I CHRISTIAN GREY DE NOANTRI

***EXPLICIT CONTENT***

L’articolo contiene un linguaggio parecchio esplicito. Vi sconsiglio la lettura se siete particolarmente pudichi.

(va da sé, che se leggete poi dopo non vi è concesso lamentarvene, ovvio)

 

Nella mia vita, mi è capitato molto spesso di incontrare esemplari di “Christian Grey de noantri”: i paladini della trombata-fine-a-se-stessa; i promulgatori dello “non stiamo insieme, andiamo solo a letto insieme”; i principi del sesso occasionale o frequente, ma segreto, nessuno deve sapere, perché mica è una cosa seria, ufficiale, mica ci sei solo tu, ma che vòi? I fieri assertori del “Se vuoi, scopiamo e basta. Non aspettarti nulla da me”.

Niente cene, niente cinema, niente Ikea, solo puro e sano sesso senza controindicazioni, da assumere a seconda della necessità, prima, (durante) e dopo i pasti.

Come se fosse una pratica scissa da corpo e mente e non – anzi –  il congiungimento supremo degli stessi.

Non commettete l’errore di illudervi di poterli cambiare, di iniziare un qualcosa sperando che possa evolvere, no. Non si affezionano, non sarete voi la loro donna della vita.

Il preservativo ce l’hanno sul cuore. 

Vi dicono esattamente quello che vogliono e non; non stanno giocando al cacciatore e alla preda che scappa, stanno invece dettando le regole del gioco “Fotti & Via”.

Se cercate del Sesso libero da tutto, perfino dai sentimenti, allora i Christian fanno per voi.

E tutte – almeno una volta nella vita – coscientemente o meno, facendosi male o meno, hanno esperito i servigi del Grey’s  Game: vengo e vado.

Oppure hanno subìto, accettandolo malamente, questo intrattenimento, sperando sempre che si tramutasse in altro. Che progredisse.

Perché, crescendo, abbiamo imparato a giocare con le regole dettate dagli uomini:

Non correre troppo, che si spaventa.

Non chiedere, che scappa.

Non pretendere una cosa seria, che poi non lo vedi più.

Non fargli scenate, che sai quante ne trova?

Non rimproverarlo, non devi fargli da mamma.

Non contraddirlo, potrebbe stranirsi.

Non gli rompere, che si stufa.

Non ti accollare, ci tiene alla sua libertà.

Come se non ci potessimo assolutamente permettere di accampare pretese o manifestare i nostri desideri o disagi.

Come se gli uomini fossero degli esseri così fragili, da distruggersi alla prima apparizione di una richiesta, di un sentimento, di un’attenzione, di una parvenza di relazione.

Come se fosse obbligatorio e doveroso accettare tutte le condotte di cui sopra in nome di cosa? Di sesso segreto? Di “Nessuno deve sapere di noi”? Di uno, due, cento orgasmi?

Questi soggetti che ostentano con fierezza la propria anaffettività congenita o conquistata;

questi “scopatori seriali e incalliti” che non amano, ma trombano forte e con distacco, senza troppa confidenza;

questi collezionisti di donne come se fossero figurine dell’album “Me le sono fatte tutte”;

quelli dei “questo si può, questo proprio no”;

quelli che, un secondo prima, hanno la propria mano nelle tue mutande, ma si guardano bene dallo stringere la tua.

Questi qui, che incarnano lo squallore dei rapporti odierni, questi “Christian Grey de noantri” che si fanno scudo con la loro presunta sofferenza perché – spesso – una donna ha osato essere stronza con loro e quindi loro si vendicano con tutte le altre (Oh, poveri!)

Questi uomini “maneggiare con cura”, se no vado via.

Questi che sanno parlarti solo di quel che ti farebbero, di chi hanno scopato dove-come-quando, di quanto sono bravi, di quanto urlerai.

Quelli che ti mandano orgogliosi la foto del proprio gingillo (che poi, di certi, io non andrei così fiera comunque), dimenticando che l’erotismo vero è fatto di sottintesi. Un corpo nudo non sarà mai eccitante quanto un abbigliamento che fa intravedere, ma non svela del tutto.

Parlare di sesso con dovizia di particolari, per una donna ha lo stesso potere arrapante dell’elenco degli ingredienti della ricetta della torta della nonna.

L’eccitazione femminile è più cerebrale, meno voyeuristica, fomentata da allusioni, ammiccamenti e attesa.

Sai quante ne trova?

E, allora, trovatele per favore.

Arricchite l’album e siatene fieri.

Festeggiate la vostra anoressia di sentimenti, l’inaridimento del vostro cuore, la pochezza della vostra anima.

Curate le vostre ferite a colpi di minchia.

Continuate a vedere le donne esclusivamente come portatrici di patata da gustare, continuate a ignorare, in ognuna di loro, il pensiero, la bellezza, tutto il contorno.

Io ho iniziato un altro album, si chiama “Uomini che frequenterei”.

È abbastanza spoglio, lo ammetto, ma mi sto impegnando per riempirlo.

Perché io, invece, ti frequenterei.

Vorrei poterti chiamare, senza far scattare qualche allarme anti-relazione.

Inviarti messaggi, senza sentirmi patetica e ridicola.

Semplicemente, trascorrere del tempo con te e vedere come va.

Senza ansie, né paletti.

Ti dedicherei del mio tempo, perché mi piace quando sto con te.

Cene, cinema, Ikea, tutto quello che vogliamo.

Ti presenterei ai miei amici, perché c’è una bella differenza tra tenere il segreto ed essere riservati.

Alla riservatezza ci tengo, ma mi piacerebbe pure sbandierare la nostra felicità e condividerla con chi ci vuole bene.

E, sì, vorrei pure far impallidire Anastasia e Christian Grey.

Questo farei.

Questo vorrei fare con te.

Ti frequenterei, con annessi e connessi, gioie e scazzi, finché il “The End” non ci separi.

Perché ti apprezzo tutto e non solo per la tua appendice.

Perché dopo tutto questo trombare, scopare, accoppiarsi, mi piacerebbe incontrare qualcuno che finalmente mi fotta per bene.

Il cervello.

BB & I SEGRETI DEL SESSO

In questi giorni, ehm… mesi… ehm… anni… va be’, COME SEMPRE, sto avendo interessantissime discussioni con altri esseri umani, riguardo preferenze sessuali, fantasie, perversioni, feticismi e quant’altro.

Non poteva capitare più a proposito la visione del film Kiki & i segreti del sesso decantato come provocatorio, politicamente scorretto, libero e trasgressivo. Ovviamente sono andata a vederlo per amore di sapere antropologico, assolutamente non per soddisfare le mie di perversioni e la ben nota curiosità.

Il mio commento alla fine del film è stato: «Ok, mi vado a cercare un cactus…» Tenetelo a mente.

Di seguito si farà un bel po’ di spoiler, quindi, se non volete rovinarvi la visione, NON LEGGETE.Barbie Bastarda (4)

Se dovessi definirlo, lo definirei innanzitutto “spagnoleggiante”, non mi viene altro termine. Se avete passato in rassegna, come me, tutta la filmografia di Pedro Almodóvar sapete esattamente cosa intendo, nel bene e nel male.

Riguardo ai contenuti, devo dire che mi consideravo una abbastanza avanti, sapiente in materia, relativamente esperta e poco meravigliabile. Da oggi, mi sento una santarellina, una novellina che ha tutto da imparare e Alice nel paese della vastità delle meraviglie sessuali, coi miei gusti e fantasie abbastanza comuni e banali.

O no…?

Perché questo film va a sdoganare passioni delle quali, io personalmente, ero del tutto all’oscuro, parafilie poco conosciute, per arrivare ad altre già note, tipo il piacere di farsi mingere addosso, il Pissing.

Non a caso le ho chiamate “Passioni” e non perversioni, perché penso, come sempre, che finché non si sfoci nella pedofilia o necrofilia, o in qualche altra pratica oggettivamente condannabile – per il resto – in camera da letto, ognuno sia libero di fare ciò che vuole, se si è entrambi adulti e consenzienti, ovvio. Potrò non capire certi gusti, potrò perfino riderne, ma – ripeto – ognuno fa quel che più gli aggrada. Se pensate che la perversione (nell’accezione più dispregiativa possibile) o il feticismo (idem) non abbiano a che fare con voi, ma siano appannaggio di una piccola cerchia di zozzoni deviati, sbagliate di grosso!

È fondamentale imparare che “pervertiti” lo siamo tutti e che, forse, vivere appieno le nostre fantasie e dare sfogo a tutti gli istinti, senza tabù, ci renderebbe meno frustrati, oltre che frustati, e che il vizio è proprio accanto a noi…per fortuna!

Quindi, la prossima volta che vedrete delle adepte Crudelia De Mon, ovvero, tutte le stronze patentate che conoscete, provate a pensare che siano affette da Dacrifilia, cioè si eccitano guardando il loro partner piangere. Se costui dovesse risultare un masochista – signore e signori – avremmo la coppia perfetta! E sicuramente felice e libera.

A proposito di felicità, da bambina, come Linus, non mi separavo proprio mai da un cuscinetto di raso, perché mi rilassava e dava piacere toccarlo. Avevo già capito tutto. Questa pulsione mi si è tramutata nel toccarmi ossessivamente i capelli in generale e quando sono appena lavati, in particolare. Li trovo “smooth” (non riesco a trovare un aggettivo completo equivalente in italiano, perdono) e non riesco proprio a trattenermi dal farlo.

Oggi apprendo che potrei essere una praticante dell’Efefilia, termine che indica chi riesce a godere, toccando determinate stoffe. Ecco fatto. Fin da piccola, quindi, avevo la chiave della felicità e poi mi sono lasciata distrarre. Perché crescendo vogliamo infarcire la vita coi sentimenti quando, invece, la gioia te la potrebbe dare un guanciale di raso?

Vado a riesumarlo e vi racconterò come va tra di noi…

Un’altra inclinazione illustrata nel film, viene incarnata dal marito infelice, di un’altrettanta moglie infelice – e pure un pochetto stronza –  che la riempie di sonniferi per poterla amare, una volta addormentata, attuando così la Sonnofilia.

Qualsiasi uomo medio avrebbe reagito alla di lei acidità e al divieto di farsi toccare, con un «Fanculo a te e la tua stronzaggine, vado a scoparmi qualsiasi altra cosa!» Invece lui no, ci tiene ad abbracciare e amare la moglie. La SUA donna. Non una qualsiasi. La donna che ha sposato e alla quale ha giurato eterno amore.

Perché io l’ho vista così.

Qui si potrebbe obiettare che compie queste azioni su una donna incosciente, vero. Ma io mi sono soffermata di più sull’altro aspetto: il desiderio di intimità che si prova nei confronti dell’oggetto del nostro amore. Non so voi, ma io in questo momento ho in mente qualcuno e, se potessi accarezzarlo mentre dorme, lo farei. Zitto, fermo e amami! Vedrai che ti piacerà.

Infatti, alla fine, pure la moglie stronza si addolcisce. Alimentando ancor di più il vecchio adagio che vuole le donne acide rese tali dalla carenza di Vitamina C. Mi sa che è vero.

Un’altra coppia interessante, vede lei che sta con uno figo monumentale aspettando che la chieda in moglie… Costei è corredata da ben due pulsioni particolari. La prima è la Arpaxofilia che fa provare piacere nell’essere aggrediti; la seconda è la Dendrofilia, ovvero l’eccitazione sessuale provocata dalle piante. E, niente, lì ho cominciato a ridere perché ho immaginato come ci si debba sentire rimirando un cactus di quelli alti, con sembianze falliche. Tin, tin, tin, jackpot!!

Ma il figo, che la ama, mette su pure una messinscena, una finta aggressione, per farla eccitare. Capito? Spesso ci vergogniamo di confessare i nostri difetti o debolezze, dimenticando la regola base che chi ci ama davvero, ama tutto il pacchetto, stranezze comprese.

Non solo, ma questo dimostra pure che gusti particolari potrebbero rivelarsi anche utili all’interno di una relazione, per attizzare costantemente la fiamma. Basta dirselo!

Certe volte, quello che manca in una coppia è…un’altra persona! Nel film un connubio poco soddisfacente, viene risolto con un ménage à trois su richiesta di lei e l’accondiscendenza più che entusiasta di lui. Ascoltando pure racconti di coppie che praticano con costanza lo scambismo, mi sono chiesta se questa non sia la nuova frontiera dei rapporti 3.0, l’antidoto alla routine, la ricetta per la felicità. O se vale sempre e comunque il credo monoteista che esclude l’infedeltà.

Se due persone, in accordo, hanno “bisogno” di esperire questo tipo di situazioni e, soprattutto, il coraggio di confessarselo e di affrontarlo insieme, credo che, piuttosto che un rapporto malato, vivano un rapporto libero. Libero dagli schemi prefissati, dai limiti, dai tabù imposti o autolimitanti, quindi, beati loro!

Onestamente, non so se io riuscirei a farlo, ma è pur vero che non vivo un rapporto decennale, un po’ spento.

Quello che potrei fare sicuramente è vendere perizomi indossati, per procurare piacere a qualcuno…

Qualche giorno fa, mi hanno rivelato che in Giappone esistono dei distributori automatici di mutande usate.

Premetto che non mi sono presa il disturbo di verificare se sia vero o meno, ma – visto che scene simili sono presenti nel film e che, ormai, non mi stupisco più di niente – a questo punto, mi sembra plausibile.

Quindi, sto pensando di mettere su anch’io il mio bel business di perizomi usati, risolverei un sacco di problemi. Il mio lavoro consisterebbe solamente nell’indossare biancheria pulita ogni giorno, quindi ciò che già faccio, e – in più – eliminerei lo sbattimento di lavarmi le mutande a mano perché, si sa, in lavatrice si sciattano. Vuoi per caso andare in giro con la biancheria sciatta? Se poi ti succede qualcosa e ti vedono le mutande consunte che figura ci fai? Passeresti per una barbona e per la figlia di nessuno, siamo mica matti?

Quindi utilizzerei capi nuovi ogni giorno, coi proventi di quella usata, comprerei sempre lingerie intonsa e questo appagherebbe sicuramente il mio di piacere. Perché se c’è un nome che indica il feticismo per quelli che amano la biancheria intima, io ce l’ho di sicuro.

Perciò, abbiamo appurato che – nonostante le premesse – sono potenzialmente, e in atto, una pervertita, che conservo un discreto numero di pulsioni nascoste nel cassetto delle mutande, altre che non vi sto qui a dire e altre ancora nelle quali mi sono imbattuta durante il viaggio nel paese degli interessi altrui, raccontati o incontrati.

Svariati sono stati, ad esempio, i feticisti di piedi e scarpe e io, da brava shoes addicted quale sono (aggiungere alla lista), non potevo che compiacermene.

Diversi racconti anche sul godimento dato dalle docce di pipì:

«BB lo devi per forza provare…»

«Ma non mi attira… »

«Se non l’hai mai provato, come fai a saperlo??»

«Allora, per lo stesso ragionamento, dovrei provare anche la coprofilia!!»

«Cioè??»

«La stessa cosa, solo con la cacca…»

«Ah no! Quello proprio no!»

Ecco. C’è un limite anche nelle deviazioni.

Moltissimi, quelli che amavano farsi frustare. Ora non so se sia vera la leggenda che vuole che gli uomini pubblicamente “potenti” amino la sottomissione in privato ma, di sicuro, posso garantirvi che la maggior parte di loro erano imponenti. E vedere un omone grande e grosso implorare la sculacciata e la punizione, be’, un po’ di effetto ne fa…

Uno su tutti mi chiese se potessi colpirlo ferocemente proprio “lì”. Guardai l’emblema della virilità mascula che sonnecchiava ignaro di quel che gli stava per succedere. Che mi si offriva, gratuitamente, come capro espiatorio di tutte le angherie subite da me e dalle donne in generale. Ed io, novella Lorena Bobbit nel paese del contrappasso sessuale, avevo la grandiosa opportunità di pareggiare i conti a colpi di frustino e non vedevo l’ora di vendicarmi e vendicarVi degli uomini e allora, sì, cazzo, che ti frusto! Così impari te e quelli come te!

In teoria…

Perché in pratica, un po’ la pena (è proprio il caso di dirlo) per il divin gingillo, un po’ l’egoismo che mi montò dentro, mi fece rispondere:

«No, porello, poi si fa male…» considerando – infatti – che un pene che dà pene, è un pene che non può dare gioie (a me), declinai l’invito. E mica so’ scema e neanche masochista (io no!). Tu ci godrai pure a distruggerti l’attrezzatura di piacere, ma poi io che faccio??

Se, da quella esperienza, imparai che non sempre otteniamo l’agognato Happy End, fortunatamente questo non accade in Kiki.

Noi romantiche fanciulle smielose che guardiamo il film porno auspicando al lieto fine, sperando che, in ultimo, sia finalmente lui quello che si inginocchia per chiedere la mano alla solerte donzella, possiamo essere contente, perché anche in Kiki, ci sono vari “Lieto Fine”. Anche per tutti questi zozzi e viziosi.

Allora capisci che, forse, davvero viviamo in un mondo perverso e fatto di pervertiti, o, più semplicemente, sorridi  e continui a sperare.

Perché se la stronzaggine si cura con botte di Vitamina C; se pure le corna non sono più corna, ma atti d’Amore condiviso; se fai piangere tuo marito per diletto personale, ma, alla fine, lui riesce finalmente a fecondarti; capisci che, a volte, non puoi proprio sapere da dove provenga la felicità, ma arriva. E, per quanto possiamo biasimare noi stessi, le nostre stranezze e impulsi, e vergognarcene, potremmo perfino trovare qualcuno che le accetti e accolga, anche più di noi.

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Cactus erectus. Non vi ricorda qualcosa??

Perché, se l’anello se l’è meritato una che si bagna guardando un cactus, be’, cazzo, allora ce lo meritiamo proprio tutte!

MIOPIA FEMMINILE

Tempo fa lessi su un libro una frase che recitava più o meno così:

«La donna sviluppa un punto di vista MIOPE, secondo il quale quello che viene dato dall’uomo è di vitale importanza, tanto che se l’uomo non le dà ciò che vuole, lei si sente inutile e svuotata e si attacca, ancora di più, a lui (o all’idea di lui) attuando un circolo vizioso».

(Azz c’ha preso in pieno! No! Nego, nego, assolutamente nego!)

Che vuol dire? Che quando ci batte il cuore, la nostra vista e il nostro giudizio obiettivo si annebbiano. Facciamo dipendere la nostra felicità dai comportamenti altrui e tendiamo a vederci con gli occhi di lui. Perciò se costui disattende le nostre aspettative, ci convinciamo che sia per un problema o una carenza nostri. Non solo… Tante volte questo non ci permette nemmeno di vedere bene CHI abbiamo davanti, perché, signore mie, gli uomini di qualità sono un’altra cosa…24 - autostima-e-dieta ed

I pensieri che si formano nella nostra mente sono più o meno gli stessi: «Ma mi ha detto questo, mi ha detto quello, come è possibile? Se non mi vuole, significa che io non sono abbastanza, non sono speciale e non sono neanche bella. E se dovessi vederlo con un’altra, potrei impazzire. Perché allora quando mi ha detto (e lo dicono…) “non sono pronto, ho paura, andiamo con calma…”, erano tutte bugie. Era perché non voleva me. Perché io non sono abbastanza…»

Signore, vi presento, ma la conoscete già, la miopia femminile!

Potrei scrivere un altro libro, se non una trilogia, su aneddoti a dimostrazione di questo, su storie vissute o raccontate di come ognuna di noi, almeno una volta nella vita, si sia totalmente annullata per stare dietro a un Tutt’altro-che-Principe-Azzurro. Che abbia perso amicizie, parenti, chili, capelli, quintali di autostima, perché non si sentiva abbastanza.

Potrei scriverne tante. Ne scriverò una che basta per tre…

Lui e Lei si conoscevano già, per questo lei pensava che lui non l’avrebbe mai trattata male e che, tra milioni di donne da prendere in giro, non l’avrebbe mai fatto con lei. Per questo lei gli credeva.

Lui le aveva detto che a lei ci teneva parecchio, per questo voleva fare le cose per bene e che non avrebbe mai voluto mettersi in condizione di litigare con lei. Lui ci teneva parecchio, per questo – per mesi – appariva e scompariva a suo piacimento. Puntualmente, appena lei iniziava a scordarsi di lui e rinsavire, lui tornava più “tenente” e convincente che mai. Da una parte, evidentemente, non la voleva, ma dall’altra non la lasciava andare.

C’è da dire poi che aveva attuato anche la regola d’oro del “Corteggiamento educato” ovvero: non ti salto addosso subito perché con te faccio sul serio. (Il corollario inverso è alla base del “Corteggiamento mirato” = mirato a ottenere…).

Per questo lui, che ci teneva, non l’aveva ancora nemmeno mai baciata.

Finché una sera, mesi dopo, si coronò il loro sogno d’Amore.

Il galantuomo in questione credo che abbia visto più volte il film “Pretty Woman” e ne abbia preso insegnamento. Ma non per la parte bella, romantica, rosa, infiocchettata e stucchevole, in cui lei gli dice, sincera e pura come una bimba: «Voglio la Favola…» e lui corre a salvarla e vissero felici e contenti… Credo che lui abbia preso spunto, piuttosto, dalla frase pragmatica, da lavoratrice di strada: «Io faccio tutto, tranne baciare sulla bocca. Troppo intimo».

Perché “L’Uomo-che-ci-tiene”, proprio perché ci tiene, ti scopa senza baciarti. Niente brivido, occhi negli occhi, niente bacio con carezza sulla guancia, tocco leggero, poi più profondo, agitazione ed eccitazione che salgono, niente di niente. Girati e andiamo. Grazie e arrivederci. Anzi, addio.

Lui, tempo dopo, le aveva anche detto che si era tanto pentito di quello che aveva fatto. Di averla trattata come una sgualdrina di strada? No, di essere stato con lei, definendola una “cazzata fatta”.

La fanciulla si vergognava così tanto (LEI!) di un tale comportamento/trattamento che aveva mentito anche alle sue amiche più care «Ho passato una bellissima serata…» Ma, visto che “L’Uomo-che-ci-tiene” fa le cose per bene, era subito sparito e fu così che la verità venne fuori.

“L’Uomo-che-ci-tiene”: Parole tante, fatti pochini. Uno solo da registrare: distruzione totale dei sogni e dell’autostima della fanciulla. Ma ci teneva, eccome! A distruggerla.

Cosa c’è di peggio di fare l’amore, perché per lei era Amore, con uno che neanche ti bacia? Me lo sono chiesta tanto e non son riuscita a darmi una risposta. Ho solo concluso che penso che non ci sia nulla di più squallido e di più umiliante per una donna. La cosa davvero triste è che lei, anche dopo questo, lo voleva e continuava a credergli. Davvero deleteria la miopia.

barbie bastarda miopiaEvidentemente, tutti sapevano che a lui, di lei, non fregava una beata mazza. Tranne lei. E lei lo capì quando il migliore amico di lui si sentì in diritto di provarci con lei. Tu ci proveresti mai con uno/a che sai che piace tanto al/alla tuo/a migliore amico/a? (E in quanto amico/a certe cose le SAI…) La risposta la conosciamo tutti.

Lei l’ho vista piangere incredula, spenta per mesi, durante i quali però le ripetevo, perché lo era sul serio: «Comunque ‘sti giorni sei di un bello spaventoso». E lei mi rispondeva senza gioia:

«Saranno gli occhi lucidi…» E se ne andava in giro come un mucchietto d’ossa spaventato, annientata, ancora una volta, per cinque minuti di felicità.

L’ho sentita dire «Sono terrorizzata» ogni volta che le si avvicinava un uomo.

Perché se ti tratta così uno che dice di tenerci, cosa aspettarsi da chi non lo fa?

È assurdo, infantile e anche se ormai siamo addestrate a non credere più alle parole, purtroppo, quando ne sentiamo alcune, quando ci sfiorano il cuore e lo sentiamo battere più forte, e, soprattutto, quando uno ci piace da matti, tendiamo a crederci ciecamente. Appunto.

Fu significativo anche il comportamento a posteriori. Lei, una come noi, come tante, disillusa e amareggiata a tal punto che un giorno l’avevo sentita dire due frasi terribili:

«Ormai ho capito che le persone vanno maltrattate, perché più le tratti bene, più se ne approfittano».

«Non voglio innamorarmi mai più. Gli uomini vanno solo sfruttati, senza sentimento…»

Erano terribili perché, purtroppo, avevo capito che aveva iniziato a pensarla davvero così.

L’aveva pure fatto di, come credeva lei, “usare gli uomini senza sentimento”. Solo che dopo aveva pianto. E questo non faceva parte del piano.

Ma, per fortuna, significava che non si era totalmente inaridita e che in lei c’era ancora un, seppur piccolissimo, barlume di speranza, sopravvissuto comunque a quintali di lacrime e schifo.

Un bel giorno arrivò la Favola vera e propria, che narra della bella Principessa triste che un bel giorno incontrò un bel Principe Azzurro che le disse le belle parole che erano tutto ciò che ogni donna avrebbe voluto sentire… che da tempo la desiderava, che con lei era tornato felice e solo con lei era tornato a sorridere… La Principessa triste gliel’aveva detto di essere terrorizzata e disillusa e gli aveva chiesto di dirle sempre e solo la verità, ma lui voleva solo renderla felice. E anche la Principessa triste tornò a sorridere.

E vissero felici e contenti…

…per dieci minuti buoni…

La Bella Principessa e tutti i suoi «Ma perché?» erano tornati tristi e lei non riusciva a pensare altro che a lui. Uno che, per certe cose rappresentava quello che lei non aveva mai voluto, uno che non si era neanche preso il disturbo di guardarla negli occhi per scaricarla, ma l’aveva fatto con un misero messaggio su WhatsApp, ovvero neanche la decenza di spenderci 15 miseri centesimi! E lei? Lei lo voleva ancora! Lei non poteva capire né accettare una tale crudeltà. Un cambiamento così repentino. Dal paradiso all’inferno in un nanosecondo e senza spiegazioni plausibili. E… ancora una volta… Allora c’è davvero qualcosa che non va in me…

Ah! Anche lui aveva detto di tenerci… Ma parecchio, eh? Aveva usato anche la parola che inizia per “A”… A lei sembrava anche esagerato, ma chi è che non si sognerebbe una cosa del genere? Poi lui le aveva detto che le sentiva davvero quelle cose, ma poi non le sentiva più, ma forse non le aveva mai davvero sentite, ma forse… Ma perché vi comportate così?

Quando mi vengono raccontate certe cose, riesco a fare un’analisi precisa e distaccata, «I FATTI sono questi…» e mi chiedo come sia possibile non riuscire a vedere le cose per quelle che, semplicemente, sono. Come sia possibile continuare ad arrovellarsi o a sperare in qualcuno che, di fatto, dimostra tutt’altro che Amore. Poi mi ricordo di tutte le volte che è successo a me… ‘sta cazzo di miopia!!!

Forse è il fatto che siamo tutte potenzialmente madri, geneticamente disposte al perdono e alla comprensione, o forse perché crediamo sempre e comunque nel dannato Lieto Fine, o forse perché quando si tratta di sentimenti, vediamo, appunto, davvero solo quello che vogliamo vedere.

Basterebbe pensare una cosa semplice: quando ci tieni a una persona, non te lo sogni neanche lontanamente di farle coscientemente del male. Perché se ti comporti così, ne sei consapevole, eccome, di farle del male. Basterebbe ricordarsi questo. Pensare che quelle dette erano pure e semplici parole senza un vero significato, comunemente dette sporche bugie ingannevoli. Sì, le dicono eccome.

A volte, se sei davvero, davvero fortunata, potrai avere il piacere di sentirne altre del tipo “scaricamento di coscienza”: «Non sapevo di ferirti, non volevo, non pensavo che se fossi sparito saresti stata male, non l’avevo mai fatto, scusami, ero lobotomizzato, ero posseduto, non ero io…» Varie ed eventuali. Che alla fine riescono quasi a farti pena. Loro!

Io concedo sempre il beneficio del dubbio, perché uso come parametro il mio comportamento, ma soprattutto perché mi rimane mooolto difficile accettare la dura realtà. Ma purtroppo alla fine devo farlo e ricordarmi che non dipende da me, né è un mio problema. È un dato di fatto: certa gente fa SCHIFO. PUNTO.24 - autostima

Accettare e andare avanti. Semplice, no? A parole, parecchio.

Statisticamente devo dare un dato: tornano. Tornano sempre, tornano tutti. Perché? Non lo so… Certe volte perché davvero si rendono conto di quel che hanno perso (Aho ma sempre DOPO???) Certe volte perché non sono del tutto soddisfatti del lavoro precedente e tornano per annientarti ancora di più, con lo scopo di non farti rialzare (non ci riuscirai MAI, baby!). Altre volte tornano e a te non frega davvero più niente. E ti sembra quasi impossibile che quello che, un tempo, consideravi il tuo TUTTO, ora non sia più niente. E ti sembra impossibile di aver superato tutto quel dolore, quella morsa perenne nello stomaco, i tremila pensieri, le notti in bianco, e di essere sopravvissuta ed essere comunque qui. Più bella, più forte e più serena. Perché alla fine la vista torna, la miopia temporanea svanisce e riesci di nuovo a vedere bene.

Sorellina mia, più volte al giorno ti (mi) consiglio di combattere la miopia con una grossa lente d’ingrandimento. Guarda che bel pezzo di ragazza sei, pensa a quelli che ti hanno fatto convincere del contrario, pensa che è passata e che il sole è tornato a splendere. Pensa che loro, una come te, non la troveranno mai più. Perché quello sguardo, quel carattere, quel sorriso, quella battuta pronta, quella dolcezza e quella fragilità ce li hai solo tu… Pensa che, da qualche parte in questo bellissimo mondo, quegli stessi uomini stanno torturando qualche altra donzella e sentiti fortunata per non essere più lì. Pensa anche che, in virtù del karma, qualche sorella sta torturando loro e che loro ora stanno come te, qualche tempo fa. Se non peggio, perché l’uomo vero non può mostrarsi debole, quindi starà male e starà solo, per non lasciare testimoni.

Pensa tutto questo…

Sì, ora puoi sorridere.

«Chi ti ha fatto gli occhi e quelle gambe, ci sapeva fare. Chi ti ha dato tutta la dolcezza, ti voleva bene».  

Ligabue

Dedicato A TE. Tu hai capito e sai e ora ci vedi bene. 😉

Prima pubblicazione: 05.03.2014