RICORDI DI FERRAGOSTO…

Non festeggio Ferragosto da non so più quanto tempo. È una delle ansie che, nel corso degli anni, ho voluto perdere. Come il “Che facciamo a Capodanno” e l’uscita del sabato sera a tutti i costi.

Stanotte ho dormito poco, pensavo, ricordavo, mi è salita della malinconia prepotente, di quelle imprevedibili e che ti lasciano senza fiato. 

Nei pochi momenti di assopimento, ho anche sognato cose belle e molto brutte, non so perché, non so come mai e proprio oggi.

E mi sono tornati in mente dei ricordi legati a questo giorno: il posto preso la mattina molto presto, l’odore della carne arrostita e io che dopo pranzo non volevo mai dormire.

Le canoniche tre ore da aspettare prima di fare il bagno, lunghe, interminabili. “Mi bagno solo i piedi” e poi, invece, finivo sempre in acqua, finché qualcuno non mi tirava fuori con forza, con le dita ormai lesse, un’enorme felicità e un urlato “Dài, ancora cinque minuti!”. Allora la felicità era fatta da quello, da quei cinque minuti rosicchiati.

Con la mente ero lì. 

In un posticino della Sicilia a me molto caro, quaranta gradi, un’ombra costruita ad arte, con tutti i miei affetti al proprio posto e al sicuro. 

Appena alzata, ho acceso il telefono e sono stata travolta da una tarantella di auguri (che poi non ho mai capito perché a Ferragosto si facciano gli auguri…) sorrisi, baci, abbracci e brindisi.

Ho risposto a tutti, impegnandomi a dare il meglio di me stessa, mentre il mio umore racconta tutt’altro.

Allora ho pensato che – nonostante tutto – di affetti ne ho parecchi anche oggi. E che, forse, tra di loro e non, qualcuno condivide con me uno stato d’animo che contrasta col goliardismo dei gavettoni.  

Che è giusto – ogni tanto – lasciarsi cullare dalla nostalgia e dai ricordi, rosicchiarsi cinque minuti di riflessioni, riassaporare con la mente momenti vicini e lontani che ci hanno fatto stare bene, e che hanno contribuito a renderci ciò che siamo, per poi tornare all’oggi. Goliardici e gagliardi, come sempre.

Buon Ferragosto così. 😉

«CHE FAI A NATALE?»

Io non lo chiedo mai: «Cosa fai a Natale?» o a Capodanno.barbie-bastarda-che-fai-a-natale-ev

Il motivo è abbastanza semplice. Delle persone vicine, conosco perfettamente i programmi, degli altri, no. E non so se voglio saperne qualcosa.

Il periodo delle feste è un periodo strano.

Da bambini, lo amiamo tutti. Non solo perché ci regala due settimane di vacanza dalla scuola, ma – soprattutto –  perché, in una notte magica, un Babbo buono ci porta dei doni. Ci svegliamo la mattina e li troviamo lì ad attenderci. Magia!

Addobbiamo le nostre case con alberi e lucine, facciamo il presepe, le strade vengono decorate e diventano tutte più belle. Ci facciamo gli auguri, le famiglie si riuniscono, si mangia tanto e ci sentiamo pervasi da tanto calore umano e fratellanza.

Il periodo delle feste è un periodo strano.

Troppo corto per chi è felice, troppo lungo per chi viene preso dalla malinconia.

Che fai a Natale?

Sì, in famiglia, sì il cenone, sì i regali, però… Però non è più come prima. Però è cambiato tutto. E, durante le feste, questi cambiamenti dolorosi, pesano di più.

C’è la tavolata e ci sono troppe sedie vuote. Alcune sono state riempite con nuovi elementi che prima non esistevano nemmeno, ma quelle vuote, be’ quelle vuote sono quelle che fissiamo di più.barbie-bastarda-che-fai-a-natale-sedia

Forse perché a Natale ci si riunisce, forse perché dovremmo essere tutti felici e spensierati, forse perché abbiamo più tempo per pensare, forse perché non siamo presi dagli stress quotidiani, ci fermiamo, e realizziamo quel che ci manca e CHI ci manca. Forse per tutti questi motivi, – a volte – sotto l’Albero, troviamo anche un bel po’ di tristezza, intrisa di spirito natalizio.

E allora non lo chiedo alle persone che conosco appena, cosa facciano a Natale o Capodanno. Perché ho paura che pensino a quelle sedie vuote, o che siano sole, o che nessuno abbia pensato a loro né per un invito, né per un regalo.

Ce ne sono tante di persone sole e credo che, durante le Feste, si sentano tali ancor di più.

A me capita sempre…

Quindi non voglio che ci pensino, perché io ho chiesto loro dei loro programmi natalizi. Non voglio che tentino di giustificarsi se non ne hanno, che si imbarazzino o intristiscano a causa mia e delle mie chiacchiere di intrattenimento.

Non vorrei mai che fossero assaliti dalla malinconia, a causa mia.

In fondo, tra detrattori delle Feste, ci si deve aiutare…

La prossima volta, quando qualcuno vi porrà le tremende domande: «Che fai a Natale? Che fai a Capodanno?» rispondete come me che, anche se non ci crede nessuno, replico sempre con uno schietto:

«…Dormo».

 

 

«Assenza, più acuta presenza…»

A. Bertolucci

 

 

Alle sedie vuote…