INTERNET, INTER NOS, TRA ME E ME…

Ora dirò una cosa terribilmente impopolare e con pretesa di snobbismo: non ho internet a casa, per scelta.

Lavorando per gran parte della giornata davanti a un pc, ho deciso che dovevo assolutamente evitare di passarci pure tutte le serate e bruciarmi quei tre, quattro neuroni sani e capaci che mi sono rimasti.

Quindi le sere che rimango in casa, preferisco passarle guardando un bel film o, più spesso, leggendo e scrivendo.

Già con l’avvento dello smartphone, avevo leggermente disatteso questo ferreo proposito pro-salvamento del neurone atrofizzato, però –diciamocelo- collegarsi dal portatile è tutta un’altra cosa!

Quindi, l’altro giorno, ho fatto di più…barbie bastarda virtuale

La TIM, bontà sua, ha deciso di regalarmi un Giga – da usare quando volevo – in occasione di San Valentino, per il solo fatto di essere sua fedele cliente. Forse perché pensano che, nel giorno dedicato all’amore, i piccioncini abbiano bisogno di maggiore connessione per postare foto di regali e cene.

Nel mio caso, evidentemente, in qualità di zitella acida e sola, per donarmi distrazione da questa giornatina cuoriciosa e darmi un contentino.

Grazie TIM, sei n’amica.

Ho pensato che avrei sfruttato questa gran occasione per provare il brivido di collegarmi da casa, dalla mia scrivania, dal letto, dal bagno, dalla doccia, come tutte le persone comuni.

Così ho fatto, sfruttando il telefono, ho collegato il portatile al world wide web.

Cosa è successo?

Da curiosa, maniaca, bulimica, quale sono, ovviamente, è accaduto quel che avevo presagito con notevole lungimiranza: ebbene sì, mi sono rincoglionita davanti al pc per ventiquattro ore.

E, inevitabilmente, ho iniziato a pormi delle domande:

in primo luogo mi chiedo se, tutte queste comodità, ci stiano effettivamente atrofizzando il cervello.

Grazie alle calcolatrici, non alleniamo più la nostra mente; il navigatore ci ha tolto il disturbo di chiedere indicazioni in giro; anche andare per negozi è superato, vista la possibilità di fare shopping on-line; e pure social e affini, ci aiutano a rinchiuderci in casa, nelle nostre solitudini, protetti da uno schermo a farci da scudo. O, piuttosto, ci danno la grandiosa opportunità di mantenere dei contatti con persone distanti e/o sconosciuti?

Ma sono comunque legami virtuali, intangibili, effimeri, è giusto attaccarcisi e coltivarli?

Dove ci sta conducendo l’iperconnessione, l’ipertecnologia la virtualità a scapito della realtà?

barbie bastarda virtuale...Ormai  anche le automobili vengono pubblicizzate non per le prestazioni e i rendimenti, ma per le opzioni di connessione che possiedono.

E quante volte vi guardate intorno e vedete gente china sui propri telefoni o tablet che ignora chi le sta accanto?

Devo dire che è comodo avere internet in casa. Ma, grazie allo smartphone, se devo per forza, per forza, cercare informazioni con urgenza, posso farlo. Dvd e cd non mi mancano, libri nemmeno. Chi devo sentire lo sento senza bisogno dei social e, se controllo le mail di giorno, non credo che accada qualche tragedia.

Continuo a pensare di poterne fare a meno, appannaggio di una sana lettura e di una vita reale e non “virtuale”.

Come tutte le cose, è l’abuso a portarle alla demonizzazione.

Come le persone che dicono di non volere la tv. Il male non è la tv in sé, il male, semmai, sono i programmi e la qualità che si sceglie di guardare.

Come chi non vuole avere dolci in casa per non cadere affatto in tentazione.

Forse la colpa è nostra che non riusciamo a controllarci e preferiamo eliminare la causa della perdizione, anziché coltivare un sano autocontrollo.

Ma è davvero così sbagliato passare tutta la serata al pc?

È davvero meglio trascorrerla leggendo?

Dipanata tra tutte queste domande, mi è venuta in mente quella peggiore, quella più tosta, quella che sarebbe meglio non pronunciare.barbie bastarda libri

Mi sono chiesta se non cambi semplicemente la barriera: un portatile in un caso, un libro nel mio, ma comunque nascosti dal resto del mondo, dietro qualcosa. E tutti così soli.

Tutti in cerca di riempire questa solitudine con qualsiasi mezzo.

Sapete, non vi so rispondere o mi è difficile dire la verità.

Tuttavia, per il futuro, consiglierei di attaccare su modem, smartphone e libri, la dicitura: “Può creare dipendenza e isolamento, usare con moderazione. (Ma può anche aiutare a distrarsi da un gran vuoto…)”

4 risposte a "INTERNET, INTER NOS, TRA ME E ME…"

  1. Sul discorso dell’ipertecnologia e iperconnessione cito Guzzanti:

    Scendendo di un livello e diventando più seri, come già accenni tu nel post, è l’abuso a essere negativo (come dicevano gli antichi “in medio stat virtus”).

    Volendo abbandonare poi del tutto la dimensione “idiotesque” che connota la prima parte del commento, ho sempre ritenuto emblematica del carattere di asocialità che caratterizza l’uomo in ogni tempo l’immagine di un bus oggi e cinquant’anni fa, dove nel primo caso tutti fissano lo smartphone/tablet e allora erano tutti assorti nella lettura del quotidiano. Meglio i video dei gattini o le notizie del giorno? Per chi si interroga sulla qualità di quel tempo trascorso in viaggio la risposta è ovvia, per coloro che invece si pongono un interrogativo di altro genere, come il tuo, differenza non sussiste tra i due casi. E se, come tra le righe lasci intendere, si voglia riempire quel tempo perché si teme la solitudine? In tal caso non servirebbe a nulla neanche trovarsi in una folla gremita, ci si sentirebbe sempre, e irrimediabilmente soli. Ma se un nuovo veicolo permettesse di mettersi in contatto con qualcuno che la pensa come noi, che ci può capire, e che se non fosse stato per quello strumento noi non avremmo neanche conosciuto perché distante o perché non avremmo avuto modo di approfondire la conoscenza? E se tutto questo ci dia modo di alleviare la nostra solitudine? Perché la felicità dovrebbe essere legata solo a un discorso di posizione geografica (e conseguentemente delle persone che abitano in una data regione e con le quali ci troviamo a interagire)?

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    1. Chi mi cita l’Abbborigggeno, merita a prescindere il mio rispetto 😉 Scherzi a parte, sostanzialmente esprimiamo lo stesso concetto. Il “sentirsi” soli è molto diverso dall’esserlo fisicamente, quindi questo può avvenire anche in uno stadio. Poi, ognuno combatte questa sensazione come preferisce, leggendo, andando in palestra, stando su internet.
      L’abuso – dannoso, come per ogni cosa – può portare ad un ulteriore isolamento, ma sono casi estremi.
      Invece, se tutto questo serve a combatterla la solitudine, a fare nuove conoscenze o semplicemente per distrarsi, benedetti siano i libri, internet o quel che vuoi, oggi e sempre. Amen.

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