SE MI LASCI, PIANGO (E POI TI UCCIDO…)

Lei sta piangendo…

Piange perché lui l’ha lasciata?

Piange perché vorrebbe lasciarlo?

Piange perché lui non vuole lasciarla?

E lui che fa?55528-1

Qualcuno ha distinto i due sessi tra sesso debole e sesso forte. Non ci è dato sapere se fosse riferito alla forza fisica o a quella emotiva, col tempo abbiamo dato per scontato che fosse un insieme delle due componenti.

Poi ci siamo resi conto che, a volte, i più deboli sono proprio gli uomini e i fatti che ci dimostrano ciò, sono molteplici.

Quello che porta a relazioni distruttive, nocive e perfino letali è la debolezza caratteriale e, soprattutto, la mancanza di Amor proprio.

Il problema è che troppo spesso pretendiamo che un’altra persona ci risolva la vita e, se questo viene meno, ci sentiamo più delusi e tristi di quanto non fossimo già. Ma, se gli eventi non possiamo controllarli, cerchiamo di farlo con le persone, facendo leva sull’affetto che nutrono per noi, sul senso di colpa, per far loro continuare a soddisfare i nostri egoismi. Solo NOSTRI. Chissenefrega cosa è meglio per loro…

Credo di non aver mai detto a nessuno «Non te ne andare» e per questo mi sia meritata una fama di anaffettiva e insensibile. È curioso, dal momento che non ho mai conosciuto una persona più sensibile di me…

Ho pianto di dolore, da sola, in solitudine, per qualcuno che se ne andava o che allontanavo. Non ho mai fatto leva sul mio piangere per trattenere qualcuno. Mai.

Io, e le poche come me, rappresentiamo una percentuale infinitesimale delle donne, le quali – troppo spesso – attuano comportamenti opposti. Piangono, minacciano di suicidarsi, ricattano, tutto pur di tenersi il loro uomo.

E la maggior parte delle volte ci riescono pure…

Complimenti! Sei riuscita a tenerti un uomo che non ti vuole. Complimenti vivissimi! Trovo avvilente, umiliante e degradante, in quanto donna, il ricorso a questi mezzucci.

Trovo penoso, che ci siano uomini che si immolano in nome di un ricatto morale o materiale:

«Non posso lasciarla, lei è debole, lei non potrebbe sopportarlo, lei poi non mi fa vedere i bambini, lei poi mi prenderebbe tutti i soldi…»

Lei meriterebbe di essere amata, magari. Possibile che proprio lei per prima non se ne renda conto?

Questo dimostra come l’Amor proprio debba necessariamente essere alla base di qualsiasi tipo di rapporto. Quando questo latita, non si possono costruire relazioni sane.

Queste donne dimostrano di non averne affatto, così come gli uomini che le assecondano. Non la ami più? Sei innamorato di un’altra? LASCIALA.

Alcuni lo chiamerebbero “egoismo”, ma quando si tratta di legami sentimentali che dovrebbero essere spontanei e stretti da un sentimento sincero, occorre essere egoisti. Parlo di egoismo sano, di persone consapevoli, di persone che non ricercano l’affermazione di sé attraverso quello che gli altri danno loro o che, viceversa, sprofondano nell’abisso se questo viene meno. Occorre seguire solo il proprio cuore che tende al nostro benessere. È la soluzione preferibile per il bene di tutti.

È inaccettabile, lo so. Il pensiero che improvvisamente (perché “fino a ieri andava tutto bene…”) una persona non ci voglia più è straziante. Come sono strazianti tutti i ricordi, le abitudini e tutti i pensieri sempre presenti nella mente. Ma è mooolto peggio, essere legati a chi non ci vuole e coltivare un amore malsano per paura della solitudine.

La paura, l’insicurezza, l’ossessione, ci porta, troppo spesso, ad un perenne stato di infelicità.

«O lui/lei o nessun altro/a» frase bellissima e straziante allo stesso tempo. Tu ci sarai sempre, a prescindere da chi sarà al tuo fianco e devi volerti così bene da non sprecare la tua vita a sperare in un ritorno.

Ti-Amo-da-Vivere-le-T-shirts-per-la-Giornata-Mondiale-contro-la-Violenza-sulle-Donne-638x425Sarebbe fantastico se ti dicessi «Ti aspetterò tutta la vita» sarebbe terribilmente romantico dirlo e sentirselo dire e non conosco nessuna donna, me compresa, che non abbia concesso molteplici possibilità. Sarebbe perfetto. Ma non sarebbe giusto verso noi stessi.

Amiamoci, amatevi e allontanate tutto ciò che non riconduca ad un sentimento semplice, pulito e sincero.

E abbiate SEMPRE rispetto di chi amate e soprattutto di chi non amate, tanto da liberarlo e lasciargli la possibilità di perseguire una felicità che voi non potete dargli.

Infatti un’altra pratica in cui donne e uomini, ultimamente, stanno eccellendo, è quella di trattenere legate a loro persone che non vogliono veramente.

Siamo degli esseri insicuri e bisognosi, cosa c’è di meglio per il nostro fragile ego di avere qualcuno che ci adora? Chissenefrega se a noi di queste persone non importa. Non voglio stare con te ma ti cerco; non ti amo, ma non ti lascio andare.

Tutto questo non è sicuramente Amore che, per definizione, è il sentimento più puro e disinteressato che si possa provare nei confronti di un altro essere umano e che si può concretizzare in un’unica frase: desiderare la sua felicità. La SUA, non la nostra. Amare davvero qualcuno significa lasciarlo libero, di scegliere, di sbagliare e di essere perfino felice senza di noi.

La frase «Non posso vivere senza di te» per quanto possa sembrarci romantica e sdolcinata, rappresenta un’implicita contraddizione. Innanzitutto il soggetto è “Io” e noi, popolo di egoisti, mettiamo l’altra persona nella condizione di dover soddisfare, ancora una volta, un nostro bisogno. Solo nostro.

Tutti quelli che ho descritto, rappresentano dei comportamenti che, ormai, siamo purtroppo abituati a vedere. Ci stupiamo quando due persone riescono ad essere abbastanza mature ed equilibrate da lasciarsi senza ricatti o melodrammi, senza conseguenze, senza guerre. Ci stupiamo!

Ci siamo addirittura abituati a veder compiere atroci atti di violenza nei confronti delle donne, di una diffusione così allarmante da dover coniare un neologismo: femminicidio.

Perché l’insicuro privo di forza, degenera nell’essere ignobile che non definirò “Uomo”, ma merda umana, ma non nell’affettuosa accezione di “stronzo”, proprio merda umana che galleggia nelle fogne, ovvero degenera nell’uomo che ti mette le mani addosso. Ma bada bene! Non è una cosa che vuole fare! L’hai portato tu a farlo che cazzo! Come potergli dare torto?

Quando una donna è forte, quando si ama abbastanza da non accettare nulla che sia inferiore alle sue aspettative, quando dimostra di rispettare chi ha al suo fianco, troppo spesso – per questo – viene punita dal sesso forte. Infatti gli uomini difficilmente piangono, molto spesso agiscono verso quelle donne che hanno osato ribellarsi, dire «Basta!» o esercitare il loro diritto di chiudere una relazione.

Non ho la competenza necessaria per trattarne e temo che parlandone potrei in qualche modo svilire l’argomento, perciò mi fermo qui.

Rubando la definizione a un conoscente, questi uomini li definirei solo “impotenti”, ovviamente non nell’accezione meramente sessuale del termine. In questo caso rappresenta la presa di coscienza della loro mancanza di potenza, e di supremazia, nei confronti della donna.

«O con me, o con nessun altro» Sembrerebbe romantica anche questa frase. Il pensiero che una persona ci voglia così tanto e solo per sé, non è fantastico? No, non lo è per niente.

Lasciatemi essere impopolare, ma troppo spesso uomini e donne vanno incontro al proprio aguzzino come Cappuccetto Rosso nel bosco, perpetuando uno stato di infelicità permanente. Finché non prenderanno coscienza di tutto ciò che OGGETTIVAMENTE è sbagliato, continuerà a succedere.

Se non hai libertà, non è Amore.

Se ti fa piangere, non è Amore.

Se non è presente, non è Amore.

Se non la/o ami, non è Amore.

Se ti tocca in qualsiasi modo tu non voglia, non è Amore.

Se ti lascia, non è Amore.

E ognuno di noi merita AMORE.2013_11_02_scarpa-color

Piangi, disperati, isolati, ubriacati e amati davvero. Dopo aver fatto questo, dopo esserti preso tutto il tempo che ti serve, ricordati di vivere la tua vita. Dopo esserti amato abbastanza da essere felice di stare con te, torna ad amare. Ma di un amore puro. Senza ossessioni, violenza, ricatti o abitudini. Ama prima te stesso, poi gli altri.

La mia frase d’Amore preferita, che sicuramente non troverete romantica, né dolce, ma che, ad un’attenta analisi capirete essere l’unica davvero pregna di Amore puro, continua ad essere:

«Ti Amo, ma sono felice anche senza di te…»

 

“Tanto più resistente è la corazza,

tanto più fragile è l’anima che la indossa”.
Edvania Paes

 

A tutte le vittime di femminicidio, cui va tutto il mio affetto.

A tutti gli uomini vittime delle donne, cui va tutta la mia pena.

A chi sceglie di fare la vittima, cui va tutto il mio biasimo.

CIRCONDATI DI PERSONE MIGLIORI DI TE…

«BB, circondati sempre di persone migliori di te…» confesso che, quando mi è stato rivolto questo consiglio, non ci ho badato più di tanto. L’ho trattato come uno dei tanti suggerimenti che ci vengono regalati da chicchessia, gratuitamente, ogni giorno, perché chiunque si sente in diritto/dovere di aiutarti a vivere la tua vita. «Circondati di persone migliori di te…» mi sono state anche argomentate le ragioni, molto, molto bene. Però, niente. Questa frase mi è apparentemente scivolata addosso. O non ero pronta a recepirla.

Perché dopo è successo qualcosa: quelle parole hanno iniziato a lavorarmi dentro, risuonavano nella mia testa come un mantra e mi sono sovvenuti anche i motivi per i quali avrei dovuto farlo:

«Le persone sono degli specchi, se frequenti qualcuno per un determinato lasso di tempo, inizierai ad agire e ad essere come lui. È inevitabile, naturale, per questo devi sempre circondarti di persone migliori di te».375368_10151050321035584_443060970583_22115426_857456637_n

Detta in questo modo, non sembrerebbe per niente semplice. Innanzitutto bisogna fare un grosso dispetto al nostro ego per riconoscere che ci sono individui che ci superano in qualcosa: intelletto, cultura, dialettica, simpatia, umanità, qualsiasi ambito. QUALCUNO È SUPERIORE A NOI. Cavolo.

Tendiamo a sceglierci situazioni nelle quali possiamo primeggiare, per compiacere la nostra autostima e ignorare le nostre lacune. È troppo facile così e di sicuro non è la strada per crescere, imparare ed eccellere davvero.

«Circondati di persone migliori di te.  Assorbi più che puoi, evolvi, rifuggi tutto ciò che ti abbrutisca. Diffida dai boriosi saccenti: non sapranno insegnarti nulla, perché troppo presi dall’essere fintamente onniscienti. Coloro che trasudano tracotanza difficilmente diffondono sostanza. Gli insegnanti migliori che incontrerai nel tuo cammino, saranno quelli inconsapevoli di esserlo, chi, naturalmente, con il proprio comportamento, carattere e le proprie azioni, dimostra di possedere qualità morali e spirituali superiori. Vuoi anelare al cambiamento, progredire, elevarti? Circondati sempre di persone migliori di te…»

Poi ho pensato a come avessi condotto, fino a quel momento, la mia vita e, incredibilmente, mi sono accorta di aver sempre messo in pratica quelle parole. Il parametro che utilizzo è: «Cosa porta questo individuo nella mia esistenza?»

Non so se vi capita lo stesso, ma certe persone mi fanno sentire bene. Basta la loro presenza, una parola, un sorriso, mi riempiono, mettono di buon umore e non so spiegarne il motivo. Hanno un’influenza positiva sulla mia realtà. Anche se le vedo poco, ci parlo ancora meno o frequento di rado, mi fanno stare BENE.

Viceversa, provo un fastidio fisico di fronte a certi individui e – anche qui – non so spiegarvelo, ma è come se venissi contaminata dalla bassezza interiore. Rifuggo istantaneamente questa gente.

Forse è vero che le anime si riconoscono prima che lo faccia la razionalità, o che certe ci compaiano davanti proprio quando ne abbiamo bisogno, ma accade. Accade ogni giorno, però bisogna saperle prima riconoscere e poi seguire.

«Cosa APporta questo individuo nella mia esistenza?»

Diffido – senza concedere il beneficio del dubbio – di chi sorride poco, di chi non sa ridere di sé, di chi si prende sempre troppo sul serio, di chi non gioisce degli altrui successi, di chi non conosce l’umiltà e l’uso di tre espressioni fondamentali: «Grazie», «Scusa»  e «Non lo so».

Allo stesso modo, evito chi si trattiene, a qualsiasi livello, sia nell’esternare affetto o semplicemente umanità. Chi è parco di parole per disinteresse, non per pudore d’animo. E, al contrario, chi riempie la bocca di vocaboli vuoti, ma poco il cuore di azioni. Chi compete sempre, chi cerca di ostacolare il miglioramento altrui, chi, potendo, non aiuta, chi s’accompagna solo ad alterigia, superbia ed ipocrisia, chi non è disposto a condividere, idee, esperienza, per paura del giudizio o di perdere la propria supremazia.

Chi tratta il tuo tempo e la tua mente come un postribolo atto solo a raccogliere lamentele, critiche, malumori e frustrazioni. E che, al contrario, si dimentica di te quando va tutto bene.

Chi non fa e giudica chi invece ha il coraggio di fare, chi denigra costantemente il lavoro altrui, chi non è prodigo di complimenti ed altruismo, malcelando un’invidia profonda dettata dal desiderio di predominare.

1Parimenti, allontano il finto buonismo – dannoso più della cattiveria sincera – di chi finge di essere amico di tutti, di accettare ogni cosa, non punta i piedi, non si ribella e non manifesta apertamente disagio.

Viceversa evito chi si lagna continuamente di tutto e tutti, chi ha bisogno di sminuire gli altri ed elogiare sempre se stesso. Le persone piccole che non fanno altro che raccontarti quanto siano grandi, in un incessante «Ioioioioio» decantatore di prodezze che, spesso, vedono solo loro…

Riconosco e bandisco la pericolosa cattiveria degli infelici, che – sebbene mi provochi una certa compassione – danneggia qualsiasi cosa e persona le capiti davanti e, purtroppo, se ne compiace. Chi vive nel mors tua vita mea, non provando mai empatia o solidarietà.

Sii sempre affamato di miglioramento e non cedere alle grettezze dell’anima e di soggetti tali che possano contaminarti…

Guardati intorno, scegli con cura gli insegnanti, impara più che puoi, e se senti che persone, ambienti o situazioni non contribuiscono più alla tua crescita, bensì la limitano, la ostacolano o ti creano sofferenza, abbi sempre il coraggio di allontanarli.

È vero che “i rami secchi cadono da soli”, ma, ogni tanto, una bella potatina non guasta…

Forse rimaniamo delusi dalle persone quando ci accorgiamo di averle sopravvalutate, di non avere nulla da imparare da loro e che non sono superiori come credevamo, ma al contempo non hanno né l’umiltà né la predisposizione ad imparare da noi. Forse le avevamo investite di un´identità che non è la loro, idealizzate ed è per questo che poi ci deludono.

Non prendertela, a volte alcuni individui non sono semplicemente in grado di recepire o impartire insegnamenti, magari hanno incrociato la nostra vita quando non era tempo o magari – quando e se sarà il momento – li ritroverai sul tuo cammino come allievi pronti a ricevere o maestri vogliosi di insegnare. Ma non mancheranno anime superiori dalle quali apprendere e attingere, mai. Basta saperle riconoscere ed avere l’umiltà e il coraggio di seguirle.

Da qualche essere ho appreso il dono dell’ironia dissacrante e demonizzante e – sopra ogni altra cosa – quello dell’autoironia che ha ucciso per sempre la suscettibilità che mi causava sofferenza.

C’è chi mi ha insegnato ad essere gentile con chiunque, per quanto possibile, e fintanto che la gentilezza non venga scambiata per stupidità, arrivando al mero sfruttamento.

Soprattutto ringrazio quanti mi hanno mostrato come sia indispensabile coltivare un sano egoismo, spesso additato e denigrato. Sbagliate: l’amor di sé DEVE essere alla base della nostra esistenza e DOBBIAMO coltivarlo, nutrirlo e difenderlo in tutti i modi che conosciamo.

Potrei fare una lista molto, molto lunga di meteore che sono passate nella mia vita, ma delle quali ricordo ogni singola parola . Ne potrei fare una eguale di quelle transitate e poi allontanate che mi hanno lasciato solo disillusione.

Grazie ad ognuno di voi.images

Si dice che ogni persona ci lasci qualcosa, non credo sia sempre vero. Credo, piuttosto, nel lasciare andare chi non è in grado di lasciare né di apprendere nulla, ma anche questi ci insegnano che forse noi siamo molto meglio di quel che credevamo…

Ogni volta che qualcuno mi stringe la mano per presentarsi, sorrido, annuncio il mio nome e penso mentalmente: «Spero davvero che tu sia migliore di me…»

 

 

«Alla fine tre cose contano:

quanto hai amato, come gentilmente hai vissuto

e con quanta grazia hai lasciato andare cose non destinate a te»

Proverbio Buddhista

 

 

 

A VOI, che siete migliori di me… 😉

LA “TEORIA DELLA PAGNOTTA”

Qualche mese fa, fomentata da eventi e qualche lettura tosta – e distaccandomi dalle influenze dannose degli “occhietti a cuoricino” – mi sono ritrovata a partorire una delle perle filosofiche più complete e strabilianti della mia vita.

Ringrazio di averla pronunciata – e quindi incisa – tramite messaggio vocale non solo perché me la risento quando mi sento giù, ma pure perché esistono prove di maternità e genialità estemporanea della stessa.

Pochi giorni fa mi sono ritrovata a ripeterla a una me stessa, nuovamente, disorientata e ad un’amica semidistrutta da un gentiluomo.

Oggi voglio elargirla al mondo intero…

Signore e Signori, con emozione, orgoglio  e commozione, vi presento “La teoria della Pagnotta”!

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Ho provato a dirvelo (dirmelo) con dolcezza, quando ho parlato della “Miopia Femminile” (leggi QUIvi ho detto praticamente le stesse cose, ma tenendovi la mano e accarezzandovi i capelli. Non è servito.

Mi vedo costretta ad usare un pizzico di cafonaggine e brutalità in più che mi sono tanto congeniali. Ma almeno si spera che stavolta capiate!! (capisco…)

Tutte noi abbiamo letto “La verità è che non gli piaci abbastanza” e iniziato a vedere gli uomini con occhi diversi, per almeno una decina di minuti. Poi niente, poi ci scordiamo, poi capita sempre quello che ti piace particolarmente e dimentichi tutti i buoni propositi. La base quindi l’abbiamo, ma bisogna rafforzare i concetti. Vi garantisco che, apprendendo e applicando questa teoria, la vostra vita sarà più semplice. È molto facile e si basa sul motto:

Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Notare che parlo di pagnotta, non di sfilatino. Sì, lo so, i doppi sensi sono il mio forte, ma – in questo caso – non solo è fuori luogo, ma invaliderebbe la bella differenza che, invece, voglio sottolineare.

Parliamoci chiaro: di sfilatini ne troviamo quanti vogliamo, ma è ben altro quello che cerchiamo: la Pagnotta, appunto.

La pagnotta grossa, piena, corposa e completa. Ecco, vogliamo l’intero pacchetto: imponenza, scorza, morbidezza e sostanza.

E ora vi spiego che intendo…

Siamo donne e solo noi, e i nostri provati neuroni, sappiamo di quante elucubrazioni mentali riusciamo a creare per analizzare i comportamenti maschili. Un lavoro che, non solo è sfibrante e ci distoglie dalla nostra vita, ma che NESSUNO dovrebbe mai fare. Gli uomini spesso sono bravi a non farci capire bene quello che sentono, noi – purtroppo – siamo altrettanto eccellenti nella nobile arte di comprendere solo quel che vorremmo. Ora basta. O, se continuate, poi almeno non lamentatevi. Se volete accogliere le briciole, fatti vostri, ma non sperate mai che un mucchio di molliche faccia una bella Pagnotta.

Impariamo a distinguere un Briciolaio da un Portatore sano di Pagnotta, per evitare di passare giorni, sere e notti a scervellarvi, bisogna capire in fretta CHI avete davanti  e smetterla di fargli incarnare per forza il ruolo del buono nella vostra favola, solamente perché ci volete credere. Tante volte lo vorrei anch’io, ma non tutti sono buoni o magari non hanno il nostro stesso tipo di interesse. A volte, semplicemente, tra noi e queste persone, c’è una disparità di intenti e di sentimenti, ma occorre rendersene conto.

Se vi si presentasse uno dicendovi:

«Sai non è che mi interessi poi tanto, però qualche volta mi piace stuzzicarti, o mandarti un messaggio, spesso perché non ho niente da fare, poi lo vedi pure tu che mi scordo di te. Comunque una botta te la darei pure, ma non è che ti penso, ecco, non sei sicuramente in cima alla lista dei miei desideri… »

Che cosa fareste? Suppongo che rispondereste: «No, grazie». Io lo direi sicuramente. (a meno che non sia esattamente quello che cercate…)

Il problema invece è che troppo spesso rispondiamo «Sì, ancora» a palesi azioni che sottintendono esattamente questa frase tremenda!

Un lunedì sera raccontavo a un mio amico che stavo – finalmente –  per uscire col fantastico ragazzo che – in quel periodo – mi faceva battere il cuore.  Subito lui mi disse:

«BB posso darti un consiglio? Non accettare mai di uscire con uno che ti invita di lunedì…»

«Perché?»

«Perché è… brutto… »

Ovviamente lo ignorai e mi piccai pure abbastanza per l’ennesimo consiglio non richiesto.

Mi ci volle un bel po’ per capire esattamente quello che intendesse…

Il week-end inizia il venerdì sera e termina la domenica sera. Siamo tutti più liberi e rilassati in quei giorni. Tre giorni.

Il mio cavaliere dell’epoca se l’era spassata per fatti propri in quei tre giorni e aveva riservato a me il lunedì.

Io, talmente felice di incontrarlo, non avevo voluto vedere l’evidenza di quel che mi stava offrendo: un bel piatto di briciole riscaldate.

Avrei dovuto lasciar tacere gli occhietti a cuoricino e dare retta all’amico che, solo attraverso quell’ informazione, aveva ben inquadrato il soggetto che – infatti – si rivelò solo un piccolo briciolaio abbastanza comune, quanto squallido. Ovviamente parlo in generale. L’invito di lunedì da uno che ha solo quella sera libera e decide di passarla con me, lo accetterei di corsa… E questa è un evidente esempio di differenza tra Pagnottaro e Briciolaio.Pagnotta (1)

È che siamo sempre pronte a sfornare un bel po’ di “però”

Però mi ha invitata…

Però mi piace tanto…

Però ci esco, poi vedo…

Ti ha invitata e allora? Dici che bisognerebbe pure ringraziarlo per questo immane sforzo??

Ti piace?? E tu dovresti piacerti molto di più e non accettare mai NULLA che sia al di sotto di quello che desideri!!

La verità che cerchiamo di non vedere, di giustificare, è che, di fronte a certi comportamenti, non occorre sapere nient’altro…! Inutile cercare di capire, interpretare, spiegare, certe azioni urlano più di qualsiasi parola.

Altro esempio: Lui è carino, gentile, affettuoso, ma a tempo determinato. Perché a un certo punto – senza motivo – scompare, per svariato tempo, per poi ricomparire – come se nulla fosse – con messaggio o chiamata carinissimi.

Cosa traduce la donna: «Sì, va be’, è sparito un mese eh… Però poi mi ha mandato quel bel messaggio… Che dolce!»

Lo sai cos’è quel bel messaggio?? Una dannata briciola! Infiocchettata, ma sempre briciola!

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Il messaggio della ritrovata via di casa? Briciola!

Chiaro?

Altra pratica nella quale noi donne siamo campionesse mondiali è quella di addossarsi colpe che non abbiamo. Infatti, di fronte ad una sparizione, generalmente iniziamo ad elencare tutti i nostri comportamenti sbagliati, anche inesistenti, che hanno portato all’allontanamento dell’ometto. E giù di: «Sono sbagliata io, ho fatto/detto qualcosa, cos’ho che non va?» Probabilmente nulla, forse hai solo scambiato uno Spacciatore di Molliche per un Panettiere.

Sparisce senza un motivo? Non occorre sapere nient’altro.

Ed è perfettamente inutile continuare a cercarlo, sperando in una redenzione sulla via verso casa.

Anche io ero così e un tempo mi sarei fatta viva io, a oltranza, perché quando ci tieni è così che si fa. Ma evidentemente se rimane un contatto  univoco, l’affetto non è ugualmente distribuito.  Quindi ora mi adeguo.

Se una persona si dimentica di me, non mi occorre sapere nient’altro.

Se una persona non avverte la necessità di vedermi o sentirmi, non mi occorre sapere nient’altro.

Magari ho frainteso, magari mi sono sbagliata, magari non sempre qualcuno tiene a te come tu tieni a lui. E parlo di qualsiasi tipo di rapporto, amore, amicizia, a volte ci rendiamo conto che avevamo investito, e ci eravamo affidati, tanto su persone che non avevano fatto lo stesso con noi. Fa male, ma bisogna in primis capirlo e poi accettarlo. Perché chi ti vuole davvero bene, non si scorda mai di te… È così semplice quanto doloroso…

Ma meglio un dolore rapido ed efficace che consumarsi in un’agonia alimentata da croccantini per cani che – ogni tanto – qualcuno si ricorda di darti. No tesoro, meriti ben altro.

Ci sono rapporti che vanno bene così, ci sono persone che sentiamo una volta al mese, entrambi ne siamo consapevoli e non chiediamo di più. I problemi nascono quando c’è una discrepanza tra quel che vorremmo e quel che ci viene dato e, soprattutto, quando cerchiamo di farcelo bastare.

Quando lo usiamo per alimentare speranze:

È finita, eppure continua a scrivere, ad essere presente, ad interessarsi della sua vita. Nella mente della donna un uragano che a confronto Katrina era una leggera brezza estiva.

«Però mi scrive, però mi cerca, però mi ha detto così, fatto così… »

Però, però, però… Però, niente. State insieme? No. Allora tutti quei però sono fantastiche briciole. Punto.

E cosa vogliamo noi? La Pagnotta! Brave.

images (1)O, ancora, cercando di dare immane importanza a cose fin troppo banali. Scelgo per esempio una frase che ormai sento davvero troppo spesso:

«Però mi mette sempre i “Mi piace” su Facebook…  Quindi mi “controlla”, si interessa…»

Ma ci rendiamo conto che ci siamo ridotte a dare importanza ai “Mi piace” di Facebook?? A misurare la nostra felicità in base alle polliciate ricevute?? Mi pollicia=Buono!=Ha interesse. Non mi pollicia=Non gli interesso=Potrei morire! Ci rediamo conto che ci attacchiamo a un mezzo virtuale, che con la socialità vera, il contatto autentico e un rapporto sincero – a qualsiasi livello – non ha NIENTE a che vedere?? Queste sono ancora meno delle briciole!!

Le persone davvero importanti nella mia vita, neanche le seguo su Facebook! Perché non mi serve un calderone virtuale per mantenermi in contatto con loro. Non so dirvi né cosa pubblichino, né quanto tempo ci passino. Non lo so sul serio!! E vi dirò di più: certe volte non faccio neanche caso a CHI ha pubblicato l’elemento che apprezzo, perché magari scorro così velocemente che non mi soffermo nemmeno più di tanto a guardare.

E invece dite che i “Mi piace” valgono tanti punti nel conteggio della felicità? Dai su… Le Pagnotte sono ben altro…

Finora ho parlato come se noi donne fossimo tutte delle povere pazze che capiscono o interpretano male e che fanno film romantici sulla base del nulla. In realtà non è del tutto così…

È finita? Allora perché cavolo mi continui a scrivere??

Non mi vuoi?? Idem. Ovvio, no?

Per motivi sconosciuti, gli uomini spesso attuano dei comportamenti ambigui (se lo si chiede loro, lo negheranno fino alla morte…) e sono esattamente quelli a destabilizzarci. Parole che contraddicono fatti e viceversa, premure che vanno oltre il semplice affetto, semplici sguardi parlanti… E poi? E poi un bel po’ di nulla. Briciole alla griglia.

Io li chiamo gli “Uomini Gambero”: un passo avanti e dieci indietro. Anche se dicono di no, lo fanno, lo fanno…

Appunto per questo, mie care, dobbiamo farci doppiamente furbe se vogliamo salvaguardarci e imparare a distinguere le pietanze. Non vi sto dicendo che sia semplice, che sia indolore, tutt’altro.

Ma, per evitare di passare la vita ad analizzare, ad essere alimentate da molliche fritte, occorre concentrarci sulla concretezza, sulle azioni, sulla Pagnotta!

Pagnotte sono: uno che fa di tutto pur di vederti cinque minuti e non quando non ha di meglio da fare; uno che ci tiene a sentirti sempre e non solo quando si ricorda; uno che si scorda di avere Facebook e non che lo controlla quando sta con te; uno che è presente effettivamente, non che promette solo di farlo. Chiaro?

Di fronte alle azioni di cui sopra, non occorre sapere nient’altro.

Ah ok… Ora devo elencare anche le attenuanti per sparizioni e indecisioni:

  • Magari ha perso il telefono (sì certo…)
  • Magari è partito (Sì come no…)
  • Magari è stato colto da Alzheimer precoce (sicuramente…)
  • Magari ha paura (questa lo sapete che non la reggo più…)

E, se qualcuno obiettasse che – certe volte – ci possono essere degli impedimenti tangibili e giustificabili, ricordo a tutti che esiste il Signor “Uso della Parola”, perché noi, purtroppo, il pensiero ancora non lo leggiamo. Quindi magari ditecele le cose, grazie. (se è così, ma indovinate quanto ci credo? Bravi! )

Rimane l’annoso dilemma: Perché lo fanno? Perché sono stronzi? Perché sono insicuri? Perché sono superficiali? Perché sono seriali? Perché non si rendono conto? Perché dicono le stesse cose a tutte?

Non lo so, non lo so davvero…

Quello che sicuramente so, è che non si può sprecare del proprio tempo a cercare di capirlo. Non si può e non si deve. E, anche qui, occorre sapere solo questo.

Ricordate: Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Tutto il discorso vale anche per gli uomini, perché mica solo noi siamo vittime dei briciolai folli, esistono delle graziosissime venditrici di sbocconcelli davvero niente male. State in guardia pure voi!

Con tutto questo non vi sto dicendo di analizzare per bene chiunque  si presenti al vostro cospetto… e invece ve lo sto dicendo, eccome!! Ve lo sto inculcando e gridando!! Basta briciole, VOGLIAMO LA PAGNOTTA!!

Liberiamoci di questi novelli Pollicino che ci tengono legate attraverso un percorso zeppo di miserrime briciole e ricerchiamo dei portatori sani di Pagnotta.

Cosa siamo? DONNE!pagnotta

Cosa non vogliamo? LE BRICIOLE!

Cosa vogliamo? LA PAGNOTTA!!!

Nuove adepte del Pagnottaresimo, ricordatevi di predicare e soprattutto razzolare, non concedetevi più miseri spuntini bricioleschi ma pretendete sempre una bella Pagnotta sostanziosa. In mancanza di essa, digiunate. Per quanto si possa essere affamate, le briciole non ci appagheranno mai. Potranno spegnere momentaneamente il languore, portando fastidiosi effetti collaterali, ma un pasto decente è ben altro.  Ripeto, il digiuno è preferibile.

Io ho sviluppato una curiosa intolleranza ai cibi minuti, forse sono diventata Piccoliaca

State meglio? Be’ ve l’avevo promesso…

Qual è il motto??

Grandi! Siete diventate proprio brave…  Sono fiera di voi… 😉

RICETTA PER DUE:

Prendere un bel Pagnottone e una Patata di egual misura. La patata ce l’abbiamo in casa,

il Pagnottone va scelto con cura.

Aggiungere sale, peperoncino e taaanto pepe. È sempre preferibile accompagnarli con taaanto riso e, facoltativo, un buon vino. Aggiungere poca zucca ma tanto cuore, sia del Pagnottone che della Patata.

Oliare sempre e non distogliere mai lo sguardo dalla fiamma. Cuocere finché entrambi  non saranno cotti a puntino.

Ma non troppo, che si bruciano.

Assaggiare e saggiare.

Aggiustare secondo necessità, a volte c’è troppo sale, altre poco pepe e così via. Dovremmo

raggiungere un giusto equilibrio di tutti gli elementi: q.b.

Unire gli ingredienti.

Mangiare a volontà.

Buon appetito!

NdBB: Se sei uomo, rileggi tutto sostituendo “Patata” con “Zucchina”…

Sì questa è piena di doppi sensi… Fantastici, vero? 😉

A TE e A TE, affinché non perdiate più né la vista né la PAGNOTTA… 😉

…E a TE, “Padrino” della Pagnotta… 😉

“Chi ti ama c’è sempre,

c’è prima di te, prima di conoscerti…”

M. Mazzantini

PS: Altra storia sono gli uomini che si fingono eccelsi Pagnottari per raggiungere il loro scopo e poi si rivelano enormi PDM. Ma ve ne parlerò prossimamente. Contro questi non c’è scampo mie care, solo il Karma. Ma tranquille che quello è micidiale e non scorda nessuno.

Ridiamoci su

UN COMPLEANNO DA RICORDARE…

Ebbene sì, il tempo passa! Per voi, chiaramente, perché io ho compiuto sempre 29 anni… per l’ennesima volta!!

Ma quest’anno è diverso. Questo è stato un compleanno da ricordare! Il film lo avete visto? Dai è un cult! Una mia amica ed io ci telefoniamo ogni volta che lo danno per guardarlo, tornare adolescenti e sognare ancora.

Comunque non ho compiuto sedici anni e il più figo della scuola non mi è venuto a cercare portandomi la torta e mai accadrà. In primis perché non vado più a scuola già da un po’ e soprattutto perché – come ben sapete – la vita è tutt’altro che un film!hero_EB19840101REVIEWS401010384AR

Il mio è stato un compleanno da ricordare per altri motivi…

Non so voi, ma a Capodanno e ad ogni genetliaco mi viene naturale stilare un bilancio: dove mi trovo, quali obiettivi ho raggiunto, sono felice? Stavolta voglio esternarlo al mondo…

Faccio parte della schiera di persone “che non si lasciano stare”, quelle che chiamano sensibili, empatiche, o – semplicemente – profonde, qualcuno anche“pesanti” e devo dire che hanno ragione. Io mi sento solo una con tanti pensieri e poche parole e il già noto “vaso di coccio tra vasi di ferro”.

Da piccola – come tutti – avevo dei sogni e dei progetti ed ero davvero una bambina favolosa! Un esserino impertinente e così sicuro di sé, che guardava al mondo con aria di sfida e l’incoscienza che possono avere solo i bimbi.

Non so in che momento questa bimbetta mi abbia lasciata, ma mi manca.

Forse è successo quando ho iniziato a scontrarmi con la realtà e ho permesso che la vita mi cambiasse. Questa stronza, non solo non ci dà sempre quello che vogliamo, ma – troppo spesso – prende il sopravvento e noi riusciamo ad esserne solo spettatori disarmati. Così tutti i nostri bei progetti si fottono, lo sguardo si abbassa e la sicurezza svanisce.

Gli ultimi anni, poi, mi hanno tolto e dato tutto, condotto all’Inferno e riportato.

Ho conosciuto la disperazione pura, la depressione più totale, un abisso così nero e profondo dal quale, tuttora, non riesco a capire come abbia fatto ad uscirne indenne. Forse la bimba impertinente ha preso di nuovo il comando e ci ha salvate entrambe…

Ho smesso di prendermi cura di me stessa e delle persone che mi erano davvero vicine, perché pensavo – avevo deciso – che non ne valesse più la pena. Per questo, non riesco ancora a perdonarmi. Ma sicuramente tutto ciò mi ha trasformata e ho finalmente trovato un mio equilibrio.

Si dice che chi abbia avuto problemi seri, subìto un lutto grave, visto la morte da vicino, poi cambi, affronti la vita in maniera totalmente diversa e apprenda appieno il significato di essa.8416518286_311d46f669

Queste persone le riconosci, io ho imparato a distinguerle a chilometri di distanza. Forse è questo che è capitato a me e che doveva accadermi perché capissi molte cose.

Una delle parole chiavi che ormai uso costantemente è: “ridimensionare”. Guardare tutto nella giusta prospettiva.

Quante volte ci siamo trovati in circostanze che sembravano disastrose, poi col tempo le abbiamo superate, il dolore è svanito e ci siamo resi conto che erano solo sciocchezze. Quanto tempo perso dietro a persone immeritevoli, situazioni malsane, sofferenze gratuite. Troppo.

Gli avvenimenti molto gravi sono pochi, per fortuna. E possiamo immaginarli… Si trova un rimedio per tutto. Non vedo più i problemi come montagne insormontabili. C´è sempre una soluzione e, anzi, molto spesso le cose si sistemano da sole e molto più facilmente di quel che crediamo.

Non mi lascio sconvolgere dagli accadimenti esterni.

Non mi affanno… Né nel cercare di cambiare le situazioni, né per piacere a tutti.

Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, sempre, ma non farti neanche mettere i piedi in testa. Le persone tendono a prevaricarsi, rispetto tutti ma, sopra ogni altra cosa – finalmente –  rispetto me stessa e mi faccio rispettare. Anche se a volte con certa gente non vale neanche la pena discutere. Non lo vedo come un segno di debolezza, tutt´altro. Il mio tempo e i miei pensieri sono preziosi, quindi cerco di non sprecarli in discussioni sterili. Sono arrogante? Forse. Più che altro penso che le persone scelgano come vederti indipendentemente da quello che tu faccia o dica. Se decidono che piaci loro, potrai fare qualsiasi cosa, ma lo penseranno sempre. E vale anche il contrario. Perciò non mi lascio sfiorare dalle opinioni altrui. Faccio i conti solo con me stessa, il resto lo lascio andare….

Non sono mai riuscita a fare i finti sorrisi e, per questo, ora non mi colpevolizzo più. Anzi sono fiera della mia onestà comportamentale e consapevole che non possono piacermi tutti, né io posso piacere loro. E lo accetto.

Non mi va più di giustificarmi, di far capire o spiegare chi sono – anche se lo sto facendo proprio adesso – la massa sceglie di fermare il proprio sguardo ad altezza tette, alcuni sul trucco sempre perfetto, altri sul tacco dodici e decidono l’etichetta da darmi. Spesso rimangono delusi che io non corrisponda per niente all’idea che si erano creati e non mi interessa più. Non fingerò mai di essere quella che non sono.

Non mi piace stare in mezzo alla folla, se c’è troppa gente, in genere è sicuro che non ci sono io. Alcuni penseranno che sia per superbia, in realtà non ho la scioltezza necessaria per fronteggiare una ressa e non amo sgomitare, in nessun ambito. E poi, lo ammetto, spero anche che qualcuno noti la mia assenza. Sono patetica? Sì, e non me ne vergogno affatto… Non più. Ci faccio sicuramente una figura migliore se pensano che sia per alterigia e non mi va più di chiarirmi sempre con un: «Guarda che io non sono per niente così…». Tutti possono dire la loro, puntarmi contro il dito o parlarmi alle spalle. Io rimango imperturbabile. E, ancora una volta, qualcuno lo prenderà come freddezza, ma come ho già ampiamente esposto, non mi tange il pensiero altrui. Non mi interessa più l’opinione di chi ha fretta di giudicare, il mio equilibrio deve essere preservato.

Non posso farmi scalfire da chi preferisce pensare che io sia un’algida stronza, piuttosto che andare oltre l’apparenza e scovare un’anima impaurita che si difende. Io so chi sono, voi pensate ciò che volete e non posso farmi ferire da questo, il mio equilibrio deve essere preservato.

Ho una cerchia di persone insostituibili che mi coltivo con tutto l’amore di cui sono capace e che ci saranno sempre. Del loro giudizio mi interessa, eccome, del loro amore anche. Mi prendo cura di loro sempre, costantemente e dimostro loro quanto siano importanti per me. A chi lo merita, il cuore, l’anima e anche di più, agli altri auguro semplicemente una “Buona Vita” lontano da me.

Ce ne sono tanti che mi mancheranno per sempre. La vostra assenza, la mancanza dei vostri auguri, anche quest’anno, mi devasta.

Per un momento sono rimasta completamente da sola per scelta e circostanze varie. Probabilmente, in altri periodi della mia vita, non sarei riuscita a sopportarlo. Ora ho imparato a convivere con la mia solitudine che reputo un’alleata insostituibile e irrinunciabile dalla quale rifugiarsi e non più una nemica da rimpiazzare con chiunque. Mi cullo in lei ogni volta che ne avverto la necessità e, chi mi conosce davvero, sa e comprende questi miei momenti e che dopo ne esco rinata. Esco dal mio guscio solo se la compagnia mi aggrada, non ho più l’ansia delle uscite, né dell’onnipresenza alla mondanità e non mi fanno più paura quattro mura.

Preservo il mio ritrovato equilibrio, anche a costo di un’esistenza solitaria.

Sixteen_Candles_272Non gioco coi sentimenti degli altri e non tollero minimamente chi lo fa coi miei. Perciò rifuggo tutte le situazioni poco chiare, ambigue, disturbanti, anche se mi costa dolore, ma non posso più accanirmi, non posso inseguire, non posso aspettare. Il mio equilibrio ne uscirebbe devastato.

È che non me lo posso più permettere, capite? Non posso più piangere, rimuginare, fantasticare, di tempo ne ho sprecato già abbastanza e tutti noi sappiamo che non è infinito. Ho fatto dipendere troppo il mio umore da comportamenti e azioni altrui e ora non permetto più a nessuno di turbare la mia ritrovata pace interiore.

Sconvolgermi la vita positivamente, quello lo concedo a tutti.

Se mi trovo qui, adesso, in questo momento, con determinate persone piuttosto che altre, vuol dire che mi dovevo trovare qui. C’è sempre un motivo. Potrebbe sembrare assistere inermi alla propria vita, non viverla e lasciarsi trasportare da essa. In realtà è un adattarsi agli imprevisti pensando che non sempre quello che accade di negativo è negativo, anzi, certe volte è la nostra salvezza o è qualcosa che ci catapulta verso l’inimmaginabile.

Come dice qualcuno:“A volte il destino ha più fantasia di noi” a volte poniamo limiti alla Provvidenza e ciò che immaginiamo la delimita di molto. A volte ci convinciamo che quello che ci manca, sia il solo responsabile della nostra felicità o causa della mancanza della stessa. Ma siamo solo noi a scegliere se essere felici o meno e non possiamo davvero, davvero, immaginare cosa ci aspetti domani.

Lascio che la vita mi sorprenda…

Mi ha condotto in posti che non avrei mai immaginato, con persone sconosciute poi divenute pilastri, colonne poi sbriciolate, ma sono sopravvissuta.

Anche questo blog rappresenta un inaspettato portone aperto su una porta che mi è stata chiusa in faccia, con immenso dolore. Non so dove mi condurrà, ve lo dirò, ma – per ora – il viaggio mi sta piacendo molto e sta andando ben oltre ogni mia aspettativa. Grazie.

Mi guardo costantemente allo specchio in cerca di rughe inesistenti, mi muovo milioni di critiche ma in fondo, in fondo, molto in fondo, mi accetto così come sono. Non sarò mai una taglia quaranta, combatterò sempre contro cellulite e occhiaie e i capelli non staranno mai come dico io, ma va bene così.

Ho deciso di essere più indulgente con me stessa…un_compleanno_da_ricordare

Mantengo degli atteggiamenti da bambina e ne sono fiera. Ho imparato a ridere sempre e di tutto, a cominciare da me stessa. La mia Bimba Interiore ha finalmente smesso di urlare e ora canta, in macchina, sotto la doccia, fa scherzi ogni volta che ne ha occasione e non si prende MAI sul serio. E sono felice che la mia parte puerile, irrazionale, incontrollata, sia rimasta intatta, nonostante tutto.

Siamo il frutto delle nostre scelte: sbagliate, azzeccate, ridicole, ottime, pessime, va bene così! Tutti sbagliano. Siamo essere fallibili per fortuna! E sono i fallimenti che portano al miglioramento. E adesso ho scelto di essere felice. Ascolto il mio cuore, SEMPRE. Ci parla molto più di quel che percepiamo, basta spogliarsi del giudizio e saper ascoltare. Sbaglierò, ma almeno so che ogni gesto che compio o ometto, proviene direttamente dal mio cuore e questo mi fa stare bene.

Prima il mio compleanno doveva essere un giorno grandioso, avevo un motivo per sentirmi speciale, amata e festeggiare, in grande chiaramente. Ora tutto questo non m’interessa più… Poche persone, cose semplici, affetto autentico. Questo conta. Ho ricevuto tantissimi auguri. Il pensiero che tutte queste persone abbiano voluto trovare – perché si sceglie di trovarlo – del tempo da dedicarmi, mi ha riempita di gioia. Questo conta. E forse vuol dire, forse, che alla fine, non sono una così brutta persona…

Sono qui e sono viva.

Anche se le cose non sono andate esattamente come volevo, se quasi mai vanno come vorremmo, ho imparato ad accettarlo e oggi, nonostante tutto, nonostante tutto ciò o chi mi manca, nonostante una lista dei “nonostante” pressoché infinta, oggi, nonostante tutto, io mi sento felice e sono grata di questo.

E questa è tutta la teoria…

..La pratica è che – ve lo confesso – ogni tanto mi dispero ancora per cose stupide. Mentre scrivo queste righe, anche il mio viso è rigato e non so dirvi se siano lacrime di tristezza o commozione. Ma va bene così. Accetto anche i miei tanti limiti e i momenti di debolezza e fragilità. Vuol dire che sono ancora in grado di emozionarmi, di provare sentimenti profondi e di non vergognarmi mai di essi.

Comunque uso trucchi waterproof perché pure da commossa devo rimanere gnocca e poi così non c’è traccia, perché – si sa – le gnocche mica ce l’hanno un’anima!

Per i compleanni si augura la fortuna, la felicità, l’amore, d’ora in poi io augurerò tutto questo.

Per i vostri compleanni, vi auguro di arrivare dove sono io ora. Di trovare questa pace, felicità, serenità e consapevolezza che inseguiamo, a volte, per tutta la vita. Vi sembrerà banale, vi sembrerà poco, per me non lo è affatto.

Ve lo auguro di cuore.

…E Buon Compleanno da ricordare a me… 😉

«… E adesso dimmi com’è andata?

Com’è stato? II viaggio di una vita lì con te…

Io spero solo tutto bene, tutto come…

Progettavate voi da piccole…»

Liga

«Tutto questo tempo a chiedermi cos’è che non mi lascia in pace…

Tutti questi anni a chiedermi se vado veramente bene

così come sono

Così un giorno ho scritto..

Ho aspettato a lungo qualcosa che non c’è,

invece di guardare il sole sorgere…

 E miracolosamente non ho smesso di sognare

E miracolosamente non riesco a non sperare

E se c’è un segreto è fare tutto come

se vedessi solo il sole e non qualcosa che non c’è…»

Elisa

A chi c’è Sempre e a chi mi mancherà SEMPRE

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI…

«Se ti piace, devi farti sotto, prima che lo faccia qualcun’altra!!»

Adoro “Harry ti presento Sally”, è uno dei miei film preferiti e ricco di scene emblematiche. In una di queste – sedute ad un tavolo di un bar- due amiche suggeriscono a Sally di sposarsi in fretta perché a una che conoscono il marito è defunto due mesi dopo il matrimonio. «Dovrei sposare uno per prevenire il suo decesso??»

«Almeno potresti dire di essere stata sposata!» harry-ti-presento-sally-4

Ecco. Le amiche sanno sempre cosa dovresti fare. La scena che sto vivendo io è all’incirca quella, solo che io non sono Meg Ryan e la mia vita non è mai stata un film romantico.

In questo caso io dovrei provarci con uno per prevenire la sua fuga con un’altra. Ma se mi offrissi a qualcuno – per rimanere sui film – sembrerei tipo Fantozzi quando va dalla Silvani e le dice «Prendimi!» più o meno così. Ma le amiche sanno sempre cosa dovresti fare!

«Scusa tanto cos’hai da perdere?»

Dignità? Amor proprio? Quintalate di già scarsa autostima? La libertà? Poiché non uscirei più di casa per l’imbarazzo? Potrei fare un elenco inesauribile…

«Comunque questa fase mi piace troooppooo!! I preliminari dei preliminari!! Li adorooo!! È tutto così bello!! Eccitante!! Nuovo!!»

Certo, quando lo vivono gli altri è tutto fantastico e fichissimo, per me è solo immensamente stressante.

No, non ce la posso fare…

I preliminari dei preliminari rappresentano quella fase limbica nella quale forse ti piace uno, ma forse no. Forse tu piaci a lui, ma forse no. Forse siamo tutti psicopatici, sì, quello decisamente. Comunque in sintesi è il periodo che – quando va bene – precede una vera e propria frequentazione, quello di studio, di sondaggio, di gioco. In cui ogni gesto è interpretabile, ti toglie o ti dà speranza, la fase del “NonCeStoACapìNiente”, in sostanza! Io, chiaramente, leggo tutto in chiave catastrofica e pure una cosa bella la dimentico subito perché poi partono sei milioni di paranoie in fila per sei col resto di due, che la offuscano di brutto. Ma saranno solo deliri o la dura realtà? Perché sì, è tutto bello, nuovo ed eccitante, ma rimanete tu da una parte e lui dall’altra, con le rispettive vite al proprio posto, quindi che cambia?

No, non ce la posso fare…

«A me sembra che tu te la stia facendo sotto! Ecco, adesso te l’ho detto!» Io?? Ma come si permette?? Sono una roccia e queste cose non mi sfiorano nemmeno!

«Non se la sta facendo sotto, è che non sa nemmeno lei quello che vuole!»

Già, questo è vero. Quando inizierò a capirmi non sarà mai troppo tardi. Però pure Lui ci mette del suo, eh!! Lui, ecco. Questo soggetto sconosciuto che occupa i miei pensieri. Sarebbe tutto molto più semplice se mi prendesse e mi sbattesse al muro, almeno non avrei più dubbi da entrambe le parti: manifesterebbe il suo interesse e – se lo lasciassi fare – capirei che ce l’ho anch’io, sennò viceversa. Ma Lui non si produce in gesti clamorosi e inequivocabili, figuriamoci crepare un muro. Non li fanno più gli uomini di una volta e forse neanche i muri.bambini

A giustificazione o tentativo di comprensione dell’inattività del circa-oggetto dei miei desideri, parte l’analisi del “Forse Lui”, la fanno loro, giuro. Perché io in questo sono migliorata e non mi lambicco più il cervelletto. Mi baso sui fatti e basta. Ma loro, le amiche-consigliere, devono capire:

Forse Lui non sa se tu sei interessata (Adesso mi appendo un cartello al collo con su scritto:”Se la vuoi, te la do!”); Forse Lui è rimasto scottato dalle storie precedenti (Certo, solo lui! Noi siamo tutti immacolati!); Forse Lui ha paura. (Giuro che questa è quella che odio di più!! Ma paura de che?? E solo lui poi??); Forse Lui ha un’altra o altre e non sa decidere (Parolacce, svariate parolacce…)

Le ho lasciate sfogare finora e sono rimasta in silenzio. Ma qualcosina da dire la avrei…

Partiamo dalla frase che mi ha particolarmente colpito:

«Devi farti sotto, prima che lo faccia qualcun’altra!»

«Scusate non potrebbe farsi sotto qualcun altro anche con me? Allora perché Lui sembra non preoccuparsene? Perché devo essere io, o – in generale- la donna, quella che ci rimette?

Perché, a parità di condizioni, si tende a pensare che sia la donna a perdere un’occasione e mai l’uomo? Eppure quanti sono tornati da noi? TUTTI! Tutti si sono resi conto solo dopo di quel che avevano perso. Quindi qualcosa valiamo, no? Per quale motivo allora dovrei credere che se non faccio qualcosa in fretta, mi venga soffiato da davanti e che sia terribile solo per me? Non dovrebbe avere anche lui paura di perdermi?

Sapete che penso? Se qualcuna “lo porta via”, sarebbe andato via comunque, è semplice. Allora molto meglio subito!

Perché dovrei farmi prendere dall’ansia dell’azione, quando ancora non so che pensare, solo per paura di farmi sfuggire la “preda”? Io sono femmina, sono una preda per antonomasia, eppure sono lasciata libera! Non merito più nemmeno di essere corteggiata? Dovrei servirgliela su un bel piattino e dire: “Guarda un po’? È tutta per te!” Lo sapete che c’è? Non mi piace! E non vedo perché dovrei farlo. Ci hanno insegnato che gli uomini sono cacciatori e poi gli portiamo la selvaggina in casa! Come se non fossero più abilitati alla caccia! Eppure mi pare che, tutti i giorni, incontriamo uomini che ci provano e non mi sembra che serva incoraggiarli o stuzzicarli! Anzi! Però poi, se ci interessa qualcuno e questo non fa niente, dobbiamo muoverci noi! Dimenticandoci di essere fanciulle da conquistare.  È un discorso all’antica? Sembro mia nonna? Perfetto. L’esperienza mi ha insegnato che se uno davvero ti vuole, ti cerca, ti trova e fa di tutto per averti. Punto. Poi possiamo metterci tutte le scusanti del mondo, ma la verità è questa.

Non fa nulla? Evidentemente non c’è interesse, pace! Che dobbiamo fare?? Dovrei supplicarlo?? Ti preegooo… Anche no, grazie!

Vogliamo parlare della paura?? Io sono terrorizzata!! Eppure il piacere vincerebbe, è così che accade. Se ti vuoi vivere una persona, lo fai. La garanzia del successo non te la dà nessuno, eppure vedo incoscienti che ci provano tutti i giorni!

Quante volte abbiamo sofferto, eppure siamo ancora qui! Questa scusa della paura è diventata inaccettabile, davvero!

E sapete che c’è? Che, nonostante questo, sono pure carina con lui, tanto! No, non mi guardate così, che è vero! Sono dolce, presente ma non soffocante, sono irriconoscibile insomma! Mi sto impegnando, ok? Certo non posso lobotomizzarmi, ma ci provo. E lui lo sa. Quindi dovrebbe apprezzarlo, ecco! Sì, ok, pure lui è carino con me, ma mica sempre! Non facciamolo diventare un santo, per favore!! Perché io sono strana, ma pure Lui…

Dovrei temere o accettare uno che si scorda di me se fiuta un’altra gonna? Uno che il secondo prima c‘è, un attimo dopo scompare e riappare a suo piacimento? Prima dolce e carino e poi distanza e paletti e per giorni non esisto? No, grazie. Non mi interessa.

Non sa decidere? Non sai scegliere? Perfetto, la decisione la prendo io perché non competo. Ti lascio a tutte le altre. Se non fa una scelta, per me ha già scelto.

Dovrei convincerlo che io sono la migliore? Non lo farò… Deve essere una libera scelta. Anche io mi perdo tutti gli altri e ne sono consapevole. Ma adesso, qui, ora, me ne interesserebbe uno. Uno solo. Ne ho scelto uno.

E sapete che sono in grado di stare da sola, questo l’abbiamo capito tutti. Quindi non sarebbe un bisogno da soddisfare a tutti i costi. È un piacere. Passare del tempo con questa persona, perché mi piace quando stiamo insieme. È semplice.

Dovrebbe essere semplice e invece? Siamo qui che parliamo, formuliamo congetture, creiamo… Sono i fatti a parlare per noi: ognuno per la propria strada. I motivi non li conosco e forse non li conoscerò mai, ma per ora l’evidenza è questa. E questo deve contare per me. Dovrei forzare gli eventi per quale motivo? Penso che se ci tieni, ci sei. Punto. Deve fare la differenza nella mia vita e, per farlo, deve esserci. Ho bisogno di Presenze. Perché di Assenze ne ho abbastanza, in tutti i sensi. E di sicuro non posso pretendere attenzioni costanti da qualcuno per il quale IO evidentemente non faccio la differenza. È semplice… Quindi la questione si chiude qui»

È esattamente tutto quel che ho realizzato in un attimo. Così limpido e cristallino da sorprendere anche me, la mia mente incasinata e il cuoricino rattoppato. Mi applaudo da sola.

03_941-705_resizeAfferro la cannuccia e giro compiaciuta il mio cocktail. Sorseggio e alzo lo sguardo, al nostro tavolo del bar, trovo quattro occhi che cercano di decifrare le mie mosse e due bocche che quasi in coro urlano:

«Tu che pensi??»

Ah perché mica ho detto loro tutte queste cose, figuriamoci! Me le tengo per me. Poi sennò mi dicono di nuovo qualche altra frase che mi fa intrippare. No, no. Lo sono già abbastanza. Demolirebbero una ad una le mie argomentazioni fantastiche e detesto quando lo fanno. Poi comincerebbero a dire che sono una vigliacca che scappa e mi dipingerebbero come una fifona conta-scuse.

E subito a difendere Lui, capito? Lui!! Solo perché ogni tanto mi passa per la testa, loro fanno tutta questa storia… Lui viene sostenuto per preservare questo sogno, perché pare che – quando parli di Lui – io sorrida, pure tanto. Io? Ma dai chi ci crede? Mi ci vedete?? Sono delle pazze deliranti che non vedono l’ora di vedermi felice.

«Non ne vale la pena. Se le cose stanno così, non ne vale la pena. Inutile provarci…»

A volte possiedo proprio il dono della sintesi. In fondo, la sostanza è questa.

Il suono del mio telefono e di scatto mi giro a guardarlo. Messaggio arrivato. Un’altra amica. No, non è lui, ci avevate sperato anche voi? Pazienza.

«Sai, è per questo che ci si prova ancora… »

«Per cosa?»

«Per l’espressione che hai fatto quando hai sentito il suono del telefono, per il sorriso che fai se vedi che è lui e per la gioia nei tuoi occhi quando vi vedete… E non ti vedevamo così da tanto… per questo ne vale ancora la pena…»

Mordo la cannuccia. Però mica l’hanno detto che non era Lui!! Ora si prende anche meriti che non ha!! Ve l’ho detto che sono delle pazze faziose!

I preliminari mi piacciono parecchio, i preliminari dei preliminari li detesto. A volte andare dritti al sodo è meglio, in entrambi i casi. Che stress!

Tutto ciò che ho pensato è giusto, fila, va bene per me. Ma magari potrebbero esserci delle attenuati, o cerco ancora giustificazioni che contraddicano l’evidenza?

No, non ce la posso fare…

Di nuovo lo squillo del telefono a distrarmi dai miei pensieri e io che, istantaneamente, sorrido. Tra due secondi forse lo farò ancora di più, o forse resterò nuovamente delusa. Tra poco lo scoprirò.

Cosa succederà? Anche quello scoprirò, non so quando. Forse agirò io, forse lui. Forse entrambi o nessuno. Non si sa, nessuno può saperlo.

Che faccio? Boh!

Per ora, guardo solo il telefono…

«Io ti voglio bene, ma non so se mi conviene perché c’ho un po’ paura di soffrire.
Potrei anche morire. Allora onde evitare di farci male, sarebbe meglio forse lasciar stare.
Non mi chiamare più, io non ti cercherò. Però rimane questo grande “non lo so”… »

Irene Grandi

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A quelle sedute sempre con me,

al tavolo della mia vita…

(Sì, non dovete più confidarmi niente… 😉 )

 

 

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI continuano QUIQUI e QUI

NON E’ MAI UN SEMPLICE: “CIAO!”

Quando devo insultare me stessa, mi stupisco della quantità di aggettivi negativi che conosco.

In questo preciso momento mi sto etichettando come: idiota, stupida, patetica, pazza, squilibrata, vigliacca, paranoica… Prendo fiato e ricomincio in ordine alfabetico: antipatica, brutta, cretina, deficiente, ebete, fifona…

Non potrei giudicarmi diversamente. Sono ipnotizzata da più di due ore fissando lo schermo del telefono, incapace di inviare un semplice sms.messaggi-sms_c

Semplice?? Manco per niente…

Il nome del destinatario poi, mi apre scenari apocalittici, però accompagnati da una musica dolce e romantica. Il mio cuoricino rattoppato accelera. Bum! Bum! Sì, il problema è proprio quello.

Oddio ho i crampi allo stomaco. Devo vomitare…

«Ce la puoi fare! Ce la puoi fare! Ce la puoi fare!». Ok, niente panico.

«Ma che fai?? Lascia proprio perdere!! » Ecco, perfetto, ora si mettono a litigare anche le Voci nella mia testa!

Zitte, per favore, sono già abbastanza nel pallone!!

È un messaggio, una cosa carina…

«Ciao!» Sì, ok. Si inizia sempre con un “Ciao”, ma poi? Come finisce?

È un messaggio, una cosa carina, un saluto, un pensiero. Quanti ne inviano al giorno nel mondo? Miliardi! E io non sono in grado di farlo?? No, penso di no… È un messaggio, un semplice messaggio, che gli scrivo? (…e poi come finisce?) Stai calma, stai calma, stai calma…

Mi accendo un’altra sigaretta.

«Ciao, come stai?» Eccooo… Bravaaa… La banalità fatta donna!! Ma che gran bel testo!! Che profondità! E ti ci sono volute addirittura due ore per partorirlo?? Complimentiiiiiii!!!

Caspita, è vero. È il messaggio più triste nella storia dei messaggi!!

Cosa scrivo allora? Una battuta magari, ma mica faccio il clown di professione, cavolo! Sono una personcina seria! Ecco, lui pensa che sono una seriosa barbosa. Sì, lo sapevo. Ok che scrivo?

Uffa che palle! Ma chi me lo fa fare? No, non gli scrivo, che poi magari neanche mi risponde. Se gli scrivo e non mi risponde, potrei morire, allora perché dovrei torturarmi??

Meglio lasciar perdere…

«Disse la vigliacca…» Senti Vocina, per favore, lasciami in pace pure tu. Non ce la posso proprio fare. Già è difficile mandare un messaggio, poi ora mi sono venuti pure in mente almeno un miliardo di “E se?”. E se mi ignora? E se mi risponde male? E se magari gli rompo le scatole? E se non gli fa piacere che gli scrivo? Perché sennò mi avrebbe scritto lui, no?? E se, e se, e se… “E se” altro che ipotesi, queste sono certezze! Di catastrofi!! E se si imparanoia pure lui per scrivermi? No! Ti pare? Impossibile…

Mi accendo un’altra sigaretta.

Ecco, la canzone che ha scelto il lettore non mi piace, questo sarà un segno che mi dice di non mandarlo. Ecco, lo sapevo. Non lo devo fare!!

Ok, scritto così è perfetto. No, aspetta. Lì ci va la virgola. No, forse no. Qua tolgo i puntini e metto un bel punto esclamativo, sì! Qua cambio le parole che non mi piacciono proprio…

Mica è un concorso di stato! È un sms!! Non prendo i voti sulla grammatica! Cavolo!!

Oddio quanto sono complicata. Va be’, almeno prendo tempo. (Si inizia sempre con un “Ciao” … ma poi come finisce?)

Mi accendo un’altra sigaretta.

Allora: se non lo mando, non cambia nulla. Se lo mando e non mi risponde, non cambia nulla comunque. Se invece lo mando, mi risponde e… Be’ cambierebbe tutto!! Però siamo a un terzo delle probabilità, contro due terzi. Cavolo, pure la statistica parte sfavorevole. Niente, è un segno, non lo devo mandare!!

Ecco, questa canzone mi piace. Forse se glielo mando mentre la ascolto, ci riesco. Forse…

Oddiooooooo… Ho lisciato il tasto di invio!!! Fiùùùùùùù… Che paura!! Dannato touchscreen del cavolo!! Non è proprio fatto per me, siamo incompatibili!! Ci mancava poco e lo inviava così! Senza che fossi pronta! No, devo riprendere fiato, non ce la faccio.

Mi accendo un’altra sigaretta.

Inviare-SMS-durante-il-sonno edOk che ora è? Non è troppo tardi, perché i messaggi a tarda notte non si mandano mai, è la regola base. Non si scrive di notte, perché sennò si capisce che quella persona la pensi di notte e non sta bene. Poi può pensare pure che sono ubriaca e che, quindi, il messaggio sia stato dettato da una disinibizione alcolica.

No, no, sono sobria e l’orario è perfetto.

Però forse è meglio scrivergli domattina. Ma non troppo presto, perché sennò poi sembra che mi sono svegliata pensando a lui. Come se non fosse vero… Va be’ lui non deve saperlo, però. No, non ce la posso fare!!

Stai calma, stai calma, stai calma…

Mi accendo un’altra sigaretta.

È che mi piace, capito? «Daaaiii non si era capito!!» Le Voci nella testa, ora finalmente d’accordo e in stereofonia. Sì, mi piace. E quindi sono terrorizzata.

«Ciao!» …ma poi come finisce? Non è mai un semplice «Ciao!». Perché mette in moto qualcosa. Ecco, è questo quello che temo. Bum! L’ho ammesso. L’incognita. Già non riesco a mandarlo e poi che succederà?? Come finisce? Ho paura. No, no, ho paura. Tanto le cose vanno sempre male… Come quando mi ha scritto… e io ho scritto a… che poi dopo… No, non ci devo pensare!!

Non gli scrivo. Perché «Io vorrei scriverti, ma ho paura» rientra nelle “Cose che non si possono dire”.

Questa è la triste verità. E per tutto ciò devo ringraziare dei nomi e dei cognomi. Questo è quello che mi fa incazzare di più. Per colpa di persone distanti anni luce, non sono più in grado di inviare un sms, perché ho paura delle conseguenze.

Bum! L’ho ammesso di nuovo. Loro si stanno ponendo problemi? Non credo proprio. Uno starà giurando amore eterno a qualsiasi gonna gli passi sotto il naso, un altro starà riversando l’astio nei confronti dell’ex su qualche altra incolpevole, un altro… Ma che mi frega di loro! Perché ci penso?? Non ci devo pensare. Ma non riesco a non farlo… Non è mai un semplice «Ciao!» perché pensiamo sempre a come finisce. E dietro c’è un pregresso che rovina con prepotenza un futuro che ignoriamo. È curioso, ma, quasi sempre, a parità di probabilità tendiamo a ipotizzare gli scenari più tragici.

Perché se io penso a lui, a parte che sorrido subito, ma poi parte una musichina dolce e immagino lui ed io che… Niente! Sono pazza! A ‘sto punto partono sempre le paranoie e buttano giù noi, la casa, i cinque figli, il cane… Ah non lo avevo detto questo? Va be’, ormai l’ho detto…

Di nuovo i crampi. Devo vomitare.

Non è mai un semplice «Ciao!».

Ogni volta che aspettate un sms che non arriva mai, pensate che il mittente non ha voluto inviarlo. Al mittente non gliene frega niente. Il mittente è uno stronzo. Chiaro, no? Ormai siamo abituati a fare due più due con tutto, perfino con l’inestricabile labirinto della grandiosa mente umana. Pensate questo e archiviate il problema.

Oppure… Pensate che qualcuno, da qualche parte, in questo stupendo mondo, è fermo come un ebete con un telefono in mano, a fissare un display di uno smartphone, che fa tutto fuorché parlare, in attesa di non si sa bene cosa.

Magari non è così, ma giurereste che non vi sia mai capitato?

shakesms

Ora scusatemi, mentre nel mondo qualcuno pensa che io sia un’insensibile e indifferente menefreghista, torno a fissare il mio telefono. Magari, prima o poi, inizia a parlare e mi suggerisce cosa fare…

«Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori… »

Italo Calvino

Dedicato sempre a chi mi ha detto della paura…

Tifo per te!! Ci serve un” Lieto Fine”… 😉

 Prima pubblicazione: 08.01.2015

SONO UNA VIGLIACCA…

È inevitabile che, avvicinandosi la fine dell’anno, si tenda a fare un’analisi dell’andamento degli ultimi dodici mesi. Mi sento sempre in credito nei confronti dell’Universo, ma quest’anno ho una certezza da affrontare: sono una vigliacca.filosofo-tuttacronaca

Se analizzo i miei comportamenti, pensieri, parole, opere e omissioni, la conclusione è sempre questa: sono una vigliacca.

Ho mollato. Sono sprofondata in un abisso nero nel quale mi sono cullata per mesi perché sono una vigliacca e ho smesso di lottare. Tanti hanno preferito non vedere, altri troppo egocentrici o superficiali per farlo.

Mani tese verso di me per afferrarmi, due, forse tre, non di più. Mani che ho provato perfino a cacciare, perché sono una vigliacca, volevo crogiolarmi nelle mie debolezze e non volevo essere salvata. Mani protese a chiedere, sempre molte… Sono stanca. Davvero. Ho eliminato altre persone dalla mia vita, tante.

Molte pensano che io sia la più stronza del mondo e mi va benissimo così. Perdonatemi,  non lo ero, mi ci hanno fatto diventare e ora mi adagio in questo mio nuovo ruolo, perché sono una vigliacca e ho smesso di chiedere e dare spiegazioni. Ho imparato che chi mi vuole davvero bene mi ama anche così, degli altri non me ne frega proprio più niente. Non ho più la voglia di comprendere sempre e ascoltare chi mai lo fa. Non mi interessa sentire lamentele continue. Non è gradito chi c’è “perché o finché non trova di meglio”. Chi porta solo nevrosi perché ho già le mie e vi assicuro che bastano. Chi parla solo e di fatti ne fa pochi. Chi cambia comportamento a seconda dell’interlocutore, chi si dimentica di te se non gli servi più.

Chi vuole esserci è ben accetto. La porta è sempre aperta, sia per entrare che per uscire. Ma non si richiedono né si fanno preghiere di nessun tipo. Così è. Amen. La mia vigliaccheria si esplica, così, nell’intolleranza. Non tollero più, elimino e basta. È più facile e, ormai, scelgo la via in discesa, perché sono una vigliacca.

Resto fedele alle etichette che mi sono affibbiata, piuttosto di provare a vedere se posso diventare altro. «Sono così». Punto.  Ho posto barriere, paletti, costruito un recinto di convinzioni nel quale pascolo insieme ai miei pensieri che non confido a nessuno.

Fingo indifferenza invece di puntare i piedi e alzare la voce. Nascondo i miei sentimenti, invece di provare a esternarli. Sono una vigliacca, perché ho scelto di tacere invece di parlare.

«Certe parole, a pronunciarle, suonano male, per questo non le diciamo» non ricordo dove l’ho sentito, ma sono assolutamente d’accordo. Certe cose non si possono proprio dire. Se sei una vigliacca, poi, non le pronuncerai mai.95561 ed

Le frasi composte da tre parole sono le più difficili. Tre parole, tremila paranoie…  “Tu mi piaci, Ti voglio bene, Io Ti Amo, A me dispiace,  Tu mi manchi, Io sono felice, Tu sei speciale…” La più difficile, perché si ammette la propria debolezza, è: Io ho paura. Ho paura di tutto, ho paura di essere giudicata, additata, non compresa, di non essere perfetta, all’altezza, ho paura di essere felice, ho paura di TE… Come si fa a dire una cosa simile? A investire una persona di una tale responsabilità e, allo stesso tempo, soddisfazione? Tu sei importante. Io sono ferita. E ho talmente tanti mostri nella testa, che ho paura di mostrare a chiunque, che, ormai, ho preferito nutrire loro piuttosto che le mie speranza perché sono una vigliacca che ha paura.

“Io ti ringrazio”. Mi sono tenuta per me anche questo. Avrei dovuto e avrei voluto dirlo a un’anima gentile che è arrivata inaspettatamente nella mia vita, donandomi delle risposte a delle domande che, ovviamente, non le avevo mai posto.

Ma non ho detto niente e l’ho lasciata andare perché “sono una vigliacca” e un giorno magari mi pentirò di tutto quello che non ho detto, ma, ora, ho paura e ho deciso di coltivare lei, piuttosto che vivere.

Penso che, se fossi stata un pochino più coraggiosa, non sarei ora qui a scrivere.

Sono sprofondata in un abisso nero e mi sono detta che, ormai, era l’unico posto in cui potevo rimanere. Perché sono una vigliacca e non avevo più voglia di combattere. Sono stanca. A volte bisogna capire quando è giusto mollare. Ho mollato. La mia vigliaccheria mi ha coccolata e custodita nel buio, raccontandomi che era inevitabile e che sarei stata finalmente al sicuro. Le ho creduto. Lottare, per cosa? Sperare, ancora? Basta, sono stanca. Sono rimasta in un abisso nero, circondata da muri di certezze, spettri e incubi tutti costruiti e alimentati da me. Sono una vigliacca, ho preferito smettere di sognare e ho spento la Luce. Sono rimasta nel buio per mesi, ma non riuscivo più a tollerare l’oscurità e non avevo più la forza di anelare alla Luce.311210_savanna_-lvica_-oxota_1920x1200_(www.GdeFon.ru) ed

Penso che, se fossi stata un pochino più coraggiosa, non sarei ora qui a scrivere.

Ma sono una vigliacca. Per fortuna…

 

“Tanto più resistente è la corazza, 

tanto più fragile è l’anima che la indossa”.

Edvania Paes

 

Dedicato a chi mi ha detto «Ho paura di essere felice,

perché ho smesso di credere alla felicità…»

E al coraggio di essere felici tutti i giorni…

Prima pubblicazione: 30.12.2014

…SWEET JULY

«Hai mai visto il film “Sweet November”? Di un romanticismo fiabesco e delirante.

Allora… Lei propone a lui di frequentarsi per un mese intero e basta. Un mese, non un giorno di più né uno di meno. Un mese. «Abbastanza per conoscersi, ma non abbastanza per coinvolgersi sentimentalmente». Che poi è opinabile, a volte basta anche meno per innamorarsi. Comunque… Va be’, non te lo racconto tutto, ma lui accetta e fanno questa “prova”.  Il finale non te lo dico, però è scontato che si innamorano subito e passano un mese da favola, ecco. Un mese.

E lo sai che ti dico? È un’idea geniale!! Allora io te lo dico…

Voglio stare con te per un solo mese! Io voglio che tu sia il mio Luglio! È il mese del caldo, dell’estate, perfino del mio compleanno! Un mese tu ed io.29 - sweet-november_50 EV

E sai perché? Perché la prima volta che ci siamo visti… No, non te lo dico, lo sai! Perché mi piace il suono della tua voce e vorrei sentirlo davvero, davvero, tutti i giorni, più volte al giorno, per almeno un mese.

Perché adoro il tuo sorriso e vorrei vedertelo sfoggiare mentre guardi me.

Perché sono certa che scopriremo che ci piace ridere insieme e tenerci per mano.

Qualcuno ha usato l’espressione “Senza filtri né censure”. Capisci che intendo?

Ok te lo spiego. Tu e io per ora ci piacciamo e basta. Non sappiamo quasi niente l’una dell’altro, ma immaginiamo, nel bene e nel male. Poi abbiamo vari schemi che seguiamo: non farsi sentire spesso, non concedersi del tutto, non raccontare troppo di sé, evitare comportamenti che “in passato” hanno causato problemi… Io voglio abbattere questi paletti e voglio te per un mese intero senza limiti.

Sarebbe bello dirsi tutto senza paura, fare tutto quello che ci va senza seguire una cadenza dettata dalla ragione. «È troppo presto, è troppo tardi, andiamo con calma…»  No! Niente di tutto questo! Non abbiamo tutta l’eternità e quando il tempo è limitato, si deve dare il massimo. Un mese di tutto quello che ci passa per la testa e ci fa stare bene, senza preoccupazioni, senza paure, senza l’angoscia dei passi obbligati.

Tendiamo a rimandare, a mettere scuse, a filtrare i nostri pensieri che «Poi chissà che pensa…» Be’ non mi interessa cosa pensi, questo è quello che vorrei, pulito, puro e splendidamente folle. E vorrei essere capace di vivere così tutti i giorni… Un mese tu ed io. Non puoi avere paura di me. Perché per un mese io avrò cura di te, la mia missione sarà la tua felicità. E, credimi, io so, lo so per certo, che dopo questo mese tu non potrai fare a meno di me.

E non devi preoccuparti per me, so cosa faccio e quello a cui vado incontro e, credimi, sono felice già solo per averti detto questo. La mia felicità può solo aumentare, succeda quel che succeda. Ma io so già come andrà…

Un mese, poi si vedrà.

Quanto tempo sprechiamo? Troppo. Se va male, alle brutte, hai buttato un mese. Puoi dire in tutta onestà di non averlo, purtroppo, già fatto? La risposta la conosco.

Un mese tu ed io. Dimmi che ne pensi…»

…Mi sono svegliata sgomenta. Un sogno decisamente troppo romantico, un’audacia che non mi appartiene. E quei pensieri? Quelli, forse, un po’ sì…

Partendo dal presupposto che comunque non sono Charlize Theron, se facessi io una proposta del genere, quanto mi sentirei ridicola da uno a dieci? Un milione… Verrei presa per pazza. E se la facessero a me? Be’, devo dire che sarebbe stuzzicante…

Qual è il limite tra il romanticismo e la ridicolaggine? E chi è che lo stabilisce? Dovrebbe farlo un uomo per essere romantico e sarebbe patetico solo se fatto da una donna? O valgono entrambe le opzioni?

Qual è la giusta tempistica? Ma poi c’è?? Prima telefonata almeno tre giorni dopo che ti ha dato il numero, per non mostrarsi troppo bramosi. Sesso dopo tre appuntamenti, almeno. Dirsi «Ti Amo» dopo parecchio, perché se lo dici subito sembra che non è vero, se lo dici subito poi diventi quello più coinvolto,  dovrebbero passare dei mesi, almeno.

Tentare o rinunciare? Se va male? E se va bene? Questo tendiamo a non pensarlo mai, eppure la probabilità è la medesima. Anzi, è rassicurante pensare che un fallimento non cambia la situazione attuale, mentre un successo la muta, eccome! Ma non tentando…

Ma se uno sta bene con me, non dovrebbe venirgli naturale voler passare del tempo con me, senza che glielo chieda, e quasi imponga, io??

Ah ecco, perfetto! “Dovrebbe”! Ecco gli schemi, ecco i paletti, ecco i “dovrebbe”!

Continuo a girarmi, fantasticando su di un tipo fantastico che vuole farmi sua per almeno un mese, senza limiti, avendo come unico scopo la mia felicità.

Concludo che no, non succederà mai che io faccia a qualcuno una proposta del genere, perché mi vergogno, non ho il coraggio e non sopporterei un rifiuto. E penso che, da qualche parte nel mondo, magari un tipo fantastico sta pensando la stessa identica cosa e ha deciso di desistere.

Torno a dormire che forse è meglio… Cercando di ignorare la vocina nella mia testa che ripete: «Siamo noi che la complichiamo, la vita è semplice…»

Prima pubblicazione: 04.07.2014

IL MILFOMANE

22 - keep-calm-and-love-milf-33…C’ERA UNA VOLTA CENERENTOLA… OGGI C’E’ LA MILF!

Chi ha avuto il piacere di leggere il mio libro (tattatarattatatà: Pubblicità!) sa che mi sono divertita a classificare uomini e donne in diverse categorie. Non avevo la presunzione di pensare di averle esaurite, ma, ultimamente, ne sto riscontrando di mooolto interessanti. Uno di questi è IL MILFOMANE. Il Milfomane è, appunto, l’amante delle MILF: acronimo inglese di… No, non lo scrivo! Indica una categoria di donne, dotate di prole, sugli “anta”, particolarmente procaci e provocanti, ma… Non è detto!  MILF è proprio un modo di vivere: non tutte le quarantenni e madri sono MILF e non tutte le MILF sono quarantenni e/o madri.

Forse è accaduto quando le MILF si sono accorte di essere oggetto di attenzioni da parte dei giovincelli, o forse per un dato meramente numerico, poiché, statisticamente, le donne sono in numero superiore. E in un paese in cui i divorzi sono due su tre e l’insoddisfazione personale è ai massimi livelli, l’offerta delle MILF è in imbarazzante aumento. Dove “imbarazzante” è la parola chiave. Infatti talune MILF mi fanno vergognare del  genere femminile.  Soprattutto le appartenenti al tipo peggiore: cesse che si sentono strafighe.

La strafigaggine se la sentono anche caratterialmente, infatti le MILF sono davvero simpatiche! Pazze! Sanno solo loro divertirsi! E si vestono come le Veline (o Velone?!).

A volte mi chiedo se l’ostentazione della propria persona (tette) e del proprio  fisico (culo) da parte della quasi totalità delle MILF sia una sorta di rivalsa verso un matrimonio fallito, una vita immolata al sacro focolare domestico, molteplici sacrifici fatti per allevare la prole, o se sia, piuttosto, una semplice, quanto evidente, profferta sessuale del tipo classico: offerta speciale, apertA per saldi, quasi fine attività, si da via TUTTO!

La MILF tecnologica, col proliferare dei social network, sfrutta il nuovo campo d’azione come vetrina, come sfoggio di perle di saggezza matura ma provocante e come gps corredato di foto: MILF a pranzo, MILF al mare, MILF in discoteca…

Non solo, vi sono innumerevoli gruppi e pagine che nascono con lo scopo di fare amicizia, farsi compagnia, scambiare due chiacchiere tra pari (Tutti separati, single –anta, ecc..) o tra consapevolmente intenzionati (ventenni e MILF…) celando il vero scopo primordiale: l’accoppiamento.

I più squallidi sono quelli in cui le “offerenti” postano foto in stile Playboy e video chat da 144.

Quasi una realtà parallela, sembra ma non è un film: Il Fantastico mondo delle MILF.

I maschietti, bontà loro, si sentono quasi in dovere di soddisfare una così elevata e palese richiesta.

Avete presente quando siete ospiti in casa di qualcuno e vi offrono qualcosa? Se provate a declinare vi dicono subito: «Aho che fai i complimenti?» Perché è cattiva educazione rifiutare qualcosa che ci viene offerta con cotanto slancio! Orsù Signore mie, rallegriamoci! Siamo circondate da uomini “educati”…!

A tal uopo mi sovvengono le parole di un tipo, che solo dopo ho scoperto essere un consumatore abituale di MILF, che rispondendo con insistenza ed evidentissima costrizione (in mia presenza…) a dei messaggini sul cellulare di una MILF sposata che reclamava la sua compagnia, raccontandomi la faccenda con sentito rammarico e fastidio, aveva concluso con: «Comunque se proprio insiste, una botta gliela do!». Che filantropo! Non sono a conoscenza dell’aspetto della  signora, posso solo presumere che se fosse stata avvenente il tipo in questione avrebbe ceduto all’istante e non solo a seguito di ripetuta insistenza.  Mi viene in mente una frase che ho letto qualche tempo fa che recitava: «In questi tempi mesti fatti di indecisi, irrisolti e anaffettivi perennemente in cerca di vie d’uscita e scorciatoie, perennemente preoccupati di fare una scelta perché anche agli scarti una botta non si nega». (o la ben più nota: “Una botta non si nega neanche a un pesco”).

…Perché, ovviamente, le MILF non sono mica solo separate…  Anzi!!!

Un non-consumatore di MILF mi raccontò un delizioso aneddoto: dopo essere stato irretito da una, si presentò al luogo dell’appuntamento e l’aspettò. Di lì a poco vide arrivare la MILF con figlio piccolo al seguito e, subito dietro, amica della MILF, appositamente convenuta, cui venne affidato il pargolo.

La scena era abbastanza chiara. La suddetta si era temporaneamente congedata dal sacro vincolo del Matrimonio dicendo:

«Caro, esco con Pierino e lo porto al parco giochi…»

…che suonava decisamente meglio di:

«Caro, faccio finta di uscire con Pierino, lo deposito a un’amica, così posso trombarmi liberamente uno sconosciuto…».

Quello che non si aspettava, è che lo sconosciuto in questione, vedendo quella scena, non se la sentì di assecondare il piano:

«Credimi non ce l’ho fatta, vedere quel bambino “usato” e lasciato apposta per farsi i fatti i propri mi ha disgustato. L’ho piantata lì e me ne sono andato…».

Forse qualche uomo decente esiste ancora e per noi che crediamo SEMPRE nel Lieto Fine è una bella notizia!

Alla suddetta MILF oltre che il mio personale disprezzo, non posso assegnare ulteriori premi, perché il premio “Madre del secolo” lo darei, senza dubbio, a quella che usufruiva di un consumatore abituale di MILF, in casa propria e… Udite! Udite! In presenza della prole affidata (testuali parole) alla Playstation-che-hanno-inventato-apposta! Un applauso alla mamma e alla Sony!!!

Ma se le MILF hanno qualche difficoltà con uomini più maturi (ma de che?) trovano terreno più che fertile tra i ventenni, in fondo il termine MILF l’hanno inventato loro!

Un ragazzo di ventiquattro anni (ovvero potenziale figlio di una MILF) consumatore abituale e devoto, fu sottoposto a un mio piccolo interrogatorio. Dopo aver ammesso che, sì, luogo comune e squallido, era attratto dalle MILF poiché più esperte e, presumibilmente, più “affamate”, aggiunse anche:

«Non è solo un fatto di pensare che una donna più grande ha più esperienza, non è solo una cosa sessuale, con le donne più grandi mi piace anche il confronto visto che sono abituato con le mie coetanee, mi piace anche solo parlare con loro…»

«Ciao Pinocchio, sono la Fata Turchina!»

«Mi stai prendendo in giro?»

«Sì, ma hai cominciato tu…»

La cosa davvero divertente era che il ragazzo, come tutti gli altri coetanei, era assolutamente convinto di essere un conquistatore tale da riuscire a far capitolare una MILF. Ignorando la regola basilare: la donna decide, tu esegui e basta. E quella che abbiamo, or ora, appreso: più offri, più trovi…

La maggior offerta ha fatto sì che molte volte un uomo indeciso tra varie MILF e me, optasse per la scelta più “semplice” e durante i miei interrogativi sul perché mi venisse spesso preferita una MILF, non ho potuto fare a meno di analizzare nel dettaglio i vantaggi – costi comparati BB/MILF:

MILF: soggetto non libero e/o senza pretese,  nessun impegno, incontri sporadici, telefonate non dovute, notevole livello di “fame”, maggior esperienza, combinabile con sue pari;

BB: soggetto libero, relativa esperienza, relativa fame, probabile impegno, potenziale legame SERIO, certezza di monogamia. (Allarme rosso e fuga…)

Il “Caso” ha voluto che, molto spesso, sono venuta a sapere che anche le MILF, asservito l’uso, nel Lungo Periodo  venivano sovente scaricate non appena iniziavano ad accampare pretese. Ma che non lo sapevate? Noi donne siamo fatte in serie che è una novità? Quale donna, se ha un uomo per un certo periodo, poi non desidera averlo più a lungo? Se non abbiamo un uomo su cui sfogarci, che senso hanno le nostre giornate??

Il risultato finale, signore e signori, vede un bel pareggio BB/MILF. Stesso identico esito.

In sostanza, a parità di risultato, il fatto che sia stata battuta da una MILF solo perché si presume sia più brava e più affamata di me, mi fa scaturire un solo tipo di commento: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!

Oltre a farmi delle grasse risate, suggerirei ai MILFOMANI di buttarsi allora sulle GILF (Grandma …) perché, come dice il grande G. G. Giacobbe: «… le più brave in assoluto sono le ultraottantenni. Innanzitutto hanno un’esperienza mostruosa e poi ce la mettono davvero tutta, lucidamente consapevoli che ogni volta potrebbe essere l’ultima».

Ma una cosa accomuna le MILF e me, entrambe offriamo TUTTO.

Io: “L’Amore”(che è TUTTO).

Le MILF: ”Va bene TUTTO”…

So di averlo già detto, ma vorrei ricordare che c’è una bella e grande differenza…

In conclusione, Milfomani cari, non so se voi vi pentirete mai di avermi preferito una MILF, ma una cosa è certa: … sappiate che un giorno i vostri figli sbaveranno per me!

Prima pubblicazione: 15.01.2014