ERASE AND REWIND

«BB, azzera tutto. Lascia andare qualsiasi cosa non ti occorra più e ricomincia da capo».barbie bastarda cancellare

Il mio telefonino ha più di tre anni e mezzo e, probabilmente, era già “vecchio” quando l’ho comprato io. Ma non mi importa, non sto dietro alla tecnologia e quel che conta è che asserva  al suo scopo: telefonare, navigare e messaggiare. Non me ne frega niente se il filippino che vende le cover tarocche, mi guardi sempre con disprezzo e mi dica con stizza: «No ho niente pe’ “quello”…».

Ha entrambe le memorie sature di qualsiasi cosa e di quasi cinquanta mesi di chiamate, messaggi, foto, note vocali…

È stremato. E il mio trucco ha reso il suo display perennemente unto e opaco.

Non ha filtri nella fotocamera (dell’esistenza dei quali sono venuta a conoscenza da pochissimo…) il che mi spiega perché tutte le altre nelle foto vengano figherrime e io appaia sempre come la Signora Pina che va a fare la spesa, sciatta.

Le applicazioni che modificano le foto non le scarico perché, come ho detto, le memorie straripano e, cosa più importante, non le so usare.

Avrò al massimo cinque app e ne uso sempre un paio.

Poiché anticuccio, non ha la tastierina con le emoticon nuove e carucce, per cui, quando ricevo messaggi che le contengono, vedo solo quadratini e, per quanto mi riguarda, potrebbero esprimere anche insulti, tanto non me ne accorgo.

Ma il mio telefonino è, da sempre, intelligentissimo.

L’altro giorno è successo un fatto abbastanza strano e curioso: quando la mattina sono andata a prenderlo, mi sono accorta che aveva cancellato tutti i dati memorizzati fino a quel momento: niente credenziali di accesso a siti e applicazioni, nessuna stazione radio, niente ricerche effettuate in Google, SoundHound o Youtube, delle quali ricordavo dove fossi quando le avevo fatte e soprattutto con CHI.

Niente di niente, tutto andato.

Mi è dispiaciuto immensamente, ma non ho potuto farci nulla. Ho commentato col mio solito: «Pazienza!» e, da brava, ho reimpostato tutto.

Whatsapp risultava intonso, come se l’avessi appena installato.

Fortunatamente ha recuperato le vecchie conversazioni, dall’ultimo backup automatico eseguito, risalente, però, a più di un giorno prima.

Quindi le più recenti disquisizioni altamente filosofiche e i miei famosi rebus, sono andati persi per sempre.

Pazienza.

Ma oggi mi sono resa conto che ha cancellato anche tutti gli “stati”. barbie bastarda

Non so come, ha mantenuto solo l’ultimo, che avevo impostato il 9 marzo 2015 (data a me cara…): “Tutto è possibile…

Per il resto solo quelli di default. Tutti gli altri, che avevo creato nel corso degli anni e che avevo lasciato per ricordarmi di periodi particolari o come monito per non dimenticare alcuni avvenimenti, cancellati per sempre.

Il mio telefonino – che ha più di tre anni e mezzo e, ogni giorno, sembra mi supplichi: «Pietà!» – da sempre si è dimostrato intelligentissimo. Si spegne, si impalla o perde la copertura quando sto per comporre numeri che non dovrei proprio comporre, o quando ricevo telefonate e messaggi che sarebbe mooolto meglio che non ricevessi. A volte non mi invia i messaggi. Giuro, succede.

In questa occasione si è dimostrato tale ancora una volta e con un tempismo eccellente. Poiché successo in un periodo in cui sto mettendo in discussione e rivoluzionando (di nuovo) tutta la mia vita.

È come se mi avesse voluto dire: «BB, azzera tutto. Lascia andare qualsiasi cosa non ti occorra più e ricomincia da capo».

Ci vuole coraggio per mollare, ci vuole più coraggio a mollare che a perseverare.

A volte ci fa comodo permanere nei nostri stati preimpostati e conosciuti. Purtroppo, spesso, lo facciamo anche con le persone: non le lasciamo andare. Le teniamo legate a noi attraverso i ricordi, la rabbia, il pensiero, piuttosto che liberarcene e continuare la nostra vita.

È tutto più semplice, quando riceviamo una spintarella che ci aiuta:

«BB, azzera tutto…»

Ed è esattamente quello che sto facendo.

Grazie my Phone, sei veramente SMART… 😉

«Coraggio, lasciare tutto indietro e andare

partire per ricominciare…»

C. Cremonini

Erase and rewind

IL REGGIMENTO DELLE “MI PIACINE”

Ogni femmina che si rispetti opera una doviziosa attività di stalkeraggio e controllo nei confronti del maschio oggetto dei propri desideri.

Tutte, nessuna esclusa, anche quella che dice di non farlo. Stateci, è così!

Nell’era dei social network, tale attività si manifesta anche nel setaccio minuzioso delle amicizie virtuali e delle interazioni ricevute dal suddetto maschio.

In anni e anni di onorata carriera da stalker ho imparato a riconoscere una categoria di femmine a dir poco invadenti e notevolmente fastidiose: le “MI PIACINE”. Le suddette, evidentemente, non hanno vita propria, ma fissano lo schermo del pc o dello smartphone in attesa di “mi piacere” qualcuno.mi-piace-facebook barbe bastarda ev

Ucci ucci, CHI ha messo “Mi piaciucci”?! ‘sta grandissima zoc***la!!!

Già ne “L’Ammmoooreee ai tempi di Facebook” e ne “Il Principio della Fame nel Mondo” avevo accennato al problema, ma, con l’avvento degli smartphone, la situazione è decisamente peggiorata.

Il commento è opzionale. Le seriali dei commenti sentenziano su ogni cosa, anche con un semplice smiley,  giusto per marcare la propria presenza.

«Ooohiii… maschiettooo!! Sono quiiiiiii!!»

Ma la “Mi piacine” non fanno mai mancare la loro polliciata all’uomo, indipendentemente da cosa pubblichi, loro ci sono!

Anche nei maschi si annoverano esponenti di tale categoria, ma non raggiungeranno mai la costanza e l’onnipresenza delle femmine.

Ammetto che ho scoperto una funzione da stalker professionista: la notifica ogni volta che tizio/caio pubblica qualcosa. Ma devo dire che non l’ho mai attivata per nessuno, perché neanche io arrivo a tanto. Sospetto, però, che le “Mi piacine” se ne avvalgano costantemente, sennò non mi spiego come facciano a polliciare in maniera così repentina!

C’è da dire anche che non tutte quelle che esprimono apprezzamento ci arrecano un fastidio fisico, solo “certe”, in virtù di una Regola base: ogni donna SA di CHI deve essere gelosa. Ricordatelo sempre! Se la vostra lei, o se voi, nutrite una particolare antipatia per una fanciulla “vicina” al vostro uomo, un motivo c’è! Sempreee!!

Una volta ebbi l’incredibile opportunità di conoscere dal vivo una “Mi piacina” che mi stava violentemente sulle palle, in quanto apprezzava qualsiasi elemento – qualsiasi! – postasse il ragazzo con il quale, all’epoca, condividevo la vita.

Incontrata casualmente (o magari lo seguiva…), il maschio di BB, ignaro, ci presentò…

Eccola lì, proprio di fronte a me, colei che soleva “mi piacere” ogni cosa, in tutta la sua bassezza/bruttezza/insulsatezza/antipatichezza e… dai, c’è bisogno che continui??

«BB, lei è Gina…»

«Aaahhh! TU sei Gina. Tu sei quella baldracca che apprezza ogni cosa che fa il mio uomo! MIO, ciccia. MIO!! Ti è chiaro? Comunque la foto del profilo non ti rende giustizia, dal vivo sei molto più trucida. Se continui, dovrai metterne un’altra in cui sei senza denti. Ti è chiaro, tesoro?»

Questo è quello che avrei voluto dire.

Decisi fosse meglio filtrare un pochino il mio astio – onde evitare di dare spiegazioni al maschio sul motivo del suddetto, dando così prova inconfutabile della mia totale follia – perciò dissi semplicemente:

«Aaahhh! TU sei Gina. Ma che piaceeereee… Dove “piacere” è la parola chiave!!» Mentre le stritolavo la mano, le mostrai i canini, accompagnando il gesto da uno sguardo solo velatamente da serial killer e Il mio miglior ghigno da “TU-PROVA-A-RIMETTERGLI-MI PIACE-E-POI-VEDI-DOVE-TE-LO-FICCO-QUEL-CAZZO-DI-POLLICE”!

Sebbene non avessi proferito parola a riguardo, la fanciulla – da quel giorno in poi – non si azzardò più ad esprimere il proprio gradimento verso il maschio di BB.

Da qui, impariamo un altro principio fondamentale: le donne comunicano attraverso un linguaggio corporeo tutto loro, ma ben compreso da qualsiasi femmina.

Come avrete intuito, l’indagine piaciatoria avviene all’oscuro del pover’uomo per cercare di non arrivare a dire frasette del tipo:

«Chi è quella che ti mette sempre “Mi piace”??»mi-piace

«Certo che je piace proprio tutto, eh!!»

«A cena vacci con quel troione che t’ha messo il cuore sulla foto!!!»

Su signore, manteniamo almeno una dignità apparente!

Va detto anche che lo stalkeraggio avviene nella fase iniziale dell’approccio, per cercare di capire chi abbiamo accanto, se ci sono altre giocatrici in campo e il ruolo che ci è stato affidato in questa partita. Ma quanto serve?

La tecnologia è incrementata e con lei, purtroppo, anche i social network. Sicché, se prima bastava aprire solo “Faccia libro”, ora – per operare un controllo chirurgico – occorre sbirciare anche Twitter, Instagram, Google+… e qualsiasi altro mezzo di socializzazione utilizzi il nostro uomo… In buona sostanza, bisognerebbe dedicarci tutta la giornata.

Il dilemma è quindi scegliere se immolarsi a costanti indagini, o… vivere. Io ho optato per la seconda.

Innanzitutto, poiché sposo il vecchio principio che “Se uno te deve frega’, te frega”, a prescindere dai controlli.

Poi perché sono consapevole che non potrei MAI arrivare a sapere tutto quel che succede al mio lui, con chi parla, con chi si scrive e quante sono ad apprezzarlo, non solo virtualmente.

Per cercare di capire impazzirei ancora di più e comunque rimarrei col dubbio. Non mi resta che fidarmi e affidarmi. Dopotutto anche io pollicio, in modo molto parco, poiché, come noto, non mi trovo bene nei pollai ma prediligo gli alveari, ma – magari inconsciamente – sono oggetto di altrui gelosie, sebbene sia disinteressata.

E, sopra ogni altra cosa, “Mi piaci” preferisco dirlo e sentirmelo dire e per questo sì, che vale la pena spendere il proprio tempo. Ma, se questo non avviene nel reale, tenere sott’occhio il virtuale servirà a ben poco.

 

PS: Ragazze, scusatemi. So bene di aver mentito, ma devo dare un piccolo spiraglio agli uomini, sennò, poverini, questi capiscono di non avere scampo e che saranno sempre soggetti a controlli continui. Non glielo diciamo, che è meglio…

 

A Te.

E a tutte quelle cazzo di polliciate 😉

INTERNET, INTER NOS, TRA ME E ME…

Ora dirò una cosa terribilmente impopolare e con pretesa di snobbismo: non ho internet a casa, per scelta.

Lavorando per gran parte della giornata davanti a un pc, ho deciso che dovevo assolutamente evitare di passarci pure tutte le serate e bruciarmi quei tre, quattro neuroni sani e capaci che mi sono rimasti.

Quindi le sere che rimango in casa, preferisco passarle guardando un bel film o, più spesso, leggendo e scrivendo.

Già con l’avvento dello smartphone, avevo leggermente disatteso questo ferreo proposito pro-salvamento del neurone atrofizzato, però –diciamocelo- collegarsi dal portatile è tutta un’altra cosa!

Quindi, l’altro giorno, ho fatto di più…barbie bastarda virtuale

La TIM, bontà sua, ha deciso di regalarmi un Giga – da usare quando volevo – in occasione di San Valentino, per il solo fatto di essere sua fedele cliente. Forse perché pensano che, nel giorno dedicato all’amore, i piccioncini abbiano bisogno di maggiore connessione per postare foto di regali e cene.

Nel mio caso, evidentemente, in qualità di zitella acida e sola, per donarmi distrazione da questa giornatina cuoriciosa e darmi un contentino.

Grazie TIM, sei n’amica.

Ho pensato che avrei sfruttato questa gran occasione per provare il brivido di collegarmi da casa, dalla mia scrivania, dal letto, dal bagno, dalla doccia, come tutte le persone comuni.

Così ho fatto, sfruttando il telefono, ho collegato il portatile al world wide web.

Cosa è successo?

Da curiosa, maniaca, bulimica, quale sono, ovviamente, è accaduto quel che avevo presagito con notevole lungimiranza: ebbene sì, mi sono rincoglionita davanti al pc per ventiquattro ore.

E, inevitabilmente, ho iniziato a pormi delle domande:

in primo luogo mi chiedo se, tutte queste comodità, ci stiano effettivamente atrofizzando il cervello.

Grazie alle calcolatrici, non alleniamo più la nostra mente; il navigatore ci ha tolto il disturbo di chiedere indicazioni in giro; anche andare per negozi è superato, vista la possibilità di fare shopping on-line; e pure social e affini, ci aiutano a rinchiuderci in casa, nelle nostre solitudini, protetti da uno schermo a farci da scudo. O, piuttosto, ci danno la grandiosa opportunità di mantenere dei contatti con persone distanti e/o sconosciuti?

Ma sono comunque legami virtuali, intangibili, effimeri, è giusto attaccarcisi e coltivarli?

Dove ci sta conducendo l’iperconnessione, l’ipertecnologia la virtualità a scapito della realtà?

barbie bastarda virtuale...Ormai  anche le automobili vengono pubblicizzate non per le prestazioni e i rendimenti, ma per le opzioni di connessione che possiedono.

E quante volte vi guardate intorno e vedete gente china sui propri telefoni o tablet che ignora chi le sta accanto?

Devo dire che è comodo avere internet in casa. Ma, grazie allo smartphone, se devo per forza, per forza, cercare informazioni con urgenza, posso farlo. Dvd e cd non mi mancano, libri nemmeno. Chi devo sentire lo sento senza bisogno dei social e, se controllo le mail di giorno, non credo che accada qualche tragedia.

Continuo a pensare di poterne fare a meno, appannaggio di una sana lettura e di una vita reale e non “virtuale”.

Come tutte le cose, è l’abuso a portarle alla demonizzazione.

Come le persone che dicono di non volere la tv. Il male non è la tv in sé, il male, semmai, sono i programmi e la qualità che si sceglie di guardare.

Come chi non vuole avere dolci in casa per non cadere affatto in tentazione.

Forse la colpa è nostra che non riusciamo a controllarci e preferiamo eliminare la causa della perdizione, anziché coltivare un sano autocontrollo.

Ma è davvero così sbagliato passare tutta la serata al pc?

È davvero meglio trascorrerla leggendo?

Dipanata tra tutte queste domande, mi è venuta in mente quella peggiore, quella più tosta, quella che sarebbe meglio non pronunciare.barbie bastarda libri

Mi sono chiesta se non cambi semplicemente la barriera: un portatile in un caso, un libro nel mio, ma comunque nascosti dal resto del mondo, dietro qualcosa. E tutti così soli.

Tutti in cerca di riempire questa solitudine con qualsiasi mezzo.

Sapete, non vi so rispondere o mi è difficile dire la verità.

Tuttavia, per il futuro, consiglierei di attaccare su modem, smartphone e libri, la dicitura: “Può creare dipendenza e isolamento, usare con moderazione. (Ma può anche aiutare a distrarsi da un gran vuoto…)”

BLOG-JOB: È DAVVERO UNO (S)PORCO LAVORO!

Sono approdata nel mondo dei blog diciamo perché non avevo scelta. Era, e rimane tuttora, un territorio sconosciuto per me, ma sono fiduciosa che, prima o poi, ne carpirò ogni segreto. Alzi la mano chi ci crede…

Nonostante questo, sono molto contenta dei risultati ottenuti.

Anzi, lo ERO

Ho scelto WordPress solo perché conoscevo già vagamente il programma, ma ignor(av)o del tutto il macrocosmo connesso che cela.Barbie Bastarda blog ev

Un bel giorno mi ha comunicato che c’era qualcuno che mi seguiva. Uh e ora?? Avevo dei “seguaci”.

I seguaci ecco. Innanzitutto GRAZIE: non so come mi abbiate trovata, ma grazie per l’interesse dimostrato.

C’è tutto un galateo che sto apprendendo, o magari non c’è, ma io la vivo così.

Quando qualcuno inizia a seguirti, sarebbe carino che tu segua lui. Indi ti fai un giretto sul suo blog per vedere di che si tratta. E da lì ti si apre un altro mondo di centinaia di blog…

Ho scoperto una funzione che ti suggerisce i siti che potrebbero interessarti – non ho ben compreso secondo quale logica… – ma, niente, mi sento una piccola particella di sodio in un oceano ancora tutto da scovare.

Quando WordPress mi ha fatto il resoconto annuale, bontà sua, mi ha detto che potevo migliorare con “L’Accademia”, per seguirne i corsi occorre prenotarsi mesi prima. Mi è venuto da ridere.

«BB, sei rimandata…»

Poi, altri suggerimenti che non sono riuscita bene a cogliere, perché, sebbene parli inglese, ignoro il lessico tecnico dei blog perfino in italiano…

Il problema basilare è che dovrei dedicarci più tempo, mooolto più tempo e ne sono consapevolissima. Oltre al fatto di essere totalmente ignorante, ovvio.

Il “Theme” che ho scelto, non ha esattamente l’aspetto dell’esempio, ma – sticavoli –  alla fine mi piace.

Solo di recente ho scoperto la funzione dei “tag” – credo, non ne sono sicurissima –  ancora mi è oscura la divisione in “categorie” e, niente, “Articoli collegati”, lo hanno tutti e io proprio non riesco a mettercelo!! (mi correggo, ci sono riuscita proprio due giorni fa… La considero un’immensa conquista e me ne vanterò nei secoli a venire. Se poi scoprirò pure come “collegare” quelli che dico io e non quelli che sceglie da solo, mi ubriacherò per festeggiare…! Esattamente come ho fatto quando sono riuscita a mettere l’iconcina in cima alla scheda. Hurrà per BB!!!)

E giuro che non ho capito la differenza col “Gravatar”.

Mi connetto quasi sempre col cellulare dal quale non ho effettuato l’accesso né su wordpress né sul famoso Gravatar. Ok, ammetto pure che credo di aver perso le password, che per fortuna sono riuscita a salvare sul pc così si connette automaticamente, appannaggio della mia nota pigrizia e della scarsa memoria. Sì, prima o poi le recupero…

Quando mi “piacia” qualcuno che non segue il blog, mi chiedo sempre quale forza misteriosa l’abbia portato verso il tale articolo, ma forse non lo scoprirò mai.

Questo giusto per farvi capire la mia latente sapienza tecnologica in materia.

Indi, vista la mia totale ignoranza e incapacità, ero mooolto soddisfatta di quel che ero riuscita a creare con le mie manine inette.

Nel momento in cui –quasi subito, a dire il vero – il blog ha iniziato ad avere visite quotidiane senza che io pubblicassi nulla, beh, devo dire che mi sono sentita davvero compiaciuta!!

Ormai guardo la cartina delle visite come una maniaca di Risiko, incredula che ci sia Tizio Caio dall’altro capo del mondo che, davanti al suo pc, esclami: «Fammi un po’ vedere che dice ‘sta BB»

Vi rendete conto?? Io impazzisco!! Voi blogger seri e d’annata sarete abituati, per me è stato – ed è tuttora – sorprendente! E ogni piccolo traguardo, l’ho sempre vissuto come un trofeo.

Finché

Non so se capita anche a voi, ma quando avete bisogno di qualche esperto in qualcosa trovate il deserto intorno. Ma, appena avete risolto, compaiono tutti!

Appunto.

Nei giorni scorsi sono stata riempita di commenti del tipo:

«Però il tuo blog così non va bene, sai, io me ne intendo…»

«Lo stile che usi è superato, io lo so…»

«È banale, non accattivante, io ci capisco…»

«Dovresti mettere qualche foto tua. Non oscurata! Foto in cui ti si vede bene, magari in pose arrapanti. Sei gnocca, così attiri più utenti!»

«Ma mica è un sito porno…!!»

«Che ti frega? È per incrementare le visite! Non troverai mai uno sponsor, così!»

«Ah, perché potrei avere anche degli sponsor??»

«Ma tu sei Barbie sul serio, allora!!»

Ecco. Tutta ‘sta gente che “ne sa”, mesi fa, quando piangevo perché non sapevo che fare e come farlo (e vi assicuro che ancora non ho smesso né di piangere né di chiedermi come fare), dopo che avevo perso tutti i miei precedenti articoli e non sapevo dove postare i nuovi, dove stava??

Perché, nella mia mente paranoica, se non colmavo subito il vuoto virtuale, qualcuno che si era salvato i miei pezzi poteva pubblicarli spacciandoli per propri – come già successo – visto che io non potevo dare prove tangibili di maternità.

Allora ho aperto il sito, riportando tutti i precedenti scritti e l’ho lasciato fermo per un bel po’. Poi, passato il disgusto, ho ricominciato a scrivere.

Giuro che cerco di migliorarlo al meglio delle mie possibilità, ma se sono incapace, che ci posso fare??

Se ne sapete tanto, aiutatemi no?! E di nuovo il deserto…

In quei giorni – fomentata dalla ricerca del miglioramento –  ho letto su vari articoli i “numeri” di visite e seguaci che si dovrebbero raggiungere in breve tempo e mi sono davvero sentita una fallita.

E, niente, la somma di tutto ciò, mi ha un po’ abbattuta…

«Signori, ecco a voi: Come smontare BB in quattro semplici mosse!».

Ognuno si fa il blog che vuole, per fortuna e ognuno è libero di seguire – o smettere di farlo – chi vuole, per fortuna: c’è gente che ti “sbrocca” se non la segui; chi – semplicemente – riporta testi e citazioni altrui; chi racconta quotidianamente quel che fa ; ci sono quelli con intenti “erotici”, dei quali non perdo una singola pubblicazione e ne ho trovati diversi davvero molto interessanti, dai quali ho solo da imparare.

Una volta in uno lessi che bisogna pubblicare almeno due volte al giorno. ALMENO. Azz e chi ce la fa??

Mi sento arrivata se riesco a pubblicare una volta a settimana… (e, ahimè, non capita quasi mai…)

E poi non mi va di rompere le scatole al prossimo. Perché ogni volta che esce un tuo nuovo pezzo, chi ti segue, riceve la notifica via mail. Non so voi, ma io chi mi riempiva la casella di posta ho smesso di seguirlo. Eh lo so, sono bastarda!

Ma non è accettabile che apro la mail e impiego svariato tempo per scaricare duecento tue notifiche di altrettanti articoli! DUECENTO?? In un giorno?? E che cazzo sei, seriale?? Lo Speedy Gonzales della pubblicazione??

Una volta passi, due pure, alla terza Ciao! Mi dispiace!

E c’è anche un’altra cosa da dire: fare il resoconto della mia giornata, non rientra nella mission del mio spazio virtuale.

Per quello ho la mia fidata agenda personale. Che, quando un giorno verrà trovata, sarà utilizzata come tomo di psicologia, per spiegare il disturbo bipolare e anche quello ossessivo-compulsivo.

Sì, sono una pignola patologica ed è pure per questo che non pubblico se un articolo non è perfetto e soprattutto COME-DICO-IO.

Però, per partorire articoli più “corposi” e pignoleschi, ho bisogno di più tempo e/o ispirazione e mi scoccia da morire pubblicare un pezzo tappa-buchi. Uno che non sento dentro, che non mi viene voglia di leggere e rileggere. Quelli meritano di vedere la luce, quelli COME-DICO-IO. Lavori scialbi, frettolosi, superficiali e iperconcisi non vorrei mai offrirli a chi mi legge.

Ammetto che dovrei dedicarci un po’ più di tempo, ma non ce l’ho. Non ce l’ho sul serio. Certe volte mi metto a scrivere, ma sono talmente stanca che, piuttosto che riempire righe di insulsi “gnegne”, preferisco smettere.

Questo chiaramente è il MIO punto di vista, il mio modo di vivere la scrittura, il MIO blog.

Un blog poco curato, poco tecnico, obsoleto, impersonale, banale e sciatto…

Barbie aBBattuta…

Poi, improvvisamente, ho pensato ad altro:

c’è chi mi dice:

«Ma quando esce il seguito dei “Preliminari”?? Lo sto aspettando!!»

«Ma quando scrivi su questo

«…e su quello??»

Pazientate. Arriverà tutto. Coi miei tempi, con la mia succitata scrupolosità maniacale, ma arriverà.

Oltre questo, c’è chi mi scrive per ringraziarmi, per raccontarmi le proprie impressioni, o anche solo per condividere. Nella pagina Facebook di Barbie Bastarda, ho creato un album di screenshot di queste conversazioni. (puoi vederlo QUI).

Qualcuno penserà che sia un’autocelebrazione, o una sorta di “Anvedi-quanto-so’-brava”, niente di tutto ciò. Mi aiuta.

Perché, dopo questi due, tre, giorni di abbattimento dovuto ai fatti di cui sopra, queste sono le gioie sulle quali mi sono concentrata.

Non posso fare a meno di scrivere, lo amo e mi diverte, a qualcuno arriva quello che scrivo, il blog sarà poco visitato e fatto malissimo, ma – visto l’esiguo tempo che gli dedico – io SONO molto felice dei risultati.

Punto.

Quindi credo che dovrete sopportarmi ancora per parecchio.

Un grazie immenso a chi c’è e a chi ci sarà. E grazie del benvenuto mondo blog. Sono certa che insieme ci divertiremo un bel po’.

Blog-Job:  è uno (s)porco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare! 😉

 

…Ah! Il manuale del blogger perfetto impone anche un robusto spam in ogni dove (che non ho mai il tempo, né la volontà di fare…) indi:

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Mi sento una marchettara, sappiatelo.

 

Se avete suggerimenti, ben graditi nei commenti, grazie.

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI: FASE AVARIATA

«Che cosa hai fattooo??»

Ecco, poi si lamentano quando non racconto loro le cose! Ma è normale che lo faccia, subito parte un terzo grado che mi fa rimpiangere la maturità e ho detto tutto!

«No, non urliamole contro sennò si blocca e non ci dice più niente»Barbie Bastarda (34)

Mi conoscono proprio bene, non c’è che dire.

«Ci dici per favore cosa è successo? Cosa TI è successo?? Come sia possibile che TU abbia fatto tutto quello che hai fattooo?? Non è da te!»

«Mi porti un altro Campari, per favore?»

«Brava, bevi così poi ci racconti…»

Uff… “Non è da me”, in questi giorni sto riflettendo su questa frase, in effetti l‘ho usata anche io su me stessa. Ma poi chi lo dice quello che è “da me” e quello che non lo è?? Però, in verità, comportarmi non in maniera abituale mi è piaciuto, parecchio pure. Mi sono sentita viva, mi ha risvegliata. Forse è questo il famoso “cambiare strada per vedere nuovi paesaggi”. Già. “Non è da me”. Eppure lo rifarei, eccome se lo rifarei e ha scatenato una serie di eventi che non avevo proprio previsto, ma dei quali avevo bisogno. Perché…

Oh ecco il bicchiere della mia salvezza,

«Ci dici cosa è successo? E non uscirtene con il tuo solito “Io non ho fatto niente”!»

«Ma io non ho fatto niente, davvero! Io sono vittima degli eventi!!»

È la mia battuta preferita, adoro pronunciarla. Ma niente, vogliono sapere tutto. Eppure, parzialmente, ho già confessato. Nella nostra chattina di WhatsApp, appena commesso il fatto, ho mandato loro dei maialini abbastanza esplicativi. Loro giù domande e qualcosa ho dovuto scrivere, sennò me le trovavo sotto casa.

Ah ovviamente hanno provato anche a chiamarmi, ma non ho mai risposto e mi sono data latitante per giorni interi.

Oggi mi tocca, devo confessare per bene.

Iniziamo…

Avete presente quando siete in vacanza, conoscete qualcuno di zona, instaurate il classico filarino estivo e poi decidete – una volta rientrati – di rivedervi? Capita che ci si incontri una o due volte, tanto per illudersi di essere ancora in ferie e poi tendenzialmente si torni alle proprie vite.

Io? Ma scherzate?? Sono troppo asociale e stronza per fare queste cose. Anche per questo, quello che sto per dire, è stato giudicato “Non da me”… È successo a una mia amica. Per la prima uscita post vacanze, hanno preferito non essere soli. Lui ha detto che avrebbe portato due compari, giusto per non farla sembrare proprio un’uscita a quattro e lei ha deciso di portare me, l’unica che poteva tener testa a due uomini, mentre lei si spupazzava l’amore estivo.

Questo è esattamente quello che è accaduto. I due piccioncini tubavano, mentre io cercavo di destreggiarmi tra due ometti parecchio diversi tra loro. Uno notevolmente figo, ma che non ero riuscita ad inquadrare bene e l’altro brutto e antipatico. Ecco. Magari non sei bellissimo, ma è piacevole parlarti, capita spesso. Prediligo di gran lunga questa compagnia a quella dei figoni mononeuronici. Invece no, questo oltre ad essere cesso era anche irritante e fastidioso.

Ero riuscita a non rispondergli parecchio male per tutta la sera – per evitare di presentarmi subito – mentre l’amico interveniva poco, ma senza mai dire una parola fuori posto, finché il cesso non ha deciso che doveva proprio dirmi quel che pensava di me. Ammiro le persone che hanno la supponenza di giudicare tutti dopo pochi minuti, la presunzione di sapere esattamente, e senza appello, chi sei, quali siano i tuoi problemi e le tue mancanze. Se non mi stessero così sulle palle, li ammirerei tantissimo.

«Quelle come te sono odiose!! Se la tirano, sono altezzose, acide e non te la danno mai! Le detesto quelle come te!» L’ho lasciato continuare, per vedere quante riuscisse a tirarne fuori. Quando mi sono scocciata, neanche la soddisfazione e il tempo di replicare con un: «Dubito che ci sia qualcuna disposta a dartela, non necessariamente “come me”» e, soprattutto con un: «Quelle come me, quelli come te li mandano affanculo!» che il figo ha bloccato il vomito di improperi da parte dell’amico che gli sedeva a fianco. Prima mettendogli una mano sul braccio, poi con un’occhiataccia e poi con un perentorio: «Basta! Smettila!» Giuro che ho pensato che lo picchiasse e credo di aver sperato che lo facesse. Poi ha risposto a quel che diceva lui guardando fisso me negli occhi.

«No, non è così. Lei è dolcissima…» E con quel solo gesto e quelle parole mi ha conquistata.
Non so come riescano certe persone a guardarti così bene dentro e a scorgere la tua intima essenza. Lui ci è riuscito subito. A poco sono valse le mie deboli proteste:

«Dolce io?? Tsè… Ti sbagli non lo sono affatto. Non farti ingannare dagli occhioni da cerbiatta… »

Mi guardava sorridendo con quell’aria insopportabile da «Sì, sì, come no» odio quando lo fanno!

In quel preciso istante ero pure consapevole di tutto quello che sarebbe successo dopo. Anche se non era “da me”.

Per il resto della serata, abbiamo scordato che ci fossero anche gli altri tre. Eravamo lui ed io, le nostre parole e i nostri sguardi.

A fine uscita, si è concretizzato quello che sapevo sarebbe successo:

«Ti va di farci un giro?»

«Ehm…»

Le voci nella mia testa – ovviamente – avevano aperto una conferenza:

«Scusa, ma dove vaiii??? Neanche lo conosciiii!!»

«Sììì!! Andiamo! Andiamo! Che mi sta così simpatico!»

«Uhm non mi convince molto…»

«A me sì! È figo, dolce e simpatico! Ma che vuoi di più?!»    

«Sì, certo che mi va… »

Ammetto che provavo un discreto disagio. In effetti non era comportamento “da me” andarmene in giro di notte con un tizio appena conosciuto e anche lucidamente consapevole di dove mi avrebbe condotta e perché, ma mi sentivo così bene…

«Perché hai detto che sono dolce? Io non sono dolce!»Barbie Bastarda (14)

«Ma piantala!»

«Ero dolce, una volta, ora ho solo un sacco di dolcezza andata a male… »

«Ma qualcuno ci crede davvero quando lo dici?»

«Certo, perché è vero! Non capis…»

Mi ha chiuso dolcemente la bocca con un bacio.

«E se stasera non ti riporto a casa?»

Di nuovo, l’assemblea nella mia testa:

«Che cosaaa??? Ma che diceee?? Ma non sarai così folle da andarci, vero?? Neanche lo conosciiii!!»

«Sììì!! Andiamo! Andiamooo!!»

«Ma poi contravvieni alla regola aurea del non concederti subito!!»

«Ma che ci fregaaa!! Per una voltaaa!! Si vive una volta sola, ecco!! E poi abbiamo visto dove ci ha portato fare sempre le brave ragazze!!»

Mi aveva smascherata, tanto valeva mostrare la mia vera natura e farmi coccolare:

«…Però se dormiamo insieme mi devi abbracciare tutta la notte… »

«Che cosaaa?? Tu gli hai detto una cosa del genereee?? TUUU??»

Uffa! O racconto o mi interrompete! Senti che commento del cavolo, poi! Come se io fossi un’algida, insensibile, fredda, stronza! Lo sono, ma mica sempre!

«…certo che ti abbraccio. Era mia intenzione stringerti tutta la notte…»

Ed è esattamente quello che ha fatto.

Ecco, ho confessato, ora sapete tutto. Che “Non è da me” fare certe cose l’ho già detto??

Che mi è strapiaciuto tutto, anche??

Niente “Preliminari dei Preliminari”, niente studio, niente congetture, niente paranoie. Possibile sia così semplice e senza stress? Sì, fantastico!

E poi cosa è successo? Vi chiederete voi…

Quel che era abbastanza prevedibile…

A volte esiste un tacito accordo secondo il quale due vite sono destinate ad incrociarsi per un brevissimo e intenso istante, poi ognuno riprende la propria come se nulla fosse e come se non fosse mai successo.
Un tacito accordo secondo il quale è meglio non sentirsi è meglio tornare sconosciuti. È sicuramente più semplice.

Col cazzo.

La logica, l’esperienza, i precedenti pessimi incontri, mi avevano fatto pensare che non ci saremmo visti, né sentiti, mai più, perché è così che vanno queste cose. Perché lui aveva già ottenuto il risultato, io ero una sgualdrina che si era concessa subito, quindi che motivo c’era di mantenere un rapporto? Questo è quello che mi aspettavo.

Quello che assolutamente non mi sarei mai aspettata, è stato quello che, effettivamente, è successo dopo.

DOLCEZZA. Questa sconosciuta.

L’aver raggiunto l’obiettivo, non gli è bastato per sparire ed evitarmi, per niente.

Ci tiene a scrivermi, a chiamarmi, a darmi il buongiorno, a vezzeggiarmi, tutti gesti ai quali non sono affatto abituata.

Mentre io mi chiedo: «Che succede?» cercando di capirci qualcosa. Possibile che non sia il solito stronzo che sparisce il giorno dopo? Possibile che sia realmente interessato a me?? Possibile che avverta l’esigenza di sentirmi, che non si scordi di me nonostante non ci siamo più visti?? Possibile che gli manchi davvero?? Possibile, sennò non avrebbe senso continuare a mantenere un contatto, no? Boh!

Ma è davvero possibile?

DOLCEZZA. Questa sconosciuta.

Triste verità: siamo diventati talmente cinici e disincantati, da guardare con diffidenza spontanei gesti di dolcezza. Cercando ad ogni costo la fregatura, ponendo resistenza a oltranza e scoraggiando i portatori sani di gentilezza. Per fortuna c’è ancora chi non si arrende e cerca in ogni modo di scavalcare il nostro muro…
Vorrei… Ehm… Potrei quasi abituarmi alla dolcezza… Quasi… Ma non so se lo ammetterò mai…

Forse avevo bisogno di questo, di capire che uomini carini e gentili ne esistono ancora. Perché non dargli una possibilità?

Mentre io mi nascondo dietro il mio bel muro, lui si sporge dall’alto per tirarmi fuori a suon di gesti amorevoli che non contraccambio per intero. Non che lo tratti male, intendiamoci, anzi! Però se lui è a livello dolcezza dieci, io mi assesto sul sei, appena sufficiente. Non ce la faccio, capite? Ho pau… no, che dico? Sono diffidente, sì. Poi quando mi sciolgo rimango sempre fregata, quindi è difficile farlo. Nonostante questo, lui continua…

E, lo ammetto, anche se fingo di non accorgermene, ogni tanto mi chiama “Amore”…

«Io non mi stupisco tanto del fatto che lui ti chiami “Amore”, rimango basita che TU glielo permetta senza ribellarti! Ma non è che glielo dici pure tu??»

«No, va be’! Adesso non esageriamo!»

«Ah ecco, ora ti riconosciamo…»

Ecco, senti che altro commento del cavolo! Come se io fossi una specie di aliena incapace di “Amoare” qualcuno.

Amore. Io ho molto rispetto della parola “Amore”. In realtà ho un assoluto rispetto (timore) dell’Amore in generale.

Per questo credo che il termine “Amore” sia troppo abusato. Ci si chiama “Amore” tra amici, amiche, si dice “Ti Amo” con estrema leggerezza. Non chiamo i miei amici “Amore” e non dico loro che li amo, anche se in realtà amo più loro di qualsiasi uomo. Perché penso che se un giorno riuscirò a chiamare qualcuno “Amore” lo sarà veramente, Il mio “Amore”. E quindi avrà maggior significato visto che ne ho fatto un uso così parco.

Eppure una volta c’è stato un Lui che chiamavo Amore, tempo fa. Così intenso, ma così breve, da non aver avuto neanche il (dis)piacere di presentarlo alle amichette. A dimostrazione della mia devozione, un episodio del quale non vado per niente fiera, ma che prova che anche le migliori possono sbagliare. Ricordo perfettamente il giorno in cui arrivai al bar con un tremendo nuntio vobis:

«Ragazze ho fatto una cosa per la quale potrete prendermi in giro per il resto della vita…»

Loro hanno sgranato gli occhi, incuriosite e ansiose:

«Che hai fattooo??»

«Ehm… ho fatto quella cosa… quella… ehm… quella, dai! Quella cosa del telefono… due… chiamate… gratis… Ehm… Dai, quella lì!»

Continuavano a fissarmi come se non avessero proprio idea di cosa stessi parlando. Stronze. Avevano già capito, ma – niente – dovevamo proprio sentirmelo dire!

«You & Me!! Ho fatto You & Me con LUI! Questa cosa da “coppia” così facciamo pucci pucci gratis per telefono!!  Ooohhh, l’ho detto!!»

Ero totalmente presa da uno, tanto da fare questa cosuccia da fidanzatini adolescenti  e pure alla Tim lo sapevano. Che vergogna.

Ero proprio innam… va be’ quella cosa lì. Cotta e stracotta, ridotta a fare «Attacca tu, no attacco io» per telefono, tanto è gratis.

L’atroce beffa è che ho ancora quel numero come “preferito”. Il motivo? Ti chiedono cinque euro per cambiare la scelta del candidato, capito? Quanto costa un’umiliazione? Cinque euro. E poi non ho aspiranti “You” da inserire, quindi – per il momento – mi tocca tenermelo.  Gli amori passano, le tariffe restano, che mestizia!

Comunque è stata l’ultima volta che mi hanno sentito chiamare “Ammmoooreee” qualcuno.

Un anno e mezzo di aridità sentimentale, passato a dire sistematicamente «No!» a qualsiasi tipo d invito.

«Ti andrebbe un…»

«No!»

«Posso offrirti un… »

«No!»

«Ti va se qualche volta ci…»

«No!»

Un anno e mezzo di rassegnazione: «Ho chiuso coi sentimenti, basta. Tanto va sempre tutto male e io sto bene così… Da sola…»

Finchè un giorno, dopo svariati mesi passati così, una delle voci che abitano la mia testa si era fatta portavoce di tutte le altre per affrontarmi:

«Senti, noi ti dobbiamo dire una cosa… E, dopo che te l’avrò detta, tu negherai e protesterai, però non possiamo più fare finta di niente. Senti… Mi sa che questo ci piace…»

«Ma nooooooo…»

«Tanto sapevamo già la risposta, sei prevedibile e noi ti conosciamo bene, ma tranquilla non lo diciamo a nessuno».

“Questo”, l’ultimo, ve lo ricordate? Lui mi piaceva tanto, ma tanto. Generalmente la quantità di interesse che provo nei confronti di una persona è direttamente proporzionale al numero dei MAVVVAFFA che mi fa pronunciare. Lui… Lo adoravo!! Finché non ho pronunciato quello definitivo e per me il caso si è chiuso.

Lui ha continuato a mandarmi qualche messaggio saltuario. Capito?? Che me ne faccio di qualche messaggino ogni tanto?? Ma non sa chi sono io?? Io sono l’inventrice della “Teoria della Pagotta” checccazzo! Basta briciole, vogliamo la PAGNOTTA!! Continuava a propinarvi bocconcini e io ho detto basta. Sono stata brava, no?

Potrei fare l’elenco di tutte le cose carine, e sono tante, che ha fatto per me. Le ricordo tutte. Però non mi bastavano, voglio sicuramente di più e lui non poteva o non voleva darmelo. Pazienza. Nonostante questo, sento di volergli bene, tanto, non potrebbe essere altrimenti. Ma bene e basta. Sul film romantico che ci vedeva protagonisti, sono definitivamente scesi i titoli di coda. E forse non saprò mai se l’avevo interpretato solo io o anche lui.

Ok, ok, non li posso chiamare tutti “Lui”, questo è “Un-passo-avanti-cento-indietro”AKA “Non-lo-so-manco-io-quello-che-voglio”AKA “Oggi-ti-amo-domani-scusa-chi-sei”  o, per semplicità, “L’Indeciso”.

L’altro lo chiameremo “Il Dolce”, ok? Perfetto! In fondo i soprannomi sono il mio forte.

Hanno ascoltato con attenzione tutto il racconto, ora arrivo il momento in cui mi dicono la loro. Sono pronta.

«Comunque è bellissimo quello che ti è successo, lui è carinissimo, io gli darei una possibilità!»

«Non era previsto… Non è… Non lo so!»

«Scusa, cos’hai da perdere?»

Eccola qua, la domanda più insidiosa e stronza del mondo. La risposta non è “Niente”, la risposta esatta è: ho da perdere quei quattro, cinque grammi di fiducia in me stessa e nel genere umano che mi sono rimasti; ho da perdere, per l’ennesima volta, l’illusione che certe volte le cose non sono complicate, ma funzionano da sole; ho da perdere nuovamente il sorriso ritrovato; ho da perdere quelle tre, quattro file di mattoni che ho tolto dal mio muro al “Dolce”, con il timore che, se va male, stavolta non lo abbasserò davvero più per nessuno. Ecco cos’ho da perdere.

«…Tanto c’è da perdere…»

«Sì, ma per una volta potresti anche guadagnare un briciolo di felicità, non ci hai pensato?»

Cazzo, mi danno sempre queste risposte ad effetto che mi destabilizzano.

Stritolo con i denti la cannuccia e alzo gli occhi.

Agrodolce

Al nostro tavolo del bar, una mia amica fissa il vuoto pensierosa:

«Cos’hai?» le chiedo «Ti ho annoiata, vero?? Lo so che poi vi ammorbo, stilo paranoie, congetture e vi sfinisco!»

«No, non è quello…»

«Allora cos’hai?»

È pensierosa e un po’ imbronciata, mentre si gira con le dita la fedina che campeggia sull’anulare sinistro.

«Pensavo solo che… la tua vita è così eccitante, la mia ormai… abbastanza monotona…»

Sorrido e, senza neanche fermarmi a pensarci, replico:

«Eccitante?! Io mi diverto più a raccontarle a voi queste cose che a viverle. La tua vita non è affatto monotona, tu hai la felicità vera, vuoi mettere?»

Mi guarda e mi sorride. Deve essersi ricordata che è vero, è felice e appagata e il mondo qua fori è tutto fuorché eccitante.

Missione compiuta: ho soddisfatto la loro curiosità e fatto tornare il sorriso ad un’amica. Ora posso anche congedarmi.

«Ragazze io vado via…»

Ho bisogno di schiarirmi le idee e stramene un po’ da sola. Inforco gli occhiali da sole e la strada verso casa, a testa bassa, mirandomi il tacco dodici. Inizia a fare freddino, se fossi una di quelle donnine melense, direi che vorrei essere scaldata da un suo abbraccio, come è già successo:

«Ho tanto freddo…»

«Ti scaldo io…»

Cavolo non riesco a smettere di pensarci, ma…

«Ciao!»

Alzo la testa. No, non è possibile!!

Gli uomini hanno un talento incredibile nel ricomparire nella tua vita quando sanno che non li pensi più. Come ci riescono?? Hanno un radar?? Qualche neurone fa la spia?? Ma come è possibile??

Colui che occupava i miei pensieri in maniera costante, che mi ha fatto passare ore intere a rimuginare sui suoi comportamenti, mi si palesa davanti e io quasi non me ne accorgo. Signori, “L’Indeciso” è qui!

«Ciao…»

«Come stai?»

«Bene…»

Si aspettava un «E tu?» Lo so che se lo aspettava. E a me non va di chiederglielo, ok??

«Si vede… Ti trovo bene…»

«Grazie… Ehm… Scusa, devo proprio andare…»

Abbozzo un sorriso, abbasso la testa e riprendo la mia strada. Niente, non ho più niente da dirti, avrei voluto, avrei sperato, avrei pensato, ma i condizionali non fanno proprio per me…

«Mi manchi…»

Mi volto a guardarlo, ho capito male, ho sognato sicuramente. Lui mi fissa serio. Ho immaginato tutto, non c’è dubbio, ma lui continua a scrutarmi aspettando un mio gesto. L’avrà detto davvero? Come se leggesse il mio pensiero lui risponde:

«Davvero, mi manchi tanto BB…»

Quanto dura un secondo? Ovvio, un secondo. Ma, a volte, può sembrare interminabile e in quel solo secondo una miriade di pensieri mi scorrono nella testa.

Ti rendi conto di quanto tempo ho passato sperando in una frase del genere?? In un qualcosa che mi facesse capire che il tuo interesse verso di me era reale e non solo una creazione della mia testa?? Quanto ho aspettato che ti esponessi di più?? Poi dico “Basta!” e tu mi dici che ti manco?? Poiché ora mi hai persa e non ci sono più?? MA PERCHÉ CAPITA SEMPRE COSÌ???

Lo fisso incapace di replicare, non so neanche cosa dire, alla fine un flebile mugolio balbetta un:

«…grazie…»

Che risposta è “Grazie”?? Va be’, mi è uscita questa, mi volto e me ne vado quasi correndo.

Quando lo racconterò alle mie amiche, non ci crederanno.

Arrivo fino a casa completamente confusa, ma sicura della scelta che ho fatto. Caso chiuso, cuore anche. Non posso tornare ad essere una bambolina in preda delle emozioni, manovrata da lui e i suoi umori. Non posso più permetterlo.

Tante immagini sono comparse nella mia mente, “L’indeciso”, contrapposto al “Dolce”, ricordi, speranze, delusioni, tutto insieme, tutto e troppo. Ho pensato troppo. Ho ignorato perfino lo squillo ripetuto del telefono.

Prendo coraggio e lo guardo. TRE messaggi.Barbie Bastarda (35)

“Il Dolce” dice: «Mi manchi, ti voglio vedere, domani sono da te» Che carino!!

“L’Indeciso” risponde: «Spero di rivederti presto…» Ovviamente non prende mai posizione e si affida al “Caso”!!

E poi LUI: «Ciao, settimana prossima sono a Roma…» …Oh Cazzo!!

Devo vomitare…

 

 

A TE: ho poche certezze nella vita,

ma una di queste sei tu SISTER! Ti lovvo!!

I “Preliminari dei Preliminari” I Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” II Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari”Saga Completa QUI

PRENDI UN UOMO, TRATTALO MALE!

In questi giorni (per non dire anni…) sto assistendo – da spettatrice, ovviamente – alla verifica empirica della sempiterna teoria del “Trattali Male”: gli uomini? Bisogna trattarli male, bisogna farli soffrire! Ci hanno scritto su pure svariati libri.Barbie Bastarda (6)

Allora…

C’è questa fanciulla che si sta divertendo a massacrare un uomo di mia conoscenza. Le scene pietose che devo vedere, concernono lei che gli dà GRATUITAMENTE delle risposte sgarbate, ma così sgarbate che io, al confronto, sono uno zuccherino e le accompagna con atteggiamenti da checca isterica con mestruo, davvero insopportabili. Giuro fa venire voglia a me di reagire. Invece lui, niente. È sempre lì pronto a scodinzolare come un cagnolino.

Dato che non è proprio la prima volta che vedo tali melodrammi, dato il proliferare e la diffusione della gattamortaggine & affini che risultano sempre vincenti, tutto questo mi fa scaturire una serie di considerazioni che voglio esternarvi, partendo dal caso in esame:

  • Lui è masochista. Ok, allora caso chiuso. Se sono felici così, buon per loro!
  • Lui la vuole avere ad ogni costo (non Lei, altro…). Mi ricordo un vecchio sketch del comico Migone – del quale, purtroppo, non trovo più traccia – in cui rappresentava un uomo infoiato alla prese con le prime uscite con una nuova ragazza. Con la manina protesa in avanti mimando la questua e ripetendo «Dammela, dammela, dammela», sottostava a tutte le richieste della nuova fiamma, con la speranza che assecondandola in tutto – finalmente – lei gliela desse. E come asserisce pure il buon G. G. Giacobbe, a un uomo arrapato si può chiedere di tutto. Ecco. Forse lui è in fase ormone “Attizzamento On”, la femminuccia in questione è perfettamente conscia di questa massima e sfrutta il momento. Alcune donne lo scordano, altre ne sono sempre consapevoli e, con la promessa di darla, riescono a far fare ai maschietti qualsiasi cosa. Ma non è mica detto che poi la diano, anzi… Comunque anche questa teoria presuppone che gli uomini siano dei totali coglioni in balìa del testosterone che è un po’ il pensiero comune, ma molti non accettano tale definizione. In questo caso specifico, però, i fatti confermano senza dubbio il postulato.
  • Lui è un buono. Non è detto che gli uomini siano tutti stronzi, alcuni sono davvero di buon cuore, anche se ci tengono a non farlo sapere in giro. Ma questo spiegherebbe l’incessante abbozzare di lui. Sopporta. Magari non vuole litigare. C’è una cosa che molti non sanno a proposito dei buoni: a un certo punto si rompono il cazzo. Eh sì, ma sul serio. Un fanculo di un buono è per sempre. Perché, avendo tollerato fino allo stremo, se chiude lo fa senza rimpianti. Quindi c’è da aspettarsi che, prima o poi, anche il lui in questione si rompa. Questo è il finale che auspico e quel giorno io sarò lì, a godermi la scena.
  • Lui se l’è meritato. Questo, onestamente, non lo so. In genere un uomo che si comporta male, sparisce come un lampo, quindi tenderei ad escluderlo. In più se incassasse per espiare la sua colpa, visti gli insulti reiterati, e che le avrà fatto per meritarsi tutto questo?? Mangiato il canarino?? Mah, mi sembra strano, ma magari mi sbaglio…
  • Ora veniamo a te, donna acida. Forse sei molto furba e, come sopra, approfitti della mancanza di lucidità maschile data dal fomento ormonale. Forse non gliela darai mai per paura che lui dopo scopra che, oltre quella, non hai null’altro da offrire. Forse neanche una massiccia dose di Vitamina C ti farebbe addolcire. Non lo so, non so davvero quale sia il tuo problema, ma pare che – ahimè – funzioni…

 

Per aggravare ulteriormente il quadro generale, devo aggiungere che, nove volte su dieci, la iena scassamembri è decisamente poco attraente (e sono gentile…) e qui la questione si fa ancora più complessa.

Barbie Bastarda (1)A  tal uopo, mi sovvengono le parole di uno dei miei mentori preferiti, il quale asseriva che: “Le brutte hanno l’acidità preventiva”. Che vuol dire? «Se ci sono una ragazza bella e una brutta e tu ti avvicini loro per approcciare, la brutta sarà sempre quella più sgarbata, perché prevenuta. Penserà che tanto non sei interessato a lei, ma alla bella, e sarà preventivamente acida…»

Quindi se gli uomini amano farsi trattare male, la torturatrice sarà per forza brutta!

Ma allora è vero che gli uomini preferiscono le stronze??

Se tutto questo fosse vero – come sembra – sarebbe finalmente palese il perché, allora, con gli uomini io non abbia mai capito nulla! Mai stata una rompipalle.

Mi ferisce molto quando qualcuno mi dice: «Tu odi gli uomini…» in realtà non è per niente così, anzi!

Uno dei miei motti è “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” e siccome detesto chi rompe, sono la prima a non farlo.

Vuoi uscire da solo? Esci, così esco pure io. Non vuoi che ti stia addosso? Va benissimo, pure io odio i cerotti. Coltivi i tuoi interessi? Perfetto, io ho i miei… e così via.

Ho sbagliato tutto.

Vedo la vita di coppia un’oasi di pace nella quale rifugiarsi a dispetto del mondo infame, un nido d’Amore tranquillo e libero, un punto di incontro di due anime che si scelgono in armonia.

Invece no, gli uomini si aspettano che tu rompa le palle costantemente, perché, se non lo fai, forse pensano che tu non sia abbastanza interessata. Ho sbagliato tutto.

Se non sei cronicamente incazzata, forse credono che ci sia qualcosa che non vada in te.

Ho sbagliato tutto.

Non solo gli uomini credono nell’equazione “più urla, più ci tiene”, ma sono portati a pensare che visto che sono accomodante, sia concesso farmi/dirmi tutto. Pensiero sbagliato.

Avete presente quel che ho detto più sopra a proposito del VAFFA dei buoni tolleranti? Ecco. Precisamente quello.

Ho sempre pensato che un legame dovesse essere sereno, felice, senza stress. Ho sbagliato tutto.

E, visto che questo finora non è stato apprezzato, ho deciso che cambierà tutto.

Quindi sappiate che, al prossimo che mi capita, propinerò tutte le rotture di maroni che ho sempre lesinato.

Ho fatto una piccola lista come promemoria – tanto per cominciare – ma accetto suggerimenti da stronze patentate per migliorarla e arrivare, finalmente, ad una completa mortificazione del maschio alfa.

 

  • Non uscirai con nessuno all’infuori di me;
  • In qualsiasi posto tu debba andare, io ti seguirò;
  • Se mentirai, saranno guai;
  • Se rimani a casa, mi devi mandare la posizione gps in modo che abbia la certezza che non stai mentendo;
  • Scordati calcetto, palestra, squash e lo stadio. Non li vedrai mai più!
  • Su Facebook dobbiamo assolutamente creare un profilo in comune che gestirò solo IO!
  • Per strada, sguardo fisso a terra e guai a guardare un’altra!
  • A parte tua madre, tua sorella ed eventuali figlie, non ti è concesso frequentare alcun esponente del sesso femminile. No, neanche le parenti. Le cugine sono le più pericolose…
  • Io, invece, posso uscire con chi voglio. Se non lo accetti vuol dire che non ti fidi di me e non mi ami abbastanza.
  • Preparati a ricevere sistematicamente rispostacce, perché – in qualche modo – te le meriti;
  • Non mi puoi mai lasciare da sola perché non sono in grado di affrontare il mondo, quindi preparati a tour di Ikea, H&M e Kiko. Non ti dovrai MAI lamentare;
  • Se sono stanca, non usciamo. Se tu sei stanco, usciamo perché io lo voglio!
  • I tuoi amici sono degli idioti, è bene non frequentarli;
  • Se ami me, devi amare e frequentare anche le mie amiche;
  • Scordati dei tuoi, ma ogni sera saremo a cena dai miei;
  • Ah, lo so che sei abituato a vedermi sempre curata, truccata, in perenne tacco dodici, ma ormai ti ho accalappiato, quindi, benvenute felpone antistupro in pile! E non voglio sentire lamentele, perché sennò vuol dire che guardi solo il mio aspetto fisico!!Barbie Bastarda (11)

Aaahhh! – Sospiro commosso – Quanto saremo felici io e te insieme!!

Porello, già mi fa pena… Ma sicuramente a lui piacerà!

 

PS: Gli elementi della lista sono drammaticamente REALI, ovvero ripresi da scene quotidiane che vedo in giro. Solo per il fatto di non essere così, penso che mi sarei dovuta meritare svariate candidature a diventare il Signor BB. Ma ormai è troppo tardi, avete perso il treno, da oggi sarò ancora più Bastarda. Amen.

NON E’ MAI UN SEMPLICE: “CIAO!”

Quando devo insultare me stessa, mi stupisco della quantità di aggettivi negativi che conosco.

In questo preciso momento mi sto etichettando come: idiota, stupida, patetica, pazza, squilibrata, vigliacca, paranoica… Prendo fiato e ricomincio in ordine alfabetico: antipatica, brutta, cretina, deficiente, ebete, fifona…

Non potrei giudicarmi diversamente. Sono ipnotizzata da più di due ore fissando lo schermo del telefono, incapace di inviare un semplice sms.messaggi-sms_c

Semplice?? Manco per niente…

Il nome del destinatario poi, mi apre scenari apocalittici, però accompagnati da una musica dolce e romantica. Il mio cuoricino rattoppato accelera. Bum! Bum! Sì, il problema è proprio quello.

Oddio ho i crampi allo stomaco. Devo vomitare…

«Ce la puoi fare! Ce la puoi fare! Ce la puoi fare!». Ok, niente panico.

«Ma che fai?? Lascia proprio perdere!! » Ecco, perfetto, ora si mettono a litigare anche le Voci nella mia testa!

Zitte, per favore, sono già abbastanza nel pallone!!

È un messaggio, una cosa carina…

«Ciao!» Sì, ok. Si inizia sempre con un “Ciao”, ma poi? Come finisce?

È un messaggio, una cosa carina, un saluto, un pensiero. Quanti ne inviano al giorno nel mondo? Miliardi! E io non sono in grado di farlo?? No, penso di no… È un messaggio, un semplice messaggio, che gli scrivo? (…e poi come finisce?) Stai calma, stai calma, stai calma…

Mi accendo un’altra sigaretta.

«Ciao, come stai?» Eccooo… Bravaaa… La banalità fatta donna!! Ma che gran bel testo!! Che profondità! E ti ci sono volute addirittura due ore per partorirlo?? Complimentiiiiiii!!!

Caspita, è vero. È il messaggio più triste nella storia dei messaggi!!

Cosa scrivo allora? Una battuta magari, ma mica faccio il clown di professione, cavolo! Sono una personcina seria! Ecco, lui pensa che sono una seriosa barbosa. Sì, lo sapevo. Ok che scrivo?

Uffa che palle! Ma chi me lo fa fare? No, non gli scrivo, che poi magari neanche mi risponde. Se gli scrivo e non mi risponde, potrei morire, allora perché dovrei torturarmi??

Meglio lasciar perdere…

«Disse la vigliacca…» Senti Vocina, per favore, lasciami in pace pure tu. Non ce la posso proprio fare. Già è difficile mandare un messaggio, poi ora mi sono venuti pure in mente almeno un miliardo di “E se?”. E se mi ignora? E se mi risponde male? E se magari gli rompo le scatole? E se non gli fa piacere che gli scrivo? Perché sennò mi avrebbe scritto lui, no?? E se, e se, e se… “E se” altro che ipotesi, queste sono certezze! Di catastrofi!! E se si imparanoia pure lui per scrivermi? No! Ti pare? Impossibile…

Mi accendo un’altra sigaretta.

Ecco, la canzone che ha scelto il lettore non mi piace, questo sarà un segno che mi dice di non mandarlo. Ecco, lo sapevo. Non lo devo fare!!

Ok, scritto così è perfetto. No, aspetta. Lì ci va la virgola. No, forse no. Qua tolgo i puntini e metto un bel punto esclamativo, sì! Qua cambio le parole che non mi piacciono proprio…

Mica è un concorso di stato! È un sms!! Non prendo i voti sulla grammatica! Cavolo!!

Oddio quanto sono complicata. Va be’, almeno prendo tempo. (Si inizia sempre con un “Ciao” … ma poi come finisce?)

Mi accendo un’altra sigaretta.

Allora: se non lo mando, non cambia nulla. Se lo mando e non mi risponde, non cambia nulla comunque. Se invece lo mando, mi risponde e… Be’ cambierebbe tutto!! Però siamo a un terzo delle probabilità, contro due terzi. Cavolo, pure la statistica parte sfavorevole. Niente, è un segno, non lo devo mandare!!

Ecco, questa canzone mi piace. Forse se glielo mando mentre la ascolto, ci riesco. Forse…

Oddiooooooo… Ho lisciato il tasto di invio!!! Fiùùùùùùù… Che paura!! Dannato touchscreen del cavolo!! Non è proprio fatto per me, siamo incompatibili!! Ci mancava poco e lo inviava così! Senza che fossi pronta! No, devo riprendere fiato, non ce la faccio.

Mi accendo un’altra sigaretta.

Inviare-SMS-durante-il-sonno edOk che ora è? Non è troppo tardi, perché i messaggi a tarda notte non si mandano mai, è la regola base. Non si scrive di notte, perché sennò si capisce che quella persona la pensi di notte e non sta bene. Poi può pensare pure che sono ubriaca e che, quindi, il messaggio sia stato dettato da una disinibizione alcolica.

No, no, sono sobria e l’orario è perfetto.

Però forse è meglio scrivergli domattina. Ma non troppo presto, perché sennò poi sembra che mi sono svegliata pensando a lui. Come se non fosse vero… Va be’ lui non deve saperlo, però. No, non ce la posso fare!!

Stai calma, stai calma, stai calma…

Mi accendo un’altra sigaretta.

È che mi piace, capito? «Daaaiii non si era capito!!» Le Voci nella testa, ora finalmente d’accordo e in stereofonia. Sì, mi piace. E quindi sono terrorizzata.

«Ciao!» …ma poi come finisce? Non è mai un semplice «Ciao!». Perché mette in moto qualcosa. Ecco, è questo quello che temo. Bum! L’ho ammesso. L’incognita. Già non riesco a mandarlo e poi che succederà?? Come finisce? Ho paura. No, no, ho paura. Tanto le cose vanno sempre male… Come quando mi ha scritto… e io ho scritto a… che poi dopo… No, non ci devo pensare!!

Non gli scrivo. Perché «Io vorrei scriverti, ma ho paura» rientra nelle “Cose che non si possono dire”.

Questa è la triste verità. E per tutto ciò devo ringraziare dei nomi e dei cognomi. Questo è quello che mi fa incazzare di più. Per colpa di persone distanti anni luce, non sono più in grado di inviare un sms, perché ho paura delle conseguenze.

Bum! L’ho ammesso di nuovo. Loro si stanno ponendo problemi? Non credo proprio. Uno starà giurando amore eterno a qualsiasi gonna gli passi sotto il naso, un altro starà riversando l’astio nei confronti dell’ex su qualche altra incolpevole, un altro… Ma che mi frega di loro! Perché ci penso?? Non ci devo pensare. Ma non riesco a non farlo… Non è mai un semplice «Ciao!» perché pensiamo sempre a come finisce. E dietro c’è un pregresso che rovina con prepotenza un futuro che ignoriamo. È curioso, ma, quasi sempre, a parità di probabilità tendiamo a ipotizzare gli scenari più tragici.

Perché se io penso a lui, a parte che sorrido subito, ma poi parte una musichina dolce e immagino lui ed io che… Niente! Sono pazza! A ‘sto punto partono sempre le paranoie e buttano giù noi, la casa, i cinque figli, il cane… Ah non lo avevo detto questo? Va be’, ormai l’ho detto…

Di nuovo i crampi. Devo vomitare.

Non è mai un semplice «Ciao!».

Ogni volta che aspettate un sms che non arriva mai, pensate che il mittente non ha voluto inviarlo. Al mittente non gliene frega niente. Il mittente è uno stronzo. Chiaro, no? Ormai siamo abituati a fare due più due con tutto, perfino con l’inestricabile labirinto della grandiosa mente umana. Pensate questo e archiviate il problema.

Oppure… Pensate che qualcuno, da qualche parte, in questo stupendo mondo, è fermo come un ebete con un telefono in mano, a fissare un display di uno smartphone, che fa tutto fuorché parlare, in attesa di non si sa bene cosa.

Magari non è così, ma giurereste che non vi sia mai capitato?

shakesms

Ora scusatemi, mentre nel mondo qualcuno pensa che io sia un’insensibile e indifferente menefreghista, torno a fissare il mio telefono. Magari, prima o poi, inizia a parlare e mi suggerisce cosa fare…

«Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori… »

Italo Calvino

Dedicato sempre a chi mi ha detto della paura…

Tifo per te!! Ci serve un” Lieto Fine”… 😉

 Prima pubblicazione: 08.01.2015

RUBRICA FUNZIONALE

13 - cellulare EDOrganizzare la rubrica del proprio cellulare in maniera funzionale e intuitiva è assolutamente vitale!

Non ho l’abitudine di memorizzare le persone con nome e cognome. Se lo faccio, sono tutti contatti di lavoro e quindi già questo me li fa visivamente distinguere e individuare.

Ho un metodo tutto mio per salvare i contatti…

In genere aggiungo dei dettagli accanto al nome per ricordarmi dove ho conosciuto o frequento gli utenti in questione. Ho smesso di socializzare in piscina perché non era molto elegante per la mia rubrica contenere tanti Gino/Tizio/Caio/PISC.

Invece i vari Gino/Tizio/Caio/PAL mi fanno sempre sorridere quando li scorro…

Comunque la distinzione base è Maiuscolo/Minuscolo: nomi salvati in maniera consona, ovvero Gino, Gina, Tizio, Tizia, sono, appunto, contatti “consoni”: amici, familiari, colleghi.

Se inserisco un nome tutto in maiuscolo, sicuramente non è un semplice amico: GINO. Booom! Tutto sparato, urlato, GINO mi piace.

Se uno mi piace ma mi spaventa, o non l’ho ancora ben inquadrato, lo memorizzo in maiuscolo e con i tre puntini di sospensione finali: GINO…

Una volta un tipo davvero carino lo memorizzai d’istinto con un GINO… Maiuscolo e tre puntini. Ero fregata: mi avrebbe sicuramente spezzato il cuore.

Perché, statisticamente parlando, ogni volta che ho memorizzato qualcuno coi tre puntini, poi si è rivelato essere un vero STR*** tutto maiuscolo. Non lo so, forse anche i cellulari hanno una loro capacità di discernimento sulle persone. (O io ho un istinto memorizzatore davvero lungimirante…)

Raramente metto i puntini all’inizio: …GINO. Se lo faccio è per rendere “l’annunciazione del nome” con un po’ di suspense e, sì, se lo faccio mi piace ma non voglio urlarlo al mondo.

Se uno mi piace abbastanza, lo salvo con la tripla vocale finale: GINOOO. Come se il mio telefono urlasse il suo nome quando mi chiama: «Guarda che è GINOOO rispondi!!!»

Se uno mi piace proprio tanto, lo registro con tripla vocale finale e punti esclamativi: GINOOO!!!

I punti esclamativi servono ad incrementare la gioia nel vedere che mi sta chiamando uno che mi piace. Già solo per il fatto che mi chiami mi rende felice, ma aggiungere !!! esalta decisamente il momento di tripudio.

Se taglio i ponti con qualcuno, cancello anche il suo numero di telefono: non ti voglio più nella mia vita, e non voglio più il tuo cavolo di numero nel mio telefonino.

Qualcuno però lo lascio, perché se mai dovesse chiamarmi, devo essere preparata prima di rispondere ( se mai rispondessi…) Quello che mi diverte parecchio è modificarne i nomi…

Ho un “TDC”: Acronimo di Testa Di C…. Ho diversi “Fenomeno” con accanto un particolare per distinguerli (FenomenoPISC, FenomenoLAV, ecc…)

E, ultimamente, mi sto sbizzarrendo con i “NON RISPONDERE”.

Squilla il telefono, leggo “NON RISPONDERE”, ok non rispondo (poi penserò a chi è…)

Ho anche un “TI RICHIAMO IO” al quale rispondo SEMPRE, solo per dirgli che sono impegnata e che, appunto lo richiamerò io (col ca’…) Non sono cattiva, si chiama karma: tu hai fatto a me, io ora faccio a te. (e Zumpappero aggiungereri…)

Alle chiamate di ODDIOMIO ho risposto una sola volta, la prima. Dopo avermi detto che aveva rubato il mio numero dalla rubrica di un amico comune (visto che io mi ero rifiutata di darglielo…) non ottiene mai risposta

Da qui impariamo due regole auree:

La Prima: se non ti do il numero vuol dire che forse non ho molto piacere a sentirti… Se rubi il mio numero e mi chiami comunque, non ho molto piacere a sentirti lo stesso, ma in più mi vai istantaneamente sulle scatole. (Viceversa: se ti do il numero mi fa mooolto piacere sentirti, quindi chiamami!!!)

La Seconda: se qualcuno ti piace taaantooo è meglio memorizzarlo in un modo in cui solo tu capisci chi è… Non si sa mai qualcuno lo rubasse…. Il numero… (e poi magari altro…) (vista la “Fame nel Mondo”!!)

Quando ricevo telefonate mute, sì proprio quelle fastidiosissime in cui tu dici «Pronto?» per dieci minuti e dall’altra parte si sente solo respirare, e lo stalker di turno ha la bella pensata di chiamarmi non con l’anonimo, ma con un numero visibile, salvo subito il molestatore con un CHI SEI? Data e Ora. Non crederete alle volte il cui i vari CHI SEI sono ricomparsi… (e soprattutto alle volte in cui sono stati sgamati…)

Ah, sempre grazie ai soggettoni di cui sopra, ho adottato una tariffa con autoricarica. Se mi sento particolarmente simpatica, dopo i sette/otto «Pronto?» accendo la radio allo stalker e lo lascio ad ascoltare la musica. Ebbene sì, ci restano per svariati minuti. Loro magari ci godono, spendono, ma io mi ricarico.  Perchè sono una bastarda??? Oh mica gliel’ho chiesto io di importunarmi!

Nonostante ciò, arriva sempre il momento in cui, scorrendo la rubrica, mi soffermo sul qualche nome, lo scruto, inizio a pensare e poi concludo con un: «Ma questo/a? Ma chi ca’ è?!»

E TU… La prossima volta che malauguratamente ti capita di sbirciare il mio cellulare, anziché dirmi:  «Non mi merito neanche di essere memorizzato col nome di battesimo??» dovresti invece apprezzare e considerare che mi piaci davvero parecchio, visto che ti ho salvato come:

…AAA!!!

 Prima pubblicazione: 30.05.2013

Lei (oltre le apparenze…)

Lei è una come tante, ma nessuna è come lei.8 - Gustav-Klimt-1862-1918.....

Lei è una che con lo specchio è sempre una guerra.

Lei è splendida. Ma l’unica che non se ne rende conto è Lei.

Lei è una che ha una paura terribile che qualcuno entri nella sua vita, ma ancora di più che non voglia farlo.

Lei è una che si fa un milione di problemi solo per dire una parola e, dopo che l’ha fatto, su come poteva dirla meglio o diversamente o affatto. Per questo è una che parla poco, perché ha sempre il terrore di sbagliare, ma questo viene scambiato per “asocialità”.

Lei è molto timida e difficilmente riesce ad attaccare bottone. Ma questo viene scambiato per “tirarsela”.

Lei è una che ci mette il cuore, anche se si fa sempre male.

Lei è una che preferisce farsi vedere sempre sorridente, piuttosto che farsi compatire.

Lei è una che incassa i colpi pensando «Io non lo avrei mai fatto, io non mi sarei mai comportata così».

Lei è una che non si sente mai “abbastanza” perché considera gli altri sempre “troppo”.

Lei è una che non chiede mai Aiuto perché ha paura di disturbare e perché non vuole annoiare gli altri con i suoi casini… Ma questo viene visto come “altezzosità” e “chiusura”.

Lei è una che se deve mandare un messaggio sceglie ogni singola parola perché l’insicurezza le fa sempre temere di sbagliare e molto spesso le impedisce anche di mandarlo, ma questo viene visto come “indifferenza”.

Lei è una che si dispiace che molto spesso con Lei non si vada oltre l’apparenza e che non si voglia scoprire se l’etichetta messa corrisponda o meno a quella che è davvero Lei.

Lei è una che non si vergogna di dire due delle parole più temute al mondo e che forse ne abusa anche: «Scusa» e «Grazie».

Lei è una che giustifica sempre gli altri e mai se stessa.

Lei è piena…

È piena di «Però tu sei speciale» detti da persone che non l’hanno voluta vedere più.
È piena di chiamate non ricevute, sms senza risposta, consigli non richiesti, convinzioni altrui su come debba comportarsi, cosa dire… È piena di doveri. Di “Si fa” e “Non si fa”, di regole, troppo spesso non scritte da Lei. È piena di «Mi manchi»  non detti e non sentiti…  È piena di porte chiuse con gioia. È piena di bugiardi «Non importa».  È piena di paure. Ma è anche piena di entusiasmo, di abbracci dati e ricevuti, emozioni inaspettate, fragilità e forza, ripartenze…

Lei è una che va in pezzi in un momento, incolla tutti i pezzi con le sue lacrime, tira su con il naso, asciuga il mascara colato e si sorride allo specchio, perché si vuole ancora bene.

Lei è una che quando sorride illumina il mondo…

Lei è una che crede: crede nei sogni, spesso vuole credere ancora nelle favole, crede in quello che raccontano i suoi libri, i suoi film e le sue canzoni preferite, crede nelle sue amiche, crede nei suoi “pezzi di vita” che custodisce e non dimenticherà mai, fatti di volti, di sguardi, di posti, di date, di risate, di parole, di emozioni… Crede che se continua a credere forse diventerà tutto realtà, che poi credere non le costa nulla… E soprattutto e nonostante tutto continua a credere in se stessa.

Lei è una che aspetta di sentirsi dire «Mi prenderò cura di te» e intanto Lei si prende cura di tutti.

Lei è una che non finge e non mente, anche se sa che questo non a tutti piace, ma Lei è una che di questi se ne frega.

Lei è una che se ti cancella dal suo cuore lo fa per davvero, perché sa che ti ci ha tenuto anche troppo.

Lei è “buona”: buona figlia, buona amica, buona fidanzata, buona moglie, buona amante, buona madre… E si chiede se gli altri si preoccupino di essere abbastanza “buoni” per Lei.

Lei è Ogni Volta…

Ogni volta che ha voltato le spalle sperando in un «Resta». Ogni volta che è rimasta, consapevole che non era nel posto giusto. Ogni volta che ha anteposto qualcuno a Lei, sbagliando. Ogni volta che si è buttata via dimenticandosi del suo valore o pensando che c’era sempre qualcuno che valesse molto più di Lei, sbagliando. Ogni volta che si è sentita al culmine della felicità, tanto da avere paura che la favola finisse. E ogni volta che il dolore si è impadronito di Lei spegnendole gli occhi. Ogni volta che ha riso fino alle lacrime, che ha ed è stata supportata, consolata, ascoltata o è stata cattiva come solo una donna può esserlo.

Ogni volta che ha parlato, sparlato, chiesto, indagato, pianto, urlato, bevuto, cantato, ballato, creduto, sperato, Amato… È stata lei. Perché Lei è tutto questo e molto di più.

Lei è proprio come me e proprio come te.

E quelle come te e me di chi non va oltre l’apparenza se ne fregano, perché noi sappiamo di essere Stelle e nessuno può offuscare la nostra luce, non solo l’otto marzo ma tutti i giorni!

 Prima pubblicazione: 08.03.2013