TU, IO & TINDER

Questa roba non fa per me.

Sebbene la mia permanenza sia durata tre giorni e abbia praticato molto poco, mi ha aperto un mondo nuovo che almeno ora posso disdegnare con maggiore cognizione.

Questa roba non fa per me.

L’ho già detto?

Non fa per me.

Ho perso il conto della gente che mi aveva invitato a iscrivermi su Tinder, Badoo, Lovoo & affini, che ne decanta meraviglie, soprattutto un amico che nel mondo virtuale ha conosciuto la propria moglie mi aveva spinta a provare, a mettermi in gioco, a dire “Chissà…”.

Così, in una serata fredda e noiosa, nonostante la mia riluttanza mi sono detta: be’, che male c’è?

Se non mi piace, mi cancello. Voglio provare, sono curiosa.

E così ho fatto.

Innanzitutto Tinder ti chiede se tu voglia registrarti col numero di telefono o collegarti dal profilo Facebook. Certo, come no. La mia spedizione in incognito non contemplava questa opzione, quindi ho rispolverato un numero di servizio adattissimo a tal uopo.

Ti fa caricare quante foto vuoi e scrivere qualche info su di te, opzionale.

Io ho scelto la bellissima foto che vedete, corredata da due righe che mi inquadravano abbastanza bene.

(mancava solo che mettessi un cartello con su scritto “Do solo un’occhiata. Solo quella, non do altro”).

Poi ti fa attivare la geolocalizzazione per scovare gente vicina a te, o in un range di chilometri variabile, che puoi decidere tu.

Anche la fascia di età delle persone da visualizzare, puoi sceglierla tu.

Così come se vagliare uomini o donne.

Infine, parte il gioco e sulla schermata iniziano ad apparire profili di gente che corrisponde a quanto cerchi.

Se chi vedi ti piace, metti un cuore, altrimenti scarti.

Se il tizio ti cuora a sua volta, c’è un “Match” e potete scrivervi.

Oppure, scorri a sinistra per scartare, a destra per approvare (o è il contrario, ancora devo capirlo).

Questa funzione è terribile, perché se il tipo ha più foto, tu le scorri ma poi decidi di tornare indietro per visualizzarle di nuovo, ti parte il like novanta volte su cento.

Credo di aver visionato così tante “offerte” solo su Amazon. Con una voracità da curiosa/maniaca/bulimica di conoscenza quale sono. Tanto che, a un certo punto, anziché la ricerca dell’anima gemella, sembrava più un tentativo di un nuovo record nel gioco “Vediamo quanti riesco a farne fuori in sessanta secondi”.

I parametri usati coincidevano abbastanza con quelli che uso nella vita vera, che forse in maniera un po’ troppo frettolosa mi fanno scartare papabili pretendenti.

Uno su tutti: le sopracciglia ad ali di gabbiano.

Ogni anno, milioni di ormoni femminili vengono uccisi dalle sopracciglia maschili ad ali di gabbiano.

Ferma anche tu questa mattanza!

Denuncia i portatori e le estetiste che gliele fanno.

Ragazzi, non so dirvelo in maniera più aulica e raffinata, quindi ve la beccate come mi viene:

«NON VE SE PO’ GUARDA’!! Meglio il pelo, credetemi, che uno più spinzettato di noi!
Quando vi vedo così perfettamente depilati, mi viene sempre l’istinto di chiedervi il numero… della vostra estetista!!

Ad interagire con un gabbianuto non riesco proprio, è più forte di me.

Quindi, via gli spinzettati. Stragrande maggioranza, peraltro.

Molto, molto in voga anche gli “Espositori della mercanzia”, ovvero coloro i quali mostrano esclusivamente foto di pancia, addominali e pacco.

Quanto sta il culatello ‘sta settimana? Una cosa così.

Anche no, grazie.

Da escludere anche i portatori esclusivi di occhiali da sole.

No, tesoro. Io ti devo vedere gli occhi, lo specchio dell’anima, quelli che mi punti addosso.

Vabbè che siamo tutti più fighi con gli occhiali da sole, ma gli occhi sono fondamentali.

Se non riesco a scorgerteli, Ciaone.

Eliminabili anche tutti i fanatici del selfie in bagno, tazza in vista, o con aria lasciva sdraiati sul letto. Non so se più in posa da after sex o da after toilette.

Così come i “filtrati”. Gente, sul serio, un conto è migliorare un pochino una foto. Ben altro piallare e illuminare qualsiasi superficie epidermica tanto da sembrare manichini, o incerati, o fondotintati o manichini incerati fondotintati.

Se nelle donne posso quasi arrivare a capirlo (ho detto quasi, perché certe fanciulle che vedo nella foto, poi per strada non le riconosco e viceversa) negli uomini lo trovo raccapricciante.

Decisamente più invitanti le foto nei quali “l’offerente” mostrava un bel sorrisone, semplicità, rilassatezza, sopracciglia folte e non-posa da macho.

Finalmente! Gli uomini sani li fabbricano ancora!

Solo dopo aver scorso un bel po’ di profili, mi sono accorta non solo che alcuni avevano più foto, ma anche che c’era una sezione “info” nella quale leggere quanto avessero scritto e l’eventuale collegamento al profilo Instagram.

Un altro mondo.

(sbirciato sempre cercando invano di non buttare “like” a caso).

Innanzitutto ho imparato che su Tinder i centimetri sono molto importanti.

Parecchi, infatti, riportavano la propria altezza. Deve essere una delle domande più gettonate.

Possibilità di segnalare qualsiasi profilo. Tenetelo a mente.

Infiniti disclaimer degli uomini sul non volere una donna in cerca di follower, o pompata, filtrata, plasticata (cito testuale), bensì alla ricerca di una donna diversa, sostanziosa, di qualità.

Davvero?

Ammetto di aver riso. Ché sulla carta si dichiarano tutti santi e in cerca della donna “seria”, poi nella realtà basta che sia ancora calda. Ché le donne rifatte/filtrate/posticce sono biasimate ma continuano ad essere quelle che hanno più successo. Ché io sono una donna che – apparentemente – ricercano tutti, ma sempre single resto.

Come me lo spiegate?

O gli stronzi li incontro solo io?

A questi proclamatori della sapiosessualità, due domandine indagatorie avrei voluto fargliele. Per sapere, capire o farmi raccontare Tinder dal punto di vista maschile.

Questo l’ho trovato snervante. L’incapacità di non poter assolutamente comunicare, senza un match.

Mi correggo, si può. Se paghi.

Come si può scoprire chi ti ha cuorato, se paghi.

Come puoi annullare un’azione e tornare indietro, se paghi.

Come puoi essere tra i profili “sponsorizzati”, se paghi.

Capito?

Dalle info dei vari profili, ho scoperto molte altre cose.

Spesso vengono scritte in diverse lingue, perché?

Semplicissimo.

Per cuccare le straniere in visita in Italia che vogliono verificare la decantata efficienza del maschio italico.

E i nostri patriotticissimi uomini pensate si tirino indietro? Giammai!

Specifiche offerte fatte a turiste per caSSo, comprensive perfino di servizio di guida per la città.

Vale anche il contrario: se ti trovi in qualsiasi parte del mondo e cerchi compagnia, Tinder e la sua geolocalizzazione ti possono aiutare!

Ho trovato spesso anche l’acronimo “Only Ons” che ho dovuto googlare per capire cosa significasse.

Sta per “One night stand”.

Io sono antica e la chiamo ancora “Una-botta-e-via”.

E mentre ero lì che fagocitavo profili a non finire, chiedendomi se fosse il caso di iniziare a cuorare qualcuno, perché – domanda fondamentale – ma se poi matchiamo, a questo che gli dico?

Tinder mi informa che avevo ricevuto un paio di conferme.

(ma chi li ha cercati questi?? Mah!)

Mi scrive il primo.

Decido di essere brillante e socievole e non la solita stronza asociale.

Gli rispondo con simpatia.

«Perché hai questa foto?»

«Sono qui per curiosità da due giorni, non mi andava di mettere una mia foto»

Tre messaggi dopo:

«Perché la foto di questo cartone animato?» (CARTONE ANIMATOOO!!)

«Ehm… te l’ho già scritto»

Ma cazzo, almeno la presenza mentale di memorizzare due messaggi di numero, DUE, no, eh???

Decido che posso archiviare la brillantezza, la cortesia e – su tutte – questa scialba conversazione.

Tinder 0 – BB 1.

Ho beccato diversa gente che conosco. E ho considerato che forse conosco davvero troppa gente, anche rammaricandomene.

Finché non ho pizzicato LUI: un caso umano di vecchia conoscenza.

Mentre ero intenta a fare lo screenshot da inviare all’amica comune per percularlo,  mi parte il like!

Mannaggia il karma.

E subito il solerte Tinder mi informa che “It’s a Match!”

Quindi lui mi aveva già cuorata. Come, sospetto, qualsiasi altra vaginomunita presente nella chat.

È importante che vi faccia il riassunto delle puntate precedenti: mi aveva aggiunta tempo fa su Facebook. Una mia cara amica in comune.

Avevo accettato l’amicizia perché – viste le mie doti fisiognomiche seconde solo alla capacità di una nonna che prima di chiamarti col nome giusto elenca tutto l’albero genealogico – non ero certa di NON conoscerlo.

(e questo la dice lunga pure su quanto, eventualmente, mi avesse colpita).

Lui si era limitato a scrivermi un «Sei bellissima» ed era finita lì.

Mai una domanda, uno scambio, un parlare curioso e civile, nulla.

Appurato che, di fatto, non lo conoscevo, me l’ero tenuto tra le amicizie ad esclusivo scopo antropologico, ovvero per le perle con le quali riusciva a rallegrare le mie giornate.

Mi faceva incazzare – oh sì – con tutti quei discorsi superficiali sull’apparenza delle donne, dimostrando la sua incessante attività di incontri virtuali, su quanto lui fosse BELLO e non avrebbe mai avuto problemi col gentil sesso.

Bello, opinabile, ma a quanto pare ancora single e in perenne ricerca.

Perché nella vita, ricordate, l’importante è crederci.

Dimostrando in ogni occasione, quanto possedesse una profondità pari a quella di una pozzanghera.

Mi scrive.

Gli rispondo che ho fatto un casino coi like, che ci conosciamo già, che siamo amici su Facebbok e cerco di tagliare il più corto possibile.

«Non ho più Facebook, non ho capito chi sei»

Te pareva.

(era un po’ che non mi apparivano le sue perle, ora che ci penso…)

Aveva trasferito tutta la sua attività su Instagram – palesando ancor di più il suo immenso interesse per la sostanza – social più immediato, più completo se interessa solo l’involucro di una persona. Perfetto per lui.

Mi scrive il numero.

«Mandami una foto, giuro che dopo la cancello!»

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH.

Sì, certo aspettali.

Foto e numero.

Continuo a chiedermi perché la gente abbia voglia di elargire a chicchessia il proprio numero di telefono.

Sarà uno di quelli che trascriverò in un bagno dell’Autogrill.

«Aspetta, ti aggiungo su Instagram!»

Ecco qua.

Mi ha costretta a riaprire il social delle foto, dopo mesi che non lo facevo. Perché ce l’ho, sì, ma non lo so usare e non mi interessa farlo.

Ne ho approfittato per accettare qualche richiesta.

Nel frattempo, lui ha cominciato a likeare tutte le mie foto. Tutte e TRE.

Ho chiuso tutti i social e staccato la connessione.

Per me era davvero troppo.

Mi sono rituffata nel mondo reale.

Quello contingente, senza filtri, fatto di tatto e odori.

Ho continuato a pensare al Favoloso Mondo di Tinder, al perché io non lo trovassi così favoloso, agli sbagli che potevo aver commesso, però stupendomi di quanti – QUANTI! – uomini si trovassero ad un massimo di cinquanta chilometri da me.

Allora perché non li incontro nel reale?

Perché magari anche loro se ne stanno a casa, con un telefono in mano.

La mattina seguente, mi ero imposta di approfondire la questione e applicarmi di più.

Apro l’app e mi informa che “Ops qualcosa è andato storto!” provo a registrarmi di nuovo e idem.

Realizzo di essere stata bannata, probabilmente a seguito di una segnalazione del profilo.

Evidentemente la foto della Barbie non è piaciuta. Peccato.

Tutto va come deve andare.

Io sono antica.

Un uomo lo devo vedere, annusare, toccare, devo sentirne la voce, devo godermi i suoi occhi addosso a me, mirarne il sorriso.

Sta roba non fa per me.

Adesso lo sa pure Tinder.

 

#ESCILE, BB!

Stamattina ho fatto un patto con una mia amica che, sostanzialmente, sancisce il nostro impegno reciproco a postare più selfie. Ma non selfie normali, selfie porchi, ammiccanti e con parecchie nuditàbb-escile-ed

Perché – abbiamo considerato – le retrogade siamo noi, siamo troppo indietro ed eccessivamente pudiche e riservate.
D’altronde, lo sappiamo che se non passa attraverso i social, non è vero niente! E che la latenza di autostima si cura a suon di like, e più ne hai, più sei felice.
Finora ho sbagliato tutto. Non solo non ho un’autostima così elevata, che mi consenta di sentirmi sì figa da fotografarmi in tutti i luoghi, in tutti i laghi, e condividerlo col resto del mondo; c’è anche una questione meramente pratica che ha sempre bloccato le mie aspirazioni da starletta del web: ma perché, mentre mi sto divertendo, o lavorando, o nonfareuncazzando, devo preoccuparmi di documentarlo al mondo virtuale?
Ché non è vero che è meglio vivere che postare, ma si vive per postare. È giusto così!
Non c’ho capito niente. Quindi, da oggi in poi, si cambia.
Ho, finalmente, pure un cellulare nuovo che potrà aiutarmi nell’impresa, poiché possiede – di default – filtri e funzioni di modifica degli scatti. Sono una cretina a non averli usati finora, adducendo la scusa che poi nemmeno mi riconosco nelle foto. (esattamente come non riconosco la gente per strada, che sono abituata a vedere nelle foto sui social…)

Che demente! Che principiante!
Da oggi in poi, si cambia!
Via a scatti succinti, tette in mostra, con geolocalizzazione completa – mi trovo qui qui, qui… -.
Corredati da frasi altamente poetiche e non importa se scopiazzate da canzoni, citando fonti errate, senza preoccuparsi di verificarle, non importa, l’importante è apparire! Poi, seriamente, ma chi lo legge quello che scrivi?? Le tette so’ tette! Aho!
Che, hai visto, la gente impazzisce solo a vedere un lembo di pelle, quindi immagina che successone!!

Epperò poi sei troia, ennò, sei ammirata, eddachi, da quattro smanettoni affamati?! Eccchettefrega, purché se ne parli! Ah, ok…
Devo pure iniziare ad accettare le richieste di amicizia, TUTTE, perché, si sa, più contatti hai, più like ricevi, più la vita migliora.
Poi devo decidermi a imparare ad usare Instagram, visto che ce l’ho da ben quattro anni e ancora non ci ho capito una beata. Così avrò un pubblico ancora più ampio.
Quindi, da oggi in poi, aspettatevi da parte mia, sette/otto selfini al giorno, così. Tanto per cominciare. Aspettatevi che le esca, e che faccia le foto in bagno e in ascensore, che fa tanto glamour. Aspettatevi pose compitissime nel letto, lasciando sottintendere quel che ho appena fatto. Aspettatevi un bel po’ di coscia scoperta e posizioni da zocc… ehm… provocanti! Sì, ammiccanti e vogliose!
Da parte vostra, ovviamente, mi aspetto una generosa risposta a base di polliciate di apprezzamento che mi istighi a continuare e che nutra la mia insicurezza cronica. Grazie.
È deciso.
Da oggi in poi, farò così.
…Va be’, dai, forse comincio domani… 😉

(PS: ce l’avevo sulla punta delle dita da qualche giorno, ho evitato, ma non riesco a trattenermi: dopo aver visto fare fotografie ad un funerale, ho definitivamente perso stima e speranze nell’umano essere. Riprendetevi. Ma riprendetevi sul serio. La privacy, la bellezza dell’intimità e, magari, pure un po’ di buon senso…)

IN VIAGGIO, CON UNA MENTE CHE VIAGGIA: DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO

Dice: parti così non ci pensi, stacchi, ti svaghi e ti rilassi, sarà! A me sembra che i pesanti pensieri , le paranoie e le Vocine nella mia testa mi abbiano seguita, ma magari mi sbaglio… (No! Non sbagli!)

E infatti…Barbie Bastarda (3)

Quando decidete di prendere una vacanza, dovreste ricordare al vostro cervello di spegnersi, altrimenti vi troverete nella mia stessa situazione, dall’altra parte del mondo, ma – a quanto pare – con la medesima capoccia frullante…

Sono andata a fare immersioni a Sipadan, Malesia: undicimila chilometri, tre aerei, un pulmino, una barca e sei ore di fuso, da casa.

Da curiosa, bulimica di conoscenza e studiosa, innamorata – e, a volte, schifata – del genere umano, non potevo non affrontare anche questo viaggio col mio consueto spirito di osservazione e nuove riflessioni sempre pronte.

D’altronde è il mio modo di vivere e la vita stessa è un viaggio, di lunghezza variabile, di bellezza variabile, che affrontiamo come meglio possiamo, con compagni che si scelgono e, altri, che ci ritroviamo.

A spasso per il creato, impari sempre qualcosa da te stesso e dai tuoi colleghi d’avventura e apprendi molto dalle nuove realtà che scopri.

Asia, territorio a me sconosciuto, ma che – da sempre – mi rimanda ad atmosfere suggestive e quel fascino dell’Oriente che subisco proprio. Ad accoglierci, uno stupendo resort di palafitte. Certo, decisamente non rispondente a quella genuinità e originalità che stavo ricercando, ma, confinante col nostro villaggio, si snodava il villaggio autentico, autoctono. L’ho osservato anche da lontano, pochi metri di ponticello e due mondi agli antipodi: Barbie Bastarda (1)da un lato il lusso, il divertimento e i comfort. Dall’altro la povertà vera, quella che ti fa sanguinare il cuore, quella fatta di vestiti laceri e odori nauseabondi, quella che ti fa sentire fortunato e che ti tira fuori tutte le considerazioni grondanti retorica che – però – proprio poiché considerate tali, sono più che veritiere.

Perché, quando ti lavi i denti la mattina con l’acqua salata e quando vedi raccoglitori per quella piovana, al fine di recuperarne il più possibile, davvero capisci di essere un re. Per circa cinque minuti, perché – poi – ti scordi e riprendi a lamentarti delle cazzate.

Un luogo fatto di bimbi nudi, sorridenti, che cercavano attenzioni e qualche “regalo”, perennemente immersi nell’acqua sotto le dimore, cercando stelle marine e pesci da mangiare e da vendere.

Barbie Bastarda (5)Qualcuno ha fatto chiedere a uno di loro quanti anni avesse, la risposta è stata:

«Non lo sa, qui non si “usa”…» Mi ha molto colpito.

Ho pensato ad ogni festa organizzata, ogni anno, per celebrare il fatto che stessi invecchiando, a tutti i festeggiamenti in mio onore e a quanto rimanessi male se qualcuno dimenticava il mio compleanno. Chissà se questi bimbi soffrano del fatto che nessuno prepari loro torta e candeline.

Ma forse dipende tutto da come sei abituato, dalle priorità che si hanno nella propria vita, dalla realtà che ti circonda e, se non hai termini di paragone, e se non sai che esistono mondi diversi, non ne puoi soffrire e, magari, vivi bene lo stesso.

Le malesi sono molto belle e, appunto, è difficile dar loro un’età, sembrano tutte ragazzine. Quelle di credo musulmano indossavano dei veli ad adornar loro la testa, molto graziosi, ricamati e colorati. Mi ha fatto effetto vederne anche addosso ai manichini nei negozi degli aeroporti, ma, per loro, è ovviamente assoluta consuetudine.

La “severità” che io percepivo da quell’imposizione, ai miei occhi, contrastava coi loro sorrisi naturali e beati, quell’incarnato nocciola e quegli occhi scuri e brillanti. Non ho potuto fare a meno di chiedermi se dietro al rigore della tradizione e quella serenità apparente, si nascondessero le nostre stesse seghe mentali fatte di «Ti ha scritto, che ha detto, fanculo stavolta non me ne frega più niente sul serio». O se siano soltanto squisita prerogativa di noi frivole donne occidentali. Chissà. Mi sono pentita di non averne “intervistata” nessuna, come mi era venuto in mente. Peccato.

Magari avrei avuto conferma del vecchio adagio secondo il quale: “Tutto il mondo è paese” perché ho imparato che uomini e donne, alla fine, parlano sempre di uomini e donne! In ogni parte del creato!

Così tra quello che ho visto, quello che mi è stato detto, quello che ho rubato con occhi e orecchie, e fatto mio, ho arricchito ancor di più il mio, già straripante, bagaglio antropologico.

Ho imparato (ma lo sapevo già…) che le perle finiscono sempre coi porci e i pirloni con le porche, meglio conosciute come gatte morte/stronze/& affini; che gli uomini continuano a distinguere le donne in “sportive” e “pretenziose” e tutto ciò che può fare e sopportare un maschio, in nome della cara e vecchia faiga. O, in una visione più romantica, se DAVVERO ti vuole. Tanto per fare un mero esempio, centinaia di chilometri, perché lei: «Quanto era bella. Quanto…».

Ho pensato che, raramente, qualcuno avesse affrontato lunghi viaggi per vedere me, ma che – una volta – stavo per farlo io, totalmente rincitrullita dall’ormone e dal batticuore. A fermarmi erano state le Vocine e qualche amica che, gentilmente, mi avevano sussurrato:

«Ma dove cazzo vai?».

In effetti, dove cazzo andavo? Però lui è così speciale. Pure tu, Tesoro. Sappi che la distanza è la stessa per entrambi. Ah, vero.

E mi sono ricordata di tutti quelli che, durante il percorso della mia vita, mi hanno detto: «Sei una Stella, non te lo scordare mai…». Ma noi donne, si sa, tendiamo sempre a dimenticarcene e a farci spegnere od offuscare la nostra splendida luce.

Allora ho osservato le Stelle marine. Loro mica si muovono, stanno lì immobili e si lasciano ammirare. Hai mai visto una stella marina rincorrere uno scorfano?

Quindi, anche dall’altra parte del mondo, mi sono prese innumerevoli paturnie su “Se pochi lo ha fatto, evidentemente io non sono abbastanza bella”. Che ve lo dico a fare?

Altrettante, e che mi hanno fatto annuire per un paio di giorni, mi sono nate udendo la sicura affermazione maschile che “se un uomo tiene a te”, scusate… “SE UN UOMO TIENE A TE”, non solo fa di tutto, ma ci tiene a gridarlo al mondo intero. Dall’altra parte e da questa parte.

Lo so che questa frase rappresenta l’ovvietà del secolo, ma – si sa –  quando certe frasi le sentiamo pronunciare dagli altri ci sembrano sempre più sagge e brillanti, mi si accende un allarme mentale e tutte le Vocine in coro mi gridano:

«CHIAROOOOOOO??»

Ma, quando sei immerso in qualcosa, è proprio il caso di dirlo, ti rendi poco conto del resto del mondo, sia bagnato che asciutto. Quando sei immerso, ti focalizzi unicamente su quello che riesci a vedere attraverso la maschera. Sapete che ingrandisce gli oggetti? Quindi ci offre una visione leggermente distorta della realtà. Di conseguenza, quando sei immerso, non riesci a vedere nitidamente. Mi ricorda un articolo di qualche tempo fa sulla Miopia femminile, ma – ho imparato – che anche i maschietti vengono accecati dalla faig… ehm… dall’amore.

Ho trovato una stupenda analogia tra la subacquea e le mie amate meditazioni: sono entrambi dei mondi ovattati e quasi totalmente privi di suoni, in cui – per lo più – odi solo il tuo respiro, di una cadenza rassicurante e rilassante.

Le profondità maggiori le raggiungi gradualmente, le discese sono come quelle nel profondo dell’anima. Se hai paura, non riesci a inabissarti completamente, a lasciarti trasportare, a scoprire dove puoi arrivare. Durante tutto questo, sì, sei concentrato su quello che stai facendo e ammirando, ma la mente viaggia. O, magari, capita solamente a me. Probabile.

Perciò, anche nel mondo sommerso, non ho potuto fare a meno di meravigliarmi del comportamento dei suoi abitanti.

Durante una notturna, ci siamo imbattuti in una tartaruga che dormiva beata, adagiata su una struttura di legno, aBarbie Bastarda subacquea (2)circa quattro metri di altezza dal suolo. Poco dopo, poco distante, ne è sopraggiunta un’altra, ha provato a coricarsi sul relitto di una barchetta a remi, ma era talmente grande che questo non riusciva a contenerla. Allora si è tolta. Ha puntato la collega beata, le ha dato una sonora beccata per svegliarla e spostarla e si è fregata il suo posto. La prima ha iniziato a risalire, senza protestare e – probabilmente – è andata a cercarsi un nuovo giaciglio.

Ho imparato, così, che la prepotenza vince anche sott’acqua.

Ma ho imparato, anche, che gli esseri più spaventosi di tutti i mari, gli squali, incutono davvero timore quando li incontri, però – se ti avvicini senza paura – sono loro a scappare e che spesso questo accade anche con i predatori che incontriamo fuori dall’acqua.

Sul dorso di tartarughe e squali, vivono dei simpatici pescetti che si chiamano remore. Questi si cercano un “protettore” grosso, alle spalle di cui vivere, navi, squali, tartarughe, qualsiasi essere imponente. Nella vita terrena li chiamiamo “parassiti” e non voglio dire papponi che pare brutto. O forse significa che, per sopravvivere, abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci sia accanto e che ci aiuti, per difenderci, proteggerci, per pulirci e per vivere. E magari anche gli essere più grossi, che pensiamo siano autosufficienti, sono più felici di avere compagnia.

E poi c’è stato l’incontro col Pesce Pagliaccio-bullo.

Da quando abbiamo conosciuto Nemo, i pesci pagliacci li abbiamo tutti in simpatia, così, ogni volta che mi è capitato di vederli, mi sono soffermata a giocherellarci. Vivono davvero dentro le anemoni e, dalle loro dimensioni, puoi Barbie Bastarda subacquea (1)facilmente distinguere i genitori e i cuccioletti. Con le dita sfioravo la loro casa morbida e accogliente e loro si nascondevano. Non appena mi scostavo,tiravano timidamente fuori la testa ed io ricominciavo il mio trastullo stuzzicante. Finché uno di loro, presumo il capofamiglia, scocciato da questa interferenza ripetuta, è uscito fuori e ha cominciato a fissarmi.

Nei suoi occhietti minuscoli potevo leggere distintamente un chiaro e minaccioso:

«Che devi fa?? Hai finito de rompe li coj***?»

È stato incredibile! Vedere questo esserino grosso quanto il mio pollice affrontare me, un gigante cattivo, per difendere i suoi, è stato commovente. Perché è così che si fa quando devi curarti di chi ami. Te ne fotti se hai paura, te ne fotti se sei piccolo e indifeso e se, nel confronto, sei decisamente in svantaggio. Te ne fotti e agisci, affronti i colossi e vai!

Grande, pescetto!

Ma nella vita emersa, all’asciutto, non è sempre facile riuscire a proteggere chi amiamo e non sempre chi abbiamo accanto è disposto a farsi aiutare. Il mio modo invadente ma discreto di cercare di salvaguardare i miei affetti dalla sofferenza, mi imporrebbe di intromettermi ad ogni costo, di correggere una visione alterata, di essere cruda, ma comprensiva, di aiutare anche a discapito del rapporto stesso. Perché non sempre si è pronti ad ascoltare la verità.

Perché a volte vorresti dir loro che certi atteggiamenti non vanno bene, non vanno bene per niente. Altre, che è giusto e sacrosanto pretendere di più, che sì, cazzo, fa male! Ma accontentarsi fa peggio. Tradire il nostro Amor proprio fa molto peggio, che imparando a raccogliere briciole, non ci si ricorda come sia mangiare davvero. A volte vorresti fare molto, ma occorre una gran dose di coraggio che non sempre si ha. E in fondo… io chi cazzo sono per dire agli altri come vivere, il viaggio ognuno se lo fa come meglio crede. Magari anche i cuccioli di pagliaccio si stavano divertendo con me, che rappresentavo un’evidente minaccia, e si sono scocciati che il padre abbia posto fine al divertimento. Ognuno sa cosa è meglio per sé, senza aiuti. Forse…

Ho imparato che, anche sott’acqua, si può ridere fino alle lacrime e, se nella vita asciutta, mi è capitato molteplici volte di buttarmi a terra per sganasciarmi senza contegno, era la prima volta che mi succedeva nel regno sommerso.

Un episodio imbarazzante, al quale avrei potuto reagire arrabbiandomi o risentendomi, ma da questa parte del mondo e dall’altra, all’asciutto o al bagnato, ho scelto di ridere per esorcizzare qualsiasi situazione e così ho gestito anche questa.

E, grazie a questo, posso dire con fierezza: ridere fino alle lacrime sott’acqua, fatto!Barbie Bastarda (10)

Sono riuscita a ridere anche in una circostanza tutt’altro che comica. Quasi alla fine di un immersione, per la prima volta, mi si è materializzato l’incubo di tutti i subacquei: ho finito l’aria. Quando mi sono accorta che scarseggiava, ho sperato che mi bastasse fino alla fine, perché mi imbarazzava e poi avrei dovuto chiedere aiuto e, quindi, “disturbare” qualcuno. Le mie speranze si sono vanificate quando il manometro segnava impietoso  “zero” e mancavano ancora almeno cinque minuti all’uscita. Così l’ho segnalato al mio istruttore, ma l’ho fatto, appunto, ridendo, tanto che – in un primo momento – pensava stessi scherzando. Non solo avevo messo in atto la regola basilare di non farsi prendere dal panico in nessuna situazione, ma, soprattutto, non era la prima volta che mi ritrovavo senza fiato. Quindi sono abituata. La Vocina che mi ripete in ogni circostanza nera “Te la caverai, tanto te la cavi sempre…” anche questa volta aveva ragione e ho imparato pure che, ogni tanto, non c’è proprio nulla di male nel lasciarsi aiutare.

Quindi ho imparato – ma lo sapevo già – che mentre c’è chi si crea problemi a parlare, c’è chi parla a prescindere e, spesso, solo per creare problemi. Chi fa della logorrea il proprio stile di vita, chi ha bisogno costantemente di stare al centro dell’attenzione, magari per insicurezza, ma queste stesse persone, sono quelle che si curano meno degli altri.

Ho imparato che, se sei buono e accomodante, lo sei – purtroppo – da qualsiasi parte del cosmo. E ti capiterà sempre, sempre, sempre di sentirti ferito, deluso e amareggiato da qualcuno. Perché la propria natura difficilmente si può mutare, anche con una muta addosso.

Come quella tartaruga che se n’è andata senza ribellarsi. Io non lo so se quella beccata se l’è meritata, allora sarebbero pari. Comunque mi piace pensare – e sono abbastanza sicura – che, se dovesse ripetersi di nuovo, risponda con un morso e non si sposti. Perché anche le creature apparentemente più placide, alla fine, si incazzano. Fidatevi.

I miei affetti autentici, non mi hanno abbandonata nemmeno dall’altra parte del mondo. È stato meraviglioso condividere con loro – in tempo reale – foto, esperienze e quant’altro e occorre ringraziare il signor internet per questo.

Ma, come ho già avuto modo di fare, mi sono chiesta quale fosse il confine tra utilità e ossessione. Se il nostro essere perennemente connessi al mondo virtuale, non ci faccia perdere di vista quello contingente. Talvolta si è così impegnati a controllare quel che succede nel luogo che abbiamo lasciato, da trascurare le meraviglie che abbiamo intorno.

Occhi puntati sugli smartphone e, troppo poco spesso, a contemplare la bellezza reale.

Forse ero anche rammaricata di non avere qualcuno da pensare. Non so se avete presente, qualcuno a casa che contasse i giorni che ci separavano. Forse solo qualcuno che mi sono imposta di non pensare, è vero che, quando ti allontani, riesci a vedere con più distacco i fatti. Dall’altra parte del mondo e da questa, ho smesso di rincorrere le persone ed imporre la mia presenza, che dovrebbe essere un piacere. Faccio come le stelle marine. Chi vuole sa come e dove trovarmi. Chi vuole. Non ho mai impedito a nessuno di adagiarsi accanto a me.

Probabilmente per sentire più vicino quel mondo dal quale mi ero temporaneamente congedata, ho fatto qualcosa che non avevo fatto mai: ho postato una mia foto su Barbie Bastarda (12)Instagram. Sono iscritta da oltre tre anni, ho svariati seguaci e non l’avevo mai usato. Ovviamente ai miei occhi il risultato non è stato granché, perché, nonostante gli splendidi colori verde-azzurri del mare, le palme, la spiaggia bianchissima e i filtri di Instagram, io non sembravo per niente una di quelle della pubblicità degli abbronzanti. Eccchecazzo.

Quindi, da oggi, ho un nuovo mezzo per biasimare me stessa.

Eppure non dovrei…

Ho constatato che le hostess della Malaysia Airlines sono probabilmente reclutate tra le modelle, tanto per far sentire le viaggiatrici sfrante da ore di cammino, ulteriormente uno schifo.

Al ritorno, scesa nel primo aeroporto, attendevo di riunirmi col gruppo, quando mi sono vista una fotocamera di un cellulare puntata sul viso e il suono dello scatto. A tenerla un sorridente “antaenne” dai lineamenti arabi.

L’immagine che offrivo di me stessa non era sicuramente delle migliori: pelle bruciata e screpolata dal sole, fisico risultante da una dieta a base di patatine fritte, capelli “scolpiti” da una settimana di mare e ore di sbattimenti, occhiaie, trucco sciolto e mise poco attraente, total black, composta da tuta, felpa e scarpa da ginnastica. Sì, un cesso praticamente! Perciò non sono riuscita nemmeno ad arrabbiarmi… Ho sorriso e ringraziato mentalmente, mentre pensavo:

Gentile hostess della Malaysia Airlines, a parte che, per antonomasia, incarni un desiderio erotico classico, quindi parti decisamente avvantaggiata, comunque ad essere figa con la divisa, truccata, senza sudare e coi tacchi, sono capaci tutte. Prova ad esserlo con l’outfit sopra citato, dimmi se qualcuno ti fotografa e poi ne riparliamo. Io la foto l’ho avuta, ciccia. Tiè!

Ancora una volta, ho imparato che gli altri – fortunatamente – sono molto più indulgenti con noi, di quanto noi non saremmo, probabilmente, mai. Purtroppo.

Peraltro, in quei giorni, era già capitato. Ho imparato che: «Is he your boyfriend?»  é l’internazionale primo approccio con il quale ci si assicura via libera. Pure non ricambiare sguardi e sorrisi per scoraggiare è internazionale. E questo fa di me la regina internazionale della fuga.

Comunque sono fortunata ad avere ricevuto un’istruzione, ad aver passato ore a studiare e leggere. Qualsiasi conoscenza ti torna utile nella vita. Almeno posso essere abbordata anche in inglese. Che culo!

Amo definirmi un’asociale e anche un po’ solitaria. Non è totalmente vero, ma, quello che è vero, è che amo ritagliarmi degli spazi di assoluta solitudine. Ne sento la necessità e non tutti riescono a capirlo e accettarlo.

Anche essere undici milioni di metri da casa, con un nutrito gruppo di persone, non ha eliminato questa esigenza. Così mi ritrovavo spesso per conto mio con le mie Vocine e tutte queste riflessioni. Ma non solo…

Dirimpetto al nostro resort, sorgeva una piattaforma petrolifera in disuso, che era stata tramutata in un albergo e diverse sere, si animava con musica che riuscivamo a sentire anche noi. In una di queste, mentre mi avviavo da sola, sulla passerella in legno verso la nostra palafitta numero S120,Barbie Bastarda (2)ho sentito iniziare una canzone a me molto cara. Ho sorriso. Solinga, al buio, mi sono fermata per ascoltarla e cantarla tutta. Stupenda, sporcata unicamente dal rumore del mare e dal mio tirare su con il naso.

“If I lay here, if I just lay here, would you lie with me and just forget the world?”

Anche dall’altra parte del mondo, mi sono sentita a casa. Allora non ero poi così lontana.

Forse è vero che i subbaqqui sono personaggi strani, diversi, metà esseri umani, metà pesci, che si rifugiano sott’acqua per sfuggire al mondo esterno, per non dover parlare e non dover ascoltare. Per sentire unicamente il proprio respiro e i propri pensieri. Forse è vero.

Ma ho imparato anche, che se ascolti “Someone like you” da sola, di nascosto, sicuramente sarai colpita da Adelaide piangente acuta. Se – invece –  la canti a squarciagola alle otto di mattina con due amiche, è sempre deprimente, ma decisamente più divertente.

Perché è meraviglioso quando permetti a qualcuno, che una volta era uno sconosciuto, di entrare nella tua vita e, perfino, di volerti bene. È stupendo, anche, aprire nuovamente la porta scoprire realtà nuove, persone nuove, affetti nuovi. Quando dei nomi e cognomi iniziano a diventare presenze e pensieri costanti, tanto da avvertirne la mancanza, quando non li vedi, tanto da preoccuparti per loro e di esserne contenta, perché significa che, forse, così strana non sei e, alla fine, i bagagli negativi che ci portiamo dietro vengono sempre rimpiazzati da quel che di buono resta in noi.

Ho imparato che se ti scende una lacrima mentre sei sott’acqua, non si sa come, né perché, non si sa se di gioia o di malinconia, ma sai che avviene dopo tempo che non riuscivi a versarne, può aiutarti a sentirti nuovamente viva. Ed è stupendo.

A spasso per il mondo, impari sempre qualcosa da te stesso e dai tuoi colleghi d’avventura. Apprendi molto dalle nuove realtà che scopri e… ci sono cose che, purtroppo, perdi per sempre.

Ho perso qualcosa e mi scoccia da morire perdere ciò che possiedo. Mi capita raramente perché ci sto attenta, perché sennò poi ci sto male, eppure è successo. Ho smarrito il mio amato collo di lana nero che avevo usato per contrastare l’aria condizionata in aereo. Appena arrivata, colpita dai quaranta gradi, l’ho riposto chissà dove e non l’ho più trovato. Mi sono accorta della sua assenza solo quando stavo preparandomi per il rientro, nel momento in cui potevo averne ancora bisogno.

Ora  chissà dov’è… Io lo lavavo, lo conservavo… A questo punto, non molto bene.

Ho perso anche un orecchino che ora giace adagiato in uno splendido fondale e magari la corrente lo sta portando a visitare luoghi e creature meravigliosi, beato lui. Però mi manca. Mi mancano entrambi.

Ma forse è questo quello che capita quando non ci si prende sufficientemente cura delle proprie cose. Quando ce ne scordiamo e le perdiamo di vista, quando le accantoniamo perché presi da altro e non ci servono. Non è detto che le troveremo lì ad attenderci, quando ne avremo bisogno. Se ci pensiamo bene, capita con tutto e tutti. D’ora in poi, lo ricorderò.

Ricorderò anche di non abbandonare mai più i miei tacchi, neanche al mare.

La subacquea mi ha dato l’opportunità di fare esperienze inimmaginabili, ma ha anche causato grosse ferite al mio ego da superfemmina. L’essere costantemente struccata, in costume, coi capelli gretti e le infradito, mi fa sentire tutt’altro che una sirena. E poi, ci tenevo a dire a chi critica sempre i miei tacchi, che le infradito mi hanno procurato delle ferite sanguinanti alla base di entrambi gli alluci. I miei tacchi dodici non mi hanno MAI causato cose del genere. MAI, neanche da questa parte del mondo. Che si sappia.Barbie Bastarda (9)

Mi sono allontanata di undicimila chilometri, ma – niente – a quanto pare, anche lì, anche in viaggio, la mia mente che  viaggia era la stessa.

Non ho ancora totalmente disfatto le valigie, ma – permettetemi una frase altamente poetica –  ho imparato che il mio bel bagaglio interiore non mi lascia mai e sono finalmente molto soddisfatta di tutto quello che vi è rimasto dentro. Scremato, scelto, sudato con cura e, ora, ancora più ricco.

Perché se è vero che quasi tutti amano il mare, è altresì vero che non tutti hanno la curiosità e il coraggio di scoprire le meraviglie che cela. Accade anche con noi stessi e con le altre persone.

O forse un giorno imparerò a godermi i viaggi, e il viaggio principale, senza formulare sofisticate elucubrazioni mentali, osservare qualsiasi dettaglio, memorizzare frasi e gesti e arricchire la mia conoscenza sull’umanità, i comportamenti, i rapporti e l’amore.Barbie Bastarda varano

A proposito di amore, devo confessare che purtroppo non ho incontrato il mio Sandokan. O forse sì. Per la gioia internazionale, devo dirvi che sono dovuta arrivare dall’altra parte del mondo, ma finalmente ho trovato chi mi renderà felice, il Varano. È grosso, non parla, ma ha due metri di lingua.

E scusate se è poco.

«Forse in fondo è vero che per essere capaci di  vedere cosa siamo,

dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano…»

D. Silvestri

 

Se volete scoprire le meraviglie della subacquea, io vi consiglio la scuola Sea Walker Divers nella persona del sommo Boss Marco Cesaroni.

Non è per niente una marchetta e non avrò brevetti gratis per questo. Purtroppo.

Ai miei compagni di questo viaggio

e a quelli del viaggio della vita.

Grazie.

IL REGGIMENTO DELLE “MI PIACINE”

Ogni femmina che si rispetti, opera una doviziosa attività di stalkeraggio e controllo nei confronti del maschio oggetto dei propri desideri.

Tutte, nessuna esclusa, anche quella che dice di non farlo. Stateci, è così!

Nell’era dei social network, tale attività, si manifesta anche nel setaccio minuzioso delle amicizie virtuali e delle interazioni ricevute dal suddetto maschio.

In anni e anni di onorata carriera da stalker ho imparato a riconoscere una categoria di femmine a dir poco invadenti e notevolmente fastidiose: le “MI PIACINE”. Le suddette, evidentemente, non hanno vita propria, ma fissano lo schermo del pc o dello smartphone in attesa di “mi piacere” qualcuno.mi-piace-facebook barbe bastarda ev

Ucci ucci, CHI ha messo “Mi piaciucci”?! ‘sta grandissima zoc***la!!!

Già ne “L’Ammmoooreee ai tempi di Facebook” e ne “Il Principio della Fame nel Mondo” avevo accennato al problema, ma, con l’avvento degli smartphone, la situazione è decisamente peggiorata.

Il commento è opzionale. Le seriali dei commenti sentenziano su ogni cosa, anche con un semplice smiley,  giusto per marcare la propria presenza.

«Ooohiii… maschiettooo!! Sono quiiiiiii!!»

Ma la “Mi piacine” non fanno mai mancare la loro polliciata all’uomo, indipendentemente da cosa pubblichi, loro ci sono!

Anche nei maschi si annoverano esponenti di tale categoria, ma non raggiungeranno mai la costanza e l’onnipresenza delle femmine!

Ammetto che ho scoperto una funzione da stalker professionista: la notifica ogni volta che tizio/caio pubblica qualcosa. Ma devo dire che non l’ho mai attivata per nessuno, perché neanche io arrivo a tanto. Sospetto, però, che le “Mi piacine” se ne avvalgano costantemente, sennò non mi spiego come facciano a polliciare in maniera così repentina!

C’è da dire anche che non tutte quelle che esprimono apprezzamento ci arrecano un fastidio fisico, solo “certe”, in virtù di una Regola base: ogni donna SA di CHI deve essere gelosa. Ricordatelo sempre! Se la vostra lei, o se voi, nutrite una particolare antipatia per una fanciulla “vicina” al vostro uomo, un motivo c’è! Sempreee!!

Una volta ebbi l’incredibile opportunità di conoscere dal vivo una “Mi piacina” che mi stava violentemente sulle palle, in quanto apprezzava qualsiasi elemento – qualsiasi! – postasse il ragazzo con il quale, all’epoca, condividevo la vita.

Incontrata casualmente (o magari lo seguiva…), il maschio di BB, ignaro, ci presentò…

Eccola lì, proprio di fronte a me, colei che soleva “mi piacere” ogni cosa, in tutta la sua bassezza/bruttezza/insulsatezza/antipatichezza e… dai, c’è bisogno che continui??

«BB, lei è Gina…»

«Aaahhh! TU sei Gina. Tu sei quella baldracca che apprezza ogni cosa che fa il mio uomo! MIO, ciccia. MIO!! Ti è chiaro? Comunque la foto del profilo non ti rende giustizia, dal vivo sei molto più trucida. Se continui, dovrai metterne un’altra in cui sei senza denti. Ti è chiaro, tesoro?»

Questo è quello che avrei voluto dire.

Decisi fosse meglio filtrare un pochino il mio astio – onde evitare di dare spiegazioni al maschio sul motivo del suddetto, dando così prova inconfutabile della mia totale follia – perciò dissi semplicemente:

«Aaahhh! TU sei Gina. Ma che piaceeereee… Dove “piacere” è la parola chiave!!» Mentre le stritolavo la mano, le mostrai i canini, accompagnando il gesto da uno sguardo solo velatamente da serial killer e Il mio miglior ghigno da “TU-PROVA-A-RIMETTERGLI-MI PIACE-E-POI-VEDI-DOVE-TE-LO-FICCO-QUEL-CAZZO-DI-POLLICE”!

Sebbene non avessi proferito parola a riguardo, la fanciulla – da quel giorno in poi -, non si azzardò più ad esprimere il proprio gradimento verso il maschio di BB.

Da qui, impariamo un altro principio fondamentale: le donne comunicano attraverso un linguaggio corporeo tutto loro, ma ben compreso da qualsiasi femmina.

Come avrete intuito, l’indagine piaciatoria avviene all’oscuro del pover’uomo per cercare di non arrivare a dire frasette del tipo:

«Chi è quella che ti mette sempre “Mi piace”??»mi-piace

«Certo che je piace proprio tutto, eh!!»

«A cena vacci con quel troione che t’ha messo il cuore sulla foto!!!»

Su signore, manteniamo almeno una dignità apparente!

Va detto anche che lo stalkeraggio avviene nella fase iniziale dell’approccio, per cercare di capire chi abbiamo accanto, se ci sono altre giocatrici in campo e il ruolo che ci è stato affidato in questa partita. Ma quanto serve?

La tecnologia è incrementata e con lei, purtroppo, anche i social network. Sicché, se prima bastava aprire solo “Faccia libro”, ora – per operare un controllo chirurgico – occorre sbirciare anche Twitter, Instagram, Google+… e qualsiasi altro mezzo di socializzazione utilizzi il nostro uomo… In buona sostanza, bisognerebbe dedicarci tutta la giornata!

Il dilemma è quindi scegliere se immolarsi a costanti indagini, o… vivere. Io ho optato per la seconda.

Innanzitutto, poiché sposo il vecchio principio che “Se uno te deve fregà, te frega”, a prescindere dai controlli.

Poi perché sono consapevole che non potrei MAI arrivare a sapere tutto quel che succede al mio lui, con chi parla, con chi si scrive e quante sono ad apprezzarlo, non solo virtualmente.

Per cercare di capire, impazzirei ancora di più e comunque rimarrei col dubbio. Non mi resta che fidarmi e affidarmi. Dopotutto, anche io pollicio, in modo molto parco, poiché, come noto, non mi trovo bene nei pollai, ma prediligo gli alveari, ma, magari – inconsciamente, – sono oggetto di altrui gelosie, sebbene sia disinteressata.

E, sopra ogni altra cosa, “Mi piaci” preferisco dirlo e sentirmelo dire e per questo sì, che vale la pena spendere il proprio tempo. Ma, se questo non avviene nel reale, tenere sott’occhio il virtuale servirà a ben poco.

 

PS: Ragazze, scusatemi. So bene di aver mentito, ma devo dare un piccolo spiraglio agli uomini, sennò, poverini, questi capiscono di non avere scampo e che saranno sempre soggetti a controlli continui. Non glielo diciamo, che è meglio…

 

A Te.

E a tutte quelle cazzo di polliciate 😉