SO COSA MI FARAI…

Recentemente ho appreso che la quasi totalità dei maschi adulti addita le donne over 30 (e, di conseguenza, anche 40 e oltre…) come “rovinate”. Dalla vita, dai precedenti rapporti, da ciò che volete e, di conseguenza, preferisce evitarle.

Questo spiegherebbe pure perché gli uomini di quell’età, cerchino le ventenni.

Ora, la rovina dovrebbe estendersi senza dubbio anche ai miei cari uomini, perché pure voi, a quell’età e non solo, non è che siate tutto ‘sto divertimento.

Alcuni tornano ragazzini, ma non essendolo più, ne risultano una patetica pantomima.

Vedi cinquantenni irretire adolescenti, millantando esperienza e cura per la femmina, difficilmente trovabile nei loro coetanei. Oppure li vedi sbavare spasmodicamente dietro qualsiasi gonna, cercando di recuperare il tempo perso, per incrementare il numero di tacche sulla spalliera, o per pura vendetta.

Perché alcuni sono incazzati – ma incazzati davvero – con le ex alle quali –nove volte su dieci – devono pure sborsare esosi mantenimenti. Hanno in piedi liti e diatribe che manco la Guerra dei Roses e tutti gli scenari che sono, purtroppo, entrati di diritto nella quotidianità delle relazioni del nuovo millennio.

Per tutti questi motivi, l’intera categoria femminile diventa un manipolo di zoccole, approfittatrici, ingrate e bastarde.

E allora: «Io mi devo divertire, se vuoi trombiamo e basta, non ti aspettare niente da me…»

Questo lo dico, giusto per pareggiare il conto su questi commenti e appellativi misogini e parecchio stronzi (scusate, sono rovinata e inacidita, quindi dovevate prevederlo) e, soprattutto, per farvi capire che ci siamo TUTTI rovinati col passare degli anni.

Tempo fa, scrissi un articolo intitolato “Chi viene dopo paga tutto il conto…” (lo trovate QUI). Nel quale, sostanzialmente, affermavo che l’ultimo che incontriamo paga per tutte le disastrose relazioni precedenti. E spesso, proprio a causa di queste, non le intraprendiamo neppure, perché troppo feriti o impauriti.

Oggi, non credo sia totalmente vero… 

Quel che ci lascia il passato, qualche anno in più e un cospicuo numero di tutt’altro che Principi e Principesse Azzurri, è l’esperienza e un’elevata capacità di discernimento.

Le precedenti relazioni ci insegnano, impariamo. Sappiamo cosa aspettarci.

L’abbiamo esperito a suon di notti insonni e lacrime versate, ma abbiamo finalmente appreso.

Abbiamo appreso i segnali, riconosciamo i gesti e interpretiamo correttamente le omissioni.

Riconosciamo le situazioni che ci potrebbero far male e le evitiamo subito e senza pentimento.

Se agisci così, so già cosa mi farai.

Qualche sera fa, un’amica mi chiedeva che fine avesse fatto il mio ultimo stalker.

«È sparito…»

«Sparitooo?? E tu che vuoi fare?»

«Io? Io niente…»

Magari, anni addietro, mi sarei annientata per la conquista del maschio, lo avrei chiamato e messaggiato io e avrei creduto ai vari: «Non sai quanto sono impegnato, non ho proprio il tempo di chiamarti o vederti…»

Mi sarei sciolta ad ogni messaggio di redenzione – con cadenza bisettimanale, quando va bene – e avrei assecondato le sue esigenze e i suoi impegni.

Un tempo lo avrei fatto. Anzi, purtroppo l’ho fatto e anche spesso.

Avrei accettato briciole anziché Pagnotte (leggi QUI).

Adesso ho capito che, se lui sparisce e non mi tampina a dovere, significa che non è molto interessato alla mia personcina, e probabilmente c’è un cospicuo gruppo di donzelle con le quali sta facendo il medesimo lavoro.

Partecipa anche tu alla grandiosa rotazione settimanale!

Lo capiamo subito, lo sappiamo. A noi donne rovinate – di certo – non manca la lungimiranza. Quindi scegliamo se continuare o meno, assolutamente consapevoli di quel che ci aspetterà.

Magari non sappiamo di preciso ciò che vogliamo, ma abbiamo piena consapevolezza di quel che, di sicuro, non vogliamo più.

E io sono giunta ad un punto della mia vita in cui, se non posso fare la differenza, non mi interessa fare “numero”.

Semplice.

Se sei impegnato e mi chiedi di uscire, ti dico di no, senza nemmeno considerarlo.

Frasi tipo: “Siamo come fratello e sorella, dormo sul divano” l’ho sentito talmente tante volte, che dovremmo iniziare a preoccuparci seriamente del dilagante fenomeno dell’incesto.

“Ti prego dammi una possibilità, la storia è finita”.

No. Finisci la storia, riprenditi e forse poi ne parliamo.

“Tu sei diversa, tu sei speciale…”

Vero. Per questo tengo a me, tanto da sfuggirti.

L’esperienza ci ha insegnato che tanto mogli e fidanzate non le lasciate mai, quindi perché dovremmo complicarci la vita e iniziare un qualcosa che può solo nuocerci?

Non ci fanno squagliare le belle parole, se non seguite dai fatti; non ci incantate, non ci fregate, perché abbiamo imparato a fregarcene noi.

Utilizziamo un rasoio di Ockham sentimentale affilato da anni di giustificazioni dell’ingiustificabile; studi accurati; sofisticate elucubrazioni mentali; illusioni svanite; dietrologia dell’sms e della parola; dinamica del comportamento.

Se qualcosa in noi si è rovinato, è il tempo. Ma non, come sostiene il pensiero comune, perché rintronate dal ticchettio dell’orologio biologico, assolutamente. Abbiamo capito che non va sprecato. E se, in passato, lo abbiamo fatto tante e tante volte, non possiamo purtroppo più recuperarlo, ma abbiamo deciso di non sperperarlo ulteriormente. Quindi non aspettiamo più: telefonate, gesti, messaggi, miracoli.

Abbiamo appurato che nulla va elemosinato né il tempo, né la compagnia, né l’amore.

Magari non sappiamo di preciso ciò che vogliamo, ma abbiamo piena consapevolezza di quel che, di sicuro, non vogliamo più.

Ma speriamo, sempre!

Forse siamo prevenute, ve lo concedo, ma sapete meglio di me che nessuna donna è inconquistabile.

Allora restituitecelo quel tempo, dedicatecelo.

Se ci tenete davvero. Se no, continuate a fare ciò che già fate e saremo noi a riprendercelo, allontanandovi.

Scusate, ma siamo acide e rovinate e dobbiamo avere cura di noi stesse.

Se è terribile e non sopportiamo la generalizzazione (ma scrivendo un articolo è doveroso farla…) è altresì inconfutabile che alcuni comportamenti siano universali e univoci.

O no?

Non siete d’accordo? Avete effettivamente degli impedimenti? Vi siete pentiti di quanto detto? Avete sul serio paura?

E vi infastidisce che vi abbiamo subito etichettati?

E allora ditecelo!

Stupiteci, fatecelo capire perché – a volte – noi non ci arriviamo proprio. Magari siamo troppo paranoiche, ma, abbiamo imparato che difficilmente sbagliamo su certe questioni.

Smentiteci, non vediamo l’ora di esserlo, credetemi.

Pensate meno di noi e agite, pure la vostra di incazzatura ci fa paura. Temiamo di pagare colpe che non abbiamo commesso noi.

Teneteci!

Quando tutte le lacrime e le batoste hanno tessuto un velo di disincanto intorno al nostro cuore, ci vuole pazienza, tanta pazienza. Quella che ha solo chi vuole veramente. Quella che noi, ormai, non vediamo più da secoli e crediamo estinta.

Perciò, spesso, anziché goderci il momento, rimaniamo in attesa del palesarsi della fregatura. Perché tanto ci sarà, per forza.

Dimostrateci che sbagliamo.

Fate seguire i fatti alle parole, alle promesse, che siano quella di chiamarci più tardi, o di vederci quel dato giorno.

Che siate uomini o donne – quando ci tenete – siate CHI fa e dice; CHI fa quel che dice; CHI è presente; CHI telefona; CHI si interessa; CHI dimostra di tenerci davvero e non che dichiara semplicemente di farlo. CHI fa la differenza tra il numero.

Altrimenti qualcosa la faremo noi.
Sfanculare, per esempio.
Se mettere sempre prima il nostro benessere, rispetto a una vacua illusione; se non tollerare di essere trattate come ragazzine, perché ragazzine lo siamo già state e desideriamo rapportarci come Donne, o Uomini adulti; se abbiamo imparato a volerci così bene, da allontanare subito chi non ce ne vuole; se rispettiamo noi stesse tanto da esigere rispetto sempre e comunque; se tutto questo fa di noi delle donne “rovinate”, o ci rende ai vostri occhi acide, io sono felice che il mondo se ne sia popolato.

Perché, secondo me, una donna si rovina e si distrugge davvero quando non compie tutte queste azioni, il che significa che non si ama per niente.

E mi dispiace molto che questo arrivi dopo i 30 o oltre. Con una maturità e consapevolezza che acquisiamo col tempo e col tempo che abbiamo sprecato e che non ci verrà mai restituito.

Mi dispiace davvero.

Di essere diventata una donna cosciente, cauta, accorta, semplificatrice, egoista, intelligente, e pure acida e rovinata, di quello, no. Non mi dispiacerò MAI.

Alle mie Donne e Uomini rovinosamente belli…

IO TE LA VORREI PURE DARE, MA TU NON TE LA SAI MERITARE…

Ho già avuto modo di dire che se te la voglio dare, te la do gratis ma oggi credo sia opportuno e doveroso fornire ulteriori dettagli che vadano a dissipare – si spera una volta per tutte – antichi adagi che vogliono alcune donzelle restie a praticare la più bella attività della nostra vita. Le conservative, coloro che se la tirano, quelle che non la danno mai a nessuno. Come se fossero una categoria di donne ben distinte e non, invece, semplicemente donne che non si concedono a chi non ha saputo meritarsela.barbie-bastarda-te-la-do-ev2

Uomini, sappiatelo, di base siamo TUTTE pornostar, parecchio pure, ma sempre con rigorosa selezione all’ingresso, ovvio. Per questo, non è gratificante passare per quella che “non la dà”, quando magari sei una che ha una genuina passione per l’ars amatoria, ma che, un minimo, si formalizza, ci tiene, devi saper prendere.

Leggenda vuole i maschietti un po’ “Docojocojo” e noi femminucce più cerebrali. Nonostante gli ottimi intenti copulatori, un pochetto uno ci deve coinvolgere, condurre e tutto quel che contribuisce a determinare l’attizzamento.

È la donna che decide chi, questo si sa. Non che l’uomo sia privo di scelta, per carità, ma tendenzialmente entrambi i sessi ne sono consapevoli e noi donne siamo abili maestre nel cercare di far credere loro che ci abbiano conquistate. Uh che sorpresona! Sostanzialmente, entrambi i sessi si prendono reciprocamente in giro per la salvaguardia della specie, ovvero a scòpo scópo.

Ultimamente, è successo qualcosa. Le donne si sono emancipate e hanno cominciato a prendere l’iniziativa, col risultato che, quelle che non lo fanno, vengono spesso escluse dal grande gioco della seduzione e tacciate come quelle che “Se la tirano”.

La maggior parte degli uomini si lamenta di questa inversione dei ruoli, anche se – ovviamente – ne approfitta. E, vista questa generosa profferta di patata, è ancora più facile per loro individuare e distinguere, secondo questi parametri, quelle che “Non la danno”.

Oltre questo, concorrono al tenersela stretta universali deterrenti – tipo per gli uomini, le ballerine, un petto piallato o la scarsa igiene (inibitorio universale) – che ti fanno passare del tutto l’appetito, che sia per una sera o più.

Incontri LUI, quello che ti piace, ti prende, ti accende e risveglia. E tu c’avresti pure voglia, ché sei umana, ché hai le tue esigenze, che l’ultimo uccello che hai visto è Titti, o, semplicemente, perché uno ti attizza e, sì, te lo vorresti proprio fare con tutti i sentimenti poco nobili ma tanto animaleschi, perché, sì, sei fatta di carne caliente e, ari-sì, fare le cosacce con chi ti sollazza l’ormone ti aggrada parecchio.

Ora, nonostante tutti questi bei porchi propositi, sovente il maschio oggetto di peccaminoso desiderio attua dei comportamenti che, vi assicuro e garantisco, farebbero seccare pure il Nilo in piena…

Potrei parlarvi del tizio che conoscevo da molto tempo, che apprezzavo come essere umano e mi divertiva, ma che non avevo mai preso in considerazione perché ero, in diversi periodi, presa da altri membri… del genere maschile.

Finché lui non ha palesato il suo debole per me, dapprima in maniera molto dolce e garbata, in seguito, ha iniziato a descrivermi quotidianamente tutto quel che avrebbe voluto farmi, ogni tanto corredandolo di foto.

Ammetto che un pochino (tanto) mi aveva stuzzicato, che un pensierino – prima romantico, poi sconcio – ce l’ho fatto pure, che avevo deciso che potevo essere indulgente con me stessa e concedermi un filarino, un interesse o un puro fuck-boy, che una sana botta me la meritavo parecchio, che, se mi avesse chiesto di uscire, sarei stata consapevolissima dell’andazzo della serata e, alla fine, mi stava pure bene. Che ero grande abbastanza per divertirmi una serata, o due, o cento, ma senza aspettarmi nulla il giorno dopo, ovvero a esclusivo scòpo scópo. Anche se…

Sapete lui che ha fatto?barbie-bastarda-te-la-do-1

Nulla.

Oltre alle parole, nessuna azione.

Ora, io di chiamarlo per dirgli: «Quindi? Ti andrebbe di copulare?» c’avevo un po’ di vergogna, non mi piaceva e quindi ho fatto l’unica cosa saggia da fare: ho cancellato il numero.

“Magari mi chiama lui e vediamo”.

Non l’ho mai più sentito.

Quindi, nonostante avessi una gran voglia di dargliela, non solo non sono stata soddisfatta, ma, probabilmente, ora lui si starà lamentando di quanto io sia impenetrabile.

Potrei raccontarvi dello stalker che mi ha tampinato per più di un mese e io avevo provato, giuro, a farlo desistere. (perché, oltre alla pelle, c’ho anche la patonza lungimirante…) Ho tirato fuori la vecchia storia del fidanzato immaginario, ma lui ha insistito comunque.

Quindi mi sono detta che, magari, potevo anche concedergli una possibilità, un indolore aperitivo dopo il lavoro.

Gli ho fatto tutto il mio bel discorsetto sul perché non vado a cena con gli sconosciuti (perché mi mette ansia; perché la cena è lunga e, se non sappiamo che dirci, diventa pesante; perché riesco a stare vis-à-vis con uno solo se mi piace parecchio, se no mi imbarazzo. Che poi mi imbarazzo lo stesso, ma sticazzi, se mi piace, sticazzi!) e lui ha di buon grado accettato.

Quel che non avevo considerato, era che il bar ha iniziato a chiudere dopo una decina di minuti che eravamo lì. E allora, ok la prudenza, ma il tipo si era fatto cinquanta chilometri per vedermi e un quarto d’ora di uscita mi pareva davvero troppo poco. Ho pensato che, dopo un simil aperitivo, potessi contravvenire alla mia regola ferrea sulle cene e mangiarci un boccone insieme e gliel’ho proposto.

Lui, il corteggiatore insistente e cortese, che non ha desistito nonostante un mese buono di rifiuti, ha risposto con un grandioso:

«Ok, allora andiamo a casa mia…»

Ecco.

Ora, ci sarebbe da redigere un trattato di antropologia maschile, atto a spiegare il perché un uomo pensi che, se una non è molto predisposta ad una cena, sarà – di contro – disponibilissima a una chiusa. Ma credo che se fossi stata in grado di spiegare codesti arcani quesiti, la mia vita sarebbe stata ben più semplice.

Potrei raccontarvi del premuroso gentiluomo che, conoscendo la mia fobia per le cene, mi aveva invitato a pranzo. Io l’avevo così apprezzato, (ingenuotta!) da rispondere con un “Sì e cuoricino”. Subito spezzato, quando lui – gentiluomo – aveva aggiunto che, però, se mi fossi presentata nuda, non avremmo per niente pranzato. E allora io, nel dubbio, non mi sono presentata affatto.

Potrei pure raccontarvi di quella mia amica che, dopo essere uscita con uno due caste volte, si era premunita andando dall’estetista perché – alla terza – gliela voleva proprio dare e gliela voleva dare disboscata.

Invece lui è sparito, insieme ai peli superflui. Mentre lei e l’ex incolta-patonza sono ancora lì a chiedersi perché.

Potrei dirvi di quello che mi aveva chiesto di vederci e che io volevo davvero incontrare, ma ero impossibilitata a raggiungere. Lui non è che mi ha detto: «Dai, allora vengo io da te!» mi ha risposto: «Ok». Due lettere sue, duecentomila parolacce mie. Facendomi capire che, quindi, tutto ‘sto gran desiderio di passare del tempo con me, non lo aveva. Facendolo, così, passare del tutto anche a me.

Dobbiamo comunque ringraziare questi individui per l’onestà. Per palesare il loro interesse esclusivamente al sodo e non al morbido del nostro cervello, né del nostro cuore, ma continuiamo ad arrogarci il nostro diritto di dire “No”.

Uomini così fanno intendere che, se la nostra beneamata patonza fosse scomponibile, sarebbero ben felici di prendersi esclusivamente lei e lasciare il resto del pacchetto e, a noi, questa considerazione esclusiva in qualità di portatrici di patata, una fra tante, una vale l’altra, un pochetto ci disturba.

Quando uno ti fa capire il suo esclusivo interesse, sparisce, non investe neanche tre serate per averla, non si fa manco qualche chilometro per stare con noi, ci smonta e non ci monterà mai di sicuro.

barbie-bastarda-te-la-do-2Occasioni ne abbiamo tutti, maschi e femmine. Se stasera volessimo trovare compagnia, la troveremmo in un attimo. In quanto donne, ancora di più. Ma non è solo questo che vogliamo. Perché c’è Docojo, e Docojo. Mi pare chiaro.

Ammettiamolo, il sesso è stupendo. Ma il sesso consapevole lo è ancora di più.

Per consapevole intendo frutto di una condivisione, di un’intesa, di una complicità maturate in giorni o poche ore, il pensiero che te lo vorresti fare, ma non perché hai voglia e basta, ma perché vuoi LUI. L’accoppiamento fine a se stesso  con chiunque sarà pure piacevole, ma è imparagonabile a quando ti sale il desiderio, che lo senti, tanto che vorresti prenderlo e sbatterlo al muro e magari lo fai, se lui non ti fa seccare.

E crediamoci un pochino che, forse, non è solo una-botta-e-via. E godiamo – dapprima – di parole, sorrisi, sguardi complici e desiderio, che a spogliarci facciamo sempre in tempo.

La ginnastica la facciamo già in palestra e, per il resto, ci sono i vibratori. Se abbiamo pensato di darvela è perché in voi abbiamo visto quel quid in più che ci ha ispirato, che vogliamo “viverci” e del quale vorremmo non poter più fare a meno.

In questi periodi di “Amori Just-eat”, di amplessi consumati nel bagno di una discoteca, di gente che non si ricorda manco come ti chiami – ma forse- solo come chiavi, una persona disposta a conoscerci e a spendere il proprio tempo per noi, sarebbe da santificare e tenersela stretta.

Tenersela stretta la persona, non il resto. Perché – ripeto, grido e urlo – a noi la ginnastica da camera piace quanto e più di voi. Possediamo SOLO NOI l’unico organo del corpo umano preposto al mero piacere, che non usarlo ci fa una rabbia!! Quindi ricordate che la daremmo ben volentieri, se soltanto riusciste a meritarvela di più. Riprendetevi la vostra virilità, corteggiateci, investite e dateci e diamoci il nostro bene più prezioso: il tempo. E nel dubbio, fatelo un invito, che magari non aspettiamo altro.

Meritiamoci le attenzioni, le gentilezze, l’intesa, la passione e ciò che ci fa distinguere da “tutti gli altri”.

Ricominciamo a farlo sul serio.

E vissero per sempre, o per qualche giorno, copulanti e contenti.

 

 

PS: per dovere di cronaca, devo aggiungere che il corteggiatore-che-ti-invita-a-casa, si è fatto vivo di nuovo, ad ulteriore conferma del sempiterno “Tornano tutti”. Stavolta l’aperitivo l’ho rifiutato, senza concedergli margini di condono. E lui ha subito fatto presente che aveva speso trenta euro di benzina, solo per vedermi.

E, niente, quando uno nasce “Signore”….

MATRIMONIO A PRIMA (S)VISTA

Ieri sera ho guardato, con molta curiosità, la prima puntata di “Matrimonio a prima vista”. Aspettavo questo momento da quando ero venuta a conoscenza di questo programma. Ovvero con mooolto ritardo rispetto al resto del mondo.barbie-bastarda-matrimonio-a-prima-vista-ev

In pratica questo “esperimento sociologico” promette, a chi partecipa, di trovare l’anima gemella.

Un team di esperti, composto da un sociologo, una sessuologa (perché mica ce devi solo chiacchiera’…) e uno psicologo (giusto per evitare un connubio coi pazzi. Forse… ) e coadiuvati da un software, somministrando dei test e svolgendo colloqui, stabilisce CHI sia la persona della vita, tra coloro che hanno partecipato al “gioco”.

Piccolissimo particolare che è stato svelato ai concorrenti soltanto una volta arruolati, la persona te la trovano, ma tu la devi sposare, con rito civile a tutti gli effetti di legge. E -sorpresa, sorpresa! – potrai conoscerla esclusivamente il giorno del matrimonio.

Seguiranno cinque settimane di prova, durante le quali verificherete se effettivamente c’è questa affinità, se no divorzio.

Appreso ciò, molti hanno abbandonato, i più coraggiosi hanno deciso di rischiare. Curiosità? Disperazione? Estremo tentativo? Eccessivo ottimismo? Non si sa.

Alla fine gli esperti, molto convinti e ben argomentando le loro scelte, hanno formato tre coppie.

TUTTE le donne, quando è stato comunicato loro che la settimana successiva sarebbero convolate a nascoste nozze, sono scoppiate a piangere.

Che emozione, che emozione! Ma lo sposo non lo conosci! Embè? Ah, ok…

Delle tre coppie, due sembravano quasi perfette, mentre la terza era formata da una ventiseienne che sperava in suo coetaneo divenuta moglie di un quarantunenne che non ha per nulla gradito.

Come sottolineato anche dalla sessuologa, uno dei momenti più imbarazzanti si è concretizzato quando tutti i neo sposi sono stati invitati dagli ospiti a baciarsi. Era, in effetti, il loro Primo Bacio.

Sì, lo so che siamo sposati, ma ti conosco da cinque minuti, cinque e non è che – normalmente – io vada in giro a baciare sconosciuti (non da sobria, comunque).

In particolare nella terza coppia – la sposa infelice – lui, durante il commosso (nel senso che c’era da piangere) bacio, l’ha subito bacchettata con un:

«Ma neanche chiudi gli occhi!» barbie-bastarda-matrimonio-a-prima-vista2

Davvero strano, se fossi stata in lei e nel suo disagio, almeno mi avrei impedito di vedere quella scena. Ma so’ scelte.

Mi sono andata a spoilerare il finale perché non resistevo e non ne sono rimasta affatto stupita.

A voi non lo dirò.

Se esistesse un metodo scientifico e inconfutabile che garantisca la scoperta della famosa “altra metà della mela”, penso che lo useremmo tutti.

Pensate un po’ che bello: niente più sbattimenti, appuntamenti disastrosi, ore spese a guardare il telefono, niente di niente! Arrivano questi tre, ti trovano Mr Right e te lo piazzano direttamente sull’altare ad aspettarti. Figo, no?

Oltre una certa età, o presentando adeguata documentazione medica (attestante tutte le batoste subite e gli stronzi patentati incontrati, nonché le cicatrici sul cuore) dovrebbe passarlo direttamente la mutua.

«Ha bisogno del Trattamento Matrimoniale Obbligatorio, salviamolo!»

Questo sì che aiuterebbe la sanità. Soprattutto quella mentale.

Dopo essermi beata di questa idea di come sarebbe tutto più semplice se un cervellone tecnologico ci dicesse CHI è il nostro lui, la nostra lei, e non ci lasciasse vagare alla cieca, ho pensato a quanto disincanto e infelicità ci sia in giro e a quello che certe persone siano disposte ad affrontare pur di trovare, finalmente, il lieto fine: App, siti, agenzie matrimoniali ed ora il cervellone e il matrimonio al buio.

Sarebbe davvero bello – forse – se funzionasse questo metodo, ma poi, di contro, c’è tutto quello che ci perderemmo.

I primi sguardi, i primi sorrisi, il primo bacio (senza telecamere), i primi scazzi, i primi tutto, e poi la serenità della quotidianità, finanche una proposta vera e propria, vecchia maniera e frutto della consapevolezza.

“L’Amor move il sole e le altre stelle”, ma pure il bisogno di esso ne muove di azioni, spesso lesive di sé e scellerate.

Un software non riuscirà mai a sostituirsi alla chimica e al batticuore e tutto quel che “sulla carta” potrebbe essere perfetto, non è per niente garantito che lo sia. Anzi.

Senza contare quanto ci indigniamo quando apprendiamo che, nel mondo, esiste ancora la pratica dei cd “matrimoni combinati”, che lede la libertà personale e il femminismo. Non vi pare la stessa cosa?

Al confronto, pure aspettare un messaggio e urlare di cuore: «Sei uno Stronzo!» non mi sono sembrate affatto  prospettive così brutte. Soprattutto decidere SE sposarmi e con CHI, emozionandomi NON all’idea del matrimonio in generale – il bel vestito, il trucco e parrucco, la festa – ma emozionarmi per aver scelto ed essere stata scelta, tra milioni di persone e senza nessuno che faccia da tramite.

Perché, fortunatamente, ancora ci è data la possibilità di decidere di chi e se innamorarci.

 

 

 

SPOILER: FINALE

Ieri sera abbiamo assistito all’epilogo di “Matrimonio a prima vista – Italia”.
Come preannunciato, tutti i matrimoni sono andati in malora. Soprattutto, in malora ci sono andate le donne, poiché i NO sono stati decretati da TUTTI e tre gli uomini. TUTTI. Le fanciulle, nonostante i vari “M’hai rotto i co*, mi fai schifo”, conditi da lacrime, avevano scelto di continuare (te credo, mo che c’ho la fede al dito, me la volete togliere?? Siete matti??)
E già qui, mi sarebbe bastato. Ma il punto più alto di memorabilità, lo ha raggiunto Andrea, che vedete in foto.Barbie Bastarda Matrimonio a prima vista
Invitato a pronunciarsi sul destino del legame, ha così risposto: “Non voglio continuare il matrimonio, però se vuoi ci possiamo frequentare…”
Capito? Matrimonio, sì, ma niente di serio. Ovvero se vuoi siamo trombamici. Ovvero, sì ci stiamo frequentando ma non è che stiamo insieme, insieme, cioè no, sì, niente di impegnativo, easy e scialla. Ovvero, sta storia l’abbiamo sentita tutte.
Se quest’esperimento serviva a comprovare il desiderio di impegnarsi da parte di certi uomini, sì, l’abbiamo (nuovamente) capito.

 

VI PRESENTO MARIO ROSSI: IL RAGAZZO “RASSICURANTE”

Lei è una tua amica che non vedi da un po’ e nella quale ti imbatti per caso. Lui lo conosci, ma fingi di non averlo visto perché non credi ai tuoi occhi, non è possibile che stiano insieme! Finché lei non ti dice: «Tu lo conosci Mario?». Sorriso di circostanza, stretta di mano, mentre impedisci al tuo volto di far trasparire il tuo reale pensiero. Alla fine, anche lei si è rifugiata tra le braccia del buon Mario…

Vi presento Mario Rossi: il ragazzo “rassicurante”.uomo-migliore-e1343666454838

Mario è quello bravo, l’antitesi dello stronzo, il tipo comune.

Mario non è uno da emozioni forti, non ti sbatte al muro, non ti fa sobbalzare lo stomaco, Ma Mario è lì, sempre.

Mario ti dà sempre ragione, ti accarezza e non discute. Ti porta a fare la spesa senza brontolare, anzi, si offre di andare lui. Ti chiama e sai sempre dov’è; ultimo accesso solo con te; se ti dice che va a calcetto, ci va davvero.

Ha una station wagon, poiché è lungimirante e ha in programma di procreare, casa di proprietà, perché è oculato, ottimi rapporti coi genitori.

Mario è quello che aspetta in panchina, bravo, costante, ma non un bomber. Bello, ma non bellissimo, intelligente ma non brillante, simpatico, ma con quel velo di tristezza a guastare le battute. Mario si tramuterà in zerbino, non appena acquisito lo status di marito.

Mario è quello che ti sta dietro, mentre tu vorresti altro, quello che magari ci esci per un caffè, ma – niente – non scatta!

È gradevole, ci passi pure qualche serata, magari giorni, magari lo baci, gli dai qualche carezza “tanto per non sentire l’amarezza”, ma non è proprio quel che vorresti. Perfetto sulla carta, lontano dal cuore.

Ok, sento già i brusii tra la folla, onde evitare che qualcuno traduca e liquidi il tutto con un: «Ecco, lo vedi che allora è vero che cercano gli Stronzi?» occorre che mi spieghi meglio.

Ci sono due piatti sul menu: il vostro preferito e un altro che vi piace. Ovviamente, ordinate il vostro preferito, ma – disdetta, disdetta  – non è disponibile. Ripiegate sull’altro, che comunque vi aggrada, ma il primo di più. Lo finite pure, perché non è così male, ma avreste voluto altro. L’altro è da perdere la testa, da indigestione, da volerne ancora, e ancora. Questo è buono e giusto, ma non ottimo. Piuttosto che digiunare, vi siete accontentati del meno peggio.

Mario è il Tavernello. L’altro è l’Amarone. Mario non è uno che ti fa impazzire, ma c’è. Ti piace, sì, ma niente di che. Semplicemente ti piace poco, o non abbastanza. Ti stuzzica, ma non così tanto. Ti è affine, ma non totalmente. Chiaro?

(Ripetiamo insieme: non sto dicendo che ci piacciono gli Stronzi, non sto dicendo che ci piacciono gli Stronzi!!)

Mario ha una sorella che è uguale a lui, Maria. Maria ed io, non siamo neanche lontane parenti…

Maria Rossi è la ragazza “rassicurante”, brava, bella, placida e tranquilla. Non ha opinioni, non discute, sorride beata. Chiama il suo uomo «Amo’» ed è una potenziale creatrice del profilo di coppia.

Maria non ha storici amici propri, sembra che abbia iniziato a vivere, non appena ha conosciuto il suo lui.

Maria è ligia, astemia e sempre politically correct, non c’è mai il rischio che ti possa far fare figuracce. Non offende nessuno, è accomodante e accondiscendente, non fa battutacce.

Confidando sempre nella superiore mente femminea, spero che Maria sia una che finge di essere tale, per impalmare il maschio. Ma, purtroppo, toppo quasi sempre. Maria è così!

Mario, Maria ed io, non abbiamo mai avuto molto in comune.

Mario è il “tiepido” [ne ho già parlato QUI], io sono un fuoco che dal fuoco deve essere alimentato. Mi piace ridere, scherzare, discutere e apprezzo perfino lo scontro.

Ho un’auto sportiva a tre porte (che, quindi, non potrebbe coesistere con un seggiolino, non ditelo alla Lorenzin) che curo come una figlia.

Due terzi del mio appartamento sono occupati da vestiti, scarpe, borse, libri, cd e dvd. Quando qualcuno mi ha paventato l’idea di convivere, la mia prima preoccupazione è stata chiedermi che fine avrebbero fatto.

Ex presenzialista della movida romana, ora ritirata a vita asociale, poiché i Radical Chic e i Marpioni da Aperitivo che la popolano, mi hanno annoiato.

Il camionista nascosto in me, non è manco tanto nascosto.

Ti mando affanculo ogni volta che lo ritengo opportuno; so cucinare, ma mi prodigo solo se strettamente necessario.

Preferisco la compagnia maschile perché le donne, nel lungo periodo, sono estenuanti e questo causa non pochi problemi:

«Ti giuro che è solo un amico…»

«Eh, ma lui ti si farebbe, però!»

«Eh,ma io no!»

«Eh, ma che ne sai?»

«Se ragioniamo a “Ma che ne sai?” non ne usciamo!»

Ho tolto la visibilità dell’ultimo accesso a WhattsApp, per evitare drammi e – quindi – questo significa pure che non mi interessa minimamente monitorare il tuo.

Tendenzialmente ho una mia opinione su tutto, ma non è detto che voglia condividerla.

Mario ed io? Un disastro annunciato…

Tutti noi, abbiamo trascorso un pezzo della nostra vita con Mario o Maria Rossi. Tutti noi, abbiamo visto amici e amiche con un buon Mario e un’ottima Maria, certi, se li sono pure sposati.

Tutti noi, abbiamo sentito dei: «Sei matta? Io con quello/a?! Ma dai! Ci passo un po’ di tempo, ma niente di che…» con quel tempo che si tramutava in anni, perché “qualcosa di meglio non arrivava”, allora sai che c’è? Mi tengo Mario/a.

C’era sempre, mentre le altre non c’erano…»

«Sai, ormai ho un’età, mi voglio sistemare…»  e molteplici varianti.

Ripercorro con la mente i miei Mario, gli altrui, e le Maria.

Mi chiedo se, alla fine, non aspiriamo tutti a un Angelo/a Nero, ché tutti vorremmo l’Amarone, ma il Tavernello è di più facile fruizione.

Che, a volte, ci accontentiamo di ciò che otteniamo facilmente, pensando di non poter ambire a qualcosa di migliore. O ripiegando, quando non arriva.

Mi chiedo se sia giusto così, o se – invece – è giusto il sentimento di soffocamento che provo, al solo pensiero.

Mi chiedo, come sarebbe stata la mia vita se fossi diventata ben presto la Signora Rossi, o lo fossi stata per nascita:

la ghiaia nel vialetto; quattro figli e il cane; il sesso settimanale il sabato sera; il pranzo dalla suocera alla domenica. Il corso di ceramica; le uscite solo a coppia. Le amiche, chi? I panni da stirare, il Mario che si addormenta davanti la tv, che guarda più di me. Questo essere affezionati, ma non innamorati, ma poter sempre contare su una presenza, almeno quella, anche se molto lontana da ciò che sognavamo.

Mi chiedo se, effettivamente, sia vero il detto: “Meglio soli, che mal accompagnati” o se sia preferibile qualsiasi compagnia alla solitudine…

E fino a quando sia giusto sperare e credere che, qualcosa di meglio, arriverà.

Pensateci.

Ora scusatemi, scorrendo la rubrica del mio telefono, mi sono casualmente imbattuta su Mario. Devo fare una telefonata urgente…

 

 

PS: Egregi Mario Rossi e Maria Rossi, perdonatemi. Purtroppo la consuetudine vi vuole usati come esempi di italiana tipicità, perciò non mi sono potuta esimere dal farlo anche io.

TI DEVI VERGOGNARE!

L’altro giorno parlavo con un uomo (e sono indecisa se usare per lui la maiuscola o la minuscola) del tempo trascorso da individui soli, aka single. Lui mi confessava di aver raggiunto il proprio personale record di singletudine della durata di qualche mese. Io mi sono messa a ridere…

Non si ricordava, perché glielo avevo già detto, che del mio – invece – dobbiamo parlare in termini di anni (e non vi dirò QUANTI, visti i risultati) ed è rimasto sgomento.

Tanto che poi mi ha suggerito che, se mai dovessi incontrare qualcuno, non dovrei farne la minima menzione, perché, cito testualmente:

«Un uomo si spaventerebbe e scapperebbe, penserebbe che con te deve fare per forza subito una “cosa seria”, che sei una che sa stare da sola, quindi con le palle, e comunque lo metteresti in grosse difficoltà. Non glielo dire…»

Ecco.Barbie Bastarda vergogna (2)

Nella mia mente si è formata un’enorme scritta al neon che recitava:

«TI DEVI VERGOGNARE!»

Quindi mi sono chiesta se sia vero, se debba vergognarmi della mia situazione e, quindi, omettere e celare quella che sono per prevenire una fuga. Se ogni uomo formulerebbe subito ed esattamente queste equazioni o se siano pensieri del tutto opinabili. Se, effettivamente, il mio status di perpetua zitellaggine possa intimorire un uomo e perché. Se riesca addirittura a precludere una relazione. Se, perciò, la singletudine richiami per forza altra singletudine, perché allora, sì, sarei definitivamente spacciata.

Forse do sempre troppa importanza a quel che mi viene detto, ma non posso fare a meno di rifletterci su.

Inoltre, mi trovo nella fase pre-compleanno in cui, inevitabilmente, ti torturi e analizzi tutta la tua vita e gli anni che passano e che casino e che disastro e che palle e come farò?!

Non che negli altri periodi dell’anno non me lo chieda… In realtà, se sei single, ne passi un bel po’ di tempo a chiederti “perché”. Ma non l’avevo mai pensato come una sorta di “disonore” da dover occultare…

Ho trascorso la maggior parte della mia esistenza da sola, mentre tutti, intorno a me, mi e si chiedevano: «Come mai?»

Sei bellissima, sei simpatica, sei una gran persona, EPPURE sei single. Come mai?

Già, come mai?

Allora, sì, te lo chiedi: «Cos’ho di sbagliato?»

Allora, sì, te lo chiedi: «Dove ho sbagliato? Perché alle altre sì e a me no?»

E, dopo una vita passata a chiederti cos’hai di sbagliato, capisci che forse non sei tu sbagliata, forse, è il mondo sbagliato o ti dici che il mondo è sbagliato per non darti colpe che forse hai, ma… non lo saprai mai! Dopo una vita passata a cercare di cambiare quella che sei, perché forse così non vai bene, capisci che alla fine vai bene così! Che c’è di molto peggio, boh non lo so!

Dopo una vita ad osservare quelle che condividono con me il primato di zitellaggine e a non trovarle poi così strane, così diverse, così dissimili dalle altre donne, o senza evidenti difetti che spiegherebbero la perenne posizione nella panchina  del gioco delle coppie, continuo a chiedermi se siamo davvero noi a fare paura e a doverci vergognare.

Perché TUTTE noi ci interroghiamo.

Considero che ci poniamo un sacco, troppe, domande alle quali probabilmente non avremo mai risposta.

E a questo punto, credo, piuttosto,  che dovrebbe vergognarsi chi ha dei pregiudizi o in base a poche informazioni trae conclusioni che più gli fanno comodo. Chi formula alibi per giustificare una fuga.

Alla fine, ho concluso che del mio protratto “single” non me ne vergogno neanche un po’!

Che sono fiera di riuscire ad essere felice anche da sola, di non aver  barattato la felicità con la compagnia a tutti i costi.

Che forse è vero, come dice una mia amica, che sono stata tanto sfortunata.

Che ci ho provato, ho sbagliato, ho pianto e sofferto, ho lasciato e scartato, ho giocato la mia partita come tutti e non so se alla fine ho perso o vinto, ma non posso e non devo vergognarmi per questo.

Che conosco davvero tante donne belle, in gamba, realizzate, felici, ma single. E neanche loro dovrebbero vergognarsene.

Che mi piacerebbe moltissimo trascorrere la vita con qualcuno di speciale, ma, se questo non accade, non posso martoriarmi più di quanto non faccia già e – soprattutto – non voglio trovarmi qualcuno solo per riempire lo spazio vuoto accanto alla mia spalla.

Che, a quest’ora, sarei potuta essere sposata con qualcuno che non volevo, o separata, o madre di figli infelici per il poco amore che circola in casa, o tutte le precedenti.

E allora sì che mi sarei vergognata di me stessa. Se avessi compiuto atti che andavano contro il mio istinto, la mia felicità e il mio cuore, non credo che avrei camminato a testa alta, come faccio ora.Barbie Bastarda vergogna (3)

Che questo dimostra che ho avuto un grandissimo rispetto per me stessa e per gli altri. Ma evidentemente ormai, sono valori dei quali occorre vergognarsi.

Se questo ti fa paura, mio caro sconosciuto che magari incontrerò o magari no, non so davvero cosa fare perché il passato non posso cambiarlo.

Che tutto ciò, forse, potrebbe incutere timore a uomini minuscoli, non a Uomini veri.

Che non so se un uomo preferirebbe, allora, sentirsi dire che ho visitato un letto diverso ogni sera.

Che un uomo potrebbe scappare anche se gli dicessi che sono vegetariana, o la squadra che tifo, o il colore che preferisco, o la musica che ascolto. Che un uomo potrebbe comunque scappare. Punto.

Ma, se questo dovesse accadere, non credo c’entrino i miei anni di singletudine o la grandezza delle mie o delle sue palle. Quanto, piuttosto, il desiderio di stare insieme.

A prescindere da tutto, sopra ogni altra cosa e senza bisogno di darci colpe che non abbiamo.

Se mai incontrerò qualcuno, forse glielo dirò il tempo esatto, o forse non ce ne sarà bisogno perché non sarà importante. Perché sarebbe bello cercare di conoscere la persona che hai di fronte, avulsa dal pregresso, dai racconti e solo per ciò che è CON TE, IN QUESTO MOMENTO.

Perché se io voglio TE e stare davvero con te, del resto non mi interessa nulla.

Questo, sì. Questo glielo dirò.

 

«Più una persona sta bene da sola,

più acquista valore la persona con cui decide di stare»

Cit.

Barbie Bastarda vergogna

LA SINDROME DI TERENCE

Non so voi, ma io la frase: «Non la posso lasciare perché lei è troppo debole, insicura, ecc…» l’ho sentita fin troppe volte, direttamente e indirettamente.

Il primo sentore di questa circostanza, lo ebbi sin dalla tenerissima età, guardando Candy Candy. Per una serie incredibile di eventi, questa sfigata piagnucolosa (e manco bella, dai!) era riuscita a conquistare Terence, altresì detto IL FIGONE.

E, mentre eravamo tutte lì a singhiozzare che allora è vero, il Lieto Fine arriva, se patisci sufficientemente, l’universo ti ricompensa e, come Cenerentola prima e Candy poi, pure se sei una patetica sfigata, alla fine un figo te lo accaparri sicuro. Eddaje! Capimmo che, invece, manco per niente…

Perché Terence la amava, sì, ma non poteva stare con lei, perché Susanna – la donnuccia-uccia-uccia-deboluccia – per salvarlo ci aveva rimesso le gambe e allora “Ti amo ma non posso, DEVO stare con lei”. Per riconoscenza mista a senso di colpa, intrisa di dovere, ottenendo, così, la relazione di “circostanza”, in cui sono entrambi infelici, ma stanno comunque insieme.  Allora Candy scappa per le scale e lui la rincorre e le si avvinghia da dietro e piangono tutti e due e però, niente, non se po’ fa!Barbie Bastarda Candy ev2

Bel quadretto.

E già lì, già da ragazzine, abbiamo capito che ‘sta cosa dell’Amore celava un sacco di fregature e che se poco, poco eri una in gamba (appunto) eri fottuta!

Anni dopo, proprio a ME, toccò fare la Candy Candy della situazione. Quando le mie orecchiucce delicate dovettero sentire le testuali parole:

«Sì, tu sei tu, non c’è paragone, ma io proprio non posso. DEVO rimanere con lei. Lei da sola non ce la farebbe mai…»

Da lì in poi, attraverso incontri o racconti, di donne ritrovatesi novelle Candy, e uomini filantropi, ho imparato che il mondo è pieno di Susanne che gna fanno, minacciano suicidi, e sono davvero troppo, troppo fragili, povere! [e lo sapete che ne penso delle Gatte Morte, vero? Se non lo sapete, leggete QUI]

E il mondo è altresì generoso di Uomini affetti dalla “Sindrome di Terence”, ovvero quella patologia che li spinge a vivere una vita di merda, di supplizi, sacrificati in nome dell’inerzia e del senso di colpa, a fianco di una donna che non amano.

Che poi le donne lo sanno pure di non essere amate e – giuro, giuro, giuro! – viviamo come fratello e sorella e non ci tocchiamo mai, mai, mai e – quelle poche volte che succede – è ginnastica, è timbrare il cartellino, ammazza che schifo.

Però, oh, DEVO!

Ovviamente te lo chiedi: cosa sei, un crocerossino? Chi te lo fa fare di immolare la tua vita e la tua felicità per qualcun altro?

Certe volte, ahimè, le fanciulle attuano dei ricatti morali e materiali davvero difficili da ignorare. Sono sicura che, se ci pensate, vi vengono in mente svariati esempi. Certe volte è davvero difficoltoso per uomini perbene e con un briciolo di cuore, mollarle.

E mi sono sempre chiesta come possa una donna sensata (posto che lo sia), adulta, e con un filo di amor proprio, accettare un compagno di facciata.

Perché tu, donna, se uno vuole o no stare con te, lo sai, lo capisci. Non raccontiamoci il contrario. Piuttosto che stare sola, preferisci una relazione di copertura?

Non pensi di meritare di essere amata, ma amata davvero, e non per convenienza o supplica?

Mi chiedo pure, se dietro questa condanna e abbraccio all’eterna infelicità, esista un tacito, reciproco accordo secondo il quale io resto la “lei” ufficiale, non starò mai da sola, ma devo chiudere un occhio sulle infinite corna che popolano la mia testa. (Non disdegnando, magari, di pareggiare i conti… )

La domanda è, allora, lecita: ma che rapporto è?

Altro fatto che mi ha sempre molto colpito, è la distinzione immediata che riescono a fare gli uomini tra quelle che “non ce la possono fare” e le “donne cazzute che je la fanno, eccome”.

Forse perché non frigniamo, forse perché non supplichiamo e non minacciamo di porre fine alla nostra vita, ma loro sono certi che, va be’, tanto a te passerà, ce la farai, tu sei TOSTA.

A noi, figurati, ‘ste cose non ci sfiorano nemmeno!

Noi siamo forti, a noi “cazzomene”, abbiamo il cuore e la vagina rivestiti di materiale impermeabile e ininfiammabile, a noi che ce frega!

Siamo fredde e insensibili stronze che tanto se la caveranno, ovvio.Barbie Bastarda Susanna

Loro no, le Susanne del mondo gna farebbero mai, scherziamo? Affrontare addirittura una rottura e la vita, completamente sole, chi ci riuscirebbe? Ah, giusto! NOI. Va be’ ma noi possiamo e dobbiamo. Scusa, abbiamo giocato, pacchetta sulla spalla e vattene affanculo. Dai su, che tanto tu non crolli.

Va detto che, ovviamente, noi conosciamo solo una versione della storia, quella del lui altruista. Sarebbe interessantissimo appurare se queste donne siano consapevoli che i loro uomini stanno loro accanto, per mera carità cristiana. Se, effettivamente, siano loro ad aver mendicato attenzioni e presenza, e non viceversa, se questa non sia tutta una favoletta per non impersonare la parte del cattivo, il traditore seriale, ma, piuttosto, quello che vorrebbe pure, ma è talmente buono e riconoscente da non sentirsela di abbandonare la lei che gli è stata vicino per anni.

Ci fanno decisamente una figura migliore, non trovate?

Infine una risposta alla domanda che, sono certa, in molti stanno formulando. I soliti, quelli che non sbagliano mai e hanno sempre quella tremenda voglia di puntare il ditino accusatore contro qualcuno:

«Perché mettersi proprio con uno sposato/fidanzato?».

Ecco.

Sicuramente a voi non sarà MAI successo, ma – nel resto del mondo – capita tutti i giorni.

Certe volte, certe cose, accadono e basta. Anche se ti eri giurata che tu no l’avresti fatto mai.

Non si programmano, né progettano, ma si verificano. E i motivi possono essere i più disparati: la solitudine; il gusto del proibito; l’illusione di riuscire a non legarsi troppo; la vigliaccheria che impedisce di non assumersi un impegno serio e da ultimo, ma più importante, succede anche – e soprattutto – perché l’infelicità spinge la gente a cercarsi altro.

Non è piacevole essere “l’altra”, la cattiva, la zoccola, non è il sogno di nessuna donna essere etichettata come tale. Ma, a volte, accade.

Infatti, nove volte su dieci, sono proprio queste “rovina famiglie” a troncare la liason, poiché stufe di un ruolo che non gli appartiene. Confermando, in effetti, loro sì, di essere così forti da preferire la solitudine a un legame fittizio e infelice.

E finché ci saranno rapporti di apparenza, vi si affiancheranno quelli clandestini.

Ma, onestamente, mi chiedo quali siano quelli davvero“sbagliati”.

 

 

PS: Comunque, se io fossi stata Candy, penso che avrei riposto al Sig. Terence:

«Ti capisco, figurati, che problema c’è? Io tanto me la cavo, sono forte! Sono orfana, amica solo di un procione, perché la mia ex migliore amica si è rivelata una grandissima stronza. Le famiglie adottive mi hanno trattata di schifo, l’amore della mia vita è morto, tu mi stai piantando, però, oh, sto in piedi! In tutti i sensi. Quindi è giusto che tu stia con lei, perché lei c’ha bisogno. Magari di due, ne fate uno sano. Prenditela a braccetto e andatevene affanculo insieme!»

 

Con Amore,

alle mie donne cazzute.

Sempre più fiera di voi.

 

 

THE DAY AFTER: LO CHIAMAVANO “EL TIGRE”

I day after sono tutti diversi e, chiaramente, variano a seconda della serata che hai trascorso. Ci sono day after che ti regalano un gran mal di testa e senso di vomito; quelli che ti donano malumore e paranoie; quelli che ti lasciano un bel senso di appagamento e pace.

Oggi, è un day after che mi offre un gran sorriso, una bella sensazione, la consapevolezza di avere intorno gente niente male, un perizoma con un buco sul davanti (che perizoma è se non ha un’apertura sul davanti?) e svariati video che hanno come protagonista un tizio che si fa chiamare “El Tigre”.

Bella storia.

Quella che doveva essere una tranquilla uscita tra amiche, ad ascoltare musica dal vivo, ha riservato non poche sorprese.

Innanzitutto ho appreso dell’esistenza dei distributori automatici di perizomi e, niente, la mia vita è cambiata.

Pensandoci bene, sono utilissimi.Barbie Bastarda perizoma d

Se, improvvisamente, ti rendi conto di aver “svoltato” la serata, concupendo un grazioso ometto col quale spassarsela, ma ti ricordi di avere su dei mutandoni che manco Bridget Jones, per solo un euro risolvi il problema e ti trasformi in Sex Bomb.

Dopo questa (forse) ho visto tutto. Chissà se ti tramutano anche le chiappe…

Comunque per divertimento, ne abbiamo preso uno ciascuna e ho notato con immenso stupore che il distributore era quasi vuoto, segno che l’articolo va e non poco. L’inventore è davvero un genio.

La sorte me ne ha riservato uno davvero fine ed elegante, che Victoria’s Secret e Yamamay se lo sognano.

Potete mirarlo nelle foto.

Barbie Bastarda perizomaNotare la pregevole fattura orgogliosamente China, i fiorellini vedo-non vedo, la raffinata rifinitura argentea e, ovviamente, il delizioso buco sul davanti. Forse una presa d’aria in prospettiva dell’estate o, banalmente, per agevolare l’ingresso. Un pochetto fuori obiettivo, per essere pignoli.

È stato proprio mentre traccheggiavamo coi nostri signorili trofei che ci si è avvicinato nientemeno che “El Tigre”.

Poteva essere semplicemente l’ennesimo (e il terzo della sera) che attaccava bottone, il classico non-figo e non-simpatico che liquidi in un attimo, con cortesia, ma giusto per togliere dubbi che non la vedrà mai. Neanche dopo sei birre, neanche se siamo attrezzate per un’attività porchesca.

Poteva chiudersi lì, lo avremmo salutato col sorriso e proseguito la nostra bisboccia. Senza ridergli dietro e fargli video.

Ma certa gente vuole davvero strafare.

Certa gente sente la necessità di mettersi in ridicolo e farsi sfottere.

Perché quando uno ti si presenta dicendo: «Ma non mi avete riconosciuto? Non sapete con chi state parlando?»

Con tale presunzione, manco fosse Bono (né di nome, né di fatto), si ha il dovere civico di prenderlo per il culo. Semplice.

A me hanno iniziato a brillare gli occhi perché già pregustavo il divertimento che sarebbe scaturito dal protratto perculamento.

Pure tu non hai idea di chi avessi di fronte, mio caro Miciotto VIP.

E allora glielo abbiamo detto che sì, forse, mi ricordo, mi pareva, te lo stavo proprio dicendo, oh ma che culo che abbiamo, ma perché esattamente – di grazia – saresti famoso? Perché scusaci siamo rinco ma, al momento, non ci ricordiamo. Però sì, oh, hai proprio una faccia conosciuta. Uh, sul serio.

La sua popolarità pare derivi da pregevoli comparsate a programmi televisivi, presenza fissa in web radio popolarissime, video su youtube che te prego fermate, non sai le visualizzazioni, non dimenticando di millantare anche partecipazioni a film che, però – guarda caso – non sono ancora (o mai) usciti.

Lo chiamavano El Tigre.

Chi cazzo sei se non conosci El Tigre??

Giuro che la domanda che ha assillato la mia mente per tutto il day after è stata: Ma come cazzo ho fatto a non buttarmi a terra dal ridere?? Come sono riuscita a resistere?? Io?? Che rido per tutto? Figuriamoci per un tale esemplare e tali esternazioni??

Non lo so!

Forse era troppo più divertente incalzarlo, fargli domande, incoraggiare quell’attrazione che provava per una delle mie amiche (che ora, ovviamente, non mi rivolge più parola. Fuori un’altra…).

E giuro che, ogni volta che lo lasciavamo andare, tornava a cercarci. Capite perché dico che certa gente ha bisogno di soffrire?

A guastare giusto un po’ il divertimento, un commento da parte di una delle mie amiche:

«Poverino!»

Non a caso, il compatimento proveniva dalla più giovane di noi. Ancora tollerante, ancora indulgente, perché – invece – quando sei un po’ più grandicella, perdi un pochino questa umanità, in luogo di considerazioni egoistiche del tipo:

poverino de che? Poverina io che devo trovarmi davanti tutti ‘sti coglioni!

In effetti…

Ma, quando stavo sull’orlo del sentimento in colpa, la Tigre del Fleming, ha iniziato a prodursi in una danza sensuale con movimento sexy di anca-bacino-bacino-anca, dedicato alla mia amica che, devo dire, abbiamo invidiato parecchio. Ma parecchio proprio.

A quel punto, ho tirato fuori la fotocamera. Il “Povero” felino non ha avuto neanche la modestia di fare finta di non accorgersene, anzi, fomentatissimo, ha dapprima seviziato e posseduto un tavolo col suo ampio pube, per poi elargire scivolate a profusione, ballo stile “Pulp Fiction”, dito in alto da Stayin’Alive – Ah ah ah -, il tutto condito con sguardi arrapao che te prego legame(te).

Ho esaurito la scheda della memoria, ma ne è valsa la pena.

Quando pensavo che fosse abbastanza, El Tigre ha pensato bene di rincarare la dose: una volta si lasciava il numero di telefono, in seguito il contatto Facebook, ora si lascia nientemeno che l’url del video di YouTube col quale, pare, sei diventato qualcuno.

A quel punto potevo, e dovevo, andarmene a casa.

Alla fine, però, ho imparato da “El Tigre”, e da tanti prima di lui, quanto sia fondamentale nella vita crederci.

Perché, in effetti, se tu per primo non credi in te stesso, come potrebbero farlo gli altri? C’è chi in questo esagera e chi, invece, ha tutto da imparare.

Perciò credo che, da oggi in poi, cercherò anche io di trasformarmi nella Donna Tigre. Col mio bel costumino perizoma forato, taglia anoressia, tanto che il buco diventerà una “O” talmente grande che sembrerà un’espressione di stupore della patonza.

SuperBB, la nostra eroina, mai si fermerà, lotterà con furore, combatterà i mali della società e, se proprio non ci riesce, si limiterà a riderci su.

Come nel succitato caso del famosissimo El Tigre.

“Misteriosa la sua identità, è un segreto che nessuno sa, chi nasconde quella maschera Tigre. Tiger Man”.

Che come citazione, ci stava tutta.

 

PS: la seconda domanda che mi sono posta per tutto il giorno è stata: ma perché ‘sta gente sempre davanti a me???

 

FIGLIE DI UN “MAINAGIOIA” MAGGIORE

Sono diversi giorni, ormai, che circola in rete una foto che ritrae l’attore australiano Hugh Jackman13174161_1096484827062025_7675944983007720575_n ev in vacanza con la sua ventennale consorte. Tale foto ha scatenato centinaia di commenti e diatribe, quasi esclusivamente femminili, e potevo forse io esimermi dal parteciparvi? Anche no…

Dunque ci sono due correnti di pensiero ben distinte alle quali sono riconducibili tutti i commenti.

Le chiameremo “Corrente Acido-Rosicona” e “Corrente Buonista-Politically Correct”.

La prima riguarda tutti gli insulti che sono stati elargiti con immensa generosità nei confronti della Signora Jackman. Tanto per farvi un’idea: Cesso, Scaldabagno, Orribile, Cozza, Oscena, e tutto ciò che la fantasia di donne rosicone può creare per schernirne una più fortunata.

La seconda, condanna inesorabilmente tali apprezzamenti e – soprattutto – ribadisce che le prime nemiche delle donne siano le donne stesse. Concetto molto radicato in me.

Dunque, la signora pare sia abbastanza più grande del marito e, dalle informazioni che ho potuto reperire, sembrerebbe pure una parecchio cazzuta, che si dà da fare e non campa alle spalle possenti del maritozzo. Stanno insieme da oltre vent’anni e, già solo per questo, meriterebbero un premio, visto il dissoluto ambiente hollywoodiano nel quale vivono.

Ha circa sessant’anni e, perciò, io le farei i complimenti per le gambe e sul generale mantenimento. E non parlo di assegni.

Viste le altre foto che li ritraggono insieme, c’è da invidiarla davvero, perché appaiono molto innamorati e affiatati.

#4192161 EXCLUSIVE... ***EXCLUSIVE Wolverine actor Hugh Jackman looks to be keeping up his superhero physique as he enjoys the comforts of a Caribbean vacation with his wife, Deborra-Lee Furness and friends in St Barths. ***EXCLUSIVE Fame Pictures, Inc - Santa Monica, CA, USA - +1 (310) 395-0500

Chapeau!

Ancora una volta, certi comportamenti femminili mi avviliscono, la cattiveria delle donne è davvero feroce e temibile  e la superficialità con la quale si giudica una donna, solo tramite uno scatto, è vergognosa.

Ci battiamo per i nostri diritti, poi siamo le prime a puntarci contro il dito. Ci incazziamo se qualcuno si ferma solo all’apparenza, poi demoliamo la prima che ci capita. Sbandieriamo l’importanza della “sorellanza”, poi invidiamo le nostre stesse amiche e non riusciamo ad essere felici per loro.

Mi vergogno. A volte mi vergogno davvero di essere donna.

Però…

Ci tengo a dire che tutto quel che ho scritto finora lo penso sul serio, che non è frutto di una voglia smodata di cavalcare il politicamente corretto, ma di considerazioni che – purtroppo – esterno spesso. Perché, quando c’è da darci giù col gentil sesso, sono la prima a farlo. Ma, altrettanto, quando c’è da difendere qualche sorella.

Però.

Ecco, è che c’è una sfliza di “però” che parte da qui e arriva dritta a casa dei coniugi suddetti, giusto perché – porelli – li stiamo usando come esempio.

Per enunciare i “però” dovrò essere un po’ ruvida e priva di buonismo, quindi, se non ve la sentite di leggere la verità, vi prego di fermarvi qui nella lettura, grazie.

Per tutti gli altri, e le altre, accomodatevi.

Ora ci sediamo al mio bar preferito, facciamo un bel discorsetto e ci diciamo le cose come stanno. Tanto non ci sente nessuno, i buonisti, perbenisti e quelli che si comportano sempre bene hanno abbandonato la conversazione…

Dicevamo, “però”

Tutto bello, tutto giusto, tutto deprecabile e tutto condivisibile. Però…

Al mondo esistono gli strafighi. Gli strafighi sono esemplari di maschi di una figaggine monumentale, da lasciare senza fiato e a bocca e gambe aperte. Spesso, non li vogliamo conoscere neanche in versione audio (che poi ci passa la “poesia”…)

Attori, calciatori, cantanti, quasi tutti, appartengono a tale categoria e hanno l’obbligo sociale di popolare l’immaginario erotico di noi fanciulle. Ma può essere strafigo anche il vicino di casa, il capo, il collega, il compagno di palestra e quant’altro.

Ora, oltre che nei nostri porchi pensieri, questi devono pur vivere nel mondo, accoppiarsi e accasarsi e, no, quasi mai con noi. Mainagioia, appunto.

Questo potremmo pure accettarlo, ormai siamo abituate. Quando Borriello si è messo con Belen, chi ha detto niente? Può non essere simpatica, ma è oggettivamente gnocca. Su Brad Pitt e Angelina Jolie, chi parla?

Quindi se lo strafigo copula con gnocche, ce ne facciamo una ragione. Se il vicino di casa o il collega bono si mette con una supermodella, pensiamo che sia normale, che sia giusto, che sia la selezione naturale, no? Non ci preoccupiamo nemmeno di sapere se costei abbia o meno un cervello, perché pensiamo che, tanto, il Superuomo ricerchi solo il gluteo perfetto che, poi, trova.

Però, il problema sorge quando il figherrimo si accompagna a donne comuni, come noi, o a qualcuna che è palesemente peggio di noi.

Perché lì, anche se sei perfettamente sana di mente (posto che vi sia qualche donna rimasta tale) anche se – fino al giorno prima – di tizio caio non te ne fregava una beata mazza, neanche sapevi chi fosse, neanche ti eri chiesta se fosse etero e non sei neanche certa di conoscerne il cognome, una tale visione, ti fa scatenare SOLO il seguente commento:

«E Vaffanculo, però! So’ mejo iooo!!»

Ecco.

Sì, è vero.

Spessissimo siamo meglio noi. Spessissimo siamo pure più simpatiche noi e – tiè – pure più intelligenti. Ma lo strafigo non ci sceglie, lo strafigo preferisce la sorellastra brutta e cattiva.

Non siamo creature del Dio in cui crediamo, siamo figlie di un Mainagioia maggiore, maggiore del karma, della meritocrazia, delle favole.

«Cosa ho fatto per meritarmi questo? Non è quello che sognavo da bambina…»barbie bastarda mainagioia

Siamo single da secoli che, oltre a combattere la solitudine, devono destreggiarsi tra corteggiatori improbabili e orridi approcci.

O siamo mogli insoddisfatte, con quattro figli in collo che devono sopportare mariti che hanno sostituito le coccole con plateali e copiose grattate di culo.

Non c’è niente che sia andato come avremmo voluto, niente! Mainagioia!

Poi… Vedi uno bonazzo con una cozza, o con una cerebrolesa e non dici nulla?? Ma come si faaa??

Cos’ha lei più di me? Come ha fatto a mettersi con quella?? Ti prego, nooo!!

Le compagne degli strafighi lo sanno, sono consapevoli di essere costante oggetto di denigrazione femminile, è lo scotto che si paga portandosi a casa cotanta trombata. Tanto, alla fine, comunque la signora in questione e le altre vincono, perché si tengono il manzo, a noi lascateci almeno la gioia dell’offesa.

La signora Jackman me la figuro farsi sonore risate leggendo i commenti femminili, mentre accarezza gli addominali del coniuge. Come a dire: «Parlate, parlate, tanto pure stasera sta con me» e c’ha ragione.

Perché se è vero che conquistare il maschio alfa è già una vittoria, questa è ancora più goduriosa se abbiamo qualcuno che ci invidia, diciamocelo!

Quando è capitato a me, di accompagnarmi a qualche bono di razza, confesso che rispondevo agli sguardi malefici di qualche fanciulla che ci osservava con un caloroso:

«Suca! »

E cosa c’è di più bello?

Gli uomini questo lo sanno da sempre. Quasi tutti i miei ex asserivano di essere felici e orgogliosi, che tutti gli altri mi guardassero, perché – alla fine – era con loro che stavo.

Quindi è sempre riprovevole la cattiveria femminile verso altre fanciulle, ma fa parte del grande gioco dell’accoppiamento.

A seconda della squadra alla quale appartieni, conosci bene le regole, le accetti e le applichi.

La squadra delle “Zitelle – Mainagioia” traveste la rosiconeria con invettive e ha l’obbligo morale, atto a salvare e sollevare se stesse, di offendere quella delle “Compagne”.  Semplice. Esattamente come queste compatiscono le prime, magari invidiandone la libertà.

Non ci biasimate, siamo single, o scontente, siamo acide per antonomasia, il Mainagioia è diventato il nostro mantra quotidiano. Ogni tanto lasciateci sfogare, insultando qualcheduna, ve ne preghiamo.

Vi siete accaparrate i fighi? Perfetto! Almeno lasciatevi offendere in pace, grazie.

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI: FASE AFFOLLATA

«Come va col tipo?»

«Quale?»

«Ah giusto, con te bisogna specificare…»

Sghignazzo e trangugio il mio Campari, al nostro solito tavolo del bar, mentre i quattro occhi davanti a me, mi fissano tra il divertito e il preoccupato.

È vero, con me bisogna specificare di quale “tipo” si parli…

Circa una volta l’anno – se sono fortunata anche di più – arriva quella che io chiamo la “Fase Pallottoliere”, denominata così perché è un periodo in cui, per tenere il conto degli uomini che mi ronzano intorno, occorre un pallottoliere.Barbie Bastarda (22)

L’apice l’ho raggiunto – non lo scorderò mai – nella primavera/estate del 2013, avevo a che fare con più di una ventina di uomini contemporaneamente. Ora, devo precisare che “l’avere a che fare” non comprende necessariamente uno scambio di fluidi corporei, anzi, per niente! Significa solo che questi gentiluomini orbitano dalle mie parti mentre io cerco di capire chi e se mi interessa davvero.

È divertente perché, appunto, quando le amiche mi chiedono «Come va col tipo?» devono puntualizzare quale sia il maschio in questione.

In questo momento sono in una Fase Pallottoliere composita, in quanto – oltre ai normali casini –  si è aggiunta la ricomparsa un bel po’ di fantasmi che davvero non volevo rivedere. Definizione di “Fantasmi”: persone che hanno fatto parte, a vario titolo, tempo fa della mia vita, con le quali ho interrotto qualsiasi tipo di rapporto civile e incivile (e ci sarà un motivo… ) che proprio non ci tengo a ristabilire (e ci sarà un motivo!!).

C’è uno spettro che non mi abbandona mai, a fasi alterne, ma comunque riesce ad essere una presenza costante e fastidiosa nella mia vita. Quando esco dalla routine, quando tardo o anticipo quei cinque minuti, lo vedo! È come un’enorme congiunzione cosmica che mi dice: «Appena sgarri, ti punisco!» Però mi chiedo sempre per quale caspita di motivo quello frequenti i “miei luoghi”, decisamente fuori mano rispetto a lui. Sa che potrebbe incontrarmi, perché farlo?? Sarà un “caso”?! Comunque è un cafone! Oltre che – chiaramente – un immenso PDM (= Pezzo Di…).

Mi vergogno tanto di provare un tale (ri)sentimento, ma non posso farci niente. Credo sia una delle persone che detesto di più al mondo, solo perché non me la sento di assegnare il primato. Ma, se dovessi farlo, forse lui sarebbe sul gradino più alto del podio.

La colpa non è totalmente sua, io sono stata una cretina ad avergli dato fiducia, due volte. Ok, la prima ci poteva stare, ma la seconda no! Lui è stato bravissimo a illudermi che non era più lo stronzo che avevo conosciuto due anni prima. È stato bravo per mesi, capite? Ci sarebbe cascata chiunque, forse.

Non riesco a perdonarmi e non perdonerò mai lui. Una meschinità così gratuita non è condonabile. Quasi un accanimento e quel che ho subìto l’ultima volta, non lo auguro nemmeno alla mia peggior nemica. Probabilmente in un’altra vita gli ho fatto qualcosa di veramente grave e ora si è vendicato. In questa non voglio rivederlo mai più.

Ma continuo a imbattermi in lui, “per caso”, lui continua a fissarmi e proprio non lo sopporto.

La prima volta che ci eravamo rivisti, lui mi sorprese con un caloroso:

«Ciao!»

Io l’ho fulminato col mio sguardo da SCUSA-COME-CAZZO-TI-PERMETTI-DI-RIVOLGERMI-LA-PAROLA-BRUTTO-STRONZO?!

Da allora, si limita a guardarmi. Comunque, ogni qualvolta lo incrocio, mi manda di traverso la giornata e anche quelle successive e, sì, detesto anche questo. È un gran cafone, no? Ma perché mi fissa??

Qualche giorno fa ha raggiunto l’apice della sua cafonaggine:

l’ho visto nel negozio di fronte al mio, trastullare un passeggino, mentre la compagna (cessissima, ovviamente!) curiosava in giro.

Cafoneee!!!

Cafone per essersi presentato sul mio posto di lavoro, cafonissimo per essersi presentato sul mio posto di lavoro con donna e prole al seguito e, soprattutto, ipercafone per aver procreato, sul serio! L’ultima cosa al mondo che l’umanità necessitasse, era che lui perpetuasse i sui geni! Era troppo! Fanculo al ti-ignoro-non-ti-ho-proprio-visto, dovevo dirgli che era davvero un megasupercafone!! Per tutti i motivi di cui sopra.

Mi sono avventata verso di lui come una furia, pronta a riversargli tutto l’astio accumulato, felice di sfogare finalmente la mia ira e, quando si è voltato a guardarmi – o, meglio, a guardare una pazza furiosa con la bocca aperta dalla quale stava per uscire un «TU! TU SEI UN…» – ho visto che lui… non era lui!!!

Cazzo di miopia! Cazzo di allucinazioni! E adesso che faccio?? A quell’ignaro maschio che stava per subire tutta la mia foga e che mi guardava costernato, ho posto l’unica domanda che – forse – mi avrebbe salvata da un’immane figura di cacca:

«Scusi, sa dirmi dov’è il bagno?»

Mica mi ha risposto, ha scosso la testa guardandomi perplesso e con gli occhi sgranati. Io gli ho mostrato i canini e ho fatto finta di andare via.

Sono totalmente pazza. Un giorno ci penserò e riderò, un giorno ci penserò e riderò …

Fortunatamente, l’Universo mi ha ricompensata facendomi rincontrare uno che, alla fine, mi sta pure simpatico.

Barbie Bastarda (42)È passato qualche anno e, come quando ci eravamo conosciuti, lui mantiene un aspetto che fa ballare l’hully gully ai miei ormoni. Ma, purtroppo, ora, finisce lì.

È che non mi diverte più, non trovo più interessante quel che dice e se uno non mi stimola intellettualmente, se la mia mente non si attiva, gli estrogeni poi smettono di danzare.

L’ormone sbava, ma il neurone asciuga.

Quella sera si è guadagnato – da parte delle mie amiche – il soprannome de “Il Fissatore” perché, niente, non riusciva proprio a staccarmi gli occhi di dosso… E io? Per buona parte del tempo, neanche me ne sono accorta. In effetti, ogni volta che mi voltavo verso la sua direzione, lo trovavo a rimirarmi, gli sorridevo per cortesia, ma finiva lì. Niente danza dell’accoppiamento, niente desiderio di rivederlo da soli, niente di niente. In una parola: “Intrombabile”!

Allora a cosa sarà servito rincontrarlo? Forse proprio a ricordarmi di quelle parole che mi aveva detto – anni fa – che avevo scordato e, magari, a reputarle vere, a credere un pochino di più in me stessa e nelle mie capacità. Forse…

Una delle frasi più belle della mia vita:

«Quando sorridi a qualcuno, lo hai già fregato. Con quella faccia hai il mondo ai tuoi piedi…»

«Sul serio lo pensi??»

«Perché non sai l’effetto che fai quando guardi qualcuno? Non fare la furba con me!»

La gente sopravvaluta di brutto la mia furbizia, la mia autostima e la percezione che ho di me stessa. Meglio così.

Tanto perché il destino infame vuole sempre essere in vantaggio su di me, dopo questo bel pareggio, doveva per forza riservarmi un gran colpo basso.

Grazie a Facebook e le dannatissime amicizie in comune, ho l’occasione di vedere non di rado un altro PDM con la “S” gigantesca. Ogni volta che lo intravedo cerco di ignorarlo, ma – in certi casi – la curiosità ha il sopravvento. Così mi sono ritrovata a contemplare una foto che lo ritraeva in dolce compagnia. Lui che sorrideva. Non dovrebbe essergli concesso sorridere, è un immenso bastardo e non dovrebbe ridere! Ancor di più, sono stata annientata dal commento che aveva avuto cura di lasciare, sotto quel bel quadretto:

«Sono fiero della MIA donna».

Ammetto che mi ha fatto effetto, sia la frase che il saperlo finalmente felice e libero dai demoni che lo infestavano.

Ora non dico che sono felice per lui, perché non sono né falsa, né così nobile d’animo, però… Però, però…

La verità vera è che, leggendolo, ho pensato che è proprio quel che desidero mi dica un uomo. Che sono la SUA donna, che è fiero di me e che lo proclami al mondo intero, senza pudore!

È questo quello che voglio. E quel grandissimo PDM me lo ha fatto capire. Stai a vedere che mi tocca pure ringraziarlo!

Naturalmente, nei giorni successivi, sono stata colta dalla “Sindrome della Cattiva Fidanzata” che si impossessa di te ogni qualvolta vedi un tuo ex con un’altra. Specialmente se invece tu resti zitella. Tale patologia ti fa partorire le più turpi paranoie e congetture che dimostrano in maniera inconfutabile quanto tu sia immeritevole e inadeguata. Perché se lui – lo stronzo manco-tanto-bello di cui fino al secondo prima non te ne fregava più una benemerita cippa lippa – ora è felice e accoppiato, mentre tu sei rimasta sola, è solo perché non sei abbastanza. Svariate varianti sul tema: abbastanza bella, intelligente, simpatica, alta, magra e via dicendo, arrivando ad una totale mortificazione personale che solo una donna come si deve riesce ad attuare.

Col tempo si guarisce. Io devo ancora guarire, ma fa niente. Col tempo si va avanti.

Sempre dalla medesima fonte del (a)social network, un’altra visione “casuale” di un altro Ex in vesti Carnascialesche.

Ora, se posso biasimare me stessa, non ne perdo mai occasione e, a quella vista, il commento delle Voci nella mia testa è stato: «BB, ma tu ti rendi conto che sei stata male per un Minion obeso??»

Esattamente. E pure tanto.

Devo anche sottolineare, che se lo stato di zitellaggine, ops! “Nubiliare” istighi le fanciulle a stare costantemente “in tiro” e curate, agli uomini, quello celibatario prolungato, viceversa, generi uno svaccamento smoderato. Ed era esattamente quel che era accaduto al tipo in questione, perché in effetti più che Minion, visto anche il colore, somigliava maggiormente a Homer Simpson.

E va be’, lo so, sono una stronza. Ma tanto lo sapevate già. E comunque ho detto – come al solito – la verità! (e poi lui se lo merita, ecco).

Ogni tanto mi viene in mente di organizzare una festa a sorpresa alla quale invitare tutti i miei Ex. Vorrei trovarmeli davanti e rivederli uno ad uno. Non so neanche bene perché e a quale scopo, però questa immagine mi diverte.

Io scenderei da una scalinata con un abito lungo con strascico e spacco, di una figaggine indefinibile – ovviamente – sorriderei e li saluterei con un affettuoso:

«Ciao, stronzi!»

Va be’, mica a tutti. A qualcuno «Ciao @€#¥£ğň!!!!»

Magari prima o poi lo faccio…

Ridiamo di cuore. Le mie amiche si divertono un mondo a sentire i miei racconti quasi surreali ed io, si sa, più a riferirli a loro che a viverli.Barbie Bastarda (29)

Sono talmente concentrata nel narrare le mie disavventure, al nostro solito tavolo del bar, che quasi non mi accorgo del segnale di pericolo che mi sta inviando il cervello, con la complicità della coda dell’occhio. La figura appena entrata mi ricorda qualcuno che una volta mi era molto familiare, un viso che ho accarezzato tante volte, ma, no. Non è possibile… Il mio cuore accelerato.

I dubbi me li devo togliere sempre e, con la vaghezza di cui solo le femminucce ben addestrate sono capaci, guardo di sfuggita per sincerarmi dell’identità dell’avventore appena entrato nel bar. Non ci posso credere: lui qui?? Ovviamente è l’ultimo “fantasma” che mi mancava all’appello. Dai non ci credo, è “Scherzi a parte!” Ma non lo è, nemmeno stavolta.

Universo, un giorno io e te dobbiamo fare un bel discorsetto…

«Oddio…»

«Che hai fatto??»

«Non potete neanche immaginare CHI è appena entrato…»

«Chi??»

Replicano la mia medesima mossa vaga e svelta e poi si voltano a bocca aperta verso di me:

«Che ci fa qui??»

«Beve, a quanto pare»

Proprio qui. A cinquanta chilometri da casa sua, nello stesso posto dove io l’ho portato diverse volte.

“Caso”, mi hai rotto abbastanza il caso…

«Visto?? Quando vi dico che l’Universo mi prende per il culo, mi dovete dare retta!! Che ci fa qui?? Perché mi capitano sempre queste cose?? Meno male che stavolta siete presenti, sennò non ci avreste creduto!!»

Annuiscono e mi guardano sbigottite, incapaci di replicare né di confortarmi. Nelle loro facce si legge un enorme: «Eccchecccazzo, però!»

«Mi porti un altro Campari, per favore?? Grazie!»

Devo continuare a parlare, altrimenti mi immobilizzo. So che mi ha vista, lo so. Siamo seduti rivolti l’uno verso l’altra e siamo consapevoli della nostra reciproca presenza disturbante, ma facciamo finta di niente.

Va bene così. Siamo entrambi consci che ci conosciamo,che abbiamo passato del tempo insieme, che ci siamo rivisti oggi “per caso” e che abbiamo scelto di ignorarci, per non guastarci la sacra bevuta. È perfetto.

Forse si è intuito, ma non sono una fan del “Rimaniamo amici”. Chiaramente solo verso coloro che hanno demeritato perfino il mio saluto. Magari non c’è un modo giusto per lasciare qualcuno, ma un comportamento sincero è sempre preferibile e, a posteriori, ci farà essere apprezzati per la nostra onestà.

Sparizioni, bugie, tradimenti & affini, non rientrano nei comportamenti apprezzabili.

A questo proposito mi viene in mente una risposta che diedi a uno anni fa:

«Dai… Rimaniamo amici…»

«Non credo che succederà…»

«Perché no?»

«Quando ci siamo conosciuti tu aspiravi a diventare un mio amico fraterno??»

«Be’ decisamente no!»

«Ci sentiremo, usciremo insieme, se avrò problemi ti chiamerò?»

«Be’… Magari… Non so… Poi vediamo…»

«Non succederà mai. Lo so io e lo sai tu. Quindi non mi dire “rimaniamo amici”, perché io un amico lo vedo, lo sento, ci

parlo. Che vuol dire “rimaniamo amici”? Che quando ci vediamo ci salutiamo? Ma se non ti vedo, non ti sento, non ti parlo, sai che cazzo me ne frega di salutarti quando ti vedo??»

«Lo vedi? Tu sei proprio una stronza!»

«No sono solo sincera!!! Io!!!»

E me ne andai a testa alta dalla sua vita. Adesso però ci salutiamo pure, visto che ho ragione?

Dov’ero rimasta? Quello mi ha fatto perdere il filo!! Ah sì, fantasmi e pallottoliere…

Fantasmi e presenze attuali. Uomini che a vario titolo si affacciano nella mia vita, alcuni ne diventano protagonisti, altri semplici meteore che magari, però, ricordo con affetto.

Quando sono sola e cerco di essere onesta con me stessa, provo a capire se nutro un sincero interesse per qualcuno o se, magari, è solo un apprezzamento e una sorta di “gratitudine” per le carinerie che mi riservano o, peggio, un modo per distrarmi per non vedere il vuoto che c’è.

Non è una prerogativa maschile, anche le donzelle hanno bisogno di un amico che le “intrattenga”. In maniera fin troppo semplicistica, qualcuno potrebbe chiamarlo “Trombamico”, troppo facile, appunto. C’è chi dice che le donne non sappiano scindere il sesso dall’amore, per cui –  una relazione meramente sessuale – sia impensabile; c’è chi lo smentisce categoricamente e poi ci sono le situazioni che non è possibile incasellare in una o nell’altra casistica. Io mi sento di appartenere a quest’ultima.

Che ne sa la gente di quanto ci si possa sentire soli? Che ne sanno di quanto si possa percepire una profonda solitudine anche accanto o sotto qualcuno?

È normale che ogni tanto si desideri un po’ di compagnia… Ma solo finché il dolore lenito non sia maggiore di quello procurato… Perché, sì, stai bene una sera, ma poi? E il giorno dopo? Nessuno lo sa come stai il giorno dopo. Tu sì.

Forse sono arrivata ad un’età che mi impone di ricercare altro e non il solo piacere fisico. È come quando vai per locali e discoteche per una vita, alla fine ti stufi, cerchi altro.

Ci sono, e tanti, quelli che molto delicatamente mi illustrano tutto ciò che vorrebbero farmi. Non mi eccitano né mi colpiscono. Molti pensano che sia frigida. Se per frigidità intendono che il mio corpo ormai reagisce solo ad uno stimolo intellettivo, completo e non solo alla vista, sì, lo sono eccome.

C’è chi, come “Il Dolce” mi ha ricordato come si comporta un maschietto per bene. O c’è altro? C’è chi, come “L’indeciso”, ha forse distratto il mio cuore per un po’. O c’era altro?

C’è chi mi ha detto una delle frasi più stupende e terribili che abbia mai udito:

«Se fossi mia, ti chiuderei in casa perché sarei troppo geloso…»

E chi continua riempirmi di complimenti per ammorbidire il mio cuore:

«Bellissima ragazza mora con uno splendido sorriso…»

Ma io cosa voglio? Chi è importante? Chi fa la differenza nella mia vita?

Quando resto sola e DEVO essere onesta con me stessa, mi accorgo che tutto questo, tutti questi, mi danno un effetto…tiepido. “Tiepido”. Detesto il tiepido in tutto. Sono un’istintiva, un’assolutista, passionale, selvaggia e incontrollata folle e il tiepido non mi appartiene. Rido di cuore, anche in maniera sguaiata, mangio e bevo di gusto, abbraccio con vigore, una tiepida stretta di mano, un tiepido abbraccio, un tiepido sorriso, un tiepido interesse, un tiepido bacio, no. Non fanno per me. Un tiepido sentimento mi ucciderebbe. I sentimenti, come le emozioni  – per definizione – sono scevri dalla razionalità, indi smodati, ridicoli, devastanti. La passionalità non può essere “con moderazione”. Tutto ciò che trascende la ragione, deve essere dotato di slancio, privo di controllo, senno, condizione. Il tiepido non ha nulla a che fare con tutto questo.

Ogni volta che mi sono accontentata del tiepido, mi sono sentita intrappolata e soffocata.

Perciò, ho attuato il comportamento, agli occhi di molti, più insano di tutti: preferire SEMPRE la solitudine, a tutto ciò che sia “tiepido”.

Quindi, alla fine, azzero il pallottoliere e chiudo i giochi. Game over. E resto sola – di nuovo – piuttosto che farmi bastare una tiepida presenza.

Sempre per questo motivo, posso affermare con assoluta certezza di essere follemente, incondizionatamente e totalmente innamorata di LUI. Perché il mio sentimento è privo di basi e raziocinio, fuori da ogni logica, da ogni ragionamento sensato, smodato ed estremamente ridicolo. Esattamente come mi sento quando mi trovo di fronte a LUI: ridicola.

LUI. Niente soprannomi, LUI è semplicemente LUI.

Guardo il telefono, rileggo il SUO messaggio: «Ciao, settimana prossima sono a Roma…»

La settimana è passata, ed io purtroppo non sono riuscita a perdere dieci chili come speravo. Cavolo!

LUI che vedrò domani. Sorrido e sorseggio assaporando il liquore corposo, ma pregustando il suo di sapore. Riesco anche a sentire il suo profumo e a vedere il suo splendido sorriso.

Sono così assorta, che, ancora una volta, percepisco in ritardo quello che sta accadendo. La figura che avanza verso di me. Forse non sta succedendo veramente… Sì, invece.

Sento un: «Ciao… Come stai?» ma non riesco a voltarmi e non voglio farlo. Sono paralizzata.

Lo ignoro. Magari funziona come con gli omini delle rose che, se non gli rispondi, poi se ne vanno.

Lui no, lui insiste.

«Come stai?» e mi sfiora il braccio. Mi volto e lo guardo, lui mi sfodera un sorriso dolce, io perdo il mio. Ciao, Fantasma!

Come sto? Ora ti interessa sapere come sto? Sono due anni che non sai come sto! Puoi solo immaginare come sono stata e ora diventi premuroso? Ma che cazzo vuoi?? Ti aspetti che ti saluti con slancio? Che ti getti le braccia al collo, in memoria dei bei tempi andati? Non riesco a rispondere e continuo a fissarlo… Lui mi incalza con un: «Ti ho vista adesso…» Bugiardo! Mi hai vista non appena sei entrato! Esattamente come è successo a me! Sei rimasto seduto con una finta paresi sul lato sinistro del corpo per evitare di incrociare il mio sguardo. Potevi pure guardarmi, sai? Non ti avrei detto nulla. Non ho più nulla da dirti. Tu ormai sei solo uno che una volta conoscevo…

Mi hai baciata e abbracciata, non so quante volte. Ho pianto per te e con te e ho visto i tuoi occhi lucidi. Hai ancora la collana che ho scordato a casa tua. Ho conservato per molto tempo la ricevuta di quella cena e mi hai detto tante di quelle bugie che non ti perdonerò mai. Poi mi hai cancellata in un attimo e neanche questo riesco a dimenticare.

Perché sei venuto qui? Non potevi continuare a ignorarmi? Perché hai voluto per forza parlarmi?

È una violenza, è egoismo. Avevi bisogno di affrontarmi, senza curarti del fatto che io non avessi il minimo interesse a farlo. È una violenza, è egoismo.

Ci fissiamo muti, ma con gli occhi parlanti, per degli interminabili istanti. Poi, finalmente, riesco a rispondere un secco e asciutto:

«Bene, sto bene. Grazie»

Sono strane le emozioni, comandano loro e tu non puoi farci davvero niente. Ti trovi “per caso” davanti a qualcuno e, in un attimo, ne provi talmente tante tutte insieme che aspetti solo che ne prevalga una per decidere come comportarti. È difficile quando ti imbatti in qualcuno a cui hai voluto bene, quello vero. Il primo istinto sarebbe quello di abbracciare questa persona, iniziare a ricordare quello che avete fatto insieme, ridere e magari dirle che le hai voluto bene con tutto il cuore e che una parte di te gliene vorrà per sempre. Ma poi… Senti un’altra emozione, soffocante, che ti ricorda che hai messo un muro, alto, invalicabile, costruito con mattoni fatti di fiducia mal riposta, svariate delusioni, lacrime, consapevolezza che forse quel bene profondo lo provavi solo tu… E in quel lunghissimo secondo capisci che non dirai null’altro che una parola di circostanza, veloce, squallida e detta senza sorriso, né sentimento. È la cosa giusta, non potevi dire altro, non meritava che dicessi altro. Lo sa molto bene perché ora ti comporti così. È giusto.
…Ma allora perché mi sento così di schifo?

Mi guarda con affetto, con una dolcezza che sa che merito, probabilmente in cerca di un cenno di assoluzione che, forse, non sono ancora pronta a concedergli.

«Mi fa piacere che stai bene…»

Annuisco. Esattamente come era accaduto con “l’Indeciso”, il galateo avrebbe imposto la contro domanda: «E tu come stai?» Ma non vedo l’ora di chiudere lì la conversazione.

Mi sorride un’ultima volta e si congeda con un: «Ciao…» non sono ben sicura di avergli risposto…

Come un’ulteriore, assurda coincidenza, sento distintamente alla radio:

«…now you’re just somebody what I used to know… »

Cerco di riprendermi.

«Che stavo dicendo?» avevo dimenticato di non essere seduta da sola. Loro mi guardano mute, incredule quasi più di me. Deve essere stata una gran scena, vista dal di fuori. Peccato che me la sono persa!

Mi assicuro di non essere più alla portata della sua vista e mi accascio sul tavolo.Barbie Bastarda (38)

«Oddio, mi manca il fiato!»

Ansimo. Il mio cuore accelerato.

«Cioè, hai visto il modo in cui ti guardava??»

«Allora non era una mia impressione…»

Loro parlano, io non riesco nemmeno a respirare…

«Comunque non si è regolato, come si è permesso di venire a salutarti?»

«Ma che dici?? Era il minimo che potesse fare! La incontra, dopo quello che le ha fatto e oltretutto non la saluta nemmeno??»

«Ha finto finora di non averla vista, poteva continuare!»

«Sarà stato anche imbarazzato! Gli ci è voluto un gran coraggio per venire qui!»

Loro continuano, io mi chiedo quale sia davvero il comportamento “giusto” e non riesco a rispondermi. Ero sconvolta per il solo fatto di averlo visto, ma ora… Non si può descrivere come mi sento.

Qualcuno mi diceva: «Il passato è bello perché è passato!» ma è difficile quando continua a riproporsi. O si ripeterà finché non imparerò qualcosa? Una lezione? Di una sono certamente consapevole: tornano TUTTI.

Poi, inevitabilmente, considero quanto sia terribilmente triste che, una persona alla quale hai voluto bene, ora ti crei un incredibile disagio. Che, piuttosto, desideri non vederla né parlarle mai più. “Mai più”. Due parole che insieme mi fanno davvero paura. A quanto, il rancore che ti porti dentro, sia nocivo e tossico e ti distrugga lentamente.

È giusto così? O si deve subito perdonare e dimenticare? Ma tu ci riesci sul serio…? E perché mi capitano tutti stronzi patentati? È colpa mia? È colpa mia. È colpa mia…

Balbetto un:

«C’è qualcosa che non va in me…»

«In teee??? Sei mattaaa??»

«Tesoro, sei solo sfortunata!»

«No… Io non… No… Non ce la faccio…»

Forse non sono così folle a preferire la solitudine. Forse siamo completamente folli se decidiamo di rivivere tutto questo.

Devo vomitare.

E domani vedrò LUI. LUI che amo e che mi fa sentire ridicola.

LUI.

No. Non ce la posso fare…

 

 

«I’ve kissed your lips and held your hand

Shared your dreams and shared your bed

I know you well, I know your smeel

I’ve been addicted to you…

Goodbye my lover, goodbye my friend…»

J. Blunt

«Restare aggrappati alla rabbia è come tenere in pugno un tizzone ardente per lanciarlo contro qualcuno.

Chi si brucia sei tu».

Buddha

 

Ai miei “fantasmi”,

io vi lascio andare, fatelo anche voi. Grazie…

I “Preliminari dei Preliminari” I Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” II Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” III Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari”Saga Completa QUI