fiore, fare fotografie. Indossare quel vestito che ti piace tanto.

Pensaci, la lista è infinita e puoi aggiungere tutto quello che vuoi.

Spalanca gli occhi, tutto questo merita di essere ammirato…

È tutto qui: dentro e fuori. Fuori il mondo con le sue tragedie e le sue meraviglie. Dentro sento di essere sollevata di non dover più soffrire e terrorizzata di non avere più aspettative positive.

“La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta” è solo una frase fatta? È da pazzi continuare a sperare anche se si viene sempre delusi?

Sono al bivio tra la speranza e l’abbandono alla disperazione.

Tu cosa pensi di fare?

Io ho scelto di…….

 «Sono così stanca di stare qui… 

Queste ferite non sembrano guarire, questo dolore è troppo reale…

C’è semplicemente troppo che il tempo non potrà cancellare…»

Evanescence

 

«Meraviglioso!

Ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia

Meraviglioso!»

Modugno

 

“…L’hai mai detto?

Ti Amo…

Non posso più vivere senza di te…

Tu hai cambiato la mia vita…

L’hai mai detto?

Fai dei progetti,

Trova un obiettivo,

Lavora per raggiungerlo,

Ma di tanto in tanto guardati attorno,

Goditi ogni cosa…

Perché è tutto qui…

E domani potrebbe non esserci più…”

Grey’s Anatomy  5×24

Prima pubblicazione: 11.06.2014

MIOPIA FEMMINILE

Tempo fa lessi su un libro una frase che recitava più o meno così:

«La donna sviluppa un punto di vista MIOPE, secondo il quale quello che viene dato dall’uomo è di vitale importanza, tanto che se l’uomo non le dà ciò che vuole, lei si sente inutile e svuotata e si attacca, ancora di più, a lui (o all’idea di lui) attuando un circolo vizioso».

(Azz c’ha preso in pieno! No! Nego, nego, assolutamente nego!)

Che vuol dire? Che quando ci batte il cuore, la nostra vista e il nostro giudizio obiettivo si annebbiano. Facciamo dipendere la nostra felicità dai comportamenti altrui e tendiamo a vederci con gli occhi di lui. Perciò se costui disattende le nostre aspettative, ci convinciamo che sia per un problema o una carenza nostri. Non solo… Tante volte questo non ci permette nemmeno di vedere bene CHI abbiamo davanti, perché, signore mie, gli uomini di qualità sono un’altra cosa…24 - autostima-e-dieta ed

I pensieri che si formano nella nostra mente sono più o meno gli stessi: «Ma mi ha detto questo, mi ha detto quello, come è possibile? Se non mi vuole, significa che io non sono abbastanza, non sono speciale e non sono neanche bella. E se dovessi vederlo con un’altra, potrei impazzire. Perché allora quando mi ha detto (e lo dicono…) “non sono pronto, ho paura, andiamo con calma…”, erano tutte bugie. Era perché non voleva me. Perché io non sono abbastanza…»

Signore, vi presento, ma la conoscete già, la miopia femminile!

Potrei scrivere un altro libro, se non una trilogia, su aneddoti a dimostrazione di questo, su storie vissute o raccontate di come ognuna di noi, almeno una volta nella vita, si sia totalmente annullata per stare dietro a un Tutt’altro-che-Principe-Azzurro. Che abbia perso amicizie, parenti, chili, capelli, quintali di autostima, perché non si sentiva abbastanza.

Potrei scriverne tante. Ne scriverò una che basta per tre…

Lui e Lei si conoscevano già, per questo lei pensava che lui non l’avrebbe mai trattata male e che, tra milioni di donne da prendere in giro, non l’avrebbe mai fatto con lei. Per questo lei gli credeva.

Lui le aveva detto che a lei ci teneva parecchio, per questo voleva fare le cose per bene e che non avrebbe mai voluto mettersi in condizione di litigare con lei. Lui ci teneva parecchio, per questo – per mesi – appariva e scompariva a suo piacimento. Puntualmente, appena lei iniziava a scordarsi di lui e rinsavire, lui tornava più “tenente” e convincente che mai. Da una parte, evidentemente, non la voleva, ma dall’altra non la lasciava andare.

C’è da dire poi che aveva attuato anche la regola d’oro del “Corteggiamento educato” ovvero: non ti salto addosso subito perché con te faccio sul serio. (Il corollario inverso è alla base del “Corteggiamento mirato” = mirato a ottenere…).

Per questo lui, che ci teneva, non l’aveva ancora nemmeno mai baciata.

Finché una sera, mesi dopo, si coronò il loro sogno d’Amore.

Il galantuomo in questione credo che abbia visto più volte il film “Pretty Woman” e ne abbia preso insegnamento. Ma non per la parte bella, romantica, rosa, infiocchettata e stucchevole, in cui lei gli dice, sincera e pura come una bimba: «Voglio la Favola…» e lui corre a salvarla e vissero felici e contenti… Credo che lui abbia preso spunto, piuttosto, dalla frase pragmatica, da lavoratrice di strada: «Io faccio tutto, tranne baciare sulla bocca. Troppo intimo».

Perché “L’Uomo-che-ci-tiene”, proprio perché ci tiene, ti scopa senza baciarti. Niente brivido, occhi negli occhi, niente bacio con carezza sulla guancia, tocco leggero, poi più profondo, agitazione ed eccitazione che salgono, niente di niente. Girati e andiamo. Grazie e arrivederci. Anzi, addio.

Lui, tempo dopo, le aveva anche detto che si era tanto pentito di quello che aveva fatto. Di averla trattata come una sgualdrina di strada? No, di essere stato con lei, definendola una “cazzata fatta”.

La fanciulla si vergognava così tanto (LEI!) di un tale comportamento/trattamento che aveva mentito anche alle sue amiche più care «Ho passato una bellissima serata…» Ma, visto che “L’Uomo-che-ci-tiene” fa le cose per bene, era subito sparito e fu così che la verità venne fuori.

“L’Uomo-che-ci-tiene”: Parole tante, fatti pochini. Uno solo da registrare: distruzione totale dei sogni e dell’autostima della fanciulla. Ma ci teneva, eccome! A distruggerla.

Cosa c’è di peggio di fare l’amore, perché per lei era Amore, con uno che neanche ti bacia? Me lo sono chiesta tanto e non son riuscita a darmi una risposta. Ho solo concluso che penso che non ci sia nulla di più squallido e di più umiliante per una donna. La cosa davvero triste è che lei, anche dopo questo, lo voleva e continuava a credergli. Davvero deleteria la miopia.

barbie bastarda miopiaEvidentemente, tutti sapevano che a lui, di lei, non fregava una beata mazza. Tranne lei. E lei lo capì quando il migliore amico di lui si sentì in diritto di provarci con lei. Tu ci proveresti mai con uno/a che sai che piace tanto al/alla tuo/a migliore amico/a? (E in quanto amico/a certe cose le SAI…) La risposta la conosciamo tutti.

Lei l’ho vista piangere incredula, spenta per mesi, durante i quali però le ripetevo, perché lo era sul serio: «Comunque ‘sti giorni sei di un bello spaventoso». E lei mi rispondeva senza gioia:

«Saranno gli occhi lucidi…» E se ne andava in giro come un mucchietto d’ossa spaventato, annientata, ancora una volta, per cinque minuti di felicità.

L’ho sentita dire «Sono terrorizzata» ogni volta che le si avvicinava un uomo.

Perché se ti tratta così uno che dice di tenerci, cosa aspettarsi da chi non lo fa?

È assurdo, infantile e anche se ormai siamo addestrate a non credere più alle parole, purtroppo, quando ne sentiamo alcune, quando ci sfiorano il cuore e lo sentiamo battere più forte, e, soprattutto, quando uno ci piace da matti, tendiamo a crederci ciecamente. Appunto.

Fu significativo anche il comportamento a posteriori. Lei, una come noi, come tante, disillusa e amareggiata a tal punto che un giorno l’avevo sentita dire due frasi terribili:

«Ormai ho capito che le persone vanno maltrattate, perché più le tratti bene, più se ne approfittano».

«Non voglio innamorarmi mai più. Gli uomini vanno solo sfruttati, senza sentimento…»

Erano terribili perché, purtroppo, avevo capito che aveva iniziato a pensarla davvero così.

L’aveva pure fatto di, come credeva lei, “usare gli uomini senza sentimento”. Solo che dopo aveva pianto. E questo non faceva parte del piano.

Ma, per fortuna, significava che non si era totalmente inaridita e che in lei c’era ancora un, seppur piccolissimo, barlume di speranza, sopravvissuto comunque a quintali di lacrime e schifo.

Un bel giorno arrivò la Favola vera e propria, che narra della bella Principessa triste che un bel giorno incontrò un bel Principe Azzurro che le disse le belle parole che erano tutto ciò che ogni donna avrebbe voluto sentire… che da tempo la desiderava, che con lei era tornato felice e solo con lei era tornato a sorridere… La Principessa triste gliel’aveva detto di essere terrorizzata e disillusa e gli aveva chiesto di dirle sempre e solo la verità, ma lui voleva solo renderla felice. E anche la Principessa triste tornò a sorridere.

E vissero felici e contenti…

…per dieci minuti buoni…

La Bella Principessa e tutti i suoi «Ma perché?» erano tornati tristi e lei non riusciva a pensare altro che a lui. Uno che, per certe cose rappresentava quello che lei non aveva mai voluto, uno che non si era neanche preso il disturbo di guardarla negli occhi per scaricarla, ma l’aveva fatto con un misero messaggio su WhatsApp, ovvero neanche la decenza di spenderci 15 miseri centesimi! E lei? Lei lo voleva ancora! Lei non poteva capire né accettare una tale crudeltà. Un cambiamento così repentino. Dal paradiso all’inferno in un nanosecondo e senza spiegazioni plausibili. E… ancora una volta… Allora c’è davvero qualcosa che non va in me…

Ah! Anche lui aveva detto di tenerci… Ma parecchio, eh? Aveva usato anche la parola che inizia per “A”… A lei sembrava anche esagerato, ma chi è che non si sognerebbe una cosa del genere? Poi lui le aveva detto che le sentiva davvero quelle cose, ma poi non le sentiva più, ma forse non le aveva mai davvero sentite, ma forse… Ma perché vi comportate così?

Quando mi vengono raccontate certe cose, riesco a fare un’analisi precisa e distaccata, «I FATTI sono questi…» e mi chiedo come sia possibile non riuscire a vedere le cose per quelle che, semplicemente, sono. Come sia possibile continuare ad arrovellarsi o a sperare in qualcuno che, di fatto, dimostra tutt’altro che Amore. Poi mi ricordo di tutte le volte che è successo a me… ‘sta cazzo di miopia!!!

Forse è il fatto che siamo tutte potenzialmente madri, geneticamente disposte al perdono e alla comprensione, o forse perché crediamo sempre e comunque nel dannato Lieto Fine, o forse perché quando si tratta di sentimenti, vediamo, appunto, davvero solo quello che vogliamo vedere.

Basterebbe pensare una cosa semplice: quando ci tieni a una persona, non te lo sogni neanche lontanamente di farle coscientemente del male. Perché se ti comporti così, ne sei consapevole, eccome, di farle del male. Basterebbe ricordarsi questo. Pensare che quelle dette erano pure e semplici parole senza un vero significato, comunemente dette sporche bugie ingannevoli. Sì, le dicono eccome.

A volte, se sei davvero, davvero fortunata, potrai avere il piacere di sentirne altre del tipo “scaricamento di coscienza”: «Non sapevo di ferirti, non volevo, non pensavo che se fossi sparito saresti stata male, non l’avevo mai fatto, scusami, ero lobotomizzato, ero posseduto, non ero io…» Varie ed eventuali. Che alla fine riescono quasi a farti pena. Loro!

Io concedo sempre il beneficio del dubbio, perché uso come parametro il mio comportamento, ma soprattutto perché mi rimane mooolto difficile accettare la dura realtà. Ma purtroppo alla fine devo farlo e ricordarmi che non dipende da me, né è un mio problema. È un dato di fatto: certa gente fa SCHIFO. PUNTO.24 - autostima

Accettare e andare avanti. Semplice, no? A parole, parecchio.

Statisticamente devo dare un dato: tornano. Tornano sempre, tornano tutti. Perché? Non lo so… Certe volte perché davvero si rendono conto di quel che hanno perso (Aho ma sempre DOPO???) Certe volte perché non sono del tutto soddisfatti del lavoro precedente e tornano per annientarti ancora di più, con lo scopo di non farti rialzare (non ci riuscirai MAI, baby!). Altre volte tornano e a te non frega davvero più niente. E ti sembra quasi impossibile che quello che, un tempo, consideravi il tuo TUTTO, ora non sia più niente. E ti sembra impossibile di aver superato tutto quel dolore, quella morsa perenne nello stomaco, i tremila pensieri, le notti in bianco, e di essere sopravvissuta ed essere comunque qui. Più bella, più forte e più serena. Perché alla fine la vista torna, la miopia temporanea svanisce e riesci di nuovo a vedere bene.

Sorellina mia, più volte al giorno ti (mi) consiglio di combattere la miopia con una grossa lente d’ingrandimento. Guarda che bel pezzo di ragazza sei, pensa a quelli che ti hanno fatto convincere del contrario, pensa che è passata e che il sole è tornato a splendere. Pensa che loro, una come te, non la troveranno mai più. Perché quello sguardo, quel carattere, quel sorriso, quella battuta pronta, quella dolcezza e quella fragilità ce li hai solo tu… Pensa che, da qualche parte in questo bellissimo mondo, quegli stessi uomini stanno torturando qualche altra donzella e sentiti fortunata per non essere più lì. Pensa anche che, in virtù del karma, qualche sorella sta torturando loro e che loro ora stanno come te, qualche tempo fa. Se non peggio, perché l’uomo vero non può mostrarsi debole, quindi starà male e starà solo, per non lasciare testimoni.

Pensa tutto questo…

Sì, ora puoi sorridere.

«Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe, ci sapeva fare. Chi ti ha dato tutta la dolcezza, ti voleva bene».  

Ligabue

Dedicato A TE. Tu hai capito e sai e ora ci vedi bene. 😉

Prima pubblicazione: 05.03.2014

RIDI, PAGLIACCIO!

23 - Il-Pagliaccio edOgni giorno capita che qualcuno mi dica  «A te cosa importa? Tanto tu ridi sempre!».

Allora io lo guardo in silenzio e penso…

Torno con la mente a quel lungo lunghissimo periodo in cui non riuscivo proprio più a ridere…

«A te cosa importa? Tanto tu ridi sempre!».

Adesso. Per giorni, mesi, addirittura anni, non ridevo molto.

Ci sono delle sofferenze dell’anima che spesso ci creiamo da soli. Forse è la troppa sensibilità, le delusioni, il senso di inadeguatezza. Anche questo, mi sento sempre inadeguata. Sorridendo piaccio e mi piaccio di più.

Prima non ci riuscivo, perché la mia vita non era per niente come la volevo e non riuscivo a vedere i motivi per essere felici che, nonostante tutto, si trovano sempre.

Non ridevo mai, o se ridevo non ridevo con il cuore, era una contrazione involontaria della bocca.

Tutto questo finché la vita non mi ha dato dei motivi seri per cui piangere ed essere tristi.

Mi ha aiutata.

Ho pensato alle banalità dei miei motivi di sofferenza. Alla pochezza delle giustificazioni delle mie lacrime. Al dolore che mi ero inflitta del tutto volontariamente. Queste sono solo sciocchezze…

Per cui adesso sì, sorrido ogni giorno e di tutto ciò che mi capita. Anche quando avrei voglia di urlare e disperarmi penso che non ne ho diritto perché nonostante tutto sono una persona fortunatissima e godo di ogni piccola, misera, dannata cosa.

Hai mai provato a indossare una di quelle maschere che coprono totalmente il viso? E quelle che celano solo gli occhi? Ti è mai capitato invece di osservare qualcuno che le indossasse e domandarti chi realmente ci fosse dietro? Stuzzicante, vero?

Se ti è mai capitato, saprai certamente da quale delirio di libertà ci si senta pervasi… Rimaniamo sempre noi dietro e dentro la maschera, eppure celandoci leggermente, ci sembra di poter fare tutto e di poter offrire un’immagine migliore di noi stessi. O sicuramente schermata.

È proprio per questo che abbiamo deciso di indossare le maschere non solo a Carnevale.

Tutto il giorno, tutti i giorni, tratteniamo noi stessi e ci mascheriamo a seconda della situazione e dell’ambiente.

Sul lavoro siamo seri, ineccepibili, accomodanti, non ci si può lamentare. Con gli amici siamo goliardici e spiritosi, in famiglia offriamo un’immagine molto, molto vicina alla nostra vera natura, ma comunque leggermente distorta.

C’è chi sceglie di celarsi per non mostrare le proprie debolezze, per non ammettere neppure di averle, quasi fossero un disonore. A volte non si vuol far vedere agli altri la nostra sofferenza per non generare preoccupazione, molto più spesso per non “dare soddisfazione”. Che cosa stupida… Non devi sapere che io sto male perché, può darsi, che una parte di te ne possa gioire e non voglio.

La maschera che indossiamo (in)consapevolmente tutti, quella che ci aderisce talmente bene tanto da diventare una seconda pelle, quella che si impossessa di noi tanto da renderci dei burattini tra le sue mani, è la Signora Paura. Madre sovrana responsabile di ogni comportamento umano.

Infatti ci mascheriamo perché abbiamo paura. Non riusciamo ad ammettere la nostra debolezza, non riusciamo a dire «Io ho paura» ma agiamo solo ed esclusivamente in balìa di essa. Ci hai mai pensato? Pensaci… Non ci mostriamo per quel che siamo veramente per paura di non piacere, non ci facciamo vedere tristi per non disturbare, temiamo di essere derisi, scherniti, additati, non accettati.

Cavalchiamo il “politicamente corretto” per non essere considerati sconvenienti e fuori luogo.

Ci conformiamo alle circostanze e all’ambiente per non essere etichettati come “quelli strani”. Nascondiamo dietro la maschera e l’armatura della forza la nostra fragilità, per non essere feriti.

Celiamo perfino i nostri sentimenti, per la paura. La fottuta paura dei sentimenti, quando senti di tenere davvero a qualcuno ti porta ad allontanarti. Ma quanto siamo stupidi? Temiamo di non essere ricambiati… Oppure la paura del potere che questo Amore, e quindi questa persona per cui lo proviamo, esercita su di noi, fa sì che tendiamo ad allontanarla per istinto di sopravvivenza. Si può essere più sciocchi? Come farei se domani non ci fosse più? Se mi ferisse? Se mi tradisse? Se si accorgesse che forse non sono così speciale come pensa? Cosa farei io a quel punto? Ho paura che se ne vada, quindi è meglio che me ne vada prima io…

Ce ne andiamo in giro celati dietro le maschera della strafottenza, dell’autosufficienza, noi piccoli burattini impauriti e bisognosi di tutto, proclamiamo fieri di non aver bisogno di niente e di nessuno.

Perché la paura vince sempre. Ed è sicuramente preferibile rimanere su un campo che sappiamo gestire, piuttosto che rischiare, orrore, orrore, di essere spudoratamente felici…

Tu lo ammetteresti mai? Io no…

Per questo il costume che va sempre di moda è la Maschera “Non me ne frega niente”. Intramontabile quasi come quella “Va tutto bene”.

Il peggio accade quando cerchiamo di celarci anche al nostro stesso sguardo. Perché quando la sera rimaniamo soli e ci spogliamo di tutto, maschere comprese, quello che abbiamo provato a nascondere viene fuori: il nostro vero Io, le paure, le insicurezze, i pensieri, i ricordi…

Restiamo solo noi, piccoli burattini spogliati e circondati di paure. Magari pensiamo a cosa e chi non ci siamo permessi di pensare per tutto il giorno, magari guardiamo vecchie foto e leggiamo vecchi sms. Magari ci vengono in mente le rispostacce che avremmo potuto dare a chi proprio se lo meritava. Magari fantastichiamo sul “Come sarebbe stato se…”

Io lo dico solo a te, ma tu non dirlo a nessuno… Io cedo. A volte mi sento soffocare. A volte sento talmente tanta tristezza addosso che non riesco a respirare. E, quando non mi vede nessuno, da sola e al buio perché neanche io possa vedermi, piango. Piango tutte le lacrime che non mi permetto di piangere durante il giorno. Perché di giorno si ride e la sera si affrontano le tenebre.

E forse è proprio per questo che il pagliaccio, giullare per antonomasia, sopra ai pantaloni larghi, il nasone, il cappello e sopra gli strati di trucco colorato, ha disegnata una lacrima…

Ridiamo burattini, perché lo spettacolo deve continuare! E la gente ha bisogno di divertirsi!

…E ogni giorno capita che qualcuno mi dica  « A te cosa importa? Tanto tu ridi sempre!».

Allora io lo guardo…in silenzio… penso… E gli sorrido!

«Ci sarà tempo per prepararti la faccia per incontrare le altre facce che incontri»

A. Prufrock.

«Inside my heart is breaking, my make-up may be flaking but my smile, still stays on!»

Queen – Show must go on.

Prima pubblicazione: 28.02.2014

BARBIE GRINCH

È Natale ma non mi sento per niente più buona.21 - vchristie_220277_f

Non mi faccio contagiare dal falso buonismo che imperversa in questi giorni, lo vendono al supermercato vicino ai panettoni, si chiama “Falsa aria felice festaiola”.

Dovrei fingere e mettermi una maschera di allegria perché è Natale! Ma non mi va per niente, in questi giorni  mi gira male e pure parecchio.

Adoravo il periodo delle Feste…

Mi inebriavo dell’odore dell’abete quello vero, pungente: sapeva di casa, di calore, di gioia. Addobbarlo doveva essere un’impresa perfetta: il filo delle luci da mettere per primo, a spirale, di modo che l’albero si accendesse in maniera omogenea e armonica, i colori delle palline perfettamente alternati, la punta sempre dritta e sempre più grande e doveva risultare coperto per bene in ogni punto. Tutti i regali disposti sotto, tanti, sperando di non aver dimenticato nessuno.

Poi c’era il presepe. Si dava la caccia al muschio quello vero, quello con la zolla, di quel verde intenso che sembrava finto. Ogni anno compravo un personaggio in più per arricchirlo, il ciabattino, il falegname, il fabbro… Il filo delle luci non si doveva assolutamente vedere e, se non trovavo degli specchi, facevo l’acqua con la carta stagnola. Aspettavo la Mezzanotte esatta per posizionare Gesù Bambino e mi dispiaceva davvero tanto che i tre Re Magi si godessero quello spettacolo per un giorno soltanto! Perché il 7 Gennaio si smontava tutto, finito. Bisognerà aspettare un intero anno! Troppo! Chi ce la fa?

A volte tiravo addirittura fuori le lucine quando non era periodo, solo per vedere quello scintillio. Adoravo ammirare al buio l’accendi-spegni luminoso, di una cadenza perfetta, rassicurante.

Adoravo tutto questo, ora mi disgusta. Ora vorrei addormentarmi l’8 Dicembre e svegliarmi il 7 Gennaio.

Mi sono resa conto di non essere la sola a odiare le Feste. Mi capita troppo spesso di sentire qualcuno che  dice «A me le Feste non piacciono per niente…» mentre lo dice noti negli occhi un velo di tristezza e avverti che pronuncia quelle parole con sentito dispiacere, perché tutti dovrebbero adorare le Feste. Le famiglie si riuniscono, si mangia, si beve, ci si fanno i regali, si torna bambini. Quelli che lo dicono, da tanto tempo non parlano con il loro bambino interiore. Li riconosci. Qualcosa li ha induriti, non godono più dello scintillio e se la prendono con le Feste. È così facile poi! Sotto le Feste c’è sempre traffico, la gente impazzisce, a fare shopping non si può andare,  i prezzi si triplicano e ti fanno sempre regali del cavolo. Dannatissime Feste!

Negli ultimi anni, poi, iniziano con panettoni e lucine già da metà ottobre tanto per allungarci l’agonia.

Il rodimento stona con le feste natalizie. Per questo tanti fanno solo finta di essere felici. Se non sei felice in questi giorni, sei strano e sei un guastafeste, appunto. C’è una ghettizzazione verso quelli-che-non-amano-le-feste. Noi siamo il male. Noi siamo come il Grinch.

A me e a questi tipi qui, capita SEMPRE quello (o quelli) che dicono «Ma perchééé??? È così bello il Nataleee!!! Non puoi essere così arido! Dovresti essere felice, dovresti amare questi giorni, dovresti…» DOVRESTI…

Già dobbiamo sopportare questo periodo sperando che passi il più presto possibile, poi, come al solito, c’è sempre qualcuno pronto a biasimarti che ti dice come DOVRESTI sentirti.

Miei cari “Moralizzatori”, sappiate che c’è un motivo per cui abbiamo iniziato a odiare le Feste. C’è un motivo se abbiamo soffocato con la neve artificiale il nostro fanciullino, c’è un motivo se abbiamo spento tutte le luci e sicuramente questo fa molto più male a noi che a voi. Quindi, per favore, non rompeteci le palle, soprattutto quelle di Natale!

 

Dedicato a chi è solo, a chi vorrebbe festeggiare il Natale con chi non c’è, a chi ha amato tanto le Feste che ora le odia. Vi auguro e mi auguro, con tutto il cuore, tanto calore e luce e non solo a Natale. BBxx

Prima pubblicazione: 23.12.2013

SE LA VITA FOSSE UN FILM

Se fossi in un film, la mia vita sarebbe perfetta.

Avrei un aspetto grandioso anche appena sveglia. Troverei parcheggio ovunque. Sarei circondata solo da gente fantastica e i Cattivi farebbero di sicuro una brutta fine, perché il Bene e l’Amore vincono su tutto SEMPRE.

Se la mia vita fosse un film, ci sarebbe Lui e sarebbe eccezionale. Neanche un difetto a pagarlo.

Avrei un solitario da 365 carati, un sorriso ebete costante, sarei circondata da Amore, fiori, regali, abbracci, baci, complimenti, sincerità, fedeltà, rispetto e… Usciremmo a stento dal letto…

Io l’amerei come so amare io: incondizionatamente, con gioia, entusiasmo, passione, devozione e partirebbe una musica romantica ogni volta che ci guardiamo e ci sorridiamo.9 - 12727504-movie-ciak-e-oscar-falso-su-biancoED

Se fossi in un film avrei un lavoro fantastico e non stressante. I colleghi sarebbero collaborativi, non competitivi e non spioni, verrebbe sempre riconosciuto il mio talento e ci sarebbe la meritocrazia, quindi ben presto diventerei un pezzo grosso perché me lo sono meritato e tutti mi rispetterebbero.

Se la mia vita fosse un film avrei botte di culo costanti: l’ultimo vestito proprio della mia taglia, ma “glielo regaliamo perché è la milionesima cliente”, vincite alla lotteria, soldi trovati per strada, un tizio che sente per caso un mio discorso e mi trova talmente in gamba da assumermi per un lavoro grandioso. Se sono single il tizio poi mi sposa ed è schifosamente ricco, ovvio.

In un film avrei macchine da favola sempre pulite e che non si rompono mai, non troverei mai traffico, una casa fantastica e splendente, non dovrei buttare la spazzatura, i vicini mi porterebbero torte per farmi piacere, andrei d’accordo con tutti, non mi arrabbierei mai e… Il più figo di tutti non avrebbe occhi che per me!

In un film potrei tagliare le scene che non mi piacciono, potrei dire meglio le frasi, anzi direi sempre la cosa giusta e al momento giusto.

In un film Lui che se n’è andato tornerebbe in ginocchio dicendomi: «Io davvero non posso vivere senza di te. Ti prego perdonami, sono stato uno stupido idiota. Ho capito solo adesso quanto sei importante. Perdonami, voglio stare tutta la vita con te.»

In un film avrei vestiti all’ultima moda, anche se non potrei permettermeli, andrei in giro scollata e succinta senza sentire freddo, perché nei film non fa mai freddo, le mie scarpe nuove con tacco rigorosamente 12 non si rovinerebbero, perché nei film non piove mai e ci camminerei felice per chilometri.

Se fossi in un film sembrerei sempre come appena uscita dal parrucchiere.

Invece…

Quando mi sveglio al mattino non mi riconosco. Apro subito il mio profilo Facebook per sapere almeno chi sono. Parcheggio a chilometri di distanza, se sono in ritardo anche a svariati chilometri, quando arrivo ansimante si libera un posto proprio lì davanti… Ci sono tre, quattro streghe che proprio non vogliono lasciarmi in pace, elfi cattivi e dispettosi e pare che la loro vita vada sempre bene nonostante tutto!

Non solo Lui non c’è, ci sono diversi Lui che sarebbe proprio meglio che non ci fossero. C’è il Lui-C’ho un’altra(altrE), c’è il Lui-SeVuoiTrombiamoEBasta, il Lui-MaTuSeiDistante, il Lui-MaTuSeiAppicicosa (e decidetevi! Io sono Una!!! Come sono allora?!?) il Lui-C’HaiCreduto? Il Lui-ImpauritoDaRelazione. Se fossimo in un film io gli direi: «Amore vedrai con me sarà diverso, affrontiamo tutto insieme!» Ma non siamo in un film, quindi io giro i tacchi e mi do.

Sul lavoro vige la regola: Mors tua vita mea. Visto che il bene non vince, fai la carogna! E se ti posso pugnalare lo faccio eccome! Non solo… Dato che sei donna, sei un’incapace, perciò mi sento anche in diritto di farti battute sconce tutto il giorno e di provarci.

Le botte di culo non capitano mai! Se mi sento fortunata compro un gratta e vinci, mentre lo gratto mi faccio tutto il programmino sul come spenderò i soldi, ma alla fine l’unica cosa certa è che ci ho rimesso dieci euro.

Lui che se n’è andato è tornato sì, ma per dirmi che sta molto meglio di me. Nei film le cattiverie gratuite non esistono.

I vestiti all’ultima moda mi limito ad ammirarli, perché nei film non devono pagare le bollette ma io sì. Mi vesto a cipolla, perché ho sempre freddo ma magari spero di potermi spogliare un po’ perché i maglioni di lana grossa non sono molto sexy, ma quasi mai posso farlo perché nella realtà FA sempre freddo.

Le mie scarpe e i miei capelli sono spesso un disastro. Perché nella vita vera piove e pure troppo spesso, le scarpe si sciupano e i capelli si increspano. Non solo… Se sto sul tacco 12 tutto il giorno le gambe mi si gonfiano e diventano enormi, nei film questo non succede mai! Non riesco   fisicamente a camminarci per chilometri e poi inciampo! Mi si incastra il tacco nei sanpietrini che nei film non ci sono! E prendo le storte per fare la gimkana tra la pupù dei cani!

E quando torno a casa, dopo una giornata a combattere con il lavoro, la gente, il parcheggio, la pioggia, neanche ho voglia di lavarmi i capelli!!! La mattina??? La mattina dovrei alzarmi due ore prima per farmi pure i capelli!

Mi sa che sono davvero in un film. Sì… Un horror-comico…

Prima pubblicazione: 15.03.2013

Lei (oltre le apparenze…)

Lei è una come tante, ma nessuna è come lei.8 - Gustav-Klimt-1862-1918.....

Lei è una che con lo specchio è sempre una guerra.

Lei è splendida. Ma l’unica che non se ne rende conto è Lei.

Lei è una che ha una paura terribile che qualcuno entri nella sua vita, ma ancora di più che non voglia farlo.

Lei è una che si fa un milione di problemi solo per dire una parola e, dopo che l’ha fatto, su come poteva dirla meglio o diversamente o affatto. Per questo è una che parla poco, perché ha sempre il terrore di sbagliare, ma questo viene scambiato per “asocialità”.

Lei è molto timida e difficilmente riesce ad attaccare bottone. Ma questo viene scambiato per “tirarsela”.

Lei è una che ci mette il cuore, anche se si fa sempre male.

Lei è una che preferisce farsi vedere sempre sorridente, piuttosto che farsi compatire.

Lei è una che incassa i colpi pensando «Io non lo avrei mai fatto, io non mi sarei mai comportata così».

Lei è una che non si sente mai “abbastanza” perché considera gli altri sempre “troppo”.

Lei è una che non chiede mai Aiuto perché ha paura di disturbare e perché non vuole annoiare gli altri con i suoi casini… Ma questo viene visto come “altezzosità” e “chiusura”.

Lei è una che se deve mandare un messaggio sceglie ogni singola parola perché l’insicurezza le fa sempre temere di sbagliare e molto spesso le impedisce anche di mandarlo, ma questo viene visto come “indifferenza”.

Lei è una che si dispiace che molto spesso con Lei non si vada oltre l’apparenza e che non si voglia scoprire se l’etichetta messa corrisponda o meno a quella che è davvero Lei.

Lei è una che non si vergogna di dire due delle parole più temute al mondo e che forse ne abusa anche: «Scusa» e «Grazie».

Lei è una che giustifica sempre gli altri e mai se stessa.

Lei è piena…

È piena di «Però tu sei speciale» detti da persone che non l’hanno voluta vedere più.
È piena di chiamate non ricevute, sms senza risposta, consigli non richiesti, convinzioni altrui su come debba comportarsi, cosa dire… È piena di doveri. Di “Si fa” e “Non si fa”, di regole, troppo spesso non scritte da Lei. È piena di «Mi manchi»  non detti e non sentiti…  È piena di porte chiuse con gioia. È piena di bugiardi «Non importa».  È piena di paure. Ma è anche piena di entusiasmo, di abbracci dati e ricevuti, emozioni inaspettate, fragilità e forza, ripartenze…

Lei è una che va in pezzi in un momento, incolla tutti i pezzi con le sue lacrime, tira su con il naso, asciuga il mascara colato e si sorride allo specchio, perché si vuole ancora bene.

Lei è una che quando sorride illumina il mondo…

Lei è una che crede: crede nei sogni, spesso vuole credere ancora nelle favole, crede in quello che raccontano i suoi libri, i suoi film e le sue canzoni preferite, crede nelle sue amiche, crede nei suoi “pezzi di vita” che custodisce e non dimenticherà mai, fatti di volti, di sguardi, di posti, di date, di risate, di parole, di emozioni… Crede che se continua a credere forse diventerà tutto realtà, che poi credere non le costa nulla… E soprattutto e nonostante tutto continua a credere in se stessa.

Lei è una che aspetta di sentirsi dire «Mi prenderò cura di te» e intanto Lei si prende cura di tutti.

Lei è una che non finge e non mente, anche se sa che questo non a tutti piace, ma Lei è una che di questi se ne frega.

Lei è una che se ti cancella dal suo cuore lo fa per davvero, perché sa che ti ci ha tenuto anche troppo.

Lei è “buona”: buona figlia, buona amica, buona fidanzata, buona moglie, buona amante, buona madre… E si chiede se gli altri si preoccupino di essere abbastanza “buoni” per Lei.

Lei è Ogni Volta…

Ogni volta che ha voltato le spalle sperando in un «Resta». Ogni volta che è rimasta, consapevole che non era nel posto giusto. Ogni volta che ha anteposto qualcuno a Lei, sbagliando. Ogni volta che si è buttata via dimenticandosi del suo valore o pensando che c’era sempre qualcuno che valesse molto più di Lei, sbagliando. Ogni volta che si è sentita al culmine della felicità, tanto da avere paura che la favola finisse. E ogni volta che il dolore si è impadronito di Lei spegnendole gli occhi. Ogni volta che ha riso fino alle lacrime, che ha ed è stata supportata, consolata, ascoltata o è stata cattiva come solo una donna può esserlo.

Ogni volta che ha parlato, sparlato, chiesto, indagato, pianto, urlato, bevuto, cantato, ballato, creduto, sperato, Amato… È stata lei. Perché Lei è tutto questo e molto di più.

Lei è proprio come me e proprio come te.

E quelle come te e me di chi non va oltre l’apparenza se ne fregano, perché noi sappiamo di essere Stelle e nessuno può offuscare la nostra luce, non solo l’otto marzo ma tutti i giorni!

 Prima pubblicazione: 08.03.2013

Ogni maledetto Capodanno…

(S)Propositi, Aspettative & Speranze. 3 -

Fine Dicembre, tempo di bilanci.

La bilancia ricorda impietosa che il Natale è appena passato, la bilancia del bello/brutto, se possibile, fa ancora più male. Sono pronta: sto per rivivere mentalmente gli ultimi dodici mesi alla ricerca di bei ricordi, rimpianti, rimorsi e dolore da guardare finalmente in faccia. Che poi questo non è stato un anno qualsiasi. Secondo i Maya doveva essere il nostro ultimo anno di vita.

Penso che i Maya ci abbiano fatto un grosso regalo che, purtroppo, non siamo stati capaci di sfruttare.

Se fossimo stati meno scettici, o semplicemente avessimo voluto credere che il mondo sarebbe finito il 21 Dicembre 2012, forse, finalmente, avremmo avuto il coraggio e la gioia di vivere appieno ogni giorno e goderci al massimo la nostra vita.

Tendiamo sempre a non farlo…

Ogni nuovo anno siamo carichi di aspettative, speranze e buoni propositi. Peccato che, passate un paio di settimane, ce ne scordiamo completamente. Non perdiamo i chili di troppo, non smettiamo di fumare, non cerchiamo di migliorarci, non tagliamo “rami secchi”, trasciniamo inermi situazioni indefinite, non diamo mai quella svolta decisiva. I nostri buoni propositi diventano dei “Prima o Poi”.

Una locuzione che mi ha sempre fatto pensare molto: “Prima o Poi”…

Prima o Poi mi sposo; Prima o Poi sarò felice; Prima o Poi accadrà qualcosa; Prima o Poi smetterà di fare così schifo… Sì, sono convinta che – Prima o Poi – le cose andranno alla grande; Prima o Poi farò un sacco di soldi; Prima o Poi perderò quei due tre chiletti di troppo; Prima o Poi chiamo quella persona; Prima o Poi vado a cena con quest’altra; Prima o Poi … gli dico che mi manca… Prima o Poi voglio andare a ballare; Prima o Poi… Lo lascio. Prima o Poi…

E tra un Prima o Poi e l’altro scorre a vita vera! Mentre siamo lì che programmiamo le cose, le aspettiamo, ci facciamo un quadretto ideale di come dovrebbe andare la nostra vita, questa passa. E allora… I chiletti diventano sei, le persone si dimenticano di noi, non abbiamo più l’età per andare a ballare o passiamo anni intrappolati in una vita che non ci appartiene.

Forse, Prima o Poi, ci renderemo conto che la vita va vissuta appieno tutti giorni, senza aspettare o aspettarsi nulla, senza rimandare la felicità al momento in cui, Prima o Poi, cambierà qualcosa.

Sicuramente Prima o Poi ci pentiremo di come abbiamo condotto la nostra vita, ma forse sarà troppo tardi per tornare indietro.

Qualcuno dice Carpe diem, cogli l’attimo, più semplicemente basterebbe dire “perché no”? Perché non chiamo quella persona? Perché non mi metto a dieta se mi sento un cesso? Perché non finisco gli studi? Perché non mi impongo di essere felice di quello che ho, piuttosto che disperarmi per quello che non ho? Perché non cerco di cambiare quello che non va piuttosto che restare a guardare?

Va be’ magari ci penso domani…

Abbiamo la presunzione di pensare che ci sia sempre garantito un domani pur sapendo, per nascita, che non è così. Veniamo al mondo dotati di questa certezza, ma tendiamo ad ignorarla.

Addirittura ci permettiamo il lusso di rimandare qualsiasi cosa convinti che ci sarà sempre tempo e modo per farla. Rimandiamo perfino il perseguimento della nostra stessa felicità.

Ma sì, dai… Tanto abbiamo sette, otto vite per essere felici, perché impegnarsi proprio adesso?

Lo faremo,”Prima o Poi”…

Ma questo accade solo fino all’inizio del nuovo anno, in cui, per una mezzora buona, siamo pronti a spaccare il mondo, a realizzare i nostri sogni e a non rovinarci la vita con paure varie.

Mezzora di vita ideale nella nostra testa, 364 giorni, 23 ore e 30 minuti di sopravvivenza…

Stiamo per ricominciare.

Si va di nuovo in scena.

Quest’anno che vogliamo fare, sopravvivere o goderci questa cazzo di vita?

Siete pronti?

10, 9, 8, 7, 6, 5…….

 

Prima pubblicazione: 28.12.2012