SOLO IN GREY’S ANATOMY

***SPOILER ALERT***

L’analisi arriva fino all’episodio 15×18.

Se non volete anticipazioni, NON LEGGETE.

 

 

Sono quindici stagioni e quasi altrettanti anni che ci appassioniamo alle vicende di Meredith & Co.

Interventi, inciuci, lutti, catastrofi, annegamenti, disastri aerei, automobilistici, ferroviari, di ferry-boat, bombe, ancora lutti, sparatorie, incendi, matrimoni, arrivi, partenze, ritorni, ancora lutti, ancora inciuci.

Abbiamo pianto per la dipartita di Denny, George, Lexie, Mark, Derek, il cane. Pure il cane!

Nonostante questo, Grey’s Anatomy ci ha insegnato un bel po’ di cose:

innanzitutto che se in ospedale non si trova il medico, è perché si sta sollazzando con qualcuno nella stanzetta.

Poi che è vero che nulla dura per sempre… Tranne le repliche di Grey’s Anatomy, quelle sono infinite!

Infine, e principalmente, che certe cose – purtroppo – accadono SOLO in Grey’s Anatomy.

Solo in Grey’s Anatomy ti rimorchi uno da ubriaca in un bar e quello poi diventa l’amore della tua vita. Che poi mica è uno qualsiasi, no. Becchi un primario, tuo capo, figo come pochi, passionale, pazzo di te. Su questa terra, oltre ai postumi da sbornia, ti ritrovi accanto uno strano esemplare di maschio poco-sapiens che ti ha regalato un coito da coniglio e ti dà il buongiorno con un rutto.

Solo in Grey’s Anatomy l’uomo perfetto, di cui sopra, ti lascia ma poi si pente. Fa la cosa giusta, ma poi pianta la moglie perché DEVE stare con te. (vabbè, poi muore, ma so’ dettagli).

Solo in Grey’s Anatomy un altro uomo perfetto come Jackson si mette con April, prima e Maggie, poi. Quelle che nessuno guarderebbe, figuriamoci uno come lui. Strane, un poco scialbe, manco belle, imbranate. E lui le ama, e pure tanto.

Solo in Grey’s Anatomy pure quel curioso soggetto soprannominato “Occhiali” ha il suo Happy Ending. Con un figone, ovviamente.

SOLO in Grey’s Anatomy ti si contendono in due. Già agli albori, quando Meredith era indecisa tra Derek e il veterinario e sottoponeva entrambi a una prova, un test, per poter scegliere. E loro acconsentivano, pur di conquistarla.

Pensiamolo nella vita reale…

AHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAH!!

Già sarebbe una botta di culo inimmaginabile trovarne due papabili, figuriamoci, poi, se costoro si presterebbero a una singolar tenzone per arrivare alla propria bella.

Nella vita reale, se non ci stai tu, ne hanno altre da vagliare. Incarnano il detto “Amare il prossimo” non mi ami? Passo al prossimo, o alla prossima.

Poi, di nuovo, Meredith diviene l’oggetto dei desideri sia di DeLuca che dell’ortopedico.

Ed è indecisa.

So’ problemi seri, veramente. Ma che ne so io.

(vi consiglio caldamente di guardarlo in lingua originale per apprezzare quando DeLuca alterna l’italiano all’inglese. Di una secsità infinita, proprio).

Ora, anche Teddy che pare preferire Koracick a Owen.

Solo in Grey’s Anatomy, appunto, nonostante la limitatezza di un ospedale, c’è tutta questa ampia e valida scelta di materiale umano. Di donne, uomini, o entrambi, come fu per Callie prima e per la DeLuca femmina, poi. Che è una generosa, una che interagisce con qualsiasi esponente ambo i sessi le si pari davanti… o dietro.

Solo in Grey’s Anatomy, se ti lasci, trovi subito qualcuno disposto a confortarti e poi magari vi innamorate. Anzi, sicuramente vi innamorate. Ed è tutto bello, tutto leggero, tutto che si risolve con semplicità. Nella vita reale, stocazzo.

Fatta questa doverosa premessa, vorrei concentrarmi sull’ultima puntata andata in onda.

Puntata che vede – quindi – un bel triangolo composto da Owen e Koracick che si contendono Teddy.

Koracick che per me è, e rimarrà sempre, Richard Fish di Ally McBeal. Quindi lo amo di default. Come personaggio è abbastanza simile: ironico, arrogante, inaffidabile, ma che ogni tanto ti tira fuori quella profondità che non ti aspetti.

Dalla sua comparsa, ha provveduto a “consolare” Amelia, April, Catherine e, infine, Teddy.

Teddy incinta di Owen.

Solo in Grey’s Anatomy se sei incinta di un altro ti si prende qualcuno, diciamocelo.

Mentre Owen e Koracick-Richard sono al corso pre- parto, in attesa che arrivi Teddy, quest’ultima ha un malore.

Un corso pre-parto in tre, che vi ricorda? Bravi! “Bridget Jones’s baby”. E chi era uno dei padri? Derek. Che delizioso crossover, vero?

Owen viene chiamato per il malore di Teddy. Si guarda bene – l’infamone –  dall’informare Koracick-Richard e corre a fare il bravo papino/compagno affettuoso.

Dunque…

Owen mio, io ti voglio bene, ma te ne voglio tanto. Te ne voglio da quando hai salvato Cristina dalla pugnalata di ghiaccio. Quando l’hai presa in braccio e portata in salvo, come un novello Principe non Azzurro, bensì camouflage.

E lo sappiamo cos’hai passato con lei: prendi, lascia, sposa, divorzia, riprendi, tradisci, ricomincia il giro e ripassa dal Via. Roba che, per interrompere ‘sto loop, hanno dovuto spedire Cristina a Zurigo.

E poi hai riiniziato con Amelia, uguale, stessa storia: stiamo insieme, poi no; vuoi un figlio, poi no; ci sposiamo, poi no.

Sei sempre stato un brav’uomo, un uomo innamorato. Inizialmente psicopatico, ma poi innamorato.

Al netto di tutto ciò, però voglio più bene a Teddy, perché Teddy è una di noi. Teddy c’ha il MaiNaGioia che la perseguita.

È innamorata di te da sempre, tu la consideri un amico. Manco un’amica, UN amico, un commilitone. Una da “sfruttare” per aggraziarsi la tua ragazza che bramava un nuovo mentore. Lei prima ti vede con la maestrina, poi con Cristina, poi con Amelia, nel mentre con svariate “distrazioni”.

Si mette l’anima in pace e finalmente si innamora di uno, malato terminale. E infatti poi lui muore.

Lei ci mette secoli a riprendersi.

Poi trova il tedescone che se la porta in Germania. (se fossi in te, ragionerei sul fatto che per sfuggirti, le tue amate sono costrette a rifugiarsi nel Vecchio Continente, ma ne parliamo un’altra volta) E tu? Tu ci ripensi dopo tempo, dopo che lei ti aveva ampiamente messo da parte – oltre ad aver messo svariati chilometri tra di voi – e le vai a rompere il cazzo fino a lì.

Scena grandiosa, per carità, gesto plateale, siamo d’accordo.

Ma perché lo fai? Perché te lo dice Amelia. In uno sprazzo di lucidità post-coitale-senza-coinvolgimento-sentimentale.

E tu glielo confessi pure. E Teddy comprende non solo che sei stato spronato dalla tua ex moglie – di nuovo Ex, quindi – ma che con questa ci hai copulato cinque minuti prima di farlo con lei. Cinque minuti prima di riscoprire questo grande e immenso amore.

Tempismo strano, ve’? A me hanno fatto pure di peggio, ma – vabbè – soprassediamo.

Lei ti accusa che, visto che il tuo matrimonio è finito, ti terrorizza stare solo e per questo l’hai cercata; che- nel corso degli anni – le hai fatto solo mezze dichiarazioni per poi sposare altre donne; e che non è più disposta a fare la tua ruota di scorta.

Indi, ti sfancula.

Mi pare giusto.

Visto che, come sappiamo,il MaiNaGioia è insito in Teddy, scopre di essere rimasta incinta e va a cercare Owen per comunicarglielo.

Owen che, nel frattempo, gioca alla Famiglia Cuore adottiva riappacificata con Amelia.

Teddy-MeNeAndasseBeneUna non vuole rompere l’idillio e si fa da parte. (tanto per cambiare)

Owen e Amelia si lasciano di nuovo (tanto per cambiare).

Amelia trova subito un altro pronto a consolarla (tanto per cambiare).

Owen – guarda caso –  riscopre questi grandi sentimenti per Teddy e cerca di sabotare il suo rapporto con Koracick.

Owen mio, caro, bello de casa, nonostante il bene che ti voglio, non ti sei proprio regolato.

Koracick-Richard fa il signore, abbozza per un po’, poi sbrocca. Dopo l’ultimo scherzetto del non renderlo partecipe del malore della sua donna, gli sale – giustamente – il veleno e ti prende da parte per dirti due paroline:

«Se dovessi fare una sceneggiata. Se dovessi presentarti con un anello e approfittare di vecchi dispiaceri e della vulnerabilità di una donna che più volte hai ferito e abbandonato, ripensaci, ti prego. Perché io non mi arrenderò e non me ne andrò. Combatterò per lei. E nasceranno problemi e nuovi dispiaceri per una donna che tu vuoi felice».

«Non sai niente della mia storia con Teddy»

«La tua storia con Teddy è che hai scelto Amelia, più di una volta. La mia storia è che amo Teddy. Sì, sono innamorato di lei. E solo di lei. Merita un uomo che la metta al primo posto e per il quale sia l’unica».

BOOM, BABY.

La camera passa sulla faccia da stronzo (sì, di quando uno rimane come uno stronzo) di Owen che vedete.

E io ero lì che singhiozzavo, che facevo la ola col piumone a Koracick-Richard e ripensavo alle sue parole che, cazzo sì, ce lo meritiamo tutte uno che ci dica:

AMO SOLO LEI.

COMBATTERÒ.

PRIMO POSTO.

UNICA.

Roba da farne un poster e appenderselo in camera, e in bagno, e in macchina. E rileggerlo e urlare: «Sì lo voglio!»

Che rappresenta il riscatto di tutte noi MaiNaGioia.

Roba che allora è vero che, se patisci sufficientemente, il lieto fine arriva. Arriva sotto forma di un uomo che ti ama, che ti vuole, che ti difende da chi vuole farti del male. Un uomo che per tutti è un tipo strano, ma con te è impeccabile.

E ti si prende, pure se sei incinta di un altro, pure se non sei perfetta, perché gli VAI BENE COSÌ. E ti vuole così.

E rimane solo quella faccia.

La faccia da stronzo di cui sopra, la faccia di quello che – forse – si rende conto che ‘sta povera donna l’ha fatta patire e manco poco, la faccia di quello che capisce che l’ha persa, che poteva evitare di fare il coglione, che di occasioni ne ha avute a bizzeffe, per anni e pure extracontinentali. La faccia di quello che comprende che non è molto carino, né etico, né auspicabile che lui si butti su di lei solo perché è rimasto solo, e un’altra volta.

La faccia che io ho rimirato, per cinque secondi buoni, poi ho messo il fermo immagine. E ho pensato, e ho goduto, e ho rimuginato, e ho pianto, e ho riso e l’unica cosa che – infine – mi sono sentita di dire e che ripeto qui e che sintetizza al massimo tutto il discorso di cui sopra e un bel po’ di sentimenti contrastanti è:

Owen, STACCE.

Sottotitolo: Piatelander****.

Parafrasi: Il Karma è micidiale.

Ma almeno in questo, sono certa che il Karma non funzioni SOLO in Grey’s Anatomy.

SIAMO SUPEREROI

Un’altra ragazza si è tolta la vita perché si reputava troppo grassa.

Una ragazza di quindici anni che credeva nel’equazione magro = accettazione e felicità, che non ha retto alle prese in giro e non si amava abbastanza per fregarsene.

Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo, ho sofferto di disturbi alimentari e, specchiandomi, biasimo costantemente il mio aspetto.

Sono una taglia 44, ben lontana sia dagli standard delle mannequin, che dall’obesità patologica.

Tutti gli sport praticati non hanno di certo contribuito a formarmi un fisico minuto, come si evince dalle mie spallone da nuotatrice e dalle cosce muscolose.

Sono questa.

Nel mondo dell’autostima elevata mi amerei incondizionatamente ed elogerei. In questo mondo – come molte – insulto i miei rotolini, le braccia, i polpacci e tante altre parti di me “difettate” che non dico, se no, se doveste vedermi, notereste anche voi.

Eppure, ogni tanto, riconosco di essere sicuramente fortunata e, in fondo, pure una bella ragazza.

Ogni tanto.

Per il tempo restante, è tutta una preghiera in cui spero che gli altri non notino quel brufolo, il bozzetto della ciccia, i capelli non perfetti, le occhiaie e un’infinità di altre cose.

Che comunque nessuno mi hai mai fatto notare, anzi.

Sembrano non vederli, mi elogiano, forse perché sono attratti da altro, amano altro, magari anche tutti quegli innumerevoli difetti, che io reputo tali.

Anche se possiamo contare su molte persone che ci ripetono che siamo belle, i giudici ultimi siamo sempre noi stessi e non siamo quasi mai clementi.

Poi accade pure che qualcuno si permetta di giudicarci per il nostro fisico.

Qualche mese fa, avevo indossato un vestito un po’ attillato, per i miei standard, che – chiaramente – sottolineava le mie curve da donna “tanta”. Non osceno, capitemi, ma quel poco fasciante che evidenziava il lato b.

Non ne metto mai così, ma mi piaceva troppo e decisi di osare.

Mi fu riferito che un conoscente, vedendomi, esclamò:

«Fa schifo! Come si fa ad andare in giro così? Guarda quel culone e quelle coscione! Ma non ce l’ha gli specchi a casa??»

Sono una donna adulta, che dovrebbe essere distante dalle turbe adolescenziali, sicura di sé e con un bagaglio di anticorpi per la cattiveria che dovrebbe farmene infischiare di quel che mi viene detto.

“Dovrebbe”…

Quelle parole mi ferirono molto.

Quel vestito non l’ho più messo.

Ogni tanto lo guardo nel mio armadio e mi immagino il mio rotondo sedere che lo riempie, forse pure troppo, con l’eco della parola “Schifo” nelle orecchie.

Sicuramente lo indosserò di nuovo.

Magari quando sarò un pochino più in pace con me stessa, da giudicarmi “passabile”.

La verità è che la gente parla a prescindere, tutti noi giudichiamo e additiamo. Il problema sta nel saper reagire a quello che ci viene detto.

Mi capita spesso di vedere donne non taglia 38 strizzate in leggins succinti e in top corti, dai quali esce la pancia.

Sempre, le invidio e le ammiro.

«Beate loro che se ne fregano!» mi dico.

L’autostima, la sicurezza, l’amor proprio, sono doti che si imparano, che dovrebbero insegnarci fin da piccoli, anziché dirci che è più educato essere dimessi e modesti.

Macché, SIAMO SUPEREROI.

Dovremmo sentirci sempre invincibili e fantastici.

Strafighi.

I più grandi strafighi del mondo.

Dovremmo amarci totalmente, perfino per i nostri umani difetti.

Creare un’autoimmagine di noi stessi soddisfacente e inoppugnabile, che ci renda impermeabile alle critiche.

Tirarcela a non finire.

Capire che non è quel chilo in eccesso a renderci più o meno belli, ma quello che siamo, quello che trasmettiamo, quanto ci amiamo.

Credere in noi stessi sempre, nel nostro culone e nelle nostre rughe.

Specchiarci e iniziare finalmente a elogiare quello che siamo, magari il sorriso, la bocca. Elencare quello che di noi ci piace. Ripeterci che siamo belli e che ci amiamo totalmente.

Fare come quel mio amico che, quando ci prova con una, si dice:

«Guardami, come potrei non piacerle

E non come me che dico:

«Ti pare che questo si può interessare a me?»

SIAMO SUPEREROI.

Che gli altri parlino pure, noi siamo i più bei strafighi del mondo!

Sperando che, prima o poi, iniziamo a crederlo davvero.

 

 

«Uno studio scientifico dimostra che se stai così, in posa da supereroe per cinque minuti prima di un colloquio di lavoro o una prestazione importante o un compito difficile, non solo ti sentirai più sicuro ma la tua prestazione sarà decisamente migliore. Siamo supereroi.

Testa alta, entra nell’arena e affronta il nemico. Combatti finché non puoi combattere più. Mai mollare, mai rinunciare. Mai fuggire, mai arrendersi. Combatti la battaglia giusta. Combatti. Anche quando sembra inevitabile che cadrai in battaglia».

Grey’s Anatomy 11×14