TI DEVI VERGOGNARE!

L’altro giorno parlavo con un uomo (e sono indecisa se usare per lui la maiuscola o la minuscola) del tempo trascorso da individui soli, aka single. Lui mi confessava di aver raggiunto il proprio personale record di singletudine della durata di qualche mese. Io mi sono messa a ridere…

Non si ricordava, perché glielo avevo già detto, che del mio – invece – dobbiamo parlare in termini di anni (e non vi dirò QUANTI, visti i risultati) ed è rimasto sgomento.

Tanto che poi mi ha suggerito che, se mai dovessi incontrare qualcuno, non dovrei farne la minima menzione, perché, cito testualmente:

«Un uomo si spaventerebbe e scapperebbe, penserebbe che con te deve fare per forza subito una “cosa seria”, che sei una che sa stare da sola, quindi con le palle, e comunque lo metteresti in grosse difficoltà. Non glielo dire…»

Ecco.Barbie Bastarda vergogna (2)

Nella mia mente si è formata un’enorme scritta al neon che recitava:

«TI DEVI VERGOGNARE!»

Quindi mi sono chiesta se sia vero, se debba vergognarmi della mia situazione e, quindi, omettere e celare quella che sono per prevenire una fuga. Se ogni uomo formulerebbe subito ed esattamente queste equazioni o se siano pensieri del tutto opinabili. Se, effettivamente, il mio status di perpetua zitellaggine possa intimorire un uomo e perché. Se riesca addirittura a precludere una relazione. Se, perciò, la singletudine richiami per forza altra singletudine, perché allora, sì, sarei definitivamente spacciata.

Forse do sempre troppa importanza a quel che mi viene detto, ma non posso fare a meno di rifletterci su.

Inoltre, mi trovo nella fase pre-compleanno in cui, inevitabilmente, ti torturi e analizzi tutta la tua vita e gli anni che passano e che casino e che disastro e che palle e come farò?!

Non che negli altri periodi dell’anno non me lo chieda… In realtà, se sei single, ne passi un bel po’ di tempo a chiederti “perché”. Ma non l’avevo mai pensato come una sorta di “disonore” da dover occultare…

Ho trascorso la maggior parte della mia esistenza da sola, mentre tutti, intorno a me, mi e si chiedevano: «Come mai?»

Sei bellissima, sei simpatica, sei una gran persona, EPPURE sei single. Come mai?

Già, come mai?

Allora, sì, te lo chiedi: «Cos’ho di sbagliato?»

Allora, sì, te lo chiedi: «Dove ho sbagliato? Perché alle altre sì e a me no?»

E, dopo una vita passata a chiederti cos’hai di sbagliato, capisci che forse non sei tu sbagliata, forse, è il mondo sbagliato o ti dici che il mondo è sbagliato per non darti colpe che forse hai, ma… non lo saprai mai! Dopo una vita passata a cercare di cambiare quella che sei, perché forse così non vai bene, capisci che alla fine vai bene così! Che c’è di molto peggio, boh non lo so!

Dopo una vita ad osservare quelle che condividono con me il primato di zitellaggine e a non trovarle poi così strane, così diverse, così dissimili dalle altre donne, o senza evidenti difetti che spiegherebbero la perenne posizione nella panchina  del gioco delle coppie, continuo a chiedermi se siamo davvero noi a fare paura e a doverci vergognare.

Perché TUTTE noi ci interroghiamo.

Considero che ci poniamo un sacco, troppe, domande alle quali probabilmente non avremo mai risposta.

E a questo punto, credo, piuttosto,  che dovrebbe vergognarsi chi ha dei pregiudizi o in base a poche informazioni trae conclusioni che più gli fanno comodo. Chi formula alibi per giustificare una fuga.

Alla fine, ho concluso che del mio protratto “single” non me ne vergogno neanche un po’!

Che sono fiera di riuscire ad essere felice anche da sola, di non aver  barattato la felicità con la compagnia a tutti i costi.

Che forse è vero, come dice una mia amica, che sono stata tanto sfortunata.

Che ci ho provato, ho sbagliato, ho pianto e sofferto, ho lasciato e scartato, ho giocato la mia partita come tutti e non so se alla fine ho perso o vinto, ma non posso e non devo vergognarmi per questo.

Che conosco davvero tante donne belle, in gamba, realizzate, felici, ma single. E neanche loro dovrebbero vergognarsene.

Che mi piacerebbe moltissimo trascorrere la vita con qualcuno di speciale, ma, se questo non accade, non posso martoriarmi più di quanto non faccia già e – soprattutto – non voglio trovarmi qualcuno solo per riempire lo spazio vuoto accanto alla mia spalla.

Che, a quest’ora, sarei potuta essere sposata con qualcuno che non volevo, o separata, o madre di figli infelici per il poco amore che circola in casa, o tutte le precedenti.

E allora sì che mi sarei vergognata di me stessa. Se avessi compiuto atti che andavano contro il mio istinto, la mia felicità e il mio cuore, non credo che avrei camminato a testa alta, come faccio ora.Barbie Bastarda vergogna (3)

Che questo dimostra che ho avuto un grandissimo rispetto per me stessa e per gli altri. Ma evidentemente ormai, sono valori dei quali occorre vergognarsi.

Se questo ti fa paura, mio caro sconosciuto che magari incontrerò o magari no, non so davvero cosa fare perché il passato non posso cambiarlo.

Che tutto ciò, forse, potrebbe incutere timore a uomini minuscoli, non a Uomini veri.

Che non so se un uomo preferirebbe, allora, sentirsi dire che ho visitato un letto diverso ogni sera.

Che un uomo potrebbe scappare anche se gli dicessi che sono vegetariana, o la squadra che tifo, o il colore che preferisco, o la musica che ascolto. Che un uomo potrebbe comunque scappare. Punto.

Ma, se questo dovesse accadere, non credo c’entrino i miei anni di singletudine o la grandezza delle mie o delle sue palle. Quanto, piuttosto, il desiderio di stare insieme.

A prescindere da tutto, sopra ogni altra cosa e senza bisogno di darci colpe che non abbiamo.

Se mai incontrerò qualcuno, forse glielo dirò il tempo esatto, o forse non ce ne sarà bisogno perché non sarà importante. Perché sarebbe bello cercare di conoscere la persona che hai di fronte, avulsa dal pregresso, dai racconti e solo per ciò che è CON TE, IN QUESTO MOMENTO.

Perché se io voglio TE e stare davvero con te, del resto non mi interessa nulla.

Questo, sì. Questo glielo dirò.

 

«Più una persona sta bene da sola,

più acquista valore la persona con cui decide di stare»

Cit.

Barbie Bastarda vergogna

THE DAY AFTER: LO CHIAMAVANO “EL TIGRE”

I day after sono tutti diversi e, chiaramente, variano a seconda della serata che hai trascorso. Ci sono day after che ti regalano un gran mal di testa e senso di vomito; quelli che ti donano malumore e paranoie; quelli che ti lasciano un bel senso di appagamento e pace.

Oggi, è un day after che mi offre un gran sorriso, una bella sensazione, la consapevolezza di avere intorno gente niente male, un perizoma con un buco sul davanti (che perizoma è se non ha un’apertura sul davanti?) e svariati video che hanno come protagonista un tizio che si fa chiamare “El Tigre”.

Bella storia.

Quella che doveva essere una tranquilla uscita tra amiche, ad ascoltare musica dal vivo, ha riservato non poche sorprese.

Innanzitutto ho appreso dell’esistenza dei distributori automatici di perizomi e, niente, la mia vita è cambiata.

Pensandoci bene, sono utilissimi.Barbie Bastarda perizoma d

Se, improvvisamente, ti rendi conto di aver “svoltato” la serata, concupendo un grazioso ometto col quale spassarsela, ma ti ricordi di avere su dei mutandoni che manco Bridget Jones, per solo un euro risolvi il problema e ti trasformi in Sex Bomb.

Dopo questa (forse) ho visto tutto. Chissà se ti tramutano anche le chiappe…

Comunque per divertimento, ne abbiamo preso uno ciascuna e ho notato con immenso stupore che il distributore era quasi vuoto, segno che l’articolo va e non poco. L’inventore è davvero un genio.

La sorte me ne ha riservato uno davvero fine ed elegante, che Victoria’s Secret e Yamamay se lo sognano.

Potete mirarlo nelle foto.

Barbie Bastarda perizomaNotare la pregevole fattura orgogliosamente China, i fiorellini vedo-non vedo, la raffinata rifinitura argentea e, ovviamente, il delizioso buco sul davanti. Forse una presa d’aria in prospettiva dell’estate o, banalmente, per agevolare l’ingresso. Un pochetto fuori obiettivo, per essere pignoli.

È stato proprio mentre traccheggiavamo coi nostri signorili trofei che ci si è avvicinato nientemeno che “El Tigre”.

Poteva essere semplicemente l’ennesimo (e il terzo della sera) che attaccava bottone, il classico non-figo e non-simpatico che liquidi in un attimo, con cortesia, ma giusto per togliere dubbi che non la vedrà mai. Neanche dopo sei birre, neanche se siamo attrezzate per un’attività porchesca.

Poteva chiudersi lì, lo avremmo salutato col sorriso e proseguito la nostra bisboccia. Senza ridergli dietro e fargli video.

Ma certa gente vuole davvero strafare.

Certa gente sente la necessità di mettersi in ridicolo e farsi sfottere.

Perché quando uno ti si presenta dicendo: «Ma non mi avete riconosciuto? Non sapete con chi state parlando?»

Con tale presunzione, manco fosse Bono (né di nome, né di fatto), si ha il dovere civico di prenderlo per il culo. Semplice.

A me hanno iniziato a brillare gli occhi perché già pregustavo il divertimento che sarebbe scaturito dal protratto perculamento.

Pure tu non hai idea di chi avessi di fronte, mio caro Miciotto VIP.

E allora glielo abbiamo detto che sì, forse, mi ricordo, mi pareva, te lo stavo proprio dicendo, oh ma che culo che abbiamo, ma perché esattamente – di grazia – saresti famoso? Perché scusaci siamo rinco ma, al momento, non ci ricordiamo. Però sì, oh, hai proprio una faccia conosciuta. Uh, sul serio.

La sua popolarità pare derivi da pregevoli comparsate a programmi televisivi, presenza fissa in web radio popolarissime, video su youtube che te prego fermate, non sai le visualizzazioni, non dimenticando di millantare anche partecipazioni a film che, però – guarda caso – non sono ancora (o mai) usciti.

Lo chiamavano El Tigre.

Chi cazzo sei se non conosci El Tigre??

Giuro che la domanda che ha assillato la mia mente per tutto il day after è stata: Ma come cazzo ho fatto a non buttarmi a terra dal ridere?? Come sono riuscita a resistere?? Io?? Che rido per tutto? Figuriamoci per un tale esemplare e tali esternazioni??

Non lo so!

Forse era troppo più divertente incalzarlo, fargli domande, incoraggiare quell’attrazione che provava per una delle mie amiche (che ora, ovviamente, non mi rivolge più parola. Fuori un’altra…).

E giuro che, ogni volta che lo lasciavamo andare, tornava a cercarci. Capite perché dico che certa gente ha bisogno di soffrire?

A guastare giusto un po’ il divertimento, un commento da parte di una delle mie amiche:

«Poverino!»

Non a caso, il compatimento proveniva dalla più giovane di noi. Ancora tollerante, ancora indulgente, perché – invece – quando sei un po’ più grandicella, perdi un pochino questa umanità, in luogo di considerazioni egoistiche del tipo:

poverino de che? Poverina io che devo trovarmi davanti tutti ‘sti coglioni!

In effetti…

Ma, quando stavo sull’orlo del sentimento in colpa, la Tigre del Fleming, ha iniziato a prodursi in una danza sensuale con movimento sexy di anca-bacino-bacino-anca, dedicato alla mia amica che, devo dire, abbiamo invidiato parecchio. Ma parecchio proprio.

A quel punto, ho tirato fuori la fotocamera. Il “Povero” felino non ha avuto neanche la modestia di fare finta di non accorgersene, anzi, fomentatissimo, ha dapprima seviziato e posseduto un tavolo col suo ampio pube, per poi elargire scivolate a profusione, ballo stile “Pulp Fiction”, dito in alto da Stayin’Alive – Ah ah ah -, il tutto condito con sguardi arrapao che te prego legame(te).

Ho esaurito la scheda della memoria, ma ne è valsa la pena.

Quando pensavo che fosse abbastanza, El Tigre ha pensato bene di rincarare la dose: una volta si lasciava il numero di telefono, in seguito il contatto Facebook, ora si lascia nientemeno che l’url del video di YouTube col quale, pare, sei diventato qualcuno.

A quel punto potevo, e dovevo, andarmene a casa.

Alla fine, però, ho imparato da “El Tigre”, e da tanti prima di lui, quanto sia fondamentale nella vita crederci.

Perché, in effetti, se tu per primo non credi in te stesso, come potrebbero farlo gli altri? C’è chi in questo esagera e chi, invece, ha tutto da imparare.

Perciò credo che, da oggi in poi, cercherò anche io di trasformarmi nella Donna Tigre. Col mio bel costumino perizoma forato, taglia anoressia, tanto che il buco diventerà una “O” talmente grande che sembrerà un’espressione di stupore della patonza.

SuperBB, la nostra eroina, mai si fermerà, lotterà con furore, combatterà i mali della società e, se proprio non ci riesce, si limiterà a riderci su.

Come nel succitato caso del famosissimo El Tigre.

“Misteriosa la sua identità, è un segreto che nessuno sa, chi nasconde quella maschera Tigre. Tiger Man”.

Che come citazione, ci stava tutta.

 

PS: la seconda domanda che mi sono posta per tutto il giorno è stata: ma perché ‘sta gente sempre davanti a me???

 

INTERNET, INTER NOS, TRA ME E ME…

Ora dirò una cosa terribilmente impopolare e con pretesa di snobbismo: non ho internet a casa, per scelta.

Lavorando per gran parte della giornata davanti a un pc, ho deciso che dovevo assolutamente evitare di passarci pure tutte le serate e bruciarmi quei tre, quattro neuroni sani e capaci che mi sono rimasti.

Quindi le sere che rimango in casa, preferisco passarle guardando un bel film o, più spesso, leggendo e scrivendo.

Già con l’avvento dello smartphone, avevo leggermente disatteso questo ferreo proposito pro-salvamento del neurone atrofizzato, però –diciamocelo- collegarsi dal portatile è tutta un’altra cosa!

Quindi, l’altro giorno, ho fatto di più…barbie bastarda virtuale

La TIM, bontà sua, ha deciso di regalarmi un Giga – da usare quando volevo – in occasione di San Valentino, per il solo fatto di essere sua fedele cliente. Forse perché pensano che, nel giorno dedicato all’amore, i piccioncini abbiano bisogno di maggiore connessione per postare foto di regali e cene.

Nel mio caso, evidentemente, in qualità di zitella acida e sola, per donarmi distrazione da questa giornatina cuoriciosa e darmi un contentino.

Grazie TIM, sei n’amica.

Ho pensato che avrei sfruttato questa gran occasione per provare il brivido di collegarmi da casa, dalla mia scrivania, dal letto, dal bagno, dalla doccia, come tutte le persone comuni.

Così ho fatto, sfruttando il telefono, ho collegato il portatile al world wide web.

Cosa è successo?

Da curiosa, maniaca, bulimica, quale sono, ovviamente, è accaduto quel che avevo presagito con notevole lungimiranza: ebbene sì, mi sono rincoglionita davanti al pc per ventiquattro ore.

E, inevitabilmente, ho iniziato a pormi delle domande:

in primo luogo mi chiedo se, tutte queste comodità, ci stiano effettivamente atrofizzando il cervello.

Grazie alle calcolatrici, non alleniamo più la nostra mente; il navigatore ci ha tolto il disturbo di chiedere indicazioni in giro; anche andare per negozi è superato, vista la possibilità di fare shopping on-line; e pure social e affini, ci aiutano a rinchiuderci in casa, nelle nostre solitudini, protetti da uno schermo a farci da scudo. O, piuttosto, ci danno la grandiosa opportunità di mantenere dei contatti con persone distanti e/o sconosciuti?

Ma sono comunque legami virtuali, intangibili, effimeri, è giusto attaccarcisi e coltivarli?

Dove ci sta conducendo l’iperconnessione, l’ipertecnologia la virtualità a scapito della realtà?

barbie bastarda virtuale...Ormai  anche le automobili vengono pubblicizzate non per le prestazioni e i rendimenti, ma per le opzioni di connessione che possiedono.

E quante volte vi guardate intorno e vedete gente china sui propri telefoni o tablet che ignora chi le sta accanto?

Devo dire che è comodo avere internet in casa. Ma, grazie allo smartphone, se devo per forza, per forza, cercare informazioni con urgenza, posso farlo. Dvd e cd non mi mancano, libri nemmeno. Chi devo sentire lo sento senza bisogno dei social e, se controllo le mail di giorno, non credo che accada qualche tragedia.

Continuo a pensare di poterne fare a meno, appannaggio di una sana lettura e di una vita reale e non “virtuale”.

Come tutte le cose, è l’abuso a portarle alla demonizzazione.

Come le persone che dicono di non volere la tv. Il male non è la tv in sé, il male, semmai, sono i programmi e la qualità che si sceglie di guardare.

Come chi non vuole avere dolci in casa per non cadere affatto in tentazione.

Forse la colpa è nostra che non riusciamo a controllarci e preferiamo eliminare la causa della perdizione, anziché coltivare un sano autocontrollo.

Ma è davvero così sbagliato passare tutta la serata al pc?

È davvero meglio trascorrerla leggendo?

Dipanata tra tutte queste domande, mi è venuta in mente quella peggiore, quella più tosta, quella che sarebbe meglio non pronunciare.barbie bastarda libri

Mi sono chiesta se non cambi semplicemente la barriera: un portatile in un caso, un libro nel mio, ma comunque nascosti dal resto del mondo, dietro qualcosa. E tutti così soli.

Tutti in cerca di riempire questa solitudine con qualsiasi mezzo.

Sapete, non vi so rispondere o mi è difficile dire la verità.

Tuttavia, per il futuro, consiglierei di attaccare su modem, smartphone e libri, la dicitura: “Può creare dipendenza e isolamento, usare con moderazione. (Ma può anche aiutare a distrarsi da un gran vuoto…)”

I PRELIMINARI DEI PRELIMINARI: FASE AFFOLLATA

«Come va col tipo?»

«Quale?»

«Ah giusto, con te bisogna specificare…»

Sghignazzo e trangugio il mio Campari, al nostro solito tavolo del bar, mentre i quattro occhi davanti a me, mi fissano tra il divertito e il preoccupato.

È vero, con me bisogna specificare di quale “tipo” si parli…

Circa una volta l’anno – se sono fortunata anche di più – arriva quella che io chiamo la “Fase Pallottoliere”, denominata così perché è un periodo in cui, per tenere il conto degli uomini che mi ronzano intorno, occorre un pallottoliere.Barbie Bastarda (22)

L’apice l’ho raggiunto – non lo scorderò mai – nella primavera/estate del 2013, avevo a che fare con più di una ventina di uomini contemporaneamente. Ora, devo precisare che “l’avere a che fare” non comprende necessariamente uno scambio di fluidi corporei, anzi, per niente! Significa solo che questi gentiluomini orbitano dalle mie parti mentre io cerco di capire chi e se mi interessa davvero.

È divertente perché, appunto, quando le amiche mi chiedono «Come va col tipo?» devono puntualizzare quale sia il maschio in questione.

In questo momento sono in una Fase Pallottoliere composita, in quanto – oltre ai normali casini –  si è aggiunta la ricomparsa un bel po’ di fantasmi che davvero non volevo rivedere. Definizione di “Fantasmi”: persone che hanno fatto parte, a vario titolo, tempo fa della mia vita, con le quali ho interrotto qualsiasi tipo di rapporto civile e incivile (e ci sarà un motivo… ) che proprio non ci tengo a ristabilire (e ci sarà un motivo!!).

C’è uno spettro che non mi abbandona mai, a fasi alterne, ma comunque riesce ad essere una presenza costante e fastidiosa nella mia vita. Quando esco dalla routine, quando tardo o anticipo quei cinque minuti, lo vedo! È come un’enorme congiunzione cosmica che mi dice: «Appena sgarri, ti punisco!» Però mi chiedo sempre per quale caspita di motivo quello frequenti i “miei luoghi”, decisamente fuori mano rispetto a lui. Sa che potrebbe incontrarmi, perché farlo?? Sarà un “caso”?! Comunque è un cafone! Oltre che – chiaramente – un immenso PDM (= Pezzo Di…).

Mi vergogno tanto di provare un tale (ri)sentimento, ma non posso farci niente. Credo sia una delle persone che detesto di più al mondo, solo perché non me la sento di assegnare il primato. Ma, se dovessi farlo, forse lui sarebbe sul gradino più alto del podio.

La colpa non è totalmente sua, io sono stata una cretina ad avergli dato fiducia, due volte. Ok, la prima ci poteva stare, ma la seconda no! Lui è stato bravissimo a illudermi che non era più lo stronzo che avevo conosciuto due anni prima. È stato bravo per mesi, capite? Ci sarebbe cascata chiunque, forse.

Non riesco a perdonarmi e non perdonerò mai lui. Una meschinità così gratuita non è condonabile. Quasi un accanimento e quel che ho subìto l’ultima volta, non lo auguro nemmeno alla mia peggior nemica. Probabilmente in un’altra vita gli ho fatto qualcosa di veramente grave e ora si è vendicato. In questa non voglio rivederlo mai più.

Ma continuo a imbattermi in lui, “per caso”, lui continua a fissarmi e proprio non lo sopporto.

La prima volta che ci eravamo rivisti, lui mi sorprese con un caloroso:

«Ciao!»

Io l’ho fulminato col mio sguardo da SCUSA-COME-CAZZO-TI-PERMETTI-DI-RIVOLGERMI-LA-PAROLA-BRUTTO-STRONZO?!

Da allora, si limita a guardarmi. Comunque, ogni qualvolta lo incrocio, mi manda di traverso la giornata e anche quelle successive e, sì, detesto anche questo. È un gran cafone, no? Ma perché mi fissa??

Qualche giorno fa ha raggiunto l’apice della sua cafonaggine:

l’ho visto nel negozio di fronte al mio, trastullare un passeggino, mentre la compagna (cessissima, ovviamente!) curiosava in giro.

Cafoneee!!!

Cafone per essersi presentato sul mio posto di lavoro, cafonissimo per essersi presentato sul mio posto di lavoro con donna e prole al seguito e, soprattutto, ipercafone per aver procreato, sul serio! L’ultima cosa al mondo che l’umanità necessitasse, era che lui perpetuasse i sui geni! Era troppo! Fanculo al ti-ignoro-non-ti-ho-proprio-visto, dovevo dirgli che era davvero un megasupercafone!! Per tutti i motivi di cui sopra.

Mi sono avventata verso di lui come una furia, pronta a riversargli tutto l’astio accumulato, felice di sfogare finalmente la mia ira e, quando si è voltato a guardarmi – o, meglio, a guardare una pazza furiosa con la bocca aperta dalla quale stava per uscire un «TU! TU SEI UN…» – ho visto che lui… non era lui!!!

Cazzo di miopia! Cazzo di allucinazioni! E adesso che faccio?? A quell’ignaro maschio che stava per subire tutta la mia foga e che mi guardava costernato, ho posto l’unica domanda che – forse – mi avrebbe salvata da un’immane figura di cacca:

«Scusi, sa dirmi dov’è il bagno?»

Mica mi ha risposto, ha scosso la testa guardandomi perplesso e con gli occhi sgranati. Io gli ho mostrato i canini e ho fatto finta di andare via.

Sono totalmente pazza. Un giorno ci penserò e riderò, un giorno ci penserò e riderò …

Fortunatamente, l’Universo mi ha ricompensata facendomi rincontrare uno che, alla fine, mi sta pure simpatico.

Barbie Bastarda (42)È passato qualche anno e, come quando ci eravamo conosciuti, lui mantiene un aspetto che fa ballare l’hully gully ai miei ormoni. Ma, purtroppo, ora, finisce lì.

È che non mi diverte più, non trovo più interessante quel che dice e se uno non mi stimola intellettualmente, se la mia mente non si attiva, gli estrogeni poi smettono di danzare.

L’ormone sbava, ma il neurone asciuga.

Quella sera si è guadagnato – da parte delle mie amiche – il soprannome de “Il Fissatore” perché, niente, non riusciva proprio a staccarmi gli occhi di dosso… E io? Per buona parte del tempo, neanche me ne sono accorta. In effetti, ogni volta che mi voltavo verso la sua direzione, lo trovavo a rimirarmi, gli sorridevo per cortesia, ma finiva lì. Niente danza dell’accoppiamento, niente desiderio di rivederlo da soli, niente di niente. In una parola: “Intrombabile”!

Allora a cosa sarà servito rincontrarlo? Forse proprio a ricordarmi di quelle parole che mi aveva detto – anni fa – che avevo scordato e, magari, a reputarle vere, a credere un pochino di più in me stessa e nelle mie capacità. Forse…

Una delle frasi più belle della mia vita:

«Quando sorridi a qualcuno, lo hai già fregato. Con quella faccia hai il mondo ai tuoi piedi…»

«Sul serio lo pensi??»

«Perché non sai l’effetto che fai quando guardi qualcuno? Non fare la furba con me!»

La gente sopravvaluta di brutto la mia furbizia, la mia autostima e la percezione che ho di me stessa. Meglio così.

Tanto perché il destino infame vuole sempre essere in vantaggio su di me, dopo questo bel pareggio, doveva per forza riservarmi un gran colpo basso.

Grazie a Facebook e le dannatissime amicizie in comune, ho l’occasione di vedere non di rado un altro PDM con la “S” gigantesca. Ogni volta che lo intravedo cerco di ignorarlo, ma – in certi casi – la curiosità ha il sopravvento. Così mi sono ritrovata a contemplare una foto che lo ritraeva in dolce compagnia. Lui che sorrideva. Non dovrebbe essergli concesso sorridere, è un immenso bastardo e non dovrebbe ridere! Ancor di più, sono stata annientata dal commento che aveva avuto cura di lasciare, sotto quel bel quadretto:

«Sono fiero della MIA donna».

Ammetto che mi ha fatto effetto, sia la frase che il saperlo finalmente felice e libero dai demoni che lo infestavano.

Ora non dico che sono felice per lui, perché non sono né falsa, né così nobile d’animo, però… Però, però…

La verità vera è che, leggendolo, ho pensato che è proprio quel che desidero mi dica un uomo. Che sono la SUA donna, che è fiero di me e che lo proclami al mondo intero, senza pudore!

È questo quello che voglio. E quel grandissimo PDM me lo ha fatto capire. Stai a vedere che mi tocca pure ringraziarlo!

Naturalmente, nei giorni successivi, sono stata colta dalla “Sindrome della Cattiva Fidanzata” che si impossessa di te ogni qualvolta vedi un tuo ex con un’altra. Specialmente se invece tu resti zitella. Tale patologia ti fa partorire le più turpi paranoie e congetture che dimostrano in maniera inconfutabile quanto tu sia immeritevole e inadeguata. Perché se lui – lo stronzo manco-tanto-bello di cui fino al secondo prima non te ne fregava più una benemerita cippa lippa – ora è felice e accoppiato, mentre tu sei rimasta sola, è solo perché non sei abbastanza. Svariate varianti sul tema: abbastanza bella, intelligente, simpatica, alta, magra e via dicendo, arrivando ad una totale mortificazione personale che solo una donna come si deve riesce ad attuare.

Col tempo si guarisce. Io devo ancora guarire, ma fa niente. Col tempo si va avanti.

Sempre dalla medesima fonte del (a)social network, un’altra visione “casuale” di un altro Ex in vesti Carnascialesche.

Ora, se posso biasimare me stessa, non ne perdo mai occasione e, a quella vista, il commento delle Voci nella mia testa è stato: «BB, ma tu ti rendi conto che sei stata male per un Minion obeso??»

Esattamente. E pure tanto.

Devo anche sottolineare, che se lo stato di zitellaggine, ops! “Nubiliare” istighi le fanciulle a stare costantemente “in tiro” e curate, agli uomini, quello celibatario prolungato, viceversa, generi uno svaccamento smoderato. Ed era esattamente quel che era accaduto al tipo in questione, perché in effetti più che Minion, visto anche il colore, somigliava maggiormente a Homer Simpson.

E va be’, lo so, sono una stronza. Ma tanto lo sapevate già. E comunque ho detto – come al solito – la verità! (e poi lui se lo merita, ecco).

Ogni tanto mi viene in mente di organizzare una festa a sorpresa alla quale invitare tutti i miei Ex. Vorrei trovarmeli davanti e rivederli uno ad uno. Non so neanche bene perché e a quale scopo, però questa immagine mi diverte.

Io scenderei da una scalinata con un abito lungo con strascico e spacco, di una figaggine indefinibile – ovviamente – sorriderei e li saluterei con un affettuoso:

«Ciao, stronzi!»

Va be’, mica a tutti. A qualcuno «Ciao @€#¥£ğň!!!!»

Magari prima o poi lo faccio…

Ridiamo di cuore. Le mie amiche si divertono un mondo a sentire i miei racconti quasi surreali ed io, si sa, più a riferirli a loro che a viverli.Barbie Bastarda (29)

Sono talmente concentrata nel narrare le mie disavventure, al nostro solito tavolo del bar, che quasi non mi accorgo del segnale di pericolo che mi sta inviando il cervello, con la complicità della coda dell’occhio. La figura appena entrata mi ricorda qualcuno che una volta mi era molto familiare, un viso che ho accarezzato tante volte, ma, no. Non è possibile… Il mio cuore accelerato.

I dubbi me li devo togliere sempre e, con la vaghezza di cui solo le femminucce ben addestrate sono capaci, guardo di sfuggita per sincerarmi dell’identità dell’avventore appena entrato nel bar. Non ci posso credere: lui qui?? Ovviamente è l’ultimo “fantasma” che mi mancava all’appello. Dai non ci credo, è “Scherzi a parte!” Ma non lo è, nemmeno stavolta.

Universo, un giorno io e te dobbiamo fare un bel discorsetto…

«Oddio…»

«Che hai fatto??»

«Non potete neanche immaginare CHI è appena entrato…»

«Chi??»

Replicano la mia medesima mossa vaga e svelta e poi si voltano a bocca aperta verso di me:

«Che ci fa qui??»

«Beve, a quanto pare»

Proprio qui. A cinquanta chilometri da casa sua, nello stesso posto dove io l’ho portato diverse volte.

“Caso”, mi hai rotto abbastanza il caso…

«Visto?? Quando vi dico che l’Universo mi prende per il culo, mi dovete dare retta!! Che ci fa qui?? Perché mi capitano sempre queste cose?? Meno male che stavolta siete presenti, sennò non ci avreste creduto!!»

Annuiscono e mi guardano sbigottite, incapaci di replicare né di confortarmi. Nelle loro facce si legge un enorme: «Eccchecccazzo, però!»

«Mi porti un altro Campari, per favore?? Grazie!»

Devo continuare a parlare, altrimenti mi immobilizzo. So che mi ha vista, lo so. Siamo seduti rivolti l’uno verso l’altra e siamo consapevoli della nostra reciproca presenza disturbante, ma facciamo finta di niente.

Va bene così. Siamo entrambi consci che ci conosciamo,che abbiamo passato del tempo insieme, che ci siamo rivisti oggi “per caso” e che abbiamo scelto di ignorarci, per non guastarci la sacra bevuta. È perfetto.

Forse si è intuito, ma non sono una fan del “Rimaniamo amici”. Chiaramente solo verso coloro che hanno demeritato perfino il mio saluto. Magari non c’è un modo giusto per lasciare qualcuno, ma un comportamento sincero è sempre preferibile e, a posteriori, ci farà essere apprezzati per la nostra onestà.

Sparizioni, bugie, tradimenti & affini, non rientrano nei comportamenti apprezzabili.

A questo proposito mi viene in mente una risposta che diedi a uno anni fa:

«Dai… Rimaniamo amici…»

«Non credo che succederà…»

«Perché no?»

«Quando ci siamo conosciuti tu aspiravi a diventare un mio amico fraterno??»

«Be’ decisamente no!»

«Ci sentiremo, usciremo insieme, se avrò problemi ti chiamerò?»

«Be’… Magari… Non so… Poi vediamo…»

«Non succederà mai. Lo so io e lo sai tu. Quindi non mi dire “rimaniamo amici”, perché io un amico lo vedo, lo sento, ci

parlo. Che vuol dire “rimaniamo amici”? Che quando ci vediamo ci salutiamo? Ma se non ti vedo, non ti sento, non ti parlo, sai che cazzo me ne frega di salutarti quando ti vedo??»

«Lo vedi? Tu sei proprio una stronza!»

«No sono solo sincera!!! Io!!!»

E me ne andai a testa alta dalla sua vita. Adesso però ci salutiamo pure, visto che ho ragione?

Dov’ero rimasta? Quello mi ha fatto perdere il filo!! Ah sì, fantasmi e pallottoliere…

Fantasmi e presenze attuali. Uomini che a vario titolo si affacciano nella mia vita, alcuni ne diventano protagonisti, altri semplici meteore che magari, però, ricordo con affetto.

Quando sono sola e cerco di essere onesta con me stessa, provo a capire se nutro un sincero interesse per qualcuno o se, magari, è solo un apprezzamento e una sorta di “gratitudine” per le carinerie che mi riservano o, peggio, un modo per distrarmi per non vedere il vuoto che c’è.

Non è una prerogativa maschile, anche le donzelle hanno bisogno di un amico che le “intrattenga”. In maniera fin troppo semplicistica, qualcuno potrebbe chiamarlo “Trombamico”, troppo facile, appunto. C’è chi dice che le donne non sappiano scindere il sesso dall’amore, per cui –  una relazione meramente sessuale – sia impensabile; c’è chi lo smentisce categoricamente e poi ci sono le situazioni che non è possibile incasellare in una o nell’altra casistica. Io mi sento di appartenere a quest’ultima.

Che ne sa la gente di quanto ci si possa sentire soli? Che ne sanno di quanto si possa percepire una profonda solitudine anche accanto o sotto qualcuno?

È normale che ogni tanto si desideri un po’ di compagnia… Ma solo finché il dolore lenito non sia maggiore di quello procurato… Perché, sì, stai bene una sera, ma poi? E il giorno dopo? Nessuno lo sa come stai il giorno dopo. Tu sì.

Forse sono arrivata ad un’età che mi impone di ricercare altro e non il solo piacere fisico. È come quando vai per locali e discoteche per una vita, alla fine ti stufi, cerchi altro.

Ci sono, e tanti, quelli che molto delicatamente mi illustrano tutto ciò che vorrebbero farmi. Non mi eccitano né mi colpiscono. Molti pensano che sia frigida. Se per frigidità intendono che il mio corpo ormai reagisce solo ad uno stimolo intellettivo, completo e non solo alla vista, sì, lo sono eccome.

C’è chi, come “Il Dolce” mi ha ricordato come si comporta un maschietto per bene. O c’è altro? C’è chi, come “L’indeciso”, ha forse distratto il mio cuore per un po’. O c’era altro?

C’è chi mi ha detto una delle frasi più stupende e terribili che abbia mai udito:

«Se fossi mia, ti chiuderei in casa perché sarei troppo geloso…»

E chi continua riempirmi di complimenti per ammorbidire il mio cuore:

«Bellissima ragazza mora con uno splendido sorriso…»

Ma io cosa voglio? Chi è importante? Chi fa la differenza nella mia vita?

Quando resto sola e DEVO essere onesta con me stessa, mi accorgo che tutto questo, tutti questi, mi danno un effetto…tiepido. “Tiepido”. Detesto il tiepido in tutto. Sono un’istintiva, un’assolutista, passionale, selvaggia e incontrollata folle e il tiepido non mi appartiene. Rido di cuore, anche in maniera sguaiata, mangio e bevo di gusto, abbraccio con vigore, una tiepida stretta di mano, un tiepido abbraccio, un tiepido sorriso, un tiepido interesse, un tiepido bacio, no. Non fanno per me. Un tiepido sentimento mi ucciderebbe. I sentimenti, come le emozioni  – per definizione – sono scevri dalla razionalità, indi smodati, ridicoli, devastanti. La passionalità non può essere “con moderazione”. Tutto ciò che trascende la ragione, deve essere dotato di slancio, privo di controllo, senno, condizione. Il tiepido non ha nulla a che fare con tutto questo.

Ogni volta che mi sono accontentata del tiepido, mi sono sentita intrappolata e soffocata.

Perciò, ho attuato il comportamento, agli occhi di molti, più insano di tutti: preferire SEMPRE la solitudine, a tutto ciò che sia “tiepido”.

Quindi, alla fine, azzero il pallottoliere e chiudo i giochi. Game over. E resto sola – di nuovo – piuttosto che farmi bastare una tiepida presenza.

Sempre per questo motivo, posso affermare con assoluta certezza di essere follemente, incondizionatamente e totalmente innamorata di LUI. Perché il mio sentimento è privo di basi e raziocinio, fuori da ogni logica, da ogni ragionamento sensato, smodato ed estremamente ridicolo. Esattamente come mi sento quando mi trovo di fronte a LUI: ridicola.

LUI. Niente soprannomi, LUI è semplicemente LUI.

Guardo il telefono, rileggo il SUO messaggio: «Ciao, settimana prossima sono a Roma…»

La settimana è passata, ed io purtroppo non sono riuscita a perdere dieci chili come speravo. Cavolo!

LUI che vedrò domani. Sorrido e sorseggio assaporando il liquore corposo, ma pregustando il suo di sapore. Riesco anche a sentire il suo profumo e a vedere il suo splendido sorriso.

Sono così assorta, che, ancora una volta, percepisco in ritardo quello che sta accadendo. La figura che avanza verso di me. Forse non sta succedendo veramente… Sì, invece.

Sento un: «Ciao… Come stai?» ma non riesco a voltarmi e non voglio farlo. Sono paralizzata.

Lo ignoro. Magari funziona come con gli omini delle rose che, se non gli rispondi, poi se ne vanno.

Lui no, lui insiste.

«Come stai?» e mi sfiora il braccio. Mi volto e lo guardo, lui mi sfodera un sorriso dolce, io perdo il mio. Ciao, Fantasma!

Come sto? Ora ti interessa sapere come sto? Sono due anni che non sai come sto! Puoi solo immaginare come sono stata e ora diventi premuroso? Ma che cazzo vuoi?? Ti aspetti che ti saluti con slancio? Che ti getti le braccia al collo, in memoria dei bei tempi andati? Non riesco a rispondere e continuo a fissarlo… Lui mi incalza con un: «Ti ho vista adesso…» Bugiardo! Mi hai vista non appena sei entrato! Esattamente come è successo a me! Sei rimasto seduto con una finta paresi sul lato sinistro del corpo per evitare di incrociare il mio sguardo. Potevi pure guardarmi, sai? Non ti avrei detto nulla. Non ho più nulla da dirti. Tu ormai sei solo uno che una volta conoscevo…

Mi hai baciata e abbracciata, non so quante volte. Ho pianto per te e con te e ho visto i tuoi occhi lucidi. Hai ancora la collana che ho scordato a casa tua. Ho conservato per molto tempo la ricevuta di quella cena e mi hai detto tante di quelle bugie che non ti perdonerò mai. Poi mi hai cancellata in un attimo e neanche questo riesco a dimenticare.

Perché sei venuto qui? Non potevi continuare a ignorarmi? Perché hai voluto per forza parlarmi?

È una violenza, è egoismo. Avevi bisogno di affrontarmi, senza curarti del fatto che io non avessi il minimo interesse a farlo. È una violenza, è egoismo.

Ci fissiamo muti, ma con gli occhi parlanti, per degli interminabili istanti. Poi, finalmente, riesco a rispondere un secco e asciutto:

«Bene, sto bene. Grazie»

Sono strane le emozioni, comandano loro e tu non puoi farci davvero niente. Ti trovi “per caso” davanti a qualcuno e, in un attimo, ne provi talmente tante tutte insieme che aspetti solo che ne prevalga una per decidere come comportarti. È difficile quando ti imbatti in qualcuno a cui hai voluto bene, quello vero. Il primo istinto sarebbe quello di abbracciare questa persona, iniziare a ricordare quello che avete fatto insieme, ridere e magari dirle che le hai voluto bene con tutto il cuore e che una parte di te gliene vorrà per sempre. Ma poi… Senti un’altra emozione, soffocante, che ti ricorda che hai messo un muro, alto, invalicabile, costruito con mattoni fatti di fiducia mal riposta, svariate delusioni, lacrime, consapevolezza che forse quel bene profondo lo provavi solo tu… E in quel lunghissimo secondo capisci che non dirai null’altro che una parola di circostanza, veloce, squallida e detta senza sorriso, né sentimento. È la cosa giusta, non potevi dire altro, non meritava che dicessi altro. Lo sa molto bene perché ora ti comporti così. È giusto.
…Ma allora perché mi sento così di schifo?

Mi guarda con affetto, con una dolcezza che sa che merito, probabilmente in cerca di un cenno di assoluzione che, forse, non sono ancora pronta a concedergli.

«Mi fa piacere che stai bene…»

Annuisco. Esattamente come era accaduto con “l’Indeciso”, il galateo avrebbe imposto la contro domanda: «E tu come stai?» Ma non vedo l’ora di chiudere lì la conversazione.

Mi sorride un’ultima volta e si congeda con un: «Ciao…» non sono ben sicura di avergli risposto…

Come un’ulteriore, assurda coincidenza, sento distintamente alla radio:

«…now you’re just somebody what I used to know… »

Cerco di riprendermi.

«Che stavo dicendo?» avevo dimenticato di non essere seduta da sola. Loro mi guardano mute, incredule quasi più di me. Deve essere stata una gran scena, vista dal di fuori. Peccato che me la sono persa!

Mi assicuro di non essere più alla portata della sua vista e mi accascio sul tavolo.Barbie Bastarda (38)

«Oddio, mi manca il fiato!»

Ansimo. Il mio cuore accelerato.

«Cioè, hai visto il modo in cui ti guardava??»

«Allora non era una mia impressione…»

Loro parlano, io non riesco nemmeno a respirare…

«Comunque non si è regolato, come si è permesso di venire a salutarti?»

«Ma che dici?? Era il minimo che potesse fare! La incontra, dopo quello che le ha fatto e oltretutto non la saluta nemmeno??»

«Ha finto finora di non averla vista, poteva continuare!»

«Sarà stato anche imbarazzato! Gli ci è voluto un gran coraggio per venire qui!»

Loro continuano, io mi chiedo quale sia davvero il comportamento “giusto” e non riesco a rispondermi. Ero sconvolta per il solo fatto di averlo visto, ma ora… Non si può descrivere come mi sento.

Qualcuno mi diceva: «Il passato è bello perché è passato!» ma è difficile quando continua a riproporsi. O si ripeterà finché non imparerò qualcosa? Una lezione? Di una sono certamente consapevole: tornano TUTTI.

Poi, inevitabilmente, considero quanto sia terribilmente triste che, una persona alla quale hai voluto bene, ora ti crei un incredibile disagio. Che, piuttosto, desideri non vederla né parlarle mai più. “Mai più”. Due parole che insieme mi fanno davvero paura. A quanto, il rancore che ti porti dentro, sia nocivo e tossico e ti distrugga lentamente.

È giusto così? O si deve subito perdonare e dimenticare? Ma tu ci riesci sul serio…? E perché mi capitano tutti stronzi patentati? È colpa mia? È colpa mia. È colpa mia…

Balbetto un:

«C’è qualcosa che non va in me…»

«In teee??? Sei mattaaa??»

«Tesoro, sei solo sfortunata!»

«No… Io non… No… Non ce la faccio…»

Forse non sono così folle a preferire la solitudine. Forse siamo completamente folli se decidiamo di rivivere tutto questo.

Devo vomitare.

E domani vedrò LUI. LUI che amo e che mi fa sentire ridicola.

LUI.

No. Non ce la posso fare…

 

 

«I’ve kissed your lips and held your hand

Shared your dreams and shared your bed

I know you well, I know your smeel

I’ve been addicted to you…

Goodbye my lover, goodbye my friend…»

J. Blunt

«Restare aggrappati alla rabbia è come tenere in pugno un tizzone ardente per lanciarlo contro qualcuno.

Chi si brucia sei tu».

Buddha

 

Ai miei “fantasmi”,

io vi lascio andare, fatelo anche voi. Grazie…

I “Preliminari dei Preliminari” I Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” II Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari” III Parte QUI

I “Preliminari dei Preliminari”Saga Completa QUI

 

ODE A NOI PAZZI ARTISTI

26 - elogio edTutti gli artisti sono dei pazzi. Per forza è inevitabile, in effetti. Pazzi come li intendono le persone “comuni”, ovvio. Perché loro sono quelli che vanno oltre, hanno una sensibilità rara, guardano con occhi diversi, vivono intensamente e con passione folle, si torturano, interrogano e da qualche parte tutto questo deve uscire, sennò impazzisci sul serio. È da qui che nascono le creazioni, le opere di vario genere. Sono fiera di essere una pazza completa…Ma… Sono anche seriamente preoccupata.

Chi più chi meno, da bambini, abbiamo tutti sognato di praticare un mestiere artistico: cantante, attore, ballerina, scrittore, perché in loro risiedevano la nostra stima o ammirazione. Perché, apparentemente, gli artisti hanno una vita invidiabilissima: talento, soldi, successo, fama, lusinghe, facili conquiste. Eppure, spessissimo, sono infelici, impazziscono del tutto, si suicidano o muoiono in solitudine. Ed è un paradosso eccezionale perché nessuno ha più bisogno d’Amore di chi lo scrive, lo canta o lo interpreta. Ecco, sono preoccupata e spaventata.

Ma credo anche sia abbastanza inevitabile. Le persone “comuni” non li possono capire. Tutti questi trip mentali, rifiniture, domande, isterismi, ma chi la sopporterebbe una persona così?

Sono pazzi, appunto. Chi avrebbe potuto scrivere la “Divina Commedia” se non un folle visionario dotato di una scrittura portentosa?

Michelangelo, dinanzi al suo Mosè ultimato, esclamò «Perché non parli??» e, preso dall’ira,  lo colpì col martello. Ma non era un pazzo?? È una statua, mica parla! E poi dopo aver faticato tanto per scolpirlo, lo colpisci rovinandolo?? Pazzo, pazzo completo.

Van Gogh ha vissuto di stenti e, forse, l’orecchio se l’è tagliato per mangiarselo, Leopardi era un nerd e lo sfigato del secolo, i Poeti Maledetti si facevano di tutto (in tutti i sensi…) ma chi le sopporterebbe accanto persone così?

A volte, al contrario, a certi artisti prende lo “schifo per il mondo esterno e gli altri”.

Perché gli altri non capiscono, sono superficiali, il mondo non capisce! Meglio starsene in solitudine e dedicarsi alle dea Arte.

Gli artisti sono anche “stufarelli”e il motivo è intuibile. Sono abituati a delle “botte emozionali” non indifferenti. L’appagamento che si prova ogni volta che si “partorisce” un’opera, un’eccitazione unica e ogni volta diversa, da ripetere tutte le volte che se ne ha voglia. Gli artisti vengono anche spesso adorati e idolatrati e l’adrenalina che si prova quando si sale su un palcoscenico, quando si ricevono dei complimenti, viene chiesto un autografo, si viene ricordati per quello che si è fatto, non è comparabile. Abituati a questo, come possono vivere i sentimenti gli artisti? Abituati a continue forti emozioni, cosa potrebbe scuoterli? E, soprattutto, per quanto tempo?

Sono dei pazzi…

I cantanti se ne stano lì a gorgheggiare come cornacchie tutto il giorno o sono sempre in giro per il mondo e circondati da groupies prostranti.

Gli attori sono di un narcisismo e di un’insicurezza mitologici. E gli scrittori? Be’ noi siamo la razza peggiore. Veniamo posseduti dalla musa dell’ispirazione e, spesso, scriviamo in trance. Quando viviamo qualcosa ci chiediamo come starebbe messa nero su bianco e perfino quando parliamo stiamo attenti a catturare l’attenzione dell’interlocutore.

La cosa ancor più insopportabile, per unire la beffa al danno, è che per la maggior parte degli artisti, il riconoscimento del loro talento avviene solo a morte sopraggiunta. «Ma questo era un genio!»

Una vita passata ad essere additati come dei poveri pazzi, una gloria arrivata postuma…

Per questo gli artisti dovrebbero morire giovani… Così almeno porrebbero presto fine a una vita di delusioni e inoltre una morte precoce “vende” sicuramente di più.

Quindi se, malauguratamente, hai velleità artistiche, ricordati che ti aspetta una vita, di lunghezza variabile,  di stenti e solitudine, ma più sarai infelice, più le tue opere saranno grandiose.

Gli artisti patiscono la solitudine anche perché, frequentemente, hanno un aspetto orribile. La vanità contrasta con la bellezza interiore e curarsi toglie tempo alle creazioni. E non so se sia peggio vivere di arte o praticare l’arte come hobby, come se non fossimo abbastanza impegnati.

Prendete, nel mio piccolo, me. Noi scrittori siamo la razza peggiore – già l’ho detto – in più di giorno conduco una vita comune, la notte non dormo e allora scrivo. O forse è il contrario, ormai non me lo ricordo più. Quindi, non dormendo e lavorando, ho un aspetto abbastanza orribile tutti i giorni. Ho il cervello che sta scoppiando dai troppi pensieri, la testa perennemente immersa nel mio mondo e prendo appunti di continuo. Se poi mi viene raccontato qualcosa, prendo spunto, ci scrivo subito un articolo o lo metto nei miei libri e quindi questo mi ha reso una persona poco affidabile e ormai nessuno si confida più con me. Sono socialmente inaccettabile e infrequentabile ma cavolo quando pubblico qualcosa sto alla grande!

Forse un giorno, sicuramente quando non ci sarò più, diventerò pure parecchio famosa. Metteranno slide con le mie frasi e le mie foto – in cui ho un aspetto orribile – su un Facebook 3.0 e i ragazzini moderni mi adoreranno. Compreranno i miei libri e i soldi dei diritti se li litigheranno parenti di dodicesimo grado perché, appunto, io sarò morta povera e in solitudine.

Sono un’artista, sensibile, pazza, visionaria, incompresa e sola. Nella più poetica delle formule possibili, l’unica cosa che mi viene da dire è… CHE CULO!

Forse, per il benessere della mia socialità, potrei cambiare. Potrei smettere di scrivere, pensare, “sentire”, interrogarmi, avere visioni e farmi scivolare la vita addosso, come le persone “comuni”, senza appassionarmi più a ogni singola cosa.

Potrei… ma non sarei più io e impazzirei sul serio…

Quindi fai un’opera di bene: adotta una pazza artista. Tel. 338.1234567890 anche di notte, tanto non dormo.

Prima pubblicazione: 10.04.2014