SE TI VUOLE, TI VUOLE! (E VICEVERSA…)

Anche quest’oggi sono a (ri)spiegarvi(mi) con esempi pratici le ovvietà del secolo: un uomo è in grado di usare un telefono e una donna non se la tira, se ha interesse.

È bello sperare, bellissimo, ma per la nostra salute mentale è opportuno e vitale rammentare sempre che non siamo un popolo di masochisti, ma aspiriamo tutti alla felicità.

E ingannare se stessi con false illusioni, non aiuta il perseguimento di questa.

Se ci troviamo di fronte soggetti ambigui, poco consistenti, a intermittenza, apparentemente disinteressati o – addirittura – qualcuno che ci stampa in faccia un bel “No!”, la risposta è una sola: NO. Appunto.

Non ci vogliono.

Lo dobbiamo accettare e non insistere.

Per il nostro e altrui bene.

Ma, visto che dell’altrui ce ne frega poco, per il nostro amor proprio, per la nostra serenità, dobbiamo voltare pagina, cambiare l’oggetto dei nostri desideri, ricordarci che supplicare non ha niente a che fare né con la felicità, né con il benessere, né – tantomeno – con l’Amore.

Io, da anni, adotto la tattica degli Ultimatum mentali:

quando mi trovo al cospetto di un uomo indecifrabile, poco sicuro, poi sì, che a volte mi cerca, poi sparisce, poi ricompare, poi ci vediamo, poi no, poi è affettuoso, poi distante, forse gli interesso, forse no, forse mi vede solo come un’amica, forse no, mo ci penso, poi boh, poi mi guarda, poi no, per uscire da questo loop deleterio, mi do una scadenza.

Se non succede nulla di concreto entro tale data, basta. Non ci DEVO pensare più.

Poco importa che mi piaccia da morire, che avessi già scelto i nomi dei nostri tre figli, che quando ci guardiamo negli occhi si ferma il tempo.

Basta.

Ormai li osservo e sulla loro faccia vedo la scritta “Da consumarsi preferibilmente entro il…”

…scaduto.

Devo dire che funziona.

Mi evita di perdere tempo e senno dietro a delle incertezze e in balìa di quel messaggio o di quello sguardo.

Uomini e donne siamo maestri in questo, a volte vogliamo vedere solo indizi a favore del nostro sogno, ignorando le immense travi che ostruiscono lo stesso.

Consigli di amici, rifiuti, niente. Non ci crediamo.

Se ci mettiamo in testa che “Quello/a fa per noi” non ci interessa verificare se la persona in questione sia d’accordo col nostro piano romantico.

Fino al momento in cui ci arriva una mazzata così poderosa da risvegliarci dal sogno e proiettarci in un incubo.

Avrei potuto evitarlo?

Sì, avresti. Se avessi notato l’evidenza.

Siamo esseri semplici e semplicemente cerchiamo di stare bene.

Perché continuare ad attaccarci a qualcosa di effimero, o che ci fa star male?

Perché aspettare davanti a un telefono o a sperare in un invito che non arriva?

A conferma di tutto ciò, mi tornano in mente tutti i gesti concreti e inequivocabili compiuti da uomini che – viceversa –  mi volevano davvero, a livelli diversi.

Come quello conosciuto a una festa in spiaggia, al quale – per testarlo –  dissi:

«Mi chiamo BB (solo il nome), vediamo se mi trovi» e il giorno successivo, mi arrivò la sua richiesta di amicizia.

Aveva scartabellato diversi profili e incrociati con gente che sapeva che conoscevo. Ed era riuscito a trovarmi con pochissime informazioni.

L’altro che non sapeva neanche il nome e si era messo a guardare tutte le foto caricate da un mio amico.

Quel corriere che carpì numero e generalità dal collo che mi aveva consegnato. E, subito dopo, mi scrisse.

Quell’altro che, non conoscendo il mio indirizzo di casa, mi fece consegnare i fiori dove lavoravo, recuperando il recapito sempre dal mondo virtuale.

Quel maître di un albergo in cui alloggiavo che, appreso della mia vegetarianità, cambiò il menu di tutti i commensali per inserire la parmigiana che avrei mangiato anche io.

Quelli che si piazzano dietro di me in palestra per conoscere il mio nome dalla scheda elettronica, per poi aggiungermi su Facebook e quindi approcciarmi. Al riparo dalla platea della sala.

Quello che si è andato a rubare il mio numero tra le schede dell’hotel nel quale alloggiavo.
Tutti quelli che adottano quell’astutissima mossa di “Mi fai una foto?”
«Certo, dammi il telefono»
«Dai, falle col tuo, poi me le mandi»
Cosicché, per inviargliele, gli devo elargire il mio numero. Contatto riuscito.

Capito?
Non sono stupidi, non sono pigri, non è che non ci arrivano.

Sono certa che ognuno di voi può riportare quintali di esempi di questo genere.

Esempi che dovremmo stamparci a mente o sul muro e usarli come legenda per distinguere chi ci vuole da chi no.

Anche se sono pretendenti sgraditi, io ringrazio questi tipi perché – quando inizio a giustificare, incaponirmi, sperare, illudermi e sfornare un bel po’ di “però” – mi rammentano l’ovvietà che “Se un uomo ti vuole, farà di tutto per averti”.

Senza “Se” e senza “Ma”.

Chiaro e semplice.

Contrapposti a questi, ci sono quelli che possiedono generalità complete, indirizzi e numeri di telefono e non gli interessa usarli.

…notate differenze?

Appunto.

Parimenti, però, dovete ricordare che pure noi donne siamo semplici: non diciamo “no” per tattica o per tirarcela. Lo diciamo quando non ve la daremmo nemmeno se non fosse la nostra.
Se ci prova uno che ci piace, non siamo flagellatrici della nostra felicità, anzi, saremmo ben liete di concedere numero e… tutto il resto.

Soprattutto, apprezzatela una donna che ha l’onestà di declinare, di non sfruttare un sentimento, di non alimentare false speranze, di non bearsi dell’autocompiacimento dato da qualcuno che ci adora, di non sprecare il proprio e il vostro tempo.

Essere rifiutati è brutto, ma pure dover rifiutare non è piacevole.

È pure peggio, secondo me. Perché devi dire a qualcuno che ti sta semplicemente mostrando interesse e affetto – quindi tutti sentimenti più che positivi –  che non vuoi assecondarli. Badando di non ferire i suoi sentimenti perché, voglio dire, che bisogno c’è?

Difficilmente rifiuto qualcuno in maniera sgarbata. Tranne quando il pretendente non mi lascia scelta.

Perché una cosa me la dovete spiegare: se chiedete a una per dieci volte di uscire, e questa per dieci volte vi dà il due di picche, ma non vi viene il vaghissimo sospetto che forse – ma dico FORSE, eh – non vi dirà mai di sì??

Se uno mi propone di vederci una sera e io realmente quella sera non posso, ma ci tengo a uscire con lui, gli proporrò subito un’altra serata. POTETE ESSERNE CERTI.

È semplice, no?

Viceversa, perché ostinarsi?
Che senso ha?

Perché continuare a farsi chiudere la porta in faccia?

Perché mettere l’altro/a nell’imbarazzo di trovare scuse, quando è evidente che respingerà  l’invito?

Provandoci a oltranza e nonostante i “No”, spesso si supera quel labile confine tra il corteggiamento sottile – magari pure gradevole e a beneficio dell’autostima – e quell’insistenza fastidiosa e immotivata che ti spinge non solo a rifiutare le avances, ma a farlo pure in malo modo. Sennò non capisce.

Uomini, donne, gay, pansessuali, perché?

Perché umiliare se stessi a oltranza?

Notate i segnali, capite i messaggi, recepite pure i silenzi.

A volte non rispondere è segno di grandissima educazione.

Spesso sottintende un ben più greve:

«Mi hai rotto il cazzo!»

Come quello che mi scrive, con una cadenza commovente, al quale ho smesso di rispondere perché lo ritengo più garbato di dirgli: «Ammazza che palle!»

Nonostante se lo meriti, visto che continua a inviarmi messaggi spinti, credendo che così possa infondere in me una qualche voglia.

Senza considerare il postulato principale di tutto il discorso: lui non mi interessa.

Parlare di “certi” argomenti, fomenta se si interloquisce con un soggetto di per sé (e per me) già arrapante.

E la sua insistenza condita con porcherie varie mi spegne qualsivoglia barlume di desiderio e di pietas.

Uomini, donne, gay, pansessuali, perché?

Insistere, non solo vi farà mortificare voi stessi, ma vi allontanerà ancor di più l’oggetto dei vostri desideri, perché vi vedrà come uno scocciatore/trice.

Come quello succitato con il quale ci eravamo scambiati i numeri per inviarci delle foto.

Io non l’avevo usato, perché non volevo attaccare bottone, dare un pretesto, iniziare uno botta e risposta, quindi ho fatto la vaga.

Visto che già non aveva voluto percepire i miei dinieghi come respinte – sulla base di cosa lo ignoro – ma aveva asserito che i miei “No” fossero colpa delle circostanze che non ci permettevano di starcene un pochino per conto nostro, da soli, in intimità, (???) senza neanche lontanamente considerare l’ipotesi più ovvia: ovvero che se fossimo stati io e lui su un’isola deserta, avrei preferito lasciarmi affogare.

Una mattina mi invia il video del Buongiornissimo.
(I-L V-I-D-E-O-O-O!! Sono seccanti naturali. Io ve lo dico, poi fate voi)
Ho colto l’occasione al volo.
“Ah, buongiorno a te! Mi hai ricordato che devo ancora inviarti le foto. Te le mando subito”
Pausa.
“…così almeno le posso cancellare. Insieme al numero”.

Rega’, la vita è semplice: se un uomo ti vuole, fa di tutto per averti. Se una donna non ti vuole, fa di tutto per evitarti.

E viceversa.

Teniamolo a mente e vivremo più sereni.

Amen.

 

PS: mi piace dire tutto e il contrario di tutto: a volte, “la verità è che gli piaci troppo”.

Ma ve ne parlerò a breve… 😉

LIBERTA’ & (IN)DIPENDENZA

In questi giorni riflettevo sul concetto di libertà: «La condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni…». (fonte: Wikipedia) Curiosamente se cerchiamo “indipendenza” ci viene fornito il significato nell’accezione meramente politica: «Situazione in cui un Paese non è sottomesso all’autorità di un altro». E dipendenza? «Alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine». La dipendenza è, quindi, un’alterazione che può sfociare in una patologia. Ecco perché, forse, la temiamo così tanto…37 - 137012

Dipendenza: “non posso fare a meno di”. Allora è Indipendenza: posso fare a meno di tutto/i. E la libertà? E l’autonomia? Si può essere liberi e, allo stesso tempo, dipendenti? O una cosa esclude l’altra? O, magari, possiamo liberamente scegliere di essere dipendenti, a dispetto della nostra autonomia e indipendenza, assumendocene perfino le conseguenze?

In genere tendiamo ad evitare tutto ciò che possa delimitare la nostra libertà, in primis le relazioni. Abbiamo le nostre abitudini, seguiamo i nostri ritmi e, quando instauriamo un legame, l’altra persona si frappone tra noi e loro, è inevitabile. Già riuscire ad incastrare, tra tutti i nostri impegni, gli incontri con quest’individuo è una gran fatica. Poi, se malauguratamente, il soggetto in questione lamenta di voler godere un po’ di più della nostra compagnia, accade il dramma: «I giorni dispari ho la palestra, nei pari il calcetto, il corso di cucina e ricamo, mi hai conosciuto così e devi accettarmi così». Giusto, no? Come si permette di delimitare la nostra libertà? Sono libero di fare ciò che voglio! Io non capisco proprio, un perfetto sconosciuto/a che cerca di dettare i tempi della nostra vita, è inammissibile! Ok, ora pensiamola al contrario. Se noi volessimo vedere spesso una persona e questa ci dicesse di non avere del tempo da dedicare a noi, o averne molto limitato, come ci sentiremmo? Male, sicuramente. È davvero fastidioso. Eppure noi stessi lo facciamo di continuo. Tutti lo facciamo. Non ho il tempo, ovvero non lo voglio trovare. A piccolo dosi sì, nei ritagli, ma eviterei un impegno costante. Non è fantastico sapere che qualcuno – che ci piace, sennò il problema non si porrebbe nemmeno – voglia dedicarsi a noi? E cosa c’è di più bello che passare del tempo con qualcuno di speciale? Perché lo evitiamo? Io un sospettino ce l’avrei: temiamo la dipendenza.

“Non posso fare a meno di”, equivale a dire: “non posso vivere senza”… Oh cavolo!

Mantengo una discreta dipendenza dal fumo, abbastanza strana. Se mi trovo in posti o situazioni in cui non mi è consentito fumare, mi scordo persino di avere questo vizio. Viceversa, se mi accorgo di aver quasi finito le sigarette, inizio a diventare isterica. Curioso, vero? È la mancanza che crea problemi. Il venir meno della possibilità di poter fruire di una determinata cosa.

La dipendenza in sé, non limita la nostra libertà, poiché siamo noi a scegliercela. Ma è il venir meno dell’oggetto della nostra dipendenza, che prescinde dalla nostra volontà, a crearci dei danni. Per questo cerchiamo il più possibile di essere indipendenti da tutto e da tutti, così da avere il pieno controllo della nostra vita. Troviamo un nostro equilibrio e facciamo molta attenzione a fuggire tutto ciò che possa, in qualche modo, minarlo. Non possiamo permettere a niente e nessuno di destabilizzarci. Se sconvolgi il mio equilibrio io inizierò a “dipendere” da te e non so se ce la faccio…

Ogni tanto, qualcuno prende la deliziosa abitudine di inviarmi, quotidianamente, il messaggio del buongiorno. Ammetto di adorare questa pratica. Appunto per questo, lo lascio fare per una settimana, dieci giorni massimo e poi inizio a non rispondergli più. Come se mi scocciasse o non mi facesse piacere, finché lui non si stanca e smette. Perfetto. Oppure ci sono frasi apposite che tutti, chi più chi meno, abbiamo pronunciato, almeno una volta nella vita: «Non mi stare troppo addosso, ho bisogno dei miei spazi…» Eppure dovrebbe essere la cosa più fantastica del mondo, una persona (che ci piace) che ci sta addosso, che si preoccupa per noi, che ci riempie di premure e attenzioni. Dovrebbe essere un costante stato di beatitudine. Dovrebbe…

dipendenza_affettivaQualcuno mi ha detto: «Fai bene a comportarti così, perché si sa che “In Amore vince chi fugge”». Innanzitutto penso che sia una cazzata immane, perché – semmai – in Amore vince chi si viene incontro. Nessuno ha la pazienza, né merita di rincorrere e basta. Infatti io scappo sempre, ma è pur vero che nessuno mi ha mai trattenuta… Ma tutto questo non gliel’ho detto, un po’ per non rovinare la sua convinzione e poi perché la mia immagine ne traeva un gran vantaggio. Essere quella che “fugge per tattica” è molto meglio di essere quella che “fugge per fifa”.

La motivazione per questi comportamenti insani è sempre la stessa: temiamo di crearci una dipendenza, da una consuetudine carina, da un sentimento o perfino – orrore, orrore – da una persona.

Come posso abituarmi a un qualcosa non essendomi garantito che si protrarrà per sempre?

Come posso appoggiarmi a qualcuno non avendo la certezza che domani ci sarà? Meglio fare da soli, pensare da soli, camminare da soli. “Fino a un certo punto”, oltre non si va. Oltre non ti permetto di andare. Preservo la mia libertà e la mia indipendenza. Sono libero, non ho legami, non ho dipendenze, non ho schiavitù.

Con la scusa di salvaguardare la nostra libertà ci siamo incatenati da soli.articolo1210_2

C’è un film che amo molto, del compianto Luigi Magni, “Nell’Anno del Signore” che narra una storia tutt’a
ltro che romantica e un finale, manco a dirlo, tragico. Ho avuto il piacere e il privilegio di interpretarne un riadattamento teatrale, ma, purtroppo, la trasposizione scenica non prevedeva alcune battute del finale del film. Peccato. Avrei voluto dire con coraggio, almeno per finzione:

«…Ma che me ne frega a me della libertà! Io voglio essere schiava di un uomo… Se è schiavo pure lui, che me frega…?»

 

«Ok, non ero riuscita a domare Big,

ma il vero problema era che lui non era riuscito a domare me…

Forse certe donne non sono fatte per essere domate…

Forse hanno bisogno di restare libere…

Finché non trovano qualcuno altrettanto selvaggio con cui correre…»

Sex and The City 2×18

 

PS: usando il correttore, mi sono divertita a verificare i sinonimi di “dipendenza”: relazione, connessione, legame, correlazione, attinenza, soggezione, subordinazione, sottomissione. Come sinonimo solo di quest’ultima viene indicato “Schiavitù”. Ma mi è parso curioso che il primo sinonimo di dipendenza fosse, proprio, “relazione”. 😉

Prima pubblicazione: 11.02.2015

 

(DI)SPERARE…

28 - disperazioneÈ tutto qui: dentro e fuori… Sento di essere completamente fuori di testa, fuori tempo, fuori luogo. Dentro troppe voci, troppi volti, troppi ricordi, troppi pensieri, ridicoli, inopportuni, contrastanti.

Mi interrogo, mi rispondo, analizzo, accuso, mi accuso e cerco di sconfiggere quella morsa soffocante sul petto, quella tristezza opprimente che giunge a farmi visita non appena rimango da sola. Mi sento come una falena, creatura del buio ma irrimediabilmente attratta dalla luce. Una luce però, troppo spesso, artificiale, ingannevole, fatua.

Qualcuno dice che «La speranza è l’ultima a morire» altri che «Chi di speranza vive, disperato muore». Ok, che si fa?

(Lo sai che devi fare…)

Sono sola con i miei pensieri, come sempre. Sono sola con pensieri che non si possono esternare. Certe frasi dette a voce alta fanno paura, creano imbarazzo, preoccupazione e vergogna, quindi spesso le teniamo per noi. Come sempre, pensieri terribili a farmi compagnia e nessuno con cui condividerli.

Tutto il giorno siamo impegnati a dare il meglio di noi stessi, siamo circondati da persone disposte a ridere e sollazzarsi con noi, nessuno disposto ad ascoltare lamentele. Realizzo che avrei bisogno di qualcuno con cui piangere. Vorrei avere una persona che mi stia accanto mentre piango, mentre mi sfogo e mi dispero. Mentre libero la parte puerile della bimba bisognosa di cure e attenzioni. Vorrei potermi sentire libera di farlo senza essere giudicata, senza paura di mostrarmi debole, senza temere che questo mi venga rinfacciato o venga usato contro di me.

(ci sono io…)

Ed ecco che qualcuno ascolta e risponde alle mie lacrime silenziose…

Eccomi.

Hai provato a ignorarmi per tutta la vita ma finalmente sono qui.

Fingevi di non vedere me e continuavi ad anelare al buono, al bello, alla luce.

Hai sempre creduto che un giorno sarebbe andato tutto come volevi tu, ti ripetevi che il meglio doveva ancora venire, sì? Dov’è adesso?

Patetici esseri umani attaccati ai sogni, non vi stancate di essere continuamente delusi?

Quante lotte… Vi vedo stringere sempre i denti e andare avanti, ma perché?3461952752

Ci hai provato, arrenditi a me e basta, non ti deluderà più niente e nessuno, perché non avrai più aspettative.

La speranza ti ha rovinato la vita, il tuo credere sempre ti ha distrutto. Basta. Non soffrirai più se ti lasci andare…

Vuoi che ti ricordi un po’ di cose che sono successe?

Sai chi ha lottato per te? Nessuno. Sai chi si sveglia e si addormenta pensando a te? Nessuno. Sai chi ti ha supplicato di tornare o urlato che gli mancavi? Nessuno.

Vuoi che ti ripeta tutte le menzogne che hai ascoltato? Vuoi che ti ricordi una a una delle lacrime che hai versato?

Ma tu, niente, continuavi ad avere fiducia, a illuderti. Io ero lì che ti chiedevo di abbandonarti a me, ma nulla.

Ti ho sentito chiedere tante volte «Perché?».

Pensavi a quando stringi la mano a una persona e la senti così tua. Quando percepisci quella stretta potente, un’appartenenza istantanea, quando poi tutto questo si dissolve e ti chiedi come ci si possa sbagliare così tanto, come, sensazioni così belle, possano risultare alla fine fatue.

Hai passato giornate intere a chiederti come sia possibile, come ci si possa sbagliare così tanto nel giudicare qualcuno. Perché la gente mente! Non è mai sincera! Come puoi fidarti ancora?

Vogliamo parlare degli amici? Ci sono sempre, quando sono loro ad avere bisogno. Poi? Puff! Spariti! Quando non servi più, scompaiono tutti. Persone che dicevano di volerti bene, che ci sarebbero sempre state, che proclamavano amicizia assoluta, volate via appena trovavano di meglio da fare. La chiami amicizia questa?

Quando hai provato a parlare cosa ti è stato detto? Superficialità malcelata da parole spicciole, la faciloneria fastidiosa con cui TUTTI si sentono in diritto di giudicarti e ripeterti frasi fatte e trite del tipo «La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta».

E tu? Hai cercato di comportarti sempre correttamente con tutti! Ahahah! Patetica! La lealtà, la sincerità, il bene, il perdono,l’aiutare il prossimo, il porgere l’altra guancia! Mi fai pena…

E infatti dopo cosa hai fatto? In entrambi i casi hai incassato e guardato avanti. Col dispiacere soffocato dall’imperitura fiducia nelle persone.

Quanto hai aspettato? Tanto! Quanto hai perdonato?Tantissimo! A cosa è servito? A nulla.

L’abbiamo visto tutti, hai sperato, ci hai provato e ora è normale che tu non ci riesca più. La tua vita non è mai andata come volevi e non puoi continuare ad essere ulteriormente delusa. Non sei stanca di soffrire?

Dai abbandonati completamente a me, non sentirai più nulla. Lasciati andare e chiudi gli occhi…

Io sono la Disperazione.

È vero, sono stanca. Stanca di sperare, di aspettare, di essere delusa. Di guardare sempre avanti col sorriso, stanca di essere forte. Voglio fermarmi, voglio essere debole e abbandonare il gioco. Per una volta, voglio mollare.

(per favore, non farlo…)

Mi sembra che niente abbia più un senso, che tutti i miei sforzi siano stati vani, che ogni giorno sia uguale all’altro, che senso ha continuare?

Non darle ascolto, io sono la Speranza, resta con me, non cercare di oscurarmi.

È vero, la vita può essere dura ma non devi concentrarti su quello. Devi guardare a ciò che ti rende felice, sempre. Anche quando non ti sembra possibile, motivi di gioia ne hai tanti. Tu come qualsiasi altra persona.

«La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta» è così!

Ci sono molte persone che ti vogliono bene, anche se non ti sembra, anche se, ormai, lo dai quasi per scontato, prova a immaginare come sarebbe stata o sarebbe la tua vita senza tutte le belle anime che hai incontrato. Con loro hai riso, hai pianto, hai giocato, mangiato, dormito, lavorato, loro ti hanno aiutato ad essere quello che sei. Ognuno ti ha donato una piccola parte di sé. Certo, molti ti hanno deluso ma fa parte del gioco. Non è un motivo sufficiente per smettere di giocare.

Tu hai mai ferito qualcuno? Sarà sicuramente successo… A volte è quasi inevitabile.

Vuoi che ti ricordi di tutte le volte che hai riso fino alle lacrime? Chi c’era con te lo ricordi, vero?

Non è meraviglioso pensare che potrai ridere fino alle lacrime tanto e tanto ancora? Pensa, è gratis. E possono farlo TUTTI.

Vuoi che ti ricordi di tutti gli “sconosciuti” improvvisamente piombati nella tua vita che poi sono diventati pilastri di essa?tutto è possibile e tutto può cambiare in un attimo…

amore_solitarioNon ti basta? Allora pensa…

C’è il sole, la musica, una carezza, un bacio, una risata. Le chiacchiere tra amiche. Il caffè con la sigaretta la mattina, una telefonata. Il mare, un abbraccio sincero, ballare, i tacchi alti!

Lo shopping, una cena fuori, lavarsi i capelli e il tepore del fon. Andare a letto sotto il piumone mentre fuori piove. Leggere un bel libro, piangere per un film.

Fare l´amore, mangiare, la luna piena, il vento tra i capelli, guidare, annusare un fiore, fare fotografie. Indossare quel vestito che ti piace tanto.

Pensaci, la lista è infinita e puoi aggiungere tutto quello che vuoi.

Spalanca gli occhi, tutto questo merita di essere ammirato…

È tutto qui: dentro e fuori. Fuori il mondo con le sue tragedie e le sue meraviglie. Dentro sento di essere sollevata di non dover più soffrire e terrorizzata di non avere più aspettative positive.

“La vita è meravigliosa e merita di essere vissuta e goduta” è solo una frase fatta? È da pazzi continuare a sperare anche se si viene sempre delusi?

Sono al bivio tra la speranza e l’abbandono alla disperazione.

Tu cosa pensi di fare?

Io ho scelto di…….

 «Sono così stanca di stare qui… 

Queste ferite non sembrano guarire, questo dolore è troppo reale…

C’è semplicemente troppo che il tempo non potrà cancellare…»

Evanescence

 

«Meraviglioso!

Ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia

Meraviglioso!»

Modugno

 

“…L’hai mai detto?

Ti Amo…

Non posso più vivere senza di te…

Tu hai cambiato la mia vita…

L’hai mai detto?

Fai dei progetti,

Trova un obiettivo,

Lavora per raggiungerlo,

Ma di tanto in tanto guardati attorno,

Goditi ogni cosa…

Perché è tutto qui…

E domani potrebbe non esserci più…”

Grey’s Anatomy  5×24

Prima pubblicazione: 11.06.2014