APPROCCI RAVVICINATI DELL’ORRIDO TIPO – PARTE III

Ci sono caduta anch’io: ho fatto la trilogia!! Infatti questo è addirittura il TERZO capitolo dedicato ai cd “Approcci Ravvicinati dell’Orrido tipo”. (gli altri due li trovate QUI e QUI).

Forse qualche pessima congiuntura astrale determina questi incontri degni di menzione, o forse sono semplicemente sfigata…

Eppure ci provo a farli desistere, lo giuro. Quando mi capitano davanti vengo posseduta dallo spirito del “Tu-non-sai-chi-sono-io”. Non sono diventata presuntuosa, ma mi capita spesso di fronte a certi personaggi. Mi fanno anche tenerezza.

Quando uno di questi mi si palesa davanti e mentre ascolto tutte le frasette carine che si è così scrupolosamente preparato, lo rimiro con costernazione, pensando: «Lui non sa chi sono io, non sa che su ‘ste cose ci ho scritto addirittura un libro, che incarno Barbie Bastarda e che questi approcci e queste frasette ho già provveduto a demolirle in tutti i sensi del demolimento, più e più volte, povero!» Allora, semplicemente, mi limito a dirgli: «Guarda non sforzarti, non ne vale la pena con me, credimi».

princess and frog - principessa e ranocchio

Pensate che basti? Giammai! Ultimamente, invece, mi è venuto in mente che molti approntino con me approcci terribili per finire nei miei articoli, in questo caso, vi accontento subito. (Forse è questa la mia missione nella vita, redarguire giovani donzelle su ciò che accade nel mondo… )

Comincerei giusto con qualche apprezzamento di riscaldamento: in un negozio, mi vede da fuori e poi mi si avvicina esclamando un: «EeeLaMadonnaaa!» sono stata catapultata in un film di Pozzetto anni’80, ho sentito perfino le risate finte in sottofondo, ma – come disse qualcuno- «C’è poco da ridere…» e ho solo commentato con un «Amen!».

Uno è riuscito ad approcciarmi perfino agganciandosi al discorso più banale del mondo: il meteo.

«Si sta bene oggi, vero?»

«Sì! Poi io adoro il caldo!»

«Ti piace perché col caldo ti spogli?»

«Ehm… No…»

«E quando ti spogli?»

«Eh… Mai?» Che sottigliezza, vero? Che acume! Che fascino irresistibile!

A complicare ulteriormente questi già disastrosi scenari, ammetto e confesso che giocano un ruolo fondamentale anche tutte le voci nella mia testa. Sì, io sento le voci. Ma non una o due, io ho una conferenza nella testa!

«Qual è il programma all’ordine del giorno, oggi?»

«Sempre quello! Commentiamo quelli che ci si presentano davanti!»

«Daaaiiii… Oggi ci divertiamo!!»

«Come sempre… »

«Ma poverini!»   

«Zitta tu che sei troppo buona e fai solo casini!»

«Uffa…»

Capite che intendo? Pensavate scherzassi, vero? Affatto. Benvenuti nella mia testa. Sicché ogni potenziale pretendente viene sottoposto a un giudizio che al confronto la Corte Marziale sembra il tribunale di Paperopoli e in mezzo ci sono io, che cerco di mantenere un briciolo di dignità.

Ora analizzerei ben due categorie nuove. Partiamo da “L’Uomo Timido”.

Io sono una timida e detesto tale condizione. Si rimane imbambolati, inibiti, incapaci di parlare, mentre buona parte dl mondo pensa che sei una che non dà confidenza e se la tira. Essendo io la prima che si trova a disagio di fronte all’umanità, mi è sempre sembrato strano che potessi essere io stessa oggetto di imbarazzo. Eppure mi è stato detto più e più volte. «Mi intimidisci, mi sento in soggezione… »

«Caaariiinooo si vergogna!»

«Zitta tu, non ti fare incantare!»

«Più che carino pietoso! Vuol suscitare pietà?»

«Dove l’abbiamo messa la compassione??»

«…è finita!!!»

A me invece genera sempre un certo dispiacere sapere di creare imbarazzo. Ma a volte hanno proprio ragione le Voci…

La timidezza non mi abbandona mai, neppure dietro ad uno schermo del pc o del telefono. Invece ho appurato che certi soggetti in questa situazione, a quanto pare, perdono ogni tipo di inibizione. Sicché un uomo timido che al mio cospetto riusciva a malapena a dirmi «Ciao!» una sera ha avuto la sfrontatezza di rivelarmi, via messaggio, che pensava a me spesso.La-principessa-e-il-ranocchio-06_mid

«Caaariiinooo!»

«Zitta tu, non ti fare incantare!»

«Uhm non mi convince…»

In effetti non si trattava di pensieri puri e disinteressati, non c’era nulla di romantico o commovente in loro. Non erano contemplati in nessuna favola che si rispetti, proprio no.

Perché l’Uomo timido era fiero di rivelarmi che pensava a me spesso, spessissimo e con mooolto piacere praticando onanismo. (NdBB: certo che la lingua italiana è davvero meravigliosa! Permette di parafrasare in termini aulici, perfino un’espressione volgare quale “farsi le pippe”!)

Sono rimasta talmente tanto lusingata da questi pensieri e, soprattutto, dalla candida esternazione, da rispondere:

«Ho sonno, vado a dormire…»

Forse mi sono persa qualcosa. Forse mi sono fermata al Milleottocento e “La nuova era del corteggiamento” contempla mosse che non avevo previsto e che non riesco ad accettare. Forse sono io ad essere troppo rigida («No, mi pare che sia qualcun altro ad essere rigido e pure parecchio!»

«Giusto!» Vocine, per favore, sto scrivendo. Non mi sembra il momento di mettersi a fare i doppi sensi!!)

E riuscii solo a commentare con un sonoro: «’na fortuna che eri timido!!»

Ci sono, invece, quelli che non riescono proprio ad accettare un «No»

“L’Uomo che non molla”

Come ho detto prima, cerco di scoraggiare sistematicamente qualsiasi tipo di corteggiamento, ma certi non vogliono proprio capire. Uno di questi ha perseverato per quasi due anni.

«Caaaaaaaaarrrrrrriiiiiiiinooooooooo insiste!!»

«Zitta tu, non ti fare incantare!»

«Hai sentito? Ha detto “Io ci riuscirò!”»

«Che fina ha fatto l’ultimo che ha detto così?»

«…sta ancora a piagne!!»

E alla fine devo dire che ho ceduto, ho accettato di vederlo se non altro per premiare tale dedizione.

Ed eravamo lì, L’Uomo che non molla ed io, chiacchierando simpaticamente davanti ad un Campari, anche meglio di quanto prospettassi. Giusto una cosuccia a rompere questo idillio…

«Se io avrei…» colpita e affondata.

«Zitta! Trattieniti e non commentare!!»

«Scappa, scappa!»

«Non puoi scartare subito uno solo perché ti sbaglia un congiuntivo!»

«Magari gli è sfuggito… »

«…se potrei»

«Ok, non gli è sfuggito, è proprio convinto!!»

«Sì ma stai zitta! Non dire niente!»

«Ma stai ancora qui? Alzati e scappa!!»

«Cerca di essere più flessibile, cavolo! »

«…se farei»

«No, va be’ ti sta provocando, dai!!»

«Sì, sì lo sta facendo apposta!»

«Tu stai zitta però!»

«Che aspetti? Vattene!!»

«A me piace però…»

«Zitta tu!!»laprincipessaeilranocchiofotofilmdisney

Decisi di tacere, mentre lo spirito della “Maestrina” che è in me, si suicidava. Ma ogni tanto devo ignorarlo per mostrarmi un pochino più umana, nessuno vuole stare con una maestrina, no?? Lo faccio spesso anche nell’uso delle parole. Durante una conversazione conviviale non uso termini che utilizzerei per scrivere, mi rilasso! In fondo si esce per questo. Sicché – parlando di non mi ricordo neanche cosa – decisi che potevo sostituire un “inflazionato, sfruttato, abusato” con un gergale “Sputtanato”. E incredibilmente mi sentii rispondere:

«Be’ ma che parole usi, scusa? “Sputtanato” non mi sembra un termine adatto a una signorina ben educata come te».

Capito? Colui che sbaglia sistematicamente i congiuntivi bacchettava me, per aver usato una simil-parolaccia. Perché non è neanche una parolaccia seria, dai! Posso fare di molto peggio, cazzo!! Questo si guadagna a conformarsi alla massa, a reprimere lo spirito della Maestrina, a usarsi violenza e infilare ogni tanto un “Se era”, facendo finta di non morire dentro. Questo si ottiene. Zittii tutte le vocine e poi iniziai a farlo con lui:

«Ehm… Credo di essere libera di usare tutti i termini che voglio, senza per questo essere ripresa. Credo sia doveroso usare le parolacce in certi momenti, perché rendono esattamente l’idea di ciò che si vuole dire. Non pensavo di dover usare un’etichetta dialettica durante un aperitivo “amichevole” che aveva speranza di divenire “romantico” e soprattutto in compagnia di qualcuno che dimostra di mortificare la lingua italiana ogni volta che ne ha l’occasione. E credo che chi demolisca la lingua italiana non sia assolutamente in diritto di riprendere qualcun altro. Se fossi un pochino meno ignorante sapresti… Anzi, lo dico in maniera che tu possa capire: se saresti un po’ meno ignorante ti renderebbi conto che dire “sputtanato”, non è niente in confronto a dire “se avrei”, “se direi”, “se farei”! E che cazzo!! Sì, cazzo! Perché se dici “E che pene”, NON RENDE!! Buona serata!» e ho lasciato che i tacchi dodici ticchettassero il mio saluto…

ResteròZitella Vs LietoFine: Troppo a Zero. Game over. Rien ne va plus!

A completare questi allegri scenari, si aggiungono quelli che non riescono proprio a non farsi i fatti propri…

«Non ce l’hai un compagno? Ormai hai una certa…»
È davvero incredibile come il cervello umano e le Vocine, in pochissimi secondi, riescano a formulare un così consistente numero di pensieri. Alla suddetta domanda il mio ha risposto:
«Ma perché non ti fai i cà tuoi???????» Ok, sarebbe la risposta giusta, ma è scortese. «Pure la domanda lo era!!!» Lo so, ma io sono superiore… Poi perché compagno?? Quand’è che hanno smesso di chiedermi del “ragazzo” e iniziato col “compagno”?? Sono vecchia... Pensa che sono vecchia! Mi ha detto che sono vecchia!! Ecco, sono una vecchia zitella acida… Sì, ora mi faccio il compagno per portare fieramente le corna come te. E non fare finta che nn lo sai, che lo sanno tutti!! Che cattiva… Sono vecchia, zitella, acida e cattiva… Buuuuuuu…
Fortunatamente, la lingua è arrivata in suo soccorso:
«Il compagno non ce l’ho… Ormai ho una certa e aspiro solo all’ac-compagno…»
Sorriso di congedo.
Mio applauso interiore con ola per battuta e fair play. Sono vecchia, zitella, acida e cattiva e, quindi, mi è rimasto giusto l’autocompiacimento…

Concludevo il primo articolo invitando gli Approcciatori non orridi a chiamarmi. Appurato che sono finiti, nel secondo annunciavo che mi sarei fatta viva io il 30 Febbraio. Ora… ora non so davvero come chiudere.

Anzi, no. Vorrei rivolgermi a tutti, e sono tanti, quelli che ci indirizzano sguardi pregni di compassione e la stessa odiosa domanda: «Ma quando ti sposi?» Dirvi che non è affar vostro è scontato, dirvi che il problema basilare è la fauna maschile della quale ho ampiamente esposto, sembra non sortire effetti perché, niente, continuate. Pare che tanto non riusciate a capire. Qua fuori la vita è dura e noi lo sappiamo molto bene. Non ci piace lo status di zitella, ma dobbiamo accettarlo. Vi dirò di più… in maniera fin troppo semplicistica, si tende a dire e pensare che una zitella sia acida perché ha una carenza cronica di “Vitamina C”. Sciocchezza. Anzitutto “singletudine” non è sinonimo di castità, poi – come avete visto – se siamo in vena di divertimento, qualcuno disposto al sacrificio riusciamo a trovarlo. Quindi non è questo. La solitudine inacidisce, la non condivisione inacidisce, il badare costantemente a se stesse senza tregua, inacidisce. Non sentirsi dire «Buongiorno!» o «Come stai?» inacidisce. Ritrovarsi sempre sole alle feste comandate, gli sguardi addosso e la sensazione di non essere stata scelta, né essere nei pensieri di qualcuno, inacidisce. Oltre, chiaramente, tutti i problemi di altro genere che affrontiamo ogni giorno. Quindi sappiate e ricordatevi che avremmo molti e molti motivi per essere acide, ma acide davvero. E, in tutto questo, c’è pure il doversi giustificare con gente come voi che non si fa i cazzi propri. Pure questo influisce sull’inacidimento, vi assicuro.

Quindi miei cari, perdonateci se ogni tanto vi risultiamo abbrutite e rabbiose, datevi di gomito e commentate pure sghignazzando con un: «Quella non tromba» ma, in cuor vostro, ora sapete che non è vero. E, soprattutto, noi sappiamo una verità che voi fingete di ignorare: la gente sposata non tromba mai. 1 a 0 per noi!

PS: Mi è stato detto che sono una “Principessa Ignorante”, nel senso che ignoro quanto in effetti lo sia. Suppongo che anche il resto del mondo lo ignori, sennò non si spiega il mio perpetuo stato di zitellaggine…

«Forse è colpa nostra!»

«Zitte voi!!»

MIOPIA FEMMINILE

Tempo fa lessi su un libro una frase che recitava più o meno così:

«La donna sviluppa un punto di vista MIOPE, secondo il quale quello che viene dato dall’uomo è di vitale importanza, tanto che se l’uomo non le dà ciò che vuole, lei si sente inutile e svuotata e si attacca, ancora di più, a lui (o all’idea di lui) attuando un circolo vizioso».

(Azz c’ha preso in pieno! No! Nego, nego, assolutamente nego!)

Che vuol dire? Che quando ci batte il cuore, la nostra vista e il nostro giudizio obiettivo si annebbiano. Facciamo dipendere la nostra felicità dai comportamenti altrui e tendiamo a vederci con gli occhi di lui. Perciò se costui disattende le nostre aspettative, ci convinciamo che sia per un problema o una carenza nostri. Non solo… Tante volte questo non ci permette nemmeno di vedere bene CHI abbiamo davanti, perché, signore mie, gli uomini di qualità sono un’altra cosa…24 - autostima-e-dieta ed

I pensieri che si formano nella nostra mente sono più o meno gli stessi: «Ma mi ha detto questo, mi ha detto quello, come è possibile? Se non mi vuole, significa che io non sono abbastanza, non sono speciale e non sono neanche bella. E se dovessi vederlo con un’altra, potrei impazzire. Perché allora quando mi ha detto (e lo dicono…) “non sono pronto, ho paura, andiamo con calma…”, erano tutte bugie. Era perché non voleva me. Perché io non sono abbastanza…»

Signore, vi presento, ma la conoscete già, la miopia femminile!

Potrei scrivere un altro libro, se non una trilogia, su aneddoti a dimostrazione di questo, su storie vissute o raccontate di come ognuna di noi, almeno una volta nella vita, si sia totalmente annullata per stare dietro a un Tutt’altro-che-Principe-Azzurro. Che abbia perso amicizie, parenti, chili, capelli, quintali di autostima, perché non si sentiva abbastanza.

Potrei scriverne tante. Ne scriverò una che basta per tre…

Lui e Lei si conoscevano già, per questo lei pensava che lui non l’avrebbe mai trattata male e che, tra milioni di donne da prendere in giro, non l’avrebbe mai fatto con lei. Per questo lei gli credeva.

Lui le aveva detto che a lei ci teneva parecchio, per questo voleva fare le cose per bene e che non avrebbe mai voluto mettersi in condizione di litigare con lei. Lui ci teneva parecchio, per questo – per mesi – appariva e scompariva a suo piacimento. Puntualmente, appena lei iniziava a scordarsi di lui e rinsavire, lui tornava più “tenente” e convincente che mai. Da una parte, evidentemente, non la voleva, ma dall’altra non la lasciava andare.

C’è da dire poi che aveva attuato anche la regola d’oro del “Corteggiamento educato” ovvero: non ti salto addosso subito perché con te faccio sul serio. (Il corollario inverso è alla base del “Corteggiamento mirato” = mirato a ottenere…).

Per questo lui, che ci teneva, non l’aveva ancora nemmeno mai baciata.

Finché una sera, mesi dopo, si coronò il loro sogno d’Amore.

Il galantuomo in questione credo che abbia visto più volte il film “Pretty Woman” e ne abbia preso insegnamento. Ma non per la parte bella, romantica, rosa, infiocchettata e stucchevole, in cui lei gli dice, sincera e pura come una bimba: «Voglio la Favola…» e lui corre a salvarla e vissero felici e contenti… Credo che lui abbia preso spunto, piuttosto, dalla frase pragmatica, da lavoratrice di strada: «Io faccio tutto, tranne baciare sulla bocca. Troppo intimo».

Perché “L’Uomo-che-ci-tiene”, proprio perché ci tiene, ti scopa senza baciarti. Niente brivido, occhi negli occhi, niente bacio con carezza sulla guancia, tocco leggero, poi più profondo, agitazione ed eccitazione che salgono, niente di niente. Girati e andiamo. Grazie e arrivederci. Anzi, addio.

Lui, tempo dopo, le aveva anche detto che si era tanto pentito di quello che aveva fatto. Di averla trattata come una sgualdrina di strada? No, di essere stato con lei, definendola una “cazzata fatta”.

La fanciulla si vergognava così tanto (LEI!) di un tale comportamento/trattamento che aveva mentito anche alle sue amiche più care «Ho passato una bellissima serata…» Ma, visto che “L’Uomo-che-ci-tiene” fa le cose per bene, era subito sparito e fu così che la verità venne fuori.

“L’Uomo-che-ci-tiene”: Parole tante, fatti pochini. Uno solo da registrare: distruzione totale dei sogni e dell’autostima della fanciulla. Ma ci teneva, eccome! A distruggerla.

Cosa c’è di peggio di fare l’amore, perché per lei era Amore, con uno che neanche ti bacia? Me lo sono chiesta tanto e non son riuscita a darmi una risposta. Ho solo concluso che penso che non ci sia nulla di più squallido e di più umiliante per una donna. La cosa davvero triste è che lei, anche dopo questo, lo voleva e continuava a credergli. Davvero deleteria la miopia.

barbie bastarda miopiaEvidentemente, tutti sapevano che a lui, di lei, non fregava una beata mazza. Tranne lei. E lei lo capì quando il migliore amico di lui si sentì in diritto di provarci con lei. Tu ci proveresti mai con uno/a che sai che piace tanto al/alla tuo/a migliore amico/a? (E in quanto amico/a certe cose le SAI…) La risposta la conosciamo tutti.

Lei l’ho vista piangere incredula, spenta per mesi, durante i quali però le ripetevo, perché lo era sul serio: «Comunque ‘sti giorni sei di un bello spaventoso». E lei mi rispondeva senza gioia:

«Saranno gli occhi lucidi…» E se ne andava in giro come un mucchietto d’ossa spaventato, annientata, ancora una volta, per cinque minuti di felicità.

L’ho sentita dire «Sono terrorizzata» ogni volta che le si avvicinava un uomo.

Perché se ti tratta così uno che dice di tenerci, cosa aspettarsi da chi non lo fa?

È assurdo, infantile e anche se ormai siamo addestrate a non credere più alle parole, purtroppo, quando ne sentiamo alcune, quando ci sfiorano il cuore e lo sentiamo battere più forte, e, soprattutto, quando uno ci piace da matti, tendiamo a crederci ciecamente. Appunto.

Fu significativo anche il comportamento a posteriori. Lei, una come noi, come tante, disillusa e amareggiata a tal punto che un giorno l’avevo sentita dire due frasi terribili:

«Ormai ho capito che le persone vanno maltrattate, perché più le tratti bene, più se ne approfittano».

«Non voglio innamorarmi mai più. Gli uomini vanno solo sfruttati, senza sentimento…»

Erano terribili perché, purtroppo, avevo capito che aveva iniziato a pensarla davvero così.

L’aveva pure fatto di, come credeva lei, “usare gli uomini senza sentimento”. Solo che dopo aveva pianto. E questo non faceva parte del piano.

Ma, per fortuna, significava che non si era totalmente inaridita e che in lei c’era ancora un, seppur piccolissimo, barlume di speranza, sopravvissuto comunque a quintali di lacrime e schifo.

Un bel giorno arrivò la Favola vera e propria, che narra della bella Principessa triste che un bel giorno incontrò un bel Principe Azzurro che le disse le belle parole che erano tutto ciò che ogni donna avrebbe voluto sentire… che da tempo la desiderava, che con lei era tornato felice e solo con lei era tornato a sorridere… La Principessa triste gliel’aveva detto di essere terrorizzata e disillusa e gli aveva chiesto di dirle sempre e solo la verità, ma lui voleva solo renderla felice. E anche la Principessa triste tornò a sorridere.

E vissero felici e contenti…

…per dieci minuti buoni…

La Bella Principessa e tutti i suoi «Ma perché?» erano tornati tristi e lei non riusciva a pensare altro che a lui. Uno che, per certe cose rappresentava quello che lei non aveva mai voluto, uno che non si era neanche preso il disturbo di guardarla negli occhi per scaricarla, ma l’aveva fatto con un misero messaggio su WhatsApp, ovvero neanche la decenza di spenderci 15 miseri centesimi! E lei? Lei lo voleva ancora! Lei non poteva capire né accettare una tale crudeltà. Un cambiamento così repentino. Dal paradiso all’inferno in un nanosecondo e senza spiegazioni plausibili. E… ancora una volta… Allora c’è davvero qualcosa che non va in me…

Ah! Anche lui aveva detto di tenerci… Ma parecchio, eh? Aveva usato anche la parola che inizia per “A”… A lei sembrava anche esagerato, ma chi è che non si sognerebbe una cosa del genere? Poi lui le aveva detto che le sentiva davvero quelle cose, ma poi non le sentiva più, ma forse non le aveva mai davvero sentite, ma forse… Ma perché vi comportate così?

Quando mi vengono raccontate certe cose, riesco a fare un’analisi precisa e distaccata, «I FATTI sono questi…» e mi chiedo come sia possibile non riuscire a vedere le cose per quelle che, semplicemente, sono. Come sia possibile continuare ad arrovellarsi o a sperare in qualcuno che, di fatto, dimostra tutt’altro che Amore. Poi mi ricordo di tutte le volte che è successo a me… ‘sta cazzo di miopia!!!

Forse è il fatto che siamo tutte potenzialmente madri, geneticamente disposte al perdono e alla comprensione, o forse perché crediamo sempre e comunque nel dannato Lieto Fine, o forse perché quando si tratta di sentimenti, vediamo, appunto, davvero solo quello che vogliamo vedere.

Basterebbe pensare una cosa semplice: quando ci tieni a una persona, non te lo sogni neanche lontanamente di farle coscientemente del male. Perché se ti comporti così, ne sei consapevole, eccome, di farle del male. Basterebbe ricordarsi questo. Pensare che quelle dette erano pure e semplici parole senza un vero significato, comunemente dette sporche bugie ingannevoli. Sì, le dicono eccome.

A volte, se sei davvero, davvero fortunata, potrai avere il piacere di sentirne altre del tipo “scaricamento di coscienza”: «Non sapevo di ferirti, non volevo, non pensavo che se fossi sparito saresti stata male, non l’avevo mai fatto, scusami, ero lobotomizzato, ero posseduto, non ero io…» Varie ed eventuali. Che alla fine riescono quasi a farti pena. Loro!

Io concedo sempre il beneficio del dubbio, perché uso come parametro il mio comportamento, ma soprattutto perché mi rimane mooolto difficile accettare la dura realtà. Ma purtroppo alla fine devo farlo e ricordarmi che non dipende da me, né è un mio problema. È un dato di fatto: certa gente fa SCHIFO. PUNTO.24 - autostima

Accettare e andare avanti. Semplice, no? A parole, parecchio.

Statisticamente devo dare un dato: tornano. Tornano sempre, tornano tutti. Perché? Non lo so… Certe volte perché davvero si rendono conto di quel che hanno perso (Aho ma sempre DOPO???) Certe volte perché non sono del tutto soddisfatti del lavoro precedente e tornano per annientarti ancora di più, con lo scopo di non farti rialzare (non ci riuscirai MAI, baby!). Altre volte tornano e a te non frega davvero più niente. E ti sembra quasi impossibile che quello che, un tempo, consideravi il tuo TUTTO, ora non sia più niente. E ti sembra impossibile di aver superato tutto quel dolore, quella morsa perenne nello stomaco, i tremila pensieri, le notti in bianco, e di essere sopravvissuta ed essere comunque qui. Più bella, più forte e più serena. Perché alla fine la vista torna, la miopia temporanea svanisce e riesci di nuovo a vedere bene.

Sorellina mia, più volte al giorno ti (mi) consiglio di combattere la miopia con una grossa lente d’ingrandimento. Guarda che bel pezzo di ragazza sei, pensa a quelli che ti hanno fatto convincere del contrario, pensa che è passata e che il sole è tornato a splendere. Pensa che loro, una come te, non la troveranno mai più. Perché quello sguardo, quel carattere, quel sorriso, quella battuta pronta, quella dolcezza e quella fragilità ce li hai solo tu… Pensa che, da qualche parte in questo bellissimo mondo, quegli stessi uomini stanno torturando qualche altra donzella e sentiti fortunata per non essere più lì. Pensa anche che, in virtù del karma, qualche sorella sta torturando loro e che loro ora stanno come te, qualche tempo fa. Se non peggio, perché l’uomo vero non può mostrarsi debole, quindi starà male e starà solo, per non lasciare testimoni.

Pensa tutto questo…

Sì, ora puoi sorridere.

«Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe, ci sapeva fare. Chi ti ha dato tutta la dolcezza, ti voleva bene».  

Ligabue

Dedicato A TE. Tu hai capito e sai e ora ci vedi bene. 😉

Prima pubblicazione: 05.03.2014